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Elisa Audino

Scrittore
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    688
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Reputazione Forum

202 Strepitoso

Su Elisa Audino

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    Sognatore
  • Compleanno 02/09/1977

Informazioni Profilo

  • Genere
    Donna
  • Provenienza
    Monviso
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4.603 visite nel profilo
  1. Elisa Audino

    Cosa state leggendo?

    Ho appena finito Tre piani, di Eshkol Nevo. Ho una passione viscerale per gli autori ebraici e questo libro, con le storie di tre vicini, che si sfiorano appena, mi ha toccata. L'ultima, in particolare, riporta tutto a casa e lascia quella sorta di nostalgia e accettazione tipica, per me, della letteratura ebraica. Insieme ai profumi di Israele, a una certa linearità - le case, le strade, il deserto - mista alle storie famigliari, piene di parola, rapporti, razionalità e sesso, insieme. Bellissimo.
  2. Elisa Audino

    [Gioco] Catena musicale

    Lenny Kravitz, Fly away
  3. Elisa Audino

    [Gioco] Catena musicale

    James Brown, Give it up or turn it a loose
  4. Elisa Audino

    [Gioco] Catena musicale

    @Bluesman, apprezzo e in nome di Ray rilancio (dio, quanto amo i geni): https://youtu.be/xPN-yJmbO6s Ray Charles, I got A Break Baby
  5. Elisa Audino

    Aperitivo letterario

    Reading di poeti e musica cantautorale, in una cornice d'eccezione. Dalle 19 alle 23,30 circa, con open mic.
  6. Elisa Audino

    [Gioco] Catena musicale

    Arrivo dal bellissimo film Ray, quindi non posso che rilanciare con Ray Charles, heartbreaker
  7. Elisa Audino

    Le bilance poetiche

    In realtà lo faccio (e anche nella vita, nel senso di impegno). Però la poesia deve precludersi qualcosa? Deve essere intimistica e, quando parla di territorio, deve farlo solo in termini di attaccamento alla terra? Ps ora dovrò guardarmi quella serie accidenti e io non amo le serie, richiedono troppo 'impegno' diluito nel tempo. Però sono abbastanza nerd pure io.
  8. Elisa Audino

    Le bilance poetiche

    @Nerio, che bello leggere questo commento e da te, a maggior ragione dopo quei tuoi 'momenti tesi' che ho inserito nel commento (bellissima e così condivisibile!). Ho lavorato molto più del solito a questa poesia e ci ho messo forse qualcosa di quello che sono nella prosa e che qui non condivido per mancanza di tempo. Il fatto è.. nella vita sono o sono stata una persona abbastanza impegnata, nella poesia, invece, di solito tendo a parlare di relazioni. Mi sono chiesta se non sia limitativo. Chi sono? Chi voglio essere? Allo stesso tempo avevo in testa alcuni poeti, letti recentemente, con un forte richiamo al territorio, in senso soprattutto positivo, solare, un richiamo che in alcuni casi mi suonava quasi assurdo. Ed erano tutti uomini (ma forse è un caso, visto che ci sono comunque più autori pubblicati che autrici pubblicate). Mi sono chiesta: perché? Che dovrei fare io? E poi un certo atto d'accusa, a cui dovevo in qualche modo rispondere, verso chi pensa che scrivere poesie equivalga a scappare. Mi sono detta: ok, scrivo anch'io del posto in cui vivo, ma non come farebbe un uomo. Non per ribadire me stessa. Ero anche un po' arrabbiata quando l'ho scritta o meglio, avevo molte cose da risolvere, molte immagini accumulate. Buttarle giù è servito. Avevo e ho ancora due dubbi: il primo è quel riferimento alla 'gita' in pullman, che in realtà non è nient'altro che l'annuale rito dell'ampolla alle sorgenti del Po, ma che può non essere colto da chi non è del posto (e allora forse dovrei privilegiare la comprensione), il secondo sono quelle parentesi quadre a cui sono affezionata, ma che rischiano di spezzare il ritmo. Prima o poi le abbandoneró come ho fatto con la maiuscola a inizio verso, ora faccio ancora fatica a capire come potrei sostituirle. Non so se sia sufficiente eliminarle del tutto. Questo a grandi linee. Grazie per la citazione di Edgar Lee Masters, ho adorato la sua Spoon River e non ricordavo Dorcas Gustine, ora andrò a cercarmela nelle tre copie che ho in libreria (..). Ps in fondo, alzare la mano costa, ma non farlo costa ancora di più. Grazie ancora,
  9. Elisa Audino

    Ars poetica - laboratorio compositivo

    @Emy, ci penso sicuramente. Devo solo vincere il vuoto che mi crea nella testa .
  10. Elisa Audino

    Ars poetica - laboratorio compositivo

    Ciao a tutti, scusate l'assenza e le mancate risposte, ma ho difficoltà a partecipare al laboratorio, anche se ritengo possa essere molto utile. Di recente. ho letto un libro intero di haiku scritti da un caro amico, genere che ho sempre amato poco, e che mi hanno fatto capire che in realtà sono una pratica utilissima per la scrittura, qualcosa che rende l'orecchio e la parola agevole, come la propria lingua. Personalmente, devo ancora capire come mai da un anno all'altro non ricordo se il freno destro della bici comanda la ruota anteriore o quella posteriore, stare nelle regole e il dover pensare a un qualche meccanismo genera il vuoto totale nella mia testa. Credo di avere ancora il brutto ricordo di una poesia che mi era stata richiesta di scrivere in quinta elementare e, nonostante all'epoca fossi molto brava a scuola, avevo finito con il farmi aiutare da mio fratello più grande. Non ero riuscita a buttar giù una sola parola in rima. Magari torno e, intanto, leggo volentieri chi è più capace di me.
  11. Elisa Audino

    Le bilance poetiche

    Ti ringrazio moltissimo @Talia, è forse la poesia su cui ho lavorato e aggiustato di più ed ero curiosa di capire se alla fine sarebbe arrivata lo stesso. Hai colto tutto, ho intuito che quel riferimento al viaggio di gruppo avrebbe potuto non essere compreso appieno. Vedi, io abito vicino alle sorgenti del Po e qui per anni si è fatto a gran voce il rito dell'ampolla (credo che ora potrai capire), ora lo si continua a fare a bassa voce perché i tempi politici richiedono di essere più ambigui, ma quella sorgente è ancora usata per ribadire una qualche origine celtica (?) del popolo nordico. Ho pensato di cambiare quei versi, proprio perché poco comprensibili, a volte credo che la poesia debba arrivare più facilmente. Ancora non so come. Grazie ancora e, sì, i primi versi erano assolutamente ironici .
  12. Elisa Audino

    Pensa laterale

    Ah Ah, scusa la brevità del commento, ma è bella. Toglierei solo le virgolette. La questione è perfettamente centrata.
  13. Elisa Audino

    Le bilance poetiche

    Dà spessore una certa mascolinità allunga citare la terra, non credi? Qualcosa a che fare con il reiterare se stessi. Ma dimmi che c’è di poetico nel silenzio quand’è timore del mancato decoro e odora di quieto vivere [abbiamo tutti diritto a una tv al plasma e a un vaso di fiori al cimitero] nell’essere disarmati dal fare corpo Camerata, attenti! [dalle istituzioni caritatevoli sempre] quand’è notoriamente fuori tema alzare la mano affare non inerente al ringrazia che hai un lavoro [Grazie!] Che c’è di poetico nel caricare bifolchi su un pullman condurli a una sorgente d’alta quota stranirli con l’aria pulita e l’allegra compagnia, legittimare la sacralità delle loro aspettative commerciali [le offerte della domenica e il Prime, per inciso] Che c’è di poetico negli scheletri abusivi di cemento nelle triadi sindaci-geometri&figli nel palazzo a cinque piani che ostruisce la sagoma del Monviso nei condomini vuoti nei cottage di cartone progettati a nord nel vino dell’ipermercato nell’amico senza patente che guida con un cartoccio in mano nell’età in cui era definito brillante e ora non più nella madre che passa le giornate a rincorrerlo in ogni taverna, in ogni osteria, nella vecchia che è diventata, nella tessitura chiusa da anni e nei camion carichi d‘acqua all’uscita di scuola. Nel bacino privato che produce energia per il fondovalle nei solchi dei fuoristrada e nei fucili a colazione, insieme ai croissants. Nelle frane. Nel recintare bambini in un campo da calcio ed esserne orgogliosi, sempre ! [senza mai rinunciare ad avviarli al bar] Nell’ospizio in cui è rinchiuso mio padre insieme al padre del costruttore dell’ex-sindaco dell’operaio dell’ex-bambino dell’alcolizzato del cacciatore. Hai ragione. Le strade di questo paese hanno bisogno di una bilancia poetica, ma io non credo sia mio dovere alleggerirne la tara.
  14. Elisa Audino

    Abbiamo momenti tesi

    Che bello ritrovarti @Nerio, ancora mi ricordo quella tua poesia che andava a sinistra e poi a destra, all'improvviso, in modo così visivo e forte! Sono anche molto contenta di ritrovarti con una poesia che parla al plurale e, in qualche modo, cerca di guardare quel che ci sta attorno, dove viviamo, con chi viviamo, come e perché siamo a volte così insofferenti nello stare fermi in uno stesso posto o, al contrario, nel muoverci e quindi dover avere a che fare con la distanza. Sono contenta perché proprio in questi giorni sto riflettendo sul fatto che, a volte, un tono troppo intimistico (come forse è il mio nella poesia) rischia di essere fine a se stesso e di esaurirsi: nel senso, devo arrendermi al fatto che se non vivo qualcosa di forte non scrivo o posso cercare di rappresentare quest'umanità di cui faccio parte e le sofferenze di ogni generazione? Una mera utopia, la mia, ma arrivo dai Chicago Poems di Sandburg, con questo senso del collettivo, così visivo e tangibile, che mi chiedo se a volte sia corretto rinunciare. Io, spesso, nella poesia lo faccio, contrariamente alla vita. Veniamo alla tua poesia, mi è molto difficile accorstarmi perché la trovo perfetta e quindi lo farò in punta di piedi: La prima cosa che mi colpisce sono i quattro personaggi, probabilmente rappresentativi di un insieme di altri. Ognuno di noi ha amici così diversi tra loro e insieme così rappresentativi di un diverso modo di affrontare la vita: quale sia quello giusto, è difficile dirlo. Forse tutti, forse nessuno, ma insieme Ho adorato questi due versi. Occhi cupi e persi in una sera di provincia spenta. E le sere di provincia sono spente, le strade sono completamente vuote e non si sa che direzione prendere e se semplicemente stare. Poi inizia il racconto di quattro amici, di cui presumibilmente un po' di vita è già passata ed è quel po' di vita che ne ha in qualche modo disilluso le speranze. Qui ho pensato ai datori di lavoro, alla ricorsa a calpestarsi i piedi per qualche avanzamento da pochi euro o un'immagine più patinata rispetto agli altri. La lucidità di chi osserva i giochi di ruolo senza volerci sprecare o senza volerci più sprecare energie. Eccolo qui, il lavoro. Il lavoro, dal mio punto di vista, è anche il ruolo che si occupa nella vita e anche lo scontrarsi con quei giochi di cui a scuola sperimentiamo solo una piccola parte: l'accapparrarsi cose, l'immagine, il potere, l'onestà, il merito. Nel lavoro c'è la società intera e ci sono anche proprie illusioni e disillusioni. Nel lavoro investiamo la maggior parte della nostra giornata e, spesso, ne rimaniamo imbrigliati, fermi, come in uno stagno in cui tutto è sempre uguale. In cui tutto spesso è autoreferenziale. E in cui il compromesso ha una parte molto importante: compromesso anche tra amicizie, non solo denaro, non solo vendersi per avere. Bello questo accenno al continuo ricorrere al consumo. Se, poi, lavori in una realtà produttiva finisci per essere consumatore e produttore di consumo, è un ciclo continuo e vedi ogni spreco, ogni idiozia. Il merito? Le speranze giovanili? Molte cose, credo. Concordo. Arriva un momento in cui si smette di essere cinici, si rimane magari disillusi, ma allo stesso tempo occorre rivedere la propria immagine, i propri scopi. Ecco, io l'avrei finita qui, forse avrei solo eliminato questi versi finali: Perché credo siano già impliciti dalla parte precedente. Bentornato e spero di non aver fatto danni, l'ho immaginata in una raccolta, di livello.
  15. Elisa Audino

    Le proprietà dell'addizione

    Ciao @Talia, grazie per il passaggio e per il tempo che mi hai dedicato, innanzitutto. Io credo che ogni poesia sia di chi la legge e ogni interpretazione sia valida e corretta, indipendentemente dalle intenzioni di chi la scrive. Questa poesia parla di un'assenza, in realtà, nella mia versione originale l'inizio era questo: Quantificare la tua presenza [assenza] Qui ho deciso di togliere la citazione dell'assenza, un po' perché l'inserto rischiava di pesare insieme agli altri, un po' perché mi pareva già evidente il tema della distanza, del non toccarsi. Rileggendola, poi, m'è venuto più di un dubbio, ho intuito che le ore di guida potevano essere intese come ore di guida necessarie per raggiungere qualcuno anziché ore di guida in cui la mente semplicemente va per i fatti suoi e che non sono altro che la somma delle andate e dei ritorni al lavoro, qualcosa di molto più becero se vogliamo di un incontro a due. Così pure i corridoi: i corridoi sono sospensioni. Quando passi da una stanza all'altra, da un luogo all'altro, quello è lo spazio in cui tu puoi vagare e puoi anche immaginare di veder sbucare qualcuno da dietro l'angolo. Ma sono stata poco corretta con chi legge e anche quei bicchieri a bordo strada possono far pensare ai viaggi, hai ragione, anziché semplicemente a un locale come mille altri con i tavolini posti sul marciapiede. Decidere se spiegare o semplicemente andare avanti con le proprie immagini è sempre un problema: io credo che si debba andare avanti e che a volte, al limite, lo si riesca a fare così bene da rendere inutile la spiegazione, altre meno. Ma è un percorso che vale la pena di non essere abbandonato.
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