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Akakij Akakievic

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  1. Akakij Akakievic

    É dentro di me

    Ti ringrazio molto, farò tesoro dei tuoi suggerimenti.
  2. Akakij Akakievic

    É dentro di me

    Ti ringrazio molto, la frase era un aspetto che nessuno mi aveva ancora fatto notare e ci rifletterò. Ancora grazie mille.
  3. Akakij Akakievic

    É dentro di me

    Ti ringrazio moltissimo, purtroppo come già spiegato nei commenti di sopra, l’errore è dovuto ad una prima versione che tentava di riprodurre il parlato infantile con errori sintattici grammaticali annessi, idea che ho preferito scartare. Mi scuso ancora per quelli che mi sono sfuggiti in fase di correzione. Per il resto ti ringrazio dei consigli !
  4. Akakij Akakievic

    É dentro di me

    Non preoccuparti ! Si impara dalle critiche non dai complimenti. Capisco perfettamente quello che dici, ma ho pensato che aggiungere troppi elementi macabri e violenti sarebbe stato controproducente. Semmai scriverò altri racconti tenterò di dare più impatto alla narrazione anche tenendo a mente ciò che mi hai consigliato.
  5. Akakij Akakievic

    É dentro di me

    La prima “versione” del racconto conteneva degli errori lessico grammaticali per tentare di riprodurre al il modo di parlare del bambino, idea che ho scartato immediatamente. Purtroppo quello è un refuso della prima versione che mi è sfuggito. Mi scuso. Per quanto riguarda il finale pensavo che chiudere con “è uscito” potesse lasciare troppi interrogativi al lettore.
  6. Akakij Akakievic

    É dentro di me

    Ti ringrazio molto, ho pensato di non essere troppo esplicito nella descrizione del suicidio per lasciare più spazio all’immaginazione, il dialogo con il lettore in effetti non ci sta ! Grazie d’avemelo fatto notare.
  7. Akakij Akakievic

    É dentro di me

    È dentro di me. La mamma ha detto che il mal di pancia è dovuto al fatto che mangio troppe patate fritte, io so che non è così. Lui è dentro di me. LUI abita nella mia pancia. Lo sento muoversi qualche volta, me la graffia come se volesse uscire. Urlo e mi colpisco proprio sulla bocca dello stomaco. Scoppio a piangere, voglio chiamare la mamma, la pancia mi fa troppo male, faccio fatica a respirare. Basta ! Batto i pugni sul tavolo e mi alzo, grido ma non emetto alcun suono. Il mio battito aumenta. Sento la paura scorrermi per tutto il corpo come un veleno. Ho ormai otto anni e mezzo. Un bambino come me non deve soffrire così per un mal di pancia. Non io che solo l'altra settimana ho sconfitto Gurba-il-mostro-del-letto. L'avevamo chiamato così io e papà, ho dovuto tenere la luce accesa per 5 notti consecutive per evitare che il mostro mi portasse via con lui. Mamma ragazzi non potete immaginare quanto furbo fosse Gurba. Non l'ho mai visto in faccia. Vedevo solo la sua ombra, ma sapevo che era reale, almeno fino a quando mio papà non ha sparso un po' di polvere magica sotto il letto sconfiggendolo, è sempre stato un grande il mio babbo. Ma ora nemmeno lui mi capiva. Il dolore alla pancia è fortissimo, sembrava si fosse attenuato ma ora ha ricominciato più forte di prima. Vedo tutto attorno a me girare, mamma dice che succede alle persone con pochi zuccheri, oggi non ho fatto colazione ma non può essere quello, non è quello. È colpa sua, so che è colpa SUA. Abita nella mia pancia e vuole uscire. Vomito per terra. Il liquido verdastro e viscoso scivola lentamente sul tappeto. La mamma non mi sente, dov’è? È uscita? Tossisco, carta vetrata che mi lacera la gola. Basta non ne posso più. Se non vuole uscire lui lo farò uscire io. L'ho visto fare in tv un sacco di volte da quelle persone vestite di bianco, quelle che tagliano le persone e le salvano la vita. Io mi salverò la vita. Mamma tiene i coltelli in cucina. La pancia mi si stringe, ho l'impulso di vomitare ancora ma mi trattengo. Lo sento scalciare. Adesso lo posso sentire urlare. Ma ora lo faccio uscire, lo DEVO fare uscire, prendo il primo coltello dal cassetto. Quello che mamma usa per tagliare la carne e prepararmi la bistecca. Basterà un piccolo taglio sulla pancia e LUI mi lascerà stare per sempre, e magari potremo anche diventare amici, potrei mostrargli il mio esercito di soldatini, potremo fare grandi battaglie io e lui. Afferro il coltello e me lo infilo in pancia. Esce troppo sangue, il dolore aumenta, il cuore martella all'impazzata, cado a terra con un tonfo e chiudo gli occhi. "è uscito" penso. «… Timothy Finneck, ritrovato morto dissanguato dalla madre lo scorso 18 dicembre, dall’autopsia è emerso che il piccolo soffriva di coliche alla cistifelle prende forma l’ipotesi quindi di un tragico tentativo di...” Puoi cambiare canale ? Tra poco comincia la partita.
  8. Akakij Akakievic

    Una firmetta

    Ciao Garrula, ho letto il tuo racconto. In testi cosi brevi non è facile far capire al lettore quello che accade e quello che si vuole raccontare. Ogni parola peró è scelta con cura e attenzione creando una immagine chiara e rendendo la narrazione dell’episodio fluida e comprensibile. Ho apprezzato il modo in cui hai dato forma ai personaggi con il solo utilizzo di un rapido scambio di battute. Lo stupore dell’Autrice era quasi palpabile cosiccome la presenza del buffo fauno. Il finale è un effetto difficile, più da cinema che da libro, eppure funziona, merito sempre di quell’immagine nitida che proietti nella mente del lettore coinvolgendolo e facendolo sentire all’interno della narrazione poco distante dalla scrivania, alle spalle dell’Autrice.
  9. Da 20 nel sottosuolo dove la lettura rappresenta il mio unico contatto con l’esterno.
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