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  1. RACCONTI... NON INFETTI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS di Michele Libutti Per descrivere questo tempo del Coronavirus l’autore si affida a ventidue storie di cui è stato quasi sempre spettatore. Il compito che si è prefisso, però, non è stato facile, tenendo conto della sua duplice veste di medico e di cittadino: il medico deve attenersi scrupolosamente al sapere acquisito in tanti anni di studio e di lavoro sul campo e comportarsi di conseguenza; il cittadino, invece, spesso si lascia guidare dalle emozioni e dalle privazioni che sembrano vere e proprie ingiustizie. Il primo deve, dunque, accettare le limitazioni poste da chi ci governa di concerto con gli scienziati, mentre, i cittadini comuni sono spesso allibiti di fronte a certe scelte e più o meno apertamente le contestano. Ed è qui che prevale l’anima “cittadina” dello scrittore, pronto a dare tutta la sua solidarietà a quelli che soffrono per alcuni provvedimenti “astrusi”: i colori delle varie regioni, i vari lasciapassare, il timore inconscio della presenza massiccia delle forze dell’ordine e il tono inquisitorio dei controlli che si avvertono essenzialmente come una limitazione della libertà individuale. Per non parlare degli interrogativi sui vaccini! Tra i vari racconti, ce ne sono alcuni che toccano profondamente l’animo umano e quindi sono al di sopra di ogni polemica o accettazione completa della realtà. C’è chi si innamora senza conoscere chi è dall’altro capo del telefono e chi deve spiegare a chi non può capire, come anche un semplice aperitivo, possa dare dei problemi. C’è chi pensa ai tanti deceduti abbandonati al loro destino senza alcun conforto e per i quali sembra troppo poco un semplice manifesto di condoglianze e c’è anche chi, oltre a dovere fronteggiare il terribile virus, deve fare i conti con l’arrivo inaspettato di un figlio. Ma alla fine l’autore, sembra mettere da parte il suo pessimismo, e riesce a invitare tutti a riporre fiducia nella “speranza” (ogni riferimento è puramente casuale!) e in un futuro di sole.
  2. Photo Travel Editions

    L'appuntamento mancato

    Ciro Coppa è tornato a Napoli, per svolgere un'indagine, non di quelle solite, una più complicata. Lui è nato proprio nei bassi; diversamente dal suo dirigente che è un uomo sveglio, pieno di donne giuste, quelle che ti portano in giro, senza ingombrare i tuoi spazi. Invece, quelle di Coppa sono un catalogo interessante per varietà e poca consistenza, fonte d’imprevisti e di stupore per lo stesso ispettore, spuntano dal nulla per complicargli le cose… Sono sempre alla ricerca di aiuto e di protezione, quindi lui come può rifiutarsi? Ora, però, ha un caso importante, di quelli che scuotono la Procura e fanno cronaca. C'è il sospetto di un mercato criminale estero e ampio, di espianti di organi su bambini. Non è un’indagine per Ciro Coppa; lui lo sa bene, è un indeciso, si lascia scivolare tutte le cose addosso e soprattutto le donne. Essere stato infilato in quell’indagine, fatta d’intercettazioni, di complicate questioni che riguardano la criminalità dei colletti bianchi, è per lui un danno. Che cosa ci fa in una sala intercettazioni, uno come lui che ha sempre lavorato per strada, con i suoi confidenti? E come può entrare nella sua vita una giovane donna come Alessandra D’Angelo, con il vizio di scrivere per la cronaca giudiziaria, in un giornale locale? Il finale è imprevisto, atteso ma paradossale e non svelato. Il prof. Giovanni Corti, l’imputato eccellente, si consegnerà all'ispettore Ciro Coppa, dopo aver commesso un omicidio, quasi un atto di giustizia. Una storia diversa, scritta in un attimo e nutrita dal dolore di anni. Lui non aveva nulla a che fare con i traffici illeciti, Coppa lo sapeva bene, perché aveva ascoltato tutte le intercettazioni convinto della sua innocenza, però il destino di ognuno è sempre da un'altra parte e ci viene inaspettatamente addosso…
  3. Photo Travel Editions

    Rionero, settembre 1943. Una strage, nessun colpevole

    Rionero, settembre 1943. Una strage, nessun colpevole di Giovanni Marino e Pasquale Libutti Il 26 settembre 1943 le truppe canadesi liberano Rionero in Vulture, in Basilicata, mentre le truppe nazifasciste si ritirano più a nord. I primi soldati che entrano nell’abitato scoprono un massacro di civili innocenti, avvenuto due giorni prima. E’ la prima volta che gli Alleati sono in grado di documentare un crimine di guerra in Europa: i resoconti e le immagini della strage saranno pubblicati in innumerevoli testate giornalistiche in Canada, Inghilterra, Stati Uniti. Il processo sui fatti di sangue di Rionero del 1943 sarà celebrato nel 1951, senza individuare alcun colpevole. Questa ricerca ricostruisce gli eventi di Rionero, dove in due distinti episodi restano uccise 18 persone e altre perdono la vita per cause di guerra, o comunque rimaste oscure. Altra documentazione riguarda eventi accaduti nella vicina Atella, dove due civili e un soldato tedesco muoiono in circostanze mai chiarite
  4. Photo Travel Editions

    Dannate memorie di un becchino

    Come un aquilone di stoffe variopinte, la poesia volteggia nell’aria. Ricordi, verità personali e sensazioni vengono riesumati da un becchino che le accarezza e le ripone, come una vecchia sepoltura, sul foglio della vita. Una poesia senza metriche e senza regole, celata da un linguaggio allegorico, mutevole agli occhi di ognuno. Potente e allo stesso tempo affascinante, come la musica che, secondo Mozart, è già tra le note, anche la poesia è già tra le parole. Bisogna solo saperla leggere. Un viaggio attraverso ardui tornanti e sinuosità di un'indole tumultuosa e conflittuale che dà voce a poesie Innominate che s'affacciano sul baratro di ricordi, di crisi esistenziali, di donne in cui ha sperato o sciolto il cuore. Qui si morde aspro il cuore qui si rammenta d'ogni passione qui naufraga l'emozione
  5. Photo Travel Editions

    Poesie per Amori pensati e Pianoforti dimenticati

    Poesie per Amori pensati e Pianoforti dimenticati di Raffaele Irenze, attraverso una modalità di scrittura sicuramente molto personale, pone l'accento sull'essenza dell'assenza, che può divenire una dolce malinconia ed al contempo una forma di catarsi. Gli amori immaginati, dunque, accompagnati dalle note che non verranno mai suonate, ci conducono al perenne confronto con le nostre collisioni interiori, delle quali, forse, non possiamo fare a meno.
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