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Fortuna

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  1. Fortuna

    Il "ma"

    dico che puoi scriverlo così però in teoria ci andrebbe il punto e virgola o la virgola. Anche io a volte ho questi dilemmi perché i miei periodi sono noiosamente lunghi, qualche volta. Mi sa mi sa che andrò su YouTube a cercare un corso di punteggiatura...
  2. Fortuna

    Il "ma"

    @Westiss mi puoi fare un esempio?
  3. Fortuna

    Il "ma"

    cominciare una frase col "ma" mi suona come terminarla con "Sai?" Logicamente il significato è diverso però mi sembra di ascoltare un dialogo colloquiale, una cronaca di un incontro tra due persone. Linguaggio "parlato", non linguaggio "scritto" "Era bellissimo, sai?" "Ma com'era bello…" non so se mi spiego...
  4. @Dhana per me puoi fare due cose. La prima: osserva le persone, prendi qualcuno che ha gesti eclatanti, prendi appunti, copia le foto, abbina i personaggi a persone che conosci, e pensa a cosa ti trasmettono. Se ti serve una persona invadente pensa alla vicina impicciona del piano di sopra e copiala nell'aspetto, poi se l'aspetto deve cambiare modificalo, immaginandotela potrai usare le sensazioni che ti trasmette per descrivere il personaggio. Così arriveranno anche al lettore. La seconda cosa è di utilizzare i personaggi. I personaggi servono alla storia, perché alla fine la storia è la cosa importante. Loro sono uno strumento per completarla e scriverla. Quindi scrivili come ti servono, poi rendili più reali, più "autentici" e per questo usa la logica perché rischi di descrivere un personaggio che fa cose forzate, irreali, poco plausibili. Utilizzali ma come se fossero veri, altrimenti risulterà forzato. almeno questo è quello che mi è servito.
  5. Fortuna

    Gesù in romanzi fantasy

    Secondo me usala e sii pure dissacrante, però prima prova a leggerti bene bene tutti i vangeli, compresi quelli apocrifi perché non risulti un cliché da farsetta di serie b. in modo che Gesù sia davvero Gesù. Per il resto adoro i libri come il tuo, fammi sapere quando l'hai terminato.
  6. Fortuna

    Blocco dello scrittore e insicurezze

    @Shiki Ryougi Io, se posso permettermi di darti un consiglio, ti consiglio di provare a scrivere a briglia sciolta, ma anche svaccandoti, scrivendo dieci righe di prolisso nulla oppure di parolacce, scrivi tutto quello che ti viene in mente. Mi capita quando non riesco a iniziare, allora comincio con una frase a caso, "Oggi ho comprato un sorbetto al caffè ma faceva proprio schifo." e da qui parto... Forse le cose sono meno brutte, di come le vedi. LA tua scrittura, forse è più bella di quello che pensi.
  7. @Fantom scrivo anche io quello che penso. Una scena "irrealistica" è una scena descritto senza la giusta atmosfera. In teatro si utilizza per rendere "vera" una scena. Se un orco non si accorge del folletto a un metro da lui, la gente non ride perché non è credibile che un orco non vede il folletto. (ho scritto un ORCO che non vede un FOLLETTO, di per sé ben oltre l'irreale) Evidentemente la scena non sembra vera perché qualcosa nella descrizione non funziona. Ti faccio un esempio. Immagina di dover descrivere un funerale in cui entra una persona vestita da ballerina di samba. La persona è vestita così perché il defunto ha specificato come ultime volontà questa cosa oppure per ragioni sentimentali o per una scommessa persa. Probabilmente la persona vestita da ballerina non sarà a suo agio, probabilmente sarà imbarazzato e ci sarà un mormorio attonito degli altri ignari presenti al funerale. E questo anche se il personaggio è sicuro di sé stesso e particolarmente menefreghista. Oppure sarà sfrontato e maleducato. Ma sarebbe irreale se nessuno si fermasse a guardarlo, sarebbe irreale se entra e saluta tutti come se niente fosse, se l'intervento di per sé non suscita le giuste emozioni negli altri, se non crea un cambiamento sostanziale. Se l'azione non corrisponde alla reazione. L'orco che non vede il folletto a un metro di lui può avere diecimila ragioni per non farlo, è concentrato sull'obiettivo, è ubriaco, ha un difetto di vista mai diagnosticato che crea difetti nei bastoncelli per cui la sua visione periferica è compromessa, sa che a breve arriverà qualcuno e ha l'orecchio teso in direzione opposta. A questo proposito mi viene in mente Alessandro Baricco in City, in cui una centralinista diventa amica di un bambino, che ha un sorvegliante che non parla. Sostanzialmente una situazione strana ma lui la descrive come la cosa più normale del mondo e funziona benissimo...
  8. Fortuna

    Il dubbio di essere "Uno dei tanti"

    @Nonsmetteredicorrere al momento non ho inviato a nessuna casa editrice ma solo ad agenti e, a tutt'oggi, solo uno mi ha dato speranze se lavorerò sul mio romanzo aggiustando quello che non funziona. Ma il mio percorso cominciando dagli agenti è stata una scelta ragionata in base alle stesse ragioni che ti poni tu. "Voglio essere una dei tanti?" Io no. Non critico nemmeno io chi sceglie questa strada, sacrosanta se uno la ritiene giusta per sé ma per me non funziona. Parliamoci chiaro, tutti noi sognami di essere i nuovi Follet, Smith o Rowling ed è pur vero che alla maggior parte di noi non accadrà. Non è pessimismo, è statistica. Una volta però ho acquistato dei libri in una bancarella di autori che promuoveva i propri libri per una casa editrice medio-piccola. Li ho letti e lì per lì ho capito che pubblicare di per sé non è impresa così difficile. Erano libri senza quel mordente che ti aspetti in un libro che definiresti "bello", io di supplicare un passante per comprare il mio libro per poter dire "sono una scrittrice" non lo voglio fare. Almeno non come prima scelta, poi se emerge che il mio lavoro non vale abbastanza allora farò un passo indietro e deciderò se mi andrà bene pubblicare per mio diletto e vendere quaranta copie ai miei conoscenti però non credo dovrebbe essere la prima scelta se credi nel tuo lavoro. Perché è giusto darsi una possibilità. In bocca la lupo anche da parte mia, a te e a tutti quelli che sono immersi nel tuo dilemma (e anche a me, perché no?)
  9. Fortuna

    La revisione perfetta, frase per frase.

    @Black grazie delle dritte innanzi tutto. Capisco cosa intendi, credevo di averlo fatto e invece no. Mi sa che l'unica via è lavorarci sopra…
  10. Fortuna

    Non farsi capire dal lettore

    Non ti è mai successo, ad esempio, di usare il discorso indiretto e di trovarlo "il tentativo di un bambino delle elementari quando la maestra gli spiega la differenza tra il discorso diretto e quello indiretto." A me succede. Lo scrivo indiretto per variare un po' il discorso diretto, per dare movimento e poi mi sembra tanto banale. Come se dicessi al lettore cosa pensare, come se un attore a teatro entrasse con un pennello in mano dicendo " sono un pittore, mi raccomando, notate il pennello che ho in mano, perché sono proprio un pittore"
  11. Fortuna

    Patologie che esonerano dal conflitto nel 15-18

    @RedInferno Grazie mille!!!
  12. Fortuna

    Non farsi capire dal lettore

    Butch è proprio quest il punto, anche io prediligo il secondo, però mi è stato fatto osservare che questo rallenterebbe la narrazione. Come si fa a quel punto? La verità sta nel mezzo? O bisogna modulare una verità in base all'utilità? E in questo caso come la risolvi? Qualche volta mi trovo a chiedermi, dopo un po' di tempo, se leggendo il mio stesso racconto, mi annoierei o mi divertirei. Al di là delle paranoie che galoppano spontanee mi viene difficile distaccarmi. Forse dovrei stringare di più i periodi e poi lasciare le informazioni non vitali alle digressioni. Credo che proverò in questo modo.
  13. Fortuna

    Non farsi capire dal lettore

    @butch io sono alle prese con il ritmo ma la punteggiatura è poco mia amica. Non perché la usi male, ma perché non amo tanto i periodi corti. es.: Guardò a lungo la maniglia. L'abbassò. Entrò in punta di piedi. Sarebbe stata felice della sorpresa. preferisco: Guardò a lungo la maniglia, incerto se aprirla. Quando l'abbassò entrò in punta di piedi, pregustando il suo viso quando lui avrebbe gridato "sorpresa!" Però so che questo rallenta la narrazione e spesso può fornire troppe informazioni non vitali. Il lettore finirà per capire troppo e a sbadigliare mentre lo fa. forse gli esordienti, o meglio tutti quelli che ogni tot di libri pubblicati con successo, peccano di troppo zelo. "E se non si capisce quanto è depressa Dafne, come potranno sorridere quando si riprenderà?" "E se non ho reso John abbastanza arrabbiato?" "E se sopravvaluto il lettore? E se invece lo sottovaluto?" Qualche volta divagare aiuta però a dare delle pennellate piacevoli alla lettura...
  14. Fortuna

    Come evitare una violenza di gruppo.

    Allora è semplice. La persona più debole è l'amica di Aurora. Quindi deve trovare il modo di filmare l'amica, magari con l'aiuto di qualche amico di cui Lara è infatuata e fare in modo di ricattare lei, perché si offra al posto suo a questi tre, così impara a tradirla. In questo modo evita la violenza e si vendica.
  15. Fortuna

    La revisione perfetta, frase per frase.

    @Emy mi inserisco in questa discussione perché ho un problema, e visto che dici di essere fissata col ritmo ho bisogno proprio del tuo aiuto. Un agente ha respinto il manoscritto dandomi buone speranze se farò una revisione del testo. Mi ha contestato il ritmo della narrazione, essendo fatta per buona parte da dialoghi (i protagonisti sono in una stanza per tutto il romanzo e parlano moltissimo) dice che questo impedisce una certa fluidità, un ritmo narrativo adeguato e, immagino, piacevole. Dice che non potendo inserire digressioni nel dialogo devo renderlo più fluido. Hai qualche dritta? O chiunque altro ce l'abbia, è benvenuto. Il fatto è che non avevo mai pensato al "ritmo". Anche se è fondamentale, mi è sfuggito. Errore da novellina. Quella del lettore automatico mi sembra una buona idea proverò senza dubbio.
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