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Magma

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  • Compleanno 2 gennaio

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    Milano
  • Interessi
    Entomologia, Astrofisica, Letteratura

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  1. Magma

    Una firmetta

    Anch'io sono fra quelli a cui il racconto è piaciuto. È ben scritto, con una lingua scorrevole e corretta. C'è più di uno spunto interessante ma suggerirei di considerare qualche piccola limatura. Ti dettaglio di seguito il mio punto di vista che è, appunto, solo questo: un parere. Il personaggio del fauno. Scusa la domanda: perché proprio un Fauno? Un essere di questa natura (corna caprine, figura tozza, ecc.) prima che fosse definito fauno, l'avrei piuttosto collocato fra gli spiriti infernali & affini. Un demonio lo vedo bene come un'entità che, in cambio di qualcosa, normalmente un'anima, dona in cambio oro, poteri, fortuna eccetera. Il Fauno non sapevo che avesse queste facoltà. Il che può essere benissimo una mia ignoranza. Inoltre l'accenno al fatto che la protagonista gli abbia già scritto rende ancora un po' debole l'identificazione con un Fauno: chi scrive ai Fauni (porelli!) Appollaiato sulla mia scrivania. L'entrata in scena è piuttosto forte e, dopo la sedia fatta cadere all'indietro, il fatto che la protagonista rimanga semplicemente muta e magari rimugini su dove possa averlo già visto, rende la scena un po' difficile da figurare. Se si vuole mantenere il doppio piano della descrizione di una scena definita reale e del piano immaginario-onirico, allora forse la reazione dovrebbe essere meno pacata. Viceversa, di fronte a una risposta così pensierosa e, in fondo, impassibile, il tono generale mi sembra che scivoli verso l'onirico, compromettendo invece il senso generale del racconto. Già @Ruthless ha notato questa frase Se lui indica che l'aggettivo può essere migliorato, io piuttosto suggerirei di insistere sul "mostrare" piuttosto che sul "descrivere". Mi spiego: il modo in cui il fauno si rivolge alla protagonista con i suoi modi diretti e al limite del diventare indiscreti è molto più efficace che raccontare che modi avesse. Capisco che poi si sfrutta l'aggettivo per contrapporlo alla protagonista che pratica non è. Ma da questo non essere pratica non deriva un seguito nel racconto. Quindi: serve? Checov diceva: se descrivo una pistola appesa a una parete, prima della fine del racconto, quella pistola deve aver sparato. Personalmente, nonostante suoni evocativo, il potere di instaurazione non mi è chiarissimo che cosa significhi. E temo che lo stesso valga anche per altri lettori, con il risultato di diluire un effetto che, invece, nel finale, dovrebbe essere potenziato al massimo. Un discorso simile vale per "Vera, questa volta." È intuibile che il fauno stia operando una trasformazione della protagonista, ma l'accenno a "questa volta" allude a una volta precedente (di cui il lettore non ha però contezza). Diverso sarebbe stato se la formula (magica) fosse stata qualcosa come: Vera, finalmente! Il finale di un racconto così breve deve essere il momento che risolve tutto il racconto e lo giustifica. Molto bella la circolarità della storia. Ma ci sono anche alcuni punti che per me sono oscuri (Oddio: può anche essere che sono solo io un po' duro di comprendonio! Non escludiamolo a priori, che non ce n'è ragione ) I punti sono questi: Perché la protagonista (diciamo interna) sparisce? Perché il Fauno lancia i chicchi in aria? L'immagine mi piace, ma mi sembra poco giustificata nell'economia di risolvere tutte le tensioni (o acuirle, se preferisci). Tuttavia questa azione mi sembra neutra rispetto alla comparsa imprevista del Fauno che è l'elemento di disequilibrio principale su cui si impernia il racconto. Ultimo appunto: la definizione di protagonista della storia, se è vero che si tratta pur sempre di metaletteratura, trovo che si potrebbe comunque rendere con altre frasi, più vaghe, più ambigue. Magari "l'altra me stessa", "la persona identica a me ma con una dimensione in meno", ecc. Spero che i miei appunti suonino per quello che sono: dei pensieri in libertà, da compagno di squadra. Non un giudizio dall'esterno o una critica fine a se stessa. Il racconto mi è piaciuto molto, ha un gran potenziale. Ma come ha detto chi mi ha preceduto, essendo un racconto breve occorre che ogni parola abbia il suo giusto peso, la sua forma, il suo effetto.
  2. Magma

    Richiesta informazioni su impaginazioni

    Aggiungo solo un aspetto oltre a quanto ha scritto chi mi ha preceduto. Si tratta di un elemento che qui è espresso ma mi permetto di esplicitarlo maggiormente Verissimo. Ma questa funzione non deve essere applicata al flusso di testo in sé, quanto allo stile in cui il paragrafo è scritto. Leggo che usi LibreOffice, quindi avrai visto che c'è, nel pannello di modifica degli stili, un tab chiamato Rientri e Spaziature. La sezione in alto ha il titolo Rientro e la terza opzione è proprio "Prima riga". Impostando un valore diverso da zero si ottiene che, a priori, ogni zona di testo a cui è stato applicato questo stile dovrebbe applicare questo rientro all'inizio di ogni paragrafo. Dico dovrebbe semplicemente perché è pur sempre possibile mettersi all'inizio del paragrafo e premere il tasto Backspace e rimuoverlo, nel caso più unico che raro si volesse avere un paragrafo che fa eccezione all'impostazione generale dello stile.
  3. Magma

    Ciao Paolo

    Ciao @ire70 Devo dire che sono molto di parte, sia perché mi piacciono i racconti brevi, sia perché mi piacciono i racconti ben scritti. E questo ha l'aria di essere entrambe le cose. La lingua è fluida, ottimamente controllata. Addirittura azzardi l'utilizzo del punto e virgola (da anni non ne vedevo uno ); tra l'altro in modo molto appropriato. I personaggi sono ben concepiti: il dottore è asettico e iperrazionale, la protagonista è descritta con un tocco indiretto, che lascia aperta la porta alla sua evoluzione nel corso della narrazione. E soprattutto Paolo, se pure non sarebbe una descrizione particolarmente efficace (io personalmente un'impressione, per quanto fugace, sulla sua fisicità l'avrei gradita: è alto, magro, giovane, col collo lungo, le orecchie grandi, le efelidi,...?), di fatto diventa totalmente efficace quando si intuisce che è diventato oggetto di un transfer da libro di testo di psicologia. Magari meno analizzati o meno risolti (nonostante avrebbero potuto dare qualcosina) i rapporti protagonista-madre-zio (zio che ci si immagina fratello della madre. Ma l'esatto stato di famiglia è solo una supposizione). L'unica frase che personalmente non capisco benissimo è questa: In che senso: "Non mi sarei fatta granché"? Non riesco a collocare il condizionale con quanto è effettivamente accaduto alla protagonista. Per contro, il punto più elevato del racconto, personalmente mi sembra questo: Tutto quello che viene dopo io l'avrei semplicemente evitato per non diminuire l'effetto di queste due frasi parallele e molto ben congegnate. Ma è un'opinione del tutto personale (non diversamente dal resto). In complesso, ripeto, mi è piaciuta molto l'asciuttezza clinica e la reticenza del tutto. Complimenti. Matteo.
  4. Ciao @libero_s. Questa è la prima vota che commento un brano qui su WD. Chiedo venia se, dopo altri commenti competenti e sicuramente interessanti, aggiungo il mio. Mi viene in mente il Bennato di quando ero bambino "E fra gente importante/io che non valgo niente/forse non dovrei neanche parlare..." Bando alle ciance. Partiamo dal fatto che il racconto è molto bello, molto ben scritto e con un grande controllo della lingua sempre impeccabile. Niente da nemmeno sulla grammatica o l'ortografia: si vede che "sei del mestiere", senza connotazioni negative. Anche il mestiere serve. Chi ha mai visto pittori che non sappiano tenere in mano i pennelli? L'inizio, poi, è geniale: Pochi concetti, ma quelli giusti, che si supportano a vicenda gli uni con gli altri. Detto questo mi permetto di suggerire due punti possibili di miglioramento: ovviamente si tratta di un'opinione personalissima, confutabilissima e qualche altro -issima adeguato a non voler sembrare presuntuoso. Ho tanti difetti, ma non questo. Prima osservazione: Chi è il personaggio? "Io" o "le scarpe"? Sembra una domanda ariosa (oddio: magari lo è) ma voglio dire: al di là del tratto originalissimo e molto azzeccato dello scricchiolio che basta da solo a motivare la tensione da cui scaturisce il racconto, io ho come l'impressione di non aver capito se il protagonista sono, in qualche modo, le scarpe elevate a personaggio vero e proprio (ma il finale non avallerebbe l'ipotesi) oppure il personaggio che parla in prima persona. Nel secondo caso, tuttavia, manca qualcosa per farlo entrare più decisamente in scena come personaggio a tutto tondo. Non che ci sia bisogno di un abito lungo, un tight da prima della Scala, ma una piccola caratterizzazione aggiuntiva all'"io", io personalmente l'avrei gradita (scusa il gioco di parole). Seconda osservazione: Il finale effettivamente non mi sembra abbastanza risolutivo. La tensione cresce benissimo, fin dall'inizio. Ottimamente piazzati i termini tecnici come intersuola che dimostrano, come suggerisce @cynthia collu la vicinanza a tematiche kafkiane. In particolare, se posso aggiungerlo, mostrano un tentativo di (ri-)trovare una razionalità in un tema, il maledetto scricchiolio, che inizia dalla prima frase a mettere a soqquadro la razionalità stessa. E tuttavia, dopo le prove di camminata (interessanti ma già in leggerissimo calo rispetto alla tensione dell'inizio), la risoluzione del problema, a mio parere non è abbastanza incisiva. La particolare camminata che il protagonista inventa non è abbastanza pittoresca o immediatamente visibile per sciogliere la tensione. Il che è un gran peccato, dato che un racconto così ben scritto e basato su un'idea così originale, meritava un bel finale col botto. Un'invenzione che ribaltasse le aspettative (ad esempio) o comunque qualcosa di più incisivo. Ribadisco (abbi pazienza: son timido ) il mio intento non è quello della critica fine a se stessa. Sto solo cercando di interpretare lo spirito di condivisione e di aiuto reciproco che credo animi questa Officina. Se avessi capito male, vi chiederei la cortesia di non prendervela ma di correggermi. Ad ogni modo: un gran bel racconto. Molto vicino ad essere perfetto. Matteo.
  5. Magma

    Ogni anno, precisamente il 2 Gennaio...

    Grazie per l'accoglienza @flambar. Il mio nickname è piuttosto qualcosa da nerd (lo confesso a mio danno). Non è altro che un acronimo un po' lungo con cognome e nome. Ma la mia interpretazione, anche se non priva di fondamento, è soltanto una delle interpretazioni possibili.
  6. Magma

    Ogni anno, precisamente il 2 Gennaio...

    ... io compio gli anni. Ho questo vizio. Così gli anni si accumulano mentre io continuo a reggere, moderatamente, il colpo. Buongiorno a tutti. Fresco dei miei 48 anni, mi presento a voi, Comunità di WD. Mi chiamo Matteo Magnani. Sono sposato, ho due figli. Scrivo da tanti anni, pubblico da tre. Lavoro come informatico da qualche parte attorno a Milano. Sono appassionato di entomologia, astrofisica e letteratura. Ma forse è solo perché sono arrivato tardi e altre passioni, magari più popolari e condivise, erano già state scelte. Erano rimaste queste... Sono appassionato, soprattutto, dell'avventura di conoscere, che mi porta spesso a trovarmi con una macchina fotografica in uno stagno fangoso a fotografare libellule. E a tornare a casa con poche fotografie decenti ma magari l'idea per un nuovo racconto di fantascienza. (il fango può giocare brutti scherzi). In sostanza, invece di considerare le mie passioni come in contraddizione l'una con l'altra, condivido appieno ciò che scrisse Vladimir Nabokov, il quale, oltre che scrittore, era anche un entomologo: "I cannot separate the aesthetic pleasure of seeing a butterfly and the scientific pleasure of knowing what it is". Ciao, Matteo.
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