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Toddarts

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  1. Verissimo! Non voglio lontanamente osare di immaginare quante richieste possano arrivare agli scrittori affermati o agli editori! Quando si manda del materiale, spesso prolisso, bisognerebbe non fare di tutta l'erba un fascio in caso di mancata risposta o netto rifiuto. Alcuni, certo, rifiutano a priori credendosi chissà chi, ma è anche vero che alcuni semplicemente decidano di rifiutare perché o a tutti o a nessuno. E onestamente a me va bene qualsiasi genere di risposta, purché onesta; se poi qualcuno si offende anche con l'onestà, non è più colpa del rifiutante ma di chi insiste, pur sapendo che la risposta per tutti è NO.
  2. Ma è ovvio! Un lavoro di editor coi controcazzi (perdonatemi il termine; il pub si fa sentire) necessita almeno di un compenso, se non in danaro quantomeno in gratitudine e meno pesantezza nell'avere tutto in fretta, e tutti noi abbiamo una nostra vita sociale. Diciamo che è un po' come l'ambiente Facebook, quando ci sono persone che fanno le vittime perché - sempre perdonatemi i modi scurrili dati dall'ora e dalla Guinnes mlmlml - non le caghi. Ma onestamente... supponiamo di avere 2928338 amici di Fb, ognuno che si comporta in modo vittimistico in egual modo... possiamo uccidere il nostro tempo per stare dietro a tutti e magari venire maltrattati? Non avere almeno il compenso della gratitudine? E che siamo, dei facchini? Uguale dunque per un favore che ti faccio e che se diventa a tutti gli effetti un lavoro, a maggior ragione un minimo compenso mi sarebbe dovuto. In quale italiano io lo abbia appena scritto non lo so. Domani probabilmente rileggendomi piangerò, ohibò Buona notte!
  3. Purtroppo è un classico che quando una persona migliori poi non ricordi, volutamente, chi ha aiutato in modo esponenziale a render tale il suo nuovo stile. C'è poi anche chi, al contrario tuo che comunque ancora ti trovi disponibile ad aiutare nonostante le brutte esperienze con gente ingrata, a una certa si stufa. Ma in quel caso è appunto comprensibile assai, perché a una certa una persona si stufa di dare una mano e trovarsi rapito anche il braccio, e tanti saluti senza manco uno straccio di ringraziamento. Fa storcere un po' il naso, sì.
  4. Toddarts

    Struttura capitoli e trama in generale: voi come fate?

    Il bello è che abito in campagna, ma fa comunque un bordello pazzesco e una volta si sono affacciati alla finestra per capire che succedeva. *I classici vicini mani nelle tasche altrui* Era una scena comica!
  5. Toddarts

    Struttura capitoli e trama in generale: voi come fate?

    Sì, su questo hai ragione! Per esempio a volte mi capita di ispirarmi di più coi film, rispetto ad alcuni libri (anche se poi ci sono certi LIBRI CON LA L MAIUSCOLA che non possono non ispirarti, ma devono essere davvero interessanti! Lo scongiura, è vero, però d'altra parte quando viene il blocco a me viene quasi sempre per ogni parte del racconto, che sia la prima, l'intermezzo o la finale. C'è da piangere. La macchina per scrivere la ho anche io, ma fa troppo casino Sveglio tutti! Per alternare, invece, da pc a penna è inevitabile. Soffro di emicrania e alla lunga impazzisco al pc; in più ho notato che a volte vengono i pezzi migliori scrivendo a mano! - Toddarts
  6. Per farla breve: sono l'unica che scrive i capitoli a scene e non in ordine cronologico e ogni tanto si trova a che vedere con un nuovo personaggio che spunta all'improvviso e si trova a piangere amaramente, perché così si trova con più lavoro da fare, in quanto il personaggio proprio non ne vuol sapere di farsi da parte? La premessa è chiaramente ironica, ma in parte: questo è davvero il modo col quale io strutturo i miei capitoli e spesso mi trovo davvero ingarbugliata nei miei stessi schemi mentali (considerando che tengo quasi tutto a mente e poco in mappe concettuali e appunti; salvo quando proprio inevitabile - anche se è da circa un anno che, col mio fantasy in progetto, sto andando avanti in questo modo e la storia mantiene comunque una piega di coerenza causa-effetto... stranamente. Non si direbbe, forse. Ad ogni modo qualcuno si trova per davvero nella mia stessa situazione? Avete mai avuto blocchi forti dello scrittori a causa di questo vostro modo di strutturare le cose? Avete trovato metodi alternativi se proprio non riuscite a segnarvi tutto in appunti (magari sapendo che rischiate, come me, di non riuscire poi a stare nelle vostre stesse regole? Qualcuno mi ha consigliato un pugno in testa e una notte di sano riposo - sono ironica, eccetto parlando di riposo: quello funziona sempre - per illuminarmi al meglio le idee). - Un saluto da Toddarts!
  7. Io credo che ''tutto il mondo è paese''. In ogni settore, specialmente quello artistico ovviamente, ci sarà sempre qualcuno che si crederà Dio sceso in terra e non vorrà mai e poi mai limitarsi ad aiutare qualcuno, perché siamo umani e ognuno di noi ha i suoi difetti; belli o brutti che siano. Al contrario, però, ci sarà anche colui o colei che semplicemente non si riterrà molto in grado di poter giudicare un operato altrui. Io, per esempio, ritengo di esser un miscuglio di entrambe le categorie, o meglio: non mi credo Dio sceso in terra, ma ho i miei canoni e quando qualcuno mi presenta un testo da revisionare (specialmente da revisionare) ho sempre il terrore di metterci correzioni troppo personali o di stravolgere totalmente lo stile degli altri (non per i testi moderni che mi risultano piuttosto difficili da scrivere; e ciò forse si sarà ben compreso da ciò che di recente o scritto - non voglio farmi pubblicità, ma era per inserire il contesto, perché sto scrivendo in separata sede un romanzo fantasy che ha un vocabolario piuttosto diverso e più ricercato e in quel caso lo stile si evince molto per come l'ho strutturato). Per carità, io sono sempre disponibile a correggere, ma metto sempre i paletti del ''fermami se stravolgo troppo le cose''. D'altra parte, comunque, sono anche talvolta insicura di dare giudizi in via generale. Forse dipende anche dal periodo nel quale mi viene richiesta una revisione (sono anche lunatica, che bello). Scherzi a parte, ad ogni modo, purtroppo tornando al discorso che tutto il mondo è paese sì, possiamo provare a negarlo quanto vogliamo, anche scriverlo in mille e passa post-it e lasciarli ammuffire sul frigorifero di casa, ma ci sarà sempre un'atavica competizione tra scrittori. Il problema è come la si pone: se la poniamo in funzione di un contest dobbiamo, DOBBIAMO per forza pensare solo a noi stessi e, seppur ''vale almeno partecipare e poi quel che sarà sarà'', almeno provarci davvero a uscirne vincitori. Ma appunto, ''provarci''; ritenere il tutto una sfida per noi stessi. Non condivido però quel genere di scrittore che pensa che tutto il lavoro altrui sia feccia (ho conosciuto qualcuno... e l'ho subito ignorato: troppa tossicità, come si suol dire) e non prova nemmeno un po' a leggere qualcosa. A meno che non dica subito che semplicemente non lo fa ''per mestiere'', ma almeno lo dice in tono onesto e senza cacciar fuori modi di fare da saccente. Poi, certo: non tutti possono scrivere, come non tutti possono saper sciare (io per esempio non so sciare e nemmeno nuotare) o chissà che altro, ma ci sono modi e modi di far capire eventualmente a qualcuno dove sbaglia e secondo me aiutare un po' il prossimo non è tanto male, perché si impara così anche un po' lo spirito di gruppo tolta la sfera individuale del ''devo fare meglio di Tizio, Caio e Sempronio''. Ps, concludo comunque dicendo una cosa a riguardo di coloro che proprio non riescono a scrivere ma, a parti inverse, rifiutano l'opinione altrui quando sono loro i primi a richiederla (perché purtroppo e per sfortuna esiste anche questo inverso genere di persona): ritenersi Grandi e poi non esserlo e, perlopiù, offendendosi e facendo ''gli gnorri'' di fronte a dritte producenti è del tutto fuorviante. Anche accettare aiuti, quando palesemente abbiamo bisogno di aiuto perché la nostra scrittura è ancora chiaramente acerba, è un fatto positivo. O almeno, bisognerebbe pensarla così: tu mi aiuti; io capisco dove sbaglio: e miglioro. Un domani, chissà, potrò diventare davvero un bravo scrittore. Però devo ricordarmi di una cosa fondamentale: non prendere tutto il braccio di chi mi aiuta! Vi saluto e vi chiedo scusa: probabilmente ho formulato frasi un po' fatte, ma alla fine è così. Non è fattore di competizione e saccenteria o meglio, lo è, ma come ho detto all'inizio tutto il mondo è paese. E un po' ci sta. Circa. - Un saluto da Toddarts.
  8. Toddarts

    Ciao Nanni

    Sono qui da pochissimi giorni, ma mi spiace davvero di apprendere questa notizia ora. Sicuramente andrò perlomeno a rendergli un grande omaggio leggendo i suoi scritti. Un saluto, Nanni, anche se non ti ho mai conosciuto. E un saluto ovviamente a tutti coloro che lo hanno conosciuto; oltre che a un abbraccio ''virtuale'' per sostenere chi, in questo momento, avendolo conosciuto, sta affrontando un dolore grande grande e probabilmente inimmaginabile.
  9. Toddarts

    Aspirante Autrice (Mi Presento!)

    Grazie mille e scusami per aver risposto in ritardo!
  10. CAPITOLO 1: FERMATA PER L’INFERNO Faceva caldo dentro di sé. Talmente caldo, anche nel pieno cuore di Novembre, che Clara non si accorse minimamente di essersi sfilata la sciarpa e degli sguardi d’irriverente e sdegnosa curiosità degli altri alla fermata del bus. O forse lo sapeva, ma non voleva guardare. Un po’ come nei suoi ricordi travagliati di una infanzia ben presa da mirabolanti e terrificanti fantasie come il classico Mostro nell’armadio; i suoi occhi puntati verso il basso; le sue braccia tremanti ad afferrare la densa coperta presto calata addosso come un mantello protettivo. Ignorando allo stesso modo il Mostro adesso tramutato negli sguardi altrui, rapidamente la ragazza si levò anche il cappotto logoro, dandosi aria con le mani, sperando che ciò potesse perlomeno esserle sufficiente ad evitare un conato in pubblica piazza… … Ma fu lì, proprio lì, che purtroppo la udì: Elisabetta Maffia. «Quella è proprio strana, non trovi? Fa un freddo boia e si toglie tutto.» Il commento di Nadia Lombrini non fu di certo, però, in miglior modo simpatico in sua replica: «Forse vuol far colpo su Paolo… Ma a Paolo piace la carne, fino a un certo limite!» Elisabetta parve annuire, ancora sorridendo. La solita smorfia mista a compiacimento e pena. O disgusto. O semplice ignoranza giovanile sempre e comunque tollerata e resa innocente dall’età. «Paolo non si metterebbe MAI con una cicciona così. Forse qualcuno glielo dovrebbe dire che quella gli fa il filo… Poveretto…» «Sono solo ragazzate», aveva commentato qualche giorno prima un tale di nome Augusto Solemi – un certo Signor Preside di una scuola non molto limitrofa ma comunque a pochi chilometri di distanza – riferendosi a un caso di bullismo psicologico ai danni di un alunno delle classi di Quinta Elementare. E aggiungendo: «Bullismo psicologico? Andiamo: adesso state un tantino esagerando e ingigantendo la situazione… Non vi sembra davvero una esagerazione? Il bullismo non è da prendere sottogamba, ma non per forza ogni burla forse un po’ protratta dev’essere per forza di cose chiamata bullismo! Non siete mai stati ragazzi, voi? Sono sicuro di sì. E sono anche più che sicuro di un’altra cosa: avete fatto peggio di questo ragazzino, ma fare la parte degli accusatori piace a chiunque; specialmente se si può guadagnare qualcosina in notorietà e media. «Parlerò con i genitori di Luca – su questo non c’è alcun dubbio in merito – ma sono sicurissimo che in parte abbiano già provveduto a placare suo figlio. Del resto non possiamo mai prevedere chi ci troviamo di fronte e che molte persone siano un po’ suscettibile per un nonnulla.» La liceale aveva commentato con un brontolio, spegnendo il televisore e sua madre aveva alzato le spalle, commentando in tono contrito. Una bella farsa, se le vittime di bullismo erano i figli degli altri. Ma Clara era davvero stata dispiaciuta di aver udito una simile risposta. E da parte di un Preside, per giunta. La vittima si chiamava Vincenzo Loschi. A quanto avevano discusso nei giorni precedenti le svariate emittenti locali, quel tale Luca Bertielli era stato accusato di una serie incalcolabile ma sovente di furti di biro e oggetti vari dallo zaino del compagno di banco, avergli più volte soffiato la merenda e il pranzo e averlo lasciato a stomaco vuoto («se lo dici ai tuoi ti gonfio di botte come fa mio padre al pugilato; io so come si fa e so dove tiene nascosti i guantoni», era scritto nella denuncia – secondo ciò che aveva rivelato Vincenzo ai genitori, all’ennesimo rifiuto di tornare a scuola e vuotando finalmente il sacco sul perché), e tante altre cose che… tanto son solo ragazzate. Salvo poi due giorni prima, quando il Canale Regionale 18 aveva intervistato la famiglia della parte illesa, e nel vero senso della parola: qualcuno aveva effettivamente colpito il bambino alla guancia destra, rendendogliela in breve nera nera. «Si è colpito da solo» Enrico Bertielli, padre di Luca, ci aveva fatto su una risata, scatenando diverse reazioni di sdegno negli spettatori serali. «Io nascondo bene la mia roba; a meno che i miei guantoni non abbiano per magia fabbricato da sé delle gambe per correre. «Le accuse su mio figlio sono a dir poco scandalose e – credete pure a me – se Luca rischierà l’anno a causa di questa pagliacciata io vi faccio chiudere l’Istituto per diffamazione.» «Intanto mio figlio si trova con questo occhio nero! Colpito da solo? Se non lei non sa educare suo figlio – e forse da come parla si capisce anche da chi abbia imparato a fare lo spaccone – noi non meritiamo di portare i nostri in una classe del genere! E non è la prima volta che suo figlio viene accusato di molestie!» Al commento di Irene Costa, quella di Enrico era stata oltre a un colpo agli occhi: «Molestie? Addirittura? Guardate troppi film americani. Ad ogni modo rigiro la frittata, visto che a voi piace tanto farlo: se lei, Signora Irene, non ha mai spiegato a suo figlio che dire falsa testimonianza è un reato pari agli altri, e non sa rendersi conto che è un autolesionista, quello che dovrebbe lasciare la scuola e finire in una clinica di recupero è il suo. E con questo ho detto tutto; se non vi spiace avrei da andare a lavoro, giusto per rendermi utile.» * «Ehy, cicciona! Non avrai mica intenzione di fare lo spogliarello, eh? Ho mangiato da poco e non mi va di vomitare» Nadia le si piazzò davanti. Dietro di lei qualcuno rise. Clara masticò l’ennesima gomma, inspirò e non rispose come al suo solito. Il pullman finalmente arrivò. Purtroppo. O per fortuna. (Note autrice: esperimento tutelato su Patamu; codice di deposito: 96966 Tutti i diritti riservati. ***Storia a più capitoli e in corso.)
  11. Toddarts

    Clara cerca Clara

    PROLOGO Si svegliò con l'alba già passata da molto e la sveglia di conseguenza ad aver trillato per almeno tre volte, senza che lei ovviamente se ne rendesse conto. Clara era fatta così: poteva cascare il mondo - letteralmente - e lei non si rendeva conto di nulla. … Lei, perlomeno, ma non sua madre – già difatti piantonata alla porta come un carceriere vecchio stampo; il palmo deciso a schiacciare la plancia d'interruttore. Quasi si divertisse, quella vecchia canaglia, ad accendere la luce di scatto improvviso e accecante; o come suo solito anche sbattendo le mani come in un applauso ridicolo. Clara Maglioni non la odiava, ma non la compativa nemmeno. Per lei, sua madre era come se non esistesse... e non si trattava neppure di un pensiero poi così tanto lontano dalla realtà: sua madre non c'era mai stata quando ne aveva avuto più bisogno in assoluto. No, non c'era mai stata, a meno che non le fosse convenuto per metterla in ridicolo o prendersi il merito deliziato di svegliarla di soprassalto e obbligarla a partecipare a un'altra ed estenuante giornata di scuola nel peggior Istituto della sua Regione. O ad esporla come chissà quale trofeo: in quello, come madre era la migliore. Cosa mai le sarebbe potuto importare che sua figlia dormisse così tanto a causa delle continue prese in giro da parte della classe di corso o dal restante degli allievi delle altre? Cosa poteva importare a Silvia Vanna se la sua unica figliola oltre a subire certe cattiverie a ciel sereno ne subiva anche e soprattutto a casa, in primis a causa sua e della sua completa ignoranza e indifferenza? Clara scosse il capo una, due, tre volte, e poi si nascose al disotto del cuscino, cercando di sfuggire all'odiosa luce. «Sono quasi le nove e tu stai per saltare la prima ora!» precipitò la Silvia, sbattendo un'altra volta le mani. «Finirai bocciata se continui così!» Clara controllò distrattamente l'orologio sul display del telefonino sul comò e lo rimise subito in stand-by. «Sono le 7 e mezza e ti ho già detto che oggi iniziamo un'ora dopo, per questo dormo di più». «Tu ti alzi comunque! E poi non credere che io creda alle tue cazzate, Cla. Adesso basta con questo atteggiamento o non esci per il resto della settimana e resti incollata ai compiti fin quando non impari la lezione! E nel vero senso della parola! Sei ancora indietro di almeno cinque materie!» «Tanto recupero tutto. E non si chiamano più compiti. Non sono una bimba delle elementari. E poi con chi dovrei uscire? Ogni volta che ti dico che vado da qualche amica ti metti a dire che sono tutte delle stronze e non posso mai organizzare un pigiama party. Tutte lo fanno.» «…Ora ti alzi! O lo dico a tua zia! Altro che le tue stupide amiche!» Clara si alzò senza obbiettare ulteriormente. Zia Veronica era l'ultima persona desiderata da parte sua in quella casa, e certamente non avrebbe permesso a sua madre l'occasione di proporle una visita di ''piacere''. «Vado a prepararmi...» «Era ora!» sbottò la madre, e finalmente spense la luce. La ragazza annuì trafelata e sospirò, guardando ancora una volta la sua stanza di ritorno al buio e provò una certa invidia per Dixster, il suo gattone soriano appollaiato sul davanzale riscaldato dal termosifone; e addormentato come nulla fosse. ''Quanto sarebbe bello essere un gatto'', pensò. ''Non fare niente tutto il giorno, trovare già la pappa pronta. Solo che un gatto vive meno di un essere umano.'' In qualche modo quest'ultimo pensiero le calò una qual sorta di corposa sensazione di amarezza. Né poteva immaginare che di lì a qualche giorno quel gattone l'avrebbe presto abbandonata. … Ma questa è un'altra storia. Il bagno si trovava a poca distanza dalla sua stanza, come lo è per tutte quelle persone che si trovano a vivere in un appartamento discutibilmente brutto e ristretto, in un condominio anonimo di periferia. L’avevano acquistato quando lei aveva circa dieci anni ed era da poco morto suo padre per un tragico incidente; e da lì non si erano mai mosse, se non per fare ogni tanto qualche commissione rapida o andare a trovare parenti per le feste comandate (ovvero i classici parenti che durante i giorni normali non si rendono neppure conto della tua esistenza e se hai bisogno di aiuto puoi ‘’anche attaccarti al tram’’). Non era una casa spaventosamente orrenda – di orrende ne aveva viste in giro tra quelle popolari come la sua accozzaglia di appartamenti della Strada 9 –, ma Clara la odiava comunque; come del resto odiava qualsiasi altra cosa. Aveva praticamente perso il piacere in ogni attività: pallavolo, tennis, danza… Tutte bellissime cose che oramai le davano il voltastomaco. Si scacciò i nuovi pensieri ahimè padroni e in frullo nella sua mente e fece altri passi verso il bagno. O almeno tentò di farlo, poiché ben presto si sentì come travolta – come al solito – dall’ansia. «Sei diventata improvvisamente una bella statuina o ti decidi a spicciarti? Ti ho detto che ne ho le scatole piene delle tue cazzate!» precipitò ancora sua madre, notandola lì piantata sul minuscolo corridoio e ticchettando nervosamente un piede al suolo. «Sì, sì. Mi sbrigo, ma… Dai, va’ a fare quel che stavi facendo, su.» «Se ci fosse ancora tuo padre!...» «Non c’è, ma se vuoi anche darmi colpa di questo fai pure. Per quel che mi riguarda.» Ma Silvia non riuscì a replicare oltre che Clara era oramai già entrata in bagno… Finalmente. … Sì, finalmente in bagno… … A vomitare l’anima. * «Dio solo sa che razza di cose ti fanno assumere quelle che ancora osi chiamare amiche! E questa dovrebbe essere l’ansia? Ansia di cosa, sentiamo!» «Lascia perdere, mamma. Lascia perdere.» Silvia le puntò un indice contro. «Lascia perdere? Lascia perdere?!? Sono tua madre e ho il diritto di sapere che diamine mi combini quando non sei a casa e non ti vedo! Secondo te è normale vomitare a stomaco vuoto appena ti alzi? E questo spiega anche per quale assurdo motivo tu ieri sera avresti voluto saltare cena e la tua faccia da idiota al tuo ritorno dal dopo scuola! «Di’ un po’ la verità – e vedi di non mentire a tua madre: hai tagliato scuola? Hai fumato qualcosa?... O peggio?» «Ma ti stai sentendo?» Clara prese l’ennesima gomma da masticare pur di non rivoltare nuovamente lo stomaco. «Non ho mai assunto droghe. Ho vomitato per l’ansia.» «Ma ansia de che! Senti… vai a scuola che ne riparliamo a pranzo, e vedi che se mi vomiti di nuovo ti faccio fare l’analisi del sangue!» «Sì, ma dai retta a me» replicò la ragazza, prima di sbattere sonoramente la porta d’ingresso e filarsela velocemente lungo la scalinata. «Tu fattela al cervello.» (Note autrice: esperimento tutelato su Patamu; codice di deposito: 96915 Tutti i diritti riservati. ***Storia a più capitoli e in corso.)
  12. Toddarts

    Aspirante Autrice (Mi Presento!)

    ahaha grazie e ciao anche a te! oddio, scusami; credo di aver saltato quel passaggio! Speriamo! Comunque ciao anche a te e sì, la scrittura e la lettura ha questa strana magia di accomunare tutti, indistintamente dal nostro essere. Ed è proprio una delle ragioni per le quali penso che questo uso non debba mai morire, perché mentre altre cose progrediscono (o talvolta - tante volte - regrediscono ) il mondo Letterario resta tale.
  13. Toddarts

    Presentazioni

    Eccetto la sottoscritta che non sa cosa sia dormire, evidentemente (?) Beh, salve a te, dunque!
  14. Toddarts

    Aspirante Autrice (Mi Presento!)

    Salve a tutti, il mio nome è Toddarts (almeno, qui e probabilmente anche nei testi che un giorno spero di veder pubblicati!) Non sono una persona molto propensa alle presentazioni, salvo ove tassativamente indicato, poiché non so essere molto autocritica (in giusta dose lo sono, ma faccio particolare fatica a parlare di me), e tuttavia spero comunque di dire qualcosa di abbastanza esaudiente. Dunque, cosa dire di me senza fare troppi giri di parole e rischiare il capogiro generale? Posso solo dire di essere un'aspirante scrittrice da lunga data e di essere un soggetto troppo pignolo (la qual cosa è abbastanza difficile da portare avanti quando si tratta di convincere in primis me a capire se un determinato testo possa andare più o meno bene, perché pretendo il massimo dalla sottoscritta e sono sempre dell'idea - forse sbagliando - che prima di tutto ciò che scrivo debba piacere a me e poi agli altri, altrimenti mi rifiuto di proseguire; e tante volte magari il testo va benissimo ma sono io che mi faccio mille mila paranoie, pur albergando la speranza di concludere almeno UNO dei vari progetti cosiddetti nel cassetto; che a mano a mano si accavallano. Presumo che tanti di voi comprendano bene che cosa si provi). Che altro posso dire? La mia speranza, oltre a sperare di completare qualcosa in ambito di Scrittura è di ricevere eventualmente qualche dritta, qualche bel consiglio da gente più esperta di me! Ps, ho trovato questo sito per caso, ma sono davvero felice di aver scoperto questo ''Mondo''! Un salutone da Toddarts!
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