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CaraCara

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  1. CaraCara

    insicurezza per un POV horror, cerco consigli

    Ragazzi scusate se rispondo così tardi, ma lavoro 7 giorni su 7 ed a volte faccio anche 10 ore :P in tutto ciò studio e nei ritagli di tempo mi dedico alla scrittura. Io sono un maestro nello scegliermi i generi di nicchia, il mio lavoro-laboratorio (in firma), è un fantasy napoletano. Per quanto riguarda il post apocalittico l'idea è semplice. Il background fa da contorno ad una storia di vendetta personale, per farla breve il mondo è stato infettato da una neurotossina che genera un tumore al cervello, le cellule inizialmente si uniscono a creare una sorta di cervello periferico che man mano infetta il resto del corpo mutando l'individuo, in cosa muterà l'individuo dipende dal suo subconscio (e considerando l'attuale stato della razza umana, poco di buono). Alla lunga gli individui tendono ad inglobarsi a vicenda unendosi, col tempo questo morbo, dato che è composto da cellule cerebrali, sviluppa una sua coscienza decidendo volontariamente di inglobare tutta l'umanità. Gli individui infetti sono controllati come da una mente che fa da hub la quale a volte può infettare altri individui che diventano "portatori sani", solo per spiare le comunità umane che resistono. Questa è l'idea di base, il POV in prima persona lo valutavo per rendere la storia hard boiled, attualmente sto lavorando alla scheda dei personaggi, la cronologia di eventi esterna al romanzo, e la cronologia di eventi interna
  2. CaraCara

    Purismo letterario...si o no?

    Perdonate se non ho letto entrambe le pagine scaturite dal post, io la penso così: Prendiamo un pittore, può fare dei quadri astratti molto coinvolgenti ma.. sa fare solo quello? Un conto è un michelangelo che si cimenta nell'arte moderna, un conto è tizio qualunque che imbratta una tela perché non sa fare altro. Credo sia così anche per la scrittura come ad esempio quei poeti che credono di poetare facendo così e poi non conoscono ottenari e vari-sillabi, manco sanno chi era aristotele per dirti. Oppure potresti trovare un poeta estremamente tecnico che si è dato al verso libero per scelta, nella seconda ipotesi la differenza la vedi comunque. Quindi, libertà, stile personale, va benissimo: Ma sotto cosa c'è?
  3. Credo di aver già aperto una discussione simile riguardo l'uso dei punti di vista, vorrei però focalizzarmi sul genere horror Accanto al progetto in firma che continuo a portare avanti (romanzo praticamente finito, devo solo editare e postare), vorrei cominciarne un altro horror per la pubblicazione e qui non riesco proprio a decidere il punto di vista. Sinossina: Post apocalittico tipo apocalisse zombie, storia e stile verso l'hard boiled La terza persona passata mi porta spesso a fare periodi lunghi e descrittivi, anche durante l'azione mi da una tempistica più ponderata quindi avevo pensato di scartarla. Vedo un grosso uso della prima persona passata, che mi piace ma qualcosa del tipo: "Feci un paio di passi indietro, buttai l'occhio alla finestra: Stavano arrivando" non da l'idea che il protagonista comunque possa sopravvivere? Mentre con una prima presente "Mi muovo all'indietro, un paio di passi. Butto l'occhio alla finestra, cazzo, stanno arrivando" Mi suona più incalzante ma ho paura che la scrittura risulti povera Consigli?
  4. CaraCara

    Canale Audio Youtube

    Ciao Open (ma sei quello di Mentana? ) grazie per la risposta, il tempo si trova sempre è la voce che non mi piace. Non conosco IGTV, in realtà non ho nemmeno instagram ma ci darò un'occhiata
  5. CaraCara

    Tempo e pov preferito

    In maniera simile, il passato mi fa da romanzo storico, fantasy, mentre il presente da "età contemporanea", cioè, un racconto coevo a me lo vedrei bene narrato col tempo presente
  6. CaraCara

    Canale Audio Youtube

    Ciao a tutti che ne pensate della trasposizione in audiolibro di un vostro romanzo? Stavo valutando se associare al mio blog anche un canale del tubo dove fare una narrazione esclusivamente audio premetto che il mio è un prodotto totalmente free, non lo vendo secondo voi potrebbe funzionare o snaturerebbe il progetto?
  7. CaraCara

    Tempo e pov preferito

    La questione è così: Io prediligo il presente. Attualmente non lo uso con il mio blogghetto/romanzo, un po' per allenamento, un po' perché "chi di dovere" mi ha sempre dissuaso nell'usare la terza presente (figuriamoci la prima). Più in là vorrei cominciare un nuovo progetto più serio rispetto al mio attuale, rispetto al blog che è esclusivamente una palestra, questo sarà rivolto ai lettori, quindi sto facendo una sorta di ricerca
  8. CaraCara

    Tempo e pov preferito

    Perdonate i difetti ragazzi, è stato scritto di getto a lavoro via cell senza un minimo di correzione, era giusto per fare due esempi
  9. CaraCara

    Tempo e pov preferito

    Il lupo sollevò il capo estraendo il tartufo inumidito dal sangue, l'aria fredda di montagna graffiava sul calore che la carcassa morta da poco aveva inondato il muso. Era ancora assorto nel sapore metallico quando un rumore di rami spezzati attirò la sua attenzione, verso la foresta. Il lupo solleva il capo, ha il naso umido di sangue e scaldato dalla carcassa. La lingua passa come di consueto a pulire il muso portando il suo carico ferroso alle papille gustative e mentre è ancora assorto l'aria di montagna gli porta un rumore di rami rotti: Qualcosa si sta muovendo nel bosco. Fra queste due sentenze quale vi piace di più? è una sorta di "sondaggio" per capire i gusti che ci sono in giro.
  10. CaraCara

    Tempo e pov preferito

    Terza persona al passato Terza persona al presente Prima persona al passato Prima presente Per cosa vanno bene secondo voi e perché. Bis, quale preferite leggere
  11. CaraCara

    Cosa fate quando non avete idee?

    credo sia qualcosa di abbastanza comune, comunque hai una struttura ben delineata? Del tipo, io procedo così di solito: mi faccio una sinossi - poi la allargo con una descrizione più dettagliata man mano mi vengono le idee, poi comincio a suddividere la storia in varie sezioni, poi dopo comincio ad individuare i capitoli in queste sezioni ed INFINE comincio a scrivere davvero, è macchinoso ma non perdo idee e rileggendo come prosegue la storia faccio un "refresh" della fantasia, con me funziona, potresti provare ti sei chiesto se il genere è adatto a te? oppure il sottogenere? Anni fa autopubblicai il mio primo romanzo su Lulu, era un fantasy abbastanza classico, successivamente ho riprovato a scrivere ma ho trovato difficoltà insormontabili anche con altri generi, ultimamente - mai mi sarei aspettato - sto scrivendo un romanzo fantasy surreale con tratti demenziali, mai mi sarei aspettato di appassionarmi così tanto da desiderare di tornare a casa per scrivere anche dopo un anno, sempre con qualche idea. Fu un consiglio esterno, io non l'avevo nemmeno preso in considerazione, hai quindi mai provato a stravolgere completamente ciò che pensi di te?
  12. CaraCara

    Romanzo FantaSì

    La magica avventura di un elfo napoletano in un mondo fantasy popolato da mostri, maghi, guerrieri e creature fantastiche
  13. CaraCara

    Romanzo FantaSì

    Link a Romanzo FantaSì Lo aggiorno mediamente ogni sabato, ogni post è un capitolo o un frammento dello stesso che porta avanti una storia, ho inserito anche un articolo sulla narrativa anche se, tendenzialmente, questo genere di post saranno molto limitati
  14. CaraCara

    Romanzo FantaSì - Capitolo 1: Il viaggio

    Il commento qua All’alba era praticamente tutto pronto. Una dozzina di uomini, tenente compreso, armati con corazze di cuoio, spada, scudo tondo, balestra leggera e faretra con dardi alle cosce; di materiale più resistente solo un giustacuore e l’elmo con la calotta, guanciale e nasale con annessa gronda in ferro. I soldati erano disposti per metà su due carri coperti, per l’altra a cavallo coprendo i punti cardinali. George ed Ugard viaggiavano sul primo carro insieme ad una scorta mentre Kafraghas con il tenente e le altre guardie sul secondo. Il prigioniero aveva il capo e quasi interamente il volto nascosti da un cappuccio, le manette che stringevano i polsi contro i reni fermavano un sacchetto di cuoio che obbligava l’elfo a tenere le mani chiuse. Seduto di fronte vi era il tenente, aveva le rughe della fronte che facevano somigliare la pelle ad intonaco crepato, gli occhi fissi erano umidi e sembrava non sbattessero mai le palpebre, da seduto tendeva a stare con un fianco leggermente piegato, che lo costringeva a puntare il gomito contro il bordo dell’oblò rinforzato e l’occhio all’esterno. Accanto Kafraghas vi era un militare della compagnia con un moncherino alla mano destra, il guardabraccio sopra la menomazione era in ferro con numerose cinghie ed alcuni gancetti nel mezzo, era sprovvisto di balestra ed uno scudo a goccia che nonostante fosse agganciato sulla schiena risultava parecchio ingombrante. Dopo un indefinito periodo di silenzio l’elfo inspirò profondamente sollevando appena il mento e con sguardo fisso sul tenente cominciò a scandire a modo suo delle parole. - Aggia piscià - Vi fu un rapido scambio di sguardi fra i due militari, nessuno però disse nulla. Uno sbuffò dalle narici, l’altro deglutì con una smorfia, entrambi ritornarono a scrutare pigramente l’esterno che veniva sospinto dalla carrozza. - Eh, aggia piscià - Lo sbuffo dei cavalli, il trascinarsi del carro, il clangore delle giunture delle ruote che faceva eco ai rumori metallici dei soldati a cavallo, il vociare di Geroge ed Ugard nella carrozza di fronte e lo sbadiglio del cocchiere. Il sole picchiava così forte da costringere gli animali al riparo, alcune piante erano così bruciate da sembrare già essere baciate dall’autunno e Kafraghas aveva perso la pazienza. Senza più insistere divaricò leggermente le gambe facendo trasalire sia il tenente che il soldato mentre una chiazza d’umido si allargava divorando i calzoni. - Ma figlio di puttana! Fai proprio schifo! - L’urlo del militare zittì anche i due eruditi nella carrozza dirimpetto ed attirò gli sguardi incuriositi dei soldati - Non sembriamo una delegazione statale - Borbottò il religioso sporgendosi dall’oblò con il naso arricciato e lo sguardo fisso alla carrozza che li seguiva, lo studioso che gli sedeva di fianco imitò il compagno di viaggio nello sporgersi - Ma perché ci siamo fermati? - La scena che videro era quella del soldato monco che scendeva tirandosi il prigioniero per il colletto, a quella vista Ugard balzò fuori per raggiungerli - Ma vi sembra il modo di trattare il nostro ospite? - Notando l’espressione, il soldato ebbe un attimo di esitazione che fu però dissipata dal tenente - Maestro, torni sul carro, ci pensiamo noi a questo schifoso - Quelle parole non furono nemmeno pronunciate che incontrarono il tono più deciso dell’accademico - Schifoso? Tenente questo è un elfo! Vi rendete conto che potrebbe far riscrivere tutta la nostra storia con la sua testimonianza? - Padre Goerge non si fece attendere - La sua testimonianza? La scrittura sacra basta ed avanza, non c’è niente da riscrivere prima dell’esodo! - Lo studioso si voltò per dare la faccia all’ultimo arrivato, incalzando - L’esodo potrebbe non essere stato un esodo, se oltre gli oceani gemelli vi fossero altre terre? - - Un solo elfo Ugard! Non un equipaggio, inoltre non sappiamo nemmeno se è quello che pensiamo - - Non hai mai mostrato dubbi sulla natura del nostro ospite, adesso che temi per le tue convinzioni ti stai ricredendo? - - Abbiamo il dovere di restare con i piedi per terra! - - Tu sei un chierico! Non sei mai stato con i piedi per terra! - - Se è un elfo è anche una creatura divina! Le convinzioni DI CHI sono in pericolo? - - DANNATI I RE DEI DEMONI, I MARI GEMELLI E MIA MADRE CHE MI HA MESSO AL MONDO! BASTA! - Esordì il tenente esausto peggio che al termine di una campagna militare, optando per spingere di nuovo in carrozza il prigioniero, premendogli con la mano contro la spalla senza attendere che metta nemmeno il piede sul gradino. Kafraghas scivolò e la sua caduta fu seguita da un sordo tonfo: Una freccia si piantò nello sportello della carrozza. Con un balzo repentino, il grassoccio maestro Ugard si fiondò nella carrozza, aiutato dalla spinta di padre George che invece si limitò a sguainare la bastarda. I soldati della guardia con un movimento fluido e veloce portarono lo scudo a fargli ombra, senza variare la posizione e senza fretta non necessaria durante l’esecuzione dell’automatismo. Il tenente chiuse la manona intorno al fusto della freccia, estraendola senza troppo sforzo e saggiando la base della cocca con il pollice, poi inspirò e sollevò lo sguardo verso gli alberi ma senza puntarne uno preciso. - Scendi da lì, dimmi che vuoi, e forse tu ed il tuo amico vi salverete - La voce del militare aveva una tonalità alta, grattava le orecchie come onde sulla scogliera per il suo timbro, ma più che minacciosa pareva seccata. Dalle fronde non venne nulla, il prigioniero era muto, l’accademico invece implorava il collega religioso, unico senza scudo, di rientrare. Il graduato lasciò scivolare l’aria dalla bocca espirando pesantemente, muovendo un passo in avanti. - Non sei lì da molto, il tuo tiro è stato parecchio preciso quindi non sei stanco. L’angolazione ti dà su quegli alberi ma non scoccherai di nuovo per non rivelare la tua posizione precisa. Nessuna delle mie sentinelle ha visto dove sei, bravo, ma solo uno, al massimo due uomini possono seguire una compagnia di soldati senza essere individuati o destare sospetto, e l’altro, o gli altri due, non soccheranno rischiando di farsi individuare specialmente con la magra consolazione di prendere uno scudo o un cavallo sprecando l’effetto sorpresa secondario, che comunque ormai sorpresa non è - La fronte del militare si corrugò in una silente invocazione e terminando poi con una smorfia di impazienza, la sua mano destra muovendosi come sott’acqua si sollevò, e senza che nemmeno finisse di portarsi verso l’alto il resto degli uomini si ritrovò con il teniere della balestra poggiato sullo scudo, spronando i cavalli ad avanzare molto lentamente. I soldati allargarono il perimetro parecchio prima di scambiarsi i posti a sensi incrociati, in modo da avere sempre sott’occhio il commilitone che lo precedeva, ma non trovarono nulla. Il capobrigata fece un cenno di diniego con la testa, il tenente restò per qualche secondo in silenzio ispirando spazientito, poi, dopo aver mormorato qualcosa ordinò l’avanzata. - Ormai è palese che ci seguono - borbottò al capobrigata dopo aver calato il braccio ed accingendosi a rientrare - Prendi la mezzavia - Prima di notte il convoglio riuscì a svincolarsi dalla foresta e discendere un pendio che consentì alla compagnia di accamparsi per una nottata nervosa ma tutto sommato tranquilla. Il giorno seguente fu impiegato a macinare l’enorme prateria che avrebbe portato ad un fiume nei pressi di un sentiero che si sarebbe dispiegato fra le montagne. Il tragitto scelto dal tenente allungò i tempi di percorrenza di almeno una settimana, ma il sostare due notti in aperta pianura tranquillizzò gli uomini e le due personalità statali che aveva in custodia insieme al prigioniero, che dal canto suo dimostrava una certa noncuranza sia per gli avvenimenti che lo circondavano sia per i futili interrogatori di scienza e religione. Le fermate erano predisposte a circa una mezz’ora abbondante prima del tramonto, durante la quale le guardie a difesa del perimetro svolgevano una ricognizione veloce nei dintorni riservandosi metà del tempo impiegato per ritornare ancora con la luce. La trasparenza dell’aria, l’ampia visibilità della zona ed il particolare silenzio che a tratti calava, rendeva particolarmente semplice identificare minacce esterne, cosa che però non avvenne mai. Il gruppo arrivò all’ingresso del sentiero di montagna con una stima di circa un paio di giorni di vantaggio rispetto agli inseguitori, ammesso che vi fossero ancora. Il sentiero si inoltrava in una gola che era assicurata ad ovest da una ripida e spigolosa parete rocciosa, mentre al lato opposto, proseguendo, il sentiero cedeva in una lunga discesa verso una vallata incasellata fra la catena rocciosa ed una pianura adiacente ad un lago che però era impossibile scorgere da lì, mentre la serie di acquitrini che avevano ai piedi, sebbene ancora parecchio lontani, erano ben visibili attraverso la leggera foschia diurna. - Un azzardo - Il maestro Ugard era scettico su quella decisione del tenente, aprendosi durante una sosta con il capobrigata - In quella situazione è tutto un azzardo - gli rispose quest’ultimo quasi in maniera pavloviana - che fosse un tentativo di farci cambiare strada era palese, chiunque ci ha attaccati conosce bene la zona, probabile che si aspettasse una deviazione verso sud in direzione della carovaniera per prendere la strada prima del previsto, oppure direttamente il rientro in caserma. Nel primo caso sarebbe stato più facile tendere un agguato, nel secondo - una breve pausa - Chissà, forse avevano già un piano per far uscire il prigioniero di cella, ammesso che l'obiettivo sia lui - Lo studioso restò perplesso - Come fate a dirlo? Nel senso, perché siete così sicuri che volessero farci tornare indietro oppure farci battere una strada semplice e conosciuta? - Il soldato accennò un sorriso - La freccia - sospirò - L’hanno fatta ad Hops, stesso impennaggio, legno e punta da caccia - Quella sera i dubbi portarono Ugard in disparte, seduto sul ciglio del burrone giusto dietro la curva che nascondeva il fuoco basso dell’accampamento al prosieguo del sentiero. Tronco ricurvo sull’addome adiposo che faceva da cuscino, ed una pipa da viaggio ricavata da una pannocchia. - Ti è stato proibito fumare - Disse George andando a sedersi giusto accanto a lui, mimando con la mano per rubare un tiro - Sono state proibite tante cose - rispose lo studioso in un sospiro, lo sguardo basso e la voce fiacca, i lineamenti pendenti come se vi gravassero dei pesi - Ci stai pensando anche tu, vero? - Esordì il chierico dopo un lungo silenzio - Che è più grave aver ragione che torto? Che se quell’essere insulso fosse davvero un elfo, l’esodo sarebbe reale, ma ben lungi dall’essere la creatura divina e guardiana benevola degli avi - Ugard soffiò lentamente del fumo dalle narici - Beh, i nani vi sono ancora sebbene pochi e lontani, ed anche terre remote dove girano le tribù pelleverdi, quindi perché non dovrebbero essere esistiti anche gli elfi? Mai negati, è solo che non abbiamo mai trovato nien… - Ad un tratto l’urlo di un soldato - METTETEVI AL RIPARO! - E poc’anzi, altra voce conosciuta - MANNAGGI A JEPPSON! - Infine il crollo, ed un pezzo di montagna che si portò giù uno dei carri.
  15. CaraCara

    Un altro pianeta

    Mi spiace essere in disaccordo ma vedere spezzato il decasillabo mi fa venire l'orticaria per me il testo va bene così, se proprio dobbiamo "moddarlo" allora magari metterei giusto una o due pause in più (virgole al posto di congiunzioni, ho la tendenza a "trattenere" il lettore piuttosto che farlo scivolare nella musicalità delle parole) e sostituirei la parola composta con il trattino, ma è un surplus comunque, giusto per parlarne perché i versi per quanto mi riguarda mi piacciono anche così
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