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Rocco Lassandro

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  1. Rocco Lassandro

    [LP 8 fuori concorso] Déjà-vu

    Ciao, @Talia, la poesia non l'ho scritta oggi. Ti ringrazio per il tuo commento perché mi ha aperto gli occhi, avrei dovuto leggere con attenzione il regolamento, credevo fosse sufficiente che il componimento fosse in tema con la traccia, ma evidentemente non è così. Purtroppo è la prima volta che partecipo a un contest e quando sono venuto a conoscenza di questo ho avuto appena il tempo di capire come funzionasse, non sarei mai capace di scrivere una poesia così velocemente. Comunque ho segnalato la cosa ad @Anglares così potrà prendere i provvedimenti necessari.
  2. Rocco Lassandro

    [LP 8 fuori concorso] Déjà-vu

  3. Rocco Lassandro

    [LP 8] Nostalgia

    Leggendo la poesia, ho pensato: "Questo stile non mi è nuovo...". Controllo sul mio profilo, e cosa salta fuori? Che avevo già commentato una tua opera, @Exairesi. Devo dire che a primo impatto, almeno nella mia esperienza, le tue poesie risultano un po' ostiche, ma, già a una seconda lettura, sprigionano tutta la loro bellezza. In "Nostalgia", mi sembra di poter individuare quattro strofe di quattro versi ognuna ed ogni strofa ha la struttura e sembra incarnare l'andamento di un respiro in cui la vividezza del ricordo sale fino a diventare quasi reale nella fase di inspirazione. Il culmine viene toccato nel secondo verso di ogni strofa ("corpo, massa di ombra che preme", "corpo, ammasso di attimo che avvolge", "corpo, nebbia di nostalgia che cala", "su di me rimane a pesare il tuo corpo"). In questi versi, nei quali ricorre la parola "corpo", dimensioni (quali quelle dello spirito o del tempo) diverse da quella della materia (quella del corpo, appunto) si fondono, si rispecchiano e si confondono con questa per colmare l'impronta lasciata nell'anima dalla persona evocata. Nella seconda parte di ogni strofa (l'espirazione), la forza di evocazione sembra scemare e cedere il posto, con il quarto verso ("e poi scivola di passi nelle notti insonni", "e dice e trascina e ha baci di tetro silenzio", "e piove sulla pelle il senso dei giorni di ieri", "fuggono intanto i giorni, le ore – il presente"), alla tetra percezione del presente e di un ricordo che non è nient'altro che nostalgia di un passato che, in quanto tale, non potrà più essere vissuto. Questo, in particolare nelle prime tre strofe, accade in modo quasi inaspettato, con un verso che, senza darne sentore, si trasforma improvvisamente in uno schiaffo che restituisce il pensiero alla realtà. Bene, non so se la mia lettura è stata corretta, comunque la poesia mi piaciuta molto, complimenti!
  4. Rocco Lassandro

    Lampi di Poesia 8 - Topic ufficiale

  5. Rocco Lassandro

    [LP 8 fuori concorso] Déjà-vu

    Traccia 2: una persona Una pagina dispersa, il mio sguardo, segue il vento, indifferente, sui passanti, sciupando momenti, fiumi di coscienza, senza memoria, ti cerca, gravita attento, disegna anelli, spire che scivolano lontano, sempre più rapide, strette, si posa su di te, che mi stai guardando, in un lago, annega come un sasso, a tutto il resto, ormai cieco, ti riconosce… e un'eco, in me, continua a farlo. Una lanterna proietta il mondo, azioni inutili, sui nostri volti, sul buio alle nostre spalle, bianca calce, miraggi, vuoto, spazio relativo, un muro di carta, l'universo, inconsistente, si buca con un dito, si lacera, dissolto e, di reale, non restiamo che noi e due dischi d'asfalto a sorreggerci, noi, lì, in piedi, divisi, così vicini, da una distanza minima e infinita, indugiamo a guardarci… perché indugiare? Non c'è noia nei tuoi occhi, ma un rifugio e il riflesso di un rifugio da una vita noiosa, un vuoto insistente, avito, maledizione divina, un vago desiderio, una fantasia accarezzata per distrarsi, per riempire un tempo inutile, ma… accade qualcosa, muta all'improvviso, scocca un filo, una nota trema, suona una voce, un filo teso tra le nostre anime, invisibile, riscoperto, mi sorprende… un po' di nostalgia. C'è già un legame tra di noi, nato chissà quando, l'eternità traspare da un istante, ricordi di vetro non lasciano intravedere altro che il presente, ma sento il loro spessore, li riconosco nella realtà, mutevole come acqua, che gioca con le forme, s'impenna in marosi frustati dalla burrasca, la inghiotte, il vortice di un processo di agnizione, ti ho già vista lì, eri lì, vite fa, in un giorno identico, un dì che vivo e, soltanto adesso, mi sovviene. Eri lì… o eri già nella mia anima, stillavi nettare come una spugna, se ne impregnavano le spoglie, lasciavi la tua impronta nella gola, nel petto, nello stomaco, si piega il ventre, le ginocchia toccano il suolo, le mani si posano, gravità lunare, sondano, cercano radici, sì, tu eri lì, in un corpo che non ha più confini, e lasciavi la tua impronta, un'impronta che non trovo, chi sei, vivida di colori, tu che ti stagli tra la folla, su di uno sfondo grigio? Ti passo accanto e proseguo oltre, non andartene, sussurra un angelo o, forse, un demone, lei è lì, l'aria si cristallizza in una rete di stelle lontane, la tua immagine resta impigliata e ti trascino via, ti lascio il mio cuore, dipana la carne, t'insegue la mente, le ossa si protendono nel cammino, in testa al corteo di un uomo che vive altrove, colpevole di non essersi appoggiato a un muro a sfiorare il tuo corpo, con lo sguardo, il tuo profilo. Sono stato un eroe, vite fa, con un altro nome, forse, ma un volto identico, che nessuno ha ritratto e chi ci si fosse provato, avrebbe ottenuto la maschera, forse, ma non il carisma, un'aura che nessun elemento costituisce, ma, invisibile, affascinava le folle, conduceva gli eserciti, conquistava gli imperi… e te, sì, devo essere stato un eroe, se tu hai potuto amarmi, ma di un amore inutile, se, in quella vita, bramavo soltanto la morte… che se ne fa, l'amore, di un eroe?
  6. Rocco Lassandro

    AAA unità cinofila cercasi

    Grazie, @Ippolita2018, sono felice che tu abbia apprezzato il mio componimento, posso anche dirti che, assimilando la mia poesia a una canzone, hai colto nel segno: in effetti, quando scrivo poesie, seguo una melodia interna e, più che pensare, canto e non lascio in pace i versi finché non soddisfano il mio orecchio. Grazie anche a te, @flambar, hai ragione riguardo all'unità cinofila, ma quando ho scelto il titolo avevo due cose in mente: innanzitutto, la donna a cui la poesia è dedicata, che non potrei ricordare senza rivedere al suo fianco il suo adorato e inseparabile amico a quattro zampe (ma questo il lettore non lo può sapere); e, poi, il bisogno non di semplice compagnia, ma quello urgente di soccorso, del quale volevo che il titolo rendesse l'idea, e "AAA cane cercasi" o "AAA amico a quattro zampe cercasi" mi sembrava non si prestassero allo scopo, oltre ad essere meno accattivanti, così ho voluto concedermi una licenza poetica. E, infine, grazie a te,@Sira, per lo scrupolo con cui hai analizzato la mia poesia, grazie per i consigli, molti dei quali hanno risvegliato i dubbi che mi hanno accompagnato durante la stesura, ne farò tesoro, e sono felice che, malgrado i difetti, la poesia sia stata ugualmente di tuo gradimento
  7. Rocco Lassandro

    Scene di un crimine

    P.S.: secondo me, la mosca è morta di vecchiaia
  8. Rocco Lassandro

    AAA unità cinofila cercasi

    Qui, non ci credo, davvero sei qui, inconfondibile come un lapillo in mezzo a una tempesta di neve, tu, imprevedibile e incandescente, hai proprio deciso di farmi sognare e ti accendi in mezzo al gelo. Ma, mentre t'incrocio, sono ancora in catene, attonito, incalzato dalla corrente: la mia automobile scivola via e, ignara, coronata di sterpi, camminando assorta in discorsi riflessi, tu scompari chissà dove. No, non sarà questo fiume a fermarmi, io non posso, non devo, non voglio, non so smettere di amarti. Sì, si tratta solo di girare un po' intorno, sperando, in qualche modo, di trovarti, attenti a non farsi più male. Ti vedo e, in un indisponente colpo di clacson, comune verso di uno stormo incivile, riconosci la mia voce, è strano, abbiamo domato, cavalcato il mondo, eppure eccoci e niente è cambiato, io, seduto, e tu, sulle punte a cercarmi. Un sole, caldo e distante è per me, il tuo sorriso, sorride anche chi, un tempo, mi ha odiato, benevolo, indulgente, senza attese, è… il sorriso di una matriosca, di chi, il mondo, ce l'ha tutto dentro, un vivaio d'amore, e il resto non conta, anzi non ti riguarda, cresce e si moltiplica, il tuo mondo, senza riserve, innocente; io, sterile, colpevole, impunito. È tardi, abbiamo fretta, vado, ti lascio andare (è presto, ma ho troppa voglia di abbracciarti e neanche il diritto di uno sguardo). Trema, ogni cellula di questo corpo disgraziato, dibattendosi nella febbre di un'illusione, una lacrima sull'orlo delle ciglia, sospesa su di una solitudine infinita, infreddolita e fragile, ha bruciato le energie per vivere un'emozione. Ricordo quando la malattia mi lasciava senza fiato: il coraggio poteva star chiuso in una mano; circolavo come una moto sbullonata. Ora, capisco, di averti lasciato le mie ossa, una tela da cui sono fuggito, non è gioia, fa anche più male, un deliquio vigile. Capisco e m'invade un senso di apatia, la tristezza profonda e indolore di un corpo senza vita: sbarre piegate, terra lustra di una coscienza che non sente, strascico di carne, volto privo di espressione, sguardo senza luce, muscoli distesi. La strada, guardo, contemplo, immune da pensieri: seguo un programma inciso nell'inconscio, rincaso per poterti mangiare. Un momento, per accasciarsi inerte su una sedia, braccia penzoloni… e neanche un cane che venga a insinuare il muso tra le palme!
  9. Rocco Lassandro

    Scene di un crimine

    Un amore finito, discusso e ridiscusso un'infinità di volte, un amore di cui non vale più la pena parlare, intorno al quale le domande e le risposte si ripetono in modo meccanico, un argomento che ha stancato, superato, ormai acquisito, il cielo scorticato di una mattina di novembre è senza dubbio più interessante, persino il rinvenimento del cadavere di una mosca risulta più interessante. Il quadro che la poesia ritrae è quello di una coppia che parla del proprio amore e, mentre lo fa, l'attenzione viene catturata da un insetto morto e quello che dovrebbe essere un particolare trascurabile assurge al ruolo di protagonista della poesia, tutto il resto scivola apparentemente sullo sfondo e da lì fa capolino soltanto attraverso pochi accenni. In realtà il cadavere della mosca deve il suo ruolo al suo potenziale metaforico, è l'espediente attraverso il quale poter parlare ancora un'ultima volta in modo partecipe e quindi risolutivo di un argomento del quale diversamente si parlerebbe in modo distratto, assente, per poi accantonarlo col prosieguo della giornata e l'incalzare degli impegni quotidiani. Ogni verso mi sembra pregno di significati. Ho trovato particolarmente suggestivi i versi in cui con l'immagine dei gusci di pistacchio abbandonati sulla tavola e le tazzine di porcellana dimenticate in una credenza, attraverso degli oggetti inutili, insomma, si rende il tenore emotivo della discussione, "abiti disidratati di una curiosità". Si vorrebbe accantonare ancora una volta l'argomento, ma non è più possibile, non si sta più parlando di una storia che non funziona, ma di una storia finita. "Se avessimo un tappeto...", questo verso esprime nel contempo il bisogno superstite di provare a salvare qualcosa e la consapevolezza dell'impossibilità: la fine di un amore non può essere nascosta sotto un tappeto. Immaginare lei che mormora quelle ultime parole mi ha ispirato una profonda tenerezza. Complimenti, Roberto, una poesia molto bella, mi piace nell'idea e nella sua realizzazione, non avrebbe potuto essere scritta diversamente, nell'insieme e in ogni passaggio mi sembra perfetta, t'invidio, quando l'ho letta ho pensato che una poesia così avrei voluto scriverla io.
  10. Rocco Lassandro

    Ninna nanna per autostoppisti anonimi

    Grazie per il tempo che hai dedicato alla mia poesia, Johnny, e grazie per i suggerimenti.
  11. Rocco Lassandro

    Ninna nanna per autostoppisti anonimi

    Sono un uomo, non un astro che, solitario, arde nell’universo né un essere tutto d’un pezzo ché, di pezzi, ne ho tanti, divisi, dispersi, sfiniti, inerti, io, sperduto in un piccolo spazio, giaccio rannicchiato su di un letto, sotto una pila di coperte che mai potrebbero eguagliare il calore e il peso di un abbraccio, non fa freddo né ho alcun male, eppure mi sento fragile, intirizzito, vulnerabile, esposto, malinconico, impregnato di tepide lacrime come un animale in convalescenza, intimidito, attonito, inerme, sopraffatto da una vita trascendente. Non avrai neanche un secolo e, guarda il cielo quant’è grande, tu non sei che un punto effimero, un uomo non sarà mai più vecchio di quanto può esserlo un bambino, il freddo, c’è ed è al tuo interno, un tempio buio in cui ulula il vento, il tuo corpo è cresciuto, ma, ancora di un utero, l’anima cerca il conforto, tasti il vuoto, cerchi un muro che ti protegga, nasconda il mondo, ti occorrerebbe un’altra pelle su cui far migrare la tua trepidazione, le nenie di un cuore caro, ma è notte, perciò, dormi, scivola nell’oblio finché l’alba di un nuovo giorno, sorgendo, non verrà a riscaldarti.
  12. Rocco Lassandro

    Solitudine gemella

    Cos'è la pioggia? Uno sfogo, liberazione di energia, traduzione di questa in azione, materia, refrigerio. Un processo simile all'amplesso. Cos'altro potrebbe lasciare un letto disfatto? Forse una notte tormentata, insonne... e, dopo aver letto il precedente commento, qualche dubbio a riguardo mi è venuto. Ma quella che qui riporto è la mia prima impressione e, magari sbagliando, a questa voglio attenermi. Come gocce di pioggia si muovono le ombre sulle lenzuola, come gocce di pioggia l'io, che si dibatte nella propria prigione per fondersi a un'altra coscienza, batte contro la pelle e, attraverso la pelle, contro un altro corpo. Tutto precipita, azioni e parole hanno la consistenza di un fiocco di neve che si dissolve su un terreno asciutto, assetato, ciò che conta è il presente, se qualcosa si proietterà nel futuro sotto forma di ricordo, lo dovrà al caso, perché l'obiettivo è la fuga, lo stordimento, l'eclissi, sottrarsi per un momento, estraniarsi dal tempo, dal mondo, da se stessi, rifugiarsi nell'ombra, nelle profondità delle proprie sensazioni. La prima strofa della poesia ritrae la pioggia o, meglio, la registra, è una lunga sequenza di fotogrammi che si susseguono a ritmo serrato, quello che riprende è un'azione. Alla pioggia segue la quiete, un fermo immagine, un singolo fotogramma, immobile, assoluto, ritratto nei pochi versi della seconda strofa, il tempo si dilata. Quiete di membra addormentate, laccate dalla luna come asfalto lustro di pioggia. Corpi ignorati dal mondo, coscienze che ignorano il mondo, individualità inesistenti perché assopite, dimentiche di se stesse e di quanto le circonda, la vita è coscienza e azione. Quale confine rappresentano gli occhi? Un confine tra il mondo e un io unico e imperscrutabile testimone di se stesso. Di qui, il senso di un nucleo di solitudine inespugnabile, dramma gemello di ogni essere senziente.
  13. Rocco Lassandro

    Eppure c'è un'isola

    Se scruto l'orizzonte, vedo soltanto il mare, eppure c'è un'isola, laggiù, nascosta chissà dove. Assediata dalla tempesta, un'isola di pace, una fortezza inespugnabile, per l'uomo, rifugio dalle ombre della vita, un amore dimenticato per una donna d'altri tempi, un romanticismo inatteso per poterlo ricordare. Onore e rispetto, sacrificio, dolore, braci che ardono nella carne, nel sangue, sotto un letto di pelle, un sorriso autentico, gioia che riempie l'anima: i suoi colori, gli odori. Immune al vento, la sua luce, del mare, vince la schiuma, la notte, il cinismo, la disillusione. C'è un'isola, laggiù, seppure nascosta chissà dove, una donna in mezzo al mare, il suo nome è amore.
  14. Rocco Lassandro

    Autunno

    @spaiato, l'immagine della foglia rende in modo geniale il significato di una stretta di mano che si consuma tra due persone che si dicono addio e le sensazioni che l'accompagnano, in particolare nell'istante in cui la stretta si scioglie e una parte, quella che non ha voluto la separazione, sente montare improvvisamente e dolorosamente dentro di sé la consapevolezza che quella è l'ultima volta in cui ha potuto sfiorare la mano della persona amata e che parallelamente a quello fisico, che non può compromettere l'unità dell'essere, anche un'altro legame, più profondo e spirituale, ha esaurito la propria parabola lasciando invece l'essere monco. Mi piace. Quanto al finale, sebbene ci sia qualcosa che non mi convince nel modo in cui l'ultimo verso è articolato e nella scelta delle parole, tra le due versioni preferisco la prima e l'immagine che mi suggerisce, di quell'essere monco, seduto a una finestra, che, con lo sguardo perso nell'orizzonte e nei ricordi, quasi inconsapevolmente, in un sospiro intriso di malinconia, sussurra un nome per il quale ormai ha orecchie, ma non memoria, soltanto il vento.
  15. Rocco Lassandro

    Un cuore di magma

    Ciao, @Nerio , la tua minuziose analisi è molto suggestiva. Seguendo altre discussioni, mi è già capitato di imbattermi nei tuoi interventi, ma non avrei mai immaginato che un giorno ne sarei stato oggetto: mi sento lusingato. Questa poesia risale ad alcuni anni fa, quindi per poter verificare che le tue osservazioni fossero esatte sono dovuto tornare un po' indietro con la memoria. Fonte d'ispirazione sono state le confidenze di una giovane amica, l'ingenuo virgulto è lei e il cuore di magma è la sua anima: un essere sospeso tra due fuochi e in balia di essi, uno esterno, quello del mondo, della natura, delle suggestioni e dei casi della vita, e uno interno, quello dei desideri, delle passioni, dei dubbi, degli scrupoli e dei più svariati complessi, di una razionalità contorta, iperattiva, ma per lo più irrazionale. Il risultato è una vita lontana anni luce dalle fantasie di una bambina e anche in stridente contrasto con le intenzioni e le aspirazioni di una donna ormai inserita nel mondo. La domanda che si poneva questa mia giovane amica era: "Perché sono così diversa dai miei genitori, dalle mie sorelle e dai miei fratelli?". Le gioie e i dolori che lei provava erano frutti di un animo tormentato e vitale. Quello che mi proponevo era di rappresentare questa condizione, quella di un essere che non ha la forza di determinare il corso della propria vita perché soccombe alla forza di elementi che lo trascendono. Devo dire che la tua interpretazione corrisponde in molti punti con questa rappresentazione, quello che era invece lontano dalle mie intenzioni era l'idea di trasmettere un qualsivoglia messaggio, ma, se ogni entità e ogni fenomeno trovano compimento nello sguardo di chi li osserva, arricchendosi dei significati e dei messaggi che questi gli attribuisce, perché lo stesso non dovrebbe valere per una poesia? Tanto più si presta in questo senso la mia poesia proprio perché, ambendo a un'imparziale rappresentazione di una realtà ed essendo quasi ineludibile nell'uomo, rispetto a quanto si offre alla sua esperienza, un approccio di tipo morale, si presenta in qualche modo incompiuta agli occhi dei suoi lettori. Quanto al suono delle parole e alla musica intima dei versi, sono, in effetti aspetti, che sto cercando di penetrare e di curare, ma non so se ci riuscirò mai. Comunque grazie, per l'attenzione e per i consigli. Alla prossima
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