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    Battesimo di un Eroe

    @M.T.@M.T. Grazie per la recensione e per le correzioni, soprattutto per il tempo speso a rivedere i vari verbi nel testo, non mi ero reso conto delle incongruenze.
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    Battesimo di un Eroe

    @Alessia99Ciao e grazie davvero, é una recensione fantastica la tua Hai messo a nudo tutti i problemi del testo e mi hai fatto capire quanto si sia discostato dalle mie intenzioni, spiego meglio: molte delle tue critiche toccano aspetti che io ero fermamente convinto di aver sviluppato nella maniera migliore. Ora invece mi accorgo di aver sottovalutato la parte di storia che "stava solo nella mia testa", se confrontata con "quanto effettivamente mostrato al lettore". Ho dato per scontato che il lettore seguisse lo sviluppo del personaggio così come lo vedevo io, mentre avrei dovuto approfondirlo ben di più per restituirlo al meglio. Grazie infinite per avermelo fatto comprendere
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    Battesimo di un Eroe

    @LauramCiao, grazie per la recensione e per le osservazioni sul testo, ho sottovalutato l'importanza di una struttura narrativa ben definita per concentrarmi solo sui fatti, così come li immaginavo; noto ora che é venuto fuori un minestrone, decisamente troppo caotico Per quanto riguarda il tuo dubbio: nelle mie intenzioni, il commento della ragazza serviva a ricollegare il discorso alla battaglia appena svolta, citando un fatto di cui solo lei ha effettivamente memoria. Il protagonista non riesce (in maniera quasi esilarante) a vedere i prigionieri diversamente dai soldati nemici, considera le loro parole pericolose e ingannevoli, si aspetta un tranello, così davanti a quel discorso (per lui, in effetti anche per il lettore, non riconducibile a fatti visti o conosciuti) carico di sofferenza, si barrica dietro la convinzione di un'ipotetica menzogna, pur di non considerare l'ipotesi di un racconto sincero. E spiegandolo qua mi rendo conto di quanto male abbia espresso l'idea nel testo, ho decisamente avuto troppa fretta di condensare il tutto. Grazie ancora
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    Battesimo di un Eroe

    @UniusCiao, grazie mille per la recensione. Non avevo considerato l'importanza del contesto, ammetto di aver scritto la storia come un semplice esercizio, senza riflettere a fondo sulla resa della guerra nel testo. Grazie per avermi fatto notare questo aspetto, le tue osservazioni sono più che corrette, direi necessarie
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    Battesimo di un Eroe

    @AndC Capito, hai perfettamente ragione. L'ho scritto in terza persona, come mio intervento personale; non mi ero soffermato a pensare sulla sua eventuale scorrettezza, grazie per avermelo fatto notare
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    Battesimo di un Eroe

    @Luigi Amendola Ciao, grazie a te per la lettura
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    Battesimo di un Eroe

    @Mirko Bacci Ciao, grazie per il pensiero Hai centrato il punto, la lunghezza del testo. La prima stesura aveva quasi 1500 caratteri in più e approfondiva proprio il cambiamento del personaggio. Tuttavia ho revisionato il testo varie volte per portarlo sotto i 10000 caratteri, tagliando molte scene; solo dopo ho scoperto che potevo metterlo tra i racconti lunghi, ma ormai le parti rimosse erano andate. Sulla guerra invece concordo; in sostanza non mi ero messo il problema di risolvere la questione, perché mi interessava solo fornire un resoconto delle esperienze del protagonista, così come si sono svolte. Grazie per avermelo fatto notare
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    Battesimo di un Eroe

    @Floriana Ciao, grazie per la recensione Colpa mia, l'ho fatta troppo criptica In altri termini sarebbe: "Vedevo l'anima del paese nei volti degli abitanti; cercavano di augurarmi fortuna, ma nascondevano la paura peggiore". Ho condensato molti fatti in poche righe, per arrivare subito al dunque. Pensi fosse meglio una trattazione più ampia? Il campo di battaglia, più in generale il mondo stesso con le sue guerre. Il significato è a metà tra "sconvolto" e "disgustato". Grazie alle poche indicazioni date dalla madre del bambino; va detto che non mi sono preoccupato troppo di giustificare quel passaggio, grazie per avermelo fatto notare Grazie anche per la nota riguardo ai dialoghi, sperimenterò in futuro
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    Battesimo di un Eroe

    @AndC Grazie per la recensione; sei il mio primo lettore, quindi immagino di doverti un "Grazie" speciale Grazie per avermelo fatto notare, nel testo ho espresso male quella parte. Le frasi al presente erano una "autocitazione" del protagonista, che quindi parlava al passato anche in quel caso. Colpa mia per aver organizzato male il tutto, ammetto che non si capisce al volo Qua non capisco a cosa ti riferisci, scusa
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    Battesimo di un Eroe

    Commento 1 Commento 2 Mi hanno sempre raccontato della grandezza della mia nazione, della sua lunga e gloriosa tradizione; le altre hanno sempre qualche difetto, qualcosa che le rovina. Chissà perché non sono come noi? Dev’esserci una sola spiegazione: siamo i migliori! Convinto di ciò decisi che l’avrei difesa, combattendo per lei. Così presi la strada dell’esercito. Abbandonare il mio paese, la casa di una vita, fu difficile. Nella mia testa ribollivano sogni e timori mentre guardavo fuori dal treno. Vidi l’anima del paese nei volti che si fingevano rassicuranti, auguravano buona fortuna, eppure sapevo la verità. Nascondevano la paura più crudele: l’attesa di una notizia infausta. Così partii per una nuova vita. Fui assegnato alla quarta divisione, stanziata nelle retrovie. Raggiungerla non fu facile. Impiegai dieci giorni in treno, dividendo il poco spazio con cinquanta compagni. Rimpiangevo l’odore della stalla, con tutto lo schifo che c’è dentro; improvvisamente quella vecchia vita sembrava un miraggio. Arrivai infine a destinazione, cinquanta chilometri mi separavano dal nemico. Non sapevo su di loro che lo stretto necessario per odiarli, non bramavo altro. Barbari di un paese sulle montagne, gente ignorante che spende il suo tempo per una vita misera. Quando non mangiano bevono, quando bevono vengono alle mani, quando lottano lo fanno per uccidere. Non c’era umanità in loro, non una briciola della nostra civiltà. Tutti avevano sentito queste storie, perciò intuii la verità in esse. Dovevo oppormi a loro in nome di tutti i miei fratelli. Chiesi e richiesi di poter combattere, finché mi fu fatto quest’onore; partii alla volta del destino. Arrivai in tre giorni di marcia frenetica insieme ai rinforzi per la seconda linea. Quasi fosse un presagio di fortuna, proprio allora giunse la notizia: “Abbiamo sfondato! Presa la prima trincea, è nostra!”. “Urrà, urrà!”. Le grida esultanti si levarono dall’intero corpo armato; io urlavo pazzo di sentimento, intontito per la prima indescrivibile emozione della mia missione. Il nemico era caduto, aveva perso la prima linea difensiva e arretrava disperato. Sentivo gli spari, le esplosioni spaventose e vedevo la terra sbriciolarsi per poi salire al cielo; ma non avevo paura, perché era il nemico la preda. Fui mandato con i rinforzi a ripulire il campo e la magia sparì; rimpiangevo l’odore del treno, quel vagone pieno di cinquanta uomini sudati e spaventati. La terra che da lontano mi era parsa benedetta, il sacro suolo di una grande vittoria, bagnato dal sangue del nemico e testimone della sua disfatta; si rivelò ora per ciò che era, un mattatoio. Io che per anni avevo immaginato la sensazione inebriante del combattimento, io, che credevo di arrivare all’altare più glorioso. Io, là in mezzo, vomitai. Mi risvegliai dentro una tenda da campo, madido di sudore; non ricordavo niente, solo sapevo di essere scappato in tempo. Se avessi visto un secondo di più quel mondo, ciò che può diventare, sarei subito fuggito. Davvero qualcuno rischierebbe di entrarci? Uscii dalla tenda ancora scosso e fui travolto da quel terribile odore; un uomo morto puzza di morte, mille uomini morti puzzano di morte. Non c’era nulla di glorioso, nulla di poetico in ciò che vedevo: un centinaio di soldati morti sono un ammasso informe di braccia e sangue sul bordo della strada. Proseguii oltre, disgustato. Arrivai al mio gruppo e ricevetti nuovi ordini: avrei controllato i prigionieri nelle celle improvvisate sul crinale della montagna vicina. Era considerato un compito da codardi, adatto ai deboli che non reggono la vista del sangue; avevo sempre provato vergogna immaginando un compagno meritevole di tale disonore. Ora chinai la testa silenzioso e annuii. Mangiai avidamente quel poco che trovai. Quindi cercai di dormire, ma vagavo nella mia mente tra una realtà terribile e l’incubo che aveva partorito. La mattina mi incamminai verso la prigione. Arrivai all’ingresso, un lungo tunnel scavato nella roccia e nella terra, poco illuminato. Decisi di ispezionare la struttura per avere un’idea chiara del mio compito. Entrai, passando in mezzo alle prime due celle; erano due buchi nel fango con una grata metallica davanti. In uno spazio di pochi metri stavano ammassate decine di persone, così in ogni cella, fino alla fine. Mi aspettavo corpi laceri e distrutti; solo l’ombra del nemico ormai sconfitto. Invece, contro le mie aspettative, li trovai vestiti e appena feriti. Nessuno di loro pareva essersi arreso, dai loro occhi traspariva disprezzo misto a tristezza. Mi fece infuriare. Ripensavo ai compagni ammassati al lato della strada, alle loro morti eroiche in quell’inferno. Come osavano loro stare comodi e tranquilli in quelle celle, senza soffrire almeno il doppio? “Luridi animali, bestie senza onore! Osate star qua come nulla fosse, mentre fuori i vostri compagni trucidano i miei? Credete ve lo permetterò? In nome dei soldati che avete ucciso vi farò assaggiare la nostra ira!”. Dissi così, in preda alla rabbia, accecato da quell’ingiustizia. “Ucciso?”. Parlò una ragazza con voce debole ma incredibilmente tesa. “Mario ha ucciso qualcuno? Passeggiavamo e mi teneva per mano; chi ha ucciso?” Non risposi, ovviamente non avevo idea di quali bugie potesse raccontarmi. “Io prendevo l’acqua quando tutto è esploso”. Parlò una vecchia donna, coperta di polvere e in preda a balbettii. “Dove avete portato mia figlia! Ha tredici anni cazzo, dov’è?!”. Un uomo urlò queste parole lanciandosi contro le sbarre; era coperto di lividi e sanguinava da un occhio. Continuarono finché non scappai fuori. Mi voltai a fissare il tunnel da cui provenivano ancora lamenti e grida; temevo mi avrebbero divorato. Poi sentii una voce alle spalle: “Oh, tu, carceriere!”. C’era un soldato che trascinava una ragazzina, coperta solo da un vecchio vestito blu macchiato di sangue. “Riportala al padre”. Disse così; io lo fissai incredulo. Rispose al mio sguardo con un sorriso malizioso: “Tranquillo, non ne parlerò in giro, divertiti pure”. Quindi si voltò e andò via. Fissai il corpo martoriato che mi aveva lasciato; senza nemmeno realizzare che facessi, lo presi in braccio e arrivai alla cella. Mi fermai davanti agli spettatori orripilati, inginocchiandomi e posando a terra il cadavere. “Figlio di puttana!”. Il padre si scagliò contro le sbarre infuriato, mentre qualcuno dietro di lui piangeva; prese a calci e pugni il duro metallo fino a distruggersi le mani, grondanti di sangue, mentre mi insultava senza trattenersi. Alzai lo sguardo da terra e ancora in ginocchio lo fissai; lui si arrestò, attendendo le mie parole, pronto a scattare di nuovo. Scoppiai in lacrime, misi le mani al volto e iniziai a piangere disperato. Il padre restò immobile, pietrificato dalla mia reazione; tutto si aspettava tranne lacrime da color che avevano ucciso sua figlia. L’intera prigione cadde nel silenzio assoluto, mentre si sentiva solo il mio patetico pianto. “Scusa”. Per tre volte mentre affogavo tra le lacrime sentii quella parola uscire dalla mia bocca, ma non era rivolta a nessuno in particolare, non al padre né ad altri. Chiedevo scusa al mio paese, alle persone che conoscevo da una vita, perché avevo appena realizzato una terribile verità: in quelle celle c’era un intero villaggio, per nulla diverso dal mio, formato da individui come me. Piansi ancora e ancora mentre tutti mi osservavano increduli. Poi qualcuno parlò: “Sei un bravo ragazzo vero? Per favore, ti imploro, salva mio figlio! Ti scongiuro!”. Iniziò a piangere prima di finire la frase, io alzai lo sguardo e la fissai; cos’aveva di diverso da mia madre, o dalle madri dei miei amici? Lei proseguì tra i singhiozzi come chi ha ritrovato improvvisamente la speranza: “È nascosto nella casa più a valle, poco oltre il pozzo, dietro il mobile della cucina; ti scongiuro, salvalo! Portalo via, lontano da qui!”. Terminò la frase, quindi mi fissò con gli occhi sgranati; pareva potesse morire da un momento all’altro. Non si muoveva ne fiatava, solo si aggrappava alla flebile speranza che le offrivo. “Vado subito”. Lo dissi senza esitare; mi lanciai fuori dal tunnel mentre la donna piangeva per la gioia. Percorsi correndo la breve strada che portava all’unico villaggio della zona, qualche decina di case circondate da vari edifici e campi. Entrai nella casa; era solo un cumulo di macerie da cui sporgeva una manina coperta dalla polvere. Torni indietro trascinandomi a forza; pensai alla madre e iniziai a tremare. Giunto nel tunnel trovai due soldati ad aspettarmi; uno pareva di grado più alto, forse un sotto ufficiale, mentre il secondo era un ragazzo come me. Mi squadrarono, poi il giovane parlò: “È lui, ne sono certo; ha abbandonato il suo dovere per aiutare i prigionieri!”. “Vedo. Non mentivi ragazzo”. Il superiore mi guardò disgustato. Io ignoravo la loro discussione; vidi la madre che mi fissava, attendendo una risposta. Iniziai a piangere, lentamente, guardandola e condividendo il suo dolore; dai suoi occhi scomparve ogni traccia di luce. Il superiore venne verso di me: “È proprio vero, qua sopra finiscono sempre i codardi; queste lacrime sono il peggior disonore per un soldato”. Quindi prese la pistola e posò la canna sulla mia fronte: “Ecco la tua morte eroica, feccia”. La sua voce trasudava disprezzo, per lui ero peste, malattia. Il grilletto scattò e un nuovo eroe fu battezzato; si chiama Ambro Sillani, ventun anni, morto per il paese.
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    Un lavoro unico

    Ciao @void, ottimo testo. Lascio la mia breve analisi, spero possa esserti utile. Il racconto non narra una storia, ma mira a trasmettere un'emozione: si susseguono brevi fatti relativi alla vita quotidiana di un vecchio. Non sembra particolarmente speciale, anzi: è uno come tanti. Questo è un punto a favore, a mio avviso, perché rende molto più semplice l'immedesimazione. Hai gestito bene gli ambienti e le azioni del vecchio, che riescono a trasmettere l'idea di una casa calda e accogliente, ma anche vuota. Se da un lato le immagini create sono ottime, avrei qualcosa da ridire sull'esposizione, come ripeto più avanti. In generale, ci sono periodi o singole frasi troppo lunghe. A volte ho faticato per leggerle, rovinando un poco l'immersione. Niente di drammatico, ma si può migliorare Fantastica la conclusione, su quella non ho niente da dire: breve quanto basta, efficace, fulminea. Non te lo aspetti, e rimani piacevolmente sorpreso. Opinione generale: la trama e la struttura del racconto sono ottime, ma soffrono a causa del testo non troppo scorrevole. Qua ripeti "legno", prova a usare un sinonimo. Se usi la prima, la seconda è di troppo. La virgola tra "casa" e "o" non serve. Inoltre il periodo mi sembra troppo, è difficile leggere scorrevolmente la seconda parte. Proverei a dividerlo, oppure a semplificarlo. La seconda frase mi fa uno strano effetto: nella prima parli della lettera sul tavolo, dopo delle lettere da controllare. Ovviamente ti riferisci a due cose diverse, tuttavia leggendo sembra si tratti della stessa; è solo un dettaglio, però cercherei di aggirare il problema con qualche correzione. Babbo Natale che fa ironia sul servizio delle poste è un tocco di classe Porto questo periodo come esempio unico, ma vale per molti di quelli presenti nel testo. Tendi a renderli un po' troppo lunghi; nel caso sopracitato dividerei almeno in due parti, così: "In quel momento, però, aveva altro a cui pensare; arrivata la sera, dopo essere rientrato in casa e aver ravvivato la fiamma nel camino, si sedeva sulla poltrona, compilava qualche scartoffia, aggiungeva note su alcune pagine, cancellava, organizzava, studiava pile di carta che a volte sembravano infinite". Qua non ho ben chiaro cosa volessi fare. Hai reso molto bene la malinconia del vecchio lavoratore, testardo fino al midollo quando si tratta di far valere le proprie idee e la propria esperienza; tuttavia, se è di Banno Natale che parliamo, allora in che senso i colleghi trovano pazze le sue creazioni? Evita la ripetizione. La conclusione è ottima: in poche righe da un senso a tutto il testo.
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    Lunga vita al West!

    Ciao @lucamenca, complimenti per il bel testo; lascio la mia breve analisi, spero possa esserti utile. Sulla trama non ho niente da dire, è molto semplice e scorre bene. Il contrasto tra il corriere della prima parte e il "falso" corriere della seconda funziona, con l'intera storia che si basa su questa rivelazione. Gli elementi presenti sono pochi, ma ben gestiti. L'ambientazione desertica,le armi, i cavalli; hai descritto uno scenario più che sufficiente per la trama. Sull'antagonista farei una piccola osservazione. Il falso Butch, minaccioso e scorbutico per tutto il tempo, poi condannato dal suo orgoglio. Risulta decisamente stereotipato: questo non danneggia assolutamente la storia, ma nemmeno la migliora. Lo definirei un modello standard; rendendolo più originale poteva dare di più. Ma questo ovviamente è a tua discrezione Mi è piaciuta la scelta di un "parolone"; l'ho trovata un'ottima idea per evidenziare il distacco tra la coppia "ignorante" e l'originale, ben più raffinato. Rende bene l'idea del: "Di Butch Cassidy ce n'è uno solo!". Non so se sia voluto, ma avrei evitato di ripetere tutte quelle "D" nella stessa frase. Questa frase non mi piace, non scorre bene. Opterei per qualcosa più semplice, come: "Poi si esibisce in una risata solitaria, scoprendo una cremagliera di denti marci". Vista l'importanza di questo momento, avrei spezzato in due il periodo, per enfatizzare lo sparo. Un esempio potrebbe essere: "Non ha neppure il tempo di imprecare contro qualche dio; la pallottola gli si stampa in fronte, trascinandolo all'altro mondo prima ancora di accasciarsi al suolo". Eviterei la ripetizione, sostituendo "si assicura" con un sinonimo. La frase potrebbe essere più fluida: "appesantito dagli anni poco clementi". Potresti dare alla frase un tono leggermente più aggressivo, per rispecchiare meglio la personalità del falso Butch; suggerirei l'uso dell'imperativo.
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    Ciao, sono plads

    Grazie a te, aspetterò tuoi nuovi testi
  14. plads

    Ciao, sono plads

    Ammetto che la qualità sta calando, ma ogni tanto qualche perla salta fuori, speriamo bene
  15. plads

    Ciao, sono plads

    Non vedo l'ora di iniziare
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