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cynthia collu

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Tutti i contenuti di cynthia collu

  1. Sto scendendo in cortile per buttare la rüera  (spazzatura in milanese) quando questa creatura esce da sotto una macchina. 
    Mi fermo, e lei si blocca. Cerco di non spaventarla, e le sorrido (ah, la presunzione che il sorriso contagi il mondo!). Lei (lui?) rimane immobile. Mi guarda.
    Allora qualcosa mi si scioglie dentro, e la chiamo, un tono dolce, come si usa con un gattino, o con un bimbo piccolo quando gli si vuole strappare una risata.
    La creatura si solleva sulle zampe. Poi assisto al miracolo: mi viene incontro. Esita. Saltella. Mi viene ancora più vicino. Mi guarda. Io e lei. 
    È un momento strano, intenso: una creatura selvatica non ha paura di me, di un essere umano. Noi che ora abbiamo paura l'uno dell'altro e ci guardiamo in cagnesco, pronti al giudizio e alla condanna.
    E allora penso che il mondo continua, continuerà, a discapito di noi stessi, della nostra incapacità di comprenderci (nel senso di contenerci, di abbracciarci) e penso che forse, davvero, alla fine andrà tutto bene. Se.

     

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    1. ivalibri

      ivalibri

      Gli animali si stanno prendendo i loro spazi. Qui a Genova i cinghiali passeggiano in centro...

      C'è un aspetto positivo in questa situazione che stiamo vivendo: noi esseri umani ci stiamo facendo da parte e lasciamo respirare la natura e le altre creature. 

    2. mercy

      mercy

      Che meraviglia!

  2. Il nocciolo di pesca dimenticato in un vaso era diventato esile tronco. Non credevo resistesse alle intemperie di due inverni, invece ce l'ha fatta, e adesso è  tutto un fiore.

    Ma questa è una storia che prima o poi vorrà essere raccontata.
    Dal mio terrazzo #andratuttobene!

     

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  3. cynthia collu

    L'urlo e il furore di Faulkner

    «Dallo steccato, tra i buchi dei fiori arricciati, li vedevo giocare. Loro venivano verso la bandiera e io andavo lungo lo steccato. Luster frugava in mezzo all’erba sotto l’albero dei fiori. Loro tolsero la bandiera e colpirono la palla. Poi rimisero a posto la bandiera e raggiunsero la piazzuola, e prima tirò uno e poi l’altro. Poi ripresero a camminare e io li seguii lungo lo steccato. Luster si staccò dall’albero dei fiori e andammo avanti lungo lo steccato, e loro si fermarono e ci fermammo anche noi, e io guardavo dai buchi della siepe mentre Luster frugava in mezzo all’erba». (William Faulkner, L’urlo e il furore, Einaudi, Torino, 2012). Era il 1929. Un giovane Faulkner, allora trentenne, scrisse quello che viene reputato uno dei capolavori della letteratura mondiale. Un romanzo con cui ho scoperto la grandezza di questo autore (per me il più grande scrittore americano del '900), che mi ha letteralmente stordita per la potenza e la bellezza della storia e della scrittura. Quattro persone raccontano quello che è successo, l'epopea della famiglia Compson: i tre fratelli maledetti e la loro domestica negra (il termine è usato da Faulkner, ed era normale, in quegli anni), l'unica voce in terza persona, che tirerà le fila della storia. I tre fratelli, invece, parleranno in prima. L'incipit si riferisce al primo monologo, (quello che di solito spaventa e allontana i lettori, perché risulta incomprensibile) ed è di Benji, il fratello ritardato, che anzi non parla, percepisce e basta, mettendo passato e presente sullo stesso piano temporale. Il primo monologo, quindi, a una frettolosa lettura risulta ostico, ma se si ha pazienza, se ci si ascia andare alla bellezza della scrittura, si capisce facilmente che l'uso del carattere normale alternato a quello del corsivo alterna anche i piani temporali, svelandoci squarci del passato rivelatori della tragedia dei fratelli Compson. Non aggiungo altro, se non un consiglio per questo libro: leggetelo, leggetelo, leggetelo!
  4. cynthia collu

    L'urlo e il furore di Faulkner

    Ciao @Vincenzo Ferrara, a me è piaciuto molto Santuario che Faulkner (a mio avviso prendendo per i fondelli i critici e perché no? anche i lettori) disse di aver scritto meramente per motivi commerciali (insomma, bisogno di dané). Alla faccia del commerciale! dico io. Grande romanzo, grande scrittura. Certo non sperimentale come L'Urlo e il furore, ma questo non toglie nulla al suo valore. Buona lettura, dunque. E se vuoi fammi sapere.
  5.  Se vi va, si fa assieme 

     

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  6. cynthia collu

    L'altro

    L’altro se ne stava rannicchiato nell’angolo. L’aveva colpito mentre dormiva, un calcio diretto alla pancia, impreciso, e l’altro si era svegliato, aveva spalancato gli occhi grandi. Aveva messo in fretta la testa tra le cosce. Lui l’aveva colpito ancora e quello aveva iniziato a oscillare nel buio come una medusa pallida. Da quella posizione incerta, ogni tanto sollevava il viso e lo guardava. Lui vedeva il balenio dei grandi occhi, la sciabolata di paura che illuminava la distanza tra loro. Poi tornava il buio. Non ricordava da quanto tempo erano chiusi lì dentro. Un giorno si era ritrovato in quel posto, e l’altro c’era già. All’inizio non gli aveva prestato attenzione, pensava solo a sopravvivere, ad arraffare il poco cibo che gli veniva dato. Aspettava. Poi si era accorto che lo spazio si era ristretto, e il tempo aveva acquistato un prima e un dopo. Nel dopo, l’altro era diventato ingombrante. Ora ne sentiva l’odore vicino – un odore di cadavere triste - che lo rendeva smanioso. Gli dava fastidio il silenzio osceno di quando dormiva, il silenzio di quand’era sveglio, la luce del suo sguardo basso che lo seguiva dappertutto, come una cagna in calore. Aveva cominciato a picchiarlo. La prima volta l’altro si era difeso voltandogli la schiena, aveva protetto la testa con le mani, incassato i colpi senza un lamento, aspettando che lui si stancasse. Le volte successive si era chiuso a riccio, oscillando nel buio. Anche da quella posizione incerta, i grandi occhi si aprivano e chiudevano di continuo per guardarlo, ed erano grandi e belli come stelle lontane. Lui si rannicchiava a sua volta in un angolo, e si costringeva a restare sveglio. Aspettava che l’altro si addormentasse. Colpiva sistematicamente alla pancia, calci e pugni, non dava tregua al suo odio, calci e pugni dritto nella pancia, nello stomaco, in faccia, l’altro spalancava gli occhi atterriti e cercava di voltarsi per sottrargli la parte più vulnerabile. Lui non poteva permetterglielo. Tornava sfinito al suo angolo. Gli sembrava di essere in mezzo all’oceano, sulla schiena di una balena immensa. La balena dava un colpo di coda e s’immergeva negli abissi, portandolo con sé. Gli occhi dell’altro lo seguivano anche lì, scintillavano nel buio totale, come il dorso della balena. In quei momenti sentiva dentro di sé un’energia pura, che voleva uscire, che lo rendeva forte, come la prima alba del mondo, la stessa energia intatta. L’altro invece si assottigliava, smagriva in una forma pallida, i grandi occhi pallidi smarriti nei suoi. A volte il chiarore penetrava nella stanza, e il tempo si condensava attorno. Si udivano voci ovattate. Qualcuno rideva. I loro sguardi allora si cercavano, e lui si aggrappava a quegli occhi che lo trascinavano giù, sempre più giù. Ci furono rumori nuovi. Un tramestio come di passi in fuga, lo sciabordio di onde, poi scosse violente, le pareti tremarono, lo spazio si capovolse, l’energia, dentro, urlò più forte, lo spingeva verso gli abissi, non poteva più trattenerla, doveva sbrigarsi.u Quando il terremoto smise, vide che l’altro si era addormentato, sfinito. Gli si avvicinò adagio. Gli mise le mani al collo. Strinse forte. L’altro spalancò la bocca. Spalancò gli occhi. Lui cercò di non guardarli. Lo udì rantolare e strinse ancora più forte. Strinse e strinse. Ecco. Respirò a fondo, lasciò la presa. Ecco. Un calcio violento lo colpì alla pancia. Mise le mani a proteggere il ventre indifeso, e l’altro colpì ancora, all’inguine. Lo fissava con occhi scintillanti come il dorso della balena, e non erano mai stati così belli. Mentre lui ritrovava il respiro, lo vide prendere una corda e girargliela veloce attorno al collo, più volte. Lo fece in fretta, guardandolo con gli occhi grandi. Lui sentì la corda tagliargli la pelle delicata, sentì il cuore rimbombargli nelle arterie, e poi scivolargli via, il suo cuore scivoloso nella corda. Rantolò, come aveva fatto l’altro. Una nuova scossa squarciò le pareti e una breccia si aprì sopra di lui. Dall’apertura la luce – prima alba del mondo – entrò pura e intatta. Un corpo estraneo s’insinuò tra loro, una sensazione scivolosa, come il suo cuore scivoloso nella corda, vide l’altro venire trascinato fuori dalla stanza, sparire nella luce. Sentì una voce dire, è vivo! Poi, da una distanza infinita, un’altra voce, stanca e dolce come un bacio, chiese, E l’altro? E allora capì che morire senza essere mai nato non era niente al confronto del dolore di non poter più udire quella voce, la voce struggente e stanca che chiedeva di lui. Sarebbe stata tutta per l’altro. Come i baci, e i pensieri. Ora avvertiva freddo, e c’era un buio spento, opaco, che gli entrava dentro. Sollevò un’ultima volta gli occhi verso l’apertura. Vide una mano enorme reggere dei piedini. Sentì un urlo, potente e intatto come la prima alba del mondo. La mano ebbe un movimento veloce, e tra le dita apparve un viso. Gli vide aprire gli occhi diabolici al mondo.
  7. cynthia collu

    I racconti della Dodicesima Luna – Quinto Ciclo

    grazie a tutti voi, @Mafra @Ospite Rica e @Poeta Zaza Buon anno e buone, buonissime letture!
  8. cynthia collu

    I racconti della Dodicesima Luna – Quinto Ciclo

    Grazie di cuore @Black per averlo apprezzato.
  9. cynthia collu

    L'altro

    Cara @quandechesimangia ti faccio i miei più potenti auguri!
  10. cynthia collu

    L'altro

    grazie @quandechesimangia psst... (ma quand'è?)
  11. cynthia collu

    Cosa state leggendo?

    Grazie @ivalibri e se lo desideri, fammi poi sapere che ne pensi.
  12. cynthia collu

    L'altro

    @Maria Santiago mi spiego meglio "Un tramestio come di passi in fuga, lo sciabordio di onde, poi scosse violente, le pareti tremarono, lo spazio si capovolse, l’energia, dentro, urlò più forte, lo spingeva verso gli abissi, non poteva più trattenerla, doveva sbrigarsi." Le virgole così vicine mi servono per rendere il ritmo incalzante, sincopato, martellante, per rendere al lettore il momento frenetico che il feto sta vivendo. Se le togliessi e ne mettessi quattro come suggerisci tu, l'idea frenetica del brano cambierebbe parecchio, non trovi?
  13. cynthia collu

    L'altro

    Ciao @Maria Santiago e grazie per avermi letta. Cercherò di rispondere alla tue domande: sono due gemelli nell'utero materno, e uno dei due, la voce narrante, racconta cosa sta succedendo. "Poi si era accorto che lo spazio si era ristretto, e il tempo aveva acquistato un prima e un dopo. Nel dopo, l’altro era diventato ingombrante. Ora ne sentiva l’odore vicino – un odore di cadavere triste - che lo rendeva smanioso". In che senso il cadavere triste? Il gemello narrante, man mano che il tempo passa, sente sempre più lo spazio uterino che gli si restringe attorno, a causa della presenza dell"altro", (che diventa quindi sempre più ingombrante), sino a sentirsi soffocare e a provare sentimenti d'odio. "cadavere triste" perché sta già provando il desiderio di uccidere, anche se non se ne rende ancora pienamente conto. Già il fratellino "puzza" di morte. Quale messaggio vuole veicolare la tua storia? La lotta tra il bene e il male, il soccombere? Semplicemente la lotta per la sopravvivenza, per la vita, se preferisci. Inoltre, leggo che a metà racconto cambi punto di vista, rendendo il binomio assassino/vittima. Mai cambiato. È sempre il primo gemello la voce narrante, è lui che picchia "l'altro", ossia il fratellino, è lui che cerca di farlo fuori quando quest'ultimo si addormenta. Poi "Ci furono rumori nuovi. Un tramestio come di passi in fuga, lo sciabordio di onde, poi scosse violente, le pareti tremarono, lo spazio si capovolse, l’energia, dentro, urlò più forte, lo spingeva verso gli abissi, non poteva più trattenerla, doveva sbrigarsi". Il gemello si rende conto che il momento della nascita sta arrivando, che il tempo stringe, che deve far fuori l'intruso. Così gli mette le mani al collo, e stringe. stringe. Ma ecco il cambiamento di scena, imprevisto. L'altro reagisce, gli tira un calcio, lo fa piegare in due, gli mette il cordone ombelicale attorno al collo e lui rantola, proprio come aveva fatto il fratellino. E mentre sta per morire, vede aprirsi una breccia sopra di lui, vede l'intruso ormai lontano, tra le mani del medico, ne vedi i piedini. Poi sente la voce stanca della madre chiedere "E l'altro?" , e capisce che ormai l'altro, per la madre, per il mondo, è lui, è lui che non nascerà, è lui che non godrà dell'amore e della tenerezza materna. Le ripetizioni sono volute, volutissime, così come le virgole. Non c'è niente di casuale, di non voluto. Mi sono servite a dare una voce precisa a questo racconto. Ciao e grazie.
  14. cynthia collu

    L'amore altrove

    Una famiglia che sembra come tante, ma dove si aggirano fantasmi inquieti di ricordi messi a tacere. Licia, diciassette anni, ha una profonda rabbia che sfoga concedendosi agli uomini sbagliati. Il suo è un segreto che tiene gelosamente chiuso dentro di sé, sorvegliando che almeno a Giada, la sorellina, non capiti nulla; è protettiva anche nei confronti della madre, una donna strana che ogni tanto sparisce di casa e torna poi sempre stanchissima, portando con sé dei giocattoli rotti che afferma di dover "curare". Luca, il padre delle due ragazze, è un essere minuto, un ometto addirittura ridicolo che passa il tempo libero al bar ma che a casa sa perfettamente come incutere paura, inveendo contro la sorte che gli ha dato in moglie una donna “così tonta”. La stessa che, anziché reagire alla violenza, lo accudisce e protegge come un bambino, sotto gli occhi stupefatti delle figlie. Poi, un giorno, qualcuno scioglie alcune pastiglie di un medicinale nel bicchiere di vino dell’uomo… Un romanzo che indaga sullo strano rapporto tra vittima e carnefice. "Con una scrittura unica e potente, in cui ogni parola è calibrata al millimetro, Cynthia Collu ha costruito un romanzo di emozioni feroci, che non ha paura di essere crudo come lo è la vita reale, e che allo stesso tempo non smette mai di indagare l’animo umano in cerca di una luce. Perché la luce va inseguita, sempre, con ostinazione, in ogni cosa."
  15. cynthia collu

    L'amore altrove

    Sei la sola che mi vuole bene. Mamma non me lo dice mai. Mamma non c’è mai, anche quando è in casa è come se non ci fosse. Tu invece per me ci sei sempre. Dimmi sempre che mi vuoi bene, non stancarti mai. Sai che una volta papà mi diceva che mi amava da morire? Adesso per fortuna non lo dice più. Mi metteva a disagio quando faceva quella faccia da stupido mentre me lo diceva. Un giorno mamma era fuori e lui mi ha messa sulle sue ginocchia e mi ha detto cose che non capivo e che mi facevano imbarazzare. La mamma è tornata in quel momento e subito mi ha detto di uscire dalla cucina e poi ha chiuso la porta alle sue spalle. Non sono riuscita a sentire cosa diceva, parlava a voce bassa, papà invece gridava che lei era tutta matta, che cosa andava a pensare, ed altre cose che non capivo bene. Poi papà è uscito sbattendo la porta e mamma si è messa a fare una cosa strana: ha aperto i cassetti della cucina, quelli del comò, ha frugato nei ripiani dello sgabuzzino, ha ribaltato persino il materasso matrimoniale per guardarci sotto. A un tratto mi ha chiesto: Giada, tu hai visto le mie ali? Che ali, mamma? le ho domandato. Non ha risposto, si è seduta sullo sgabello in cucina e si è messa a osservare fuori dalla finestra. Ha indicato dei passeri che saltellavano su un ramo. Loro sanno come fare, ha detto. da "L'amore altrove", Cynthia Collu
  16. cynthia collu

    L'altro

    @lucamenca, grazie per aver etto e apprezzato, sei davvero gentile. Quanto al tuo suggerimento di togliere riferimenti al mondo reale, possiamo sapere noi cosa immaginano i feti mentre le mamme raccontano loro di stelle lontane e di vastità marine? Quando aspettavo mio figlio gli raccontavo molte cose, e sono sicura che lui mi ascoltava, soprattutto quando, al mare, mi allontanavo nuotando, e gli sussurravo la bellezza di tutto quello che mi circondava. E se anche così non fosse, e se anche le voci materne arrivassero come bisbigli senza significato, concediamoci scrivendo di essere Dio, e di infondere alle piccole creature ogni possibilità e capacità immaginifica. Un abbraccio
  17. cynthia collu

    L'altro

    @Luigi Amendola Grazie a te per aver letto.
  18. cynthia collu

    L'altro

    Cara, non si può piacere a tutti. Evper fortuna, se no sai che noia! Abbraccio.
  19. cynthia collu

    I racconti della Dodicesima Luna – Quinto Ciclo

    grazie a tutti e, ovviamente, complimenti ai partecipanti!
  20. cynthia collu

    L'altro

    grazie @AndC bisou.
  21. cynthia collu

    L'altro

    La cosa è voluta, volutissima. Fa parte del linguaggio, un po' alla Marias, a cui immodestamente voglio rendere omaggio.
  22. cynthia collu

    L'altro

    @ Alessiomantelli
  23. cynthia collu

    L'altro

    @ JackDawson, bravo! Di solito pensano a una prigione.
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