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cynthia collu

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    scrittore
  • Compleanno 22 maggio

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  • Genere
    Donna
  • Provenienza
    Milano
  • Interessi
    leggere, scrivere e poi ancora leggere. Teatro, passeggiate, vino buono, amici. Gli altri, nella loro umanità spesso così contrastante. Vivere. viaggiare per vivere. Vivere per viaggiare. Il viaggio è anche mentale, soprattutto quando scrivo.
    Scrivo per un bisogno inestinguibile d'altrove.

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  1. Il mio commento al Diario di Anne Frank. Un abbraccio a tutti i portatori di pace.

     

    Un po’ di tempo fa, a causa di alcuni lavori, ho dovuto mettere dei teli a tutte le finestre. Dopo un po’ che stavo in casa, ho cominciato a sentirmi depressa. Dapprima non ne comprendevo il motivo, poi ho capito. Non potevo vedere fuori: ero esclusa dal mondo. Così mi sono venuti in mente gli scuri. Quelli messi alle finestre di Anna Frank.

     

    Ad Amsterdam ci ero andata con mio figlio senza particolare entusiasmo. Avevamo scelto Amsterdam un po’ a caso, tanto per fare un viaggio. Lì ci siamo sciroppati il giro di routine sui canali Herengracht e Singel con una canicola che faceva rimpiangere Milano, poi il museo Van Gogh, il museo Rembrandt ed alcune chiese piuttosto anonime. Ho condotto allora il figliolo in luoghi più ameni, nel quartiere a luci rosse dove discinte escort ammiccavano da dietro le vetrine, e poi a visitare i negozi dove vendono l’hashish che rimbambish, come la chiamavamo ai miei tempi. Mio figlio, allora quindicenne, ogni tanto allungava il collo, incuriosito e nulla più. Non ci rimanevano da vedere molte cose: una di queste era la casa di Anna Frank.

     

    Quando siamo arrivati lì davanti, abbiamo trovato una coda terribile. Il caldo era da paese tropicale, con l’umidità al 90 per cento. Ho guardato il serpentone di gente che si liquefaceva sul cemento, ho guardato il sole impietoso, a picco sulle nostre teste e poi mio figlio. Ce ne andiamo, gli ho detto. Lui ha puntato i piedi: no, voglio vedere. Così ci siamo messi in coda.

     

    All’inizio ricordo la ressa. Un fiume di gente ammassata negli uffici che si ficcava reciprocamente i gomiti nelle reni, aliti, profumi di sudore estivo, chiacchiere improbabili. La ressa rumorosa è continuata nei locali del magazzino dove lavoravano gli impiegati di Otto Frank, padre di Anne, e poi su per le scale. Ci siamo zittiti solo davanti alla libreria girevole che nascondeva l’ingresso del “rifugio segreto”; siamo entrati.

     

    Le scale di legno scricchiolavano sotto i nostri piedi ad ogni minima pressione. Ho pensato a quante volte Anne e gli altri rifugiati avessero sceso o salito quegli scalini col cuore in tumulto, temendo che qualche impiegato negli uffici si fosse attardato, e avvertisse qualcosa. Finalmente siamo entrati nelle stanze; mi sembravano tutte strette e anguste, ma era per via della luce. Ecco, il problema è stato la luce. Le finestre erano sigillate con dei teli spessi e scuri, perché nessuno dalla strada potesse vedere che nei locali erano nascosti degli ebrei.

    Nella sua camera, Anne aveva incollato al muro immagini di vario tipo per renderla più accogliente: tra le altre, cartoline della famiglia reale olandese e delle principesse inglesi Elisabeth e Margaret. Nonostante questo, la stanza era terribilmente tetra, le pareti di un giallo scuro, malato. E’ stato allora che ho aspettato che la gente proseguisse, e uscisse da lì. Poi mi sono avvicinata agli scuri.

    Ho teso la mano per sollevarne un lembo. Ne solleverò solo un centimetro, mi dicevo, così sbircerò fuori. Guarderò solo per un attimo. Lo farò per Anne, mi dicevo. Chissà quante volte deve aver desiderato fare questo gesto, per non impazzire, per rendersi conto che la vita continuava, nonostante tutto. Due anni con quella luce malata. Due anni di scuri alle finestre.

     

    Non ci sono riuscita. Mi sembrava – non so per quale strano motivo - di tradirla. Lei aveva resistito per due anni, aveva vissuto in quella stanza cupa facendosi coraggio con i suoi sogni colorati, le sue allegrie, le sue speranze innocenti. Allora ho sfiorato la stoffa scura in una carezza. Sono uscita per raggiungere gli altri.

     

    Un altro ricordo è il water. Nel rifugio vivevano otto persone. Durante il giorno dovevano evitare il più possibile di usarlo, perché le tubature dell’acqua attraversavano una parete del magazzino dove lavoravano gli impiegati. Se veniva usato, non si poteva tirare lo sciacquone. Otto persone, maschi e femmine, e le donne, tutte, nel periodo fertile.

    Davanti alla scaletta che portava in soffitta, un ostacolo. Non si poteva salire. Dalla finestra della soffitta Anne vedeva il suo castagno. Lo vedeva riempirsi di foglie in primavera, ed era felice. A noi turisti frettolosi veniva precluso il suo angolo di paradiso.

    ***

    Leggo alcuni commenti in rete al “Diario” e rimango perplessa. Libro per adolescenti, nessun valore letterario… Ho deciso che non voglio farmi nessun’altra idea. Nessun’altra impressione. Non leggerò il diario. Mi tengo le mie scale il gabinetto e gli scuri nel cuore, e me li farò bastare.

    ***

    Fuori il sole ci ha stordito. Ho osservato mio figlio. Che ti è sembrato? gli ho chiesto. Ha alzato una spalla. Niente di particolare. Ha guardato in strada, dove stava passando una ragazzina in bicicletta. In quel momento lei si è voltata. Si sono guardati per un attimo. Lui mi sembrava stanco. Ma forse era a causa del sole.

     

    "Una singola Anne Frank desta più commozione delle miriadi che soffrirono come lei, ma la cui immagine è rimasta in ombra. Forse è necessario che sia così; se dovessimo e potessimo soffrire le sofferenze di tutti, non potremmo vivere."
    Primo Levi

     

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  2. Ho deciso di mettere ordine nella mia vita: comincerò dagli armadi.

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  3. Se sei nato senza ali, non fare nulla per impedire loro di crescere.
    (Coco Chanel)

     

    Amanda è la madre di Licia, la diciassettenne protagonista del romanzo. Amanda è una donna strana, la sua fissazione sono le ali. Infatti, nasconde un terribile segreto, che verrà svelato alla fine. Un passo dal mio romanzo "L'amore altrove ".
    Buona lettura!

     

    Mamma è sul suo sgabello. Sta guardando la grande
    quercia in cortile, una massa di foglie verdi che luccicano
    al sole.
    Su un ramo proteso verso la nostra finestra ci sono due
    merli, un maschio e una femmina. Il maschio sta fischiando,
    la femmina gira il collo a scatti, a destra e a sinistra,
    come per carpire il segreto di quel canto. Mamma mi vede
    e si porta un dito alle labbra.
    Sshh… Non trovano più le loro ali, sussurra.
    Come?
    Li vedi? Non trovano le loro ali.
    Sono fermi, ma’. Le ali le hanno. Adesso ti faccio vedere.
    Esco sul balcone e apro le braccia, agitandole con gesti
    frenetici. I merli allargano le ali, un rumore di ventaglio
    scuote l’aria. Sono già fuggiti.
    Le sorrido per rassicurarla. Visto?
    Mi guarda, allarmata. Tu hai le ali? bisbiglia.
    Che dici? Certo che no.
    Si alza, mi viene vicino e mi tocca esitante la schiena.
    Ci passa sopra il pollice, sfregandolo forte lungo le scapole.
    Rimane qualche secondo a controllare che non mi
    spunti fuori niente, poi finalmente si convince e ritorna
    allo sgabello.
    Non sei un angelo.
    No. Sono tua figlia.
    Anche gli altri erano figli miei. Però avevano le ali.
    Stai tranquilla, io non le ho.
    Te ne andrai anche tu?
    No, ma’. Non ti lascerò mai.
    Riflette un po’ sulle mie parole. Neanche se ti dico che
    sono cattiva?
    Non lo sei. Sei la mamma migliore che potessi desiderare.
    Mi sorride, tra i denti si apre il vuoto del premolare e a
    me viene voglia di piangere.
    Ti piace la mia pasta col sugo?
    Tantissimo.
    Si osserva le mani e poi allarga le braccia. Le agita. Ride.
    Guarda come sono grandi! Forse ho le ali e non lo sapevo.

     

    _ Cynthia Collu - L'amore altrove _ DeA Planeta editore

     

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  4. E ora, diamoci da fare per il poker!
    (Abbraccio grande a tutti quelli mi scrivono le loro emozioni, a te, a te, e a te e anche a te! Siete meravigliosi e indispensabili!)

     

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  5. cynthia collu

    I racconti della Dodicesima Luna – Quinto Ciclo

    grazie a tutti voi, @Mafra @Ospite Rica e @Poeta Zaza Buon anno e buone, buonissime letture!
  6. cynthia collu

    I racconti della Dodicesima Luna – Quinto Ciclo

    Grazie di cuore @Black per averlo apprezzato.
  7. Esco, disse mia madre.
    Aprì la porta di casa e uscì nel giardino che la separava dalla spiaggia. Alzai appena la testa per chiederle dove andasse – era domenica mattina, mi ero alzata da poco ed ero intenta a sminuzzare il pane fatto in casa da lei, la crosta bruna e la mollica compatta come cemento (mia madre ci teneva che lo mangiassi, in quel periodo si era fissata con i cibi sani e il pane fatto da lei lo era) ma nel tentativo di appallottolare una minuscola briciola mi distrassi, e non glielo chiesi. Allora vivevamo in una grande casa davanti al mare, circondata da un muretto a secco e da piante di lentischio e di corbezzolo e di ginepro che non impedivano a estranei di guardare in casa e a noi di guardare loro.
    La spiaggia di Pittulongu era ancora deserta.
    Dalla finestra vidi mia madre – i suoi bei capelli rossi, che un giorno avrebbe ereditato Giada - fermarsi senza fretta davanti alle siepi di rosmarino e accarezzarle con un movimento ondulatorio delle dita, come se stesse suonando i tasti di un pianoforte, poi liberò l’odore nell’aria agitandole forte, guardò davanti a sé, oltre il muretto a secco, verso la spiaggia di quarzo bianco e uscì dal cancelletto di legno, si fermò di nuovo davanti a un giglio di mare solitario, (di nuovo quel movimento ondulatorio, una carezza pensierosa) e finalmente entrò in acqua e cominciò a nuotare.
    Si allontanò con bracciate tranquille, quasi composte, e in quel momento mi accorsi della macchia color aragosta nel blu del mare e così realizzai che era completamente vestita, era entrata in acqua con la sua maglietta arancione e i pantaloni neri alla pescatora che aderivano perfettamente al corpo minuto, un corpo che mio padre esplorava con mani enormi e riconoscenti ogni volta che credeva di non essere visto, oppure non si preoccupava affatto che io lo vedessi convinto com’era che le sue carezze fossero necessarie in qualsiasi momento.
    Vidi la macchia arancione diventare sempre più piccola, un puntino netto, poi sempre meno definito, più minuscolo della mia briciola, a un tratto si confuse col mare e non riuscii più a seguirlo, e ritornai al mio pane sminuzzato.

    _Cynthia Collu - L'amore altrove  _ DeaPlaneta editore 

     

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    https://m.facebook.com/cynthiacolluscrittrice/?locale2=it_IT

    1. ivalibri

      ivalibri

      È proprio questo il pezzo che mi aveva colpito. Davvero bello e intenso, quel color aragosta che si perde nel blu del mare fino a ridursi a un punto più piccolo di una briciola di pane. Grazie per averlo condiviso qui!

    2. cynthia collu

      cynthia collu

      grazie a te @ivalibri per aver letto il mio romanzo ed averlo appezzato. <3

       

  8. Il mio pensiero felice, oggi.

     

    E vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona.

     

     

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  9. Quella stretta allo stomaco che è poi il motivo principale per cui leggiamo.

    "Personalmente, credo che questo sia veramente un buon momento per un giovane che voglia cominciare a scrivere narrativa. Ho degli amici che non sono d'accordo. Al giorno d'oggi la narrativa di qualità e la poesia sono emarginate. È un errore in cui cadono parecchi dei miei amici, questa vecchia idea secondo cui «Il pubblico è stupido. Il pubblico vuole andare in profondità solo fino a un certo punto. Poveri noi, siamo emarginati perché la tv, la grande ipnotizzatrice... bla bla bla». Ci si può mettere seduti in un cantuccio e piangersi addosso quanto si vuole. Ma è una stronzata. Se una forma d'arte viene emarginata è perché non parla davvero alla gente. E un possibile motivo è che la gente a cui si rivolge sia diventata troppo stupida per apprezzarla. Ma a me sembra una spiegazione troppo semplice.

    Se uno scrittore si rassegna all'idea che il pubblico sia troppo stupido, ad aspettarlo ci sono due trappole. Una è la trappola dell'avanguardismo: si fa l'idea che sta scrivendo per altri scrittori, perciò non si preoccupa di rendersi accessibile o affrontare questioni di ampia rilevanza. Si preoccupa di far sì che ciò che scrive sia strutturalmente e tecnicamente all'avanguardia: involuto nei punti giusti, ricco di appropriati riferimenti intertestuali... L'opera deve sprizzare intelligenza. Ma all'autore non importa nulla se sta comunicando o meno con un lettore a cui freghi qualcosa di quella stretta allo stomaco che è poi il motivo principale per cui leggiamo. Sul fronte opposto ci sono opere volgari, ciniche, commerciali, realizzate secondo formule prestabilite -essenzialmente, il corrispondente letterario della tv- che manipolano il lettore, che presentano il materiale grottescamente semplificato con uno stile avvincente perché infantile.

    La cosa strana è che questi due fronti sono in lotta fra loro, ma hanno un'origine comune, che è il disprezzo per il lettore: l'idea che l'attuale emarginazione della letteratura sia colpa del lettore. Il progetto che vale la pena di portare avanti è invece quello di scrivere qualcosa che abbia in parte la ricchezza, la complessità, la difficoltà emotiva e intellettuale dell'avanguardia, qualcosa che spinga il lettore ad affrontare la realtà invece che a ignorarla, ma che nel fare questo provochi anche piacere nella lettura. Il lettore deve sentire che qualcuno sta parlando con lui, non assumendo una serie di pose.

    In parte, tutto questo ha a che fare col fatto che viviamo in un'epoca in cui abbiamo a disposizione una quantità enorme di puro intrattenimento, e bisogna capire come può la letteratura ricavarsi un suo spazio in un'epoca di questo tipo. Si può provare ad affrontare il problema di cosa sia a rendere magica la letteratura in maniera diversa dalle altre forme di arte e spettacolo. E a capire in che modo la narrativa possa ancora affascinare un lettore la cui sensibilità è stata in massima parte formata dalla cultura pop, senza diventare un'ulteriore palata di merda fra gli ingranaggi della cultura pop. È qualcosa di incredibilmente difficile, sconcertante e spaventoso, ma è un bel compito. C'è una quantità enorme di intrattenimento di massa ben realizzato e ben confezionato: credo che nessun'altra generazione prima di noi si sia trovata a fronteggiare una cosa del genere. Essere uno scrittore oggi significa questo. Credo che sia il momento migliore per essere al mondo e forse il miglior momento possibile per fare lo scrittore. Certo, dubito sia il più facile."

    (tratto da «An Interview with David Foster Wallace», Review of Contemporary Fiction, vol. XIII, n.2, estate 1993 - traduzione a cura di Martina Testa)

  10. Oggi La Lettura, l'inserto culturale del Corriere della Sera, mi fa l'onore di parlare del mio romanzo, L'amore altrove. Grata io, acca incluse.

     

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  11. Pensierino di fine anno

     

    Anche l'aquila più maestosa una volta a terra sembra un pollo.

    Cynthia Collu 

     

     

    1. Poeta Zaza

      Poeta Zaza

      Quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla.

      (Laozi)

  12. Buon Natale, a chi ci crede e a chi no, a chi non vede l'ora che passi e a chi non vede l'ora che venga, a chi vuole stare in famiglia e a chi scappare miglia lontano, a chi ha rimorsi e a chi ha solo rimpianti, a chi ha fallito e non si è mai rialzato, a chi si è rialzato concedendosi di fallire ancora. 
    Buon Natale a chi mi conosce senza conoscermi e a chi mi vorrà conoscere di persona. 
    Buon Natale a tutti i  lettori, a quelli che lo sono e a quelli che lo diverranno, a quelli che non leggeranno mai un libro: non sanno che i libri possono attendere anche una vita.

     

    Buon Natale a chi non c'è più,  e ci manca, ci manca da morire.

     

    Buon Natale soprattutto a chi è solo, a chi gira per le strade guardando le luci delle vetrine sentendo la propria luce spegnersi dentro. A loro il mio pensiero più grande.

    Per me Natale è ancora calore. Auguri a tutti

     

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    2. cynthia collu

      cynthia collu

      @quandechesimangia
      anche a te, cara. E non mangiare troppo! ;-)

    3. quandechesimangia

      quandechesimangia

      troppo tardi, adesso rotolo. Di positivo c'è il continuo cambio di visuale :sorrisoidiota:

    4. cynthia collu
  13. Ho sempre pensato che esiste (rigorosamente all'indicativo) anche un dio degli scrittori, e che se abbiamo un po' di talento, un po' di fortuna, tanta umiltà nel lavoro, e soprattutto, tanta testardaggine e la cieca fiducia degli innamorati, prima o poi si accorgerà di noi.

    _ Cynthia Collu _

     

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  14. «Ho scoperto che la disciplina più difficile nella scrittura è cercare di partecipare al gioco senza lasciarsi sopraffare dall’insicurezza, dalla vanità e dall’egocentrismo. Mostrare al lettore che si è brillanti, spiritosi, pieni di talento e così via, cercare di piacere, sono cose che, anche lasciando da parte la questione dell’onestà, non hanno abbastanza calorie motivazionali per sostenere uno scrittore molto a lungo. Devi disciplinarti e imparare a dar voce solo alla parte di te che ama le cose che scrivi, che ama il testo a cui stai lavorando. Che ama e basta, forse.
    Il talento è solo uno strumento. È come avere una penna che scrive invece di una che non scrive. Non sto dicendo che riesco costantemente a rimanere fedele a questi principi quando scrivo, ma mi sembra che la grossa distinzione fra grande arte e arte mediocre si nasconda nello scopo da cui è mosso il cuore di quell’arte, nei fini che si è proposta la coscienza che sta dietro il testo. Ha qualcosa a che fare con l’amore. Con la disciplina che ti permette di far parlare la parte di te che ama, invece che quella che vuole soltanto essere amata».

     Intervista a David Foster Wallace

    *foto di cynthia collu

     

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  15. Pensierino della sera

     

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