Vai al contenuto

cynthia collu

Scrittore
  • Numero contenuti

    288
  • Iscritto

  • Ultima visita

Reputazione Forum

121 Popolare

6 Seguaci

Su cynthia collu

  • Rank
    scrittore ed editor freelance
  • Compleanno 22 maggio

Contatti & Social

Informazioni Profilo

  • Genere
    Donna
  • Provenienza
    Milano
  • Interessi
    leggere, scrivere e poi ancora leggere. Teatro, passeggiate, vino buono, amici. Gli altri, nella loro umanità spesso così contrastante. Vivere. viaggiare per vivere. Vivere per viaggiare. Il viaggio è anche mentale, soprattutto quando scrivo.
    Scrivo per un bisogno inestinguibile d'altrove.

Visite recenti

1.555 visite nel profilo
  1. cynthia collu

    Commenti letterari, impressioni, consigli e sconsigli di lettura

    Ieri, 123 giugno 1929, nasceva Anne Frank. Sono stata ad Amsterdam alcuni anni fa, e l'impressione più forte, l'impressione indelebile che ne ho riportato, è stata la visita all'appartamento segreto in cui Anne e la famiglia hanno vissuto per anni, occultati al mondo. Riporto qui quel ricordo, e un commento/non commento al libro. Perché di Anne Frank e di tutte le vittime innocenti di ogni persecuzioni ci sia memoria. (Un libro che non ho letto e che forse non leggerò mai) Un po’ di tempo fa, a causa di alcuni lavori, ho dovuto mettere dei teli a tutte le finestre. Dopo un po’ che stavo in casa, ho cominciato a sentirmi depressa. Dapprima non ne comprendevo il motivo, poi ho capito. Non potevo vedere fuori: ero esclusa dal mondo. Così mi sono venuti in mente gli scuri. Quelli messi alle finestre di Anna Frank. Ad Amsterdam ci ero andata con mio figlio senza particolare entusiasmo. Avevamo scelto Amsterdam un po’ a caso, tanto per fare un viaggio. Lì ci siamo sciroppati il giro di routine sui canali Herengracht e Singel con una canicola che faceva rimpiangere Milano, poi il museo Van Gogh, il museo Rembrandt ed alcune chiese piuttosto anonime. Ho condotto allora il figliolo in luoghi più ameni, nel quartiere a luci rosse dove discinte escort ammiccavano da dietro le vetrine, e poi a visitare i negozi dove vendono l’hashish che rimbambish, come la chiamavamo ai miei tempi. Mio figlio, allora quindicenne, ogni tanto allungava il collo, incuriosito e nulla più. Non ci rimanevano da vedere molte cose: una di queste era la casa di Anna Frank. Quando siamo arrivati lì davanti, abbiamo trovato una coda terribile. Il caldo era da paese tropicale, con l’umidità al 90 per cento. Ho guardato il serpentone di gente che si liquefaceva sul cemento, ho guardato il sole impietoso, a picco sulle nostre teste e poi mio figlio. Ce ne andiamo, gli ho detto. Lui ha puntato i piedi: no, voglio vedere. Così ci siamo messi in coda. All’inizio ricordo la ressa. Un fiume di gente ammassata negli uffici che si ficcava reciprocamente i gomiti nelle reni, aliti, profumi di sudore estivo, chiacchiere improbabili. La ressa rumorosa è continuata nei locali del magazzino dove lavoravano gli impiegati di Otto Frank, padre di Anne, e poi su per le scale. Ci siamo zittiti solo davanti alla libreria girevole che nascondeva l’ingresso del “rifugio segreto”; siamo entrati. Le scale di legno scricchiolavano sotto i nostri piedi ad ogni minima pressione. Ho pensato a quante volte Anne e gli altri rifugiati avessero sceso o salito quegli scalini col cuore in tumulto, temendo che qualche impiegato negli uffici si fosse attardato, e avvertisse qualcosa. Finalmente siamo entrati nelle stanze; mi sembravano tutte strette e anguste, ma era per via della luce. Ecco, il problema è stato la luce. Le finestre erano sigillate con dei teli spessi e scuri, perché nessuno dalla strada potesse vedere che nei locali erano nascosti degli ebrei. Nella sua camera, Anne aveva incollato al muro immagini di vario tipo per renderla più accogliente: tra le altre, cartoline della famiglia reale olandese e delle principesse inglesi Elisabeth e Margaret. Nonostante questo, la stanza era terribilmente tetra, le pareti di un giallo scuro, malato. E’ stato allora che ho aspettato che la gente proseguisse, e uscisse da lì. Poi mi sono avvicinata agli scuri. Ho teso la mano per sollevarne un lembo. Ne solleverò solo un centimetro, mi dicevo, così sbircerò fuori. Guarderò solo per un attimo. Lo farò per Anne, mi dicevo. Chissà quante volte deve aver desiderato fare questo gesto, per non impazzire, per rendersi conto che la vita continuava, nonostante tutto. Due anni con quella luce malata. Due anni di scuri alle finestre. Non ci sono riuscita. Mi sembrava – non so per quale strano motivo - di tradirla. Lei aveva resistito per due anni, aveva vissuto in quella stanza cupa facendosi coraggio con i suoi sogni colorati, le sue allegrie, le sue speranze innocenti. Allora ho sfiorato la stoffa scura in una carezza. Sono uscita per raggiungere gli altri. Un altro ricordo è il water. Nel rifugio vivevano otto persone. Durante il giorno dovevano evitare il più possibile di usarlo, perché le tubature dell’acqua attraversavano una parete del magazzino dove lavoravano gli impiegati. Se veniva usato, non si poteva tirare lo sciacquone. Otto persone, maschi e femmine, e le donne, tutte, nel periodo fertile. Davanti alla scaletta che portava in soffitta, un ostacolo. Non si poteva salire. Dalla finestra della soffitta Anne vedeva il suo castagno. Lo vedeva riempirsi di foglie in primavera, ed era felice. A noi turisti frettolosi veniva precluso il suo angolo di paradiso. *** Leggo alcuni commenti su aNobii al “Diario” e rimango perplessa. Libro per adolescenti, nessun valore letterario… Ho deciso che non voglio farmi nessun’altra idea. Nessun’altra impressione. Non leggerò il diario. Mi tengo le mie scale il gabinetto e gli scuri nel cuore, e me li farò bastare. *** Fuori il sole ci ha stordito. Ho osservato mio figlio. Che ti è sembrato? gli ho chiesto. Ha alzato una spalla. Niente di particolare. Ha guardato in strada, dove stava passando una ragazzina in bicicletta. In quel momento lei si è voltata. Si sono guardati per un attimo. Lui mi sembrava stanco. Ma forse era a causa del sole. Una singola Anne Frank desta più commozione delle miriadi che soffrirono come lei, ma la cui immagine è rimasta in ombra. Forse è necessario che sia così; se dovessimo e potessimo soffrire le sofferenze di tutti, non potremmo vivere. Primo Levi
  2. cynthia collu

    Commenti letterari, impressioni, consigli e sconsigli di lettura

    #consiglidilettura _ Morte di un commesso viaggiatore - di Arthur Miller _ Se non avessi visto lo splendido film “Il cliente” del regista iraniano Asghar Farhadi, probabilmente non mi sarebbe mai venuta la curiosità di leggere questo che – scopro ora – è un capolavoro teatrale del dopoguerra americano. Nel film (vedetelo, vale davvero!) i due protagonisti stanno mettendo in scena proprio “Morte di un commesso viaggiatore.” Un sogno americano alla rovescia, quest’opera teatrale, o forse la realtà – la vera realtà- che vi si nasconde dietro. Una vita d’illusioni,di sogni di grandeur, di successo e fama per sé e per i figli. E poi, lo scontro con la vita. Che toglie, indifferente. Che umilia e ti stronca. Willy, il protagonista, è un commesso viaggiatore che ha sempre voluto credere caparbio nei suoi sogni, desiderando anche per i figli la fama e il successo che – soli, a suo avviso – rendono un uomo degno di considerazione. Biff, il figlio preferito, non ha terminato gli studi e lo odia (se ne scoprirà alla fine il motivo), preferendo fare il vagabondo piuttosto che affrontare il confronto con le aspettative del padre; l’altro figlio, Happy, è un conformista indifferente, che sa solo fare lo sciupa femmine. Willy è deluso. Dai figli e dalla propria vita trascorsa facendo un lavoro faticoso e spesso umiliante. I soldi non bastano mai. Alla fine, ormai sessantenne, si ritrova a fare migliaia di chilometri, da New York a Boston, senza riuscire a vendere niente. Comincia il suo vaneggiamento. Poetico, lirico, commovente. Alla fine Willy troverà il guizzo di dignità che gli farà rifiutare un lavoro elemosina da parte di un amico. Linda, la moglie, paziente e amorevole, capisce che il marito ha intenzione di suicidarsi e chiede l’aiuto dei figli. Questo aiuta non ci sarà. Il requiem finale è toccante. Consigliatissimo! _ Arthur Miller - Morte di un commesso viaggiatore _ (Hangar Bicocca - I sette Palazzi celesti - foto di Cynthia Collu)
  3. È con profonda e vibrante commozione che vi comunico la nascita, a ottobre, della mia terza creatura di carta che da tempo scalpitava per venire al mondo (dopo Una bambina sbagliata e Sono io che l'ho voluto, Mondadori editore).

    Nel frattempo, vai con l'editing! ❤

    Stay tuned! 😎

     

     

    1. Mostra commenti precedenti  7 da mostrare
    2. cynthia collu

      cynthia collu

      @queffe, lei è um mito! :rosa:

    3. Emy

      Emy

      Bellissima notizia, @cynthia collu! Congratulazioni e in bocca al lupo! <3 

    4. cynthia collu

      cynthia collu

      Grazie @Emy e che viva a lungo, il lupone!

  4. cynthia collu

    Su biccu/L'Angolo

    @ottantino grazie per l'acuta osservazione.
  5. cynthia collu

    De Agostini

    Ciao, inserisco qui i dati della Dea Planeta, che pur appartenendo al Gruppo De Agostini è una realtà a sé stante. Penso che la conosciate tutti grazie al cospicuo premio letterario conclusosi con la vittoria di Simona Sparaco. Personalmente ho avuto a che fare con l'editor di Dea, Stefano Izzo, già quando era in Rizzoli, e di lui posso solo dire ogni bene: è una bella persona, molto disponibile, oltre a essere professionalmente serissimo e preparato. So che sono interessati a cercare nuovi autori in cui credere, per cui vi allego quanto trovato in rete. DeA Planeta Libri Srl è una joint venture paritetica tra De Agostini Libri S.p.A. e Editorial Planeta Sau, società del Gruppo Planeta, primo editore internazionale di libri in lingua spagnola per sviluppare l’attività nel settore Libri Trade in Italia. I prodotti di DeA Planeta Libri includono libri per bambini e ragazzi, narrativa italiana e straniera, saggistica, opere illustrate, dizionari e atlanti geografici, con i marchi DeA, De Agostini, UTET, AMZ, Abracadabra. DeA Planeta Libri è presente nelle vendite online con deaplanetalibri.it. Attraverso la società controllata Libromania S.r.l., nata dalla partnership con Newton Compton, è attiva nella promozione editoriale, nella consulenza commerciale anche per editori terzi e nel self-publishing. http://www.deaplanetalibri.it/aiuto/contatti Proposte editoriali Vi ringraziamo per aver pensato ai nostri marchi: al momento non prendiamo in esame proposte non sollecitate agli autori dalla direzione editoriale. Per ricevere una valutazione delle vostre opere, vi invitiamo a utilizzare il sito libromania.net. Sarà cura della redazione di libro/mania far pervenire alla nostra attenzione le opere più attinenti alle nostre linee editoriali. libro/mania è un progetto di editoria digitale sviluppato da De Agostini libri e Newton Compton per scoprire nuovi talenti e portarli velocemente e gratuitamente alla pubblicazione in ebook, con l’ausilio di uno staff editoriale in tutte le fasi: selezione, editing, redazione e produzione. Comunicazione e Ufficio Stampa Riccardo Barbagallo (DeA Planeta e De Agostini) Via Inverigo 2 20151 Milano ufficiostampa.deaplanetalibri@deagostini.it Tel. 02-380861 Elisa Montanucci (UTET) Via Inverigo 2 20151 Milano info@utetlibri.it Tel. 02-380861 Librerie Promozione e ufficio commerciale sono gestiti da Libromania S.r.l. Per informazioni, scrivere all’indirizzo info.librai@libromania.net Privati Per informazioni sui nostri libri e per richieste alla redazione, puoi scrivere all’indirizzo infoclienti.libri@deagostini.it Sedi Sede legale DeA Planeta Libri S.r.l. Via Giovanni da Verrazano, 15 28100 Novara Redazione Via Inverigo 2 20151 Milano Spero di esservi stata in qualche modo utile, e buona fortuna!
  6. cynthia collu

    Premio letterario Giuseppe Berto [13/05/2019]

    Sono stata a Mogliano Veneto per il Premio nel 2009 ed è stata un'esperienza davvero unica, con tanto di successivo pranzo in un ristorante ad alto livello. La premiazione, poi, è stata commovente. Ah, se non ricordo male l'assegno era di 7500 euro! Molto più dello Strega, se non vado errata. 😊😏
  7. cynthia collu

    Una bambina sbagliata

    L'incipit del romanzo Ore dodici e cinque Stamattina sono arrivata in ospedale verso l’ora di pranzo. Mia madre era seduta accanto a papà e l’osservava con occhi vuoti. Gli infermieri avevano messo una tenda tra il letto di mio padre e quello di un degente che non voleva vederne il cadavere. L’altro paziente, invece, quello alla sua destra, mangiava tranquillo. Ho guardato l’ora. Erano le dodici e cinque. Ho chiamato i miei fratelli sul telefonino per avvertirli. Papà aveva le palpebre contratte e la bocca aperta. Mi è sembrato che volesse tentare un ultimo grido, così mi sono avvicinata e gli ho sussurrato all’orecchio una cosa che avrei voluto dirgli mentre era ancora vivo: grazie per avermi messa al mondo. Sei giorni fa è stato ricoverato in seguito all’ennesimo ictus. Per tutto il tempo non ha ripreso conoscenza, respirava a fatica inseguendo un rantolo che a me pareva un brontolio. Noi fratelli ci siamo alternati giorno e notte per non lasciarlo solo, ma lui non aveva bisogno di niente. Tutte le sue energie erano concentrate in quel rantolo, perché non fosse l’ultimo. Poi improvvisamente si è ripreso. Ha riaperto gli occhi, si è guardato in giro curioso, quasi divertito. Ci ha fregato, ci siamo detti ridendo. Sembrava impossibile, la notte prima pensavamo che non ce la facesse e invece eccolo qui, un po’ stordito, gli occhi aguzzi che girano per la stanza, i folti capelli grigi sparati in aria, vecchio rapace che non vuole mollare la preda, vuole stare ancora al mondo, lui. Ho preso un mandarino, l’ho sbucciato e gli ho dato uno spicchio da succhiare, lui lo ha fatto diligentemente, quasi con gusto. Gli ho stretto la mano. Ha ricambiato, un tocco appena percettibile. I miei fratelli ci guardavano; sapevo a cosa stavano pensando: anch’io speravo che non tirasse avanti a lungo.
  8. cynthia collu

    Io (noi) scrivo

    Come faccio a far capire a mia moglie (a mio marito, nello specifico) che anche quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando? (J. Conrad)
  9. cynthia collu

    Io (noi) scrivo

    Pensieri sparsi Oggi il cielo era una goccia d'oro. Si allargava morbido sulle nostre teste. Ho guardato il cielo e ho pensato, E' tanto che non scrivo. Non sento più nessuna danza nella testa. Si è accasciata ai miei piedi, la mia stupenda danza. E' andata via scivolosa dal mio cuore scivoloso e ora è solo una cosa che se ne sta ai miei piedi, accasciata. La cantilena nella testa se n'è andata danzando. Il silenzio è una mano che stringe, perché conosce il dolore. So che avrò una fine. Ma ho anche conosciuto quanto può essere dolce un letto di stelle. In un giorno troppo azzurro io vi ho amati tutti, perché mi ero riempita gli occhi dell'oro del cielo, in un giorno come questo. Amore mio, amami per quella che sono, amami per quello che scrivo, anche se non leggerai mai queste parole.
  10. cynthia collu

    SONO IO CHE L'HO VOLUTO

    #iostoconmiriam Care amiche con le quali ho discusso e discuterò sul perché una donna subisca e non se ne vada di casa se "lui" è un violento, al di là di tutta una serie di motivazioni facilmente individuabili (mancanza di autonomia economica, figli piccoli, confusione, solitudine) esistono delle dinamiche complesse che spesso, se non ci si è trovate dentro almeno una volta anche in piccola parte, sono difficili da capire. Facile è invece indignarsi se "lei" non se ne va, così come è risultato in diverse discussioni, (discussioni comunque importanti perché mettono a confronto posizioni ed esperienze), facile è accusare la donna di turno di "non avere le palle", di crogiolarsi nel suo malessere, di essere una persona passiva di, in definitiva, non essere degna non solo di empatia, ma neppure di com-passione. Posto qui un articolo che forse poco o tanto potrà aiutare a spiegare il mio pensiero che è anche il mio "perché" difenderò ad oltranza Miriam, sempre e comunque. https://www.tpi.it/2014/09/20/perch-non-me-ne-sono-andata/ (La discussione era nata sul personaggio femminile del mio romanzo, "Sono io che l'ho voluto", Miriam, tacciata di essere una vittimista, una perdente, una senza le palle. Mi ha fatto specie sentire delle donne scagliarsi con tanta acredine contro una loro sorella che ha la sola colpa di essere più fragile.)
  11. cynthia collu

    Rosina e Furio

    Bello bello bello! Brava!
  12. cynthia collu

    Io (noi) scrivo

    Tutto è occasione per scrivere. Scrivere con la testa o con le mani non cambia niente. Scriviamo storie infinite che raramente ci raccontiamo; e gli scrittori in fin dei conti non sono altro che dei trova robe. Oro o letame, poco importa se riusciamo a trasformarli in storie. Lettore, vorrei raccontarti storie che hanno l'odore della notte o emanano quello dell'estate, che puzzano di alghe marcescenti o gelano come stelle di ghiaccio e noi due insieme scriveremmo pensieri, ci cercheremmo dentro ogni virgola perché tra noi non ci sia mai la pausa definitiva di un punto. _ Cynthia Collu - frasi cancellate per venticinque lettori _ (foto mia)
  13. cynthia collu

    Io (noi) scrivo

    Molti mi dicono che vorrebbero scrivere un romanzo, e mi danno da leggere piccoli brani o racconti, spesso scritti bene. Ma scrivere un romanzo non è solo saper scrivere bene. Scrivere un romanzo è addensare dentro di sé tutti gli elementi della natura, e le tempeste e la furia del vento e le tormente di neve, così come la pioggerellina di marzo e i cieli limpidi e gli arcobaleni e la calma piatta del mare, e poi saperli distribuire con grazia. cynthia collu (foto mie)
  14. cynthia collu

    SONO IO CHE L'HO VOLUTO

    "Solo la migliore narrativa può farci mettere nei panni di qualcuno, mostrandoci meccanismi altrimenti invisibili. Come quelli che lentamente si instaurano nella vita quotidiana tra Miriam e suo marito Sebastiano. Il tema della violenza domestica subentra solo dopo le prime cento pagine. Ci si arriva piano piano, come nella vita, in modo graduale, senza accorgersene. La pioggia accompagna tutto il romanzo come una colonna sonora ipnotica." (Una bella recensione a Sono io che l’ho voluto fatta da Michele Marzulli, che ringrazio). https://cynthiacollu.wordpress.com/2018/01/04/solo-la-migliore-narrativa-puo-farci-mettere-nei-panni-di-qualcuno-mostrandoci-meccanismi-altrimenti-invisibili-come-quelli-che-lentamente-si-instaurano-nella-vita-quotidiana-tra-miriam-e-suo-marito/
  15. cynthia collu

    Io (noi) scrivo

    Raccontare una storia è quasi sempre un regalo, compreso quando il racconto porta e inietta veleno; è anche un vincolo e un concedere fiducia, e rara è la fiducia che prima o poi non si tradisca, raro il vincolo che non si aggrovigli e perciò finisca per stringere e si debba tirare di coltello o di lama per reciderlo. _ Cynthia Collu - Riflessioni _
×