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cynthia collu

Scrittore
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Su cynthia collu

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    scrittore ed editor freelance
  • Compleanno 22 maggio

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  • Genere
    Donna
  • Provenienza
    Milano
  • Interessi
    leggere, scrivere e poi ancora leggere. Teatro, passeggiate, vino buono, amici. Gli altri, nella loro umanità spesso così contrastante. Vivere. viaggiare per vivere. Vivere per viaggiare. Il viaggio è anche mentale, soprattutto quando scrivo.
    Scrivo per un bisogno inestinguibile d'altrove.

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867 visite nel profilo
  1. cynthia collu

    Citazioni sulla scrittura

    Grazie!
  2. cynthia collu

    Citazioni sulla scrittura

    Lo scrittore occupa una posizione che sta in qualche modo al di sotto dell’artista, più vicina a quella dell’artigiano: un minuzioso fabbricante di oggetti, versato nel suo mestiere, le cui merci sono rilevanti o inutili a seconda della richiesta, ma che continua a costruirle comunque – per qualche assurda esigenza interiore – anche quando dall’altra parte della città apre un enorme stabilimento industriale. Io ho costruito questa sedia. Vi ci volete sedere? Ci volete salire sopra e mettervi a strillare? La volete fare a pezzi e usarla per accendere il fuoco? Un artigiano può sperare in tutte queste cose. Ma deve sempre mettere in conto l’eventualità – più comica che tragica – di essere un eccellente fabbricante di sedie che ha costruito una sedia che eccede la domanda, che è superflua in questo mercato, che nessuno vuole o di cui nessuno ha bisogno. _ Zadie Smith - Perché scrivere _
  3. La madre

    Ogni tanto mi viene in mente di chiamarti per dirti una cosa 
    poi mi ricordo che tu non puoi rispondere
    non risponderai mai più
    E allora penso
    tutta una vita a litigare
    tutta una vita a litigare
    e poi non c’è più tempo

    Ti ho riaperto gli occhi – sono qui - perché tu mi vedessi un’ultima volta
    ma il tuo sguardo 
    pietra nera
    mi è rimbalzato contro, 
    mi ha gettata indietro
    spento 


    perché si definiscono vitrei
    se non passa più la luce

    così ho riempito la casa di oggetti tuoi
    mi parlano di te
    ma tu rimani muta 
    ti sei fatta assenza

     

    l'assenza non è sempre vuoto,

    a volte è così ingombra dell'assente

    da farsi più presente

    della stessa presenza



    Allora penso di chiamarti
    forse risponderai
    all’improvviso la tua voce
    lo squillo della tua voce

    non ci credo
    non ci credo
    non ci credo

    E penso che i tuoi occhi non si volteranno più 
    a incontrare i miei
    né passerà tra noi
    il momento di pace
    così a lungo atteso

    perché
    tutta una vita a litigare
    se poi non c’è più tempo.

    cynthia collu

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  4. cynthia collu

    Sono io che l'ho voluto

    Grazie Laura. Arrossisco.
  5. cynthia collu

    Sono io che l'ho voluto

    Arrossisco.
  6. cynthia collu

    Una bambina sbagliata

    http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/Ministero/UfficioStampa/News/visualizza_asset.html_125623508.html
  7. cynthia collu

    Sono io che l'ho voluto

    https://www.scritturacreativa.org/intervista-cynthia-collu/
  8. cynthia collu

    Sono io che l'ho voluto

    https://www.recensionilibri.org/2018/02/intervista-a-cynthia-collu-autore-de-sono-io-che-lho-voluto-mondadori.html
  9. cynthia collu

    Una bambina sbagliata

    http://blog.librimondadori.it/blogs/blog/2009/06/17/una-bambina-sbagliata-vince-il-premio-berto/
  10. cynthia collu

    Una bambina sbagliata

    In ospedale, al capezzale del padre e accanto alla madre che lo veglia, Thea Ligas aspetta i suoi fratelli rievocando la propria esistenza. Dalla primissima infanzia, trascorsa in Sardegna insieme ai nonni paterni alla vita coi genitori nella periferia milanese degli anni Cinquanta e Sessanta, la protagonista narra le vicende di diverse generazioni alle prese con l'asprezza del vivere. Tra i personaggi spicca una Milano letterariamente inedita, proletaria e grigia ma animata da elementi di imprevedibile e profondissima umanità, perché il narratore abbraccia con indulgenza tutti i suoi personaggi e ne porta alla luce colpe e motivazioni. La giovane Thea si affanna a crescere cercando di dare un senso alla sua vita segnata dall'alcolismo del padre e dal disamore della madre. Ad alleggerire l'atmosfera familiare cupa e oppressiva contribuisce in parte la presenza dei fratelli, Marco e Giulio-che-sa-di-biscotto: per loro, nelle notti di vento forte e luci gelide, Thea si trasforma in Peter Fan, sollevando piano la tapparella della cameretta e dicendo "buffe cose alle stelle". Ma il destino incrudelisce sulla loro innocenza, mentre lei, ormai lontana da casa, cercherà di percorrere la propria difficile strada di "bambina sbagliata" sperimentando la bohème cittadina, la politica e il teatro, continuamente in bilico tra l'orgogliosa affermazione della propria indipendenza e l'inevitabile bisogno d'amore. L’incipit del romanzo ci introduce immediatamente nel cuore della storia: siamo in ospedale, dove la protagonista arriva quando il padre è ormai morto. Accanto al letto c’è la madre, che guarda il marito con occhi vuoti. Da questo momento inizia per Cosma Ligas l’attesa dell’arrivo dei fratelli – con brani che scandiscono il passare delle ore – che sarà il pretesto per riflettere, e rievocare il passato di sofferenza e solitudine che li accomuna. Attraverso continui flash-back verrà dipanata la storia della loro famiglia, in un gioco a incastro con cui la protagonista cercherà di trovare una risposta – e infine una giustificazione - alla violenza del padre e all’incapacità d’amare della madre. Il riavvicinamento finale a quest’ultima sarà – più che un perdono cristiano – una comprensione profonda dell’infelicità materna, con la conseguente accettazione che comporta l’essere “adulto”. Possiamo definire “UNA BAMBINA DI SECONDA SCELTA” un romanzo di formazione. La storia intreccia sentimenti, emozioni, avvenimenti e affresca in modo emblematico un’Italia che cambia, partendo dal Ventennio fascista per arrivare all’Italia così come la conosciamo. I mutamenti della società non sono raccontati attraverso vicende storiche (che appaiono qua e là saltuariamente, quasi in modo accidentale), bensì attraverso il costume e le vicende quotidiane dei personaggi. Esemplare in questo senso è Angela, madre della protagonista/io narrante, donna del Sud, ignorante ma non priva d’intelligenza, che si rode il fegato per non aver avuto un’istruzione adeguata. Illuminanti sono alcuni momenti topici del romanzo, come per esempio il rapporto tra Angela e la Moric, una sfollata istriana diventata sua superiora, rapporto imperniato di pregiudizi e di violenza verbale che mette a nudo una “guerra tra poveri” che ha caratterizzato l’Italia di quei tempi. La storia dell’Italia che cambia fa da contraltare a quella personalissima della protagonista, la piccola Cosma Ligas, che si affanna a crescere cercando di difendersi da un padre alcolizzato e brutale e da una madre indifferente, che la rifiuta. Attraverso le dure esperienze della crescita – che la porteranno man mano a conoscere il sesso, la droga, la politica, la morte – Cosma arriverà alla fine a trovare l’amore, credendo che questo possa risanare le ferite che si trascina sin da piccola. Ma neppure il calore di una famiglia e di un figlio arrivato in tarda età riusciranno a farle superare il dolore del rifiuto materno, e la sensazione che quella bambina di seconda scelta sia ora un adulto di serie b. Sarà un gesto inaspettato della madre mentre sono in ospedale – il dono di un quaderno appartenuto a nonno Gavino e poi al padre, una sorta di passaggio del testimone, con cui la madre riconosce la figlia in quanto tale – che spezzerà il cerchio del risentimento e dell’incomprensione.
  11. cynthia collu

    Riflessioni

    Ma gridò [...] Ma, per nostro disaccordo, se siamo in un momento di lucidità, le grida di Giordano Bruno irrompono come un’esplosione che ci strappa dalle mani il bicchiere di whisky e ci cancella dalle labbra il sorriso intellettuale che siamo soliti assumere per parlare di questi casi. Si, questa è la verità, la scomoda verità che viene a distruggere il piacevole rapporto del dialogo: Giordano Bruno gridò quando fu bruciato. Il dizionario dice solamente che egli fu bruciato, non dice che gridò. Allora, che dizionario è questo che non informa? Perché dovrei volere una biografia di Giordano Bruno che non parla delle grida che lanciò lì, a Roma, in una piazza o in un cortile, con gente tutt’intorno, alcuni che attizzavano il fuoco, altri che assistevano, altri che serenamente stilavano l’atto di esecuzione? Dimentichiamo troppo spesso che gli uomini sono fatti di carne facilmente rassegnata. E’ dall’infanzia che i maestri ci parlano di martiri, che diedero esempi di civiltà e di morale a loro spese, ma non ci dicono quanto doloroso fu il martirio, la tortura. Tutto rimane in astratto, filtrato come se guardassimo, a Roma, la scena attraverso spesse pareti di vetro che ammortizzano i suoni, e le immagini perdessero la violenza del gesto per opera, grazia e potere di rifrazione. E allora possiamo dirci tranquillamente l’un l’altro che Giordano Bruno fu bruciato. Se gridò, non lo sentiamo. E se non lo sentiamo, dove sta il dolore? Ma gridò, amici miei. E continua a gridare. __ José Saramago - "Le grida di Giordano Bruno" __
  12. cynthia collu

    Il divieto

    Ciao @Rominaqu utilissima, grazie.
  13. cynthia collu

    Su biccu/L'Angolo

    Grazie per aver letto il mio racconto, @Rominaqu
  14. “Non andartene docile in quella buona notte.
    Infuriati, infuriati, contro il morire della luce.”

    Dylan Thomas

     

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    1. cynthia collu

      cynthia collu

      “Non andartene docile in quella buona notte.
      Infuriati, infuriati, contro il morire della luce.”

      _ Dylan Thomas - Non andartene docile in quella buona notte _
       

      Queste parole, scritte dal poeta al padre morente, sono un monito non solo a lui, ma a tutti i viventi, di lottare per rendere onore alla vita, che è un bene talmente prezioso da dover essere vissuto sino all'ultimo millesimo di secondo. Questo il figlio grida al padre chiedendogli di infuriarsi, e di non non andarsene "docile in quella buona notte". Un invito a tutti gli uomini a lottare per vivere una degna esistenza e non ritrovarsi, alla fine, con soli rimpianti in mano.
       

      Il testo integrale
      Non andartene docile in quella buona notte,
      I vecchi dovrebbero bruciare e delirare quando cade il giorno;
      Infuria, infuria, contro il morire della luce.

      Benché i saggi sappiano che la tenebra è inevitabile,
      visto che dalle loro azioni non scaturì alcun fulmine,
      Non se ne vanno docili in quella buona notte,

      Gli onesti, con l’ultima onda, gridando quanto fulgide
      le loro deboli gesta danzerebbero in una verde baia,
      S’infuriano, s’infuriano contro il morire della luce.

      Gli impulsivi che il sole presero al volo e cantarono,
      imparando troppo tardi d’averne afflitto il percorso,
      Non se ne vanno docili in quella buona notte.

      Gli austeri, in punto di morte, accorgendosi con vista cieca
      che gli occhi spenti potevano gioire e brillare come meteore,
      S’infuriano, s’infuriano contro il morire della luce.

      E tu, padre mio, là sulla triste altura, ti prego,
      Condannami o benedicimi, ora, con le tue lacrime furiose.
      Non andartene docile in quella buona notte.
      Infuriati, infuriati contro il morire della luce.

  15. cynthia collu

    Su biccu/L'Angolo

    grazie @Ivana Librici per aver letto e per le tue attente annotazioni. Su biccu è, insieme a un altro, il mio racconto preferito. Alla prossima! grazie anche a te, @AdStr per il tuo lucido e prezioso commento. Quanto a "sfrigolio" è vero, non è il termine più adatto. Non ricordo perché l'ho scelto, forse mi piaceva il suono, e presa dal raccontare non mi sono accorta di questa traslazione non del tutto valida. A rileggerci!
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