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Gualduccig

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  1. Gualduccig

    Premio Dea Planeta [29/02/2020]

    Beh, con un prezzo di copertina di 18€ e un accordo al 10% per l'autore del prezzo deivato il break even é a 87.000 copie vendute, se non ho sbagliato i conti. Quindi ci hanno rimesso, sì.
  2. Gualduccig

    Anime stese al sole (incipit)

    Vedo e immagino la scena ma noto un tono assente. Ciao Floriana, grazie dei commenti. Ti chiederei la cortesia di dettagliare meglio cosa definisci qui per "tono assente", per aiutarmi a capire meglio se/come correggere.
  3. Gualduccig

    Anime stese al sole (incipit)

    Ciao @fkafka e grazie del commento Ringrazio tanto sia te che @kikki per questa caccia al tesoro, anche perchè conferma la riuscita di in uno dei miei intenti: volevo che la Città, descritta nei suoi angoli caratteristici ma priva di un nome proprio, permettesse a chiunque di riconoscere un luogo della propria memoria (per voi è casa, per me un posto di villeggiatura). Certo, mi sono ispirato ad una città reale - che per inciso non è né GE né LI - ma tra aggiunte e omissioni vuole essere una scenografia adatta a tutte le immaginazioni. E' Italia, punto. Domanda: non ti è piaciuta la similitudine perchè troppo esplicita ("come fosse...") o per il suo contenuto specifico? Giusto per avere una guida nell'eventuale correzione. Questa ammetto essere una scelta di stile: ho inserito in tutto il romanzo dialoghi che provano a tagliare la densità delle descrizioni. Ho anche tentato di non descrivere il come se non aggiungendo - non in questo caso, magari devo rivederlo - gesti che suggeriscano le emozioni e gli atteggiamenti dei parlanti. Grazie comunque della segnalazione.
  4. Gualduccig

    Anime stese al sole (incipit)

    Sì, è la mia prima volta in questa sezione del forum. [per i moderatori: scusate, è partito il messaggio spezzato. Se volete accorpate i miei due post.]
  5. Gualduccig

    Anime stese al sole (incipit)

    Ciao @Kikki, grazie dei commenti. Quello qui sopra è l'incipit di un mio romanzo e mi serve a dare un po' di punti di riferimento a proposito dell'ambientazione (una cittadina di mare della provincia italiana, non meglio specificata) e di una dei due protagonisti (ho bisogno di fare una prima fotografia di Caterina, una "sconfitta" che è costretta a tornare a casa con la coda tra le gambe, perchè questo sia il punto d'inizio della sua traiettoria durante la narrazione).Quanto al titolo, è collegato ad un evento che troverai (se mai quest'opera sarà pubblicata) circa 150 pagine più avanti.
  6. Gualduccig

    Comico e humour

    Eh, ancora no: prima vorrei vedere se riesco a tirare fuori qualcosa che soddisfi me. Penso sia un genere molto difficile da piazzare, tuttavia cammuffarlo da giallo potrebbe aprire diverse porte, visto che è uno dei generi più commerciali.
  7. Gualduccig

    Anime stese al sole (incipit)

    Il mio commento: Erano sei ore che saltava da un vagone ad un altro. Trenta giorni che non aveva un lavoro. Otto settimane che non diceva ‘ti amo’ e che non riusciva ad ascoltare quelle due maledette parole, fosse pure un film, senza sentir montare le lacrime a fil di palpebra. Ed era finalmente a casa. La ragazza rimase ferma sotto la pensilina, un trolley dai colori assurdamente vivaci al suo fianco e schizzi di pioggia a incorniciare i tanti mozziconi di sigaretta sparsi a terra. Chiuse gli occhi ed inspirò profondamente, incurante della piccola folla intorno che si faceva inghiottire dalle scale del sottopassaggio. ‘Quando arrivi in un porto di mare te ne accorgi subito’, pensò, ‘anche se il mare non lo vedi’. Anche dalla banchina di una stazione che ha visto anni migliori, o decenni. Anche durante un temporale. Era l’aria a non saper reggere il segreto: trasportava quell’odore di sale e spazi liberi, lo lasciava filtrare, lo spingeva a forza nelle narici. Odore di un passato felice, per lei. Caterina - quello era il suo nome - si riscosse dall’immobilità, aggredì gli spazi della stazione trascinando il trolley come fosse un cucciolo recalcitrante che si impuntasse su ogni inciampo. Era arrivata, finalmente, e voleva mettere spazio e cose e persone tra sé e quelle dolorose rotaie: non voleva passare per una viaggiatrice, anche se la valigia la condannava ad un simile ruolo. Era una figlia di quella Città e tale voleva essere considerata, e basta. Il resto non era importante. Non era niente. Ignorò due taxi parcheggiati a bordo strada e tagliò il piazzale in diagonale: nonostante la pioggia preferiva andare a zonzo ancora un po’, prima di dirigersi a casa. Sentiva le gambe bagnarsi attraverso le calze ma lo trovò quasi piacevole, con quel primo serio caldo di giugno. Pochi metri avanti a lei un turista, sicuramente un americano a giudicare dall’abbigliamento, rischiò una rovinosa caduta e si tenne in piedi solo grazie ad un albero provvidenzialmente cresciuto a portata di mano. Caterina si abbandonò ad un mezzo increspar di labbra: l’acciottolato della zona vecchia era scivoloso anche da asciutto, con un po’ d’acqua diventava una trappola per chi non era abituato. Era una delle piccole cose tanto importanti da tener presenti lì in Città e tanto inutili altrove. Girati un paio d’angoli si ritrovò nel corso principale, un lungo rettilineo in discesa verso il porto. Caterina ne percorse quasi metà prima di rendersi conto di cosa la rendesse diversa dagli altri passanti: non il vestito, benché fosse più ricercato di quanto abituale in quella stagione in un posto di mare. E nemmeno il trolley saltellante dietro di lei. Era il suo passo, la sua velocità: rispetto alla gente intorno a sé stava praticamente correndo. E non aveva neanche urgenza di arrivare dove doveva arrivare, oltretutto: era solo colpa dell’abitudine, una cattiva abitudine. Si morse per un momento l’interno della guancia, quasi a punirsi, poi decise di regalarsi una pausa e si buttò in un bar, il classico baretto con il bancone in marmo, un paio di quotidiani abbandonati sugli sgabelli da un lato e dall’altro una rotonda signora linguacciuta. “Cosa ti preparo, bella?” “Un caffè, grazie.” “Arriva subito: tempaccio, eh?” “Davvero, speriamo smetta in fretta.” “Eh, speriamo sì: mia figlia ha sposato l’altro giorno e vuol fare le foto per l’album. Se smette di piovere, ce la fa finché ancora entra nel vestito da sposa!” e si abbandonò ad una risata chioccia. Caterina le restituì un sorriso, portando la tazzina alle labbra: quanto le era mancata, quella parlata tutta vocali troppo aperte e verbi sbagliati eppur azzeccatissimi. Inghiottì il liquido bollente e man mano che questo scendeva nello stomaco sentì le spalle abbassarsi, le gambe appesantirsi di stanchezza. Se era meno eccitazione e maggiore lentezza che cercava, il suo desiderio era stata esaudito.
  8. Gualduccig

    Neuronauta incipit

    Wow, un Gibson d’annata! Ah, no, è lucamenca, non Gibson. Però il mood è quello del cantore del cyberspazio (e io l’ho adorato, soprattutto nei racconti brevi) ed è un bel primo passo: sarei curioso di sapere dove va a parare quel percorso (in realtà lo so già: in qualche immondezzaio dello sprawl, tra morte per tetano e morte per laser). Insomma, il pezzo mi intriga molto. Ci sono spazi di miglioramento, a mio modestissimo parere, per cui procedo a citarti gli elementi di rischio che ho trovato nel tuo frammento: Spiegone: “Era una bella fortuna essere uno dei pochi umani mutanti dotati di neuroni d’interfaccia, che gli permettevano di entrare e uscire dal cyberspazio a proprio piacimento senza il bisogno di costosi e facilmente hackerabili innesti cibernetici, e soprattutto garantendogli una totale irrintracciabilità. Ecco perché era uno dei migliori nel suo lavoro. Anzi, il migliore, e i suoi committenti lo sapevano.” Alla mia sensibilità di lettore questo paragrafo crea un inciampo nella lettura: si percepisce che è un disclaimer messo lì per me (lettore) e non ha tanto a che fare con il protagonista. Secondo me è ridondante infilarlo in questo punto della narrazione: si è capito che si tratta di un hacker (o simile); si è capito che ha rischiato la vita, quindi è implicato in qualcosa di losco. Ti serve specificare subito che Isaac è un mutante e che ha quella specifica mutazione? Potresti girare lo spiegone in un’azione collegata alle conseguenze del suo stato: Isaac potrebbe pulire qualcosa dalle sue impronte digitali (in ambedue i sensi della parola, eventualmente) e commentare qualcosa tipo “non voleva passare alla storia come il primo predestinato a farsi beccare in modo tanto idiota: se il Fato gli aveva regalato la sua mutazione per non entrare e uscire dal cyberspazio senza lasciare tracce, lasciare troppe impronte nel mondo fisico avrebbe significato inimicarsi gli Dei. Sempre che esistessero.” Ritmo: la tua prosa è molto rotonda e leggibile, alle mie orecchie. Ecco, forse pure troppo, per un’ambientazione del genere. Mi permetto di prendere l’incipit come esempio e di sminuzzartelo un po’: “Riaprì gli occhi. Okay, era ancora vivo: fino a qui, bene. Intorno a lui le solite pareti squallide e poco altro. Soprattutto, nessun altro: gli ICE erano rimasti dall’altra parte, nel mondo virtuale da cui era appena uscito. Molto bene. Spinse a forza l’aria nella gola, improvvisamente consapevole di aver trattenuto il respiro da chissà quando. Stavolta c’era mancato davvero poco, ancora qualche secondo e… ma non era successo, inutile rimuginarci sopra. Molto meglio pensare a quanto gli restava da fare per chiudere quel contratto.” In altre parole, riprodurre un po' di più la concitazione e lo sbandamento del "risveglio". Mancanza di sentimenti: Isaac da questo frammento rischia di apparire un po’ “asettico”, se mi consenti. Ad esempio: gli è andata bene, è vivo, può “finalmente tirare un sospiro di sollievo”. Lì sta guardando dentro di sè, non sta agendo, e a me non dispiacerebbe sapere se è più sollevato (aveva paura di fallire? Lo ha sempre? È normale o è successo qualcosa di particolare stavolta?) o più disgustato (tanta fatica e tanto rischio per tirare avanti solo un misero mese in più?) o più esaltato (chissenefrega dei rischi, ogni volta è una goduria riuscirci: lui è il migliore!). Mi manca qualche aggancio per farmi un’idea di che personalità abbia, questo Isaac, e se non ci riesco fatico ad empatizzare con lui. Rapporto col pregresso: stai ambientando la tua storia in un mondo che ha già alcuni suoi riferimenti, che tu stesso richiami (gli ICE, le interfacce neuronali per accedere al cyberspazio). Questo può essere un malus, dal punto di vista di un editore, o un vantaggio, perchè puoi ridurre il worldbuilding alle sole parti aggiuntive che sono funzionali alla tua narrazione. L’importante è saltare a piè pari le spiegazioni ormai ridondanti (il tuo “i sistemi di protezione informatica che pattugliavano i siti”) e mantenere forte omogeneità: non sei più libero di inventare, devi intrecciarti con un mondo già ormai consolidato (con tutte le virgolette del caso). A questo proposito, se Isaac vive toccando contemporaneamente ambedue i mondi, quello fisico e quello immateriale, non è che resta sempre a rischio di farsi beccare dagli ICE? In estrema sintesi, a me il pezzo è piaciuto molto e vorrei sapere cosa combinerà Isaac (e cosa ha combinato prima); quanto sopra son solo spunti per tua valutazione.
  9. Gualduccig

    Assenza totale di autovalutazione

    Vero. Sono le risposte che ci diamo (evidentemente positive) a trarci in inganno: la questione è come si possa costruirsi una coscienza critica sufficientemente affilata da intercettare almeno la metà dei problemi (l'altra metà a mio parere è troppo legata al gusto del singolo perchè si possa avere/dare un giudizio oggettivo).
  10. Gualduccig

    Edizioni Jolly Roger

    Nell'art.2 è definita la scontistica con cui l'autore acquisterà quelle copie.
  11. Gualduccig

    Ultra Edizioni

    Editing limitato (più focalizzato sulla coerenza lessicale interna al testo che a modifiche di struttura o sintassi) Contatti con stampa specializzata si, organizzazione eventi no. Quanto alle copie, in 6 mesi mi piacerebbe arrivare a 200. Ma occorre fare una grande tara: si tratta di un testo di auto formazione professionale con un taglio molto di nicchia, non mi aspetto numeri comparabili ad un'opera di narrativa.
  12. Gualduccig

    R. Vivian Literary Agency

    Tutto identico (anche nel feedback, purtroppo) nel mio caso. Tre giorni tra invio e risposta.
  13. Gualduccig

    Lorem Ipsum

    Nì: se ci si è registrati ad un sito che "effettua la profilazione secondo le modalità e i limiti normativi, con invio di informazioni promozionali relative ai servizi, informazioni di marketing, remarketing, pubblicità e altre informazioni che possono essere di tuo interesse in base alle preferenze espresse in sede di conferimento dei dati personali", magari aggiungendo anche la possibilità di invii da parte terzi, è legale ricevere invii che sono stati attivati dall'aver visitato determinate sezioni del sito a cui si è fatta iscrizione (ad esempio un articolo che contiene le keyword "manoscritti" e "esordienti"). Fine OT
  14. Gualduccig

    Ultra Edizioni

    Confermo quanto sopra: no anticipo, royalties dalla copia n.500, ottima distribuzione (tra i retailer: Amazon, Feltrinelli, Mondadori, Librerie COOP), formato kindle disponibile da 10gg dopo il lancio. Ho pubblicato con loro a fine agosto 2019; attraverso i loro contatti sono riuscito ad avere una recensione su Il Tempo (va detto che il mio testo, un saggio professionale, è davvero molto di nicchia).
  15. Gualduccig

    Consigli su come sviluppare un personaggio negativo

    Ultimamente (soprattutto nelle serie tv) ci sono un sacco di protagonisti "negativi" che però sono apprezzati dal pubblico: i camorristi di Gomorra, l'Escobar di Narcos, Heisenberg di Braeking Bad e via così. Perchè? Perchè hanno grandi passioni e grandi volontà: desiderano e per rispondere a quel desiderio sono dispsoti a tutto (letteralmente). E quella capacità di avere un obiettivo e perseguirlo è affascinante, anche quando l'obiettivo è orribile e i modi ancora peggiori.
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