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Gualduccig

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  1. Gualduccig

    Lupo e Nina in pizzeria [frammento]

    Un grazie a @lauram e a @Alberto R per le loro indicazioni, non semplici da fornire per via della natura di frammento del mio testo. Ammetto di avere una grande resistenza all'uso di troppi "disse/diceva": mi viene più spontaneo omettere spesso il verbo che introduce la battuta e connaturarla invece con la descrizione di un movimento (che dovrebbe rivelare il pensiero del parlante); quando non è così, tendo a usare azioni che trasmettano - anche metaforicamente - il modo (sbottare, abbaiare,...) con cui la battuta è pronunciata. Forse quando scrivo non riesco a bypassare i "disse/diceva" come invece mi capita quando leggo e la prosa mi appare ridondante. Pecco invece altrove di ridondanza, come ambedue mi avete segnalato: devo snellire e fidarmi di più del mio lettore. Devo poi migliorare la capacità di rendere l’intonazione (e l’intenzione) ironica dei miei personaggi: sia lui col “bravi ragazzi” sia lei col “Mi chiedo come mai una donna…” volevano (nelle mie intenzioni) usare l’ironia per alleggerire (lui) o approfondire (lei) il tema, ma evidentemente non è passato appieno questo effetto.
  2. Gualduccig

    Il colloquio di Anna [frammento]

    Grazie per i commenti, @H3c70r: sulle descrizioni devo darle ragione, perchè leggendo il frammento come racconto standalone sembrano un po' tirate via. Ho scelto questa soluzione "minimalista" per non rallentare troppo la lettura del testo completo: questa parte mi serviva come inciso veloce e spigoloso per variare il ritmo della lettura.
  3. Gualduccig

    Lupo e Nina in pizzeria [frammento]

    Commento: Si tratta di un frammento tratto da un giallo/noir che sto cercando di scrivere. Antefatto: l'uomo (Gianluca detto Lupo) è appena stato interrogato perchè rappresenta l'unica connessione con il morto che la polizia sia riuscita a scovare (una citazione in latino ritrovata accanto al cadavere) ma gli investigatori non sono convinti sia lui il colpevole. Il superiore ha comunque ordinato alla ragazza (Nina), giovane ispettrice da poco in squadra, di monitorare strettamente l'unico indiziato a loro disposizione. Per questo lei ha accettato quando lui (convinto che qualcuno voglia incastrarlo e desideroso di indagare per conto proprio) l'ha invitata a cena in pizzeria. - - - Raggiunsero a piedi il locale, una bolla di Campania nascosta sotto le ombre dei portici, e sfruttarono l’opulenza del menu come giustificazione - e soluzione - per l’inevitabile imbarazzo iniziale. Toccò a Lupo, una volta dimezzata la birra nel boccale, abbandonare i convenevoli e aprire le danze: “ispettore, io non ho mai fatto nulla di male, men che meno ammazzare qualcuno. Anche se, dopo quella specie di arresto a cui mi avete sottoposto davanti a mezza azienda, ora i miei colleghi si staranno quantomeno mettendo il dubbio.” “Non vorrà passare la serata a recriminare, vero?” Piccolo sorso al suo bicchiere, ancora praticamente intonso. “E poi, se vuole saperlo, eravamo prima passati a casa sua ma lei è un tipo mattiniero, pare.” “Odio restare imbottigliato nel traffico.” Lupo aveva aggiunto una smorfia, come a inseguire un pensiero, e fissando intensamente il cestino dei grissini si era lasciato andare: “E poi al mattino mi prende l’ansia di controllare i risultati del giorno prima: difficile riesca a dormire a lungo.” “Saranno contenti i suoi capi.” “Bah, quelli,” un gesto a scacciare una mosca inesistente, “piuttosto spero siano contenti i miei ragazzi: quando arrivano ho il tempo di prendermi un caffè con loro e quando accendono il computer trovano già la lista del da farsi per la giornata.” “E’ proprio un manager coscienzioso, lei.” Cortesia glassata di sarcasmo, o almeno diffidenza: quella collaborazione non stava decollando, proprio no. Troppo ghiaccio. “Ispettore, io proprio non riesco a parlare liberamente se continuiamo così: mi mette soggezione. Che ne dici se passiamo al tu?” Che stava cercando di levarsi la sete col prosciutto, come si usa dire dalle sue parti: così avrebbe risposto Nina se avesse avuto le mani libere. Ovvero se quel tizio non fosse stato l’unico aggancio serio per le indagini. E così: “allora da adesso io son Nina e tu Gianluca.” “O Lupo, se preferisci.” “Non ti darebbe fastidio? Non siamo amici intimi, per il momento.” Perché le era uscita così dalle labbra quella frase? “Veramente mi chiamano tutti Lupo, qualcuno di quelli che lo fa credo non sappia nemmeno quale sia il mio nome all’anagrafe. Ma a me così piace: ci sono molto affezionato.” Aveva gettato lo sguardo per la sala, quasi a cercar conferma, prima di confessarsi: “tutto sommato sono più Lupo che Gianluca, per tanti aspetti.” Eppure non erano occhi da fiera, quelli, si annotò mentalmente Nina. Lo pensava in relazione al caso, ovvio: una sensazione a sostegno dell’ipotesi di innocenza di quel Mannari, nient’altro. Il caso, trovare un perché per il morto, dare un nome all’assassino: quello era il suo compito, anche mentre masticava una pizza fumante. “Torniamo alla tua felice invenzione, la frase in latinorum. Se ho capito bene tu sei proprio un appassionato di, insomma, sì, di battaglie coi soldatini.” “Hai capito bene. Non hai la minima idea del perché, a giudicare dal disprezzo che trasudano le tue parole, ma hai capito bene.” Nina appoggiò le posate, piantò i gomiti sul tavolo e il mento sulle dita intrecciate, “spiegami il perché, allora.” “Hai voglia di ascoltarmi senza pregiudizi o soprassediamo?” “L’hai già fatto spesso, ‘sto discorso?” “Un sacco di volte, quasi sempre inutilmente.” Un sacco di volte con chi? Opportunità: sfruttare, approfondire. “Le donne non capiscono?” “Neppure molti uomini. Ma sì, tendenzialmente le donne sono più, boh, refrattarie ad accettare l’idea.” “Mi chiedo come mai una donna” - era un punto su cui far leva, quello - “non riesca ad accettare che un quarantenne perda la testa, e tempo e soldi, immagino, per divertirsi a sfidare un altro quarantenne con un esercito in miniatura.” “Tanto per peggiorare le cose, spesso gioco con gente che ha la metà dei miei anni.” “Loro almeno…” Nina s’era morsa la lingua prima di completate la frase. Invano. “Loro almeno sono ragazzini, giusto?” Lupo si buttò col peso sullo schienale della sedia: “Non c’è niente da fare: se un uomo perde la testa dietro un pallone e pianifica la settimana in base alle partite di calcio in tv, tutto normale. Se lo stesso uomo usa la metà di quel tempo e di quella foga per un divertimento in cui occorre molta più testa, è un Peter Pan da compatire. E tutto solo perché ci sono di mezzo delle miniature in piombo invece che un pallone di cuoio.” “Ma sono soldatini! Se non è infantile giocare coi soldatini alla tua età…”[GG1] Lupo aprì le mani in segno di resa: “Nina, mi hai appena scagionato: quanto potrà mai essere infantile un assassino?” E prima che lei potesse controbattere la forzò ad un brindisi, “alle tue preziose intuizioni, ispettore.” “Non mi garba esser canzonata,” smorfia, “e tu non mi sembri poi così innocente.” “Non lo sono, infatti. E’ tutta la vita che mi sforzo di non esserlo: i bravi ragazzi,” mano portata alla bocca come a confidare un segreto, “sono noiosi. Non trovi?” “Ti sembra la cosa giusta da dire a chi sta indagando su di te?” “Se ad indagare è una come te, sì.” Nina arretrò di un millimetro sulla sedia. “Una come me.” Un sorriso canaglia si spalancò sul viso di Lupo: “dai, Nina, non cadere in queste imboscate. Voglio solo farti arrabbiare un po’.” “Anche questa mi pare un’ottima strategia da adottare con una poliziotta. Già.” “In un posto così” e fece girare lo sguardo sulla sala, “sì, lo è.” “Vorresti farmi arrabbiare.” Nessun punto interrogativo. L’uomo avvicinò pollice e indice, “solo un pochino.” A Nina non servì la voce per esprimere i suoi pensieri: un arricciar di labbra fu più che sufficiente. Labbra ben strette. “Guarda che puoi chiedermelo, Nina.” Uno sbuffo. “Cosa dovrei chiedere, di grazia?” “Perché tento di farti arrabbiare.” “Senza riuscirci.” “Bugiarda.” Lei si rifugiò in una sorsata di birra. Strano però, il livello non calava mai. “Questa conversazione sta prendendo una piega strana.” Pausa. “Lupo.” “Dici? A me pare che si stia finalmente accendendo.” “Bada che a volte i piromani ci restano secchi, nei loro incendi.” L’uomo acconsentì, giusto un cenno col capo, senza mai abbandonare il suo mezzo sorriso. “Hai mai giocato a tennis, Nina?” sparò all’improvviso. La ragazza negò scuotendo il capo, sforzandosi di nascondere un fremito dove le labbra incontrano la guancia. Un sospiro: “okay, sto al gioco. Mai giocato a tennis.” “Peccato, hai la stoffa da dominatrice del fondocampo: ti saresti ammazzata correndo da un corridoio all’altro pur di non dare per persa una palla.” “Non ho capito niente ma faccio finta che sia un complimento.” “Ah, lo è. Credimi: detto da me, lo è.” Lui non l’aveva mai avuta tanta cattiveria agonistica, le confidò: i suoi scambi dovevano durare poco, voleva sempre arrivare alla conclusione, forzare la giocata. Cercava l’applauso, anche quando gente a guardare non ce n’era. “Senza pubblico è difficile ricevere complimenti.” “C’era sempre l’avversario. E c’ero io.” Quanta serietà, tutto d’un tratto. “Hai giocato a lungo?” Tono guardingo, non la solita Nina. Lui si strinse nelle spalle, intento a raccogliere con estrema cura una briciola dalla tovaglia: “tanti anni, tutti i giorni, fino a che non mi è saltato un ginocchio. Beh,” spallucce, “finché è durato è stato divertente.” Nina si portò la destra all’orecchio, fermandosi appena in tempo. “Mi spiace.” “Sono cose che succedono. C’è anche chi dice che fanno bene, che irrobustiscono il carattere. Sai che penso io?” Lì sì che cercò gli occhi di lei: “cazzate, son cazzate buttate lì per indorare la pillola: se non fossero successe staremmo molto meglio, ora. O almeno sarebbe così per me.” “Su questo siamo perfettamente d’accordo.” Al brindisi che ne seguì bevvero a lungo entrambi. - - - A fine lettura vi lascio qualche nota su quello che mi ripromettevo di ottenere con questo frammento e qualche dubbio stilistico: metto in spoiler così potete decidere se leggere o se commentare senza condizionamenti.
  4. Gualduccig

    Buon Compleanno

    Ciao @Vincenzo Ferrara, mi è piaciuto il tuo “racconto di un’ossessione”: la sua atmosfera arriva al cervello passando dallo stomaco, diciamo così. Fatta questa premessa, metto in risalto alcune scelte su cui potresti valutare eventuali adattamenti: “Era quasi come se a chiamarmi non fosse lei ma quell’oggetto.” Okay che il tuo protagonista è un uomo assalito dai dubbi ma qui ci vedo troppa indecisione: togliere l’”era quasi” o addirittura trasformare la farse in uno statement più netto (“non era lei a chiamarmi, era quell’oggetto”) aiuterebbero a calare più velocemente il lettore all’interno del mondo percettivo del protagonista. Si tratterebbe di passare da un riferire pensato e mediato da riflessione successiva a un’immagine in presa diretta. Un problema simile (iperspiegazione, diciamo: ne soffro tanto anch’io) lo riconosco anche più avanti, quando scrivi “le persone erano ancora quelle di pochi giorni prima, quindi differenti da quelle che avrei incontrato negli anni passati.” Il “quindi” mi pare (1) ridondante e (2) accademico, da professore che spiega al lettore disattento come interpretare quella specificazione. Simile effetto ritrovo nella frase “Scrutavo i palazzoni lungo Via Capruzzi, le loro forme rettangolari, il loro intonaco biancastro, e li immaginavo come grosse cartoline di auguri; in cima vedevo la scritta ‘Buon Compleanno’, semplice ma ben in evidenza, e tra i balconi avanzava un motivo floreale stilizzato, circondato dal bianco del cartoncino”: taglierei “e li immaginavo come grosse cartoline di auguri” e lascerei al lettore la conclusione che ne deriva. “Raccontò che aveva ricominciato ad uscire con le amiche e che aveva ripreso a leggere un libro che le avevo consigliato tempo prima e, pur non amandolo particolarmente, l’avrebbe finito comunque.” Questa frase la percepisco come troppo lunga (fa incespicare la lettura), inoltre non riesco a cogliere quale sia la parte importante collegata al dettaglio del libro: se è che lo abbia ripreso, metterei un punto dopo “amiche” e ripartirei con “aveva anche ripreso”; se è che lo finirà lo stesso (perché lei è uan coscienziosa che non lascia le cose a metà – ma invece lo farà con la loro storia) metterei il punto dopo “tempo prima”, per dare una pausa di pathos prima del dettaglio importante. “Quando la scriverai? Cosa scriverai? Non sarebbe meglio buttarla?” Alla luce di come si chiude poi il racconto (“avrei scritto qualcosa di semplice ma personale e delicato. Cosa, con esattezza, ancora non lo sapevo. Ma l’avrei scritta”) mi pare che qui potrebbe essere utile mettere maggiormente il risalto il precipitare del dubbio del protagonista da quando a cosa a “ma lo farò mai?”: “Non sarebbe meglio buttarla” ha lo stesso significato ma mi pare che depotenzi questa prospettiva, quindi indebolisce la decisione che presenti in chiusura. “Svegliatomi, mi diressi in cucina per bere un bicchiere d’acqua e togliermi quel sapore acido dalla bocca. Ero molto sudato e tremavo.” Questa parte ti è uscita un po’ troppo piatta e descrittiva, rispetto alla qualità mostrata negli altri passaggi: fa troppo telecronaca e non trasmette l’ansia o lo sgomento del protagonista, lo illustra in maniera troppo diretta. Forse puoi asciugare la lista delle azioni ma concentrati di più su un singolo dettaglio, per renderlo più vivo (o incasinare la descrizione a replicare un cervello svegliato di soprassalto e ancora non pienamente funzionante). Ultima nota: il protagonista decide lo stile con cui scriverà (semplice ma personale e delicato); non vuoi farci sapere anche il perché, il che risultato voglia ottenere, come voglia lasciare la sua lettrice? Chiudo ribadendo che il tuo brano mi è piaciuto e mettendoti però in guardia: hai alzato molto le aspettative rispetto a questo biglietto e alla profondità dei sentimenti (o al disagio) di questo ragazzo, che riversa in maniera tanto potente la propria frustrazione su un cartoncino bianco. Anche il seguito necessita di altrettanta potenza: noi lettori ce lo aspettiamo.
  5. Gualduccig

    Vivere di sola scrittura in Italia

    A occhio e croce, dei costi incomprimibili molto alti (a meno di non fare teatro di strada)
  6. Gualduccig

    Vivere di sola scrittura in Italia

    Per curiosità ho cercato via google quanto siano pagati i vari adattamenti ma non ho trovato informazioni: non saprei manco dire quanto reddito producano le vendite di quei diritti (al netto di eventuali impieghi da sceneggiatore per l'autore, intendo).
  7. Gualduccig

    Cosa state scrivendo?

    Finito e inviato al mio primo lettore di fiducia.
  8. Gualduccig

    La virgola può sostituire i due punti??

    Io credo che nell'uso quotidiano si parli in alcuni casi dopo aver ben organizzato mentalmente il proprio discorso e le proprie idee e in altri (la maggioranza) in maniera reattiva, più istintiva, con scelte sintattiche e di vocabolario inevitabilmente diverse da quanto si farebbe mettendo lo stesso discorso nero su bianco. Fatta questa premessa, la tua domanda è: uno scrittore deve accettare questo fatto o distaccarsene e puntare ad un linguaggio più organizzato e "alto"? La mia personale risposta è: dipende da cosa lo scrittore vuole trasmettere (perchè il "come" è funzione di questo "cosa") e da cosa richiede la sua storia per emergere nel pieno del proprio valore (Salinger avrebbe potuto scrivere Il giovane Holden con un linguaggio più pulito, in terza persona, al passato? Certo. Avrebbe offerto al lettore la stessa potenza? Forse no)
  9. Gualduccig

    La virgola può sostituire i due punti??

    allora invece di essere questo modo involuto e poco chiaro a doversi caricare della fatica di adeguare sé stesso a uno strato di pensiero superiore, per forza debba essere il contrario. Sono certo, però, che tu non volessi affermare questo. Non ne faccio una questione di obbligo o inevitabilità, bensì di scelta dello scrittore: tanto più il ritmo e lo stile dello scritto vorranno andare verso la mimesi del parlato e del pensiero "in presa diretta", tanto meno ci sarà ricorso ai due punti. Tanto più la narrazione si farà mediata e distanziata dal punto di vista del protagonista, tanto più questi potranno ricomparire. Andando leggermente OT, non vedo al questione "politica" così rigidamente indirizzata nè tanto tragica come traspare dalle tue parole: io la vedo come un'aggiunta di tempere sulla tavolozza che - con qualche difficoltà all'inizio, visto che si procederà per tentativi - possono benissimo dare vita a nuovi inaspettati colori.
  10. Gualduccig

    La virgola può sostituire i due punti??

    I due punti sono la rappresentazione plastica di un discorso figlio di un ragionamento organizzato, strutturato su più livelli, completo, rotondo. Ben lontano da come spesso parliamo (tutti) e da come pensiamo (in tanti, o quantomeno in tante occasioni). Io li uso spesso, quando scrivo, anche perchè per assecondare il mio orecchio utilizzo un'overdose di virgole, e a quel punto un altro livello di pausa tra la virgola e il punto mi serve. Ma nei dialoghi sostituisco col punto, perlopiù.
  11. Gualduccig

    Comico e humour

    Grazie mille per le dritte, @annabella, e in bocca al lupo per il tuo romanzo!
  12. Gualduccig

    I racconti della Settima Luna – Sesto ciclo

    Molte grazie @Pincopalla
  13. Gualduccig

    Il colloquio di Anna [frammento]

    Grazie @Poeta Zaza per le belle parole (e per i suggerimenti)
  14. Gualduccig

    Comico e humour

    Devo rileggere quei romanzi: forse ne ho un ricordo sballato per effetto del mio stato d'animo quando li ho letti. Grazie mille della dritta, @massimopud
  15. Gualduccig

    Comico e humour

    Non è difficile nella misura in cui la struttura del giallo/crime/noir regge la maggior parte del peso del testo (sia nelle opere di Malvaldi che di Recami l'investigazione è comunque centrale). Nel mio caso l'investigazione è un pretesto per portare i protagonisti faccia a faccia con alcuni loro scheletri nell'armadio, tant'è che non si avvicinano nemmeno alla soluzione (che il lettore scopre, sì, ma in maniera quasi casuale): dubito che sia un'opera adatta al catalogo Sellerio, che mi pare puntare a un genere leggermente diverso. Forse sbaglio io a definire quanto ho scritto come noir a colori, del resto leggendo le recensioni alle opere che più si avvicinano come tema ho trovato solo recherche metropolitana e miscela di satira di costume e romanzo giallo, quindi mi sa che incasellare simili testi non sia semplice. Peggio per me, lo sapevo dall'inizio...
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