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Milarepa

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Tutti i contenuti di Milarepa

  1. Milarepa

    [LP9] Nostalgie di un fuggiasco

    io credo che esista un'altra categoria dei talenti in cui Dio cade apparentemente in contraddizione con se stesso. i talenti vanno esposti perché il loro valore sia nutrimento per tutti. esiste un talento figlio dell'ego che semina nel mondo e muore col mondo e un talento figlio del noi che semina nell'anima e la accompagna nella dipartita. nel secondo caso è una santità impersonale che si dispiega nel dono. ma esiste anche un silenzio dei talenti in cui Dio gioca nel nascondimento. esiste un talento in cui il noi è l'altro che ci sta accanto ma esiste un talento di cui Dio vuole essere il solo spettatore. potrei forse affermare che il dispiegarsi silenzioso di questo talento sia un vento sprecato perchè nessun essere ne percepisce il sussurro e il dolce alitare? nell'ebraismo Dio salva il mondo a causa di 36 giusti e alcuni di questi giusti non sanno di esserlo e sono i nascosti con cui Dio s'intrattiene in solitudine. una santità senza rumore e senza mondo con la quale dio commercia in silenzio.
  2. Milarepa

    [LP9] Nostalgie di un fuggiasco

    se fossimo soddisfatti dell'esercizio dei talenti che la nostra vita ha ricevuto e versato nel mondo, quella soddisfazione ci condannerebbe perché legherebbe i talenti all'inerzia del nostro vantaggio. ma anche l'insoddisfazione non sarebbe una cura se non è alta e non si lega al cielo. siamo su una strada infinita dove un mondo miserabile ci chiama in mille modi per coniugare in basso le nostre azioni o per rendere alato il sogno del nostro agire. il plauso del mondo non è un testimone veritiero della fedeltà he abbiamo avuto nei confronti di nostri talenti. Ma forse un testimone possibile esiste. bisogna camminare in mezzo al mercato e capire quali prezzi ci sono stati imposti dalla vita per accedere al dono dei talenti. ma anche questo non basta perché esistono prezzi della fedeltà e prezzi del tradimento. Non so che pietà ci verrà accordata. in fondo siamo noi stessi perché abbiamo tradito qualcosa di molto più intimo del nostro nome.
  3. Milarepa

    [LP 9] Com'è smisurato il tempo bianco tra noi

    Douce Ippolita potresti con la estrema gentilezza che traspira dal candore dei tuoi versi spiegarmi che cosa significa tempo bianco ? l'espressione è bella ma credo di non cogliere il senso. naturalmente tutto quello che segue è un servo di questa espressione che domina la poesia come un dolce tiranno che mozza teste con un sorriso vuoto.
  4. Milarepa

    [Decameron 2020] Ho messo i miei tre gioielli in fila

    si parte da un assunto filosofico dubbio. gli oggetti non hanno la stanchezza di appartenere al visibile e dunque chiedono di restare sotto il sole e di non seguirci nella tomba. mettiamo il caso che gli oggetti siano di avviso diverso e che il loro valore si leghi alle nostre storie in modo talmente intimo da non destare sospetti sul fatto che essi in qualche modo amino starci accanto. che gli oggetti possano diventare gli ambasciatori segreti della nostra sparizione dal mondo è un possibile che dovrebbe essere pensato. si potrebbe anche supporre che nel loro amarci ci sia un vantaggio segreto che consista nel loro seguirci sulle strade di Ade. tutto il visibile è lo spendente a lo splendente è solo una stanchezza del non visibile. le strade del reale sono solo i viali dove l'invisibile depone la sua stanchezza e il Nulla si riempe di forme che vagano nel rumore dell'apparire credendo di essere il cuore del reale, perchè ama il gioco . possiamo giocare in molti modi con la vita e la morte e il pensiero diventa il signore di questi giochi che conducono al Nulla dal quale traggono il necessario sostentamento. il sole splende a mezzanotte (detto zen). tutto il reale non cerca forse questa mezzanotte del sole che trascina tutto in una pienezza debordante e senza limiti?
  5. Milarepa

    Spacca in due questo mondo

    l'ultimo verso mi induce a pensare che tu non conosca bene il gioco del pallone. che Dio consideri vano il gioco del bambino mi pare improbabile. da un punto di vista teologico la sfericità del pallone sembra avere una componente mistica che sembra sfuggirti. ricordo che giocando a pallone riuscivo a dimenticare il mondo in modo assolutamente largo e celeste. uscire dal tempo che il mondo reca con sè con i mille legami che questo comporta non induce a pensare che il gioco del bambino abbia una componente mistica che il buon Dio non può ignorare e di cui si compiace? essere così dentro nel gioco da rendere il proprio nome un accanto che non disturba non è forse una forma di preghiera? scordando il nostro nome giochiamo col mondo e questo da pace e la pace crea un silenzio e il silenzio aspira all'alto e l'alto ne sente la presenza e in questo sentire Dio non è il lontano. non essendo un lontano per il gioco del bambino come può questo gioco essere vano?
  6. Milarepa

    Aforismi

    @Alberto Tosciri "Io è un altro" (Rimbaud) in questa frase di Rimbaud abita il no+me segreto del nome. la considerazione dell'esistenza come un luogo che appartiene alla grammatica dell'io viene attraversata da alcuni momenti di folgorante estraneità che ci pongono in un luogo silenzioso nel quale veniamo avvolti da un'intimità senza nome. da dove vengono questi attimi di estraneità in cui l'io non sa essere più una patria per la mente che guarda il mondo? l'io non può generarli e noi neppure possiamo sognarli ma essi vengono e accadono come messaggeri di un altro mondo e di altri occhi. l'intimità del non esserci è un abisso senza fondo e non chiede la sparizione delle cose ma, al contrario le rende importanti e profonde. ogni davanti pronuncia il nostro vero nome e questo nome ha le sue radici nel non esserci generato dalla profondità delle relazioni che diventano la voce della prima intimità del nostro stare nel mondo. è in questo senso che, come dice il buddhismo zen, "l'uomo è la malattia e il mondo la medicina".
  7. Milarepa

    Aforismi

    L'autore citato non conosceva però il no+me del nome. a tale proposito cito me stesso: Non avere un nome è l'unico modo di prendersi cura di se stessi rendendo importante ogni cosa.
  8. Milarepa

    Aforismi

    in risveglio troppo mattiniero iniziai a scivere e mentre scrivevo questo aforisma è venuto a trovarmi. Sempre siamo ciò da cui non possiamo uscire e se cerchiamo un nome per la nostra intimità lo troviamo sempre in una prigione.
  9. Milarepa

    Aforismi

    Efraim La tua considerazione e' diventata la madre di un 'altra considerazione. La ragazza ha forse inteso dire qualcosa che sfuggi' all'attenzione dei molti. Ella voleva intendere con le sue incaute parole come il filosofo nel suo molto cercare abbia trovato in ogni possibile dire una totale poverta' incapace di raccontare il senso della vita. Ferito nell anima sottratta al gioco del linguaggio egli, avvolto nei panni della dura necessita', e' diventato il cieco invocante di un altrove. E' questo il senso alto della droga a cui fa riferimento l 'alato eloquio della giovane studentessa. Prigioniero nella casa della necessita egli e' diventato prigioniero di una preghiera severa rivolta all alto cielo che non sa donargli senso. Sottratto al fascino del linguaggio e diventato il povero che attende, senza saperlo scopre nella necessita' che lo rende muto, la potenza che sapra' attrarre il cielo. E' dunque una necessita' impervia il cuore della riflessione della giovane quando parla della droga?
  10. Milarepa

    Aforismi

    potremmo aggiornare allora l'i"o penso quindi sono" in io penso quindi sono l'ostacolo. andremmo così incontro al buon Rousseau quando diceva che l'uomo che pensa è un animale abominevole. in effetti bisognerebbe intendersi su cosa significa non pensare. il non pensare che circola oggi è di segno opposto a quello vagheggiato da Rousseau. vi mando un esempio dalla vita reale. una professoressa di filosofia mi ha raccontato la domanda posta da una sua allieva. Professoressa, ma è vero che tutti i filosofi si drogano? scovando il senso recondito dellla domanda si evince che per la ragazza in questione riflettere e pensare è qualcosa di inconcepibile e che dunque deve venire da un mondo parallelo al quale si può accedere solo attraverso l'uso di droghe. questo la dice lunga su ciò che attende nel prossimo futuro.
  11. Milarepa

    Feci cenno a un condomino

    dolce Ippolita bellissima citazione. dai al vaindante condomino una di queste citazioni e lo scendere le scale diventerà un esercizio alto e celeste. se abitassi nel tuo palazzo scenderei le scale molte volte per gustare il pane nero e le ottime citazioni.
  12. Milarepa

    Aforismi

    Ogni uomo ha il suo modo di far sedere il mondo su una sedia. Così le relazioni tra gli esseri sono semplicemente l'incontro delle sedie sulle quali abbiamo fatto sedere il mondo.
  13. Milarepa

    Feci cenno a un condomino

    mettiamo che io stia davanti ai familiari di Ippolita e parli con loro di ciò che essi credono essere una barzellatta: milarepa: ordunque in quale luogo della mente parve a voi di aver diritto al riso quando ascoltaste la poesia di Ippolita? Orsù chiaritemi in quale dove la poesia solleticò la vostra gioia offensiva? familiari: ci parve di cogliere nell'uso di viandante e sentiero riferiti ad un condominio e ad uno scendere le scale una sorta di dissonanza. non sono forse i due termini associati al largo e all'esteso? e allora come usarli in un contesto così stretto e angusto? milarepa: è proprio qui che il sole brilla, nella dissonanza. Ippolita colse il grande nel piccolo e nel piccolo il grande in un gioco rovesciato di importanze. vedere l'importanza del grande è cosa banale ma difenderla nel piccolo non è forse geniale? familiari: che cosa vuoi dire? milarepa: orsù aguzzate lo spirito e convocate le vostre strette comprensioni in un largo attendere di senso. dirovvi il senso in poche scarne parole. l'anima ha il dovere di giocare con le importanze del mondo. dare un sentiero al condomino e trasformarlo in viandante non è forse parte di questo gioco doveroso? concedere uno sguardo largo ad una cosa piccola non apre dei mondi? aprire dei mondi non donna santità allo sguardo e uno sguardo santo non benedice ogni davanti? benedire ogni davanti non è forse il segno di un'anima vasta? familari: ma allora abbiamo peccato assai? milarepa: in un grande assai del peccato avete consumato le vostre esistenze ma potreste giungere al pentimento. avete amato ciò che non avete capito e solo adesso capite di averlo amato. sempre scendete le scale come dei viandanti e ogni gradino che scendete sia una scala santa dove l'anima non è mai stanca di accogiere il mondo.
  14. Milarepa

    Aforismi

    mentre attraversavo un parco m'è venuto in mente questo aforisma: Il valore di un uomo dipende dalla qualità degli esseri che lo disprezzano. (se lo dovessi commentare in senso cristiano lo accosterei al detto di Cristo: non gettare le perle ai porci. è l'ira dei porci, infatti, che ti dice se hai delle perle)
  15. Milarepa

    Aforismi

    @efraim il cuore dell'etica è in effetti l'adesso. il vero bene lotta contro il tempo e naturalmente cerca l'adesso. nel'adesso non ho nulla da difendere e dunque tutto da abbracciare. in questo abbracciare, oogni davanti appare come la prima intimità della mia vita. Efraim è in questo senso che intendevi etica e adesso?
  16. Milarepa

    Aforismi

    La tua osservazione è giusta ma nella giustizia del senso ci sono gradi e io credo che il reale stia in un altro grado. Ponila in questo modo . esistono due tipi di pensatori sull'inizio delle cose:coloro che pensano che l'Origine sia in un punto indefinito del tempo per cui retrocedendo nei secoli potremmo vedere il vero inizio delle cose. Poi ci sono coloro che pensano che l'Origine non possa che accadere ADESSO. Eckhart ad esempio la chiama la nascita eterna. il buddhismo lo dice in altro modo: "attimo dopo attimo ogni cosa nasce dal Nulla. se così fosse nessun attimo è un ponte perchè la meta è sempre adesso anzi nemmeno la meta esiste perchè la meta presume un viaggio e nessun viaggio reale accade. se così fosse noi viaggeremmo eternamente sui ponti del tempo senza sapere che non c'è bisogno di fare neppure un passo.
  17. Milarepa

    Aforismi

    POtrei tradurre e le tue parole in questo modo. Il tempo non ha fine dunque ogni attimo e' un ponte . Se ogni attimo e' un ponte la nostra fine ci dira che siamo stati sempre su un ponte. In altre parole non avremo mai toccato la vita.
  18. Milarepa

    Aforismi

    ai tuoi maestri direi una cosa molto semplice. tutto l'apparire delle cose accade in modo stratificato. nel gioco degli strati dell'apparire le cose vengono avvolte da varie grammatiche. ogni grammatica ha delle regole che impone all'apparire delle cose. anche la scrittura accade come un oggetto che appartiene a molti strati. le parole ci appartengono e non ci appartengono e nel non appartenerci sono le intime che attendiamo per poter parlare veramente. naturalmente quando leggi qualche libro è facile capire dove le parole erano nostre e dove invece ci hanno pescato. il vero pescatore viene pescato dai pesci.
  19. Milarepa

    Aforismi

    I pensieri di una persona sono solo suoi, ma l’esprimerli appartiene a Dio. (da una preghiera ebraica) la frase viene citata in un libro in cui sono raccolti due dialoghi tra due scrittori americani: Vonnegut e Stringer. Nel corso di uno di questi dialoghi Stringer dice che ad un certo punto scrivere è stato come stringere la mano a Dio. Il tutto si potrebbe interpretare in questo modo. Ci sono io e i miei pensieri. I miei pensieri scendono sulla carta come degli oggetti che appartengono alla volontà che mi muove a scrivere. Se questa volontà rimane padrona del campo allora avremo scritto solo parole che ci appartengono e, dunque non avremo mai stretto la mano di Dio. Le parole che ci appartengono sono solo un prologo del vero scrivere. Se queste parole non sanno pregare allora rimarremo prigionieri del prologo e ogni bellezza ci sarà negata. Nella lingua inglese il verbo pray, pregare si può leggere anche come prey, preda. Lo stesso accade nella scrittura che è un differente modo di pregare. Noi scendiamo sulla carta con parole che ci appartengono ma questo appartenerci deve diventare la preda di parole che stanno di sopra e che ci tendono un agguato se siamo meritevoli di subirlo. Senza questo agguato delle parole che stanno di sopra scrivere non ha senso. Ma se l’agguato riesce, per qualche tempo la nostra immagine decade e in questo spazio che si svuota diventiamo coloro che invocano con forza l’accadere delle parole che stanno di sopra. Se ciò accade allora comprendiamo la verità delle parole tratte dalla preghiera ebraica e scopriamo che la loro espressione appartiene a Dio.
  20. Milarepa

    Aforismi

    il link su Hemingway mostra come un grande scrittore possa essere un piccolo uomo Non sembra aver capito che cosa significa parlare. Logos: secondo Simone Weil il pri.mo significato di Logos non è Parola ma relazione. la relazione esiste quando c'è un tu davanti e tu puoi parlare veramente solo quando sai che questo tu esiste, cosa non semplice. nella Bibbia Dio dice che ogni uomo dovrà rendere conto di ogni parola inutile che è uscita dalla sua bocca. in che cosa consiste la gravità della parola inutile, di quella che Kierkegaard chiama la chiacchiera? la chiacchiera non ha alcuna necessità di essere detta perchè non sa che l'altro esiste. usando le categorie di Buber si potrebbe dire che davanti alla chiacchiera non c'è un tu ma un esso. che parola può nascere quando hai davanti un esso ? non si tradisce il linguaggio visto che il primo significato di Logos è relazione? la chiacchiera è dunque a suo modo omicida. è un omicidio che gli uomini si donano a vicenda. Il grande peccato è dunque non saper parlare perchè per farlo devi sapere che l'altro esiste, cosa che quasi nessuno sa.
  21. Milarepa

    Aforismi

    Hemingway diceva che uccidere gli animali gli consentiva di non uccidere se stesso. da questa affermazione si può trarre una regola. quando l'istinto di morte preme all'interno per avere una casa dove andare ad abitare , puoi offrigli la tua (suicidio) o quella degli altri. ma questo è solo uno dei motivi che spingono ad uccidere. per poter uccidere devi essere già abbastanza morto. La Shoah è stata preceduta dallo sterminio dei disabili e i disabili erano quasi tutti tedeschi. i tedeschi prima di uccidere gli ebrei devono uccidere i tedeschi. In questa ottica che la lega l'essere morti all'uccidere la tua frase ha un chiaro senso. esiste un morire alto che va al di là del Bene e del Male ma anche un morire basso che lo scimmiotta. nel primo caso entri in un Nulla pieno dove abita il silenzio di Dio,nel secondo caso entri in un Nulla vuoto privo di tutto e nudamente malefico. sono due modi opposti di sfuggire alla maledizione di essere se stessi.
  22. Milarepa

    Aforismi

    hai perfettamente ragione ma è difficile che molti possano comprendere queste parole. Simone Weil lo chiama lo "sguardo divorante". si potrebbe comprendere la realtà di questo sguardo omicida con le parole di Schopenhauer: il mondo è una mia rappresentazione. le rappresentazioni sono pieni di oggetti e gli esseri che vi cadono dentro subiscono una necessaria violenza. di fronte all'altro abbiamo tre possibili comportamenti: possiamo vedere l'altro come un ponte da attraversare per incontrare il nostro vantaggio, che è il modo usuale. possiamo anche riconoscere i suoi diritti e porre dei confini all'invadenza del nostro vantaggio, scegliendo il bene morale come custode dei nostri comportamenti nei riguardi del prossimo. ma c'è un terzo modo, molto più profondo, vedere i diritti dell'altro come il luogo della nostra intimità. Nella Bibbia ci sono due gridi iniziali di Dio: "Dove sei?" rivolto ad Adamo dopo la caduta, e "Dov'è tuo fratello?" rivolto a Caino dopo che questi ha ucciso Abele. Comprendere che i due gridi sono lo stesso grido ci avvicina al terzo modo di accogliere l'altro. questo terzo modo in realtà non è un modo ma nasce dalla comprensione silenziosa che la vera felicità consiste nel far esistere l'altro senza misura perchè agendo in tal modo riusciamo ad uscire dall'inferno delle rappresentazioni. Paradossalmente anche dietro la volontà di potenza c'è la nostalgia dell'altro. è come se attraverso il potere si volesse costringere l'altro a donare la propria intimità. ma l'intimità dell'altro si rivela attraverso un cedere interiore e non nella notte dell'afferrare. Solo se perdi le tue mani potrai abbracciare il mondo. Naturalmente ho commentato solo una frase perchè se avessi dovuto commentare tutte le tue parole, il mondo degli aforismi avrebbe protestato dicendo: il dio della brevità non ha saputo toccare la tua fronte.
  23. Milarepa

    Aforismi

    bisognerebbe interrogarsi su una questione di fondo. La perfezione è il culmine del potere divino o rappresenta un confine che ne limita la potenza? la cabala lurianica parla della rottura dei vasi che determina la caduta del mondo. questa rottura dei vasi da l'idea di un potere che deborda e che non può essere imprigionato nella rete della perfezione perchè troppo potente per farlo,. NelTalmud è scritto che sette cose precedono la creazione del mondo. tra queste sette cose ci sono il giardino di Eden e la teshuvah. nel giardino di Eden c'è l'albero del Bene e del Male, l'albero della caduta. il mondo dunque non può esistere se la caduta non lo affianca come una possibilità reale del suo apparire. e il discorso si fa ancora più pressante se si considera la natura della teshuvah.la teshuvah rappresenta la conversione il ritorno a Dio. questo ritorno a Dio che abita il reale prima della creazione del mondo mostra la natura dell'attimo. in un attimo il mondo appare, nel suo apparire custodisce la sua perfezione. allo stesso tempo la possibilità della caduta e lo stesso cadere stanno insieme alla sua perfezione. il mondo nasce come il perfetto che subisce la seduzione della caduta e che effettivamente cade.. la perfezione del mondo è ricattata dalla potenza che lo fa sorgere e che deborda necessariamente nel possibile del cadere e nella caduta effettiva. teshuvah significa anche letteralmente risposta. risposta a quale domanda? naturalmente alla prima domanda che Dio pone ad Adamo dopo che il primo uomo è caduto. la potenza del dio che non può rispettare la notte della perfezione perchè l'essere lo straripante è insito nella sua natura grida ad Adamo :dove sei? Dio è ricattato dalla natura straripante della sua potenza e pone un ricatto alla caduta insita nella natura stessa delle cose che appaiono nel reale. Il mondo può cadere solo perchè può salvarsi. il "Dove sei?" che Dio grida ad Adamo dopo la sua caduta fa parte della stessa natura straripante del Dio che cerca di recuperare il mondo. Dio ricatta la potenza che straripa al di là della perfezione. il reale appare così come una rete di ricatti che Dio impone alla potenza senza limiti del suo silenzio. così per l'uomo è necessario interrogarsi in quale ricatto del divino viene a trovarsi la sua esistenza? la potenza debordante non può che chiamarlo in alto. ma in questo chiamare pretende troppo e in quel troppo abita la Morte e il suo abisso. ma è solo questo troppo che può donarci la vera vita e dunque la Morte è la porta necessaria che l'uomo deve attraversare non per perdere il suo respiro ma per amarlo in modo infinito. che esista una Morte che ama il respiro pochi sembrano saperlo eppure è in questo amore che abita il cuore potente del Dio che ci appare come il vicino che salva.
  24. Milarepa

    Aforismi

    William Hazlitt scrisse un bel libro: "L'ignoranza delle persone colte". all'opposto di questa ignoranza c'è la dotta ignoranza del Cusano. per capire cosa sia la dotta ignoranza basta comprendere le parole di Yeats: "L'uomo può essere la Verità ma non può saperla". Due cose da sottolineare: perfezione non è qualcosa che nel pensiero ebraico viene attribuita a Dio. Nei giardini giapponesi viene sempre lasciata una parte non curata probabilmente perchè la perfezione appare loro come qualcosa di volgare. sul collettivo e il cristianesimo: due citazioni: Colui che accolgo amichevolmente deve essere sconfessato e abbandonato dal mondo (Enrico Suso) Devi fare la tua scelta: o avere contrario tutto il mondo o avere contrario Gesù. (Imitazione di Cristo) queste due citazioni la dicono lunga su i rapporti tra cristianesimo e "dio" del collettivo.
  25. Milarepa

    Aforismi

    ci si dovrebbe porre un problema sugli aforismi. nel giudizio su di loro quanto incide la fama dello scrittore citato? che cosa si ama di più, la bellezza dell'aforisma o l'autorità dell'autore citato? Nietzsche parla dell'istinto d'armento. e la fama di un autore ha a che fare con questo istinto. gli esseri umani creano una rete collettiva di importanze alle quale ogni individuo deve aderire. tutti tendono ad aderire alle regole del gruppo perchè queste ci danno una casa nella quale abitare senza sforzo. naturalmente questa casa ci ripara anche dalla Morte. Ma Platone chiama il collettivo, il Grande Animale e in fondo la grandezza d'un uomo dipende dalla capacità di sottrarsi alla sua dittatura. Può forse la Bellezza essere pescata dalla rete stesa dal piccolo dio del collettivo? ci sono stati alcuni aforismi di autori importanti che sono stati citati che di bellezza e profondità non hanno neppure l'ombra e dunque è pensabile che la loro fama sia stata il soggetto della scelta. così in questo modo le citazioni si declinano nella grammatica dell'istinto d'armento di cui parla Nietzsche.
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