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Milarepa

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Tutti i contenuti di Milarepa

  1. Milarepa

    [CP 4] Tènere carni di muschio

    L estasi del mondo non puo nascondere il male che lo abita e il dolore e' un monarca severo che sa stringere il cuore e rapire ogni bellezza. Si spengono le scintille nei capelli perche' l ingiustizia coglie l'inerme quando ancora la fiducia abita la sua anima. Dov 'e' la bellezza quando l inerme viene trascinato senza colpa nellla rovina? Bisognerebbe forse cercare gli attributi di Dio e capire come la potenza sia superiore alla giustizia e che proprio in questa preminenza la giustizia sa trovare la sua vera casa. Ho il ricordo vago di una poesia letta molto tempo fa dove la bellezza appariva all autore anche quando la distruzione avanzava nel mondo. Ci sarebbe molto da dire su questo ma anche molto tacere. Se qualcuno e' oppresso dalla questione si faccia avanti e mostri il suo silenzio.
  2. Milarepa

    La danza della Vita e della Morte

    LA DANZA DELLA VITA E DELLA MORTE Ho incontrato una volta sul treno uno strano tipo. Poiché eravamo soli nello scompartimento, non sapendo sopportare quel silenzio che ci divideva e che allo stesso tempo ci univa, abbiamo iniziato a parlare. E nel fluire delle nostre parole quell'uomo mi ha detto: "Di fronte al dolore della vita l'uomo ha due sole possibilità: la conoscenza e il racconto." E dopo essere rimasto in silenzio per qualche secondo, inizio' a narrare una strana storia. "Adottato dalle sfrenate usanze del dolore, s'impicco' Giuda sui rami d'un albero incontrando il silenzioso sogno della morte. E mentre l'assorta usanza della fine già' rapiva il respiro ai luoghi della carne, volo' in terra il seme dell'uomo, come messaggero di vasto sgomento. E una rosa nacque, la' dove la terra venne bagnata dal talento della morte. Trascorsero gli anni e un uomo apparve, convocato dal tempo in quella radura dove Giuda amo' deporre le usanze della carne. Stanco sedette sotto i rami dell'albero. E quando già il sonno sembrava incontrare il consenso della mente, videro gli occhi la bellezza di quel fiore solitario. S'alzo' allora l'uomo e, distesa la mano, colse la rosa. Un gemito usci' dal fiore e due giovani donne apparvero cantando nella radura. E mentre lo stupore trovava nell'uomo agile dimora, lentamente la Vita e la Morte recarono la loro bellezza sotto i rami dell'albero. Sostavano nell'uomo le pose d'un vasto meravigliarsi, quando la Vita inizio' a elogiare i modi della sua avvenenza. Docili le parole assecondarono la sua eloquenza, lasciando accadere con larghezza il suo merito. Ma s'intromise la Morte, cercando di deporre le ragioni di quella bellezza. E mentre le due donne cercavano nel linguaggio le stanche ragioni della loro alta avvenenza, non s'accorse l'uomo del trascorrere del tempo. Ma il tempo non dimentico' i luoghi del suo respiro; e quando l'estinzione proclamo' infine il suo diritto ad essere ospitata dalla carne, rapido il respiro corse via nel silenzio, lasciando il corpo nelle rigide pose della morte. Cosi' moriva l'uomo, distratto da una lotta d'avvenenze; e quando le due donne lo videro giacere senza vita ai piedi dell'albero, ridendo presero a danzare intorno al suo cadavere." Dopo aver terminato il suo racconto l'uomo rimase in silenzio. Poi aggiunse: "Ognuno di noi e' stato in quella radura, ognuno di noi ha colto quella rosa, ognuno di noi ha ascoltato e sta ascoltando le ragioni della Vita e della Morte, ma nessuno di noi e' costretto a subire la derisione della danza finale. In un antico scritto non canonico si racconta che la Morte scese nel sepolcro dove Cristo era stato sepolto, e lentamente sollevo' il lenzuolo che lo copriva e vide che Cristo sorrideva. Ma la Morte non ha forse goduto quando e' stata ingoiata dall'abisso di quel sorriso?” Dopo qualche minuto trascorso in silenzio, gli ho chiesto: "Ma la Morte lo sa che le albicocche sono buone?" E l'altro mi ha risposto: "Certo che lo sa. Proprio perché solo la Morte conosce il vero sapore della Vita, il Mondo nasce Adesso. Ade e Dioniso non sono forse la stessa cosa?" Il treno era intanto arrivato alla stazione in cui l'uomo doveva scendere. E quando l'uomo infine abbandono' il treno, stanco della mia mente, mi addormentai e feci un sogno. E sognai che i vostri occhi stavano leggendo questo racconto.
  3. Milarepa

    La danza della Vita e della Morte

    Dolce garrula concordo con te sull' oblio meritato di alcuni aggettivi che appesantiscono l espressione. Pero' alcuni rilievi nascono da una non comprensione del racconto. Parto dalla fine del tuo intervento. Ade e Dioniso sono la stessa cosa e'un affermazione di Eraclito. ,Eraclito dice che la vita e la morte che sembrano lottare come nemici acerrimi sulla scena di questo mondo in realta' celebrano le loro nozze segrete dietro il rumore degli eventi. Pose e usanze di cui parlo nel racconto hanno un senso se vengono intesi in auestadoppia relazione che lega la vita alla morte. Le sfrenate usanze del dolore si riferiscono alle regole immobili che governano la sua natura stratificata. Ogno strato del dolore deve accadereadesso e deve dunque adottare dei nomi, andare a pesca di anime. Questo pescare del dolore non ha freni e non sa imporsi limiti. Per quanto riguarda le albicocche proprio mentre scrivevo questo racconto molti anni fa stavo mangiando delle albicocche stupende. Il senso della frase era chiaro: la morte conosce il sapore della vita? Il tslento della morte e' evidente. Gli esseri scompaiono dal mondo del visibile e questo sparire non contraddice la vita. Per quanto riguarda lo snellire il ra c conto questo sembra sottintendere la malattia della narrativa. Le parole appaiono come serve della trama. Questa servitu' del linguaggio mi fa la stessa impressione di alarico che scende per distruggere Roma. Sant agostino fa derivare la parola fatum dal verbo fari, dire, raccontare. noi non siamo gli eventi che ci accadono ma come reagiamo ad essi. E la reazione dipende da come sappiamo leggere gli eventi e la lettura degli eventi avviene nel linguaggio e nel modo con cui ci rapportiamo ad esso. Grazie per le tue parole e la tua lettura.
  4. Milarepa

    Il libro vuoto della Bellezza

    IL LIBRO VUOTO DELLA BELLEZZA Stanco della propria esistenza avvolta nelle usanze della comune apatia, un uomo prese un giorno congedo dalle rettitudini del mondo e andò alla ricerca delle vere parole della vita. Oppresso dalla spavalda prosperità dell’impermanenza che rapiva con agilità i nomi degli esseri per gettarli nel sogno della dimenticanza e del silenzio, egli non smise di cercare le sue parole e giunse infine in una casa. La porta era aperta e su un tavolo giaceva un grosso volume. L’uomo lo aprì e vide che non c’erano parole in quelle pagine. Tutte le pagine erano vuote eppure i suoi occhi non riuscivano a saziarsi di quella nudità e di quella assenza. E il tempo attraversò le silenziose pose di quell’uomo chino sulle pagine vuote del libro per rapire infine la sua vita alle instabili usanze del respiro. Così, rapito dal candore della morte, l’uomo vide giungere in silenzio la fine dei suoi giorni e reclinò la testa sul libro. Molti anni erano passati da quando aveva abbandonato la sua casa e il figlio, ormai grande, decise un giorno di andare alla ricerca del padre. Nel corso del suo viaggio interrogò molte persone e giunse infine alla casa del libro. E quando varcò la soglia s’accorse con sgomento del cadavere del padre. Trattenendo il proprio dolore sollevò il corpo e lo portò fuori della casa dove gli diede una degna sepoltura. E quando rientrò nella casa si accorse del libro aperto su cui il padre aveva reclinato il capo nel sogno del suo ultimo respiro e vide che tutte le pagine erano vuote. Nessuna parola aveva mai dimorato in quel libro. Ma allora perché il padre aveva scelto di morire sfogliando quelle pagine senza senso? Eppure anch’egli iniziò a sentire il fascino di quel silenzioso deserto narrato dalle pagine vuote. Anche lui venne infine rapito dal Libro e sparì nei suoi silenzi, reclinando il capo nel candore di quelle pagine in cui non era mai stata scritta alcuna parola. Molti esseri dopo di loro entrarono nella casa del Libro e tutti vennero affascinati e uccisi dal severo candore di quelle pagine vuote. Oppressi dalla vita e prigionieri del Libro tutti morirono sospirando. E la Bellezza scrutò l’avvenente congiura di quei sospiri che avevano lasciato il mondo sedotti dal libro. E quando il tempo raggiunse infine la cifra destinata, tutti quei sospiri che avevano abbandonato con fervore i clamori della contingenza accettando di morire nelle attese del Libro privo di parole, costrinsero la Bellezza a scendere nel mondo. E la Bellezza prese le sembianze d’una luce intensa. Rapiti al sogno apatico della propria vita, tutti gli esseri scordarono le ingiurie della dualità e, dimenticando la propria esistenza, fissarono con terrore quella luce. Essi sapevano che quella luce li stava rapendo al giorno della vita ma, assediati dal silenzioso clamore di quella inaudita avvenenza che li circondava, scordarono infine ogni paura. Così, fissando quella luce che li consumava, tutti gli esseri persero la propria vita adagiandosi con calma nel tepore della morte. E dopo la sparizione degli esseri anche il mondo si dissolse nella contemplazione di quella luce. Rimase solo il libro. E sul libro comparvero le parole di questo racconto.
  5. Milarepa

    Il libro vuoto della Bellezza

    @Alberto Tosciri abbiamo molte letture in comune, Eckhart su tutti. trovandomi in consonanza col tuo modo di sentire mi trovo a mio agio nelle tue parole e non ho difficoltà a cogliere il tono dolente che le abita. una notazione preliminare. la narrativa rappresenta per me un interesse molto laterale. dopo aver letto l'800 russo e il Celine del viaggio al termine della Notte non credo che ci sia un gran chè d'altro. ormai libro e romanzo sembrano essere diventati sinonimi e questo mi sembra un chiaro segno di decadenza. Qui gia sento il colpo di frusta che la dolce Adelaide sarebbe pronta a sferrare con dedizione assoluta. La Pillitteri aveva ragione nelle sue parole. il tono della mia scrittura è veramente estraneo ai canoni consueti ma questo non riveste per me alcuna importanza visto che considero questi tempi come dei tempi abbastanza miserabili ed ogni miserabilità dei tempi è annunciata da una decadenza del linguaggio. il libro vuoto credo che sarebbe piaciuto ad Eckhart. ricordo una sua frase. se una cosa fosse totalmente vuota non potrebbe che andare in cielo. naturalmente le tue notazioni su Dio e Bellezza le condivido. posso aggiungere che se dovessi far scendere dal cielo Platone lo interrogherei sulle due Veneri : la Venere terrestre e quella celeste. Caro Platone io penso d'aver compreso cosa divide le due Bellezze. gli uomini non sanno nulla e in questo nulla considerano la Bellezza come un agio delle forme che si dispongono davanti ai nostri occhi in modo fascinoso rapendo i nostri occhi e consegnandoli ad una ammirazione che li riempe di nomi e consente loro di esistere come soggetti del vedere. ma è proprio questa padronanza del vedere che rende i nostri occhi ciechi alla vera Bellezza. quando l'uomo incontra la Venere celeste i suoi occhi vengono condotti in schiavitù in un reame senza nome. diveniamo degli oggetti che appartengono alla Bellezza e la nostra dignità e la nostra importanza spariscono nell'abisso della più grande dimenticanza. la Bellezza vera accade sempre senza testimoni. se non perdi gli occhi vedrai sempre te stesso e essere se stessi è il grande ostacolo all'apparire della vera Bellezza. il mondo in cui ci troviamo a vivere sa essere miserabile in modi che non conoscono misura ma la miserabilità è il luogo in cui abbiamo il dovere di crescere. mi ricordo un saggio del secolo passato che diceva: la merda ti può sporcare mai può usarla anche come concime. usare la malvagità di questo mondo come concime è necessario come l'aria che respiriamo altrimenti un canto dolente si impossesserà di noi e diventeremo servi di un'amarezza senza fine.
  6. Milarepa

    [MI 139] Ecco, io verrò a te in una folta nuvola

    @Ippolita2018 esiste un rincorrere la conoscenza che scopre come un senza fondo lo attende e che dunque un eterno sembra separarlo dall'oggetto del suo desiderio. se dovessimo approfondire l'esame del racconto scopriremmo come don Libero si sia lasciato sfuggire la seconda chiamata. lui ha creduto che il cristianesimo consistesse in uno stare accanto alla croce dove Dio parla e ci dona un accanto che rinvigorisce la nostra vita di fronte alle pretese del Nulla. Non ha compreso che esiste un cristianesimo molto più profondo e che sa entrare nelle viscere della nostra esistenza con una intimità che appartiene alla gloria estrema del vivere e del morire. esistono i cristiani che stanno accanto alla croce e che chiedono a Dio di proteggere la loro esistenza dalla pretese del nulla e del vuoto che assediano i loro giorni ed esistono invece cristiani che salgono sulla croce e che scoprono che quel nulla e quel vuoto sono il vero dono che Dio propone ai suoi intimi. la croce non deve salvare le nostre esistenze ma le deve svuotare. Padre Padre perché mi hai abbandonato? sono parole ultime che Cristo ci affida con una intimità che chiama in causa l'essenza stessa di Dio. la croce ti chiede di perdere tutto di svuotarti completamente e di avere il nulla come tuo padre e tua madre. il salmo dal quale Cristo prese le ultime parole termina con una lode profonda nei confronti della divinità. questo ha un senso inevitabile. esistono due fedeltà alle quali l'anima affida il suo destino intimo. esiste la fedeltà nel Dio che ci protegge dal Nulla ed esiste la fedeltà che vede proprio in questo nulla trova la vera casa dove Dio lo attende. il salmo ci dice dunque che sulla croce Cristo ci indica il cuore della seconda fiducia. è una fiducia che non ci può appartenere perché è talmente intima da appartenere alla Morte stessa. allo stesso tempo ci appartiene in un luogo in cui non siamo noi stessi ma coloro che sono attesi da Dio. Don Libero era stato chiamato per la seconda fedeltà e Dio gli proponeva il viaggio silenzioso nella seconda fiducia ma lui si è fidato della sua aridità e non ha ascoltato la ricchezza dell'abbandono al quale Dio l'aveva esposto. avere fiducia nel coltello che viene per trafiggerti non è semplice ma questo può divenire il luogo in cui la Morte ti protegge dalla Morte perché un Dio sa abitarla come un messaggero della sua santità e della sua potenza.
  7. Milarepa

    Se ami il successo

    Se ami il successo sarai costretto a giocare la tua partita con gli uomini. Ma se l’insuccesso non sa turbarti, allora stai giocando la tua partita con Dio. C’è molto rumore là dove giochi la tua partita con gli uomini, e molto silenzio dove stai giocando con Dio. Quando questo silenzio è l’unica importanza che concedi alla vita , allora sei veramente solo e puoi giocare con coraggio la tua partita. La Morte ti sta accanto e come un amico fidato ti suggerisce le mosse. Dio lo sa ma questo inganno è amato poiché abita qui e non altrove Il vero cuore del gioco.
  8. Milarepa

    [MI 139] Ecco, io verrò a te in una folta nuvola

    milarepa: Don Libero sei hai scelto di diventare sacerdote devi aver sentito un giorno l'odore di Dio. l'odore divino è potente e sa cancellare agilmente le importanze del mondo. Don Libero. è proprio così.Un giorno ho sentito questo odore e il mondo mi è apparso come il distante che non sapeva più parlare alla mia anima perchè qualcosa di molto più grande adesso la nutriva. così mi sono detto: costruirò dentro di me la casa dell'odore di Dio e ad essa affiderò il senso della mia esistenza nel mondo. milarepa: non puoi farlo perchè questa casa è solo un modo col quale credi di imporre a Dio i tuoi diritti ma il vento soffia dove vuole e le vicinanze del dio sanno diventare lontane con una velocità così potente da sottrarre il ricordo stesso della passata prossimità. Don Libero: adesso mi trovo solo tra due mondi perchè Dio non mi parla più e il mondo è il distante al quale non riesco più a concedere il tesoro della mia intimità. sono sospeso su un abisso senza che l'anima sappia muovere alcun passo, paralizzata dalla sua solitudine infinita. Nè mondo nè Dio. pregare è ormai come arare il deserto. che senso ha spostare la sabbia? milarepa: mi ricordo una santa alla quale Cristo aveva detto: voi non sapete quanto sono gradite a Dio le preghiere che nascono nell'aridità perchè il vostro vantaggio non le abita e il loro deserto indossa le forme di una vergine che viene da Dio in silenzio non avendo nulla da offrire. Don Libero : che cosa vorresti dire? che arare il deserto è un dono possibile e che Dio se ne compiace? e' forse Dio un amante della sabbia? milarepa: io non so se ami la sabbia o se il deserto sia un luogo dell'incontro ma non escludo che il sapore orante della nostra aridità possa essere un valido messaggero che reca notizie in alto di ciò che succede nella nostra anima. non abbiamo nulla e doniamo questo nulla come un puro regalo che non sa nutrire in alcun modo il nostro vantaggio. Don Libero: così camminando sull'orlo dell'abisso possiamo solo scommettere. scommettiamo sulla santità del nulla che lanciamo in alto. milarepa: pensi forse che ritornare nel mondo possa risolvere la tua sfida al senso delle cose? Don Libero : ma che pensi allora del sogno finale? milarepa: si possono pensare molte cose. l'odore di Dio non sta forse anche dietro il piacere del ricordo?
  9. Milarepa

    Il libro vuoto della Bellezza

    E' abbastanza chiaro che abbiamo modi diversi di intendere la scrittura. Questo fa parte della larghezza con cui le parole vengono ad incontrarci. Amare questa larghezza invece di venerare il proprio orto credo sia piu' salutare. Per quanto riguarda i recinti in cui vuoi rinchiudere prosa e poesia non ne vedo la necessita'.
  10. Milarepa

    Risveglio

    è il racconto del non accadere. non esiste un evento. l'assenza di evento che si costituisce come centro del narrare dona alle azioni consuete una importanza che non credevano di avere. è una importanza inattesa che le sorprende. in genere tutto il descritto ruota accanto all'evento centrale. le azioni consuete sono dei ponti che ci portano verso un adesso dove abita un centro dell'agire che diventa l'evento. questa morte dell'evento che si rende centro delle cose che accadono dona libertà ai dettagli minimi e inavvertiti che abitiamo con disattenzione. un maestro zen direbbe che non esiste un dettaglio che non sia il centro dell'accadere e che dunque la dignità dell'accadere non dipende dall'importanza che gli attribuiamo ma dall'attenzione con cui lo abitiamo.
  11. Milarepa

    Il libro vuoto della Bellezza

    condivido le ultime riflessioni che hai fatto. premesso che lo scrivente non è mai un padrone di ciò che scrive ma un ponte che le parole usano per scendere nel mondo e che il talento dell'artista consiste nella sua capacità di non esserci e non in quella di esserci da ciò si deduce che il senso che posso attribuire al racconto è solo una impostura che consente alle parole di usarmi. nell'intelligenza di questa impostura potrei usare un doppio senso linguistico per spiegare il mio modo di vedere il racconto.. nella lingua francese livre significa libro ma anche l'ivre,l'ebbro. l'ebbrezza è un uscire da sé e dunque potremmo dire che il libro vuole stare con sé, con le parole che lo popolano e con i significati che lo percorrono, ma anche uscire da tutta questa rete di confini che da sostanza al suo esserci. Se il talento dell'artista consiste nella sua capacità di rendersi trasparente e non avere una casa interiore devo pensare che lo stesso valga per il libro. il libro è un custode di parole e di significati e della bellezza che essi trascinano con sè nel mondo ma, è soprattutto un vuoto in cui ogni dicibilità sta insieme avvolta da un silenzio. Se dovessi andare alla ricerca della Bellezza vera non andrei nella casa delle parole manifeste ma nel silenzio in cui la Necessità le avvolge con una amicizia eterna e indissolubile. la bellezza del manifesto è solo una piccola orma della vera Bellezza e tutta l'arte è solo un minuscolo villaggio dove cerchiamo di incontrare la bellezza dandole dei confini per imporle il dovere di rispettare i nomi della nostra esistenza ma è proprio chiedendo questo rispetto che la tradiamo. Atteone vede Artemide nuda e viene sbranato dai cani. Giordano Bruno ci dice che questa era la migliore cosa che poteva capitargli. La bellezza nuda è troppo potente per poter rispettare la nostra esistenza. pensare che in questa assenza di rispetto abiti il vero scopo della nostra esistenza è difficile. per questo il dolore incalza atrocemente le nostre esistenze.
  12. Milarepa

    Dove invecchiano le lacrime del mondo

    il senso di questo sito credo che consista in un commercio di occhi. ci prestiamo sguardi che colgono intimità che ci sfuggono. hai perfettamente ragione. il modo in cui hai fatto distendere le parole sulla carta è splendido, molto migliore del mio. L'occhio ringrazia questo distendersi e ne assorbe meglio il significato. il senso che ne trai ha una legittimità che varca le mie intenzioni in modo fedele. in fondo il senso che attribuiamo alle parole che scriviamo è solo il modo con cui le parole ci usano per scendere nel mondo. nessuno è padrone di ciò che scrive e se lo pensa è meglio che si dedichi ad altre attività. un detto ebraico afferma che il pensiero appartiene all'uomo ma il modo in cui si distende viene da Dio. sull'ultimo appunto sono dubbioso ma il mio grazie supera questi dubbi ricordando il giusto modo in cui hai disposto i versi sulla carta. al prossimo prestito di sguardi.
  13. Milarepa

    Il libro vuoto della Bellezza

    Grazie dei rilievi. M hai prestato il tuo sguardo e questo e' un buon dono. Certo che terro' conto del tuo consiglio e il corteo delle parole verra snellito nei luoghi giusti. Mi ricordo un appellativo di Venere. Veniva chiamata anche la nera perche se ne andava per i cimiteri. Che ci fa la bellezza nei cimiteri? Ci sono molte risposte possibili ma in questo caso si potrebbe dire che il togliere la vita ad alcune parole puo essere un vero esercizio di bellezza. Di nuovo grazie per le tue osservazioni.
  14. Milarepa

    Oltre il molo

    Il soggetto del racconto sembrerebbe essere l amore finito. Ma l amore finito diventa un pretesto per consentire all amico di avere l idea del palloncino e il palloncino diventa un ponte per incontrare l amico e l amico diventa il soggetto che nasconde la perdita dell'amato. La perdita dell amato e' un pretesto per riconoscere l amico? Siamo affidati al gioco di importanze che si alternano e lanciano nel vuoto i loro pesi. Chidere dove sia il centro dell accadere significa non conoscere il tempo. L accadere giunge sempre senza un centro e questa assenza giace inavvertita dietro ogni nostro lamento. Si piange sempre la perdita di un centro ma un centro non e' mai esistito e le lacrime scendono sulla terra come sogni che appartengono al nulla. Questo mi ha mostrato il tuo racconto, Il tessuto evanescente di ogni accadere che si nutre di importanze affidate alla cura del nulla. Potremmo poi risalire all accadere narrativo e chiederci: hai scritto questo racconto perche io scrivessi questo commento o questo commento era un inutile atteso che bussava alla porta perche il racconto chideva di essere letto anche in questo modo? Se nessun uomo e' un isola anche nessun racconto e' un isola e l appartenere allo scrivente e' dubbioso perche il dopo del lettore gli sta accanto con una foga muta e inavvertita. Questo e un commento all atmosfera del racconto che sembra non avere una terra certa dove poggiare i suoi piedi. Il suo tenuo incedere sembra indicare il cuore delle cose in un accanto troppo vicino per poter essere visto. Essere qui e' la cosa piu distante che possa esserci
  15. Milarepa

    Dove invecchiano le lacrime del mondo

    CIAO Soliter ti sarai accorto che esiste un complotto del sorriso in omaggio al quale si nasconde la realtà delle cose ma, come diceva Jung, dietro ogni sorriso sento un lamento. a proposito di catini come raccoglitori di lacrime ,c'è una metafora buddhista assai pregnante. Sono più le lacrime versate dagli esseri umani nel corso del tempo, che le acque di fiumi laghi e mari messe insieme. comunque la vera felicità non sta davanti al dolore ma dietro e la conoscenza consiste appunto nel perdere i propri occhi in questo dietro. grazie della tua attenzione adeguato il commento e attento il commentatore. e speriamo che in futuro il catino resti asciutto.
  16. Milarepa

    [LP 10] "Finché esisterà il Colosseo esisterà anche Roma" (Beda)

    in questa poesia ci sono alcuni dei migliori versi che hai scritto: gli dèi sono qui, nascosti negli angoli e nessuno ne sente l'odore. e il finale nessuno osi dire che era ieri. sul verso finale si potrebbe fare questa riflessione: Poe diceva che l'anima di un racconto deve abitare nell'ultima frase. l'ultima frase deve ricevere il salario di bellezza da tutto cio che lo precede. nel caso della tua poesia accade lo stesso. è come se tutti i versi che precedono siano un corteo di prostitute che concedono il loro corpo all'ultimo verso. la domanda è : l'ultimo verso darà il giusto piacere al corteo delle parole che lo precedono? io credo di sì. e se dovessi trarre dalla poesia un senso filosofico direi che questo potrebbe essere riassunto in una frase: il Male è un adesso. è inevitabile che sia così. il Mito di Eden è chiaro. la coscienza nasce dopo che Adamo mangia dell'albero del Bene e del Male. Il Male dunque ha dei diritti inevitabili sulla mente che il tempo deve rispettare. ci si potrebbe inoltrare molto nel discorso ma anche il regno del poco è sufficiente.
  17. Milarepa

    [MI 138] Capelli bianchi di bimbo

    mentre leggevo questo racconto delicato ho chiamato la mia anima e ci siamo messi a parlare. milarepa: che ne pensi di questo racconto? anima: è un racconto sul commercio delle importanze. il delicato incombe come un messaggero venuto da lontano. in genere tutti credono che l'importanza di un atto sia legato alla legge di gravità e che dunque debba esibire un peso ragguardevole per suscitare negli altri sorpresa e meraviglia. Milarepa : non è forse così che accade con il commercio delle importanze? mille nomi accorrono e tanti sguardi ne popolano l'accadere e questo rumore sale al cielo chiedendo di essere l'importante che accade. anima: l'importanza è lieve come una piuma. se ricordi nella sala egiziana del giudizio l'anima non doveva superare col suo peso quello di una piuma per essere giudicata giusta. la prima importanza ha il peso di una piuma. milarepa: ma tutto questo che connessione ha con il racconto? anima: se tu tagli i capelli ad una persona sapendo veramente che l'altro esiste e se questo sapere supera la nostra immagine interiore e la rende un dopo indistinguibile della mente allora quei capelli diventano il centro del mondo e la prima importanza dell'universo perchè l'applauso del Nulla scende silenzioso a benedire un atto in cui gli esseri si incontrano scordando i loro nomi. milarepa . ma davvero pensi che Ippolita intendesse questo ? anima: Ippolita è una candida e i candidi non hanno bisogno che il sapere rallenti il sogno delle loro azioni.
  18. Milarepa

    Aforismi

    io la ricordo in un'altra traduzione. approssimativamente era questo il testo. vi è stato detto che l'amore è il sentimento più alto ma io vi dico che il distacco è superiore. Va detto che Eckhart è per me il più grande mistico cristiano e la sua grandezza fu usata a suo tempo da Suzuki per mettere a confronto cristianesimo e buddhismo. Naturalmente con Eckhart il gioco è fattibile ma con altri non tanto. comunque i Sermoni tedeschi sono un vertice quasi ineguagliabile. qui entra in gioco Schopenhauer che vedeva in Eckhart un mistico che usava cristianesimo come un arredo, un contenitore per qualcosa di molto piu profondo che le parole non possono toccare. Mi fermo qui anche se la strada sarebbe ancora lunga
  19. Milarepa

    Aforismi

    Dietro la scorrevole fissità del godimento follemente decade ogni uso di bellezza.
  20. Milarepa

    Aforismi

    Un commercio di negligenze è la morte comune incapace di domare il frastuono delle forme.
  21. Milarepa

    [MI 137] Imma è di Dio?

    Imma sta davanti alle molte decisioni possibili e vede questo campo del possibile come qualcosa che nè il cielo nè la terra hanno saputo coltivare. se dunque le decisioni non hanno alcuna premura di incontrarla e se ne stanno sotto qualche albero in cielo perchè nessuna necessità le spinge ad incarnarsi ella si muove in questo deserto senza speranza lanciando una scommessa. è la scommessa di Pascal. tentare Dio con una decisione che nasce in un deserto. Ma il deserto può chiamare Dio e renderlo colui che sa donare fertilità ad un'anima arida e senza meta? la scommessa ha un solo tesoro da esibire, il deserto e la sabbia che riempiono i giorni della donna. se dunque nessuna casa sa offrire ospitalità alla sua anima perchè un sentimento di estraneità la attraversa senza pietà e se il mondo non ha più alcun rumore da offrire alla sua vita per sottrarla alla noia e nasconderla alla prossimità possibile del morire è chiaro che l'unico orizzonte possibile è quello della scommessa ogni partita con la vita inizia veramente quando non hai più alcuna carta da giocare. lei non ha nulla e cerca di offrire questo nulla a Dio tentandolo con la sua infinita povertà. che Dio si lasci tentare è un discorso impossibile da affrontare in questo spazio. la donna chiede in fondo di morire in un luogo degno e la scommessa le appare come l'ultimo approdo al quale l'anima può consegnare la sua speranza. la sua povertà potrà diventare una preda degna di un dio? lei pensa di no. gioca tutto su qualcosa che le sembra impossibile. Bisognerebbe credere nell'assurdo come Tertulliano invitava a fare. Lei costruisce in questo impossibile la sua ultima casa sulla terra
  22. Milarepa

    Aforismi

    L'occhio è un distanza rapita dal Linguaggio in una notte ferita di meraviglia. (potrebbe essere un aforisma o una poesia breve ma forse è un piccolo trattato filosofico condensato e dunque nella sua brevità potrebbe appartenere al regno degli aforismi)
  23. Milarepa

    Se proprio devo urlare, lo faccio sottovoce. (A Erica.)

    grazie Anglares
  24. Milarepa

    Se proprio devo urlare, lo faccio sottovoce. (A Erica.)

    carissimo è un vero diletto parlare con te è come quando voglia di dolcezza ci invade e d'un tratto scorgiamo accanto la presenza di un barattolo di miele. riguardo alle letture dell'evento vatti a vedere Rashomon e come il vero di un accadere avviene nel mezzo delle nozze dove tutte le possibili interpretazioni congiungono i loro corpi in un dolce amplesso dove risulta difficile districare le forme. "ma confesso di avere poca dimestichezza con le carambole intellettuali d'Oriente" qualcuno potrebbe pensare che l'espressione carambole intellettuali sia un po sprezzante e forse questo tono sprezzante sia indice di cio che in termini tecnici viene chiamato puzzetta sotto il naso ma io sto accanto al vaso di miele e benedico le api che lo hanno prodotto con tanta cura e dono i miei saluti anche alle mosche che sanno avvicinarsi alla merda senza pudore e quasi con affetto tendono l'anima verso i dolci olezzi. *Grassetto editato dallo staff*
  25. Milarepa

    Se proprio devo urlare, lo faccio sottovoce. (A Erica.)

    cala la notte è nella poesia sbagliata che lei si sveste. come potrei leggere la poesia? una sottile nota di doloroso stupore si incammina nei versi là dove il giungere delle corna sontuose sulla testa del tradito vengono alleggerite con cura compassionevole. alla notte si dona il ruolo di muta testimone e alle stelle credo la luce benigna che riscalda il nuovo godimento che viene ad abitare nell'intrecciarsi di corpi avvolti nella cupidigia e, oserei dire, nella brama carnale. cala il vestito è nel letto giusto ch'ella offre ad altri la sua dolce nudità. *Grassetto editato dallo staff*
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