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Milarepa

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  1. Milarepa

    Ogni giorno ha la sua pena

    Usando il senso e alcune delle tue parole potrei pensarla cosi' Sedotto dall'oblio Di morte speranze Esulto nel cuore. Che il bene accada O il male rumoreggi Attesi siamo dalla notte eterna. E se guardo indietro nel tempo Il mio respiro mi appare Come un ostaggio di mille tentazioni.
  2. Milarepa

    Il suono dell'Origine

    Parlo del dio sconosciuto dell'Occidente cioè Cristo.
  3. Milarepa

    Aforismi

    Pessoa direbbe: nulla esiste tutto coesiste E' questo il senso felice della reciprocita dei debiti.
  4. Milarepa

    Il suono dell'Origine

    Il Suono dell'Origine Quando Cristo versò il suo nome nei giorni della carne, un bambino apparve sorridendo, nella stanza del riposo di Maria. Lo vide la donna e un gemito la colse, poiché, distese nel sorriso, agilmente scorrevano le sorti future dell'affanno del Dio. E già gli usi del lamento rapivano lo sguardo della donna, quando qualcuno bussò alla porta della casa. Aprì Giuseppe e sulla soglia apparvero in silenzio i dodici apostoli. Trattenendo il lamento li osservò Maria, mentre Giuseppe, afferrato il bambino, lo affidava all'apostolo Giovanni. Scorrevano assorte le usanze della notte, solcando le soste assopite di ciò che ha forma, quando gli apostoli, abbandonata la casa, raggiunsero il deserto. E mentre i bagliori del mattino già rapivano all'oscurità il vanto delle forme, vinto da alti pensieri, lanciò Giuda un bacio verso il cielo e il tempo d'un anno discese nella carne del Dio. E quando gli altri si accorsero con stupore delle ripide doti del bacio, volendo nutrire ciò che è lontano, imitarono il gesto dell'apostolo, versando la carne del Dio nelle forme assegnate dal tempo. Così, scagliata nelle candide fitte del bacio, la comoda età del Dio afferrava le sorti del mondo. Vuoto di giorni scorreva il suo sguardo, fissando la quiete del deserto. Ma quando giunse l'ora destinata, agitò Cristo le sorti del suo dire, dove distanti parole narravano i rapidi intenti del Dio. Costretti dall'agile pienezza delle sue parole, lo seguivano danzando gli apostoli, le menti assorte nel gioioso ascolto. Molti giorni trascorsero così nutrendo il tempo del suo dire, quando, lontane all'orizzonte, apparvero le forme della città santa. E una fitta discese nel cuore del Dio, gettando nel silenzio il suo denso parlare, poiché lo fissava dall'alto d'un colle, lo sguardo acuto della Morte. Così, gettata nel silenzio, la pena del Dio arrestava le sorti della danza. Muti rimasero gli apostoli, prigionieri d'un sostante affanno; e quando Cristo prese a fissarli, il dolore del Dio smarrì le loro menti, conducendo nell'assenza il loro sparso pensare. Vi è certezza di morte per la carne che appare nei luoghi del respiro, poiché decadono le sorti di coloro che incontrarono dolore e godimento nelle cose che si nutrono di tempo. Ma non sostò nel tempo il Dio, eppure la sua carne, raggiunta dalla morte, giaceva ormai nascosta sulla croce. Così pensarono gli apostoli, quando, ritornati in sé, vennero a conoscenza delle sorti penose del Dio. Già la luce del sole svaniva all'orizzonte quando, guidati dal lamentoso suono d'un flauto, raggiunsero gli apostoli il luogo d'estinzione. Distese sulla croce apparvero allora le forme trafitte del Cristo, impigliate con stupore nelle odiose usanze della morte. Così la corta impostura di Ade sferzava i brevi giorni della carne del Dio, mostrando le spaziose lesioni della sua sostante rovina. E quando gli apostoli lo videro appeso sulla croce, curvati nelle fisse usanze del pianto, lasciarono che vani lamenti accompagnassero le ritornanti ore della notte, mentre Giovanni lanciava lontano con rabbia il suo flauto. Ma non c'è affanno al mondo che la notte clemente non sappia celare nel riposo. Così, stanchi del lungo dolersi nel lamento, s'addormentarono infine gli apostoli sul monte, scordando le oblique pene del Dio estinto. Ma l'agio del riposo cedette infine ai rigidi ritorni della veglia; e già gli apostoli ritrovavano nel tempo i fissi destini della pena mutevole, quando, tornando a scrutare le forme della croce, vasto stupore li colse, poiché sparito era il Dio con le sue pose d'affanno, mentre un bambino li fissava stringendo un flauto nella mano. Feriti di meraviglia, immobili rimasero gli apostoli, mentre il bambino, accostando le labbra allo strumento, lasciava che un canto pacato scortasse il ritorno della luce nel mondo. E nel canto del Dio taceva il frastuono del mondo delle forme, poiché la dura gioia dell'Origine tratteneva nei suoni le imprese mutanti degli esseri. Lontano all'orizzonte apparvero allora le forme di Satana il viandante. Mosso dal canto ordito dal Dio per impigliare il destino mutevole del mondo, conduceva il viandante i suoi passi, verso quel monte dove il Figlio dell'Uomo subì con affanno l'ostile talento d'una morte infamante. E quando il Dio s'accorse dell' arrivo del viandante, lasciati i luoghi della sua morte apparente, s'incamminò verso il deserto. Lo seguiva Satana in silenzio, subendo la quiete del canto d'Origine. E mentre le forme del Dio e di Satana il viandante sparivano lontano all'orizzonte seguite dallo sguardo assorto degli apostoli, tornarono a narrarsi nel tempo le nobili impurità di ciò che ha forma.
  5. Milarepa

    La materia dei sogni

    @Massimiliano Marconi il racconto è bello per quello che dice ma la bellezza del suo dire è solo un prologo di quello che non dice. la narrazione vive di se stessa ma anche di una alterità possibile e segreta che gli sta accanto e che fa parte del fascino del racconto. tutti coloro che leggono questo racconto sentono l'odore di mille itinerari possibili e misteriosi della storia che non sono stati detti ma che pure vi abitano e donano forza alla sua bellezza. racconti delle parole per circondare un evocato non detto che sta accanto e che le nutre in modo invisibile. questo non detto non ha un volto preciso e la mancanza di lineamenti diventa preda di una larghezza immaginativa che non accadendo espone con forza la sua bellezza priva di confini. Degli uomini entrano in un luogo in cui viene donata la possibilità di accedere al tesoro del sonno e pagano questa possibilità con i loro sogni. i sogni diventano così il prezzo che le anime pagano per sprofondare nel non esserci. ma dove abita veramente la vita? nel non esserci del dormiente, nel suo sognare o nelle risposte che dona alle domande poste dall'architetto dei sogni prima che gli venga concesso di dormire? questo è uno dei molti modi in cui può essere letto il racconto. ma leggere il racconto significa farsi penetrare dal tono evocativo che dona orizzonti possibili senza che una sola parola venga detta. la forza del racconto abita così in un tacere che circonda le sue parole.
  6. Milarepa

    Aforismi

    credo di comprendere bene quello che dici. c'erano molte ragioni per le quali il papa doveva tacere. Io credo che sia stato probabilmente impressionato dagli avvenimenti olandesi. In Olanda i cattolici hanno attaccato duramente la politica hitleriana nei confronti degli ebrei e la conseguenza è stata che i nazisti hanno arrestato anche gli ebrei convertiti tra cui Edith Stein e la sorella. Inoltre gli ebrei malgrado l'aiuto dei cristiani olandesi vennero deportati e uccisi in grande numero. ma c'era anche una ragione più sottile e forse meno pulita nel silenzio del papa. Pio XII vedeva nella Germania un baluardo contro il comunismo di Stalin. era anche una ragione politica che gli impediva di indebolire il potere di Hitler cosa che sarebbe successa se avesse esplicitamente attaccato il nazismo. c'erano molti cattolici in Germania che non avrebbero accettato il potere di Hitler se questo potere fosse stato sconfessato dal papa. d'altronde è noto che c'era un piano segreto per rapire il papa e uno dei sogni segreti di Hitler era quello di impiccarlo in piazza San Pietro. allo stesso tempo c'erano molte ragioni che avrebbero dovuto indurre il papa a denunciare il nazismo. non le elenco perchè le parole sarebbero molte. Ma una considerazione oggettiva svetta su tutte : di fronte allo sterminio di un popolo un papa può lasciarsi influenzare da ragioni politiche e rendersi servo di una comportamento misurato o deve deporre ogni cautela e rendere testimonianza anche a costo della vita di ciò che sta accadendo? Vorrei chiederti un giudizio sul papa attuale. mi sembra di intuire che tu ti schieri coi molti che lo attaccano come mai è stato attaccato un papa in precedenza. mai visto tanto odio verso un papa da parte di una grande fetta del clero.
  7. Milarepa

    Aforismi

    Io non considererei Pio XII un grande papa. il suo silenzio sugli ebrei nella Shoah è stato imperdonabile. li hanno rastrellati quasi sotto le sue finestre ma non ha detto nulla. la strana cosa è che il predecessore sia morto proprio il giorno prima del suo attacco profondo al nazismo attraverso un' enciclica che subito venne messa a tacere e sepolta nel silenzio. Guarda caso uno dei suoi dottori era il padre dell'amante di Mussolini,la Petacci. a quei tempi una mistica ebbe una visione in cui Cristo le diceva di far sapere al papa di denunciare al mondo quello che stava avvenendo agli ebrei altrimenti il suo ricordo sarebbe stato avvolto dalla leggenda nera, la sua collusione col nazismo. ma il papa rimase nel suo silenzio. sul resto ci sarebbe molto da dire ma tacere di fronte a un molto è quasi un obbligo o forse solo una forma di pigrizia
  8. Milarepa

    Aforismi

    Se non diventi un oggetto che appartiene al pericolo la conoscenza non pronuncerà mai il tuo nome.
  9. Milarepa

    Il non detto

    @Domenico S. Grazie per le tue parole. mi ha colpito il tuo giudizio finale: "In questa poesia mi hai dato un che di "presocratico." Ho grande amore per i presocratici, sopratutto per Eraclito l'oscuro, il talmente chiaro da essere colui che si nasconde nel suo dire evidente. Ma quello che mi colpisce è che la tua sensazione l'ho avuta anch'io, non per questa ma per un'altra poesia che composi molto tempo fa. incrociamo le nostre sensazioni nel tramonto della distanza tra lettore e scrittore. La poesia dovrebbe essere come un coltello che uccide le distanze perchè dovrebbe trarre il suo nutrimento da ciò che ci abita dietro, quel dietro dove le parole non sono confini che limitano ma sirene che congiungono.
  10. Milarepa

    Il non detto

    @Sira se ricordo bene è la seconda volta che commetto questo sbaglio. Non vorrei diventare come gli americani che scrivono I=io sempre maiuscolo. grazie della correzione.
  11. Milarepa

    Il non detto

    Il non detto Nel molto parlare c’è sempre un non detto che non riusciremo mai a pronunciare. Senza questo non detto a che servirebbe parlare? E a che serve parlare se questo non detto rimarrà senza parole? Rincorriamo il non detto per dirlo ed è proprio questo rincorrerlo che lo condannerà ad essere non detto. La bocca che cerca di pronunciarlo lo ferisce non sa dirne l’esistenza la bocca che tace. Accanto al non detto una mano si tende cercando di afferrare, mendicare una parola vera è di ogni vita la muta richiesta. Ma il non detto splende solitario non ama le mani che cercano di afferrarlo poiché odia il rumore dell’ inesperto mendicare. Ma nel nulla in cui affonda la mente esiste una scuola e nella scuola del nulla le mani diventano una preghiera. L’afferrare è scomparso e il non detto apre le porte. Non c’è cosa che non riceva il suo nome nella stanza del non detto dove tutto tace. .
  12. Milarepa

    [LP11] Solstizio

    Usando le tue parole avrei immaginato il testo in questo modo. addosso l'estate mi getta il peso maturo delle albicocche sui rami. messa così mi sembra l'antitesi della poesia ungarettiana: si sta come d'autunno sugli alberi le foglie. sulla brevità della poesia. Io credo che le poesie difficilmente abbiano il dovere della lunghezza perché raramente la bellezza le sostiene. Bisogna costruire brevi dimore per la Bellezza perchè essa è la sfuggente che non cede mai al ricatto degli occhi che cercano di guardarla. non cercare di guardare è il senso del vero vedere ma questo non cercare è un dono breve del tempo e dunque bisogna cercare l'intensità in poco spazio. il testo sembra suggerire come l'estate sia una dea che dona senza misura e in questa assenza di misura la dolcezza diventa un'evidenza talmente ampia da soggiogare con la sua copiosità la mente che ne viene circondata. il senso dei versi credo sia la meraviglia di fronte al dono di questa copiosa dolcezza che la Vita ci porge in un 'estate che non conosce fatica.. una dolcezza rigogliosa che appare senza fatica e senza che le intenzioni dell'uomo l'abbiano guidata in questo apparire.
  13. L oscurita ci protegge dal troppo essere visti (Baudelaire lo chiama la tirannia delle facce) Ma per il budhismo e' il troppo essere visti cio che ci dona l ombra dell albero. Detto buddhista: il sole splende a mezzanotteche vale anche nell altro senso: la mezzanotte splende nel sole. Nel buddhismo il se' non esiste. Esiste solo un infinita rete di relazioni Il troppo essere visti appartiene non all io ma alla rete di relazioni che impedisce all io di essere il monarca dello sguardo. I sole diventa cosi il custode della mezzanotte in cui abita tutto cio che ha vita.
  14. Milarepa

    se molto incontro

    Grazie della lettura del giudizio e dell augurio. ogni interpretazione d un testo e' valida perche vi abita da sempre ma allo stesso tempo lo tradisce. L apparente dopo del lettore vive gia nel prima dell'autore perche le cose sono talmente unite da rendere il tempo un creatore insensibile di sequenze e di ruoli. Ogni poesia lotta contro il tempo perche chiede al cielo un apertura che il dominio del tempo rende inaccessibile. Se tu non avessi scritto le tue parole queste parole che scrivo non sarebbero venute a trovarmi e dunque l autore e' sempre un agito da circostanze che lo rendono o che dovrebbero renderlo vuoto. Io non sapevo nulla di queste parole che adesso scrivo e piu e' ampio questo nulla maggiore sara la sua onesta'. La vera onesta, infatti e' sempre la figlia di un nulla che ci attraversa e questo nulla mi e' statosuggerito dal tuo commento. Questo dovrebbe essere lo scopo di un sito di poesia, rendersi reciprocamente delle porte aperte dove il nulla viene a contare i suoi tesori silenziosi.
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