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Milarepa

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  1. Milarepa

    Il tempo è uno stanco rumore della mente

    Affidati a noi stessi non troviamo una cura e solo tacendo sapremo le giuste parole per chiamare la Notte. Se La Morte è una stanca salvezza in quale timore abiterà l’anima che ad essa si affida? Tutto il tempo è uno stanco rumore della mente E la Notte preme alle sue spalle come una madre che invita le labbra ad amare il suo seno Sempre l’oscuro latte del Nulla rapirà le labbra dell’uomo che cerca di notte il suo dio?
  2. Milarepa

    Tagliare la Notte

    @Roberto Ballardini mi ha sempre colpito una frase biblica dove viene detto che l'uomo pagherà per ogni parola inutile che ha pronunciato. ogni bocca può dunque divenire il cuore di una condanna. ma perchè è così delittuosa la parola inutile, la chiacchiera? il linguaggio è un ponte o una strada che collega la nostra vita all'altro. posso parlare perchè c'è un tu davanti. il delitto della parola inutile si consuma davanti a una falsa esistenza del tu. possiamo parlare inutilmente solo perchè non sentiamo veramente l'esistenza dell'altro. più grande è l'inutilità del nostro dire e maggiore sarà la morte del tu che ci sta davanti. non è difficile constatare che la maggior parte dei discorsi è solo un commercio negligente di morti reciproche che gli esseri si donano senza neppure intuire la gravità di ciò che fanno. sporcare il silenzio è sempre delittuoso. ma la parola è sempre un'assassina del silenzio? nel buddhismo c'è una strana affermazione. viene detto che il Buddha non ha mai pronunciato una parola malgrado per molti anni abbia predicato incessantemente. che cosa significa questo paradosso? esiste un modo di parlare che sposa segretamente il silenzio e che in esso trova il suo tesoro. il silenzio non è solo assenza di parola. se avanzo verso la Necessità con tutta l'anima scopro che il dire necessario non tradisce il silenzio ma lo rende visibile. se l'anima viene sorpresa dalla potenza della Necessità le sue parole incontrano l'altro con una potenza che lo fa vivere. la Necessità diventa la dea che rende il tu dell'altro un luogo intimo. nel buddismo la relazione è il cuore dell'esistenza. il tu precipita in una intimità che rende le nostre parole figlie di un silenzio profondo.. la profondità dell'esistenza dell'altro mi libera da ogni immagine. è l'intimità dell'altro e del mondo che mi circonda il cuore vero dell'esistenza per questo bisogna amare senza dentro. per quanto riguarda gli ultimi versi è vero sembra quasi una contraddizione quello che dico perchè sembrano parole che salgono su un pulpito e pronunciano un sermone e dunque contraddicono la necessità del silenzio e potrebbero essere figlie di una importanza mendicata. ma esse abitano in un altro luogo dove io divento il primo ascoltatore verso il quale le parole si dirigono. nella comprensione ci sono strati infiniti, c'è la comprensione della mente, quella del cuore e quella dell'anima. la comprensione di quelle ultime parole mi appartiene in un luogo ma non in altri. scriverle è come attenderle sulla strada dell'ultima comprensione. è una forma di nostalgia che chiede alle parole di trascinarmi sulla strada di una comprensione più profonda del loro accadere.
  3. Milarepa

    Tagliare la Notte

    @Poeta Zaza Grazie per le tue parole. Per quanto riguarda i due ultimi versi li potrei spiegare col Buddhismo. Nel sutra del diamante c'è un'espressione preziosa: "mente non dimorante". un maestro zen diceva che "attimo dopo attimo ogni cosa nasce dal Nulla". la mente non dimorante è proprio questo, essere nella corrente delle cose che nascono insieme perchè genenate dal Nulla che per me ma anche per Eriugena è un nome di Dio. questa corrente si lega anche ad un gioco linguistico che amava citare Lacan: co(n)+naitre conoscere come nascere insieme a. se la conoscenza abita in questo nascere insieme delle cose , la mente non dimorante, cioè una mente senza dentro, è la vera intimità che ci lega al mondo come afferma anche Eraclito quando dice : chi non crede a me ma al Logos sa che tutte le cose sono Uno. nel buddhismo il sè segreto del mondo è la relazione. quando due esseri si incontrano pensano che la relazione sia un dopo delle due identità che si incontrano. in realtà la relazione viene prima e le identità sono solo un ostacolo al suo fluire, un'ombra che pone ostacoli al nascere insieme. ma anche nel cristianesimo questa è una realtà evidente . Basta citare Eckhart quando dice : "come dualità l'amore non esiste". spero di non essere stato prolisso.
  4. Milarepa

    Tagliare la Notte

    Poiché troppo siamo visti Diveniamo invisibili a noi stessi Mendicando importanze Dove tacere è l’unico cuore E la parola ci appare Come il fodero vuoto di una spada Che sempre volteggia nell’aria Alla ricerca di un silenzio Che accetti di morire. Tagliare la notte è lo scopo di ogni sermone Versare il sangue del silenzio È la pretesa di ogni parlare. Nel grido di ogni discorso Cerchiamo un campo da arare E siamo soli e violenti Proprio là dove tutto tace. Semina di notte E non pretendere nulla Non avere mai un dentro E imparerai ad amare.
  5. Milarepa

    Solido liquido gassoso

    @Elisa Audino Socrate Parla della tirannia della Bellezza e Baudelaire della tirannia delle facce. Queste due tirannie creano il mercato degli sguardi e in questo mercato ogni esistenza viene gettata come una merce. Ogni volta che entriamo nel mercato degli sguardi veniamo calpestati dai giudizi. Che sia bellezza o bruttezza il destino delle nostre forme sempre subiamo la servitù del giudizio. E dunque ogni giorno siamo un oggetto che appartiene al mercato notturno dei giudizi e l’esterno comanda come se fosse un dio avvolto da una potenza invalicabile. Dunque la buona Elisa che conosce le regole del mercato e che sa la loro inflessibilità cerca il suo volto davanti allo specchio e si prepara all’incontro con la tirannia delle facce. Che il suo mondo interiore abbia purezza e grandezza non può interessare al mercato perché il mercato è sordo verso gli interni e le regole dell’esterno lo dominano internamente. E in questa società accade un fatto strano ed evidente nel suo nascondersi alla vista. La bellezza delle forme è molto aumentata e il mercato la loda come se fosse il centro di ogni accadere anche se il tempo incombe su tutti e ogni bellezza saprà svanire nelle regole del tramonto che scortano ogni forma. Allo stesso tempo accanto a questa ricerca infinita della bellezza esterna e forse conseguentemente ad essa la miserabilità del mondo aumenta e tutto ricorda il romanzo di Wilde : il ritratto di Dorian Gray. Un dio pietoso ha forse concesso agli sguardi di non vedere i ritratti interni? Mi ricordo le parole di una donna in un film: "le persone vedono quello che vogliono vedere perchè sono troppo pigre per guardare altro". Il mercato degli sguardi è dunque un mercato della pigrizia e dell'inerzia, un modo per non sudare.
  6. Milarepa

    La Sinfonia dei Silenti Nessuno (Arch.Versi)

    la poesia è un ostaggio del titolo e se ne assume le colpe perchè il titolo invita con la sua bellezza che il testo tradisce ma il titolo resta e la sua bellezza tratta il testo come un cane di paglia qaulche volta il titolo sa essere un monarca spietato e si appropia di tutta la bellezza consegnando al testo il ruolo di servo infedele e l'infedeltà del testo serve da sfondo al suo esporsi come l'avvenente che cattura gli sguardi.
  7. Milarepa

    Inverno

    Se le estati non si nutrissero di neve Come potrebbe giungere l' inverno?
  8. Milarepa

    Se ami il successo

    ok prendo atto della reprimenda . ritiro il papaboys ma ridico che il buon best nulla comprese di cio che dissi e penso che questo sia lecito. molto parlò ma nulla comprese
  9. Milarepa

    Se ami il successo

    best abbiamo destini di fraintendimento che ci avvolgono come veli . una reciproca costanza nel non capirci sembra suggerire alle parole che cerchiamo di far incontrare di non uscire perchè il fraintendere le attende come una sirena fatale. sotto l'oscuro peso di questa fatalità avvolgiamo nel silenzio ogni nostro dire e rechiamoci al tempio come supplici in cerca di qualcosa che dia luce alle nostre soffici liti.
  10. Milarepa

    Se ami il successo

    Dovrei forse parlare come un libro non stampato? Strana offesa in un forum letterario. Buona domenica
  11. Milarepa

    Se ami il successo

    Quando lanci un sasso in uno stagno si formano dei cerchi concentrici che gradatamente si allontanano dal punto che li ha originati. Ci sono cerchi vicini e cerchi lontani. Per vedere se uno puo capire quello che dici devi comprendere in quale cerchio di vicinanza o lontananza abitano le sue parole. Il tuo intervento.e la tua replica mi fanno capire che il cerchio e' lontano e che dunque non vale la pena di cercare di farti capire il senso di quello che ho scritto. E dunque a quale pro aggiungere altre parole per sporcare il silenzio. Stammi bene
  12. Milarepa

    Se ami il successo

    io mi domando da quale campeggio dei papaboys stai ritornando.
  13. Milarepa

    Se ami il successo

    Se ami il successo sarai costretto a giocare la tua partita con gli uomini. Ma se l’insuccesso non sa turbarti, allora stai giocando la tua partita con Dio. C’è molto rumore là dove giochi la tua partita con gli uomini, e molto silenzio dove stai giocando con Dio. Quando questo silenzio è l’unica importanza che concedi alla vita , allora sei veramente solo e puoi giocare con coraggio la tua partita. La Morte ti sta accanto e come un amico fidato ti suggerisce le mosse. Dio lo sa ma questo inganno è amato poiché abita qui e non altrove Il vero cuore del gioco.
  14. Milarepa

    In un vortice

    OSe potessi sintetizzare in una frase il senso dei tuoi versi userei le parole di Simone Weil,: "ogni essere grida di essere letto in modo diverso". La parola chiave della Weil e' "grida". Se c'e' un anima di questa poesia talmente nascosta da apparire come l evidente per chi sa vedere e' proprio questa. La poesia sembra narrare la solitudine di un anima che non viene mai incontrata dove si abita. E' come se ognuno di noi abitasse in un grande palazzo e in questo palazzo ci fossero tanti appartamenti e negli appartamenti innumrevoli stanze. Noi abitiamo la nostra anima in una di queste stanze e attendiamo che l altro bussi alla giusta porta. Accade invece che I giudizi degli altri bussino a stanze in cui noi non abitiamo. In questa folla di non incontri sentiamo il peso della solitudine e da questa solitudine nasce il grido di cui parla la Weil. Gli ultimi versi "Quanto io sia ostile a tutto e diversa in fondo. Quanto io sia sola in fondo" Sembrano proprio le parole di un grido che sembra aver cessato di sperare Perche tutti bussano ad altre porte coi loro giudizi e nessuno apre la giusta porta in cui noi abitiamo. E noi attendiamo in compagnia della nostra solitudine. Se poi cercassimo anche uno strato metafisico del non incontro potremmo citare Beckett col suo Aspettando God+ot. Noi siamo in fondo una preghiera non detta e in un altro strato dell anima speriamo che sia Dio a bussare alla stanza in cui abitiamo la nostra anima
  15. Milarepa

    La Droga degli Dei

    @AzarRudif la prima impressione ha una dignità e non è detto che una riflessione posteriore possa condurre ad un senso più completo. nella prima impressione c'è una verginità che la riflessione posteriore non può ospitare perchè il rumore del pensiero la invade e ne prende possesso come se fosse una prostituta alla quale non si concede alcuna dignità. partendo da questa prima lettura mi sembra che la chiesa in cui ha pensato questi versi ti abbia parlato in questo modo. la chiesa si slancia in alto come se volesse abbandonare il mondo e in questa fuga verso il cielo costringe la mente a seguirla. seguire questo slancio significa uscire dai modi consueti di vedere il mondo che è ciò che il sacro pretende da noi. naturalmente uscire dalle consuetudini orizzontali della mente significa chiedersi come stiamo davanti al'abisso e se evochiamo la Morte davanti a noi come un destino sicuro che prenderà un giorno possesso della nostra esistenza rendendola muta, allora c'è una minima possibilità di essere onesti. in questa onestà evocata dalla presenza dell'abisso comprendiamo che le nostre parole sono dei viandanti inetti sulla strada della verità e che tutto il linguaggio come dice Kierkegaard è lo scudo col quale ci ripariamo dall'angoscia della Morte. "parlare davanti al burrone" evoca proprio questo difendersi dall'abisso che chiama con una eloquenza nascosta. la chiusa finale "Si chiama Verità la droga degli Dei banditi dalla Gotica mente." potrebbe forse essere tradotta in questo modo. L'uomo cerca la verità per non trovarla perchè la cerca nel Linguaggio, nel parlare che è proprio il luogo nel quale si nasconde all'angoscia nella cui potenza scomposta la verità lo attende. questa condizione mi ricorda un racconto di Nasruddin. un uomo vede un suo vicino che sta cercando qualcosa alla luce del lampione e gli dice : avete perso qualcosa? Si ho perso la chiave. e l'avete persa lì? no non l'ho persa qui ma qui c'è la .luce per poter guardare. quello che non capisco è l'espressione gotica mente. in questo senso gotica sta per falsa o superficiale. questo mi ricorda come sia stato il rinascimento a creare per questo tipo di chiese la dicitura "gotica" che aveva un intento denigratorio dato che i goti erano barbari. dunque quello che mi rimane oscuro è il tuo rapporto col gotico. la chiesa ti ispira e i tuoi versi in qualche modo le appartengono ma allo stesso tempo gotico diventa il simbolo della mente che cerca per non trovare o non cerca affatto. l'ultimo tuo appunto: "la sensazione dominante è che una chiesa gotica ha il nulla al suo esterno" avrebbe bisogno di una precisazione. Quel nulla al suo esterno ha un significato positivo perchè lo slancio dell'architettura proietta in alto liberandoci dall'orizzonte del mondo o al contrario il senso è negativo? la seconda ipotesi sembra suffragata dalla chiusa finale della poesia dove mente gotica ha un'accezione negativa. Io amo le chiese gotiche e considero il rinascimento solo come l'esplosione di una grandezza superficiale.
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