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Milarepa

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  1. Milarepa

    sbadiglio

    se si muore incoscienti si perde una gran cosa perchè nel terribile c'è anche bellezza mentre nell'oblio dell'incosciente l'attimo celeste della dipartita rinuncia al suo valore. l'attimo del morente custodisce forse dentro di sè il cuore dell'esistere e dunque rinunciare a questo cuore per amore di una nascondente quiete non credo sia un bene. se ci facciamo sedurre dall'ozio del nostro primo vantaggio diventiamo i servi di una misura che rende piccolo il mondo e ingrata la nostra vita. La vera importanza della vita, infatti, non elogia la quiete di ciò che ci rassicura e calpesta il nostro vantaggio in modo rigoglioso. vedere la Bellezza dietro la notte del nostro vantaggio calpestato dagli eventi è uno strano diritto ereditato dalla nostra segreta parentela col silenzio. non possiamo sopportare troppa bellezza e per questo veniamo invasi dalla paura quando il tempo assegnato scade e le ombre sembrano calare sulla nostra esistenza come messaggere del Nulla che dissolve ogni cosa. potessi aprire bene gli occhi quando giunge la Morte e donarli al silenzio per divenire degna preda della Bellezza che uccide ogni nome.
  2. Milarepa

    Le mani in tasca al caldo dei ricordi (Revisionata)

    Ma io non la conoscevo e ha fatto bene a postarla di nuovo. Nella corte giapponese avrebbe riscosso sicuramente grande successo. Non rispetta la lunghezza dell haiku ma ne incarna perfettamente lo spirito.
  3. Milarepa

    Le mani in tasca al caldo dei ricordi (Revisionata)

    Perfetta musicalità dei versi. questa musicalità è generata dall'assenza di parole superflue. tutto il necessario è detto con brevità e la brevità del necessario ha una sua giustizia estetica che non può non produrre armonia. descrivi un complotto dei sensi che si radunano nella casa del ricordo per ricevere il calore della memoria dove il tempo non può irrompere come un tiranno imprevisto perché l'accaduto ci appartiene come una veste sottratta foga del divenire. i piedi che ricordano il cammino mi fanno venire in mente una frase di Rousseau: i piedi sono i nostri primi filosofi. la filosofia dei piedi in questa poesia consiste nello scortare sulla giusta via un corpo e una mente avvolti nel piacere del ricordo. @Poeta Zaza Sono le sentinelle che avvertono il tempo e gli dicono di rispettare un'anima circondata daii giochi della memoria.
  4. Milarepa

    Le parole della Luna

    partito inavvertitamente e dunque proseguo che cos'è un racconto: è un muoversi all'esterno mossi da un interno e dunque l'interno partecipa del racconto e negarlo sarebbe delittuoso nei confronti del reale che accade sempre come l'intero in cui dentro e fuori celebrano le loro nozze. una cosa è chiara: amiamo entrambi i padri del deserto e l'esicasmo riguardo alla figura di Narciso bisognerebbe penetrare negli strati del mito. Narciso si guarda nelle acque e innamoratosi della sua immagine la insegue morendo. Ma ci sono altri strati di possibile lettura del mito. La Von Franz parla ad esempio di narcisismo cosmico. Narciso muore per la bellezza del mondo di cui la sua immagine è stata un semplice messaggero. bisognerebbe considerare la propria immagine come una porta che si apre e che aprendosi lascia intravedere la bellezza del mondo. mondo è una parola peculiare perchè contiene al suo interno una sapienza nascosta. mondo significa anche puro. Ora noi vediamo il mondo come un luogo attraversato da infinite azioni miserabili dove la violenza è padrona del tempo e il male sembra scorazzare con infinita agilità. eppure questo stesso mondo è il puro che attende di essere visto. ho gia citato una volta un breve racconto ebraico: dopo la caduta di Adamo Dio si chiese dove nascondere l'albero della Vita e lo nascose dovunque. questo racconto si lega al mondo puro. i padri del deserto conoscevano questa purezza del mondo e sapevano che per raggiungerla bisognava distaccarsi da ogni immagine e soprattutto dalla propria immagine. la conoscenza è in fondo un commercio di intimità. fermarsi alla intimità del nostro essere noi stessi significa disattendere l'attesa del mondo che chiede di essere visto nella sua purezza. bisogna sfuggire al mondo governato dalla nostra immagine per cadere nella purezza del mondo senza immagini. disimmaginarsi è l'unico modo per giungere nel luogo in cui siamo sempre stati.
  5. Milarepa

    Le parole della Luna

    il racconto è composto di parole , le parole descrivono azioni e le azioni hanno un dentro e un fuori. pensare che il racconto sia un servo delle ragioni del fuori significa imporre oblio al dentro e il dentro è ciò da cui partono le azioni. l'anima si nutre di pensieri i pensieri si nutrono di parole le parole nutrono le azioni e le azioni escono di fuori per raccontare ciò che dentro le muove. dun
  6. Milarepa

    ‘A zizzona

    mi trovai un giorno davanti a trecce e mozzarelle ed effettivamente provai quello che provò Monica. adorabili caseifici dove il latte assume sembianze solide per donarsi a bocche vogliose . se Shakespeare fosse stato ad Aversa forse il suo personaggio avrebbe esclamato : il mio regno per una mozzarella o come direbbe Monica per una zizzona. E se adesso si tenesse una conferenza che facesse incontrare tutti i proprietari di caseifici per scegliere la migliore poesia sui prodotti lattiero-caseari la scelta non potrebbe che cadere sulla poesia di Monica . è come se in ogni verso una vena di latte scendesse sulla successiva per bagnarla santamente in una sorta di bianco battesimo che libera da ogni ricordo di sapori passati. e alla fine nella voluttà si consuma questo amplesso lattiero-caseario in una sorta di coito verginale dove il latte della mozzarella si fa rimembranza di seni materni. eppure anche qui appare una macchia come in tutte le cose che odorano di mondo. l'immagine infatti richiama alla mente il ricordo di sant'Agostino che da bambino provò odio per un neonato che poppava, segno certo del peccato originale. e guarda caso il nome della madre era Monica. in verità il mondo si nutre di molti nomi e di molte azioni ma addentare una zizzona ci rende santi perchè il sapore rapisce la mente rapendo la mente ci scorda e scordandoci ci da vita vera. si potrebbe pensare alla mozzarella come ad un mezzo mistico per uscire dal mondo e io credo che in qualche modo era questo l'intento dell'autrice.
  7. Milarepa

    Le parole della Luna

    LE PAROLE DELLA LUNA Molti secoli fa tre uomini decisero di andare alla ricerca della loro salvezza. A causa di ciò intrapresero in Egitto un lungo viaggio nel deserto poiché avevano sentito parlare del grande maestro Macario l'egiziano e volevano incontrarlo per ricevere il dono di parole salvifiche. E quando arrivarono nella casa del grande monaco gli chiesero come potessero salvare le loro anime dall’ozio dei giorni e dai mille mali del mondo e il maestro rispose: andate al cimitero e insultate tutte le tombe che incontrerete. Non abbiate remore nelle offese che rivolgerete loro. Una santa ira vi guidi e non indugiate nel cercare limiti alle vostre ingiurie ma date libero sfogo al vostro parlare. Riversate su tutti i morti la vostra ira. I tre decisero di seguire le parole del maestro e si recarono al primo cimitero, ognuno di loro scelse una zona e iniziarono a camminare tra le tombe insultando i nomi di coloro che avevano lasciato il mondo. Dopo aver affilato le loro lingue uscirono dalle loro bocche offese infinite e nel gioco delle ingiurie lanciate sulle tombe niente venne tralasciato per maledire quei corpi che giacevano ormai nella polvere. Dopo aver terminato di ingiuriare i morti i tre rimasero in silenzio e nella tarda sera che allungava le sue ombre sul mondo fissarono la luna che splendeva in cielo. La luna era dolce e le loro anime la amavano ma questo non riusciva a togliere il peso del tempo vissuto che stancava le loro anime. Dopo aver sostato in silenzio ritornarono dal maestro e Macario ascoltato il racconto chiese loro : che cosa hanno risposto i morti alle vostre ingiurie? I tre risposero che tutto era rimasto in silenzio e che solo la luna sembrava aver amato il gioco delle loro parole ingiuriose. Allora il santo monaco disse loro: andate domani al cimitero e lodate i morti senza misura. Che un esercito di lodi esca dalle vostre bocche e circondi ogni tomba con una dolcezza infinita. E quando il sole torno a mostrarsi sulla terra come il padrone di ogni luce i tre seguirono il consiglio del maestro e si recarono nuovamente al cimitero. Ma questa volta non furono parole ingiuriose che uscirono dalle loro bocche bensì lodi infinite che avvolsero ogni tomba con parole dolci come il miele. Ogni morto ricevette le giuste parole che ogni uomo desidera ascoltare e ogni tomba ne venne ricoperta come se un tappeto di fiori fosse stato steso su tutta la loro superficie. E quando infine i tre decisero che le lodi erano state ormai dette e che nulla più si poteva aggiungere per donare dolcezza agli uomini che giacevano sottoterra la notte era tornata a far valere i suoi diritti sulla terra e la luna era riapparsa donando nuovamente la sua dolcezza agli occhi dei tre che la fissarono con affetto. Così i tre, assolto il loro compito, tornarono dal maestro e raccontarono quello che avevano fatto e il maestro chiese loro: che cosa hanno detto i morti delle vostre lodi e i tre dissero che tutto si era svolto in silenzio e che nessuna risposta era venuta da coloro che giacevano nelle tombe. Allora il maestro disse loro: se volete essere salvi e strappare le vostre anime all’ozio dei giorni dovete fare come i morti: quando le lodi e le ingiurie del mondo bussano alla vostra porta non aprite. Lasciate che esse se ne vadano via come se non fossero mai state pronunciate. Fate morire il mondo dentro di voi ed esso non potrà più ferirvi. I tre ringraziarono il maestro e abbandonarono la sua casa per raggiungere il luogo dal quale erano partiti. Mentre camminavano nel deserto si chiesero molte cose. Primo Uomo: abbiamo ascoltato le parole del maestro e per salvare la nostra vita dobbiamo rivestirci della gloria dei morti il cui silenzio sfida il mondo e le sue lusinghe. Secondo Uomo: ma come possiamo entrare nella saggezza delle tombe col nostro corpo vivo e rivestirci di un silenzio in cui ogni ascolto del mondo cessa senza sforzo? Il mondo è un dio potente e il collettivo lo abita come un padrone che percuote ogni singolo che non si adegua alle sue regole. Terzo Uomo: è vero morire al mondo non è semplice perché noi siamo il mondo ed esso ci impone la sua intimità. Siamo la sua carne e il suo corpo ed è difficile tagliare ogni legame. Secondo Uomo: ma io penso che il dominio del mondo e l’orgoglio del piccolo dio del collettivo sia inevitabile se manteniamo l’immagine di noi stessi. La nostra immagine interiore è il cavallo di Troia dal quale ogni notte escono i guerrieri del piccolo dio per incendiare la città delle anime recalcitranti. Primo Uomo: hai ragione c’è una parte dell’anima che finge dentro di noi di essere l’intimo centro della nostra vita ma che in realtà sta dalla parte del piccolo dio che ci impone la servitù del mondo. Liberarsi dalla propria immagine è il vero senso della nostra vita. come Narciso dobbiamo specchiarci nelle acque amando l’acqua a tal punto da scordare i riflessi della nostra immagine. Terzo Uomo : dopo aver ingiuriato e lodato i morti abbiamo fissato la luna e l’abbiamo amata a tal punto da scordare per un attimo il mondo. La luna ci ha fatto da specchio e per un attimo non abbiamo visto alcuna immagine e i morti ci stavano accanto col loro silenzio in cui ogni rumore del mondo era cessato. Dopo aver parlato in questo modo i tre rimasero in silenzio e quando le ombre della notte ritornarono a stendersi sul mondo la luna apparve e loro l’amarono scordando ogni misura
  8. Milarepa

    [LP12] Voglio fare un picnic al cimitero 

    vedere la Morte come un nemico del quale non si ha paura non coglie la realtà delle cose. andare a festeggiare nel luogo dei corpi sepolti per cantare un inno alla luce che si contrapponga alle tenebre delle cose che spariscono per sempre non mi sembra una grande sapienza. tenebre e luce vivono insieme e cantare l'una e denigrare l'altra non coglie la loro nascosta amicizia. ci sono molti miti che narrano i viaggi dell'uomo in cerca dell'immortalità e altrettanti che narrano la noia e la tragedia del suo raggiungimento. ci sono molti viaggi che narrano la strana ricerca di qualcosa che consenta di morire dopo che glli esseri hanno raggiunto l'immortalità. noi stiamo aumentando gli spazi del tempo sottratti alla Morte e la vecchiaia si prolunga e i suoi mali imperversano e dunque conquistiamo solo altro spazio per il dolore. sottraiamo tempo alla Morte e lo affidiamo a giorni di grande dolore. questo commercio col tempo è veramente iniquo e regala solo solitudine e affanni a coloro che si avventurano troppo nei giorni concessi dal tempo. c'è sempre un luogo in cui bisogna pagare quando si superano determinate barriere e il tempo che aumenta è lo stesso tempo in cui gli uomini imparano a disprezzare vecchiaia e debolezza così che gli spazi del tempo si allargano solo per consentire al dolore una presa potente sulle vite degli esseri. se si deve festeggiare qualcosa nel cimitero allora nella festa vita e morte devono stare insieme perchè solo nell'amicizia segreta che le lega l'uomo può trovare la vera pace.
  9. Milarepa

    Riunione di condominio

    "c'è dignità nel sottoporsi alla gogna collettiva." è una considerazione splendida che solo un'anima alta può fare e mi ha fatto ricordare le parole di un teologo di qualche secolo fa che diceva : se un cristiano non è capace di seguire Cristo nel disonore e nella vergogna che cristiano è? va considerato anche un fatto. non esiste un santo che non sia stato calunniato ferocemente e questo indica qualcosa di molto importante. Cristo nel chiamare le anime le fa entrare nella sua grammatica e avere il mondo contro fa parte di questa grammatica e ne costituisce il cuore. Che senso ha questo dolore inflitto alle anime scelte? per capire chi sei devi uscire dal collettivo. questo è un punto essenziale che in genere i cristiani non comprendono. Nessuno vuole uscire dal collettivo. guarda l'esempio dei profeti che si rifiutavano di aderire alla chiamata. il cielo ti deve costringere e se accetti la sfida preparati a morire molto. bisogna in quel caso morire dentro avendo fiducia che un senso invisibile ci guida verso un vantaggio ignoto. Insomma Elisa dal condominio si va alla teologia e tutto è veramente legato. non c'è una singola parola nei tuoi commenti che non abbia apprezzato.
  10. Milarepa

    la lussuria del silenzio

    cerco di risponderti sperando di aver colto bene il senso del conflitto di cui parli. in ogni attimo noi andiamo al mercato. in questo mercato c'è l'inevitabile che accade e il nostro vantaggio che lo riceve e cerca di leggerlo. il nostro vantaggio è fatto di strettoie dove l'inevitabile a volte si infila distruggendo molto. quando non riusciamo a leggere più ciò che ci accade allora dobbiamo viaggiare dentro di noi per cambiare sala di lettura, per rendere più agile il nostro vantaggio e smorzarne le pretese assurde. così nel commercio con l'inevitabile siamo esposti a molte morti e l'angoscia può apparire come una madre fatale all'interno di eventi gravi. qui puo avvenire l'incontro con la Morte. la Morte appare quando l'angoscia uccide la nostra capacità di leggere ciò che ci accade. il Lnguaggio decade e non abbiamo più parole per contenere la rovina alla quale gli eventi cercano di consegnarci. qui c'è l'ombelico del nostro vero destino. Noi possiamo in questo caso abbandonarci all'angoscia e farci travolgere, lottare con tutte le forze per ritornare nel Linguaggio e ripararci dall'angoscia, o andare a casa dell'inevitabile rinunciando ad ogni difesa. se riesci ad abbandonare ogni difesa e diventi aperto nella resa scopri che l'inevitabile è una casa dove vieni chiamato per imparare ad amare. per amare veramente non devi avere un dentro, ma sei hai avuto fiducia nell'inevitabile il dentro l'hai abbandonato nella resa. è come se cambiassi posizione all'interno di un processo mentale. mentre prima eri un oggetto che apparteneva all'impersonalità di un racconto al quale delegavi il senso della tua intimità, adesso il racconto ti sta davanti come un oggetto impersonale col quale non ti identifichi più. Non so se ho risposto a ciò che mi chiedevi ma se per conflitto ti riferivi al rapporto tra i due piani: dell'essere e della rappresentazione allora forse il discorso fatto è sensato. si potrebbe andare molto oltre ma l'oltre chiederebbe parole le parole spazio lo spazio tempo e il tempo direbbe che sarebbe meglio limitarsi ad accennare.
  11. Milarepa

    la lussuria del silenzio

    @Anglares @Solitèr @Poeta Zaza @AzarRudif vi ringrazio tutti per i vostri commenti. gli ultimi due versi "poiché la Verità percuote senza misura ciò che crede abitato dall'indifferenza." sono i più enigmatici credo per chi legge la poesia e per spiegarli occorrerebbe un piccolo trattato filosofico. cerco di essere breve. Attimo dopo attimo ogni cosa nasce dal Nulla ( Nulla è un nome di Dio secondo Scoto Eriugena) E' questo il senso della nascita eterna di Eckhart . In altre parole l'Origine è adesso e non appartiene al tempo. il tempo è un'ombra necessaria dell'Origine eternamente nascente. la Verità prende corpo nell'Origine che nasce adesso e non conosce il tempo. Ogni inevitabile di cui si veste l'Origine sempre accadente è un terreno di riposo perché in questo luogo gli esseri non entrano in conflitto con nulla, non esistendo una mente che generi un vantaggio che la porti in conflitto con l'inevitabile che accade. la Verità ci abita qui. Ma noi siamo nel tempo e il tempo ci impone un racconto e il racconto ci impone un vantaggio e il vantaggio ci impone un conflitto con l'inevitabile quando esso assume sembianze distruttive. Ogni attimo noi commerciamo con l'inevitabile che accade e lo leggiamo attraverso la misura stretta del nostro vantaggio. ma è proprio questa strettezza che ci impone di entrare in conflitto con ciò che accade ed è questo conflitto che genera il dolore. La Verità ci percuote col suo agio al quale non sappiamo aderire poiché abitiamo nel tempo che ci espone alla tirannia di un racconto al quale affidiamo in modo inesperto il peso della nostra intimità. Spero di aver chiarito e non ulteriormente offuscato il senso dei versi finali. vi saluto
  12. Milarepa

    Riunione di condominio

    Elisa Il riferimento prescinde dal testo ed e' riferito a me in quanto Milarepa, di cui indosso indegnamente il nome e' un grande illuminato tibetano ed e' anche un grande poeta. Forse soir pensa che io sia un elemento negroide dell himalaya? Penso alla strana eventualita di una riunione condominiale con soir mentre ci intratteniamo disamichevolmente con te che inizi nuova poesia condominiale sui due loschi figuri che usano celate invettive per dare folklore al loro incontro.
  13. Milarepa

    Stand by me

    Sulla sedia. Pascal vedeve spesso l abisso accanto e per proteggersi da quella visione usava una sedia.
  14. Milarepa

    Stand by me

    NoAbbiamo tutti l abisso accanto perche le leggi del divenire dichiarano che ogni essere e' sempre maturo per la morte. Ma abbiamo tutti una sedia che copre l abisso e all ombra di questa sedia ci perdio nel sogno di piccole importanze e le piccole importanze generano il rumore di piccole amicizie e piccole inimicizie. Ma quando la Morte viene a chiedere I nomi che gli spettano allora la sedia scompare e la morte vicina ci sussurra il grande bene di una vera amicizia che il sogno delle sedie ha reso impossibile. Mi sembra questo il senso della tua poesia racconto Galvan.
  15. Milarepa

    Riunione di condominio

    L'espressione "elemento negroide" ha uno strano sapore di tempi passati quando il beneamato di molti si concedeva alle folle. Ma non credo che la dolce Elisa si riferisse ad assemblee dirette da podesta' in camicia nera.
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