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Milarepa

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  1. Milarepa

    Aforismi

    @efraim il cuore dell'etica è in effetti l'adesso. il vero bene lotta contro il tempo e naturalmente cerca l'adesso. nel'adesso non ho nulla da difendere e dunque tutto da abbracciare. in questo abbracciare, oogni davanti appare come la prima intimità della mia vita. Efraim è in questo senso che intendevi etica e adesso?
  2. Milarepa

    Aforismi

    La tua osservazione è giusta ma nella giustizia del senso ci sono gradi e io credo che il reale stia in un altro grado. Ponila in questo modo . esistono due tipi di pensatori sull'inizio delle cose:coloro che pensano che l'Origine sia in un punto indefinito del tempo per cui retrocedendo nei secoli potremmo vedere il vero inizio delle cose. Poi ci sono coloro che pensano che l'Origine non possa che accadere ADESSO. Eckhart ad esempio la chiama la nascita eterna. il buddhismo lo dice in altro modo: "attimo dopo attimo ogni cosa nasce dal Nulla. se così fosse nessun attimo è un ponte perchè la meta è sempre adesso anzi nemmeno la meta esiste perchè la meta presume un viaggio e nessun viaggio reale accade. se così fosse noi viaggeremmo eternamente sui ponti del tempo senza sapere che non c'è bisogno di fare neppure un passo.
  3. Milarepa

    Aforismi

    POtrei tradurre e le tue parole in questo modo. Il tempo non ha fine dunque ogni attimo e' un ponte . Se ogni attimo e' un ponte la nostra fine ci dira che siamo stati sempre su un ponte. In altre parole non avremo mai toccato la vita.
  4. Milarepa

    Aforismi

    ai tuoi maestri direi una cosa molto semplice. tutto l'apparire delle cose accade in modo stratificato. nel gioco degli strati dell'apparire le cose vengono avvolte da varie grammatiche. ogni grammatica ha delle regole che impone all'apparire delle cose. anche la scrittura accade come un oggetto che appartiene a molti strati. le parole ci appartengono e non ci appartengono e nel non appartenerci sono le intime che attendiamo per poter parlare veramente. naturalmente quando leggi qualche libro è facile capire dove le parole erano nostre e dove invece ci hanno pescato. il vero pescatore viene pescato dai pesci.
  5. Milarepa

    Aforismi

    I pensieri di una persona sono solo suoi, ma l’esprimerli appartiene a Dio. (da una preghiera ebraica) la frase viene citata in un libro in cui sono raccolti due dialoghi tra due scrittori americani: Vonnegut e Stringer. Nel corso di uno di questi dialoghi Stringer dice che ad un certo punto scrivere è stato come stringere la mano a Dio. Il tutto si potrebbe interpretare in questo modo. Ci sono io e i miei pensieri. I miei pensieri scendono sulla carta come degli oggetti che appartengono alla volontà che mi muove a scrivere. Se questa volontà rimane padrona del campo allora avremo scritto solo parole che ci appartengono e, dunque non avremo mai stretto la mano di Dio. Le parole che ci appartengono sono solo un prologo del vero scrivere. Se queste parole non sanno pregare allora rimarremo prigionieri del prologo e ogni bellezza ci sarà negata. Nella lingua inglese il verbo pray, pregare si può leggere anche come prey, preda. Lo stesso accade nella scrittura che è un differente modo di pregare. Noi scendiamo sulla carta con parole che ci appartengono ma questo appartenerci deve diventare la preda di parole che stanno di sopra e che ci tendono un agguato se siamo meritevoli di subirlo. Senza questo agguato delle parole che stanno di sopra scrivere non ha senso. Ma se l’agguato riesce, per qualche tempo la nostra immagine decade e in questo spazio che si svuota diventiamo coloro che invocano con forza l’accadere delle parole che stanno di sopra. Se ciò accade allora comprendiamo la verità delle parole tratte dalla preghiera ebraica e scopriamo che la loro espressione appartiene a Dio.
  6. Milarepa

    Aforismi

    il link su Hemingway mostra come un grande scrittore possa essere un piccolo uomo Non sembra aver capito che cosa significa parlare. Logos: secondo Simone Weil il pri.mo significato di Logos non è Parola ma relazione. la relazione esiste quando c'è un tu davanti e tu puoi parlare veramente solo quando sai che questo tu esiste, cosa non semplice. nella Bibbia Dio dice che ogni uomo dovrà rendere conto di ogni parola inutile che è uscita dalla sua bocca. in che cosa consiste la gravità della parola inutile, di quella che Kierkegaard chiama la chiacchiera? la chiacchiera non ha alcuna necessità di essere detta perchè non sa che l'altro esiste. usando le categorie di Buber si potrebbe dire che davanti alla chiacchiera non c'è un tu ma un esso. che parola può nascere quando hai davanti un esso ? non si tradisce il linguaggio visto che il primo significato di Logos è relazione? la chiacchiera è dunque a suo modo omicida. è un omicidio che gli uomini si donano a vicenda. Il grande peccato è dunque non saper parlare perchè per farlo devi sapere che l'altro esiste, cosa che quasi nessuno sa.
  7. Milarepa

    Aforismi

    Hemingway diceva che uccidere gli animali gli consentiva di non uccidere se stesso. da questa affermazione si può trarre una regola. quando l'istinto di morte preme all'interno per avere una casa dove andare ad abitare , puoi offrigli la tua (suicidio) o quella degli altri. ma questo è solo uno dei motivi che spingono ad uccidere. per poter uccidere devi essere già abbastanza morto. La Shoah è stata preceduta dallo sterminio dei disabili e i disabili erano quasi tutti tedeschi. i tedeschi prima di uccidere gli ebrei devono uccidere i tedeschi. In questa ottica che la lega l'essere morti all'uccidere la tua frase ha un chiaro senso. esiste un morire alto che va al di là del Bene e del Male ma anche un morire basso che lo scimmiotta. nel primo caso entri in un Nulla pieno dove abita il silenzio di Dio,nel secondo caso entri in un Nulla vuoto privo di tutto e nudamente malefico. sono due modi opposti di sfuggire alla maledizione di essere se stessi.
  8. Milarepa

    Aforismi

    hai perfettamente ragione ma è difficile che molti possano comprendere queste parole. Simone Weil lo chiama lo "sguardo divorante". si potrebbe comprendere la realtà di questo sguardo omicida con le parole di Schopenhauer: il mondo è una mia rappresentazione. le rappresentazioni sono pieni di oggetti e gli esseri che vi cadono dentro subiscono una necessaria violenza. di fronte all'altro abbiamo tre possibili comportamenti: possiamo vedere l'altro come un ponte da attraversare per incontrare il nostro vantaggio, che è il modo usuale. possiamo anche riconoscere i suoi diritti e porre dei confini all'invadenza del nostro vantaggio, scegliendo il bene morale come custode dei nostri comportamenti nei riguardi del prossimo. ma c'è un terzo modo, molto più profondo, vedere i diritti dell'altro come il luogo della nostra intimità. Nella Bibbia ci sono due gridi iniziali di Dio: "Dove sei?" rivolto ad Adamo dopo la caduta, e "Dov'è tuo fratello?" rivolto a Caino dopo che questi ha ucciso Abele. Comprendere che i due gridi sono lo stesso grido ci avvicina al terzo modo di accogliere l'altro. questo terzo modo in realtà non è un modo ma nasce dalla comprensione silenziosa che la vera felicità consiste nel far esistere l'altro senza misura perchè agendo in tal modo riusciamo ad uscire dall'inferno delle rappresentazioni. Paradossalmente anche dietro la volontà di potenza c'è la nostalgia dell'altro. è come se attraverso il potere si volesse costringere l'altro a donare la propria intimità. ma l'intimità dell'altro si rivela attraverso un cedere interiore e non nella notte dell'afferrare. Solo se perdi le tue mani potrai abbracciare il mondo. Naturalmente ho commentato solo una frase perchè se avessi dovuto commentare tutte le tue parole, il mondo degli aforismi avrebbe protestato dicendo: il dio della brevità non ha saputo toccare la tua fronte.
  9. Milarepa

    Aforismi

    bisognerebbe interrogarsi su una questione di fondo. La perfezione è il culmine del potere divino o rappresenta un confine che ne limita la potenza? la cabala lurianica parla della rottura dei vasi che determina la caduta del mondo. questa rottura dei vasi da l'idea di un potere che deborda e che non può essere imprigionato nella rete della perfezione perchè troppo potente per farlo,. NelTalmud è scritto che sette cose precedono la creazione del mondo. tra queste sette cose ci sono il giardino di Eden e la teshuvah. nel giardino di Eden c'è l'albero del Bene e del Male, l'albero della caduta. il mondo dunque non può esistere se la caduta non lo affianca come una possibilità reale del suo apparire. e il discorso si fa ancora più pressante se si considera la natura della teshuvah.la teshuvah rappresenta la conversione il ritorno a Dio. questo ritorno a Dio che abita il reale prima della creazione del mondo mostra la natura dell'attimo. in un attimo il mondo appare, nel suo apparire custodisce la sua perfezione. allo stesso tempo la possibilità della caduta e lo stesso cadere stanno insieme alla sua perfezione. il mondo nasce come il perfetto che subisce la seduzione della caduta e che effettivamente cade.. la perfezione del mondo è ricattata dalla potenza che lo fa sorgere e che deborda necessariamente nel possibile del cadere e nella caduta effettiva. teshuvah significa anche letteralmente risposta. risposta a quale domanda? naturalmente alla prima domanda che Dio pone ad Adamo dopo che il primo uomo è caduto. la potenza del dio che non può rispettare la notte della perfezione perchè l'essere lo straripante è insito nella sua natura grida ad Adamo :dove sei? Dio è ricattato dalla natura straripante della sua potenza e pone un ricatto alla caduta insita nella natura stessa delle cose che appaiono nel reale. Il mondo può cadere solo perchè può salvarsi. il "Dove sei?" che Dio grida ad Adamo dopo la sua caduta fa parte della stessa natura straripante del Dio che cerca di recuperare il mondo. Dio ricatta la potenza che straripa al di là della perfezione. il reale appare così come una rete di ricatti che Dio impone alla potenza senza limiti del suo silenzio. così per l'uomo è necessario interrogarsi in quale ricatto del divino viene a trovarsi la sua esistenza? la potenza debordante non può che chiamarlo in alto. ma in questo chiamare pretende troppo e in quel troppo abita la Morte e il suo abisso. ma è solo questo troppo che può donarci la vera vita e dunque la Morte è la porta necessaria che l'uomo deve attraversare non per perdere il suo respiro ma per amarlo in modo infinito. che esista una Morte che ama il respiro pochi sembrano saperlo eppure è in questo amore che abita il cuore potente del Dio che ci appare come il vicino che salva.
  10. Milarepa

    Aforismi

    William Hazlitt scrisse un bel libro: "L'ignoranza delle persone colte". all'opposto di questa ignoranza c'è la dotta ignoranza del Cusano. per capire cosa sia la dotta ignoranza basta comprendere le parole di Yeats: "L'uomo può essere la Verità ma non può saperla". Due cose da sottolineare: perfezione non è qualcosa che nel pensiero ebraico viene attribuita a Dio. Nei giardini giapponesi viene sempre lasciata una parte non curata probabilmente perchè la perfezione appare loro come qualcosa di volgare. sul collettivo e il cristianesimo: due citazioni: Colui che accolgo amichevolmente deve essere sconfessato e abbandonato dal mondo (Enrico Suso) Devi fare la tua scelta: o avere contrario tutto il mondo o avere contrario Gesù. (Imitazione di Cristo) queste due citazioni la dicono lunga su i rapporti tra cristianesimo e "dio" del collettivo.
  11. Milarepa

    Aforismi

    ci si dovrebbe porre un problema sugli aforismi. nel giudizio su di loro quanto incide la fama dello scrittore citato? che cosa si ama di più, la bellezza dell'aforisma o l'autorità dell'autore citato? Nietzsche parla dell'istinto d'armento. e la fama di un autore ha a che fare con questo istinto. gli esseri umani creano una rete collettiva di importanze alle quale ogni individuo deve aderire. tutti tendono ad aderire alle regole del gruppo perchè queste ci danno una casa nella quale abitare senza sforzo. naturalmente questa casa ci ripara anche dalla Morte. Ma Platone chiama il collettivo, il Grande Animale e in fondo la grandezza d'un uomo dipende dalla capacità di sottrarsi alla sua dittatura. Può forse la Bellezza essere pescata dalla rete stesa dal piccolo dio del collettivo? ci sono stati alcuni aforismi di autori importanti che sono stati citati che di bellezza e profondità non hanno neppure l'ombra e dunque è pensabile che la loro fama sia stata il soggetto della scelta. così in questo modo le citazioni si declinano nella grammatica dell'istinto d'armento di cui parla Nietzsche.
  12. Milarepa

    Il segreto della vita

    questo non vuole essere un commento al testo poetico ma alla concezione poetica che mi sembra abitare in tutte le tue poesie. secondo la leggenda il padre del Buddha per evitare che il figlio si desse alla vita religiosa come era stato predetto dagli indovini che aveva consultato lo costrinse a vivere in una grande parco dove malattia vecchiaia e morte non avevano accesso. ma un giorno accadde che mentre stava insieme al suo auriga vide un vecchio poi un malato e infine un morto e in seguito la pace di un asceta. in una delle versioni del mito sono gli dei che creano le forme del vecchio del malato e del morto. a me sembra che sia il contenuto che la forma delle tue poesie cerchino insieme di creare questo parco dove i mali dell'esistenza non hanno accesso, una sorta di spazio calmo dove ogni male venga bandito e divenga il lontano che non può entrare. ma così ti rifugi in una falsa pace e perdi quella vera che abita nel volto del quarto incontro del Buddha e per chi sa vedere il sorriso dell'asceta è l'altro volto del terzo incontro, l'incontro col morto. a questo punto è doveroso citare un detto chassidico: non si può pregare veramente senza pregare anche con l'istinto del male. tradotto nel tuo caso si potrebbe dire non puoi poetare veramente senza la presenza del male.
  13. Milarepa

    Aforismi

    la quarta non la conosco. ma le altre tre mi sono assai familiari. tutte e tre sono ebree. Simone Weil è un'ebrea che non ama l'ebraismo e che è attratta in modo assoluto da Cristo a tal punto che Paolo VI voleva farla santa ma in vita Simone non si è mai convertita burocraticamente. Edith Stein è un'ebrea convertita al cristianesimo e Etty Hillesum è un'ebrea che amava molto gli scritti di San Paolo. Simone muore di tubercolosi ma la sua fine è quasi un'endura al modo del catarismo, le altre due nelle camere a gas naziste. ma per le grandi anime gli accadimenti non giudicano le loro vite.
  14. Milarepa

    Aforismi

    non so perchè è partito il messaggio incompleto. termino la frase per far scendere le parole di sopra devi sospendere l'immagine interiore perchè è l'immagine ciò che ti lega ad un linguaggio che non ha bellezza.
  15. Milarepa

    Aforismi

    se un angelo apparisse adesso e per qualche strano caso del destino mi proponesse di fare un viaggio nel tempo per poter parlare con una donna apparsa nel passato, non avrei alcun dubbio, sceglierei Simone Weil. molto tempo fa lessi una presentazione del libro l'Ombra e la Grazia. m' è bastata una frase per capire che la Weil era una scrittrice che apparteneva al mio destino. Nel mio caso però è stato il buddhismo il luogo che mi ha fatto comprendere la necessità dell'attenzione per una rigenerazione dell'anima. quando sei veramente attento l'immagine interiore è sospesa e il continuo dialogo interiore è assente. Le parole possono scendere dall'alto in un modo nuovo e sorprenderti con la loro purezza. tutti noi abbiamo le parole della disattenzione e quelle che stanno di sopra. per far scendere le parole di sopra devi sospendere l'immagine interiore perchè è
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