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Lizina

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  1. Lizina

    R. Vivian Literary Agency

    Mandato il mio romanzo a gennaio, le ho riscritto qualche giorno fa solo per sapere se avesse ricevuto la prima e-mail. Nessuna risposta. Lo interpreto come un no definitivo e passo avanti.
  2. Lizina

    Invii mirati agli editor delle CE

    Tutto molto interessante. Però... perchè sul sito della Mondadori è scritto che i manoscritti devono essere inviati per posta elettronica e che quelli in formato cartaceo non saranno esaminati? Senza contare che moltissime CE cestinano tutte le proposte arrivate per vie diverse da quelle indicate. Anche trovare gli editor responsabili delle collane non è così facile. Mi sono presa la briga di controllare su alcuni miei libri: Mondadori, Giunti, Einaudi, Garzanti, La Corte, Beat, Pickwick, Bur. In alcuni casi si tratta di volumi usciti qualche anno fa, in altri di volumi recentissimi. In nessuno è indicato l'editor responsabile.
  3. Lizina

    R. Vivian Literary Agency

    Sul sito c'è scritto che sarebbe stato dato un riscontro della lettura in ogni caso. Anche io penso che, se fosse stata interessata, avrebbe contattato gli autori immediatamente, ma tant'è, proverò lo stesso a ricontattarla, giusto per mettermi definitivamente l'anima in pace e passare oltre.
  4. Idem come sopra. Niente da fare neppure per me. Sarà per la prossima volta.
  5. Lizina

    R. Vivian Literary Agency

    Le ho mandato il mio manoscritto quasi tre mesi fa e ancora nessun cenno. Credo che aspetterò la fine del Salone del libro prima di ricontattarla.
  6. Lizina

    Gialli e noir: un consiglio

    Non immaginavo ci fossero così tante sottocategorie. Grazie mille a tutti per i consigli!
  7. Da quello che ho potuto capire leggendo un'intervista a non mi ricordo più quale editor di una CE grande, la preferenza per i libri esteri è determinata dall'avere un prodotto già pronto che evita alla CE tutto il processo di scouting e il lavoro editoriale sul testo (nonchè, aggiungo io, una fetta di promozione). In pratica: "compro all'estero così ho la pappa già pronta." Contenti loro... Certo, il mercato italiano è peculiare. Per la produzione in lingua inglese c'è un mercato di riferimento enorme così come per quella in spagnolo. Mi chiedo cosa accade in altri paesi come la Germania i cui confini linguistici sono piuttosto limitati come in Italia... Sono comunque genericamente d'accordo sul fatto che bisognerebbe osare di più. Se da un lato è vero che i lettori in Italia sono pochi rispetto a quelli di altri paesi e che spesso sono lettori già orientati verso prodotti estremamente commerciali (per non dire peggio...), dall'altro sono anche le CE a orientare in qualche modo i gusti. Voglio dire, non è che le mode nascono da sole. Basta fare una campagna promozionale mirata e le vendite ci sono, magari non a livelli altissimi ma comunque accettabili. Se poi si vogliono profitti facili, senza impegnare troppo il processo editoriale nella produzione dell'opera libro è un altro discorso.
  8. Lizina

    Agenzie letterarie, chiedono tutte soldi?

    Purtroppo molte delle agenzie presenti in quel volume sono (o sono diventate) a pagamento, qualcuna è scomparsa. Una addirittura oltre a chiedere 200 o 300 euro per la valutazione, vuole che il volume sia mandato via posta già rilegato e non con una classica rilegatura che si può fare in copisteria. Ad oggi, per quello che posso aver capito in questi mesi di ricerche, sono pochissime le agenzie italiane che fanno scouting gratuitamente come, per lo più, avviene all'estero. La maggior parte ti fa una scheda di valutazione, in modo da giustificare il pagamento. Ti conviene quindi partire da questo forum e dal volume che ti ha consigliato @ Bango Skank e poi contrallare le agenzie una per una, come ti ha suggerito anche @Miss Ribston, in modo da crearti una tua lista personale.
  9. Lizina

    Ceccacci literary agency

    Fossi in te chiederei spiegazioni all'agenzia con allegata la scheda di valutazione, magari con le parti incriminate ben in evidenza. Un giudizio negativo ci sta così come l'uso di termini forti (magari non è condivisibile ma certamente non obiettabile) ma la maleducazione, il turpiloquio e l'offesa gratuita proprio no.
  10. Lizina

    Gialli e noir: un consiglio

    Voglio approcciarmi al genere noir e giallo di cui ho letto più niente che poco. Quali autori e quali titoli mi consigliate? Ho escluso Montalbano (ho letto un suo libro che non ho trovato malaccio ma non mi ha entusiasmato), e pensavo a Lucarelli o Carrisi, anche se il secondo, a pelle, non mi convince molto.
  11. Lizina

    Piccole case editrici gratuite: il marchio è importante?

    Sono d'accordo sul fatto che anche nei libri delle big si riscontrano errori e che gli errori, in una grossa CE, siano più gravi. Tuttavia, è proprio l'insieme che, a mio parere, talvolta non va. La mia sensazione è che moltissime CE piccole non abbiano la voglia di crescere, di svilupparsi e di migliorarsi ma siano nate con il solo scopo di sfruttare la brama di pubblicazione degli autori.
  12. Lizina

    Quanto siete famosi?

    Penso che la questione fama possa avere un senso che per chi ha come obiettivo fare della scrittura la propria professione e magari arrivare ai numeri di grandi come King o la Rowling. Un pensiero non da tutti condivisibile ma assai legittimo (poi bisogna vedere se si hanno le capacità, la fortuna e tutto il resto necessari per sfondare). Fino ad ora ho pubblicato solo saggistica e la cosa che mi ha fatto davvero piacere è stato il fatto di avere feedback da coloro che avevano letto il volume. Credo che questa sia stata la mia soddisfazione più grande. Per quanto riguarda la narrativa... certamente mi piacerebbe pubblicare e fare buone vendite ma non so se vorrei che la scrittura diventasse la mia professione o, per lo meno, la mia unica professione.
  13. Lizina

    Piccole case editrici gratuite: il marchio è importante?

    Probabilmente parto un pochetto prevenuta ma non perchè mi ritenga esente da errori e non perchè penso che un testo anche impaginato male e con qualche refuso non possa contenere uno stile e una trama avvincenti. La mia riflessione nasce innanzitutto dal fatto che per me la lettura è piacere: non devo star lì a scovare, interpretare, pensare. Le parole devono scorrere, la storia deve filare e se mi devo soffermare su un termine, una frase o un paragrafo è perchè mi hanno colpita. Invece mi è capitato di leggere belle storie che tuttavia non scorrevano; dove evidente era il bisogno di un editing sicchè invece di farmi avvolgere dal racconto mi soffermavo sugli errori e sul perchè una tal cosa che stavo notando io che non sono un editor non l'aveva vista anche la redazione. Per non parlare di parole attaccate, paragrafi senza senso, termini mancanti e via dicendo. Il punto è questo. Gli errori si devono correggere prima che il libro vada in stampa. Non parlo di perfezione assoluta ma quella cura nel fare le cose che, molto spesso, non vedo nelle CE più piccole. Su questo ho qualche dubbio. Non perchè non ci creda. Al contrario ritengo che, se la tecnica si può imparare, l'anima la trovi solo in chi ce l'ha. Tuttavia, bisogna tener conto dei lettori che si hanno di fronte. Non sempre si tratta di lettori attenti e preparati, altrimenti alcune di quelle 'cose' che è difficile definire libri non avrebbero avuto successo ma sarebbero state cassate nonostante il marketing. Invece, si tratta spesso di operazioni di marketing che riescono a scovare e a costruire quello che la gente vuole e glielo propongono.
  14. Lizina

    Piccole case editrici gratuite: il marchio è importante?

    Di solito le cose che mi fanno avvicinare a un libro sono il titolo e la copertina. Poi leggo la quarta di copertina e controllo la casa editrice che lo ha pubblicato. Non posso però nascondere che, a livello di qualità, le CE medio-grandi danno maggiori garanzie. Non parlo solo e tanto dei contenuti quanto, soprattutto, del testo e del prodotto libro in sè. Una cattiva impaginazione e un volume non editato e pieno di refusi mi toglie la voglia di leggere anche un contenuto assai valido. E qui la colpa, ahimè, è delle case editrici. Discorso a parte quello della distribuzione e della promozione. È vero che è difficile trovare spazio in libreria per le piccole CE e che non tutte le CE possono permettersi la distribuzione con Messaggerie o LibriCo. Però è pur vero che molte piccole e piccolissime CE alla promozione non pensano minimamente, come se non fosse tra i loro doveri. Ci sono tanti modi per far conoscere un volume: recensioni su giornali, riviste e blog, partecipazione a fiere, organizzazione di presentazioni. Tutte cose che, spessissimo, ricadono completamente sull'autore che, tante volte, non ha la possibilità, le conoscenze e le capacità per dedicarsi, da solo, a una simile attività. Senza contare che la distribuzione nelle librerie si può fare anche trovando una serie di librai e librerie di fiducia: un gioco di rapporti e accordi reciprochi che, ancora una volta, non si può sobbarcare l'autore.
  15. Lizina

    Il dilettantismo che nuoce al sistema

    Mi aggangio a quanto detto nei precedenti messaggi per condividere la mia opinione e le mie impressioni. Sono d'accordo nel ritenere che si faccia tanta confusione di ruoli e che spesso ci si illuda e si viene illusi senza tener conto di quello che è, oggi, il mercato editoriale. Per me lo scrittore deve fare lo scrittore. Si può scrivere per mille motivi. Perchè lo si trova un passatempo divertente; perchè si sente la necessità anche fisica di trasportare nelle parole pensieri, sensazioni, immagini; perchè si vuole diventare famosi; perchè la scrittura è l'unico strumento per esprimersi e farsi conoscere agli altri; perchè... L'importante è che lo scrittore agisca con consapevolezza. Se adoro scrivere un genere che so essere letto solo da 100 persone in Italia devo anche essere consapevole che non verrò riconosciuto da tutti gli altri, e forse neppure da tutti quei 100. Se mi sento un novello Grisham devo anche avere l'umiltà di confrontarmi con gli altri e incassare con dignità se mi dicono che tanto Grisham non sono. Non dico di essere ipercritici con se stessi all'eccesso ma neanche pensare di essere il prossimo premio Nobel per la letteratura: semplicemente, se si crede in qualcosa, bisogna lavorarci su e provarci senza farsi troppe illusioni perchè ci sono tantissime variabili che potrebbero decidere del destino del nostro lavoro. L'agente deve fare l'agente. Deve essere bravo a scovare talenti, deve farli emergere, deve proporli alle CE, deve seguirli anche dopo l'eventuale pubblicazione del libro. E non certo per bontà d'animo ma perchè se farà bene tutte queste cose, guadagnerà di più. Ovviamente, farà tutte queste cose tenendo conto di ben determinati parametri. Se il libro fa obiettivamente schifo, lo dice. Se ha delle potenzialità ma ha bisogno di un editing profondo, lo dice ugualmente e magari indirizzerà lo scrittore verso editor in grado di lavorare con la sua opera. Se reputa il libro pronto, dovrà valutare se è commercializzabile (e, nel caso non lo fosse, dovrà comunicarlo all'autore), quanto lo è (se si tratta di un libro di nicchia, bisogna dirlo all'autore senza illuderlo), se le CE con cui è in contatto potrebbero accettarlo o meno (se io agente lavoro solo con le big e qualche indipendente particolare e so, in virtù della mia esperienza, che quel volume non potrò mai piazzarlo da nessuna parte, che me ne occupo a fare?), la possibilità che nonostante la bontà del volume e la sua commerciabilità esso venga ugualmente rifiutato per altre mille ragioni (perchè per esempio la CE ha appena pubblicato o sta per pubblicare un libro simile; perchè la CE, per ragioni di incassi, deve fare spazio ai volumi di un paio di presentatori e youtuber, perchè...) L'editor deve essere editor. Se freelance, lavorerà su trama, personaggi, intrecci, struttura, forma, ecc... per migliorare un testo e renderlo presentabile alle CE. Se impiegato in una CE, dovrà rendere quel testo adatto a quella CE e alla collana nel quale verrà inserito. La CEdeve fare la CE. Deve valutare se l'opera sia inseribile nel suo catalogo e possa vendere. Deve editare l'opera e farne la correzione di bozze; deve stamparla e promuoverla e non perchè così fa felice l'autore che avrà il suo bel libro intoso fra le mani ma perchè se promuove l'opera, il libro verrà acquistato e lei potrà incassare. Se il mondo dell'editoria funzionasse in questo modo forse (e lo sottolineo tre volte) le cose potrebbero migliorare: non verrebbero pubblicati libri solo per permettere a presunte CE di sopravvivere e per gasare l'ego di qualche sedicente scrittore; la filiera del libro potrebbe snellirsi e velocizzarsi e magari si riuscirebbe anche a far emergere, accanto a soubrettes, calciatori e medium, anche un numero maggiore di scrittori buoni o eccellenti.
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