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Poeta Zaza

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Risposte risposto da Poeta Zaza


  1. Il 12/1/2020 alle 12:49, SeeEmilyPlay ha scritto:

    Se tu fossi un filantropo per cosa ti distingueresti?

     

    Forse, prima di fare del bene, cercherei di circondarmi di persone che stimo, per aiutarmi a circoscrivere le reali situazioni di disagio e di povertà in cui intervenire.

     

    Se tu fossi uno schiaffo morale, a chi lo daresti? (a che tipo di persona, anche)


  2. Il 13/1/2020 alle 00:18, Eudes ha scritto:

     

    Editato dallo staff

     

     

    :)  @Eudes Dal tuo poema,  per il mio sentire, ho estrapolato il sentire più poetico e calzante del tuo giovane amore poetato.

    Potresti provare a riscriverla in sintesi tu, con le parole e il tuo sentire di oggi.  

     

    Zaza 

     

     

     


  3. :)  Eccomi da te, @Purrpendicular , nel ruolo autoinflitto ;)   di CddS (Commentatrice degenere di Scrittopoli).

     

     

    20 ore fa, Purrpendicular ha scritto:

    C’era una volta,

    il migliore inizio per una storia!

    20 ore fa, Purrpendicular ha scritto:

    La casetta era situata in un lotto dichiarato edificabile dal comune di Ponte dei Miracoli giusto qualche mese prima e aveva attirato le intenzioni di qualche edilizio.

    meglio costruttore, essendo riferito alla persona.

    20 ore fa, Purrpendicular ha scritto:

    Essa custodiva un segreto: era stata regalata da un mago in cambio di alcuni servigi ad opera del capofamiglia nel 1602. Nessuno sa

    aveva mai saputo

    20 ore fa, Purrpendicular ha scritto:

    in cosa consistessero questi "servigi", ma il mago promise che

    virgola

    20 ore fa, Purrpendicular ha scritto:

    finché qualcuno fosse rimasto a prendersi cura della casa

    virgola

    20 ore fa, Purrpendicular ha scritto:

    la famiglia che l’abitava avrebbe prosperato, in salute e ricchezza.
    Dopo la morte della nonna Ermellina Pappa

    virgola

    20 ore fa, Purrpendicular ha scritto:

    avvenuta nei primi anni 2000, nessuno però era rimasto a occuparsi della casetta, che negli anni si andava a deteriorare sempre di più.

    si era andata deteriorando sempre di più.

    20 ore fa, Purrpendicular ha scritto:

    Così ridotta non era di nessun interesse, nè per le Belle Arti, nè per

    né con accento acuto

    20 ore fa, Purrpendicular ha scritto:

    «Caro Pappa, la votazione in consiglio comunale ieri è andata bene ed è stato deciso che puoi farci quello che vuoi con quel terreno. Ma ho sentito delle voci inquietanti su una maledizione… E qui gli anziani sono molto sensibili. Nel caso di un’attività commerciale la pregherei di tenerne conto. Grazie.»

    perché gli dà prima del tu e poi del  lei?

     

    Per me, hai scritto una storia bizzarra e gradevole. A rileggerti!

     

    CddS  Zaza  :saltello:

     


  4. :)  Eccomi da te, @Talia , nel ruolo autoinflitto  ;)  di CddS (Commentatrice degenere di Scrittopoli).

     

     

    14 minuti fa, Talia ha scritto:

    Dopo un paio d'ore i due si appartano per sussurrarsi le urgenze e scambiarsi le energie dei vent'anni

    virgola

    1 minuto fa, Talia ha scritto:

    visti solo dalle stelle. 

    bell'immagine.

    1 minuto fa, Talia ha scritto:

     

    Aspetta che il camion parta, poi si avventa sui cassonetti. Le mani sporche aprono frenetiche gli scatoloni accumulati sul marciapiede: un servito

    refuso per servizio

    1 minuto fa, Talia ha scritto:

     

    Quando Giacomo lo vede arrivare col saccone sulle spalle, si alza di scatto dal gradino della ex pasticceria; un buon posto, che gli è costato una cicatrice sulla fronte.

    un buon modo di mostrare il barbone, invece di dirlo a chiare lettere. Ok!

     

    Il tuo racconto, Talia, mi ha lasciato delle sensazioni contrastanti. Ti spiego. Mi presenti un ragazzo che ama la pace, la musica e l'amore e me lo fai ritrovare, trent'anni dopo, nelle

    vesti di un barbone che si arrabatta a vivere tra i rifiuti, più o meno importanti, che trova nei cassonetti. Non so, non mi basta ritrovarlo così, senza altre informazioni sull'involversi delle sue aspirazioni. Scusami.

    Comunque, coerente con l'impostazione che hai dato al racconto, ecco il finale malinconico e in linea con le diverse dimensioni dei due protagonisti.

    Per il resto, mi piace il tuo modo di scrivere, e trovo ben caratterizzato il rapporto tra i due barboni nel loro accettarsi e integrarsi 'un l'altro.

    Una bella idea quella di fare cantare Yesterday dei Beatles a Stefano, sia all'inizio che alla fine, con la stessa chitarra, perduta e ritrovata, intatta. 

    Nel finale, si sente la stretta di una disincantata mancanza di motivi di riscatto, quasi bastasse la nostalgia di qualcosa che comunque si è vissuto.

    Hai uno stile che trascina il lettore a seguirti, scorrevole, chiaro negli sviluppi e corretto nella forma.

    A rileggerti!

     

    CddS  Zaza  :saltello:

     

     

     


  5. commento ad altrui testo

     

    Questo, ti dico,
    che cerca il bene tuo, è l’amico;
    che sbalza le sue paure, in una notte nera,
    per scacciare le tue, d’ogni maniera,
    e mentre lui s’ingegna ad aiutarti,
    sia l’umore incagliato - sollevarlo -
    sia il cuore imprigionato - liberarlo –

    tu lo guardi ed apprezzi il tentativo:
    maldestro o no, raggiunge l’obiettivo.


  6. :) Eccomi da te, @Joyopi ,  nel  ruolo autoinflitto   ;)  di CddS (Commentatrice degenere di Scrittopoli).

     

     

    2 ore fa, Joyopi ha scritto:

    La strada verso Villa Ortica

    Un giorno lessi da qualche parte che ogni città ha una propria voce. Quella volta mi sembrò una stronzata. Eppure, se a distanza di tempo mi tornò in mente,

    mi torna  in mente

    2 ore fa, Joyopi ha scritto:

     

    vuol dire che mi aveva colpito più di quanto credessi. Ci ripensai mentre uscivo dal treno,

    forse, è più elegante dire:mentre uscivo dalla stazione,

     

     

    2 ore fa, Joyopi ha scritto:

    L’ascolto al telefono e più mi sembra che i due suoni si avvicinino. 

     

    forse meglio: Più l'ascolto al telefono e più mi sembra che i due suoni si avvicinino.

     

    2 ore fa, Joyopi ha scritto:

    Forse, oltre ad avere una voce, una città deve tenere pure una propria parola. 
    Ooooh! 
    Sì. Ooooh! Fosse per me, a Rivabella assegnerei questa. Un’onomatopea. Lo stupore dei bambini in un paese fatto per lo più di vecchi perché i giovani vanno via. Il pensiero di un Ooooh! esclamato dalla bocca sdentata di Zì Rocco mi fa sorridere, però è un sorriso un po’ malinconico, di come mi faceva sorridere lui, con i suoi modi aggrappati così indietro nel tempo da fare l’effetto di un grammofono in un negozio di ipod.

    Molto d'effetto questo pezzo!

     

    2 ore fa, Joyopi ha scritto:

    Novantotto anni, vissuti tutti in un piccolo borgo di come se ne incontrano mille su e giù per lo stivale, soprattutto giù. Credo avesse molto coraggio, perché in certi posti c’è ne vuole più a restare che a partire. 
    A Rivabella non c’è il mare,

    punto e virgola

    2 ore fa, Joyopi ha scritto:

     

    l’unica riva presente era quella di un fiumiciattolo dal lato opposto alla Villa che s'asciugò di colpo nei primi anni Cinquanta. Era su quella proda che aveva costruito la casa in cui viveva, Zí Rocco, e pure se il fiume non c'era più, per qualcuno era ancora u' piscaturu di ghiozzi di rigagnolo. 
    Zí Rocco non era mio zio, ma lo era per tutto il paese. Lui c’era da prima di chiunque altro, era come la quercia secolare che il figlio del contadino guarda con riverenza. Anche se non ufficialmente, negli ultimi anni era considerato da tutti il guardiano di Villa Ortica perché era lui a curarne il giardino e a mettere una pezza dove ce n’era bisogno. Dev'essere per questo che quando morì, seppure fossi già lontano e non lo vedessi da tempo, la notizia mi raggiunse subito e ci mise parecchio a mollarmi. Immagino sia stato lo stesso per gli altri andati via. 
    Gli andati via. Non è male come definizione. Emigrati non mi è mai piaciuta, perché sembra far strada a un carico di nostalgia che per un ragazzo non dovrebbe essere già così familiare.

     

    Percorrendo i vialetti del paese

    virgola

    2 ore fa, Joyopi ha scritto:

     

    transitai accanto ad alcune delle loro case, degli altri andati via. Disposte una dopo l’altra erano come vasi per gerani vuoti.

     

    vasi vuoti per gerani.

    2 ore fa, Joyopi ha scritto:

     Nel cortile che la attorniava

    virgola

    2 ore fa, Joyopi ha scritto:

    gli alberi ornati dalle luminarie erano fuochi dorati e scintillanti. Tutto l’edificio era un brillio e uno sfavillio che lasciò a bocca aperta la città intera, me compreso. 
    Villa Ortica risaliva ai primi dell’Ottocento. Non era l’edificio più antico del paese, perché c’era la chiesa di Padre Mario che era lì nel centro della piazza da almeno duecento anni prima. Però era quello di maggior valore, l’unico segnato sui cartelli marrone che indicano la presenza di un edificio di dote storica o artistica a un ipotetico turista. Era appartenuto a una famiglia aristocratica, a un barone che ne aveva fatto la propria residenza campestre,

     

    2 ore fa, Joyopi ha scritto:

    ma non ricordo come era finita col tempo nelle proprietà comunali, diventando la Tour Eiffel di Rivabella, un gioiello da tenere lucido e vivo.

    Perché andare all'estero coi riferimenti, quando puoi usare un simbolo di casa tua, ad esempio,il Colosseo?

    2 ore fa, Joyopi ha scritto:

    Eppure quel Natale fu la prima occasione che la capivo, la prima che ci incontravamo, lei così seducente e io forse non del tutto maturo ma già non più bambino, come quando a una compagna di scuola rivolgi una timida parola d’apprezzamento perché la vedi per la prima volta con trucco e rossetto alla luce della sera e i suoi occhi smettono di stare bassi e i tuoi cominciano.

    cominciano ad abbassarsi.

    2 ore fa, Joyopi ha scritto:

    Era un Ooooh! di sorpresa quello di Laura, e scendevamo giù lungo la contrada e costeggiavamo la Villa

    virgola

    2 ore fa, Joyopi ha scritto:

    ammirandone l’imponenza e l’eleganza prima di arrivare a scuola.

     

    Sì, il nostro è il tempo dei genitori e dei fratelli bidimensionali, e per i nostri genitori dei figli bidimensionali, perché la lontananza ci ha abituato a vederci proprio così, su un ritaglio di plastica, che se è vero che almeno ci avvicina per un pezzetto di giornata ogni tanto, ugualmente ci priva di una dimensione, e non a caso è quella della profondità. 

    bell'espressione!

    2 ore fa, Joyopi ha scritto:

    Quando girai le spalle a un rudere curvo e disfatto, un Ooooh! mi scoppiò in petto, grido del tempo che passa.
     

     

    Sula decadenza di quanto, da giovani, ci era sembrato opulento e meraviglioso. Bel finale!

     

    CddS  Zaza  :saltello:


  7. :)  Eccomi, @Andrea28 , nel  ruolo autoinflitto  ;)   di CddS (Commentatrice degenere di Scrittopoli).

     

    Presentemente nella versione flash.

     

    Chi può inventarsi, in un fantasy coi fiocchi e i controfiocchi, un concorso over trenta (e l’autore ne ha 29)  per la sopravvivenza? 

     

    Il 10/1/2020 alle 14:04, Andrea28 ha scritto:

    — Mi raccomando: la gnocca!— disse

    per inciso, mi sembra superflua la raccomandazione, in un contesto di sovrappopolazione :asd:

     

     

    Il 10/1/2020 alle 14:04, Andrea28 ha scritto:

    GAZZETTA UFFICIALE PIANETA TERRA N.1/2430

     

    Concorso pubblico per la sopravvivenza

     

    Art. 1 Posti messi a concorso

    Stante la crisi di sovrappopolazione e le richieste ineludibili della Sig.ra Morte, è indetto concorso pubblico universale per la sopravvivenza del 50% della popolazione terrestre.

     

    L'autore non può essere che lui, il nostro Andrea, il comico dei millenial! :D

     

    Quello delle emozioni al tempo delle emoticon... (Detto senza sminuire il suo lavoro, anzi! Era un testo sull'abuso dei social).

     

    Insomma, il mio consiglio è di raccogliere questi brani e altri tuoi come capitoli di un libro: Parentesi dei millenial    :indicare:

     

     

    CddS  Zaza  :saltello:

     

     

     


  8. 37 minuti fa, Filocullen ha scritto:

    "Ho cercato di esprimere questa mia passione, innanzitutto imparando bene il francese, grazie ai mesi trascorsi a Parigi per un progetto aziendale, poi...".

    Se io prima di questo, non ho mai fatto alcun riferimento a questo periodo, alla Francia, secondo voi posso usare lo stesso l'espressione "ai mesi"...?
    Perchè ho la sensazione che dicendo così, mi dovrei riferire a qualcosa che dovrei aver già detto

     

    Secondo me, la frase va bene e non è necessario si riferisca a qualcosa detto in precedenza.

    Tu hai specificato quel periodo dicendone la causa: per un progetto aziendale. Quindi, hai circoscritto il periodo di tempo che gli hai dedicato.

     


  9. :) Eccomi da te, @Marcello nel ruolo autoinflitto  ;)  di CddS (Commentatrice degenere di Scrittopoli).

     

    Presentemente nella versione flash.

     

     

    2 ore fa, Marcello ha scritto:

    Per allentare la tensione ogni tanto sposta lo sguardo sulla vetrina del locale accanto, dove spicca la scritta Rebajas. Riesce a distinguere una gonna di lino e s'immagina di attraversare la strada per andare a controllare se i saldi sono convenienti. Solo due porte più in là c'è l'entrata del Duque, dove si mangia il miglior maialino arrosto di tutta Segovia.

    la poliziotta-capo,  che conosce il malvivente braccato, perché un tempo l'ha amato, non può indulgere, secondo me, a questo tipo di pensieri, ancorché automatici: non ci sono i presupposti perché "scattino" nella mente, a mio avviso.

     

    3 ore fa, Marcello ha scritto:

    Una serie di immagini le sfumano davanti agli occhi;

    le sfilano davanti agli occhi (non si dissolvono, non sfumano)

     

     

    2 ore fa, Marcello ha scritto:

    No, uno come lui non resisterebbe in carcere.

    Lo guarda fisso in volto e le pare finalmente di riconoscere quei tratti.

    «Ti ricordi qual era la nostra canzone preferita?» le chiede lui.

    Anche la sua voce ha perso il tono arrogante di poco prima.

    «Love will tear us apart, certo.»

    Con la mano libera Juan le prende la sua e gliela stringe.

    «Posso chiederti un favore?»

    Lei annuisce.

    «Voglio anch'io quelle parole scolpite, come Ian.»

    «Ma...»

    «Me lo prometti?»

    Gabriela non capisce, ma fa ancora segno di sì.

    Con un gesto repentino la destra di lui scatta verso l'alto.

    Lei ha soltanto la visione della canna puntata alla gola. Poi il boato.

    Ritiene inutile urlare, e non lo fa.

    Cade in ginocchio nel suo sangue.

     

    Chiusura magistrale (anche l'applicazione della "boa" lo è).

    Un racconto che mi ha avvinto e convinto. (y)

     

    CddS  Zaza  :saltello:

     

     


  10. :)  Eccomi da te, @Vincenzo Iennaco , nel  ruolo autoinflitto  ;)   di CddS (Commentatrice degenere di Scrittopoli).

     

     

    4 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

    A Pratofiorito c'è un grande campo dove crescono i frutti più belli e succosi che si siano mai visti: zucche arcobaleno dai sette colori e sapori, cocomeri grossi come vitelli, fragole zuccherine, arance enormi quanto le poppe della fattrice.

    di una fattrice (perché identificarla? parli di una qualsiasi femmina di animale di razza, destinata alla riproduzione, non è così?)

     

    4 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

    Tutto questo ben di Mamma Natura

    variazione sul tema: ben di Dio? Ci sta, ci sta, visto il contesto. :si:

    4 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

     

    fa però gola agli Scrocconi, il terribile esercito di cavallette ingorde. Perciò Ragnetto si è incaricato di fare da guardiano al campo.

    Ed eccolo lì che corre diligente sulle otto zampine pelosette

    virgola

    4 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

     

    a tessere enormi ragnatele che vanno da un albero all'altro, tutt'attorno il grande campo, e formano formando  così una recinzione a proteggere i protezione dei frutti dall'assalto degli Scrocconi.

    ti indico sopra alcune variazioni, se ti  interessano.

     

    4 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

    Cazzi! Dove? Dove? ritiene superfluo urlare, e non lo fa quindi, Berta la Civetta. Si limita a bubolare e roteare il collo taurino a destra e a manca. Dove? Dove?

     

    Inserita con simpatica scioltezza, con naturalezza, la boa. Bravo!

    4 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

    Ma intanto il tarlo del dubbio si è insinuato nei suoi pensieri. No, non può essere. Dicono tanto per dire, perché sono tutti invidiosi. Io credo solo a Mamma Natura. Sì, sì. “Vai per la tua strada, pensa solo a tessere come una scheggia”, questo sostiene Mamma Natura e io confido in lei. Perché altrimenti mi avrebbe fatto così bello pelosetto, con tutta sta saliva che non ho neanche le tasche dove metterla. Sì, sì. Deve essere proprio così. Devo andare avanti per la mia strada e dopo Pratofiorito ci sarà un altro campo da cintare, e un altro, e un altro ancora. Fino a quando tutto il mondo sarà avvolto dalla saliva.

     

    Qui sopra, riscontro un tantino di auto-referenzialità del ragnetto. Pensa al atto che la sua opera potrà prestarla ancora e non al fatto che, se lui finirà nella grande Trama dell'Ineluttabile, potrebbe esserci un altro ragnetto altruista a sostituirlo proprio lì, a Pratofiorito.

     

    4 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

    Aquilotto gonfia il petto e volano in alto nel cielo, dietro le montagne, sopra le città degli umani. Una buona palestra di destino.

    Alti grattacieli dove più stanno su e più s'illudono di scampare al destino; immense colline di rifiuti dove sono destinati tutti gli oggetti una volta che non servono più; discariche umane dove i figli scaricano i propri vecchi una volta che non servono più; cassonetti fumanti di feti dove il destino precorre i tempi; edifici di luci e suoni dove s'inganna l'ineluttabile permutandolo con mille notti d'eternità sfavillante. E tutti corrono, corrono sempre, si scontrano a furia di non vedersi, sono sempre indaffarati, come lo era Ragnetto a Pratofiorito.

    – Ma lo sanno loro del destino? – chiede ad Aquilotto.

    – Eccome se lo sanno. Proprio per questo corrono sempre, indaffarati a fare, fare, fare. È l'unico antidoto che hanno contro l'ineluttabile.

    – Sai che ti dico, Aquilotto? Anch'io voglio tornare a fare come loro. Andare su e giù per le mie ragnatele e non pensare al destino. Riportami a casa.

    Aquilotto lo accontenta, ma

    virgola

    4 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

     

    quando giungono sul posto

    virgola

    4 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

     

    Pratofiorito non c'è più. Davanti a loro si presenta tutta la devastazione degli Scrocconi.

    Ragnetto è atterrito,

    due punti

    4 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

     

    ora sì che non ha più una casa, né un motivo per non pensare al destino. C'è l'ha davanti.

    Vedrei meglio, al posto di "Ce l'ha davanti", la frase: " È davanti a lui: è l'ineluttabile".

    4 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

     

    Ma non rattristatevi, voi che ascoltate.

     

     

    4 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

     

    Andate alla finestra e guardate nella notte buia. Lassù in fondo, tra quella stella e quell'altra, e ancora e ancora e... Vedete? No? Guardate meglio, strizzate gli occhi e zumate con la focale della fantasmagoria. Ora li vedete quei sottili fili argentati che vanno di stella in stella? Ebbene sì, è proprio lui.

    Bella immagine, bravo!

    4 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

     

    Intanto, laggiù a Pratofiorito, tra le frasche ombrose del suo albero, il pappagallo Repetita va dicendo a macchinetta:

    – Lieto fine del cazzo. Indora solo la pillola. Indora la pillola.

    – See, la pillola! Piuttosto, siamo supposte per il buco nero di quel gran culone di Universo – rincara la dose il corvo Menagramo.

    L'esercito degli Scrocconi applaude, le zampine impiastrate dai sugosi frutti.

     

    Piaciuta molto la tua favola, dove hai sparso a piene mani della gran buona ironia,  @Vincenzo Iennaco (y)

     

    CddS  Zaza :saltello:

     

     

     


  11.  

     

    Il 7/1/2020 alle 02:31, Exairesi ha scritto:

    Solitudine gemella, nella notte piove

    Gocce d'ombra sul letto disfatto

    E tempi passi parole di neve

    Pioviamo noi - dal corpo il contatto.

    Questa quartina iniziale mi ha colpito per le similitudini trovate. E per il ritmo.

    Il 7/1/2020 alle 02:31, Exairesi ha scritto:

    La pelle è un velo che ci trattiene

    Lo sai lo so - nessuno capisce 

    Stordiamoci fino all'oblio - per bene

    Via dal tempo che violento ci colpisce.

    Via dalla testa giù nel corpo e oltre

    Accortocciamoci

    è voluto questo verbo? Diventiamo corti? Oppure volevi dire "accartocciamoci"?

    Il 7/1/2020 alle 02:31, Exairesi ha scritto:

     

    nell'ombra della notte

    Là nel buio delle cose più sinistre

    Sfuggiamo a un'altro

    col maschile non c'è elisione: un altro

    Il 7/1/2020 alle 02:31, Exairesi ha scritto:

     

    giorno che ci inghiotte

    E a quel girare della vita così triste.

     

    Di noi niente rimane nell'ombra

    E negli occhi è il confine che sfuma

    Dentro al buio non siamo che membra

    Ammasso di carne e riflesso di luna.

     

    Brava, @Exairesi :rosa:


  12.  

    :) Eccomi da te, @Rhomer ,  nel ruolo autoinflitto  ;)  di CddS (Commentatrice degenere di Scrittopoli).

     

     

    3 minuti fa, Rhomer ha scritto:

    Col primo boccone non accade nulla, ma quando afferro il secondo mi becco la lezioncina, e solo perché ho osato chiamarlo sushi.

    «Makizushi.

    metterei in corsivo i termini stranieri.

    3 minuti fa, Rhomer ha scritto:

     

    È il termine che identifica il comune sushi arrotolato». Lo spiega puntandomi le bacchette. Poi con grazia ne prende uno e me lo mette di fronte agli occhi.

    Si avvia quell'effetto a catena tipico di Lisa, fatto di argomenti a profusione apparentemente legati tra loro da un filo conduttore. In questo caso il tema prescelto è l'Anisakis, e mentre fa la maestra mi disegno sul volto quell'espressione che ha imparato a conoscere e rispettare, e che significa: non te l'ho chiesto.

    Si blocca un attimo, nei suoi occhi blu osservo l'insistenza annegarvi poco alla volta. Infine desiste e mangia il... com'è che si chiamava? Makizushi, sì. Un altro termine made in Lisa che posso fare mio. Ti ringrazio, Lisa.

    «Non ti sarai mica offesa, vero?»

    Ha la bocca piena, mastica e scuote la testa,

    punto e  virgola

    3 minuti fa, Rhomer ha scritto:

    mi ricorda una scena da cartone animato, ma non so quale.

    «Tranquilla, è normale. Non devi sforzarti, è più una questione di liberarsi, ecco». Sembro sempre un po' scemo quando le do consigli. Nell'istante in cui parlo mi domando come avrebbe formulato lei la frase.

    Lisa va forte in queste cose: parole, argomenti, conoscenza in generale e via discorrendo.

    «No, certo. Hai ragione, devo liberarmi, liberarmi, liberami». In realtà ripete per tre volte la parola emanciparmi, ma la traduco automaticamente.

    bella questa frase, dà l'idea del lavorio di comprensione dell'altra metà della coppia

    3 minuti fa, Rhomer ha scritto:

    Mi offre il suo sorriso, il solito sorriso strano tutto sbagliato. Un sorriso lezioso, affettato; sinonimi che mi ha insegnato lei la prima volta che me l'ha mostrato; volevo fare il romantico, approfittare di quel diastema che appariva quando schiudeva le labbra, e dirle che era carino. “Cioè... Non intendo solo lo spazio tra i denti, cioè, il tuo sorriso, ecco”, avevo detto.

    Lei non aveva capito il complimento, più che altro si era fissata sui suoi incisivi centrali superiori, ma in compenso mi ero reso conto della presenza di una nota strana, stonata. Sorriso, sguardo, movimenti,

    forse meglio i due punti

    3 minuti fa, Rhomer ha scritto:

    tutto stonato. Tutto made in Lisa.

    piaciuto

    3 minuti fa, Rhomer ha scritto:

    Si alza furibonda ed esce dal ristorante. Pago il conto e la raggiungo. Poi, senza rivolgerci la parola, ci incamminiamo in direzione del Solstizio.

    Solstizio in corsivo o tra virgolette, visto che è il nome di una discoteca, come dirai dopo.

    3 minuti fa, Rhomer ha scritto:

    Complimenti, coglione, un vero genio!

    Questa frase sopra la metterei tra parentesi, intendendola come una riflessione interiore.

    3 minuti fa, Rhomer ha scritto:

    Ovviamente non l'ha presa per niente bene, ma in compenso ho capito che, da quel momento, le parole

    tra di noi

    3 minuti fa, Rhomer ha scritto:

    avrebbero avuto un peso non indifferente.

     

    «Sei ancora arrabbiata?»

     

    Quando arriviamo alla meta

    virgola

    3 minuti fa, Rhomer ha scritto:

    notiamo che sono già tutti dentro. Da fuori, la musica techno è attutita dalle mura del locale e assume i contorni di quello che a me sembra un richiamo diabolico. Sarà per via di Lisa che, una volta all'entrata, infila il suo braccio attorno al mio. Sarà perché questi posti li odio e maledico il giorno in cui ne abbiamo parlato. Oppure ho semplicemente paura, paura di vergognarmi di lei.

    «Forza, entriamo», dice Lisa.

    Le porte si aprono e tutto ci investe. Il suo braccio diventa una morsa. In faccia è sconvolta; la bocca spalancata, gli occhi sgranati e impietriti. Per un attimo perdo il controllo e inizio a tremare. Non riesco a smettere di fissarla. Davanti a noi un caleidoscopio di luci strobo

    stroboscopica

    3 minuti fa, Rhomer ha scritto:

     

    immortala corpi di fricchettoni impazziti che saltano, urlano, gioiscono, a tempo di musica.

     

    Le apre e le chiude, come a voler raccogliere tutta quella luce invadente che la colpisce.

    altra bella immagine

    3 minuti fa, Rhomer ha scritto:

    Intere ore ci passano davanti scandite dai bassi. Rimaniamo soli, nel nostro pianeta, senza alcun bisogno di comprenderci,

    meglio un punto e virgola

    3 minuti fa, Rhomer ha scritto:

    liberi dagli schemi, dalle regole e, soprattutto, dalle persone attorno a noi. Tiene fisso lo sguardo su di me e capisco che non è cambiato niente, che sta ancora fingendo, e tutto questo lo fa per noi. Solo adesso mi è chiaro cos'è che guardano quegli occhi: un alieno.

    «Certo che sei bravo a ballare», mi sussurra all'orecchio.

    «Grazie».

    «Era sarcasmo», aggiunge, con una strana intonazione, e sempre con quella risata sbagliata, tutta sua: made in Lisa.

     

     

    Chissà, con quell'ultima battuta, Lisa è sulla via della guarigione, sembrerebbe di capire... Un'aliena immigrata e naturalizzata. Forse ;)

     

    Una bella prova, Rhomer, anche col genere sentimentale e alle prese con una donna "sui generis". (y)

     

     

    CddS  Zaza  :saltello:


  13. @Stefano Verrengia :)

     

    Grazie del passaggio! Per me anche la natura respira  del respiro del Creatore, dell'armonia del Creato.

     

    Il 26/11/2018 alle 20:20, Poeta Zaza ha scritto:

    È la danza del tempo
    quella d'onde
    che di slancio
    carezzano le coste,
    dando ritmi leggeri
    o tempestosi
    a questa terra,
    scandendoci la vita
    dall'eterno,

     

    È dall'inizio dei tempi che esiste il mare, e il moto ondoso "danza" col tempo: ora le note sono leggere, ma il ritmo può cambiare, divenire tempestoso.

    Così questa danza del tempo scandisce la vita della Terra, e la nostra di umani, da sempre

    Il 26/11/2018 alle 20:20, Poeta Zaza ha scritto:

     

    sotto lo sguardo aperto
    di quel cielo
    che avvolgente e complice 
    respira.

     

     

    sotto lo sguardo aperto del cielo che si muove all'unisono col pianeta; ma anche la doppia lettura, col Cielo maiuscolo, e lo sguardo di Dio.

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