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Poeta Zaza

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Risposte risposto da Poeta Zaza


  1. Lungamente hanno agognato molteplici innovazioni veneziane benestanti. Uomini zelanti organizzarono, giustamente, utili spedizioni e quotidiane acquisizioni, trafficando industriosamente finché, onnipotenti, caddero dai recinti numinosi. Eppure pianeti lontani, habitat angusti, misteriosi, instillavano vagamente benefici ursigrammi zotici.

    Ovviamente, gendarmi uzbechi sbevazzavano ebbri, quando arrivò, terribile, iridescente, funesto odore che depotenziò repentinamente, nonché evolse pericolosamente

     

    RNE P LHAMIVBUZOGUSEQATIFOCD


  2. 9 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

    Vi sono nel racconto sobrietà e leggerezza, ed anche il finale con la morale è consono a tutto il resto, senza svenevolezze. Chiunque abbia avuto a che fare con i bambini sa che tra femmine dell'età delle tue protagoniste si instaura spesso quel rapporto mamma/bambolina così gradito all'una e all'altra. E non è escluso che anche in un ospedale, in assenza dei genitori, gli infermieri accettino un aiuto da un altro paziente. Hai descritto una realtà con i toni di una favola, o una favola con aspetti realistici. 

    Un saluto e grazie, @Poeta Zaza.

     

    Grazie per il tuo apprezzamento, ne sono lieta, @Ippolita2018  :)


  3. 57 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

     

    Potrei farti tanti altri complimenti, ma c'è un MA che purtroppo mi scombussola tutto quanto, come quel muro tirato per non abbattere un albero e che sfasa la linea dritta da percorrere.

    i muri costruiti storti ci sono, sì sì, per diversi motivi magari, ma ci sono :si:

     

    57 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

    Tu metti tutte quante le pazienti  nello stesso reparto, addirittura nella stessa stanza metti adulti, specifichi anziane, e bambini, la quale cosa non esiste. I reparti di pediatria e non, sono assolutamente separati; metti addirittura nello stesso reparto chirurgia ortopedica (operazione al naso) e chirurgia interna (operazione al pancino della piccola).

    i racconto non è ambientato ai giorni nostri, e i reparti di pediatria non c'erano.

    57 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

    per il resto una bella storia che parla della sensibilità di questa quattordicenne abituata a trattare i bambini (visto che si prende cura dei fratelli) capace di raccontare favole. Ripeto, a parte il pasticcio dei reparti, mi è piaciuto molto. (y) 

     

    grazie del tuo apprezzamento, @Adelaide J. Pellitteri :)


  4. 1 ora fa, Lo scrittore incolore ha scritto:

    Un testo delicato e quasi fiabesco, con questo personaggio estremamente positivo, anche in un luogo come un ospedale in cui, specie di questi tempi, è difficile immaginare anche un sorriso. L'ho letto con piacere, nonostante il genere non sia nelle mie corde e ti faccio quindi i complimenti, perché non c'è nulla di più difficile di piacere a qualcuno che di solito non gradisce un genere :)

     

    Onorata del complimento, perché è davvero difficile riuscirci. Grazie :)


  5. 13 minuti fa, Edu ha scritto:

    Ciao carerrima. Allora... allora... devo dire che non mi ha convinto troppo la caratterizzazione un po' favolistica dei personaggi. Un po' troppo miele, sai che sono un cane, rosa sì, ma non per questo incline allo zucchero. 

     

    Un po' mi spiace eh che ci hai visto solo un'eccedenza di miele. Pazienza... :P

     

    24 minuti fa, Edu ha scritto:

    Io mi sarei lagnato a morte, al posto della protagonista xD

     

    E invece scommetto che avresti fatto ridere Marianna, con la tua simpatica maschera e la spada magica! :D


  6. 4 ore fa, Kikki ha scritto:

     

    La tua è una storia dolce @Poeta Zaza mi sarebbe piaciuto che l'avessi lasciata più libera di svilupparsi, magari avrai voglia di farlo in revisione :flower:

     

    Ho compreso le tue osservazioni, @Kikki :) e ti ringrazio dei suggerimenti. Chissà... potrei farla questa revisione.

     

    @INTES MK-69 :)

     

    2 ore fa, INTES MK-69 ha scritto:

     il meglio di questo tuo racconto è venuto fuori, secondo la mia opinione, nel dialogo con la piccola ospite dell'ospedale.

    Il tuo animo da poetessa si è sentito forte e chiaro comunque, e questo per me è un bel complimento. 

     

    E per me che lo ricevo è grandissimo il tuo complimento, grazie, Mirko!


  7. 1 ora fa, Alberto Tosciri ha scritto:

    Ciao@Poeta Zaza

    Ma che bel racconto, mi è piaciuto davvero. Si respira un'aria, un'ingenuità (nel senso più dolce  e buono del termine) di altri tempi.

    Probabile ambientazione negli anni Sessanta immagino, dalla canzone di Rita Pavone.

    E quasi naturalmente una bambina di 14 anni a quei tempi poteva essere così, che oggi, anche all'ospedale, sarebbe stata attaccata al cellulare perché si sarebbe annoiata. Chiara proviene da un mondo ancora a dimensione e misura d'uomo, come i personaggi che la circondano e con i quali interagisce e trova naturale parlare e occuparsi degli altri, come di quella bambina piccola che piange e alla quale canta la ninna nanna.

    Il padre di Chiara sembra burbero, non concepisce che il medico oltre a riparare "quello che si è rotto" possa anche raddrizzarle il naso, visto che c'è. A quei tempi a certe cose non si pensava come oggi. Ma anche Chiara sembra non pensarci, non le importa nulla, è cresciuta con altri valori di bellezza, inculcati anche dalla nonna e, aggiungo inopinatamente io,  ha altri valori di bellezza e di purezza.

    Commovente quel pudico pensiero che il ragazzo per colpa del quale è caduta le abbia visto le gambe sotto la gonna.

    Ho letto tutto d'un fiato, questo testo mi è sceso come un balsamo del quale si sente il bisogno, specie in tempi come questi e non mi riferisco soltanto alla pandemia.

    A rileggerti.

     

     

    Caro @Alberto Tosciri :)

     

    hai fatto la giusta esegesi del mio testo, e un'interpretazione che mi gratifica profondamente. Grazie.


  8. 51 minuti fa, Emy ha scritto:

    In realtà sono la nonna e la nipote. Adah è la figlia di Noa. :) 

     

    Lo sapevo e poi ho rimosso e ho saltato una generazione... Uffa, accidenti alla memoria labile, grrr :bash:

     

    5 minuti fa, ivalibri ha scritto:

    metterei in nota la traduzione o spiegazione dei titoli delle due parti (aiuterebbero a orientare meglio il lettore, io, nella mia ignoranza, ho pensato che potessero essere i nomi dei personaggi e questo mi ha fuorviata).

    anch'io l'ho pensato!

    5 minuti fa, ivalibri ha scritto:

    Trovo giusto che non siano troppo spiegati i rituali perché contribuiscono a rendere fumosa l'atmosfera, però un accenno anche minimo lo metterei, le due parole suggerite da @Poeta Zaza (difesa e protezione) funzionerebbero benissimo in nota.

     

    Grazie, Ivana, la penso anch'io come te. :sss:

     


  9.  

    Il 29/3/2020 alle 23:47, Emy ha scritto:

     

    I - Shemira

    Difesa?

    Il 29/3/2020 alle 23:47, Emy ha scritto:

    Osservo le fibre della carta. È spessa e con una grana irregolare, ricavata da pelle di capra. Non saprei trovare parole degne di inchiostrarla.

    Le fiammelle vibrano nell’aria consumata amplificando la presenza ingombrante di tutta questa gente e vomitandone le ombre su di me.

    effetto visivo notevole

    Il 29/3/2020 alle 23:47, Emy ha scritto:

    Hanno cominciato ad arrivare ben dopo il tramonto, uscendo di casa in silenzio, strisciando

    vedrei meglio "strascicando"

    Il 29/3/2020 alle 23:47, Emy ha scritto:

     

    E adesso sono qui, senza sapere neanche loro il perché. Qualcuno osa addirittura fumare, convinto di poter confondere il proprio menefreghismo tra i vapori delle candele. 

    piaciuto

    Il 29/3/2020 alle 23:47, Emy ha scritto:

    Dopo qualche ora, i miei occhi filtrano i corpi al chiarore lattiginoso della luna e si sono abituati a distinguere solo i tessuti: la sensazione materica di una giacca di lana, di una gonna frastagliata. Abiti vuoti, indossati da fantasmi che mi scorrono davanti come in filigrana. Poi si posano su Illa. Ancora non so immaginare cosa provi lei, se pensi qualcosa in tutto questo miasma di corpi. Non si è mai avvicinata a Ruth, ed è troppo bassa per poterla vedere senza arrampicarsi, recinta

    recintata com'è

    Il 29/3/2020 alle 23:47, Emy ha scritto:

     

    da quelle assi di cedro che ne circoscrivono lo spazio vitale. Quelle assi sono per me l’insulto più grande: se Ruth potesse parlare, non le accetterebbe. Non c’è nulla che possa contenerla;

    meglio i due punti

    Il 29/3/2020 alle 23:47, Emy ha scritto:

    contenere la sua forza, la sua energia, la sua voce.

     

    Il 29/3/2020 alle 23:47, Emy ha scritto:

    «Niente. Non so scrivere con la luce accesa.»

    Illa sospira. Profondamente. Come a voler spegnere tutte le candele in un colpo solo. Capisce molto più di quanto dà a vedere.

    di quanto dia a vedere.

    Il 29/3/2020 alle 23:47, Emy ha scritto:

     

    II - Neshama

    Protezione?

    Il 29/3/2020 alle 23:47, Emy ha scritto:

    Sorride ed è un sorriso tirato, di chi vorrebbe essere da tutt'altra parte fuorché in questa stanza oblunga piena di gente stipata intorno alla bara

    virgola

    Il 29/3/2020 alle 23:47, Emy ha scritto:

    come fiammiferi in una scatola. Alcuni piangono e si portano il fazzoletto agli occhi, alcuni sospirano e si danno coraggio l'uno all'altro con una stretta di mano. Altri bisbigliano sottovoce, scambiandosi occhiate curiose. Tutta gente che non vedevo da anni, che non sentivo da anni, accorsa appena ha saputo, come gli avvoltoi.

    Adah è d'accordo con me. Glielo leggo negli occhi. Conosco bene quel lampo. Le si aggrottano sempre le sopracciglia quando è in difficoltà. Le parole sono come frecce, escono fuori solo al momento opportuno,

    bell'immagine

     

    Il 29/3/2020 alle 23:47, Emy ha scritto:

    Il suono della voce di Adah riempie gli spazi di luce assente.

    bellissimo

    Il 29/3/2020 alle 23:47, Emy ha scritto:

    «Da domani non sarà più la stessa cosa senza di te, Ruth.»

     

    Bello l'intreccio, e la scelta di far descrivere e narrare la scena della veglia funebre attraverso due figure: la figlia grande, l'orfana Adah, e la madre morta, di nome Ruth.

    Tanto "show" e molta profondità nella trama.

    Bella forza, in due, una più brava dell'altro, eh? :P :D Ton?

     

    :rosa:@Emy Brava!

     


  10.  

    Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

    Non c’è notte, non c’è giorno, il sole è una palla scura che risveglia solo le ombre in questa città di cemento e asfalto e persiane spampanate. Solo il vento parla, questo maledetto vento di mare che trasporta l’afrore di velelle spiaggiate. Devo scappare da questo silenzio che si fa presenza insopportabile. Avete mai camminato fra vie deserte con scuri vuoti come fossero orbite di teschi che vi osservano? Le finestre con vetri frantumati che sibilano come un nido di serpenti?

    Similitudini/metafore da poeta...

    Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

     

    Così prendo l’auto e mi dirigo verso la campagna, l’unica via di fuga che nel panico mi viene da pensare. Mi sono sempre rifugiato nel verde quando la vita mi diventa insopportabile. Il mare per me è la casa, il pane, la routine giornaliera che si rinnova ogni giorno nel suo sciabordio, ma la campagna è la tana dove mi sono sempre rifugiato per leccarmi le ferite. Ho bisogno del cinguettio degli uccelli, del fruscio degli alberi, di qualche rumore che copra quello insopportabile del silenzio. Non lo avrei mai immaginato, ma mi manca il traffico, il suono dei clacson, l’automobilista maleducato che mi manda a farmi fottere. Ed è per questo che mentre mi dirigo fuori dalla città guidando la mia vecchia Opel Meriva, un senso di angoscia insopportabile mi pervade. Anche questa volta non riesco ad uscire fuori dall’abitato come mi succede ogni volta.

    superfluo "come mi succede ogni volta"

    Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

    che quotidianamente provo, non si stà

    senza accento

    Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

     

    attenuando nonostante la doppia seduta settimanale. Anzi, quando parlo con Mario (così si chiama il mio psicologo) il mio senso di inquietudine aumenta. Secondo me lui conosce l’origine del mio male e ne fa parte integrante. Non so perché mi sia nata questa ossessione, mi rendo conto che è un’idea folle, assurda. Forse questa brutta sensazione mi è venuta a causa del’ aspetto un poco inquietante del professore. È pallido, ha delle grosse borse marroni sotto gli occhi e ha la barba sempre incolta. Gli occhi azzurri, acquosi e sporgenti da un viso magro e affilato, sono angosciosi. Poi

    virgola

    Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

     

    non so perché, ma indossa sempre un camice bianco anche se le sedute le facciamo a casa sua e quindi non c’è bisogno di quella protezione

    virgola

    Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

    anche perché non mi visita mai fisicamente, né mi si avvicina.

     

    Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

     

    quel futuro lo abbiamo già raggiunto ed è diventato presente. Non ce ne siamo accorti perché tutti quanti dormivamo, facevamo bei sogni, attaccati alla nostra comfort zone, le nostre professioni, i nostri interessi, i nostri piccoli egoismi. Dobbiamo svegliarci al più presto, se non vogliamo che questo nostro viaggio non diventi il nostro incubo collettivo permanente”

     

    Ti ho tolto un "non" di troppo.

    Bentrovato in prosa, collega @INTES MK-69 :), e qui al WD, dove si nota il tuo retaggio di poeta nelle scelte ed efficaci similitudini.

     

     

     


  11. Il 29/3/2020 alle 21:35, Macleo ha scritto:

    «E allora? Nessuno ha un’idea? Si può sapere che vi pago a fare?»

    Gli rispose un silenzio imbarazzato. Nel frattempo la luna era tramontata e si intravvedevano già le prime luci dell'alba.

    «E allora ci penso io, come al solito! Fate dire in giro che il bracconiere è morto, tanto viveva da solo e nessuno  se ne interesserà, quindi sotterrate al suo posto il condannato. Fra poco il nostro cacciatore di frodo avrà l’onore di andare in scena come attore principale, senza neppure essere passato dalla gavetta. Ubriaco fradicio, drogato, fate un po’quel che volete. Ma con il cappuccio già in testa, le mani legate, la bocca cucita e il cappio al collo. Il gioco è fatto, ma è possibile che debba pensare da solo a tutto senza poter contare su nessuno di voi?»

    (qui inserirei un virgolettato con le maledizioni del bracconiere)

    «Però è proprio per questo che Vostra Eccellenza è il Conte, e noi no!»

    Così disse quel gran leccaculo del cerimoniere, e i presenti scoppiarono in una bella risata liberatoria. Tutti, tranne il bracconiere.

     

     

    Complimenti, @Macleo :)

    per il tuo cinismo divertente applicato alla perfidia di comodo.

    Ti faccio un unico appunto, per l'epilogo.

    Visto che il bracconiere non aveva più nulla da perdere, al tuo posto l'avrei fatto sbottare in una maledizione convinta verso il conte e il cerimoniere, dove ti ho indicato sopra, 

    mentre la frase di chiusura è ok.


  12.  

    Ben trattato quest'argomento, @AnnaL. :si:

    Hai sviluppato il tema della caduta di un mito, di un'aspettativa delusa nel comparare una persona che si è amata, nel rivederla il momento presente, deludente e infelice, rispetto al chiaro e fresco ricordo passato che si ha di lei, stagliato nella memoria. E della conseguente fuga, che sai tratteggiare con pochi. concisi tocchi. Piaciuto!


  13.  

    Della serie: Quante cose belle avevamo, prima, e ce ne rendiamo conto solo ora, con la libertà sacrificata alla sicurezza della salute personale (come è giusto, ovviamente!).

    La mancanza delle piccole e grandi cose, di tutte quelle abitudini che avevano un senso anche perché le facevamo in compagnia, e dandole per scontate, per intramontabili.

     

    Come rivedere, oggi, nell'epoca de coronavirus, dove è ambientato il tuo racconto, la scuola del protagonista, che ci va nottetempo, radendo i muri, come chi sa di fare una

    cosa proibita, che mai più avrebbe pensato di fare pochi mesi prima. E non da solo, ma con un amico, perché tutti si cerca adesso di condividere.

     

    :) Brava, @ivalibri . Ci hai messo l'angoscia che conosci tu e che conosce ogni tuo lettore, e mi hai messo addosso un brivido. A rileggerci!

     


  14. Vedo che, dopo l'esordio, hai voluto continuare, bene! :)

    Racconto cinico e pragmatico, sulla brutta piega presa dalla vita di questo adolescente che approda a una vita disonesta e amorale, iniziata con un ricatto al padre.

    A parte alcune imprecisioni sulle forme verbali, da rivedere, (e la faccenda dei "due" piedi, ribadita in incipit e nel finale), ho trovato il tuo testo scorrevole. Alla prossima, @Almissima :)


  15.  

    16 ore fa, Befana Profana ha scritto:

    Odia il rumore che producono i suoi passi sulla strada vuota. Nel tentativo di farlo sparire,

    il verbo sparire è attinente a qualcosa che si vede, forse meglio il verbo smettere, per un rumore

    16 ore fa, Befana Profana ha scritto:

    posa i piedi il più delicatamente possibile, manca poco che cammini sulle punte, ma non serve a nulla, il rumore persiste. Anche perché non ce ne sono altri per mitigarlo.

    perché non ce ne sono altri che lo confondano e lo attenuino.

    16 ore fa, Befana Profana ha scritto:

    Quanti anni sono passati? Eppure, è quella l’immagine della piazza che ha in mente, proprio come, per quanto lo specchio ci mostri il lavorio del tempo, continuiamo a pensare a noi stessi come eravamo.

    Che bello questo raffronto!

    16 ore fa, Befana Profana ha scritto:

    Il vento si alza strappandogli un brivido, falso come lo sono nei sogni: senti che dovresti aver freddo, ma non lo percepisci davvero, è come se vedessi te stesso aver freddo, dall’esterno. Si stringe addosso la giacca, si è appena accorto di averla. È così nei sogni: noti i dettagli nel momento in cui servono. O forse è così anche nella realtà, non ci ha mai riflettuto.

    questa riflessione è particolarmente profonda.

    16 ore fa, Befana Profana ha scritto:

    Il vento spazza le foglie morte dei platani. Un altro particolare che scopre solo ora, le foglie.

    forse meglio i due punti che la virgola.

    16 ore fa, Befana Profana ha scritto:

    Delle macchinine dell’autoscontro ne restano solo tre, impossibile sapere dove sono scomparse le altre.

    dove siano scomparse le altre.

    16 ore fa, Befana Profana ha scritto:

    Il felino gli si è seduto accanto e lo fissa. Sa che non è davvero un felino: la prima volta era un murales sbiadito su un muro, una madonna con un occhio solo, l’altro scolato via da chissà quali piogge. Poi è stato un albero, un salice frusciante, una cassetta delle lettere. Non è tanto che è riuscito a dargli l’aspetto di Leo.

    Non è da tanto che ...

    16 ore fa, Befana Profana ha scritto:

    Hanno vissuto insieme così a lungo, lui e quel gatto : quasi diciannove anni, una bella età per uno della sua specie. Alla fine era stanco, non si muoveva quasi più dal cuscino, restava lì a farsi accarezzare. Tranne l’ultimo giorno: alzandosi aveva trovato il cuscino vuoto e si era stupito, ma solo un attimo, dopo aveva pianto, sapeva ancora farlo, allora.

    forse meglio di allora ci vedrei "all'epoca", in quel contesto (anche perché non sembri un "quindi").

    16 ore fa, Befana Profana ha scritto:

    I gatti preferiscono morire soli, in disparte, un ultimo sfoggio di dignità. L’aveva trovato in fondo al giardino, poi, dietro al tronco del pesco. Lo aveva accarezzato un’ultima volta, prima di scavare una buca.

    Dopo tanti anni, gli manca ancora, per questo ha deciso che è Leo che vede. L’unica piccola libertà che è riuscito a ritagliarsi in questo sogno opprimente.

    «È qui che ho baciato Vera per la prima volta. Cioè, era la prima volta che baciavo chicchessia, anche se a lei non lo dissi. Doveva credere che ero un esperto

    che fossi un esperto

    16 ore fa, Befana Profana ha scritto:

    della lingua in bocca. Ero un esperto in tutto, per gli altri ragazzini, a quell’epoca.

     

    16 ore fa, Befana Profana ha scritto:

    Se potessi trovarmi di nuovo davanti a Vera le chiederei scusa per come l’ho trattata alla fine. Le direi che sono consapevole di averle fatto del male. Ne ho fatto così tanto,

    a tutti,

    vedrei meglio un punto e virgola

    16 ore fa, Befana Profana ha scritto:

    non mi importava, m’importava solo di andare avanti, vivere di più, più in fretta. Sempre avanti. Immortale, volevo essere immortale. E ora… »

     

    16 ore fa, Befana Profana ha scritto:

    Non la sopporta più la solitudine, nemmeno dormire gli dà tregua: quel sogno orrendo gliela sbatte in faccia anche di notte. A volte non è nemmeno sicuro di sapere quale sia il sogno e quale la realtà. Solo il ricordo dell’acqua gelida sul viso gli dice che è sveglio. O forse è un inganno, una sensazione finta, come il brivido davanti alla scuola. È ancora in un sogno. Solo che qui non ha nemmeno l’ombra di Leo a cui parlare.

     

    Un'angoscia, quella del tuo personaggio, che striscia accanto alla nostra solitudine allargata al mondo, in un contesto che per noi è "a tempo", in cui il mondo così come lo conoscevamo

    ritornerà. Così speriamo.

    Si stata brava a trasmettere queste sensazioni, declinando il tema più difficile, perché è vicino all'ansia di un futuro inconoscibile e per questo temuto. Grazie per questa lettura, @Befana Profana :)

     


  16.  

    14 ore fa, Kikki ha scritto:

    Durante la cena non parlo; ho scoperto che più faccio l’antipatico e più mi lasciano in pace. In fondo, sono un adolescente

    virgola

    14 ore fa, Kikki ha scritto:

    ho il diritto al mutismo e a tenere gli occhi piantati sui rari piselli che rendono ragù a pois.

    il ragù a pois.

    14 ore fa, Kikki ha scritto:

     La sbatto appena un po’, quanto basta perché recepiscano che è meglio stare alla larga.

    ahahah

    14 ore fa, Kikki ha scritto:

    Mi guardo in giro alla ricerca di qualcosa da fare; prima di mezzanotte i miei non vanno a letto di sicuro. C’è un tale casino in camera mia, forse dovrei mettere a posto, così i miei avrebbero una ragione in meno per rompere. O magari si insospettirebbero.

    è la seconda, sì, l'ipotesi per l'adolescente medio.

    14 ore fa, Kikki ha scritto:

    Io non riordino mai.

     

    14 ore fa, Kikki ha scritto:

    Grugnisco sperando che se ne vada e fingo di scrivere un messaggio, gli occhi puntati sulle labbra umide di mare di Priscilla che ride abbronzata dalla foto del profilo.

    «Metti via quel coso e leggi un libro», suggerisce o ordina mia madre ancora sulla porta. Non è mai ben chiaro il confine semantico.

    Certi passaggi, come questo sopra, sono proprio azzeccati, brava

    14 ore fa, Kikki ha scritto:

    Mamma entra nella mia stanza e borbotta, scandendo le parole quanto basta perché io le recepisca tutte, sul disordine e la necessità di fare lo slalom per raggiungermi. Non appena approda alla sponda del letto

    virgola

    14 ore fa, Kikki ha scritto:

    metto la maschera più arcigna che so fare e avvicino le pagine alla faccia, tanto che non distinguo le lettere.

     

    Mi alzo a sedere sul letto di scatto: forse dovrei chiamarla io? Mi lascio andare di nuovo sul materasso e intreccio le dita sulla pancia. No, Fabio, che ha ben più esperienza di me, dice sempre che bisogna farle aspettare; quando aspettano

    virgola

    14 ore fa, Kikki ha scritto:

    dopo ti vogliono di più.

     

    14 ore fa, Kikki ha scritto:

    Online... Sta scrivendo...

    "Ti penso".

    Ora posso morire felice.

    "Ti penso anche io".

     

    Tenero ritratto  di un primo amore adolescenziale al tempo del coronavirus. E come questa drammatica circostanza faccia scoprire la faccia platonica e romantica

    del sentimento amoroso a chi lo scopre in sé per la prima volta,  quantunque abbia ancora i mezzi per comunicarlo all'amato bene e scambiarsi le parole che sanno scaldare i cuori di ogni età.

    Brava, @Kikki , bella prova la tua! :)


  17.  

    13 ore fa, Lo scrittore incolore ha scritto:

    Se si toccano il gomito sinistro con il dito medio della mano destra significa “arancione”.

    Interessante.

    Inaspettato e interessante.

    Certamente arzigogolato, ma hanno tutto il tempo di evolversi.

    Complimenti per l'incipit!

    13 ore fa, Lo scrittore incolore ha scritto:

    Mi era venuto il dubbio che oltre al gesto fisico, ci fosse anche un legame con un verso gutturale. Perché “Pelliccia di lupo”, il soggetto che ho iniziato a seguire per primo, appena il sole ha iniziato a tramontare, ha anche urlato «Gaaaarra». C’è da dire che

    virgola

    13 ore fa, Lo scrittore incolore ha scritto:

    dal nascondiglio di foglie e liane dove mi sono infilato, potevo vedere solo il suo volto contratto e mi sono fatto ingannare.

    Infatti, qualche minuto dopo

    virgola

    13 ore fa, Lo scrittore incolore ha scritto:

    mi sono spostato di un paio di metri, ottenendo una visuale più ampia, e ho scoperto che il grido era una manifestazione di dolore.

     

    13 ore fa, Lo scrittore incolore ha scritto:

    «Poligamia e patriarcato» dico, per registrare le informazioni che sto raccogliendo.

    Giornalismo retrospettivo. Bravo!

    13 ore fa, Lo scrittore incolore ha scritto:

    Sto ribadendo l’ovvio e confermando teorie consolidate ormai da secoli, eppure per la prima volta possono essere studiate.  

    Il viaggio nel tempo nel tardo Paleolitico inferiore è stato uno dei primi che mi hanno fatto svolgere. Volevano capire quando e come i primi ominidi avessero preso coscienza dell’alternanza giorno-notte.

    Sono andato avanti e indietro tante volte. Gli Australopitechi e gli Habilis erano troppo immaturi e spaventati. I Neanderthal già ben coscienti e pronti ad accendere dei fuochi al tramonto, per difendersi dai predatori notturni. La chiave erano dunque gli Erectus e anche per loro si sono resi necessari diversi viaggi, prima di individuare il corretto segmento temporale in cui soffermarsi.

    Ben resa la professionalità dell'inviato nel Paleolitico e dintorni.

    13 ore fa, Lo scrittore incolore ha scritto:

     

    Io aspetto qualche istante, quindi con la massima circospezione, li seguo.

    le alternative corrette sono: Io aspetto qualche istante, quindi li seguo, con la massima circospezione

    oppure

    Io aspetto qualche istante, quindi, con la massima circospezione, li seguo.

    13 ore fa, Lo scrittore incolore ha scritto:

     

    Combattono per tutta la notte, senza stancarsi mai e quando all’alba sorge il sole, del fuoco è rimasta solo brace spenta.

    e, quando all'alba sorge il sole, del fuoco è rimasta solo brace spenta.

    13 ore fa, Lo scrittore incolore ha scritto:

    “Pelliccia di lupo”, che esulta per aver riconquistato il sole, è l’ultima immagine che mi è concesso vedere.

     

     

    Forti questi viaggi nella preistoria, questa "gita temporale" di un nostro postero avventuriero e spietato all'occorrenza.

    Ha parecchi momenti godibili e originali. Scritto molto bene, l'unico appunto che ti faccio è quello di sistemarti un po' la punteggiatura, che è comunque corretta nella

    gran parte del testo.

     

    Complimenti, mi è piaciuto molto, @Lo scrittore incolore :)

     

     

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