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Poeta Zaza

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Tutti i contenuti di Poeta Zaza

  1. Poeta Zaza

    Il gioco del Testo Alfabetico

    Lungamente hanno agognato molteplici innovazioni veneziane benestanti. Uomini zelanti organizzarono, giustamente, utili spedizioni e quotidiane acquisizioni, trafficando industriosamente finché, onnipotenti, caddero dai recinti numinosi. Eppure pianeti lontani, habitat angusti, misteriosi, instillavano vagamente benefici ursigrammi zotici. Ovviamente, gendarmi uzbechi sbevazzavano ebbri, quando arrivò, terribile, iridescente, funesto odore che depotenziò repentinamente, nonché evolse pericolosamente RNE P LHAMIVBUZOGUSEQATIFOCD
  2. Poeta Zaza

    Mezzogiorno d'inchiostro 135 - Topic ufficiale

    Complimenti a @Lo scrittore incolore , @Macleo e @Edu e a tutti i partecipanti!
  3. Poeta Zaza

    [MI 135] In braccio alla luna

    commento ad altrui testo In braccio alla luna Chiara è stata operata al naso e sta per passare la prima notte in ospedale. Per la semplice e timida quattordicenne, di famiglia modesta, è la prima volta che passa la notte fuori casa. È tutto nuovo per lei, anche il dolore, e il disagio della mattina, quando le hanno dato un contenitore piccolo e stretto, dicendo che dovevano prenderle le urine. La compagna di stanza aveva capito il suo disagio e le aveva spiegato di utilizzare un bicchiere usa e getta e poi di travasarlo. Sapeva che il chirurgo aveva chiesto a suo padre se voleva che le facesse, già che c’era, una rettifica esterna alla linea del naso, ma lui aveva risposto: raddrizzi solo quello che si è rotto. Non l’aveva nemmeno interpellata a proposito, ma a dire il vero lei la pensava come la nonna, che un giorno le aveva spiegato che l’armonia di ogni viso è data dai nostri sentimenti ed emozioni, e i tratti che abbiamo ereditato alla nascita vengono con naturalezza forgiati nella crescita, identificandoci per quello che siamo. E ognuno di noi è unico e irripetibile così com’è. Se cambia, si "sfasa" e si vede. Sua mamma non le era stata accanto se non dopo l’operazione, per assicurarsi che fosse andato tutto bene, e si ricordava appena del suo bacio tra le nebbie dell’anestesia. Peccato avere due genitori che lavoravano uno di giorno e l’altro di notte, per metà del mese. E adesso era quella la metà, e qualcuno doveva stare sempre coi suoi fratelli. Adesso, dopo il brodo, mangia un po’ di stracchino e conclude con una mela cotta. Squisito! Esclama, rivolta alla compagna di degenza, Alda, e poi mugola di dolore. “Ti fa tanto male?” A volte sento una fitta più forte, se no è solo un continuo fastidio, che pulsa fin nella testa, ma sopportabile. Pensa che mi sono portata un libro, e non vedevo l’ora di sapere come va a finire, ma non me la sento di leggere. Non è da me, sono proprio abbattuta come una pianta giovane dalla tempesta. “Che bel modo di dire! Non l’ho mai sentito.” È mio, dice Chiara con piacere. Merito di mia nonna che mi ha indotta a leggere sin da piccola e a cercare di comunicare le mie emozioni anche con dei paragoni, per farmi capire di più. E anche per gioco lo facciamo io e i miei fratelli: vengono fuori delle cose divertenti. Come, ad esempio: "sei fuori posto come una pianta di patate in riva al mare". Ecco, cose così. “Che bella cosa… Senti, ti va di dirmi come ti sei rotta il naso?” È stata colpa di Piercarlo. Per scherzo,mi ha rincorso nella lunga stradina con una biscia tra le mani. Io correvo forte ma mi voltavo per vedere il vantaggio che avevo. Sì che mi viene in mente di stare attenta al muro storto! Sa, signora Alda, quei muri sfalsati, fatti così magari per non abbattere alberi e che poi ti sfasano la linea dritta che stai facendo… Insomma, quando mi sono voltata per la terza volta, forse, per vedere che lui recuperava terreno, e quindi velocemente ho girato la testa al percorso… l’ho sbattuta violentemente contro il muro che mi ha dato uno schiaffo di pietra, e sono caduta come un sasso. Non aggiunge altro, Chiara, perché vergognosa di confidare a un’estranea, anzi, fosse anche a sua madre, del colpo d’aria che le aveva alzato la gonna nella caduta, e del coetaneo Pierangelo che la guardava con una strana espressione: non solo colpevole. In quel mentre, sentono una voce bambina piangere, in un’altra camera. “Dev’essere Marianna, piccina. La mamma se ne va a quest’ora, perché ha un bimbo più piccolo da accudire, e lei si sente sola e fatica ad addormentarsi. Le infermiere fanno quello che possono. Potessi alzarmi, le terrei un po’ di compagnia.” Vado io, intanto faccio due passi, dice Chiara. Ecco la bambina, forse di quattro anni, in camera con tre anziane che dal loro letto le parlano per consolarla. Le si avvicina e la piccola strilla, appena la vede. Non avere paura di questa maschera di cerotti: mi fa guarire il naso, come la tua sul pancino, vedo. Sono Chiara. Ci vieni con me, Marianna, dalla finestra dove si aspettano le stelle? Dal finestrone del corridoio, senza tende o tapparelle, si vedono le luci delle case che si stagliano, rade, nella notte.C’è una falce di luna solitaria. “Sembra un dondolo la luna!” dice la bambina. Certo, è così, Marianna! Tra un po’ arriveranno le stelle e qualcuna andrà a accomodarsi là sopra. La tengo in piedi sul davanzale, e lei mi si appoggia contro, mentre mi indica per prima le stelle che arrivano man mano ad occupare la notte serena. “Eccola, la stellina che va in braccio alla luna!” esclama felice la piccola. È la più piccola ed ha diritto di essere ninnata, le spiega Chiara. E tu, vuoi essere ninnata da me? “Sì Chiara, sì luna… Facciamo che io sono una stellina e tu sei la luna-dondolo che mi tiene in braccio” dice lei. Si staccano dal vetro del finestrone e l’adolescente, con in braccio la bimba minuta, comincia a misurare coi suoi passi il corridoio. Cosa le canto? si chiede la ragazza, che a casa non ha mai cantato, le sovviene con un senso di colpa latente, per il fratellino capriccioso. Si ricorda di avere ascoltato una vecchia canzone di Rita Pavone, “Dormi dormi formichino”, e cambia, in corsa e in corsia, alcune parole, personalizzandole per Marianna, e soprattutto escludendo la parola “mamma”, foriera di pianti: Dormi e sogna, piccolina ci son io a te vicina, dormi e sogna cose belle alla luce delle stelle. Fai la ninna, fai la nanna, le conosci ninna e nanna, con la ninna fai la nanna, brava piccola Marianna. Una dopo l’altra, sottovoce, canta le canzoni da bambini che conosce, personalizzandole tutte. Il dolore al naso sarà anche sordo, pensa lei, ma è capace di farsi sentire bene…accipicchia! Allora va a sedersi sulla sedia vicino al letto della bambina, e poi prova dolcemente a metterla giù. Ma lei apre gli occhi: “Ho male alla pancia”. Le tende le braccia: “Canta me nelle canzoni”. Non volendo disturbare il sonno delle degenti, Chiara ritorna in corridoio a cantare, e ogni tanto tace, stanca, e si siede su una panca, massaggiandole la schiena. Sembra che il gesto riesca a lenirle, chissà come, il male al pancino, dove non può posare la mano. Chiede una camomilla all’infermiera. Parlano un po’ tra loro, sottovoce. È notte piena quando mette la bambina a letto. Quando si va a coricare, Chiara è serena, e capisce di avere imparato un’altra cosa nuova, quella notte, a chiusura di un giorno da ricordare: la tenerezza che fa dolce il cuore, lo scambio che, mentre dai, ritorna. Come il din della campana, cui segue, immancabile, il don.
  4. Poeta Zaza

    [MI 135] In braccio alla luna

    Grazie per il tuo apprezzamento, ne sono lieta, @Ippolita2018
  5. Poeta Zaza

    [MI 135] In braccio alla luna

    i muri costruiti storti ci sono, sì sì, per diversi motivi magari, ma ci sono i racconto non è ambientato ai giorni nostri, e i reparti di pediatria non c'erano. grazie del tuo apprezzamento, @Adelaide J. Pellitteri
  6. Poeta Zaza

    [LP 8] Primavera?

    Primavera? Un giorno via l’altro ci avvicina alla tua nostalgia - primavera - di quella che i fiori e il profumo e il vento caldo... - fuori -. Adesso, che ci sei ma che manchi, son fiori di paura a sbocciare: i pensieri, prigionieri di marzo. *** Traccia 3: una cosa. Commento a breve
  7. Poeta Zaza

    [LP 8] Primavera?

    Grazie, @AzarRudif del tuo passaggio
  8. Poeta Zaza

    [MI 135] In braccio alla luna

    Onorata del complimento, perché è davvero difficile riuscirci. Grazie
  9. Poeta Zaza

    [MI 135] In braccio alla luna

    Un po' mi spiace eh che ci hai visto solo un'eccedenza di miele. Pazienza... E invece scommetto che avresti fatto ridere Marianna, con la tua simpatica maschera e la spada magica!
  10. Poeta Zaza

    [MI 135] In braccio alla luna

    Ottimi i tuoi suggerimenti, Marezia. Ne faccio tesoro per la revisione! Grazie del tuo commento @Befana Profana
  11. Poeta Zaza

    [MI 135] In braccio alla luna

    Ho compreso le tue osservazioni, @Kikki e ti ringrazio dei suggerimenti. Chissà... potrei farla questa revisione. @INTES MK-69 E per me che lo ricevo è grandissimo il tuo complimento, grazie, Mirko!
  12. Poeta Zaza

    [MI 135] In braccio alla luna

    Caro @Alberto Tosciri hai fatto la giusta esegesi del mio testo, e un'interpretazione che mi gratifica profondamente. Grazie.
  13. Poeta Zaza

    [MI135] Non so scrivere con la luce accesa

    Lo sapevo e poi ho rimosso e ho saltato una generazione... Uffa, accidenti alla memoria labile, grrr anch'io l'ho pensato! Grazie, Ivana, la penso anch'io come te.
  14. Poeta Zaza

    [MI 135] Sogno di una notte di mezza est…

    Dimenticavo... Nomen omen
  15. Poeta Zaza

    [MI135] Non so scrivere con la luce accesa

    Difesa? effetto visivo notevole vedrei meglio "strascicando" piaciuto recintata com'è meglio i due punti di quanto dia a vedere. Protezione? virgola bell'immagine bellissimo Bello l'intreccio, e la scelta di far descrivere e narrare la scena della veglia funebre attraverso due figure: la figlia grande, l'orfana Adah, e la madre morta, di nome Ruth. Tanto "show" e molta profondità nella trama. Bella forza, in due, una più brava dell'altro, eh? Ton? @Emy Brava!
  16. Poeta Zaza

    [MI 135] L’ULTIMA CASA

    Similitudini/metafore da poeta... superfluo "come mi succede ogni volta" senza accento virgola virgola Ti ho tolto un "non" di troppo. Bentrovato in prosa, collega @INTES MK-69 , e qui al WD, dove si nota il tuo retaggio di poeta nelle scelte ed efficaci similitudini.
  17. Poeta Zaza

    [MI 135] In braccio alla luna

    Grazie del passaggio e delle tue osservazioni, @AnnaL. , sono lieta della tua approvazione
  18. Poeta Zaza

    [MI 135] Luna a scacchi

    Complimenti, @Macleo per il tuo cinismo divertente applicato alla perfidia di comodo. Ti faccio un unico appunto, per l'epilogo. Visto che il bracconiere non aveva più nulla da perdere, al tuo posto l'avrei fatto sbottare in una maledizione convinta verso il conte e il cerimoniere, dove ti ho indicato sopra, mentre la frase di chiusura è ok.
  19. Poeta Zaza

    [MI 135] La landa dei morti scriventi

    Ciao, @M.T. Un brano netto, pulito, senza sbavature come nel tuo stile, dove ci fai scoprire il filosofo Mirco, che discetta sul significato della vita. Sei stato abile nello snodare la ricerca del vecchio, il suo percorso con lo sguardo fisso su una meta impossibile, mentre, se avesse abbassato lo sguardo, avrebbe trovato le risposte sotto i suoi passi.
  20. Poeta Zaza

    [MI 135] In braccio alla luna

    Grazie per l'apprezzamento, @Almissima
  21. Poeta Zaza

    [MI 135] Nostalgia

    Ben trattato quest'argomento, @AnnaL. Hai sviluppato il tema della caduta di un mito, di un'aspettativa delusa nel comparare una persona che si è amata, nel rivederla il momento presente, deludente e infelice, rispetto al chiaro e fresco ricordo passato che si ha di lei, stagliato nella memoria. E della conseguente fuga, che sai tratteggiare con pochi. concisi tocchi. Piaciuto!
  22. Poeta Zaza

    [MI 135] I poveri non hanno i denti

    I miei complimenti, @Ippolita2018 Il tuo racconto arriva come un pugno allo stomaco, una storia sull'emarginazione e su chi ci gravita attorno. Una meditazione che ci può fare solo che bene, oggi come oggi, sulle vere difficoltà, disperazioni e miserie della vita. E sul valore di ogni vita, sulla fortuna o sfortuna che può toccare a chiunque. Grazie della lettura, chapeau!
  23. Poeta Zaza

    [MI 135] Andiamo a scuola

    Della serie: Quante cose belle avevamo, prima, e ce ne rendiamo conto solo ora, con la libertà sacrificata alla sicurezza della salute personale (come è giusto, ovviamente!). La mancanza delle piccole e grandi cose, di tutte quelle abitudini che avevano un senso anche perché le facevamo in compagnia, e dandole per scontate, per intramontabili. Come rivedere, oggi, nell'epoca de coronavirus, dove è ambientato il tuo racconto, la scuola del protagonista, che ci va nottetempo, radendo i muri, come chi sa di fare una cosa proibita, che mai più avrebbe pensato di fare pochi mesi prima. E non da solo, ma con un amico, perché tutti si cerca adesso di condividere. Brava, @ivalibri . Ci hai messo l'angoscia che conosci tu e che conosce ogni tuo lettore, e mi hai messo addosso un brivido. A rileggerci!
  24. Poeta Zaza

    [MI 135] I piedi sotto alle coperte

    Vedo che, dopo l'esordio, hai voluto continuare, bene! Racconto cinico e pragmatico, sulla brutta piega presa dalla vita di questo adolescente che approda a una vita disonesta e amorale, iniziata con un ricatto al padre. A parte alcune imprecisioni sulle forme verbali, da rivedere, (e la faccenda dei "due" piedi, ribadita in incipit e nel finale), ho trovato il tuo testo scorrevole. Alla prossima, @Almissima
  25. Poeta Zaza

    [MI 135] L'ultimo uomo

    il verbo sparire è attinente a qualcosa che si vede, forse meglio il verbo smettere, per un rumore perché non ce ne sono altri che lo confondano e lo attenuino. Che bello questo raffronto! questa riflessione è particolarmente profonda. forse meglio i due punti che la virgola. dove siano scomparse le altre. Non è da tanto che ... forse meglio di allora ci vedrei "all'epoca", in quel contesto (anche perché non sembri un "quindi"). che fossi un esperto vedrei meglio un punto e virgola Un'angoscia, quella del tuo personaggio, che striscia accanto alla nostra solitudine allargata al mondo, in un contesto che per noi è "a tempo", in cui il mondo così come lo conoscevamo ritornerà. Così speriamo. Si stata brava a trasmettere queste sensazioni, declinando il tema più difficile, perché è vicino all'ansia di un futuro inconoscibile e per questo temuto. Grazie per questa lettura, @Befana Profana
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