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Poeta Zaza

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Tutti i contenuti di Poeta Zaza

  1. Poeta Zaza

    Jukebox

    Teorema Marco Ferradini
  2. Poeta Zaza

    Il gioco del "se fosse"

    Sopra un'Italia ritornata normale. Se tu fossi un'improvvisata, a chi la faresti?
  3. Poeta Zaza

    Nani!

    1148 - Volevolo: nan'attore che voleva a tutti i costi essere del cast, ma non abbastanza. GUCROEZPBDQALIHVTMFNS
  4. Poeta Zaza

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Walter: viva chi prevale, che sia l'uno o l'altro. da Alter, alter, tertium non datur. o l'uno o l'altro, non esiste alternativa. Alter, in latino, indica uno dei due corni del dilemma. Per tale motivo alcuni puristi ritengono errata l'espressione "non esistono alternative". L'alternativa riguarda infatti la scelta tra due e due sole possibilità. UCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  5. Poeta Zaza

    [TW-1] Il ladro

    Hanno pochi spazi per disegnare segreti a colori fiammanti mai visti prima Nei cieli persi Il ladro Donato era all’aeroporto, col suo taccuino, in apparenza impegnato a leggere gli orari dal tabellone oppure il numero del gate. Ma poi scriveva tutt’altro. Stava girando nel Terminal da quindici minuti, trascinando il suo trolley e adocchiando i bagagli altrui. Nello specifico, cercava quelli con l’etichetta completa dei dati del proprietario che fosse, preferibilmente, di un paese vicino al suo, ma non troppo. Quel giorno, aveva la zazzera biondo-castano, occhiali da miope terminale, e vestiva elegante in grigio fumé. Ci teneva, lui, alla cura dei particolari nel suo lavoro di ladro. Aveva imparato bene a prendere. Nei giorni successivi, Donato aveva studiato la conformazione dell’abitazione appena scelta, dall’esterno. Per le case adiacenti indagava sempre sui vicini, se sembravano occupate (e per saperlo transitava, come d’abitudine, nell’arco di una decina di giorni, in orari diversi, giorno o notte). Alternava, nelle sue perlustrazioni, la bicicletta, l’auto o i mezzi pubblici, fermandosi un isolato prima, e cambiando spesso look. Era inverno, e quindi i guanti su misura che indossava non davano nell’occhio (alternativa alle mani in tasca): era importante mascherare il difetto fisico del pollice della mano sinistra a due punte. Era dentro alla casa: con la pila schermata stava esplorando circospetto il salone. Sul camino, c’erano due coppe in ottone similoro e alcune foto in cornice, tra cui una con due uomini e un trofeo di pesca alto metà della loro altezza. L’uomo, che subito attira l’attenzione del ladro, tiene il braccio sinistro sulla spalla dell’altro. A Donato, cade la torcia di mano. “Perché mi chiamo Donato, mamma?” “Perché sei il dono che la vita mi ha fatto.” Adesso lei non c’era più per domandarle ancora “chi” glielo aveva fatto arrivare, il dono… Adesso lo sa, perché, oltre alla foto che l’ha lasciato basito, ha riconosciuto la scrittura di sua madre, in un cassetto a scomparsa, in quella casa. Il ladro era andato di corsa al vicino comando di Polizia. Aveva confessato il furto appena commesso, svuotando dalle tasche gli ori e i gioielli. Dando l’indirizzo del derubato. Gli agenti non credevano alle loro orecchie. Sì, sa di essere recidivo. Viene preso in custodia dagli agenti. Donato non ci aveva dormito quella notte. Avrebbe potuto uscire senza refurtiva? Sì, ma la sorpresa era stata tale che era scappato con le tasche piene. Avrebbe potuto aspettare che tornasse a casa dal viaggio all’estero il padrone di casa e fare la restituzione di persona? Domande cui si era dato le risposte che gli erano venute incontro misurando il perimetro e l’area della sua cella settantasette volte. E così, dopo la confessione, per la prima volta da adulto, sa che non gli mancano le cose degli altri e che la libertà è interiore prima di tutto. È consapevole del suo vivere. La mamma una volta aveva scritto sul suo diario: “Quanti se e quanti ma non si raccontano? Stanno a brandelli in uno spazio della mente, letti e riletti coi “forse” quasi illeggibili. Non è così per tutti?” L’auto-denuncia, la confessione di Donato di avere rubato, la restituzione del maltolto, mirava a questo: rivalutare la sua vita con un atto di responsabilità. E cambiarla.È un inizio. *** Nello scompartimento del treno ci sono due uomini in fitto dialogo, un po' alterati... La vedova Palmira entra mentre uno dei due sospende di parlare dopo la frase: …«E il mio guadagno dov’è?» Saluta con gentilezza, chiedendo scusa per il disturbo, e se può mettersi dal finestrino per meglio lavorare a maglia, che interrompe solo per osservare il paesaggio.. Sferruzza mentre gli altri tacciono. Comincia a parlare, quasi tra sé e sé: “C'è da pensare... Quel campanile lontano sembra fermo, mentre i campi ci scorrono veloci sotto il naso e non si riesce a riconoscere le colture. Cos'erano? Che verdure? Che legumi? Gli alberi di frutta anche: troppo vicini. Come la vita. Ci sono ricordi e sensazioni inamovibili in noi, mentre le cose di ieri e di oggi ci sfuggono appena vissute.” Palmira sorride ai due compagni di viaggio, che tacciono dopo le sue osservazioni. Uno le fa un segno affermativo. Gli nota di sfuggita qualcosa di strano nella mano sinistra. Dell’altro, nota la giacca sul sedile, cui un bottone si attacca solo esilmente al tessuto. Al prossimo aggancio si staccherà. Si offre di attaccarglielo. Ha tempo e tutto l'occorrente. Così interrompe il suo sferruzzare e gli sistema il bottone. «Dove è diretta, signora?» le chiede l'uomo del bottone per educazione. La donna esita e poi risponde: «Vado a trovare mio nipote a X. È una vita che non ci vediamo.» Palmira avrebbe potuto rispondere «Vado alla prigione provinciale a trovare mio nipote, in stato di fermo.» Ma non l’ha fatto. Gli uomini sul treno si sarebbero stupiti. Donato era stato un bambino difficile, un ragazzo problematico, cresciuto solo dalla figlia, mentre lei stava altrove a curarsi. E intanto pensa tra sé e sé soprattutto a tre mesi sprecati. Sua figlia non le aveva mai fatto visita durante la sua malattia, ma, una volta guarita, Palmira aveva esitato a sentirla, a vederla. Così, nel giro di poco tempo, era partita per il suo funerale. Incidente stradale. «Posso chiedervi una cosa?» Entrambi gli uomini annuiscono. Palmira, che non ha rivelato i fatti propri, va a chiedere quelli altrui: «Qual è il Passo che non avete compiuto? Con la P maiuscola.» L’uomo del bottone si mette a leggere platealmente il giornale. L’altro dice: «Non ho mai cercato mio figlio» e si tocca il pollice a due punte della mano sinistra. L’uomo del Passo incompiuto ricorda di avere conservato solo un biglietto di lei, con queste parole: «È riconoscibile come figlio tuo. Ma non dovrai riconoscerlo. Addio.» Quello stesso uomo scenderà poco più tardi alla stessa stazione di Palmira. Non sa ancora di essere sulla strada del Passo compiuto. Donato sta pensando al suo lavoro illegale che ha lasciato alle sue spalle, e all’uomo cui ha rovinato le ferie, che le abbia finite o meno. Questo pensiero gli strappa un sorriso mentre attende due visite: - la nonna materna, cui deve fare molte domande; - l’uomo derubato e risarcito, cui ha fatto sapere di avere ancora qualcosa di suo.
  6. Poeta Zaza

    [TW-1] Il ladro

    Ho preferito distinguere il brano sul ladro dall'episodio sul treno, anche visivamente. Mi è sempre utile e gradito il tuo intervento, @Ippolita2018
  7. Poeta Zaza

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Ignavo: predecessore inconsapevole. UCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  8. Poeta Zaza

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    @luca c. sei arrivato dopo
  9. Poeta Zaza

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Aperitiro: ritiro dell’ape sulle corolle alpine. Happy hour col nettare. UCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  10. Poeta Zaza

    Off topic. Ti taggo.

    Succede a tutti di passare un periodo "no". Da parte mia, ti faccio i migliori auguri per uscirne presto e più forte di prima. Sai cosa c'è scritto aprendo il forum del WD? L'hai letta, vero, quella frase di Rita Levi Montalcini? Dice: Non temete i momenti difficili. Il meglio viene da lì. Ti abbraccio Zaza
  11. Poeta Zaza

    Ciao a tutti, mi presento

    Gentilissimo. sì. Se hai bisogno di chiarimenti che non trovi, chiedimi pure. da Zaza
  12. Poeta Zaza

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Parlottare: parlare mentre si combatte. UCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  13. Poeta Zaza

    Tautogrammiamo insieme?

    Forse fu fuorviante, fine febbraio, focalizzarne falsi… Finalmente, fiori freschi fuori: frettolosamente, fai fasci fragranti fra foglie. Fanno felicità. Finisci facendo ficcanti fiocchi fra freschi fiori fruttati. Forza, fiorista Francesca! Prossima: V
  14. Poeta Zaza

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    È semplice, @Massimo Crispi , basta guardarsi alle spalle. Se lo fai, vedi che anche la X è già stata assegnata. E addirittura tu ne hai aggiunte due! Fermati, ti prego!
  15. Poeta Zaza

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    @Massimo Crispi Non toccava alla A ma alla X UCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  16. Adagio...

    Il virus scende nelle strade: si stringe addosso, separa le persone...

    1. Pincopalla

      Pincopalla

      Lento come sofferenza che adunghia l’animo: chi piange la separazione, chi spera nell'attesa.

      S’insinua e allontana, eppure, nel distacco materiale, qualcosa unisce per condivisione: compassione umana.

  17. Poeta Zaza

    Ogni giorno ha la sua pena

    Bentrovato, @Domenico S. . Penso tu abbia voluto fare un sonetto classico in endecasillabi di rime alternate ABAB ABAB sia nelle quartine e due terzine CDC DCD, Detto questo, per la metrica con sinalefe e dialefe, trovo che non tutti i tuoi versi siano endecasillabi. Esamino strofa per strofa: Il primo verso è un decasillabo: mi-pog-gio-co-miin-ciau-n'al-tra-not-te Il terzo pure: o-gnio-ra-spe-ran-ze-più-ri-dot-te Nota: ho verificato spesso che il Contatore di sillabe sbaglia il computo della metrica con sinalefe, ma stavolta, se vuoi la prova, l'ha fatto giusto, te lo copio-incollo: Divisore in sillabe normale:mi-pog-gio-co-min-cia-un-al-tra-not-te (11 sillabe) - (sillabe grammaticali) Divisore in sillabe tenendo in conto le sinalefe: mi-pog-gio-co-min-ciaun-al-tra-not-te (10 sillabe)" (sillabe metriche) Passiamo alla seconda strofa: Il quarto verso è un decasillabo. Peccato, perché bastava scrivere piano piano per fare il verso esatto: Terza strofa: Secondo e terzo verso sono due decasillabi. Purtroppo, il Divisore di sillabe, che ha già problemi (è una macchina) nel riconoscere la sinalefe, con la dialefe va in tilt. Te le divido come credo sia giusto: pen-sa-ci-e-rail-tuo-o-biet-ti-vo (dieci sillabe con dialefe e sinalefe e accenti) fa-re-l'a-dul-to-di-quel-li-se-ri (dieci sillabe). Quarta strofa: Secondo e terzo verso sono decasillabi: mail-dì-è-sem-pre-la-vo-ra-ti-vo e-spe-rie-ca-di- in-ten-ta-zio-ne.(sinalefe e dialefe). In conclusione, se volevi fare un sonetto classico, la metrica non è perfetta, a mio parere. Se invece volevi alternare decasillabi a endecasillabi, è tutto ok. Il contenuto mi piace! Bravo @Domenico S. Solo il titolo avrei cambiato: A ogni giorno la sua pena.
  18. Poeta Zaza

    Ciao a tutti, mi presento

    @Gianfranco P Ti auguro una buona permanenza qui. Questo il Benvenuto ufficiale per orientarti meglio:
  19. Poeta Zaza

    I racconti della Sesta luna - Sesto ciclo

    @Alberto Tosciri Bravo. Complimenti!
  20. Poeta Zaza

    Il gioco del "se fosse"

    Per antonomasia, l'insetto molesto è la zanzara, credo (e questo dico) Se tu fossi un modo di dire?
  21. Poeta Zaza

    Il gioco del "se fosse"

    La più semplice, la più vera, la prima pizza: margherita. Se tu fossi un incipit?
  22. Poeta Zaza

    Il gioco del "se fosse"

    @SeeEmilyPlay Non ti ho visto, scusami. Vale la tua domanda, ovviamente. Bella anche in italiano: Ti mostrerò la paura in una manciata di polvere.
  23. Poeta Zaza

    Il gioco del "se fosse"

    Amore in elemosina chiedendo di Sandro PENNA Amore in elemosina chiedendo andavo per la strada polverosa. E il sole mi rideva intorno, intento a quella novità meravigliosa. *** Se tu fossi un incipit?
  24. Poeta Zaza

    Come va?

    Con una presentazione così, e da un tuo commento, non capisco il nick-name che hai scelto ma mi adeguo, @Superficialità al WD!
  25. Poeta Zaza

    [Off Topic] Telecronaca delle Sfide

    Avvio la Telecronaca dell nuovo incontro Dopo il botta e risposta nella schermaglia di riscaldamento pre-partita della Sfida 32 al Penna e Spada il Guanto di sfida è lanciato e Campionessa e Sfidante si schierano in pedana: Essendo un genere a sfumatura rosa fiondato su un poliziesco, @Ton è a sfondo rosa e @mercy ha la pistola in firma (carica ). L'Arbitro-Giudice @AdStr, amico di entrambi ha proposto una vera e propria sfida a handicap.: uno dei due protagonisti non deve parlare. Non sapendo ancora chi, i due per ora tacciono, prendendosi le misure a distanza. Il parterre attende
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