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Poeta Zaza

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Poeta Zaza ha vinto il 10 novembre 2019

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1.240 Più unico che raro

Su Poeta Zaza

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    Di frasi e di versi

Informazioni Profilo

  • Genere
    Donna
  • Provenienza
    Liguria
  • Interessi
    poesie e racconti brevi, comicità, aforismi.

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  1. Poeta Zaza

    [TW-1] Peccato originale

    Scusa, @Poeta Zaza, ma credo proprio che il lettore non abbia bisogno di nessun aiuto, sono stato attento a controllare scrivendo. Ognuno risponde a una domanda che gli è stata fatta, per cui non può essere che lui a rispondere. Dice il marito, risponde la moglie, invece, avrebbe fatto diventare tutto veramente pesante e qualcuno mi avrebbe detto l'opposto di quanto mi hai detto tu. Almeno, questo è quello che ho pensato. Sarà che sono sfasata, stasera, ma ho avuto bisogno di una rilettura, io. Chiaro che si capisce, ma bisogna seguire attentamente, e un aiuto non guasterebbe; magari non tutti quelli che ti ho suggerito, per non creare l'effetto contrario, come hai detto giustamente tu, ma uno o due nomi in più ci starebbero bene. la nonna me lo deve spiegare Grazie della correzione. Maledizione, scappa sempre qualcosa. Ma dov'è che è improntata al perdono? Io mi stavo proiettando nella seconda tappa del tuo racconto, ed in quell'ottica parlo, nei panni dell'autore che tratterà della reazione di Lorenzo alla confessione della moglie. Ma dove li do quasi per scontati? In realtà non ne ho la minima idea. Infatti ne parlo in senso positivo, @Macleo Tu non ne hai fatto cenno, ma sotto sotto il lettore medio ce li legge, qui, ad esempio: Esatto, credo di aver ideato i personaggi e creato situazioni per cui il sequel potrebbe andare da un perdono cristiano a un bagno di sangue. Grazie del commento.
  2. Poeta Zaza

    [TW-1] Peccato originale

    Di seguito, parleranno in quattro, dando per scontato che si intuisca chi lo fa, dal contesto, e quindi non citando l'attore. Io lo farei, per agevolare il lettore. dice Lorenzo al nipote. Sarebbe andato anche bene come titolo: Sospiro del vento. Qualcosa che è sfuggito, come l'amore fresco di Emma. la nonna me lo deve spiegare dice Luisa. ribatte il marito. dice la moglie. Anteporrei la seconda frase alla prima: Lorenzo aveva alzato la voce.«Vuoi continuare tu, o continuo io?» E le metterei nella stessa riga di scrittura. comincia Luisa. È tosto questo brano, @Macleo Non dovrebbe essere improntata al perdono la reazione di Lorenzo alla confessione della moglie, che ne ha rivelato la pochezza e la meschinità d'animo. Però anche lui ha le sue colpe, nel non aver compreso subito di che pasta fosse la donna che ha scelto.Ed ha accettato la sua presenza per una questione di comodità, di utilità in casa. Non fai presente gli eventuali tradimenti di lui, ma li dai quasi per scontati, e che lei se li sarebbe meritati. Alla fine del primo atto: Chissà... Può essere intrigante dargli una sterzata nel secondo atto.
  3. Poeta Zaza

    Il gioco del "se fosse"

    Il lancio del peso... Mi piacerebbe esserne capace. Mi piacerebbe lanciare l'attrezzo contemporaneamente a un urlo liberatorio e metabolizzante. Se tu fossi l'oratore atteso a una festa tra amici, su quale argomento li intratterresti?
  4. Poeta Zaza

    Taxi writer - Off topic

    Comunque forte perché a tema, anche nel gesto de dito tra le labbra, indizio di concentrazione alla guida altrove Ti metterei la freccia, simpatica @Ilaris (non per superarti eh!) ma non si accende la lucina. Avrà la batteria scarica, mi sa.
  5. Poeta Zaza

    Taxi writer - Off topic

    @Ilaris Wow. Siamo le uniche due al volante, come da avatar! Mi sono accorta adesso di esserti passata davanti alla punzonatura della prima tappa. Scusami Ci si tallona eh! A presto
  6. Poeta Zaza

    [TW-1] Il ladro

    Qui il mio commento ad altrui testo:
  7. Poeta Zaza

    Taxi writer - Prima tappa

  8. Poeta Zaza

    [TW-1] Il ladro

    Hanno pochi spazi per disegnare segreti a colori fiammanti mai visti prima Nei cieli persi Il ladro Donato era all’aeroporto, col suo taccuino, in apparenza impegnato a leggere gli orari dal tabellone oppure il numero del gate. Ma poi scriveva tutt’altro. Stava girando nel Terminal da quindici minuti, trascinando il suo trolley e adocchiando i bagagli altrui. Nello specifico, cercava quelli con l’etichetta completa dei dati del proprietario che fosse, preferibilmente, di un paese vicino al suo, ma non troppo. Quel giorno, aveva la zazzera biondo-castano, occhiali da miope terminale, e vestiva elegante in grigio fumé. Ci teneva, lui, alla cura dei particolari nel suo lavoro di ladro. Aveva imparato bene a prendere. Nei giorni successivi, Donato aveva studiato la conformazione dell’abitazione appena scelta, dall’esterno. Per le case adiacenti indagava sempre sui vicini, se sembravano occupate (e per saperlo transitava, come d’abitudine, nell’arco di una decina di giorni, in orari diversi, giorno o notte). Alternava, nelle sue perlustrazioni, la bicicletta, l’auto o i mezzi pubblici, fermandosi un isolato prima, e cambiando spesso look. Era inverno, e quindi i guanti su misura che indossava non davano nell’occhio (alternativa alle mani in tasca): era importante mascherare il difetto fisico del pollice della mano sinistra a due punte. Era dentro alla casa: con la pila schermata stava esplorando circospetto il salone. Sul camino, c’erano due coppe in ottone similoro e alcune foto in cornice, tra cui una con due uomini e un trofeo di pesca alto metà della loro altezza. L’uomo, che subito attira l’attenzione del ladro, tiene il braccio sinistro sulla spalla dell’altro. A Donato, cade la torcia di mano. “Perché mi chiamo Donato, mamma?” “Perché sei il dono che la vita mi ha fatto.” Adesso lei non c’era più per domandarle ancora “chi” glielo aveva fatto arrivare, il dono… Adesso lo sa, perché, oltre alla foto che l’ha lasciato basito, ha riconosciuto la scrittura di sua madre, in un cassetto a scomparsa, in quella casa. Il ladro era andato di corsa al vicino comando di Polizia. Aveva confessato il furto appena commesso, svuotando dalle tasche gli ori e i gioielli. Dando l’indirizzo del derubato. Gli agenti non credevano alle loro orecchie. Sì, sa di essere recidivo. Viene preso in custodia dagli agenti. Donato non ci aveva dormito quella notte. Avrebbe potuto uscire senza refurtiva? Sì, ma la sorpresa era stata tale che era scappato con le tasche piene. Avrebbe potuto aspettare che tornasse a casa dal viaggio all’estero il padrone di casa e fare la restituzione di persona? Domande cui si era dato le risposte che gli erano venute incontro misurando il perimetro e l’area della sua cella settantasette volte. E così, dopo la confessione, per la prima volta da adulto, sa che non gli mancano le cose degli altri e che la libertà è interiore prima di tutto. È consapevole del suo vivere. La mamma una volta aveva scritto sul suo diario: “Quanti se e quanti ma non si raccontano? Stanno a brandelli in uno spazio della mente, letti e riletti coi “forse” quasi illeggibili. Non è così per tutti?” L’auto-denuncia, la confessione di Donato di avere rubato, la restituzione del maltolto, mirava a questo: rivalutare la sua vita con un atto di responsabilità. E cambiarla.È un inizio. *** Nello scompartimento del treno ci sono due uomini in fitto dialogo, un po' alterati... La vedova Palmira entra mentre uno dei due sospende di parlare dopo la frase: …«E il mio guadagno dov’è?» Saluta con gentilezza, chiedendo scusa per il disturbo, e se può mettersi dal finestrino per meglio lavorare a maglia, che interrompe solo per osservare il paesaggio.. Sferruzza mentre gli altri tacciono. Comincia a parlare, quasi tra sé e sé: “C'è da pensare... Quel campanile lontano sembra fermo, mentre i campi ci scorrono veloci sotto il naso e non si riesce a riconoscere le colture. Cos'erano? Che verdure? Che legumi? Gli alberi di frutta anche: troppo vicini. Come la vita. Ci sono ricordi e sensazioni inamovibili in noi, mentre le cose di ieri e di oggi ci sfuggono appena vissute.” Palmira sorride ai due compagni di viaggio, che tacciono dopo le sue osservazioni. Uno le fa un segno affermativo. Gli nota di sfuggita qualcosa di strano nella mano sinistra. Dell’altro, nota la giacca sul sedile, cui un bottone si attacca solo esilmente al tessuto. Al prossimo aggancio si staccherà. Si offre di attaccarglielo. Ha tempo e tutto l'occorrente. Così interrompe il suo sferruzzare e gli sistema il bottone. «Dove è diretta, signora?» le chiede l'uomo del bottone per educazione. La donna esita e poi risponde: «Vado a trovare mio nipote a X. È una vita che non ci vediamo.» Palmira avrebbe potuto rispondere «Vado alla prigione provinciale a trovare mio nipote, in stato di fermo.» Ma non l’ha fatto. Gli uomini sul treno si sarebbero stupiti. Donato era stato un bambino difficile, un ragazzo problematico, cresciuto solo dalla figlia, mentre lei stava altrove a curarsi. E intanto pensa tra sé e sé soprattutto a tre mesi sprecati. Sua figlia non le aveva mai fatto visita durante la sua malattia, ma, una volta guarita, Palmira aveva esitato a sentirla, a vederla. Così, nel giro di poco tempo, era partita per il suo funerale. Incidente stradale. «Posso chiedervi una cosa?» Entrambi gli uomini annuiscono. Palmira, che non ha rivelato i fatti propri, va a chiedere quelli altrui: «Qual è il Passo che non avete compiuto? Con la P maiuscola.» L’uomo del bottone si mette a leggere platealmente il giornale. L’altro dice: «Non ho mai cercato mio figlio» e si tocca il pollice a due punte della mano sinistra. L’uomo del Passo incompiuto ricorda di avere conservato solo un biglietto di lei, con queste parole: «È riconoscibile come figlio tuo. Ma non dovrai riconoscerlo. Addio.» Quello stesso uomo scenderà poco più tardi alla stessa stazione di Palmira. Non sa ancora di essere sulla strada del Passo compiuto. Donato sta pensando al suo lavoro illegale che ha lasciato alle sue spalle, e all’uomo cui ha rovinato le ferie, che le abbia finite o meno. Questo pensiero gli strappa un sorriso mentre attende due visite: - la nonna materna, cui deve fare molte domande; - l’uomo derubato e risarcito, cui ha fatto sapere di avere ancora qualcosa di suo.
  9. Poeta Zaza

    Prima della neve

    Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto: Quello fu il giorno in cui nella città di Sorgona nevicò per la prima volta. La piazza era fredda e i tubi innocenti innocenti di che? Ho capito, ma almeno metti la parola tra virgolette. Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto: "Stai sempre sul marciapiede, quando sei al semaforo fermati, anche se c'è il via libera tu guarda lo stesso la strada" - le ultime raccomandazioni della mamma di Pietro in quella mattina dal sole pallido, meglio punto e virgola, per le considerazioni che ancora seguono. Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto: senza una voce che gli dica cosa fare. Un gradino alla volta freme di guadagnar la libertà, un primo passo verso la paura che a quell'età non si prova verso la paura che ancora non si prova Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto: per la curiosità di fare ciò che fanno i grandi. Pietro esce dal palazzo di quattro piani, il grande portone di legno si chiude alle sue spalle; come un uccellino che esce per la prima volta dal suo nido, fa un saltello per scendere dall'ultimo gradone che porta al marciapiede. Sotto i piedi di Pietro virgola Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto: mattonelle grigio scuro che squadrano la città frammentata a lingue d'asfalto, sopra la testa di Pietro il cielo bianco, davanti a Pietro il suo giorno da pioniere. Le labbra di Pietro disegnano un sorriso, le sopracciglia un'espressione di curiosità sul suo faccino ancora da bambino. superfluo "ancora da bambino". Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto: Il passo è sicuro, le gambe dentro dei pantaloni verdi come un grillo avanzano a buon ritmo. Ti suggerisco: “le gambe nei pantaloni verdi sembrano gli arti di un grillo nel loro procedere a buon ritmo.” Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto: Alla sua destra il negozio di fiori della signora Maria gli da un buongiorno pieno di colori, più avanti il profumo di ciambelle e di cornetti caldi dal forno di Don Mimmo riempie il suo naso da fragranza. Il poco timore iniziale si trasforma in una valanga di emozioni interminabili, qui chiuderei la frase con un punto. Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto: La signora Maria indossa il suo solito cappottone viola e poi giù per le scale. Qualche folata di vento le provoca un pizzicorio pizzicore Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto: alla gola, con garbo ed eleganza la simpaticavecchietta percorre la strada che da casa la porta al suo negozio di fiori. Il negozio in cui ha iniziatoa lavorare fin da ragazza, è stato il suo primo ed unico lavoro, da domani sarà anche l'ultimo, si dadomani, occhio alle parole attaccate a due a due nelle due righe sopra Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto: posizionato gliespositori: lì avrebbe messo la cassa col bancone, finalmente avrebbe anche utilizzato quellampadario che le piaceva tanto, la videro ballare la prima volta che entrò nel suo negozio, ballaresulle note della musica della sua fantasia. Quella mattina però, sarebbe stata l'ultima volta, l'ultimavolta che avrebbe girato la chiave nella serratura, l'ultima volta che avrebbe posato il suocappottone viola sull'appendi abiti arancione dietro la porta, l'ultima volta che avrebbe annaffiato isuoi fiori. La signora Maria si sistema dietro al bancone e questa sarà la sua prima ultima volta, ilsuo primo addio a un pezzo della sua vita. A fine giornata sarà la prima volta che quel bancone siricoprirà di polvere, perché la polvere non si sa da dove viene, la polvere forse cade dal cielo, comela neve che in strada, fuori dal negozio sta coprendo ogni cosa. addirittura qui sopra otto volte ti è successo di attaccare due parole insieme. Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto: Quello fu il giorno in cui nella città di Sorgona nevicò per la prima volta. La piazza era fredda e i tubi innocenti erano ghiacciati e scivolosi; un tempo erano state ottime seggiole per culi sbarazzini e culi di barboni. La città era stranita, il mare era cristallo e il cielo bianco come non lo era mai stato, e forse niente sarebbe più stato come prima... c'è un bimbo che esce dal nido, un ragazzo che vaga, una signora che balla e c'è la neve che ricopre ogni cosa. Bello aver dato lo stesso incipit per tre esperienze diverse, per tre persone ben caratterizzate, prima della stessa neve. Una costruzione originale e portata avanti con stile. Qualche refuso da sistemare, parole attaccate a due a due, e frasi troppo lunghe da spezzare, ma l'autore sul contenuto ha lavorato bene. Bravo, @Piovasco
  10. Poeta Zaza

    Taxi writer - Off topic

    Simpaticissima @Silverwillow . Buttati, che mi sto buttando anch'io, e non è una "balla" neanche la mia
  11. Poeta Zaza

    Taxi writer - Topic ufficiale

    @Anglares Ho una domanda tecnica sulla formattazione del testo: se carico il testo "giustificato" è molto più ordinato, ma lascia, in certe righe, più spazi tra le parole, per bilanciare il tutto. È corretto presentare così il brano? Grazie per l'attenzione.
  12. Poeta Zaza

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    ChiAmerica: illusione oltre oceano. GUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  13. Poeta Zaza

    Nani!

    Sopra le regole di @Edu @Mirko Menolfi ciao ti ho riportato sopra le regole del gioco. Il tuo nano Chessolo è simpatico ma non c'entra, né con la lettera da seguire, né con la storia di Biancaneve. Ti consiglio di fare un altro nano. Lo Staff non interviene per queste piccole cose. Non preoccuparti, è capitato a tanti. Fai finta di niente e postane un altro con lo stesso numero 1140 con la E e riportando la striscia alfabetica in calce. Questa la striscia: GUCROEZPBDQALIHVTMFNS
  14. Poeta Zaza

    Nani!

    1138 - Ridotto: un Dotto in miniatura, tenuto di riserva dal regista per quando avesse trovato gli altri (analoghi) sei e la stessa Biancaneve in scala (ulteriormente) ridotta. GUCROEZPBDQALIHVTMFNS
  15. Poeta Zaza

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Fraseggio: postazione da monaco. GUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
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