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ivalibri

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  1. ivalibri

    [FdI 2019-1] Tana per me

    Ciao @Kuno Molto bello l'inizio,prima dell'incontro tra i due fratelli si percepisce una tensione, una rivalità che poi sfocia nella corsa sfrenata del gioco. Bello il contrasto tra l'aspetto del fratello e il gioco a cui, comunque, si lascia andare. Mi ha convinto meno la poesia. Mi è piaciuta l'idea dell'altalena in cui ogni andata corrisponde a un verso e anche quando gli arrivano pezzi di frase del fratello. Ora, è vero che la poesia è un po' un non sense apposta ma manca di musicalità che il movimento dell'altalena dovrebbe dare. Non so se è questo il motivo ma devo dire che tutto scorre perfettamente fino a quel punto e la poesia disturba un po'. Questa non l'ho capita. Ma magari sono tonta io, eh. 😆 Comunque racconto piaciuto (sempre belle e particolari le tue idee). Alla prossima!
  2. ivalibri

    [FdI 2019 - 1] Andata e ritorno dall'isola

    Ciao @Poeta Zaza Grazie per avermelo fatto notare. Avevo il dubbio che non fosse abbastanza chiaro. Poco prima accenno alla "perdita del bambino", ma forse non è abbastanza incisivo. Grazie anche per tutte le virgole aggiunte, sono stata troppo parca questa volta. Sono contenta che ti sia piaciuta la poesia, devo dire che mi ha fatto penare questo inserimento, non ho trovato pr niente facile far dire ad alta voce dei versi a un personaggio. Grazie ancora e a presto! Ciao @AndC Grazie per il tuo commento e la pazienza nell'aver segnalato imperfezioni, ripetizioni, ecc. Sì, neutra è inteso come neutrale, indifferente allo sguardo (forse quest'ultima espressione è più chiara). Che tonta! 😆 Volevo dire "all'andata, mi fermavo a raccogliere..." Effettivamente ci sono tante ripetizioni che potevo evitare e tante virgole perse per strada. Grazie davvero! Proverò a formulare meglio le parti che mi hai segnalato. Sono contenta che a parte lo stile la storia ti sia piaciuta comunque. A presto!
  3. ivalibri

    [FdI 2019 - 1] Andata e ritorno dall'isola

    Andata e ritorno dall'isola Nonostante fosse già ottobre, il giorno della partenza faceva caldo. Sembrava una tarda giornata d'estate e mi sistemai sul ponte della nave, all'aperto. Era un'abitudine che avevo sin da bambina. I momenti più belli del viaggio erano la partenza, quando il paesaggio della città si allontanava rimpicciolendosi fino a scomparire, e l'arrivo, con la costa rocciosa dell'isola che da punto lontano prendeva a poco a poco forma fino a tracciare il paesaggio conosciuto. Posai lo zaino a terra e mi sporsi a guardare la città arrampicata sulle colline. Quella vista non era neutra. Proprio sopra al porto spiccava un caseggiato tra gli altri e una finestra, quella di casa sua, puntava dritto su di me. L'appartamento dove io e Stefano ci incontravamo. Sembrava un occhio che mi osservava andare via, impassibile e severo. Rimasi a fissarla a mia volta, ipnotizzata da quello che mi sembrava l'ultimo legame visivo con lui, fino alla scomparsa all'orizzonte. Dapprima sfumò la finestra, l'occhio non si distingueva più, poi il volto del caseggiato e infine svanì il corpo intero della città e il suo paesaggio intorno. Quando dinnanzi a me era visibile solo la linea blu dell'orizzonte provai, per la prima volta dopo la perdita del bambino, una primitiva forma di sollievo. Guardai il mio zaino e il ponte ormai quasi deserto per via del vento. Tirai fuori la giacca e un libro, in quel momento iniziò davvero il viaggio. Stefano mi aveva lasciato quando aveva saputo che ero incinta. Essendo sposato la gravidanza lo aveva messo di fronte a una scelta. Non ci soffrii poi molto, io un figlio lo volevo e non mi importava di rimanere sola perché sola non ero. Io ero già due. Allontanarmi dai luoghi in cui vedevo Stefano significò perdere la valvola di sfogo in cui convogliava il mio dolore. Soffrivo ancora fisicamente per il post-operatorio e questo era un bene. Ma dopo un paio di settimane i dolori diminuirono. Staccai gli ultimi cerotti sui punti e la ferita, seppure ancora gonfia e insensibile al tatto, divenne inoffensiva. Iniziò allora un dolore sordo, più tenue ma continuo, che mi lacerava le giornate. Queste passavano monotone, in una vacanza forzata, tra pigre riunioni familiari e passeggiate sulla spiaggia. Le passeggiate erano una fissazione di mia madre che quasi mi costringeva a farle perché, a parer suo, mi facevano bene. Era la sua medicina: camminare e un quaderno. Me lo diede e disse: - Scrivi. - Scrivo cosa? - risposi. - Quello che senti, quello che provi. - Dovrei scrivere un diario? Non sono mica un'adolescente. - Non per forza un diario, puoi scrivere quello che vuoi, delle frasi, delle poesie. - Poesie! - quasi scoppiai a ridere - L'ultima volta che ne ho scritto una andavo ancora alle elementari! E allora passeggiavo, senza troppa convizione, annoiata e col dolore sordo che mi accompagnava sempre, senza trarne alcun beneficio. Mia madre veniva quasi sempre con me e sosteneva che la bellezza del mare avrebbe dovuto sanare la mia ferita. Mi ritrovai a percorrere quei luoghi seguendo uno schema ripetitivo: la salita per il sentiero che portava alla collinetta dietro alla spiaggia, la discesa attraverso il campo di fiori secchi, infine il percorso lungo la riva fino al piccolo molo in legno. Al ritorno mi fermavo a raccogliere qualche conchiglia o un bel sassolino che puntualmente gettavo al ritorno. Nel quaderno non scrissi neanche una parola. Dopo le prime settimane la passeggiata diventò solitaria e percorrevo il mio schema come se svolgessi un lavoro, cercando il più possibile di trovare il punto più dolente della mia solitudine. Languire in quello stato mi dava un contraddittorio piacere. Una forma più compiuta di sollievo la provai un giorno per caso, qualche mese dopo. Ero andata fino in paese a fare un po' di spese e mi fermai all'angolo della strada per aspettare l'autobus o il passaggio di qualcuno fino alla casa dei miei. Posai le borse e mi sedetti su una panchina. In quel momento c'era un sole timido che mi scaldava appena la testa e mi guardai attorno. Non c'era un paesaggio molto bello, era solo la provinciale illuminata dal sole, eppure per la prima volta sentii un senso di pace, una solitudine pura che, finalmente, non faceva più male. Il quaderno era ancora bianco ma era arrivato il momento di tornare dall'isola. Mi spoglio per fare la doccia. Sono davanti allo specchio e osservo il mio corpo. È cambiato. La gravidanza che ha affrontato per accogliere quell'esserino che solo lì ha vissuto ha modificato le sue sembianze. È il corpo di una donna che ha avuto un figlio anche se lui, senza che vi sia alcuna spiegazione a cui mi possa appigliare, non ha mai visto la luce. È nato e vissuto in quel buio, proprio lì dove in qualche modo è ancora. Un punto nel buio isola in mezzo al mare fagocitata dal tempo dell'attesa appare e scompare. Le parole mi escono fuori dalla bocca, indipendenti dalla mia volontà. Come bile dal profondo delle viscere. Apro l'acqua e mi ci metto sotto. Tocco la pancia arrotondata e, infine, la ferita. È ormai una cicatrice, in parte cancellata. Assomiglia più a un solco che crea due soffici dune. È diventata un pezzo del mio corpo, una sua forma che, come ogni altra parte di me, si modifica nel tempo ma resta.
  4. ivalibri

    [FDI 2019-1] Mare

    Ciao @Cicciuzza ti conoscevo in veste di staffer e di moderatrice del MI ma non di scrittrice, è la prima volta che leggo qualcosa di tuo e mi fa piacere leggerti come compagna di contest! Il tuo racconto è semplice e coraggioso. Le due sponde del mare creano un contrasto stridente, la scena dalla nostra parte è ben descritta, nella sua normalità (l'odore di crema solare, i tuffi del ragazzino con gli schizzi, i lamenti dei genitori, il bambino che piange e poi gioca, sono scene viste milioni di volte, tutte le volte che si va in spiaggia). Ma è altrettanto ben descritta la scena dell'altra sponda del mare, hai saputo calarti con semplicità ed empatia nei panni degli "altri". Anzi, forse questa parte è vissuta dal punto di vista narrativo con maggiore pathos, con uno stile più fluido della prima parte. La scena di Maddalena e Giovannino è scritta in maniera più fredda e distaccata (o lameno a me è sembrato così), con uno stile più secco e telegrafico. Non so se è stata una scelta per rendere più intenso il contrasto. Il mare in tutto questo è il protagonista silenzioso e indifferente, il trait d'union tra le due realtà. Una forza più grande di noi e delle nistre intenzioni. Ma è anche ciò che collega le due madri e che fa sì che Maddalena provi dolore per il figlio dell'altra donna. E anche vergogna. La stessa che prova il lettore. Questo dettaglio accentua quel senso di vergogna. A una seconda lettura salta proprio agli occhi il contrasto tra questa futile preoccupazione e l'altra. L'immagine è ciò che scuote di più le coscienze, più della notizia. Questo l'ho trovato realistico. Questa parte è il preludio alla poesia, sembrano già dei versi. La ninna nanna/poesia finale sembra una preghiera. Mi ha ricordato una poesia di una tra le maggiori poetesse portoghesi del Novecento, Sophia de Mello Breyner Andresen. È considerata la poetessa del mare e la tua poesia me l'ha ricordata, non ricordo il titolo purtroppo. Grazie per la lettura. Alla prossima!
  5. I segnalati si sapranno a fine giugno. Entro il 31 luglio invece si riceveranno le schede di lettura.
  6. ivalibri

    Cosa state leggendo?

    @Vincenzo Iennaco Vincenzo, che dici mai? Visto il tuo modo di scrivere ti consiglio di Márquez L'incredibile e triste storia della candida Eréndira e della sua nonna snaturata. Dai, dopo Lobo Antunes, questa è una passeggiata. Fammi sapere che ne pensi ché sono curiosa.
  7. ivalibri

    IoScrittore

    Non credo che gli organizzatori leggano alcun giudizio, su 2.800 concorrenti sono oltre 20.000 giudizi, farebbero prima a leggersi direttamente gli incipit. Guardano i voti usando un ignoto algoritmo.
  8. ivalibri

    Cosa state leggendo?

    L'ho letto da poco anch'io. Molto bello. Da leggere tutta la trilogia per cogliere bene il senso del tutto. Anche per me uno dei migliori di quest'anno (o almeno così su due piedi non mi vengono altri titoli).
  9. ivalibri

    IoScrittore

    Ho letto sul gruppo di fb che gli organizzatori hanno dichiarato di usare un metodo del genere, ossia un algoritmo che elimina i voti troppo distanti dalla media dei voti totali. So che non hanno mai rivelato l'algoritmo e quindi non si sa esattamente come funzioni ma dicono di non basarsi semplicemente sulla media matematica.
  10. ivalibri

    IoScrittore

    Credo tu abbia ragione sulla serietà o meglio sulla aleitorietà del sistema. Sinceramente io ho partecipato più per avere dei pareri sul mio testo che altro. Pareri anonimi quindi sinceri in modo da capire come vengono recepite alcune cose del mio testo. Se fossi passata alla seconda fase probabilmente mi sarei ritirata perché il mio romanzo non raggiunge i 160.000 caratteri richiesti ed è un po' più breve. Insomma è un concorso che va preso per quello che è, con i suoi pregi e difetti.
  11. ivalibri

    IoScrittore

    Ciao @Irene51 sei stata sfortunata, perché ben 5 dei tuoi lettori si saranno ritirati o saranno stati segnalati e quindi eliminati. L'anno scorso io ne avevo ricevuti 7 su 10.
  12. ivalibri

    IoScrittore

    Sono molto contenta! 8 giudizi su 10 sono decisamente buoni, alcuni ottimi. A 2 non è piaciuto, hanno trovato la trama un po' intricata, ma ci sta. Mi sembra persino strano non essere passata dopo averli letti. Ringrazio tutti e in bocca al lupo ai finalisti!
  13. ivalibri

    Verde, ti voglio, verde

    Ciao @Garrula Eccomi qui a rispondere al tuo commento con un bel po' di ritardo! Sì, Narciso come figura di riferimento è stato già notato da altri lettori. L'altro racconto di cui parli non ricordo, ma non farci caso sono un po' fusa in questo periodo 😆 Qui ho cercato di fare riferimento alla poesia da cui prende spunto il racconto. Nella poesia si parla di pozzo in cui si specchia la zingara e ad altri elementi della vegetazione, io l'ho trasformato in una pozza d'acqua stagnante ai cui bordi c'è del muschio, per mantenere l'immagine del verde della vegetazione. Non so se sia stata una scelta azzeccata, in effetti. Grazie per avermelo segnalato. Queste parti di dialogo sono citazioni dirette della poesia: Fernando sta per morire e dice - Compadre, quiero morir, decentemente en mi cama. De acero, si puede ser, con las sábanas de holanda. Mentre l'altro personaggio dice: Pero yo ya no soy yo ni mi casa es ya mi casa. Il fatto di lasciare molto in sospeso è tipico mio, non so se sia più una caratteristica o un difetto, ci sto lavorando per capire fino a che punto è lecito spingermi agli occhi dei lettori. In alcuni altri racconti mi era chiaro che fosse più un difetto, qui in questo mi pare dipenda anche dal singolo lettore perché i commenti si dividono circa a metà tra chi voleva sapere di più e chi ne apprezza l'atmosfera sospesa. Grazie per il tuo parere! Per quanto riguarda i nomi, hai ragione, potrebbe essere un'idea ometterli. Li ho inseriti perché sono i nomi delle due persone a cui è stata dedicata la poesia da Lorca. Ci penserò comunque. Grazie per il tuo commento! A presto! Ciao @Beatrix Grazie per la lettura e il commento e scusa il ritardo con cui ti risoondo. Grazie per il suggerimento, in effetti il personaggio di Gloria è stato visto come più debole dal punto di vista narrativo anche da altri. Il limite di caratteri mi ha sicuramente condizionato ma sono contenta che tu abbia comunque apprezzato il risultato. Bella l'immagine del bambolotto abbandonato! Sì, nella poesia il personaggio sta scappando dalla Guardia Civil, anche se non viene spiegato l'antefatto, in contesto potrebbe essere quello della guerra civile spagnola. Grazie per il suggerimento! 😊 Grazie per il tuo generoso apprezzamento. Questo racconto mi pare abbia diviso a metà i pareri, chi ha apprezzato le poche informazioni e lo stile rarefatto e chi, invece, avrebbe voluto sapere di più. Si tratta forse anche delle diverse sensibilità dei lettori ma è comunque molto utile per chi scrive ricevere le impressioni, negative o positive che siano. Grazie ancora e alla prossima!
  14. ivalibri

    Mezzogiorno d'inchiostro 128 - Topic Ufficiale

    E bravi @Kuno e @Edu complimentoni! Però Edu scusa non resisto: Prrrrr! Un pernacchione qua ci sta. E poi, ma ho capito bene? @Cicciuzza sta dicendo che questo è l'ultimo MI e ci si vede dopo l'estate come a scuola? Buuh, ormai mi ero abituata al contest quindicinale, come farò? Sigh. Sì lo so c'è il ferragosto di inchiostro ma non è la stessa cosa: capirò il regolamento? Ci acchiapperò qualcosa? E con questa domanda senza risposta ci lasciamo.
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