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Jayemme

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  1. Jayemme

    una storia

    ciao @Luigi Amendola, grazie. Sì certo, i consigli sono sempre bene accetti ti faceva paura la "vicinanza" ma la frase non la trovo scritto bene; viene da chiedersi chi gli fa paura? Ciao @Adelaide J. Pellitteri grazie per il commento. Ad ogni modo è proprio quello il punto... Per come l'ho pensata io non è solo la vicinanza a far paura, ma è tutta la situazione che si sta creando, la paura del "dove porterà tutto ciò" scusami, ma non capisco cosa intendi . Comunque con foglio intendevo una lettera.
  2. Jayemme

    una storia

    Ciao @Mariner P, grazie davvero per i consigli e per aver letto il racconto!! Hai pienamente ragione quando dici che a volte serve solo riorganizzare il testo e pulirlo da zavorre inutili al fine di portare di lettore proprio dove vogliamo grazie ancora per i consigli li ho apprezzati molto. Ciao @simone volponi, grazie per aver resistito alla "tortura" ed essere arrivato fino alla fine
  3. Jayemme

    storie arrugginite

    Ciao a tutti, l'idea di questo blog è nata un po' per caso, fondamentalmente da una tipica conversazione sulla scrittura. Il blog è scritto a due mani e il suo obiettivo è quello di raggruppare tutte le storie e i racconti scritti negli anni, che per lungo tempo sono rimasti nel cassetto, o in un hardisk, a fare un po' la ruggine. Abbiamo quindi deciso di metterle in rete e la possibilità, a queste storie, di essere lette anche da altre persone. Se vi va di leggerci un po' passate pure, consigli e commenti sono ben accetti. Intanto vi auguro buona lettura! storie arrugginite
  4. Jayemme

    una storia

    ciao @C. Zvezda grazie a te, sì a volte abbondo di virgole, lo so da me. Cercherò di usarle con un po' più di parsimonia Qui: Si è appena contraddetta da sola. lo so che mi sono contraddetta, era un tentativo di esprimere che la voglia che una data situazione i verificasse era talmente forte da averla immaginata fin nei minimi dettagli, ma nello stesso tempo non crederla possibile, realizzabile. Grazie ancora
  5. Jayemme

    una storia

    commento Voglio scrivere una Storia. Una Storia che parli di me e di te. Una Storia che parli del nostro amore. Una Storia che iniziò la sera della vigilia di Natale, o per meglio dire, che da quella sera divenne realtà. Noi eravamo due, ma non i soliti due che sono troppo lontani, troppo diversi o troppo simili. Eravamo due e basta. Tu eri tu, con la tua vita, le tue passioni e la tua musica. Io ero io, con la mia vita, le mie passioni e la mia musica. Tu non eri solo, io non ero sola, ma tu non eri con me, e io non ero con te. Eravamo due, due che si conoscevano, forse poco, due che erano vicini, forse troppo, due che parlavano, forse poco, due con un’età diversa, forse troppo, due che passavano del tempo insieme, forse poco. Tu guardavi nei miei occhi, io nei tuoi, e ogni volta mi ci perdevo, quasi come se cercassi disperatamente qualcosa a cui aggrapparmi, senza però trovarla mai. Quella sera però la trovai, perché quella sera fu tutto diverso. Ci avvicinammo di più, eravamo tanto vicini che mi faceva paura. Ricordo ancora i tuoi occhi che fissavano i miei, fu un attimo, e in quell’istante mi entrasti dentro. Poi non so cosa successe, non sentivo più il rumore del mondo, e non vedevo più il mondo muoversi, eravamo soli, come se ci fossimo solo noi in tutto il mondo. Sembrava che il mondo si fosse fermato per noi, come se sapesse che quello che sarebbe successo di li a poco lui, il mondo, non l’avrebbe mai potuto capire. Di quegli istanti fuori dal mondo ricordo il silenzio, la leggerezza, le tue mani. I tuoi occhi stavano diventando lucidi, come i miei, smisi allora di guardarti e iniziai a cercare disperatamente qualcosa di interessante nel cielo azzurro di quella magica sera, mentre fissavo quell’immenso azzurro sentivo le lacrime segnarmi il viso, sentivo perfino le tue lacrime. Tu così grande, così perfetto, così composto eri lì con me, come me eri in quella macchina, in quel parcheggio, io studiavo il cielo e tu studiavi quella parte così intima di me, che ti avevo appena donato. Ormai era fatta, tu, io, l’auto, il parcheggio, era tutto come era stato previsto, ma mai avrei potuto immaginare te in quell’auto, in quel parcheggio, così come ti ho avuto, non dimenticherò mai il te di quella sera. Se chiudo gli occhi riesco ancora a vedere le tue mani, i tuoi occhi, tu che mi stringi, il tuo bacio. Io ti ho baciato, tu mi hai baciata, tu mi hai stretta a te, io ti ho stretto a me, eravamo vicini, tu eri in me e io ero in te, eravamo una cosa sola. Mi è bastato averti anche solo per un attimo, un attimo che so che non tornerà più, è stato l’attimo più bello della mia vita. È stato l’attimo in cui c’è stato per la prima, e ultima, volta un noi, che parlasse solo di noi. Tu hai mentito per stare con me, io ho mentito per stare con te, e da tutte queste menzogne è venuta fuori una verità nascosta per tanto tempo. È venuto fuori il nostro noi, io e te non c’era più, c’era il noi. Io e te, tu ed io oramai era diventato noi, che per il tempo di due fogli, siamo stati vicini come non mai, e come non saremo più. Ma va bene così, meglio una volta che mai. In fondo il noi tra me e te non esisterà, ma la tua e la mia Storia continuerà ad andare avanti, e se parlerà di te e di me o di me e di te va bene lo stesso, perché per almeno per due fogli questa bellissima Storia ha parlato di noi.
  6. Jayemme

    Non è colpa mia

    ciao @void, il racconto è nel scritto, mi piace molto la parte iniziale: entri direttamente nel vivo del racconto, nei pensieri del protagonista senza contestualizzarlo troppo, questo, almeno per me, mi ha portato a andare avanti con la lettura e cercare di capire cosa stesse tormentato il protagonista. Mi piace anche come sei riuscito a rendere i suoi pensieri, le sue preoccupazioni: Ma nel resto poi ho avuto la sensazione che mancasse qualcosa, ad esempio, a mio gusto personale avrei cercato di dare una qualche spiegazione del suo gesto, analizzando un po' il lato psicologico del protagonista, sì alla fine si capisce che ha dei problemi con l'alcool, però avrei voluto saperne di più a riguardo. Oppure, avrei dato un po' più spazio ai suoi sensi di colpa, sempre per articolare meglio il protagonista.
  7. Jayemme

    Mi ricordo

    ciao @Unius , grazie per aver letto il mio racconto.. Ricordo delle ombre su quel tappeto scarlatto, che forse esistono solo in un altro scomparto nella mia mente, e che al momento è stato messo lì. Se "esiste" si riferisce a "ombre" poiché ombre è un plurale, devi mettere che "esistono" in questo caso mi riferisco al tappeto, che essendo un nome singolare richiede un verbo singolare, esiste è quindi corretto. Più che "riesumare", termine mortuario, io metterei il verbo "riaffiorare". io lascerei riesumare , ma grazie per la tua opinione Il plurale di manico è manici. grazie so bene qual è il plurale di manici, ma in questo caso è stato il copia e incolla che mi ha fregata... in realtà la parola non era né manico, né manici e tantomeno manici, ma era manichini. grazie anche per il giudizio. sì, forse a volte ho abusato di ripetizioni, ma il tutto era al fine di rendere maggiormente l'angoscia a le sensazioni della protagonista
  8. Jayemme

    Mi ricordo

    Ciao @Fraudolente, ho intenzionalmente usato le ripetizioni per "appesantire" l'atmosfera, quindi era voluto, anche se forse possono essere eccessive. grazie per il commento. Ciao @AndC grazie, sì, come ho scritto sopra, le ripetizioni di parole e frasi sono del tutto intenzionali, mi sono servite per creare meglio l'atmosfera e cercare di trasmettere al lettore le stesse sensazioni del protagonista del raconto. Anche a te dico, che in effetti, potrei cercare di trasmettere le stesse emozioni, anche in altri modi, ma come hai anche detto tu è un po' uno stile... In questo caso: Ugualmente, non si tratta di errori, ma ti esprimo il mio punto di vista: eliminerei il secondo "come" per caricare meno la frase. Oppure si può sostituire con una "o", o con una "e", o con un "quasi". Insomma qualcosa che non ripeta "come". Anche perché, così potrebbe addirittura apparire come un'incertezza della scrittrice (e non della voce narrante) che non riesce a scegliere quali delle due espressioni usare e le mette tutte e due. Almeno e sempre a mio avviso. apprezzo il tuo commento, e devo dire che concordo con te! Grazie per avermi evidenziato i refusi e le altre correzioni
  9. Jayemme

    Mi ricordo

    @Mister Frank grazie
  10. Jayemme

    Mi ricordo

    Commento Mi ricordo, ero lì in cima alle scale, era il primo gradino dell’ultima rampa. Saranno state una quindicina di scale, sarà perchè ero piccola, sarà perchè era tutto blu, sarà perchè avevo paura, a me sembravano ripidissime e smisuratamente interminabili, come se portassero oltre il pavimento, oltre la terra. Non ricordo chi fosse, io ero di spalle. Ricordo il suo fiato caldo vicino al mio orecchio, sul mio collo, sulla mia spalla. Non ricordo chi fosse, io ero di spalle. Ricordo, senza toccarmi mi spingeva. Non sentivo né la sua mano, né il suo calore vitale. Sentivo solo un’opprimente, soffocante, asfissiante voce che tentava di persuadermi ad alzare il piede destro dal primo gradino per posarlo su quello successivo, così, da alzare poi il piede sinistro e portarlo sullo stesso scalino dove ora si trovava il destro. Così da andare avanti, o meglio, verso il basso. Non ricordo chi fosse, io ero di spalle. Non mi voltai. Avevo uno strano sentore, l’odore della paura mi era entrato dentro, era talmente forte da sentirne il peso addosso. Forse per quello non mi voltai. Non ricordo chi fosse, io ero di spalle e non mi voltai, ma riuscì, senza sfiorarmi a farmi muove in avanti, o meglio, verso il basso. Vedevo un tappeto rosso in fondo alle scale, non so se allora già c’era o, se oggi lo ricordo solo perchè ora so che è lì. Ricordo delle ombre su quel tappeto scarlatto, che forse esiste solo in un altro scomparto nella mia mente, e che al momento è stato messo lì. Evidentemente qualcosa si è confuso durante la riesumazione di questo inconcepibile e intangibile ricordo. Ecco che sensazione era. Era tutto stranamente intangibile, la presenza dietro di me, le scale sotto i miei piedi e le sagome che la luce blu proiettava sul quel dubbio tappeto. Mi ricordo, io ero di spalle, ma appena notai quei fantocci in fondo alle scale, quello dietro di me svanì e lasciò solo una gelida sensazione di mancanza. La sentii bene, la sentii bene perché sostituì il calore soffocante delle sue parole. I due esseri, anche essi volevano che io scendessi, ma per cosa? Non riuscivo proprio a capirlo, anche perché le loro parole suonavano come ovattate, come distorte. Andai avanti, o meglio, verso il basso. Scesi. Mi feci coraggio. Più scendevo e più loro prendevano le distanze da me, come se non potessimo coesistere nello stesso spazio vitale. Continuavo a non capire. Il blu, la nebbia, il freddo, le parole non chiare, ora forse il tappeto non c’era più. Non ricordo come, arrivai all’ultimo gradino. Evidentemente, da qualche parte, trovai il coraggio per rivolgere il mio sguardo verso quelle ombre solide che avevo davanti. Erano come manichi, solo di colore nero, del nero più nero, erano davvero bui. Non riuscivo a distinguere nessun dettaglio del loro volto. Non ricordo come, ma sapevo, se mi fossi avvicinata di più a loro, loro si sarebbero sfilati subito una sorta di stralcio di stoffa svelandomi un marmoreo teschio. Non ricordo come sapevo tutto ciò, ero anche a conoscenza che se io non fossi stata lì, loro si sarebbero sentiti a loro agio a esibire il loro vero volto. Un volto non di pelle, ma d’ossa. Non ricordo come sapevo tutto ciò. Rimasi per un lasso incerto di tempo in uno stato tra curiosità e terrore, l’unica costante era il blu, la nebbia, il freddo, le parole non chiare e il tutto così realmente intangibile. Qualcosa attrasse la mia attenzione risvegliandomi da quello stato di trance, mi voltai verso le sagome alla mia destra, fu allora che capii che quelle figure oscure avevano le idee molto più chiare di me. A loro il blu, la nebbia e il freddo non offuscavano il cervello. Riuscii, inspiegabilmente, o senza un’apparente ragione, a comprendere ciò che volevano, volevano che aprissi la porta alla mia sinistra. Una porta che fino ad un secondo prima non era lì. Una porta che iniziò ad esistere solo nell'instante in cui ne presi consapevoelzza. La porta era più fredda del gelo, grigia, liscia, senza nessun decoro, la maniglia nera, anch’essa liscia, senza nessun decoro. La mia mano, c’era solo la mia mano e la maniglia. Tutto il resto si era diradato nel nulla, lasciando un incolmabile peso, un assordante silenzio, una pacata angoscia. Anche io non ero più dentro di me, ero fuori di me, riuscivo a vedere la mia mano che con una lentezza inaudita si avvicinava alla maniglia. Da fuori di me riuscivo a sentire il mio cuore battere, una, una due, una due tre volte, e poi ancora una, una due, una due tre volte. Non appena la mia mano sfiorò e abbassò leggermente la maniglia fui risucchiata nel mio corpo, il blu, la nebbia, il freddo, le parole non chiare e gli strani personaggi tornarono tutti lì, esattamente dove erano prima. Non ricordo come, ma capii che quelle persone senza un volto fatto di carne volevano che varcassi quella porta. L’unica cosa che riuscivo a percepire oltre quell’uscio era un immenso denso buio. Feci un passo, ed entrai dentro, mi voltai e vidi che le sagome si erano ritratte, loro non volevano entrare. Dovevo andare da sola. Entrai. Non appena fui dentro il fuori divenne istantaneamente distante, fu così rapido che riuscii a vedere la scia del movimento, come se dall’altro capo ci fosse un magnete gigante capace di attirare a sé il blu, la nebbia, il freddo, le parole non chiare e gli strani personaggi. Io non fui risucchiata. Io rimasi nella stanza a sinistra delle scale ai cui piedi forse c’era un tappeto rosso. La stanza era buia, ma nel felpato nero che la imbottiva vidi un termosifone, era proprio di fronte a me. Era davanti a me. Era bianco. Rimasi per un po’ a fissarlo. La stanza era buia, ma nel vellutato nero che la colmava vidi un frigo, era proprio accanto a me. Era alla mia sinistra. Era bianco. Rimasi per un po’ a fissarlo. Non so come, ma capii che dovevo rivolgere la mia attenzione al termosifone e non al frigorifero. Mi avvicinai. Non appena fui vicino al calorifero sentii una folata di vento. Evidentemente da quel lato c’era un’altra calamita gigante che aveva richiamato a sé il blu, la nebbia, il freddo, le parole non chiare e gli strani personaggi. Feci per voltarmi nella loro direzione. Mi ammonirono di non farlo. Questa volta lì capii. Capii cosa mi dissero. In quello stesso momento, nell’ovattato nero che saturava la stanza vidi un tavolo, era proprio accanto a me. Era alla mia sinistra. Era di legno. Le figure mi dissero di non distrarmi, dovevo dedicarmi al termosifone. In particolare dovevo rivolgere la mia attenzione alla manopola in alto a destra. Dovevo osservarla da vicino. Dovevo avvicinarmi. Ancora, non era sufficiente. No, non ero abbastanza vicina. Non ricordo con quali parole, ma ricordo che quelle sagome dietro di me insistevano, e senza toccarmi mi spingevano verso il termosifone, verso la manopola in alto a destra. Non sentivo né le loro mani, né il loro calore vitale. Sentivo solo un’opprimente, soffocante, asfissiante sensazione. Dovevo avvicinarmi. Dovevo osservare da vicino. Dovevo capire. Avevo paura. Il cuore mi batteva forte. Respiravo affannosamente. Avevo paura. Il cuore mi batteva forte. Respiravo affannosamente. La stanza era buia. Le persone dietro di me mi respiravano addosso. Avevo paura. Il cuore mi batteva forte. Respiravo affannosamente. Dovevo avvicinarmi. Dovevo osservare da vicino. Dovevo capire. Avevo paura. Il cuore mi batteva forte. Respiravo affannosamente. Avevo paura. Il cuore mi batteva forte. Respiravo affannosamente. La stanza era buia. Le persone dietro di me mi respiravano addosso. … ... ... Mi avvicinai. Fu il bianco. … … ... Avevo paura, il cuore mi batteva forte, respiravo affannosamente. ... Tutto fu risucchiato via, non c’era più nulla. Ero sveglia. Respiravo affannosamente. Il cuore mi batteva forte. Avevo paura.
  11. Jayemme

    Madreperla

    Ciao @paolati, intanto voglio fari i miei complimenti, mi è davvero piaciuto il tuo racconto. Sei stata diretta, senza spiegazioni di troppo, o senza soffermarti su dettagli superflui, anzi sei riuscita a dare la giusta quantità di informazioni al momento giusto. Il non aver anticipato i problemi di depressione del protagonista, ma aver dato la spiegazione solo alla fine, per me ha reso tutto più interessante, e mi ha portato a voler leggere tutto fino alla fine. La frase: mi è piaciuta tanto, molto tenera. Questa parte: rende perfettamente il climax degli eventi. Anche questa frase mi è piaciuta: Anche se con qualche refuso, il tuo racconto mi ha colpito in positivo.
  12. Premetto che non ho mai scritto una recensione di nessun libro, però ne ho lette molte, quindi speriamo bene... Due libri fa ho letto Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood, ve lo consiglio. Se avete visto la serie tv, beh prendetela e metterla da parte, il libro, come la maggior parte in questi casi è tutt’altra cosa e, a mio parere, molto meglio. La storia è ambientata in un futuro distopico, un po’ sulla scia di 1984 e fahrenheit 451, nel quale alcune donne sono state scelte per salvare l’umanità. Questa volta la libertà persa non è solo di pensiero o di leggere, ma viene meno la libertà di scegliere del proprio corpo e annullare completamente se stessi, fino al punto di perdere il proprio nome. Come è stato scritto in molte altre recensioni che ho letto in rete, il libro è più attuale che mai. Lo stile è fluido, la lettura scorre insieme ai flussi di pensieri della protagonista, che sono essi stessi a portare avanti la narrazione. Personalmente il finale non mi ha soddisfatto del tutto, non dico che non mi sia piaciuto, ma mi ha lasciato quella sensazione di “manca qualcosa”, ma forse era semplicemente perché mi ero resa conto di essere arrivata alla fine di un bel libro. Comunque, se qualcuno di vuoi lo ha letto o lo leggerà potrà dirmi cosa ne pensa.
  13. Jayemme

    Richieste abilitazione Narrativa over 18

    ciao, sono maggiorenne, posso essere abilitata? grazie
  14. Jayemme

    Ciao dreamers

    grazie per il benvenuto
  15. Jayemme

    Ciao dreamers

    Ciao a tutti, io sono Jayemme! Ho sempre amato leggere e scrivere motivo per cui sono finita qui, oltre al fatto che da poco ho creato un blog e vorrei portarlo avanti nel miglior modo possibile... Per il resto beh ci conosceremo di post in post 😉
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