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RunaCenere

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  1. RunaCenere

    La misoginia di Eva

    Buonasera @bwv582, grazie per il commento, felice di averti sorpreso con la similitudine Eva/serpente. Effettivamente riconosco che questo racconto sia scritto meglio rispetto a quel frammento. A rileggerti!
  2. RunaCenere

    Un bacio alcolico

    Ciao @Cla87, ti ringrazio tanto, un abbraccio anche a te.
  3. RunaCenere

    Un bacio alcolico

    @Giovanni Salti grazie!
  4. RunaCenere

    Il mio funerale

    Ciao @Sarane, piacere di "incrociarti" qui! Sono felice che il mio racconto ti sia piaciuto, e ti ringrazio tantissimo per la tua analisi attenta. Spero di poterti rileggere presto, ciao!
  5. RunaCenere

    Il mio funerale

    Ciao @nemesis74, piacere di "conoscerti". Ti ringrazio per il commento e per l'attenzione. Riguardo l'uso delle virgole, ammetto di amarle e di usarne tante. Possono più o meno piacere, ma sono parte integrante del mio stile (che può o meno piacere). A rileggerti!
  6. RunaCenere

    Il mio funerale

    Ciao @AndC, ti ringrazio davvero tanto. Contenta di averti colpito un poco di più stavolta.
  7. RunaCenere

    Il mio funerale

    @mercy Grazie a te, contenta che ti sia piaciuto il mio racconto. A rileggerti!
  8. RunaCenere

    Richieste abilitazione Narrativa over 18

    Ciao, sono maggiorenne. Potete abilitarmi per favore?
  9. RunaCenere

    Il mio funerale

    https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/43130-sta-scrivendo/?do=findComment&comment=765715 Morire è facile, organizzare un funerale un po’ meno. Morire è un attimo. Vi è un momento, in cui si è come sospesi. Vi è un prima, la vita. Un attimo di vuoto, forse, come intermezzo. E poi vi è il dopo, così eterno e sterminato. E ci sei tu, che muori, per qualche motivo, ma il perché non è nemmeno poi così importante. Capita a tutti, tanto, in un modo o nell’altro. Tu, che muori, all’improvviso, perché quasi ogni morte è improvvisa, e all’inizio, forse, neanche te ne accorgi. Che la pressione nei polmoni si è allentata, che il corpo, prima così straziato, si è steso, rilassato, neanche te ne rendi conto. Eppure, le membra, ora flaccide, non rifletteranno mai più la tua volontà, se sei stato così fortunato che prima ti obbedissero, bene, mettiamo che il destino all’ultimo pareggi i conti, ed ecco che ti ritrovi a vivere il tuo funerale sentendo e vedendo tutto, ma non potendo fare né dire niente. Ma è facile parlare per gli altri. Sentirsi forti nel narrare le storie degli altri, senza mai mettersi in gioco. Oggi però ho deciso, e vi dico che le regole le cambio. E a morire su questi fogli sarò io. L’identità di chi vorrà venire a vedermi un’ultima volta, non la conosco, e forse mi deluderebbe. Ma che cosa direbbero, è facile da immaginare. Distesa nella bara, gelida di frigorifero, le mie orecchie udirebbero le solite stoltezze d’occasione, ma il viso non si storcerebbe in una smorfia. “Era una ragazza capace, piena di talento. Anche bella, dai. Peccato abbia avuto così poco tempo.” “Carina sì, però talentuosa per nulla affatto, niente di così… originale. Mai che sia riuscita a concludere qualcosa. Solo squarci di talento, i suoi.” “Sicuramente se lo sentiva, che sarebbe morta presto. Scriveva solo di questo, fin da bambina. Non è mai riuscita davvero a scrivere d’altro.” Direbbero, le voci, che ero sempre inquieta, nell’ultimo periodo. Sempre più insicura, sempre meno decisa. Penserebbero, senza riuscire a dirselo, che quella morte che ieri m’aveva preso mi era in corpo già da qualche tempo. E che se ne stava rintanata tra il cuore e lo sterno, e ogni tanto vagava fra le mie interiora, si insinuava nelle mie cervella ed era lei a farmi così tanto piangere e disperare. A farmi agitare, in animo e in corpo, a farmi sembrare così lunatica, distante. E se, spesso, in contraddizione con il mio aspetto delicato, sputavo veleno e odio, era proprio per colpa sua, che aveva ucciso da tempo la bambina e lasciato al suo posto una creatura sgraziata. E di odiare, in vita, ho odiato, più odiato che amato. E l’amore che ho provato mi ha sempre così devastata, ché non sono mai stata capace di resistere, di essere forte, di non farmi sopraffare. Eppure ho amato, con un’intensità tale che i pochi che ho amato se lo ricorderanno tutta la vita. Apparirò loro in sogno, per salutarli e dirgli le mie ultime parole di un privilegiato amore. Ma prima penserò ai nemici. E dei loro incubi sarò la regina, perché la vendetta è un bene che mai ho disdegnato. Chissà se lui vorrebbe mai vedermi. Se se la sentirebbe, di vedermi. La notizia della mia morte, sono certa, lo shockerebbe. Controllerebbe i social. Mi cercherebbe online. Infine, cederebbe all’evidenza di un triste necrologio funebre. E, forse, si dannerebbe per quel bacio non dato. Per quelle parole non dette, per quelle altre che non ha voluto sentire. Per non avermi mai avuta sua, anche se avrebbe potuto avermi. Per non averlo mai fatto, che il desiderio c’era, ma con le bamboline ingenue non si gioca. Chissà se, arrivato alla porta, con le gambe che tremano, all’ultimo deciderebbe di non entrare. Oppure se avrebbe il coraggio, la forza, la voglia di dirmi addio. Di venirmi a trovare, un’ultima volta, e così di chiudere il gioco da vinto, perché ad andarmene, seppur rinchiusa all’interno di una bara, sarei stata io. Amara finale vittoria, la mia. La carezza che a lungo avevo bramato, me la darebbe su una guancia ormai fredda. E con lo sguardo accarezzerebbe, tremando, tutto il mio corpo, ricordandosi di come prima quella carne, ora così muta, gli parlasse, desiderosa di farsi toccare. Mi guarderebbe la mano destra e, dimenticandosi che io sono mancina, si ricorderebbe erroneamente di quando io gli avevo accarezzato la nuca, con quelle dita, ora bluastre. Di come lui dopo abbia socchiuso gli occhi, quello non potrebbe ricordarselo. “Sei dolce”, mi aveva detto, con una punta di affetto nella voce. “Troppo dolce, per me.” E in vita, come in morte, su di me si sbagliava. Che io ero tutto tranne che una bimba ingenua e delicata. O meglio, ero anche altro. Ero un fuoco di passione. E avevo dentro il veleno dello scorpione, la determinazione dell’ariete. A sorreggermi più l’inquietudine che le ossa. Più odio, e un po’ d’amore, che carne. Non credo, tuttavia, che lo farebbe. Non l’aveva affrontato quando io ero viva, il peso della mia esistenza, e lo affronterebbe ora, che sono morta? Eppure, di invitarlo lo inviterei. Siete tutti invitati al mio funerale, ma a lui spetta un invito speciale. E in sogno gli parlerei, ma lui non capirebbe, che se una persona non la si comprende da viva, figuratevi quanto sia difficile che questa sia compresa una volta defunta. Ma sono tremendamente caparbia, e in sogno gli comparirei. All’inizio sarei soltanto la reminiscenza di un profilo, ma poi diventerei altro, darei tutta me stessa per il suo sogno, come volevo darmi a lui in vita. Seduta su uno sgabello, all’interno di un locale vuoto, con indosso la gonnellina che l’aveva fatto sorridere molto tempo prima. Entrerebbe, da solo. Gli occhi, solitamente così bassi, fissi su di me. E io stringerei nella mia mano sinistra un cuore sanguinante, e il sangue scivolerebbe sul pavimento sotto forma di piccole serpi, e rossi diventerebbero i suoi piedi nudi. “Troppo dolce, non trovi?” Purtroppo, si sveglierebbe di soprassalto, e io non avrei il tempo di alzarmi, né di andargli incontro, né di baciarlo. Che i sogni dei morti non sono altro che desideri inespressi dei vivi. Lui dovrebbe correre. Fregarsene del vestito elegante, che tanto mica io potrei vederlo. Non stavolta. E quindi, amore mio, corri. Se devo aspettarti, ti aspetterò ancora un’ultima volta. Ma tu vai di fretta, che le mie spoglie sono già dirette verso la chiesa, e non manca molto che vengano condotte al campo santo. Stremato, alla fine arriverebbe, in tempo per vedere la bara salire la scalinata della chiesa. E la segui, la bara, mi segui, un’ultima volta, e per una volta sola sono io a darti il passo, io a non avere incertezze sul fatto che tu mi segua. Ti ricordi di quando siamo usciti insieme, e tu mi camminavi davanti. Timido, forse, ma con passo sicuro. Il karma si è rovesciato, e ora mi segui tu, con le gambe che tremano, e quasi non ti reggi più in piedi. Alla fine, proverebbe a scappare. Si rintanerebbe dentro un confessionale. E lì crollerebbe, forse piangerebbe, di certo mi sognerebbe. E io lo stavo aspettando, nei sogni. Lo aspettavo da così tanto tempo. E stavolta mi alzo dallo sgabello, gli accarezzo il viso sconvolto. In sogno, i baci sanno di sangue e ambrosia. Alla fine, a ben vedere, bastava soltanto morire.
  10. RunaCenere

    Sta scrivendo

    Ciao @Lauram, inizio con il dirti che il tuo racconto mi è piaciuto molto. Mi è piaciuto come descrivi questa relazione extraconiugale, e come il brivido del proibito venga "attenuato" e "limitato" in una società tecnologica. Davvero un bello spunto, dove la storia clandestina è la vicenda narrata, ma la riflessione si spinge oltre, includendo i social network e come noi ormai, volenti o nolenti, viviamo le nostre relazioni non solo utilizzando i social, ma essendone profondamente condizionati. I due protagonisti del tuo racconto, infatti, non hanno un animo coraggioso. Non hanno un ardore che li spinga ad andare oltre il lecito nella realtà, e allora, strumento e complice, interviene in loro aiuto la tecnologia. Un incipit diretto e sorprendente. Attira immediatamente l'attenzione del lettore, mi è piaciuto. Anche se, sincera, dopo una frase così d'impatto io sarei andata a capo. Bello, bello. Un'altro periodo che mi piace un sacco. Come lettrice, ti dirò che l'incidente me l'ero aspettata, ma che un racconto non si giudica da cosa ci si aspetta e cosa no, ma se il contenuto funziona ed è bello a livello stilistico. Il tuo racconto va, il tuo stile scorre fluido. In questo testo ho trovato dei periodi davvero belli, a tratti poetici. Sopra ti ho segnalato un articolo mancante. L'unica cosa che, in tutta sincerità, non mi convince a pieno è questa conclusione. Ti consiglio, se ti andrà, di rivederla, perché la frase finale in un racconto breve è importante quasi quanto l'incipit. A rileggerti!
  11. RunaCenere

    Un bacio alcolico

    @Lucifero90 grazie!
  12. RunaCenere

    Un bacio alcolico

    Ciao @Floriana, spero che tu abbia passato un bellissimo weekend. Purtroppo, ti sto potendo rispondere solo ora. Partiamo da un presupposto: io ti vivo come una creatura un po' "mistica" all'interno di questo forum. Sincera, nel mio solito pensare male, avevo pure pensato che potessi essere una persona di mia conoscenza, e che quindi tu fossi un fake. Questo perché, davvero, tu dici di avere difficoltà a seguire i miei racconti ma a mia volta io, non per male, ho serie difficoltà a capire come ragioni. Ad esempio, il fatto che tu mi dica che non si capisca alle volte la persona che io utilizzi per la narrazione, quando l'intero testo è stato scritto in seconda persona singola, mi lascia parecchio perplessa. Così come avviene anche nei tempi verbali, esempio: L'intero racconto è stato scritto al presente, quindi davvero non riesco a venire a capo di questa tua correzione. Poi vi sono quelle tue domande un po' strane, in merito alla comprensione del testo, che mi fanno pensare che la mia scrittura e la tua lettura non siano affatto conciliabili l'un l'altra. Esempio: In questo caso, era chiaro nel racconto, e non lo dico soltanto per mia percezione ma anche perché chiunque altro lo abbia letto è riuscito a coglierne l'atmosfera. La protagonista si trova in uno stato di disagio, da sola, annebbiata dall'alcool.. mi sembrano tutti buoni motivi per farle desiderare di andarsene via. Mi dispiace doverti fare notare queste cose, anche perché sei molto più grande di me, e quindi con molta più esperienza. Ma davvero, fatico a capirti. Vedrò di leggere qualcosa di tuo e di farti sapere. Buon inizio settimana!
  13. RunaCenere

    Una bambolina, innocua e ingenua come una bambina

    Ciao @Floriana, io tutto a posto, spero che anche tu stia bene. Ti ringrazio per il commento, e lieta che il frammento ti sia piaciuto!
  14. RunaCenere

    Una bambolina, innocua e ingenua come una bambina

    Ciao @Nancy C., piacere di "incontrarti". Sono felice che il mio frammento ti sia piaciuto, e anche che tu abbia colto "quell'altro" come dispreggiativo. Ovviamente no, la certezza non la potrà avere mai, questa è l'intuizione della protagonista. Ciò che lei è si riflette in ciò che lei vede, o forse vuol vedere, di lui. Come succede a tutti noi, nel quotidiano. Vestiamo i gesti degli altri con i nostri pensieri in merito. Alla prossima!
  15. RunaCenere

    Una bambolina, innocua e ingenua come una bambina

    Ciao @bwv582, sono contenta che ti sia piaciuto! Ti ringrazio!
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