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Lesa Maestà

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Tutti i contenuti di Lesa Maestà

  1. Lesa Maestà

    La solitudine di averti accanto

    Ti sei incastrato nelle imperfezioni della vita. Ritorni negli errori. Rivivi, da spirito, negli inciampi. Sei in un caffè servito freddo, nell’ordinazione che non arriva. In un servizio scadente. In un dolce che sembrava più buono e, alla fine, è amaro. Nella guida incerta di un ragazzo in motorino che mi sorpassa e quasi cade. Nei graffi sull’auto rossa, la mia auto rossa. Nella mano di un uomo che mi sfiora. Nei passi di qualcuno che guardo e scambio per te. In un calzino troppo grande che finisce nel cestino. Sei rimasto, come uno sospiro, intrappolato in alcune parole, anche se non è più la tua voce a pronunciarle. Te ne sei andato, ma hai lasciato il tuo riflesso in dettagli di vita scadenti. Quei particolari, un tempo, mi avrebbero ricordato te e avrei sorriso. Adesso, quando in loro ti intravedo, è un malinconico disprezzo a salirmi alle labbra. E tutte le parole che abbiamo condiviso, siano state queste d’amore o d’odio, di pace o di guerra, d’attacco o di disarmo, di abbandono o di sesso, tutte mi restano in gola. E, a ogni respiro, tento di scacciarti, e alla fine sì, ci riesco. Ma, anche andandosene, graffiano lo stesso. Sei tu a ferirmi ancora. La tua volontà di farmi del male mi rende vulnerabile pure adesso che siamo tornati estranei. Non puoi più toccarmi, non puoi più parlarmi. Pretendi lo stesso di respirarmi addosso. Cos’è, del resto, un fantasma, se non una memoria che non vuole morire? Ti vedo in tutti i particolari che hai contaminato con le tue miserie. Ti vedo, li vedo. E se potessi darei alle fiamme anche il mare, pur di strapparti via da me. Ma la solitudine di averti accanto, no, non la vivo più.
  2. Lesa Maestà

    La solitudine di averti accanto

    @Aegis davvero non l’avevo percepita da questo punto di vista, ti ringrazio. Il tuo commento mi ha fatto molto piacere
  3. Lesa Maestà

    La solitudine di averti accanto

    @Davide Carrozza ciao, scusa per il ritardo nella risposta. Ti ringrazio per la lettura e per l’attenzione. Mi dispiace che il testo non ti sia risultato chiaro: ciò che volevo trasmettere è la fine di un rapporto d’amore malsano, con tutte le conseguenze emotive del caso. @fcwfex chiedo scusa anche a te e a @Poeta Zaza per il ritardo nel rispondere! Vari impegni mi hanno tenuto lontana dal Forum. Ti ringrazio per la lettura e l’attenzione... sì, il calzino è quello di lui. All’ultima domanda ti rispondo che, troppo spesso, ci si affeziona anche allo stare male. @Poeta Zaza grazie davvero! Sono felice che ti sia piaciuto. @Aegis ciao, scusami ma non ho ben compreso il tuo commento. :-(
  4. Lesa Maestà

    La solitudine di averti accanto

    Cara @Chiara1981, ti ringrazio davvero tanto per il tuo commento, sono molto felice che tu mi abbia compresa.
  5. Lesa Maestà

    L'amore perduto

    Ciao @Miriana! Inizio dicendoti che l'incipit mi è piaciuto. Trovo l'idea di base molto carina. Il "Lei" maiuscolo non mi ha molto convinta. Hai scelto di usarlo per qualche motivo in particolare o solo perché il nome della donna non è precisato? In quest'ultimo caso, ti consiglio di evitarlo: non è necessario. Il confronto fra l'immagine della donna viva e quella di lei fantasma è una delle cose che mi è piaciuta di più. Ti segnalo comunque qualche scelta stilistica che non mi ha convinto. Secondo me puoi renderlo più incisivo. Io scriverei: "Le labbra di lei, prima carnose e belle, erano secche e screpolate, ora che erano state baciate dalla morte". Altro appunto: immagino che i protagonisti della storia siano due adulti. Fidanzati, forse marito e moglie, non è precisato, ma tant'è: anche se defunta, mi sembra strano che le sue labbra sia state baciate solo dalla morte. Ti consiglio di evitare di precisare nuovamente che lei sia morta. L'hai già messo in chiaro. Il testo così mi sembra scorrere più fluido. Sostituirei la virgola con un punto. Eliminerei il "quasi" per dare maggior pathos alla scena. Onestamente: ho capito l'immagine che vuoi creare, ma il termine distanti non mi piace. Prova a cambiarlo, prova a rendere l'immagine più elegante. A presto!
  6. Lesa Maestà

    Un bacio alcolico

    https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/42918-sogno-1/?do=findComment&comment=759718 Diciotto anni, e sei poco più di niente. Sorseggi il tuo drink, un fragolino, seduta, o meglio abbattuta, su un pouf del locale. L’alternarsi delle luci ti confonde, e il tuo sguardo, offuscato di suo, non riesce a focalizzarsi sulla tua immagine riflessa nello specchio. Ci provi, a sistemarti i capelli biondi, ma le dita si bloccano nei nodi, e quasi ci restano. Per lo meno, il rossetto sembra aver resistito, o almeno così sembra per quel poco che riesci a vedere. Distendi le gambe, e ti osservi le cosce scoperte, le caviglie solo poco più spesse di quel tacco su cui ora non riusciresti più a reggerti in piedi. Non vuoi più stare lì seduta, vorrei essere altro, vorresti essere altrove. Eppure rimani lì. Anzi, sprofondi ancora di più su quel cazzo di pouf. Di alzarti non se ne parla, di andartene neppure: intontita come sei, barcolleresti, e l’orgoglio te lo impedisce. E quindi resti lì, e aspetti. Che aspetti, lo sai solo tu. Di bere hai bevuto troppo, ma ti ricordi ancora bene che cosa ti ha spinta fin lì, a morire sepolta dentro il pouf di un posto così squallido. Posi a terra il bicchiere ormai vuoto, e controlli Instagram. Aggiorni il feed, ma dei post non ti interessa, e vai dritta sulle storie. “Beccato”, sussurri. Ti ho preso, ora sei mio. Sorridi al suo viso, e non vedi l’ora di fargliela pagare. * Quando si accorge della tua chiamata, è confuso. Osserva lo schermo luminoso del cellulare, e non si decide a rispondere. Alza lo sguardo dal telefono, e i suoi occhi, così neri, così vuoti, si fissano su di te. E la musica sparisce. Ed è come se una forza più forte ti spingesse verso di lui, e tu non puoi opporti. Barcolli, per poco non cadi. Ti attacchi a un suo braccio, e per un attimo hai la tentazione di buttargli le braccia intorno al collo. Ma almeno a questo istinto resisti, ed è lui ad afferrarti per le braccia. “Che cazzo ci fai qui?” E tu, che vorresti mordergli quelle belle labbra, ti trattieni dal tirargli uno schiaffo in faccia. “Quello che fai tu, scaccio via l’inquietudine.” “Tu, bambina?” Il sangue ti sale sulle guance, con l’umiliazione, e qualcuno dei suoi amici inizia a sghignazzare. Non lei però. Sa bene che il ragazzo si disinteressa facilmente e velocemente, e di essere in una posizione precaria. E così, infastidita da quell’inconveniente che sei tu, la sua attuale puttanella ti osserva con negli occhi il veleno di una serpe, e i denti scoperti della iena. “Io.” Gli rispondi, sollevando il mento e tirando in fuori il petto. “Io, e tu ora vieni con me.” Il bastardo ride, fa per lasciarti, e tu perdi l’equilibrio, ma non hai alcuna intenzione di permettere che se ne vada via. Conficchi le tue unghie nella carne del suo avambraccio, e gli sfugge una smorfia infastidita. “Cosa ti sfugge nella frase ‘non voglio essere il tuo ragazzo’?” “Che tu mi ami.” Lui si blocca, resta in silenzio, non sa che dire. E tu sorridi, sorridi a lui e rivolgi uno sguardo di sfida alla stronza, che adesso gli si è messa di fianco e tenta di attirare la sua attenzione strusciandoglisi addosso. “Andiamocene, è un posto così squallido, non saremmo dovuti venire”, sussurra, con le labbra che gli sfiorano il collo. Il rossetto, già sbavato, gli lascia una striscia rossa sul collo, lo contamina, e tu allunghi una mano per eliminare quel segno di indecenza, ma lui ti ferma stringendoti un polso. E già lo vedi, si è distratto. Fissa la bocca di lei, e si passa la lingua sopra le labbra, e tu per lui non esisti più. Sconfitta, gli crolli fra le braccia. * Siete soli finalmente, almeno questo l’hai ottenuto. Fuori dal locale, ti ha fatta sedere in un angolo in disparte, e ha cacciato tutti gli altri. “Lei è un problema mio”, ha detto a loro, e li ha cacciati via. Pure a quella, che è diventata tutta rossa e proprio non vi voleva lasciare. “Jessica, vaffanculo”, è sbottato lui, e lei è corsa via in lacrime, lasciandosi dietro la propria dignità. Ora è tutto per te. Più incazzato che mai, ha gli occhi di un diavolo. Non è affatto difficile notare come ogni angolo della sua pelle frema, persino quelle labbra, così belle, tutte un bacio, sono scosse da un tremito nervoso. “Siamo così uguali”, gli dici, allungando una mano sul suo viso, e carezzandogli una guancia. Lui non si scosta, eppure freme. “Dimmi cosa vuoi da me, e poi sparisci per sempre.” “Dammi un bacio.” Una risata strozzata la sua. “No.” “Io dico di sì.” “Vaffanculo.” “No”, sbotti tu, insoddisfatta. “Voglio un bacio che sia un bacio. Che mi faccia sentire che tu sia l’unico uomo sulla terra. E tu baciami come se fossi l’unica. Baciami come se fosse il tuo ultimo bacio. Baciami come se non mi dovessi rivedere mai più.” “Lo spero.” E vi baciate. Davvero, per la prima volta. Pensando sia l’ultima. E ti afferra il viso, l’altra mano sulla tua nuca, e ti spinge verso di sé, per prendersi più di te. A bacio finito, vi guardate per qualche istante, senza fiato. “Non osare farlo mai più.” Ansima, fissandoti con ancora più rabbia. “Farmi baciare?” “Fingerti ubriaca.” E se ne va via, ma tanto lo sai tu, lo sa lui. Tornerà.
  7. Lesa Maestà

    Il mio funerale

    https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/43130-sta-scrivendo/?do=findComment&comment=765715 Morire è facile, organizzare un funerale un po’ meno. Morire è un attimo. Vi è un momento, in cui si è come sospesi. Vi è un prima, la vita. Un attimo di vuoto, forse, come intermezzo. E poi vi è il dopo, così eterno e sterminato. E ci sei tu, che muori, per qualche motivo, ma il perché non è nemmeno poi così importante. Capita a tutti, tanto, in un modo o nell’altro. Tu, che muori, all’improvviso, perché quasi ogni morte è improvvisa, e all’inizio, forse, neanche te ne accorgi. Che la pressione nei polmoni si è allentata, che il corpo, prima così straziato, si è steso, rilassato, neanche te ne rendi conto. Eppure, le membra, ora flaccide, non rifletteranno mai più la tua volontà, se sei stato così fortunato che prima ti obbedissero, bene, mettiamo che il destino all’ultimo pareggi i conti, ed ecco che ti ritrovi a vivere il tuo funerale sentendo e vedendo tutto, ma non potendo fare né dire niente. Ma è facile parlare per gli altri. Sentirsi forti nel narrare le storie degli altri, senza mai mettersi in gioco. Oggi però ho deciso, e vi dico che le regole le cambio. E a morire su questi fogli sarò io. L’identità di chi vorrà venire a vedermi un’ultima volta, non la conosco, e forse mi deluderebbe. Ma che cosa direbbero, è facile da immaginare. Distesa nella bara, gelida di frigorifero, le mie orecchie udirebbero le solite stoltezze d’occasione, ma il viso non si storcerebbe in una smorfia. “Era una ragazza capace, piena di talento. Anche bella, dai. Peccato abbia avuto così poco tempo.” “Carina sì, però talentuosa per nulla affatto, niente di così… originale. Mai che sia riuscita a concludere qualcosa. Solo squarci di talento, i suoi.” “Sicuramente se lo sentiva, che sarebbe morta presto. Scriveva solo di questo, fin da bambina. Non è mai riuscita davvero a scrivere d’altro.” Direbbero, le voci, che ero sempre inquieta, nell’ultimo periodo. Sempre più insicura, sempre meno decisa. Penserebbero, senza riuscire a dirselo, che quella morte che ieri m’aveva preso mi era in corpo già da qualche tempo. E che se ne stava rintanata tra il cuore e lo sterno, e ogni tanto vagava fra le mie interiora, si insinuava nelle mie cervella ed era lei a farmi così tanto piangere e disperare. A farmi agitare, in animo e in corpo, a farmi sembrare così lunatica, distante. E se, spesso, in contraddizione con il mio aspetto delicato, sputavo veleno e odio, era proprio per colpa sua, che aveva ucciso da tempo la bambina e lasciato al suo posto una creatura sgraziata. E di odiare, in vita, ho odiato, più odiato che amato. E l’amore che ho provato mi ha sempre così devastata, ché non sono mai stata capace di resistere, di essere forte, di non farmi sopraffare. Eppure ho amato, con un’intensità tale che i pochi che ho amato se lo ricorderanno tutta la vita. Apparirò loro in sogno, per salutarli e dirgli le mie ultime parole di un privilegiato amore. Ma prima penserò ai nemici. E dei loro incubi sarò la regina, perché la vendetta è un bene che mai ho disdegnato. Chissà se lui vorrebbe mai vedermi. Se se la sentirebbe, di vedermi. La notizia della mia morte, sono certa, lo shockerebbe. Controllerebbe i social. Mi cercherebbe online. Infine, cederebbe all’evidenza di un triste necrologio funebre. E, forse, si dannerebbe per quel bacio non dato. Per quelle parole non dette, per quelle altre che non ha voluto sentire. Per non avermi mai avuta sua, anche se avrebbe potuto avermi. Per non averlo mai fatto, che il desiderio c’era, ma con le bamboline ingenue non si gioca. Chissà se, arrivato alla porta, con le gambe che tremano, all’ultimo deciderebbe di non entrare. Oppure se avrebbe il coraggio, la forza, la voglia di dirmi addio. Di venirmi a trovare, un’ultima volta, e così di chiudere il gioco da vinto, perché ad andarmene, seppur rinchiusa all’interno di una bara, sarei stata io. Amara finale vittoria, la mia. La carezza che a lungo avevo bramato, me la darebbe su una guancia ormai fredda. E con lo sguardo accarezzerebbe, tremando, tutto il mio corpo, ricordandosi di come prima quella carne, ora così muta, gli parlasse, desiderosa di farsi toccare. Mi guarderebbe la mano destra e, dimenticandosi che io sono mancina, si ricorderebbe erroneamente di quando io gli avevo accarezzato la nuca, con quelle dita, ora bluastre. Di come lui dopo abbia socchiuso gli occhi, quello non potrebbe ricordarselo. “Sei dolce”, mi aveva detto, con una punta di affetto nella voce. “Troppo dolce, per me.” E in vita, come in morte, su di me si sbagliava. Che io ero tutto tranne che una bimba ingenua e delicata. O meglio, ero anche altro. Ero un fuoco di passione. E avevo dentro il veleno dello scorpione, la determinazione dell’ariete. A sorreggermi più l’inquietudine che le ossa. Più odio, e un po’ d’amore, che carne. Non credo, tuttavia, che lo farebbe. Non l’aveva affrontato quando io ero viva, il peso della mia esistenza, e lo affronterebbe ora, che sono morta? Eppure, di invitarlo lo inviterei. Siete tutti invitati al mio funerale, ma a lui spetta un invito speciale. E in sogno gli parlerei, ma lui non capirebbe, che se una persona non la si comprende da viva, figuratevi quanto sia difficile che questa sia compresa una volta defunta. Ma sono tremendamente caparbia, e in sogno gli comparirei. All’inizio sarei soltanto la reminiscenza di un profilo, ma poi diventerei altro, darei tutta me stessa per il suo sogno, come volevo darmi a lui in vita. Seduta su uno sgabello, all’interno di un locale vuoto, con indosso la gonnellina che l’aveva fatto sorridere molto tempo prima. Entrerebbe, da solo. Gli occhi, solitamente così bassi, fissi su di me. E io stringerei nella mia mano sinistra un cuore sanguinante, e il sangue scivolerebbe sul pavimento sotto forma di piccole serpi, e rossi diventerebbero i suoi piedi nudi. “Troppo dolce, non trovi?” Purtroppo, si sveglierebbe di soprassalto, e io non avrei il tempo di alzarmi, né di andargli incontro, né di baciarlo. Che i sogni dei morti non sono altro che desideri inespressi dei vivi. Lui dovrebbe correre. Fregarsene del vestito elegante, che tanto mica io potrei vederlo. Non stavolta. E quindi, amore mio, corri. Se devo aspettarti, ti aspetterò ancora un’ultima volta. Ma tu vai di fretta, che le mie spoglie sono già dirette verso la chiesa, e non manca molto che vengano condotte al campo santo. Stremato, alla fine arriverebbe, in tempo per vedere la bara salire la scalinata della chiesa. E la segui, la bara, mi segui, un’ultima volta, e per una volta sola sono io a darti il passo, io a non avere incertezze sul fatto che tu mi segua. Ti ricordi di quando siamo usciti insieme, e tu mi camminavi davanti. Timido, forse, ma con passo sicuro. Il karma si è rovesciato, e ora mi segui tu, con le gambe che tremano, e quasi non ti reggi più in piedi. Alla fine, proverebbe a scappare. Si rintanerebbe dentro un confessionale. E lì crollerebbe, forse piangerebbe, di certo mi sognerebbe. E io lo stavo aspettando, nei sogni. Lo aspettavo da così tanto tempo. E stavolta mi alzo dallo sgabello, gli accarezzo il viso sconvolto. In sogno, i baci sanno di sangue e ambrosia. Alla fine, a ben vedere, bastava soltanto morire.
  8. Lesa Maestà

    La misoginia di Eva

    Se l’uomo è lupo per l’altro uomo, la donna è serpe. Nessuno lo racconta, ma le Scritture lo dissero: la serpe ignorò la natura semplice dell’uomo, e si rivolse alla donna. Le sibilò parole tentatrici, e strisciandole sulla pelle, in fredde carezze, calunniò l’Altissima che del frutto più buono voleva proibirle il sapore. Incoraggiata dalle insinuazioni della serpe, Eva staccò la mela dall’albero ed era sola quando diede il primo, timido morso. Troppo inebriata dal sapore del frutto, manco si accorse del tradimento della serpe. Così nella donna si insinuò la malizia. E Lei, per invidia di certo, la spedì a sanguinare e piangere lontano, ma a portata di vista: che la curiosità ha un che di divino. * Eva di Adamo non chiese il consiglio, prima di cogliere il frutto. Di quale potesse essere il pensiero del suo compagno non si fece domanda. Colse la mela con la sua mano sinistra, se la portò alle labbra e, solo dopo che il boccone le si sciolse in bocca, sentì sulla lingua l’amaro retrogusto della morte. Il terrore più profondo attanagliò la prima donna. Gli occhi le si riempirono di lacrime, e il suo sguardo vagò allora, e solo allora, alla ricerca di Adamo. Presa dalla nuova, tremenda certezza, tempo non ebbe di indignarsi per il tradimento. Ne avrebbe perso così tanto in futuro, quando gliene sarebbe restato così poco, in recriminazioni. Non però in quel momento. In quegli istanti di angoscia, Eva pensò al suo uomo, e a cosa ne sarebbe stato di lui, una volta che lei fosse stata sepolta sotto terra. Lei gli avrebbe di certo generato una nuova, ancora più bella compagna, o forse sarebbe stata una dei frutti del loro, del suo stesso sangue a tenergli breve compagnia, in quella così lunga immortalità? Secolo più, secolo meno, prima o poi si sarebbe scordato della donna ch’era stata sua per prima. Lui avrebbe continuato ad esistere, senza di lei, e l’Altissima gli avrebbe sorriso e l’avrebbe aiutato, che lui era sempre stato il suo prediletto. Lo avrebbe fatto immergere nel fiume, perché le memorie dolorose gli scivolassero via per sempre. E per sempre lui sarebbe vissuto, dormendo accanto ad altre, tradendola senza neanche aver coscienza, di compiere un tradimento. Eva vide Adamo, e lui, vedendola in lacrime, le si accostò tendendo le braccia. E le lacrime aumentarono. La donna si abbandonò su di lui, gli cadde ai piedi, e i piedi nudi iniziò a baciargli. Alla domanda di Adamo sul perché lei piangesse, lei rispose che della sua propria sorte non le importava, che se la volontà dell’Altissima fosse che lei diventasse cenere e finisse nella terra allora così sarebbe stato. Piangeva per lui, Eva, così gli disse. Per lui e per quella che sarebbe stata adesso la sua triste, solitaria eternità. Allora anche Adamo, anche lui fu preso dal pianto. E l’uomo si raggomitolò, confuso e spaventato, ed Eva lo abbracciò, gli baciò le guance. Gli porse la mela, e gli disse: “Amor mio, io ormai sono cenere, e le lacrime che piango sono cenere pure loro. Ma il mio povero cuore non regge nel vederti ora, così straziato, e rischia di fermarsi in questo stesso momento immaginandoti nell’affrontare quella che, prima nostra, da questo momento in poi soltanto tua, prima nostro dono adesso tua condanna, sarà la tua immortalità. “Prendi questa mela, mio amore, e non vivrai mai solo, e anche la fine ti sembrerà più dolce, perché giacerai al mio fianco. Se io vivo, vivi anche tu… ma se io muoio tu resterai solo…” Eva così gli disse, lei che per delizia fu la morte di Adamo.
  9. Lesa Maestà

    La misoginia di Eva

    Buonasera @bwv582, grazie per il commento, felice di averti sorpreso con la similitudine Eva/serpente. Effettivamente riconosco che questo racconto sia scritto meglio rispetto a quel frammento. A rileggerti!
  10. Lesa Maestà

    Un bacio alcolico

    Ciao @Cla87, ti ringrazio tanto, un abbraccio anche a te.
  11. Lesa Maestà

    Un bacio alcolico

    @Giovanni Salti grazie!
  12. Lesa Maestà

    Il mio funerale

    Ciao @Sarane, piacere di "incrociarti" qui! Sono felice che il mio racconto ti sia piaciuto, e ti ringrazio tantissimo per la tua analisi attenta. Spero di poterti rileggere presto, ciao!
  13. Lesa Maestà

    Il mio funerale

    Ciao @nemesis74, piacere di "conoscerti". Ti ringrazio per il commento e per l'attenzione. Riguardo l'uso delle virgole, ammetto di amarle e di usarne tante. Possono più o meno piacere, ma sono parte integrante del mio stile (che può o meno piacere). A rileggerti!
  14. Lesa Maestà

    Il mio funerale

    Ciao @AndC, ti ringrazio davvero tanto. Contenta di averti colpito un poco di più stavolta.
  15. Lesa Maestà

    Il mio funerale

    @mercy Grazie a te, contenta che ti sia piaciuto il mio racconto. A rileggerti!
  16. Lesa Maestà

    Richieste abilitazione Narrativa over 18

    Ciao, sono maggiorenne. Potete abilitarmi per favore?
  17. Lesa Maestà

    Sta scrivendo

    Ciao @Lauram, inizio con il dirti che il tuo racconto mi è piaciuto molto. Mi è piaciuto come descrivi questa relazione extraconiugale, e come il brivido del proibito venga "attenuato" e "limitato" in una società tecnologica. Davvero un bello spunto, dove la storia clandestina è la vicenda narrata, ma la riflessione si spinge oltre, includendo i social network e come noi ormai, volenti o nolenti, viviamo le nostre relazioni non solo utilizzando i social, ma essendone profondamente condizionati. I due protagonisti del tuo racconto, infatti, non hanno un animo coraggioso. Non hanno un ardore che li spinga ad andare oltre il lecito nella realtà, e allora, strumento e complice, interviene in loro aiuto la tecnologia. Un incipit diretto e sorprendente. Attira immediatamente l'attenzione del lettore, mi è piaciuto. Anche se, sincera, dopo una frase così d'impatto io sarei andata a capo. Bello, bello. Un'altro periodo che mi piace un sacco. Come lettrice, ti dirò che l'incidente me l'ero aspettata, ma che un racconto non si giudica da cosa ci si aspetta e cosa no, ma se il contenuto funziona ed è bello a livello stilistico. Il tuo racconto va, il tuo stile scorre fluido. In questo testo ho trovato dei periodi davvero belli, a tratti poetici. Sopra ti ho segnalato un articolo mancante. L'unica cosa che, in tutta sincerità, non mi convince a pieno è questa conclusione. Ti consiglio, se ti andrà, di rivederla, perché la frase finale in un racconto breve è importante quasi quanto l'incipit. A rileggerti!
  18. Lesa Maestà

    Un bacio alcolico

    @Lucifero90 grazie!
  19. Lesa Maestà

    Un bacio alcolico

    Ciao @Floriana, spero che tu abbia passato un bellissimo weekend. Purtroppo, ti sto potendo rispondere solo ora. Partiamo da un presupposto: io ti vivo come una creatura un po' "mistica" all'interno di questo forum. Sincera, nel mio solito pensare male, avevo pure pensato che potessi essere una persona di mia conoscenza, e che quindi tu fossi un fake. Questo perché, davvero, tu dici di avere difficoltà a seguire i miei racconti ma a mia volta io, non per male, ho serie difficoltà a capire come ragioni. Ad esempio, il fatto che tu mi dica che non si capisca alle volte la persona che io utilizzi per la narrazione, quando l'intero testo è stato scritto in seconda persona singola, mi lascia parecchio perplessa. Così come avviene anche nei tempi verbali, esempio: L'intero racconto è stato scritto al presente, quindi davvero non riesco a venire a capo di questa tua correzione. Poi vi sono quelle tue domande un po' strane, in merito alla comprensione del testo, che mi fanno pensare che la mia scrittura e la tua lettura non siano affatto conciliabili l'un l'altra. Esempio: In questo caso, era chiaro nel racconto, e non lo dico soltanto per mia percezione ma anche perché chiunque altro lo abbia letto è riuscito a coglierne l'atmosfera. La protagonista si trova in uno stato di disagio, da sola, annebbiata dall'alcool.. mi sembrano tutti buoni motivi per farle desiderare di andarsene via. Mi dispiace doverti fare notare queste cose, anche perché sei molto più grande di me, e quindi con molta più esperienza. Ma davvero, fatico a capirti. Vedrò di leggere qualcosa di tuo e di farti sapere. Buon inizio settimana!
  20. Lesa Maestà

    Una bambolina, innocua e ingenua come una bambina

    https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/42571-yuri-capitolo-14/?do=findComment&comment=761712 Ho iniziato ad amarti perché eri diverso da quell'altro. Mi affascinava terribilmente che non avessi bisogno delle parole, per difenderti dal mondo. Attaccavi anche tu, certo, eppure bastavi a te stesso, non avevi bisogno di altro per affrontare la vita. Il Principe ti disprezzerebbe, e la sua sarebbe tutta invidia. E quante ne avrebbe, lui, di parole. Mi ricordo sai, come mi hai guardata. Era davvero tardi, e tu in ritardo come sempre. Mi aspettavi, eppure sei rimasto sorpreso quando mi hai vista. Il tuo sguardo mi è scivolato addosso, si è fermato sulle mie cosce scoperte, e hai sorriso, soddisfatto. “Buonasera, piccola.” Mi hai detto, e i tuoi occhi ridevano ancora. Tu non avevi paura di me. Ti sembravo una bambolina, innocua e ingenua come una bambina. “Piccola”, mi chiamavi, e se provavo a convincerti d’essere altro ti infastiditi. Mi afferravi una ciocca di capelli fra le dita, alzavi gli occhi al cielo. “Sei troppo bellina”, fingevi di spiegarmi. Altro non riuscivo a farti dire. Mi trattavi come se fossi una bimba curiosa, che fa tante domande ma è troppo piccola per capirne le risposte. Ti piaceva giocare, mi facevi intendere, ma di giocare davvero con me non ci riuscivi proprio. Perché sì, ero una bambina, e ti venivano gli scrupoli al solo pensiero di rovinarmi. Che cosa volessi io, non me l’hai mai chiesto. Hai fatto tutto tu, che ai bambini non c’è bisogno di chiedere per far loro del bene. Quante cose invece ti avrei chiesto io, se solo non mi avessi spogliata di ogni parola. Io, che delle parole ho così dannatamente bisogno.
  21. Lesa Maestà

    Una bambolina, innocua e ingenua come una bambina

    Ciao @Floriana, io tutto a posto, spero che anche tu stia bene. Ti ringrazio per il commento, e lieta che il frammento ti sia piaciuto!
  22. Lesa Maestà

    Una bambolina, innocua e ingenua come una bambina

    Ciao @Nancy C., piacere di "incontrarti". Sono felice che il mio frammento ti sia piaciuto, e anche che tu abbia colto "quell'altro" come dispreggiativo. Ovviamente no, la certezza non la potrà avere mai, questa è l'intuizione della protagonista. Ciò che lei è si riflette in ciò che lei vede, o forse vuol vedere, di lui. Come succede a tutti noi, nel quotidiano. Vestiamo i gesti degli altri con i nostri pensieri in merito. Alla prossima!
  23. Lesa Maestà

    Una bambolina, innocua e ingenua come una bambina

    Ciao @bwv582, sono contenta che ti sia piaciuto! Ti ringrazio!
  24. Lesa Maestà

    Una bambolina, innocua e ingenua come una bambina

    Ciao, @Ospite, piacerti di averti qui, grazie per l'attenzione. A dire il vero, la mancanza di vere e proprie descrizioni era in parte voluta. Il mio intento, possibilmente concretizzatosi male, era di avere questo "sfondo nero", un po' perché volevo l'attenzione focalizzata solo sui protagonisti, ma anche perché mi piaceva l'idea che questo incontro potesse essere avvenuto ovunque, e quasi in qualunque tempo. Grazie ancora per i consigli!
  25. Lesa Maestà

    Un bacio alcolico

    Ciao @Lauram, sono contenta che ti sia piaciuto, ti ringrazio...
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