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Sjø

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  1. @SeeEmilyPlay ciao! Ma hai letto tutto il loro catalogo per definire noiosa la produzione? Per esempio: l'anno della lepre è estremamente spassoso, per me. È vero però che i gusti sono gusti ma è come dire: quella scatola di cioccolatini fa schifo quando magari uno ne ha assaggiato due su venti. Sul tono arrogante condivido.
  2. Sjø

    La scoperta

    Perché questa reazione, non ho trovato nel testo una possibile giustificazione a questo gesto. Ciao @Lauram mi sono accorto, rileggendo il tuo commento, di non aver chiarito questo punto. Gli "sputo" in faccia non è un gesto ma è un "dire" in modo più irruento, proprio per evitare di scrivere sempre "dire" e fornirgli una connotazione più colorita. Hai però ragione perché può dare luogo ad equivoci, effettivamente sembra un gesto, devo stare più attento. Grazie ancora del tuo approfondito e utile commento!
  3. Sjø

    L'amico giusto di Marco Cesari

    @Marco C. complimenti per il premio! Ho scaricato sul kindle l'estratto del tuo libro e ho finito di leggerlo ora. Mi fanno notare spesso che, quando scrivo, metto giù troppe parolacce, sarò coerente con il mio stile: ma quanto cazzo scrivi bene? Nonostante non sia troppo interessato a storie di adolescenti mi hai totalmente coinvolto, non ho potuto lasciare la storia fino alla fine dell'estratto e ora forse comprerò il libro. Dimmi una cosa: narri anche della loro vita da adulti? Mi sembra di aver capito di sì.
  4. Sjø

    Bertoni Editore

    Un mio conoscente ha pubblicato un romanzo con loro e, più volte, ha ribadito di essersi trovato molto bene sotto tutti gli aspetti. Unico neo un po' la distribuzione ma credo sia il problema di quasi tutte le realtà editoriali piccole e, a volte, anche medie.
  5. Sjø

    Bocciofila

    Ciao @Domenico Santoro scrivo un commento al tuo racconto per un semplice motivo: ho letto 23 racconti, tutti quelli che al momento sono raccolti nella prima pagina di questa sezione e il tuo, per me, è il migliore, sia a livello di trama che di stile. Racconti, senza risultare pesante, una storia possibile che mi ha tenuto incollato riga per riga con un ritmo essenziale ma non banale, o ci hai lavorato sopra o ti è naturale, non lo so, ma a me piace. Solo alcuni piccoli appunti, ma senza pretesa di alcun insegnamento: Avrei scritto giocarci. Preferisco le virgole ai tre puntini. Stai scrivendo in prima persona come fai a sapere cosa pensa lei? Anche qui, sarebbe meglio: suppongo anche lei avesse in mente Moby Dick. Ripeto comunque che nel complesso mi è piaciuta molto la storia, trapela anche umiltà dalla tua scrittura, cosa che apprezzo molto: nessun intento di ostentare ma solo di narrare. Bravo!
  6. Sjø

    [FdI 2019-2] Dolce soffice

    @Lauram come ti ho scritto anche in privato ho letto il tuo racconto. Scriverò con calma un commento più dettagliato, per ora ti dico che mi è piaciuto molto, soprattutto lo stile che ha una cadenza musicale e un qualcosa che mi ricorda la scrittura di Erri De Luca.
  7. Sjø

    La scoperta

    @Lauram buon consiglio, grazie! Hai ragione. Grazie ancora per aver letto e commentato il mio racconto.
  8. Sjø

    La scoperta

    Grazie @Lauram, apprezzo il tuo commento!
  9. Sjø

    La scoperta

    Che stupido, mi sono dimenticato di inserire il link al commento, eccolo
  10. Sjø

    La scoperta

    «Pensaci: è così». «Sei fuori di testa» sbuffo fuori assieme a una nube di fumo. Sospira e «non ti capita mai» riattacca «di immaginare una cosa, anzi che qualcosa vada in una determinata maniera poi la vivi proprio allo stesso modo?» Rifletto e «non mi viene in mente niente. No» rispondo. Scrolla la testa, strattona indietro il ciuffo rosso che gli plana sulla fronte e «sei troppo razionale, per te deve essere tutto scientifico» dice. Lo penso e lo dico: «sai com’è». Allama il mio sguardo al suo e «perché una cosa esclude l’altra?» domanda. Mi gratto là dove avevo capelli, poi «che intendi?» chiedo mentre sfrego la cicca sul tacco dell’anfibio, la pinzo fra pollice e indice e la schiocco a un quattro-cinque metri da me. Rapido Ivan si alza, due falcate e raggiunge il punto in cui è atterrata, fruga fra l’erba alta poi torna da me con quella in mano. «E te saresti un biologo?» dice ficcandola dentro il collo della bottiglia vuota. «Ehi cazzo fai, c’era ancora un goccio» faccio seccato. «Tanto faceva schifo» ribatte. «Cazzo dici è una delle rosse migliori». «Ne conosco una ancora meglio» ridacchia saldandomi gli occhi addosso. Colgo al volo e tento di atterrarlo subito il pensiero di Viola ma lui con un «l'hai più risentita?» lo fa ridecollare. «No. Che ore abbiamo fatto?» provo a glissare. «Gregorio e Viola, la coppia perfetta» riattacca. «Falla finita Ivan». Lui lo sa che quando lo chiamo per nome non promette nulla di buono ma sembra ignorarlo ed «è colpa tua» riprende. «Cosa?» «È solo colpa tua: sempre a pensare che ti avrebbe lasciato e l'ha fatto, hai pilotato la tua storia: il discorso di prima, torna tutto». Se lo avesse detto qualcun altro gli avrei messo le mani addosso. Con lui, però, non ce la faccio ad incazzarmi, non ci sono mai riuscito, nemmeno quando mi lanciò addosso due pomodori maturi, che la vedo ancora adesso la maglietta tutta impiastricciata di rosso mentre cerco di capire come abbia fatto, da quella distanza, a centrarmi, con quelle piccole mani che forse nemmeno riuscivano a scrivere le lettere ancora. Con un «ehi ci sei?» mi strattona all'ora e al qui. «Cosa vuoi?» «Ti eri assentato». «Sì e allora?» «Fai una faccia quando ti capita che la metà basta». «Cazzo dici? Che significa quando ti capita?» «Che non è la prima volta. Da quando ti conosco, cosa sono» alza la mano e conta le dita «diciassette, diciotto anni? Lo hai sempre fatto». «Oddio che palle: sei sempre ad osservare, non ti si regge». «Certo, è grazie al fatto che osservo che ho capito anche questa faccenda. Ma non è una cosa astratta: ci auto pilotiamo nella direzione dei nostri pensieri. Hai presente quando torni a casa con l'auto e non ti sei reso conto della strada che hai fatto e come ci sei arrivato perché tutto il percorso hai pensato ad altro?» «E quindi?» «È come se il tuo cervello avesse impostato il navigatore e il tuo corpo gli andasse dietro. Cioè» dice avvicinandomi le mani aperte alla faccia «capisci? Sali in auto e dici a te stesso: voglio arrivare lì. Tutto quello che viene dopo è automatico. Lo stesso vale per tutte le altre cose di ogni giorno». Negli occhi che attracca ai miei ci leggo l'ansia che io dica qualcosa per la sua scoperta ma il mio «e allora?» non è certo quello che vorrebbe sentire. Resta allacciato al mio sguardo, in silenzio, poi «te sei limitato» dice scocciato «pensi che il DNA spieghi tutto». «Tutto no, ma tanto». «Ecco vedi?» «Ma vedi cosa?» «Devi sempre trovare una spiegazione nei libri di Scienza». «Pubmed» ridacchio. «Eh?» fa lui. «Pubmed». «E che cazzo è?» «La libreria online che raccoglie tutti gli studi scientifici, un archivio di tutte le ricerche che vengono pubblicate ovunque nel mondo». «Davvero e me lo dici solo ora?» «Ti interessa?» «Non me ne può fregare di meno, ma senti: qual è la cosa che desideri di più?» «In che senso?» «Cosa cerchi, cosa vuoi: la tua ambizione». «Nessuna». «Non è possibile. Mettiamola così: cosa ti manca?» Ci penso ma non troppo: «la libertà, l'indipendenza economica». «E perchè?» «Se non fosse per i miei non ce la farei solo con quello che prendo, o perlomeno sopravvivrei e basta». «Beh se volevi soldi forse hai scelto la strada sbagliata». «È il mio sogno la Ricerca, è quello che sono. Non riesco e non voglio fare altro». «Perché?» «Mi ci vedi chiuso in un cazzo di banca, tutto il giorno davanti a un computer oppure a una catena di montaggio a ripetere all'infinito gli stessi gesti, dentro una scatola di cemento a produrre oggetti che altri compreranno dentro un'altra scatola di cemento con i soldi guadagnati dentro un'altra scatola ancora?» «Sempre di cemento?» «Cosa?» «L’ultima scatola è sempre di cemento?» «Vai a cacare». «E il laboratorio? Sei chiuso dentro anche lì no?» «Ti sbagli, sono ovunque, dentro ogni cellula che analizzo». «Per fare cosa?» «Mi prendi per il culo?» «No, è una domanda seria». «Dove vuoi andare a parare?» «Te dimmelo». «Non ricordo la domanda». «Perché fai il ricercatore?» «Per trovare cure, spiegare meccanismi biologici e tanto altro». «Te lo sai qual è una delle cose che ti dà più fastidio, no?» «Sarebbe?» «Il dubbio. Da quando ti conosco non lo tolleri, hai sempre detto che volevi tutto tranne l'incertezza». «Sì va bene e allora?» «Guarda cosa fai gran parte del giorno? Cerchi quello che non si conosce. Ti sei auto pilotato dentro le tue paure, dentro ciò che immaginavi e ci sei arrivato». Non ci avevo mai pensato, o perlomeno non l'avevo mai vista da questa angolazione ma lo penso e lo dico: «non l'accetto questa tua banale visione del mondo». «Perché?» «Responsabilizza troppo la persona di cose che potrebbero accadergli anche per altre cause esterne». «Senti Gregorio». «Ora basta» gli sputo in faccia puntandogli l'indice in faccia «falla finita con questa storia, mi hai stufato». Mi alzo, sgancio due pacche ai jeans per scrollare erba e quanto altro e, dando le spalle ad Ivan, mi avvio verso la macchina, trascinando questa fottuta gamba ingessata che mi sono rotto sabato. Maledetta moto, ma poco male: tanto era da un pezzo che pensavo di voler rallentare un po’.
  11. Sjø

    [FdI 2019-2] La sindrome di 'sta stronza

    @Andrea28 per prima cosa ti dico bravo: la lettura del tuo racconto è scivolata in avanti senza annoiarmi mai e una frase tirava l'altra, fondamentale direi. Apprezzo anche i contenuti disimpegnati, leggeri (ma non banali) e l'autoironia di Alfredo. Sia Michela che Alfredo sono ben caratterizzati: stronza lei, la classica sono bella solo io; simpatico e un po' sfigato lui. Sono personaggi reali e credibili: sembra di vederli. Come detto in apertura lo stile è scorrevole, ben cadenzato. Poi, in ordine: L'incipit lo trovo immediato, il lettore è subito dentro la storia. L'unico dubbio è per quel "a lavoro" ma non si dovrebbe scrivere "al lavoro"? è voluto? Bella idea la scansione temporale della vicenda tramite messaggi WhatsApp. Non seguo il calcio, nemmeno la nazionale, ma sono andato a vedere e l'ho trovato. Cavolo hai inserito una persona reale, poi se ne hai voglia mi spieghi ma intanto ti dico che lo trovo, a sensazione, un espediente azzeccato per questa storia. L'ironia, l'autoironia, è una delle carte forti di questo racconto: diffonde empatia. Ecco questo passaggio non lo capisco, lo trovo poco realistico. Simpatico l'accostamento fra le due consulenze. Avrei scritto: venti. Questo forse non è necessario, tanto si percepisce bene, avrei giocato sul non detto e scritto solo: Finale azzeccato! Il mio parere complessivo è molto buono, altrimenti non avrei commentato il racconto perché non riesco a dire cose negative alle persone, anche nel mio quotidiano, per paura che ci rimangano male, non potrei mai fare il critico (ho letto due racconti su questo forum che mi hanno lasciato basito ma non dirò autore e titolo nemmeno sotto tortura ).
  12. Sjø

    Presentazione

    @Vento_Da_Domare sì, la libertà è la più alta ambizione ma putroppo non è scontata, automatica, bisgna lottare per averla.
  13. Sjø

    Presentazione

    @Vento_Da_Domare a me ha aiutato un po' anche la lettura del gabbiano Jonathan Livingston che evolve, vive, sfruttando le correnti ascensionali, non contrastando il vento come ho sempre fatto io. Il saper cavalcare le cose, gli avvenimenti, l'impassibilità è quello che ho sempre ammirato nelle persone che possedevano queste doti e alcuni dei miei personaggi sono così, altri come me. Il bello dello scrivere è anche che poi essere ciò che vuoi, come lo vuoi.
  14. Sjø

    Presentazione

    @Vento_Da_Domare esatto! L'ansia è poi una tassa da pagare per la sensibilità. Personalmente ho sempre preso troppo sul serio le cose e sono ipercritico verso me stesso, poi ho scoperto che non avevo capito i miei obiettivi, i miei sogni, quelli veri intendo, e quando ho cominciato a tallonarli tutto il resto si è ovattato, come fosse caduta la neve sulla mia ansia.
  15. Sjø

    Presentazione

    @Vento_Da_Domare l'ansia, se non patologica, ha qualcosa di positivo: prendere il quotidiano a morsi, per la voracità di viverlo. Per me diventa patologica quando tento di impedire che le cose accadano e mi oppongo al "tutto scorre" come diceva Eraclito (una delle poche cose che ricordo di Filosofia: la studiai bene a fine anno per evitare di essere bocciato).
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