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Ragno

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Su Ragno

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    Differitor Diluito
  • Compleanno 28/09/1974

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    Uomo
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    letteratura, cinema, musica, religione.

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  1. Copio e incollo dalla pagina facebook di Raoul Bruni: La notizia l’ha già data Diego Bertelli: dirigeremo una nuova collana di poesia italiana contemporanea per Le Lettere. Il piano editoriale per il primo anno è ormai già definito e intendiamo lasciare uno spazio anche per qualche repêchage novecentesco, ma siamo aperti a nuove proposte. Data la programmazione, vi consigliamo di mandarci le proposte più avanti. NON scriveteci qui su Facebook: mandate le proposte ESCLUSIVAMENTE via mail, indirizzandole a Diego e/o a me: diegobertelli@gmail.com https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10219782443818263&id=1434154198
  2. Ragno

    La casa del giallo (Torino)

    Purtroppo ha chiuso. Che tristezza.
  3. Ragno

    La casa del giallo (Torino)

    @Alberto T. Ti ho taggato proprio perché mi ricordavo di una tua discussione su Westlake e in particolare su "Luna Parker". Non sono un espertone di gialli e noir (anche se mi piacciono Cornell Woolrich, Mickey Spillane, Chandler), ma, appena torno a Torino, posso provare a girare il tuo quesito sul libro misterioso al gestore della libreria, che è un giallista, nonché un vero esperto del genere.
  4. Ragno

    La casa del giallo (Torino)

    Nome: La casa del giallo Località: Torino Indirizzo: Via della Misericordia 3 Sito Web: Facebook: https://www.facebook.com/pg/casadelgiallotorino/ @ElleryQ @Alberto T.C'è un posto a Torino dove basta dire "Donald Westlake" e ti presentano la bibliografia completa, per ognuno degli pseudonimi. Gestita dallo scrittore Yves Clementi.
  5. Ragno

    Premio internazionale Mario Luzi

    Anche a me arrivata proposta per l'antologia, con questa "porcata" delle "donazioni": minimo 8 copie a 26,10 a copia (che finezza quel 0,10...). Modico contributo di 49 € per la spedizione in EU . Mai più. Pensavo fosse un concorso con parvenza di serietà. Come pubblico di lettori, preferisco il writer's dream
  6. Poi sinceramente, visto che ho pagato 100 euro di iscrizione, almeno la scheda di lettura me la merito Il premio Calvino è molto serio, io ho conosciuto sia il Presidente Marchetti, che alcuni lettori e, come vedete, non ho ricevuto nessun trattamento di favore
  7. Non li ho avvisati, perché avevo firmato il contratto, ma la data di pubblicazione non la conoscevo fino a 15 giorni fa. Poi da un giorno all'altro è spuntata la pagina su Amazon.
  8. Sì scusa intendevo i finalisti, i selezionati (7). Non ci sono segnalazioni peraltro, che io sappia.
  9. Io ho partecipato. Sconfitto. Ma mi è rimasto il dubbio di esser stato squalificato perché, nel frattempo, avevo trovato un editore (il libro aveva già isbn, ecc.). Sto aspettando la scheda di lettura.
  10. Confermo. Ai selezionati fanno da agente letterario per un anno.
  11. Ragno

    Cosa state leggendo?

    Appena finito di leggere: "Ritratti carnivori" di Věra Linhartová, libro sui generis, non riesco nemmeno a descrivervelo. "I pericoli della solidarietà" di Sergio Ricossa, un pamphlet gustosissimo, alla ricerca del "lato oscuro" dell'umanitarismo. "Una solitudine troppo rumorosa" di Bohumil Hrabal, che mi ha un po' deluso, visto che tutti me ne parlavano come di un capolavoro assoluto. "Uropia, Il protocollo Maynards" di Pietro Bargagli Stoffi, thriller fantapolitico dell'autore che mi piace di più, all'interno della casa editrice che pubblicherà anche me. ma soprattutto "Il mondo sul filo" di Daniel Galouye, un capolavoro assoluto e profetico, che non può mancare sullo scaffale del vero appassionato di fantascienza:
  12. Ragno

    Cosa state leggendo?

    In contemporanea: "Il levante" di Mircea Cartarescu, un poema in prosa che quel matto di B. Mazzoni è riuscito a tradurre. "Praga magica" di Angelo M. Ripellino, un saggio ormai mitico, per quanto forse un po' desueto.
  13. Ragno

    Lorenzo Baglioni – Il congiuntivo

    A me piacciono le eufoniche sono vecchio inside, come si dice oggi. Baglioni l'avevo avvistato a Sanremo due anni fa. Carina anche dal vivo.
  14. Ragno

    Lo zen del telecomando

    Ore 21.30. Aveva ormai le orecchie e l’anima troppo piene: spense l’impianto hi-fi e accese la tv per fare un po’ di zapping. La tv era giusto il contrario della musica: se una era l’allucinogeno, l’altra era lo psicofarmaco, a metà tra il tranquillante e il sonnifero, assolutamente da consigliare al posto del metadone. Continuava a cambiar meccanicamente canale. Man mano che pigiava i tasti però, era più che altro il telecomando, la sua ipnotica gommosità, piuttosto che lo schermo, ad attirare la sua attenzione. Per qualche strano motivo, pensò al fatto che prima o poi avrebbe voluto smontarlo, per scovare quel minuscolo lembo di plastica che, fin dal primo utilizzo, l’aveva trasformato in una sorta di maracas. Era solo una delle innumerevoli cose che si sentiva capace di rimandare per tutta la vita e che invece, se affrontate e risolte, pur nella loro relativa inutilità, avrebbero potuto donargli un senso di compiutezza. Si ricordò del portapenne stracolmo sulla sua scrivania, quando andava al Liceo: le penne senza più inchiostro si confondevano con le altre, ma sarebbero bastati cinque minuti per provarle una per una, scartare quelle che non scrivevano più e tenere quelle buone. Sarebbe stato così saggio applicare lo stesso criterio alla vita: mettersi a fare una cernita accurata delle cose inutili che non incidono più sull’esistenza, ma che restano celate dietro recondite fessure della mente, inestricabilmente intrecciate alle fresche sinapsi, come parassiti che germogliano sulle cicatrici dell’encefalo. Bisognerebbe, pensò Riente, praticare una specie di esercizio zen: immaginare di dover partire nel giro di qualche ora per un lungo periodo e passare quindi in rassegna tutte le cose da fare prima: spegnere il gas, staccare il contatore dell’elettricità, lasciare le stoviglie pulite e in ordine, controllare di aver pagato tutte le bollette, svuotare il frigorifero, staccare la spina, assicurarsi di lasciare aperte le ante, lasciare le chiavi di casa all’amico, salutare. E alla fine dell’esercizio immaginare che sarebbe bello lasciare questa vita con lo stesso senso di compiutezza. la tua storia...
  15. "Siamo cresciuti pensando che ammazzare il tempo fosse un modo di aspettare, ma forse, mentre aspettavamo il tempo, il tempo stesso è stato assassinato" 31 Dicembre, pomeriggio: in attesa della notte in bianco, Riente va a letto per un sonnellino. Riapre gli occhi undici ore dopo. Dovrebbe essere già il 2020, ma il tempo sembra invece attorcigliarsi su se stesso, in un ciclo in cui non ci sono più date e calendari, ma solo minuti, ore, giorni, settimane, appuntamenti. Da qui in poi, inizia un’improbabile indagine alla ricerca dell’anno svanito, sorretta da una colonna sonora onnipresente (in primo piano, o nascosta tra le righe) e da una “voracità” lessicale che attinge dai linguaggi della poesia, della scienza, della musica, del cinema e dell’informatica. Immerso in un’atmosfera fanta-filosofica, “surreale senza surrealismo”, L’anno della clessidra orizzontaleracconta un quotidiano onirico, che si scontra con la “cruda realtà” della fantasia, seguendo il sentiero inaugurato da maestri come Buzzati e Landolfi. Con uno stile pop-reazionario, tra dialoghi fulminanti, dal ritmo hollywoodiano, e squarci di cinico sarcasmo, che ricordano certi aforismi caustici di Flaiano e Longanesi, l’autore insegue il falso movimento di un mondo dove “non c’è più religione, ma tanta spiritualità”. Una società paradossale, dove tutti i discorsi lasciano il tempo che trovano e dove “tutto ciò che è complicato, diventa semplice, mentre tutto ciò che dovrebbe esser semplice, diventa all'improvviso tremendamente complicato”.
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