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nico.adiletta

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    Nicola Adiletta
  • Compleanno 04/08/1991

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    Musica, fantasy, cinema, videogiochi

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  1. nico.adiletta

    L’amore a natale - Prologo

    P.S. Comunque io sono un uomo
  2. nico.adiletta

    L’amore a natale - Prologo

    Ovvio. Da scrittore concordo con te che se noi stessimo a dare retta a tutte le critiche che ci fanno praticamente nessuno dei nostri lavori andrebbe mai bene (chi la vuole cotta e chi la vuole cruda!). No, assolutamente non voglio che pensi che ti sto imponendo di cambiare il tuo operato. Semplicemente io ho dato un umile parere che tra l'altro, ho specificato, che è quasi irrilevante dal momento che da un prologo non si può dare grandi giudizi. Ti lascio immaginare quante me ne hanno dette a me su vari forum riguardo al mio libro! La critica costruttiva va bene, ma quelli seriamente giudicavano letteralmente 'un libro dalla copertina'! Senza leggerlo, osservando solo la copertina e la sinossi, hanno insultato il mio (modesto) lavoro manco l'avesero letto miliardi di volte! Quindi tranquilla, non mi permetto di dirti di cambiare totalmente la tua storia. Da scrittore capisco perfettamente che è una grande offesa a te, alla tua opera e alla cultura in generale. Leggerò volentieri il proseguo sperando di ricredermi su quanto detto qui
  3. nico.adiletta

    Presentazione

    Si, ho visto. Infatti ho anche avuto modo di inserire un incipit del libro
  4. Ciao @AndC grazie del commeno che ho letto con attenzione. Ti do pienamente ragione sulle ripetizioni sulla punteggiatura e sull'uso dei trattini. Tuttavia per alcune cose vi è una giustificazione, dal momento che questo è si, un romanzo già stato pubblicato, ma ho copia-incollato il testo dal pdf della bozza speditami dalla mia Casa editrice prima ancora di fare una revisione accurata (da qui vi è anche la spiegazione alla presenza dei trattini ). Questo perchè su questa piattaforma ho voluto semplicemente pubblicizzare il mio romanzo pubblicandone, appunto, un incipit. Quanto alle parole arcaiche ci tengo a precisare che ho volontariamente adottato uno stile che miscela il modo di parlare dei personaggi che va dall'italiano arcaico (o se preferisci in simil medievale) con quello moderno, in primis perchè essendo un modo fantastico immaginario hanno un loro modo di comunicare, (che risulta essere anche una specie di giustificazione a questo mio esperimento) in secundis perchè il mio libro è fortemente ispirato, come ambientazione e come linguaggio, al Signore degli Anelli. Mi rendo però conto che un esperimento del genere non può piacere a tutti. Ripeto però che hai perfettamente ragione su tutto il resto le cui colpe non sono totalmente mie, dal momento che mi sono molto lamentato del fatto che non sono stato seguito a dovere dal mio editore e che molte cose vengono poi aggiustate nel seguito del mio romanzo (in fase di pubblicazione). Un caro saluto e grazie per la critica costruttiva.
  5. nico.adiletta

    Presentazione

    Ti ringrazio, ma il praticantato l'ho iniziato qualche mese fa, mentre invece il mio romanzo l'ho scritto poco più di un anno fa Per fortuna! Altrimenti l'avrei finito di scrivere nel duemila e mai! Ahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahah!
  6. 2 Concilio Divino Come apparso dal nulla, Omnius si ritrovò in un luogo totalmente diverso. Lo spazio attorno a lui era illuminato di luce propria, da-tosi che non vi era il sole. L’ambiente circostante era desolato e dovunque si guardasse non si vedeva altro se non una visione dell’orizzonte bianca come la neve; solamente il suolo su cui il dio camminava sembrava paffuto e molleggiato come se fosse una grandissima nuvola, ma che in realtà era duro al tocco dei piedi: qualunque cosa fosse quel luogo, certamente non era il Pianeta, né tantomeno era qualsiasi posto appartenente alla vita terrena. Omnius camminava lentamente ma con passo deciso, come se sapesse con certezza dove doveva andare; dopo aver marciato per molti tratti, lì dove ovunque si andava l’ambientazione era identica, il dio si fermò, dopodiché divaricò le gambe, rivolse il palmo di entrambe le mani dinanzi a sé e disse a voce alta: “Gli dèi vedono tutto. Gli dèi sanno tutto. Qui, in questa dimora, noi siamo il fato, siamo la giustizia, siamo difensori, guardiani e padroni di vita e di morte. Affinché gli dèi possano compiere ciò io ti invoco, sacro luogo Ahlgeum! Onorami della tua visione!” Finito quello che sembrava essere una sorta di rituale dinanzi a lui comparve magicamente un immenso castello d’oro. Quell’edificio apparso dal nulla era tutto rivestito del materiale composto da una struttura centrale circondata da quattro torri impostate ai quattro angoli del castello. I portoni, le grandi finestre, i cornici delle mura ed ogni sorta di particolare erano tutte fatte di decorazioni, dipinti e motivetti molto particolari incisi nell’oro della struttura; ciò che invece non era fatto d’oro era il prato che era ben curato e che sembrava fosse l’unica cosa non 12 bizzarra di quell’edificio così surreale. Qua e là c’erano delle ro-buste querce che abbellivano l’ambiente, c’era un sentiero fatto con blocchi squadrati di pietra che conduceva con un percorso curvilineo al portone che invitava i visitatori all’interno del castello. Al cenno della mano di Omnius il cancello principale si spalancò lentamente lasciando entrare l’ospite in tutta tranquillità, il dio percorse il sentiero in pietra ed entrò nel castello. Fu così che Omnius si ritrovò in una sorta di sala d’ingresso; tutto al contra-rio delle mura esterne, l’arredamento all’interno dell’edificio sembrava essere assai antico e anche se era arricchito di oggetti preziosi dal manufatto sconosciuto, non vi era traccia d’oro, se non per delle statue di media grandezza che adornavano quella stanza e le pareti. L’illuminatissima sala era colma di statue d’oro, ognuna raffigurante una persona dai vestiti, aspetto e armi differenti; oltre al-le ventiquattro statue poste in fondo alla parete sinistra del muro, ve ne era una centrale di dimensioni più grandi tra tutte. C’erano diverse poltrone comode che accerchiavano un tavolino centrale fatto con legno di mogano anch’esso assai antico; inoltre sulla parete erano sparse a casaccio delle mensole di legno antico e vi erano poggiati sopra oggetti di ogni sorta: vasi, urne, antichi coltelli da lavoro finemente decorati ed altro ancora. Omnius si avvicinò alla statua centrale, quella più grande, e la osservò per un istante: la statua raffigurava una persona maschile dai capelli lunghi raccolti in una cosa di cavallo, aveva un’armatura degna di un nobile e i guanti e gli stivali gli davano un tocco di classe; quelle vesti erano le stesse di colui che stava osservando la scultura in quel momento poiché la statua raffigurava il dio Omnius! Inoltre la scultura impugnava quella che sembrava essere la ri-produzione di uno spadone la cui lama era seghettata su entram-bi i lati da taglio della lama e sull’elsa era inciso uno strano simbolo. Compiaciutosi per un attimo di quella vista, la divinità varco la porta in legno che si trovava esattamente alle sue spalle e sa-lì una lunga scalinata a chiocciola in pietra; a quanto sembrava tutte le aree di quel posto, nonostante non ci fosse presenza di al-cun lume o lanterna nel castello, erano illuminatissime. Arrivato in cima attraversò un lungo corridoio spoglio e svoltò poi sulla 13 destra dove vi era una grande porta su cui era inciso un simbolo, lo stesso simbolo che era inciso sull’elsa dello spadone riprodotto dalla statua di Omnius: senza bussare il dio entrò. Al suo interno vi era un ampio salone arredato semplicemente di un tavolo rettangolare lunghissimo fatto anch’esso di legno pregiato, così come le sedie vicine dallo schienale alto; in fondo alla stanza c’erano quattro scalini che conducevano ad un trono fatto d’’oro dallo schienale alto il cui cuscinetto interno era di un rosso scarlatto. Ogni sedia vicina al tavolo era occupata da una persona dalle vestigia militari, tutte finemente decorate e tutti lo-ro avevano un aspetto aristocratico, o meglio dire divino, tant’erano di bell’aspetto! Solamente una sedia era vuota, quella posta a capo tavola; uno di loro disse: “Ah, Omnius! Ben arrivato! Aspettavamo giusto te!” Omnius si avvicinò al tavolo e si sedette sull’ultima sedia vuota rimasta. “Chiedo venia per il mio ritardo.” “Beh, per la verità temevamo che ti eri perso, il che è assai preoccupante datosi che sei la prima divinità ad alloggiare nell’Ahlgeum.” – disse un tale che si potrebbe definire calvo se non fosse per i pochi capelli raccolti a forma di cresta situati al centro della sua testa di un colore rossiccio e che portava alle dita anelli su cui erano incastonate pietre preziose, un anello per ogni dita della sua mano e in particolare sul mignolo destro portava un manufatto nero come la pece su cui era inciso lo stesso simbolo che vi era sulla porta varcata da Omnius precedentemente e sulla statua dorata. Omnius rispose pacatamente: “Amo fare le cose con molta calma, che è essenziale per fare il lavoro come si deve. Dovresti provare a fare lo stesso Vun, non te ne pentirai.” “La risposta è sottile.” – disse Vun – “E come sempre non sono mai formulate con stoltezza o casualità... Si, forse hai ragione!” “Bene. Visto che ci siamo tutti direi che possiamo dare il via al-la seduta. La parola a te, Omnius.” – disse il tizio dal volto so-gnante che aveva i cappelli scuri e relativamente corti, ma faceva-no discendere un grosso ciuffo sull’occhio destro tale da non poter rendere visibile quest’ultimo; egli aveva un viso angelico, le mani erano delicate e dalle dita affusolate, la sua pelle era pallida ma delicata e anche lui come tutti vestiva con protezioni che ave-vano un ché di nobile e davano a tutte le persone presenti un’aria 14 di eleganza. Se non fosse per la sua voce prettamente maschile poteva essere scambiato per una donna. “Grazie Halow. Ho riunito qui tutte le ventiquattro divinità per riferire le ultime novità: da questo momento il Pianeta ha preso vita e tutti gli esseri viventi hanno già iniziato quella che è la pri-missima era nel mondo mortale. I titani assieme alle entità naturali faranno in modo che il cerchio della natura venga rispettato, il che significa che anche noi divinità dobbiamo fare la nostra parte...” Gli dèi erano tutti d’accordo e tutti pendevano dalle sue labbra; Omnius continuò: “Dobbiamo far si che i nostri figli più merite-voli possano avere maggior supporto da parte nostra senza che noi interferiamo eccessivamente sulle loro vite... Qualche idea?” Il dio dai capelli lisci, lunghi e di un lucente bianco chiamato Lius rispose: “Trovo che sia una buona idea, anche perché questi mor-tali, ora che sono freschi di nascita avranno bisogno di chi faccia loro da badante. Potrei occuparmi di incoraggiare i loro animi e insegnare loro ad essere, metaforicamente, dei veri guerrieri, an-che nell’arte della caccia ed insegnerò loro a cavarsela anche nei momenti più difficili.” – la voce di Lius risuonò chiara e metalli-ca, e le altre divinità lo ascoltavamo ammirati. A quel punto Hooryon, il dio calvo il cui simbolo divino è stato tatuato sulla sua testa, nella sua alta possenza disse: “Lius ha sempre idee brillanti, ma non è mica detto che la vita debba esse-re per forza difficile! Potrei pensare io a dare loro un po’ di svago...” “Per apprendere e capire i misteri del Pianeta hanno bisogno della conoscenza” – disse la dea dai capelli lunghissimi color nocciola di nome Nau. Insomma tutte le divinità esposero le loro idee che vennero apprezzate da Omnius; Funny, la dea dai capelli a caschetto neri e Tirkus, la divinità dalla capigliatura corta e dall’armatura scura dagli spallacci d’argento e il simbolo divino impresso al centro dell’armatura, in corrispondenza del torace, concordarono con Nau circa la conoscenza dei mortali ed espressero la loro volontà riguardante l’evoluzione di una nuova civiltà. Le loro idee furono accolte con gran clamore da alcune divinità quali Kolphax, fanatico dei misteri e dell’occulto, biondo e dallo sguardo gelido, Daesh e Marphynius, il primo dai capelli cortissimi color zucca che per tutta la riunione non faceva altro che giocherellare con un boomerang di colore nero e il simbolo divino di colore bianco impresso al centro dell’arma, approvava tutto quello che si diceva alla riunione continuando a rigirarselo fra le dita; Marphynius in-vece, alto e molto magro senza capelli fatta eccezione per una treccia che parte dalla nuca e scende fin giù alla vita era insieme a Daesh particolarmente contento della piega che stava prendendo la riunione. Brun, Trabster ed Empyphall si limitarono semplicemente ad acconsentire a tutto ciò che si diceva in quel momen-to: Brun con i suoi capelli corvini, unico dio che non possedeva armatura, ma vesti che sembravano esser fatte di lino, aveva un’aria piuttosto annoiata. “C’è qualcosa che non va, Brun?” – gli domandò Trabster che con i suoi capelli argentati e il volto che pareva aver visto molte cose imprimeva saggezza e compassione. “No, niente. Sai com’è, le riunioni mi annoiano sempre. Non vedo l’ora che Omnius ci congeda tutti.” Empyphall che udì la loro conversazione, intervenne dicendo: “Prestate attenzione signori perché dopo questa seduta cambieranno molte cose...” Empyphall era una dea particolarmente affascinante dai capelli bianchi e molto corti, il suo bastone finemente decorato la cui punta era adornata dal simbolo divino, le conferiva un’autorità che andava in contrasto col suo carattere semplice e dolce, disse quindi ad Omnius: “Farò in modo di benedire la loro arte magica purché sia sempre usata per nobili scopi”. Omnius non rispose ma impresse nel suo sorriso tutta la sua approvazione; quindi un’altra divinità dalle dimensioni mastodontiche prese la parola con voce glaciale ma che in quel momento esprimeva ragionevolezza: “Molto bene. Sì, sono tutti buoni propositi. Ma non dimenticate che ci vorrà del tempo per far si che tutto ciò avvenga!” “Chi ha detto che sarà facile e comunque nessuno di noi ha fretta, Pajpher. Il tempo gioca a nostro favore, in fin dei conti siamo pur sempre divini!” – rispose Moruth dal viso gentile che indossava un guanto molto strano di colore nero ed abbellito anch’esso dal simbolo divino su cui, in corrispondenza delle nocche, vi era uno strato di puro acciaio. Jyvus, che alle sue spalle aveva riposto una lancia che brillava di luce propria e che conferiva ai suoi invidiatissimi addominali 16 scolpiti rivestiti da una strana armatura a scaglie che gli dava un’aria decisamente scenografica; il dio intervenne dicendo: “Si, senza contare che il Pianeta è destinato a vivere per molti secoli e dunque, in un certo senso, vi è anche l’immortalità intesa come successione generazionale anche da parte dell’uomo.” – Dyax, che tra gli dèi è sempre stato quello con animo critico disse a tutti lo-ro: “Bah! A mio parere state dando troppa importanza a questi mortali! Per quello che mi riguarda devono essere lasciati a se stessi, tanto Omnius ha dato tutto ciò che serve loro per vivere, se interveniamo rischiamo di viziarli.” “Non sono assolutamente d’accordo con te Dyax. Lasciandoli al loro destino per troppo tempo mondo dei vivi e dei morti potrebbero avere ritorsioni. E poi solo perché non sono divinità non significa che non debbano avere attenzione e rispetto da parte nostra.” – replicò Omnius in maniera molto placata che ha avuto l’’approvazione di tutti gli dèi con un applauso – “tuttavia daremo solo l’aiuto necessario e, ripeto, senza interferire ulteriormente nelle loro vite; così facendo non verranno ‘viziati’ come dici tu.” Dyax, che era alto e biondo non replicò più per il resto della seduta. Il Signore degli dèi, che divenne improvvisamente pensiero-so, disse poi con tono interrogativo, come se in quella riunione mancasse qualcosa: “E tu, Loosten? Non hai proferito parola per tutta la riunione! Mi piacerebbe molto sentire la tua opinione.” Il dio Loosten, che fino a quel momento tagliuzzava un ramoscello con un pugnale dal manico nero e la lama di colore azzurra dalla lunghezza piuttosto insolita conferì: “Il tempo è prezioso, il tempo fugge, il tempo è quello che se i mortali non sfruttano bene a loro vantaggio potrebbe essere loro fatale! Quello che voglio dire, Omnius, è che noi li aiuteremo, ma se si azzardano a farci perdere tempo se ne pentiranno per il resto dei loro giorni!” Alcune divinità approvarono le parole dette dal dio dalla statura bassa e i capelli dalla pettinatura afro di colore nero con un sono-ro applauso, cosicché Omnius disse alla divinità in sovrappeso: “Juster?” – ed egli rispose: “Nulla da obiettare” – seguito da un sonoro sbadiglio. Mympa, che in quel momento stava limando le unghie della sua mano, senza distogliere lo sguardo dalla sua attività, disse con to-no supplichevole, come se fosse uan bambina che implora il padre di comprarle le caramelle: “Oh, Omnius! Ma era proprio ne cessario creare creature così brutte come i nani, gli gnomi e i folletti? O almeno non potevano essere tutti belli?” “Un Pianeta dove tutto è uguale è un Pianeta noioso. E poi c’è un motivo preciso per cui ho creato determinate creature, che dirò anche a voi a tempo debito” – disse Omnius con sua infinita saggezza e pacatezza, tanto che Mympa divenne paonazza e tutti lo notarono datosi che non riuscì nemmeno a nasconderlo a causa dei suoi capelli cortissimi e neri, dunque imbarazzata, smise di limare le unghie e non guardò null’altro se non il tavolo dinanzi a sé. Tamyph, però intervenne dicendo: “Suvvia, in fin dei conti tutti i popoli sono così carini!” – la dea era di una bellezza sbalorditiva dai capelli blu elettrico, dall’armatura che per la verità copri-va ben poco, lasciando intravedere le sue curve provocanti rive-stendo a malapena il seno prosperoso, la minigonna cortissima del color della pece e gli stivali di egual tonalità che arrivavano fin sotto le ginocchia. “Tamyph, per te tutto è carino e attraente” – rispose Luphos, biondo e dal volto simpatico. “Che cosa vorresti insinuare con questo?” – chiese Tamyph con sguardo accigliato a mo di sfida. “Che fosse per te avresti rapporti sessuali con tutti i popoli creati da Omnius!” – furono le parole di rimando di Luphos. “E dai ragazzi, non litigate! Siamo qui per giungere ad un accordo!” – disse infine Welx, il dio dal volto innocente coi capelli castani, interrompendo così Tamyph che già era pronta per con-trobattere; tuttavia dei venticinque c’era una sola divinità che, ol-tre a non proferire parola, aveva uno sguardo che palpitava di malvagità e aveva la carnagione nera come la pece. Egli era sedu-to all’estremità opposta del tavolo, e per tutta la seduta si era limi-tato a guardare Omnius con i suoi enormi occhi rossi. Omnius, che finalmente incrociò il suo sguardo, disse nient’affatto intimorito: “Krusipher! Deduco che devi dire qualco-sa. Prego, ti invito a farlo adesso.” Il dio chiamato Krusipher rispose con lingua avvelenata: “Siete tutti così indaffarati a fare gli sguatteri a queste nullità che voi chiamate figli! Ma non capite che sono dei perdenti? Sono loro che ci devono servire e riverire!” Il Signore degli dèi disse quindi: “Ti sbagli! I mortali ci saranno riconoscenti per ciò che faremo per loro, e poi non è affatto vero 18 che sono nostri servi, così come è errata l’affermazione opposta! Noi siamo dei divini, le divinità che non sono venerate sono insignificanti, ed effettivamente è stato così fino ad oggi.” “Tsk! Ma fammi il piacere! Arriverà il giorno in cui i mortali vorranno prendere il nostro posto! Vorranno spodestarci! Noi dobbiamo evitare che ciò accada e dobbiamo farlo all’istante! I mortali devono rispettarci!” “Nient’affatto, Krusipher. Io ho creato un mondo senza odio, invidia, avarizia, o qualunque altro sentimento maligno; in altre parole ho creato un mondo perfetto.” “Muahahahahahahahahahahahahahahahahah!” – la risata di Krusipher risuonò nell’Ahlgeum così maligna da far venire la pel-le d’oca a molte delle divinità presenti nella sala – “Non mi aspettavo tanta ingenuità da parte tua, Omnius! Solo perché non hai lasciato i sentimenti citati da te poco fa non significa che non na-sceranno mai nel cuore dei mortali! Anzi, ti dirò subito che non è lontano il giorno in cui quelli che chiami ‘figli miei’ cambieranno i loro atteggiamenti! Sei solo un sognatore! Lo siete tutti! Sola-mente io conosco il lato oscuro esistente per natura nel loro animo!” “Sono stato io a creare i viventi e li conosco meglio di chiunque altro, ho elaborato progetti ben precisi per loro prima ancora di plasmarli. Mi dispiace Krusipher, ma la maggioranza vince e tu non puoi farci niente!” “Mi avete scocciato, voi e le vostre manie di buonismo! MI FA-TE SCHIFO TUTTI! Ed io sono stufo di sottostare sempre alle vo-stre decisioni! Siete un branco di falliti ed io vi distruggerò tutti!” – Krusipher minacciò gli dèi ed i suoi occhi presero a mutare in uno sguardo assassino, dopodiché lanciò un potente incantesimo che distrusse il tavolo in mille pezzi, quindi sparì nel nulla, segui-to da una risata malvagia. “Dov’è finito?” – urlò Vun. “Stavolta ha oltrepassato ogni limite!” – esclamò Empyphall armandosi del suo bastone magico. “Adesso basta Omnius! Sono stufo dell’arroganza di Krusipher! È giunta l’ora di dargli una bella lezione!” – Loosten disse ciò im-pugnando il coltello facendone illuminare magicamente la lama. “È necessario individuarlo. Usciamo di qui, presto!” – esclamò Omnius che per la prima volta nella sua eternità era davvero preoccupato. Fu così che le ventiquattro divinità si teletrasportarono fuori dal castello dell’Ahlgeum, ma non videro traccia di Krusipher, tuttavia lo scudo nero di Nau, su cui era inciso il simbolo divino e che era grande abbastanza da proteggere buona parte del corpo di chi lo impugna iniziò ad illuminare i suoi lineamenti e conse-guentemente a questo la dea disse preoccupata: “Il mio manufatto si sta manifestando! Questo vuol dire che ci sono guai in arrivo…” – allora Moruth disse allarmato: “Dobbiamo trovarlo prima che commetta qualche sciocchezza!” “Il caro Moruth ha ragione! Dovrà provare anche lui un dolore atroce!” – disse Halow con maniacale e sadica dolcezza. Tutti gli dèi setacciarono la zona. Dopo un’ora di ricerche Om-nius pensò amaramente che Krusipher era fuggito sul Pianeta, ma neanche finì di formulare il suo pensiero che all’improvviso ci fu un lampo di luce, seguito dalle urla di Hooryon che fu scara-ventato a terra da una sorta di forza mistica; Krusipher ricomparve armato di una spada lunga dalla lama sottile, il colore di quest’ultima era purpureo e il manico tinto di nero: i divini osser-varono l’arma con aria preoccupata e avvilita. “Ha estratto la mitica ‘Zanmato’ ” – pensò Omnius con aria se-ria. Il dio ribelle colpì subito dopo in maniera molto violenta Helx che cadde a terra lacrimando dal dolore; sorprendentemente però si rialzo subito guarito all’istante, come se non avesse mai subito l’attacco letale di Krusipher, così il dio lo derise dicendo: “Hey, Krusipher! Cos’è? Hai per caso dimenticato che essendo divinità e dunque immortali non possiamo subire ferite di nessun tipo?” – subito dopo la divinità oscura fu colpito alle spalle da Lius con un fendente del suo spadone lucente che brillava di luce propria. Krusipher si rialzò subito e le sue ferite, proprio come quelle di Welx si rimarginarono subito; fu poi colpito sulla fronte da una freccia bianca scagliata dall’arco di Juster che intanto aveva avuto tutto il tempo di prendere la mira. Ma questi, come niente fosse estrasse il dardo dalla sua fronte e lì dove vi era un foro la ferita si rimarginò senza lasciare traccia del colpo perfetto dell’arciere; subito dopo Loosten si avvicinò alle spalle dell’avversario e gli ta-20 gliò la gola con il suo lungo coltello, ma in tutta risposta quest’ultimo trafisse corpo e armatura del dio, seguito da un calcio che lo fece sbattere al suolo. Rimarginata la ferita, Krusipher fece vibrare la lama nell’aria provocando una ferita profonda nel corpo di Brun, che non sembrava essere più annoiato, specie dopo l’attacco subito; Brun non ebbe neanche il tempo di contrattaccare che subito Jyvus diede un duro colpo al dio della notte dritto al cuore lanciando con maestria la sua lancia. Rialzatosi, Krusipher attaccò improvvisamente Nau, ma fallì nel tentativo in quanto quest’ultima si riparò dietro il suo scudo; le sue incisioni brillarono nel momento in cui la lama del Signore tetro lo sfiorò, provocando lo stesso effetto di un pallone che rimbalza al suolo cosicché Krusipher si ritrovò a terra deriso dalla dea che gli diceva: “Spiacente Krusipher, ma finché questo scudo sarà tra le mie mani la giustizia avrà sempre una valida protezione, in quanto questo è il leggendario artefatto divino che difende il suo possessore da qualunque attacco, e come già saprai, è indi-struttibile!” Krusipher, più arrabbiato che mai lanciò una magia che colpì in pieno volto Funny, riuscendola a vedere nonostante questa fos-se diventata invisibile grazie al potere conferito dall’elmo che ave-va indossato prima dello scontro, così Empyphall disse: “Ah, così adesso vuoi giocare a fare il mago eh? Bene, ti accontento subi-to!” – così dicendo lanciò un incantesimo dal suo bastone che la divinità dalla carnagione scura evitò con maestria, ma subito dopo fu colpito da un’altra stregoneria provocata da Trabster. Krusipher si rialzò appena in tempo per parare il colpo scaglia-to dalla falce di Halow: le due lame si scontrarono e i due faceva-no forza ognuno sulla propria arma cercando di prevalere sull’altro e mentre ciò accadeva il dio possessore dello strumento a forma di mezza luna gli disse: “Non opporre resistenza! Sai bene che non puoi nulla contro la mistica ‘Falcianime’ che è impregnata dei poteri della morte stessa! Sono stato proclamato da Omnius in persona il ‘Signore della Morte’!” – il dio delle ombre, che iniziava a reggere al colpo del suo rivale, pose fine al gioco di forza scansandosi all’ultimo secondo, ma colpendo il dio con una sfera di energia di colore nera scagliata dalla sua mano sinistra. Il povero Halow si ritrovò accasciato a terra, tuttavia sorrise, come fosse compiaciuto dal dolore provato poco prima, quindi alzò il capo verso il suo avversario dicendo: “Bel colpo! È stato un piacere trovare questo tipo di atrocità!” Moruth tentando di colpire dall’alto il suo avversario disse dopo aver fatto un grande balzo: “Krusipher! Prendi questo!” – e men-tre stava per colpirlo con lo strano guanto descritto precedente al momento della seduta divina, Krusipher evitò l’attacco e nel con-tempo diede un ceffone in pieno viso al suo aggressore scaraventandolo a molti metri di distanza. Il divino ribelle stava per infierire con un ulteriore attacco ma fu colpito da una frustrata che lo fece inginocchiare, infatti Tamyph subito dopo continuò al colpirlo violentemente con una frusta nera come la notte e mentre attaccava a ripetizione disse con molta enfasi: “Godi! Sudicio maiale! Strilla come non hai mai fatto in vita tua!” – mentre continua a colpirlo Tamyph aveva la stessa espressione di una bambina che faceva visita ad una pasticceria; tuttavia Krusipher all’ìimprovviso riuscì a bloccare la frusta della dea e rialzandosi diede uno strattone all’arma facendo trascinare la bella a sè e in un instante piantò la spada nel petto di lei frantumando la sua corazza già poco protettiva, poi pieno di rabbia le urlò in faccia: “BEN TI STA, BRUTTA SGUALDRINA! COME OSI CERCARE DI UMILIARE ME! IL GRANDE KRUSI-PHER!” – detto questo rimosse la lama dal corpo della dea e con un calcio allo stomaco la buttò a terra come fosse immondizia; insomma quello che nacque fu un combattimento all’ultimo sangue che sembrava essere destinato a durare in eterno: come già spiegato prima gli dèi non potevano subire nessun tipo di danno neanche dalle armi divine da loro stessi create. Qualcuno potrebbe chiedersi quanto tempo sia durata la batta-glia fino a quel momento: tre giorni? Due settimane? Anni? Per la verità la disputa non durò più di trenta secondi. Difficile crederlo, eh? Eppure è così. Perché loro erano delle divinità! E questo fatto volente o nolente i mortali dovevano capirlo e in fretta anche, perché di lì a poco le sorti del Pianeta sarebbero cambiate. Omnius rendendosene conto, urlò a gran voce: “BASTA COSÌ!” – ci volle un pò di tempo affinché tutti si fermassero a combattere e quando Omnius ebbe l’attenzione di tutti, Krusipher compreso, 22 riprese dicendo – “Continuare a combattere non serve a niente! Potremmo portare la nostra guerra avanti in eterno senza vedere nessun esito e immagino che nessuno di noi voglia questo, nemmeno tu, Krusipher.” Quindi Omnius puntò il suo spadone dalla lama seghettata dal colore per metà rossa e l’altra blu indicando Krusipher dicendo: “Da adesso saremo solo io e te, combatteremo l’uno contro l’altro che nessuno dei presenti si intrometta! “ – Le altre divinità non erano per nulla d’accordo con il Signore degli dèi. “Omnius! Non farai sul serio?” – disse Vun. “È una follia!” – ribeccò Jyvus. “Lascia che lo schiacciamo insieme! “ – disse Pajpher brandendo il suo martello da guerra. Ma Omnius quasi irritato da tanta opposizione disse mante-nendo il suo tono gentile: “Ho motivo di credere che sia opportu-no che mi scontri da solo con Krusipher. Non vi immischiate.” Il nero dio, dopo aver ascoltato tutto, disse con tono di sfida a Omnius: “E cosa credi di aver risolto scontrandoti da solo solito con me? Il risultato è sempre lo stesso: siamo entrambi eterni. Come d’apprima lo scontro durerà per sempre, senza che nessuno possa uscirne né vittorioso né sconfitto. Cos’è? I mortali ti hanno dato di volta il cervello?” “Il tempo delle chiacchiere è finito Krusipher. In guardia!” Fu così che i due si cimentarono in un duello di spade senza precedenti. Incrociarono violentemente le lame dando vita ad una sorta di danza mortale, fraseggiando con le armi menando fendenti e affondi facendo affidamento al gioco di gambe e alle finte, senza però che l’uno riuscisse a colpire l’altro, essendo i due degli ottimi spadaccini. Tuttavia, dopo diverso tempo, Omnius riuscì a guadagnare un vantaggio strepitoso facendo indietreggiare in continuazione il suo avversario con diversi colpi violenti, finché Krusipher urlò: “Mi hai davvero stancato Omnius!” – detto questo sferrò contro di lui lo stesso incantesimo di colore nero che aveva lanciato contro Halow, ma Omnius esultò dicendo: “Sei caduto nella mia trappola Krusipher! È FINITA!” Il Signore degli dèi parò con la parte piatta della sua spada la magia dell’avversario assorbendola; la lama fu subito illuminata, diventando bianchissima, dopodiché, con un fendente menato a vuoto, respinse l’incantesimo ai piedi del mittente; tutt’intorno a Krusipher si formò un cerchio magico perfetto che ben presto rinchiuse il corpo del dio all’interno di una vera e propria barriera incantata. “Cosa diamine succede?!” – esclamò Krusipher che per la pri-ma volta iniziava ad avere paura “È arrivato il momento! Non abbiamo molto tempo! Ho evoca-to il ‘Sigillo dell’Esilio Divino’! Distribuiamoci con le armi sguainate attorno a lui formando un cerchio!” Le altre divinità eseguirono all’istante e il Signore degli dèi disse: “Datosi che non puoi morire e per di più non hai nessun ri-spetto per i nostri figli, io ti esilio dall’Ahlgeum! D’ora in avanti tu vivrai in mezzo ai viventi come se fossi uno di loro... E chissà che non imparerai perfino ad apprezzarli. Addio Krusipher.” – fu così che la barriera diventò di un giallo luminosissimo che a poco a poco stava svanendo nel nulla e mentre ciò accadeva Krusipher urlò per la disperazione: “NOOOOOOOOOOOO!!!” – fino a che, Krusipher svanì dalla vista degli altri dèi e con la consapevolezza di quest’ultimi che Krusipher non avrebbe fatto mai più ritorno nell’Ahlgeum. Tuttavia la situazione degenerò. Anni dopo infatti il Pianeta su-bì dei cambiamenti; Krusipher non apparteneva più alle schiere degli dèi, ma in compenso riuscì ad acquisire una propria posi-zione nel mondo dei viventi; colui che un tempo era il ‘Signore della Notte e dell’Oscurità’ era divenuto l’entità chiamata Rhaphnyarne, colui che con un sortilegio creò nel cuore degli esseri vi-venti emozioni indelebili: l’odio, il rancore, l’invidia, l’avarizia, il tradimento e simili. Il Pianeta stava di nuovo mutando irrimediabilmente, in modo che il bene fosse condannato a vivere col male; i popoli iniziarono ad avere divergenze tra di loro: gli elfi, considerando gli umani degli esseri inferiori, credevano di avere imparato da quest’ultimi abbastanza da considerare la loro magia superiore alla tradizione di quelli che erano ancora noti come Antichi Stregoni, scoprendo di esserne più portati nell’apprendimento e nell’applicazione, inoltre gli elfi rispetto agli Antichi Stregoni potevano più a lungo abbastanza da capire che la morte non poteva raggiungerli tramite la vecchiaia, perché quest’ultima era a loro sconosciuta. I nani erano invidiosi degli elfi, in quanto erano tutto ciò che loro volevano essere; ed effettivamente la bellezza, la sapienza e lo stile militare elfico non avevano nulla a che vedere con la grezza e barbara situazione estetica nanica, tuttavia i nani, anche se to-talmente incapaci di usare la magia, avevano un’abilità militaristica superiore a quella elfica (nonostante sia decisamente più rozza rispetto a quella degli elfi) e sempre per motivi razziali gli elfi, a loro volta, non avevano una buona considerazione dei nani. Come se ciò non bastasse anche i folletti, creature ancor meno alte dei nani, ma con una discreta conoscenza magica e poteri particolari quali quello di conoscere il linguaggio degli animali e dialogare con gli ambienti naturali, non erano più in armonia con gli elfi; lo stesso valeva per gli gnomi, creature simili ai folletti, fatta eccezione per il loro fisico tozzo e la carnagione che variava dal marroncino chiaro al grigio scuro, inoltre gli gnomi erano assai più brutti a causa della loro calvizia e il loro corpo ricoperto di peli. In tutto questo i centauri mostrarono totale indifferenza per la situazione attuale e nemmeno gli immensi titani, riuscirono a riappacificare le liti dei popoli, come del resto avevano già cercato di fare le fate, ma senza successo, poiché gli elfi erano diventati troppo superbi per ascoltare le creature più sagge del Pianeta quali erano le fate; gli uomini erano troppo offesi dall’insolenza elfica, i nani provavano nei loro confronti troppo odio e i folletti e gli gnomi erano troppo ai ferri corti nei confronti degli elfi perché la convivenza potesse ancora durare. Fu così che scoppiò la guerra tra gli elfi e i nani: quest’ultimi avevano il totale appoggio degli uomini, dei folletti e degli gnomi. Quello che ne seguì fu una serie infinita di perdite su tutti i fronti, in quanto gli Antichi Stregoni, giocarono un ruolo determinante nella guerra, datosi che la loro sapienza magica non era inferiore a nessuno avendola trasmessa agli elfi per anni; così do-po molto tempo gli elfi, che più di tutti avevano subito molte per-dite, e quindi stavano comprendendo il prezzo della loro arroganza, decisero di firmare un armistizio con il nemico accordandosi sull’abolizione delle leggi che favoreggiavano il razzismo sfrenato nei confronti degli altri popoli, soprattutto di natura sociale, non-ché commerciale (tra cui la legge della comunità elfica della ‘Tariffa del Sangue Elfico’, ovvero il prezzo dei prodotti di provenienza elfica triplicato per tutti i popoli che non erano di razza 25 elfica) e sulla delineazione dei territori di ciascun popolo. Nono-stante ciò però gli Antichi Stregoni, che intanto erano venuti a conoscenza delle immense ricchezze dei nani, tradirono quest’ultimi assalendo i loro terreni tentando di impadronirsi dei loro averi, ma con pochi esiti positivi, poiché gli allora ancora Antichi Stregoni trovarono grande resistenza da parte del popolo nanico; fu così che le altre popolazioni appresero che gli Antichi Stregoni erano facilmente corruttibili e che quindi non ci si poteva fidare di loro. Ma quando tutto sembrava essere risolto e l’ordine pareva esse-re ripristinato, Rhaphnyarne diede vita a nuove creature: creò i demoni, creature nere alate che rappresentavano l’incarnazione del male con la sapienza magica sconosciuta a tutti i popoli, poi diede vita ad altre mostruosità quali le arpie, creature dal corpo per metà donna e per metà uccello, fu il turno dei non-morti, poi furono generati gli antichi Lycan e poi i vampiri, a seguire i giganti e i ciclopi, creò quindi i gargoyle, piante carnivore, gli zombies e simili a loro, le mummie, quindi plasmò i troll, le streghe e gli aracnidi. Ma Rhaphnyarne non ancora soddisfatto del suo operato decise che per completare il suo lavoro avrebbe creato creature terrificanti in grado di distruggere in poco tempo intere città e stermi-nare popolazioni in pochi attimi: dunque diede vita ai draghi. Scopo di colui che si era ormai proclamato il Re dei Demoni non era quello di raggiungere la bravura di Omnius, ma addirittura quello di superarlo cercando di diventare il padrone assoluto del Pianeta; iniziò così ad assediare quelli che erano ancora degli scarni villaggi e i popoli del Pianeta, capendo la gravità della situazione, decisero di allearsi tutti insieme per sconfiggere quella che ormai era nota come Armata delle Tenebre. Antichi Stregoni, elfi, nani, folletti, gnomi e perfino centauri, le fate, le sirene e i tri-toni unirono le forze per combattere l’esercito nero, supportati dall’aiuto dei titani, ma ciò non bastò a fermare la forza distruttiva di Rhaphnyarne, le cui truppe avevano la meglio su tutti loro; anche se l’evoluzione dei ‘Nativi’, come ormai si faceva chiamare la coalizione dei popoli creati dal Signore degli dèi, procedeva comunque, nonostante la guerra, creando così grandi città, redigere palazzi, castelli e altri edifici, anche se alcuni furono distrutti dall’esercito nero [...] SPAZIO AUTORE Qui finisce l'incipit del mio libro già pubblicato di cui troverete il link su questa piattaforma. Spero vi sia piaciuto, mi raccomando lasciate commenti sinceri!
  7. nico.adiletta

    L’amore a natale - Prologo

    Ciao, ho letto il prologo (successivamente darò pareri più dettagliati leggendo le parti successive ) Da quel poco che ho potuto leggere potrebbe essere una storia interessante. Dico potrebbe perchè, anche se è solo un prologo avresti potuto dare almeno qualche descrizione in più (senza esagerare, altrimenti che prologo è? ) sui personaggi, sull'ambientazione, di che cosa tratta la storia e via discorrendo, in altre parole è a mio parere fin troppo scarno anche per essere un comune prologo. Il personaggio di Arabella (parlo per gusti personali) è a mio avviso un personaggio disprezzabile, una persona che ha sofferto ma che invece di cambiare le cose passa il suo tempo a piangersi addosso senza cercare di cambiare le cose. Confido che ci sia un evoluzione del personaggio nelle parti successive. Il contenuto, come dicevo sopra è piuttosto scarno le cui descrizione lasciano praticamente tutto all'interpretazione dei lettori che non hanno nemmeno una base per immaginare la scena descritta dalla storia; tuttavia il testo è molto chiaro e fa immedesimare il lettore nella vicenda (poco) descritta, in particolare dalle emozioni che prova Arabella. Trovo inoltre che ci sono pochissimi errori di punteggiatura e quei pochi penso siano dovuti a una banalissima mancanza di revisione che, per carità, può succedere a tutti, ma non posso dire lo stesso della struttura del racconto che go trovato monotono e poco fluido. Non so se è un racconto che hai scritto qui amatorialmente o è un romanzo che vuoi pubblicare o hai già pubblicato, ma sinceramente non è un libro che comprerei leggendo quest'incipit. Spero di cambiare idea leggendo il proseguo della storia...
  8. nico.adiletta

    Presentazione

    Sto finendo di scrivere la tesi. Spero di laurearmi per novembre
  9. nico.adiletta

    Presentazione

    Grazie, me ne ricorderò
  10. Va bene, l'uso dei punti reputazione non si verificherà più. Quello che però non mi è chiaro è il commento approfondito di un altro testo. Non ho capito, ho sbagliato a commentare quel testo? Dovevo farlo di un'altra categoria? :/
  11. nico.adiletta

    Strawberry Point [1/7]

    Ah capisco, grazie per la dritta Credevo funzionasse un pò come i like di Facebook...
  12. nico.adiletta

    Presentazione

    Ahahahahahahahahahahahahah Beh ragazzi che dire, sono un ragazzo di Sarno, nella provincia di Salerno e ho quasi concluso gli studi all'Università degli Studi di Salerno. Attualmente sto facendo praticantato in uno Studio a Napoli come Consulente Finanziario tramite apertura di società svizzere. In passato ho fatto l'organizzatore di eventi musicali per breve periodo e solo a livello locale spinto dal mio amore per la musica. Le altre passioni invece includono i libri, (ma va? ) il cinema, il fantasy in ogni sua forma, la storia e tutto ciò che concerne il campo culturale
  13. Tutto era silenzioso e buio. Niente poteva distinguersi dall’enorme oblio circostante, ammesso che nell’oscurità c’era davvero qualcosa! Le tenebre padroneggiavano l’ambiente attorno, finché si sentì una voce, chiara, pacata ma risoluta che rimbombò nell’aria come se si trovasse all’interno di una grotta; la voce disse: “O luce! Tu che in futuro farai apparire il mondo chiaro e meraviglioso da rende-re gaio il cuore degli uomini umili, eclissa il nero manto e inizia a far godere quest’ultimo della tua illuminazione!” – fu così che l’ambiente attorno fu pervaso da una luce accecante e di lì inizia-rono a formarsi dal nulla delle nuvole candide, che passando, la-sciarono spazio a dei punti luminosi che i mortali avrebbero poi chiamato stelle; poi la voce parlò di nuovo – “Vi sarà da oggi una nuova entità che porterà il giorno ai miei figli, che donerà arbitrio alle loro imprese del quotidiano. Io ti creerò con l’elemento del fuoco, scalderai il suolo con il calore dei tuoi raggi e sarai tanto luminoso che i mortali non potranno riuscire a guardarti senza rimanere accecati da tanta luce. Tu da adesso sei il sole!” Così detto comparve una figura, egli non era uomo e tanto me-no era essere vivente di qualsiasi tipo: in lui vi erano sembianze nobili e arcane i cui capelli lunghi erano raccolti all’unisono così da formare una coda di cavallo, le sue vestigia erano fatte di co-razza e accessori da guerriero i cui manufatti erano degni di un dio! Egli con un cenno della mano creò dal nulla un’enorme sfera infuocata e il sole arse pieno di vita dicendo: “Omnius, Signore di tutti gli dèi! Ti ringrazio infinitamente di aver deciso di assegnare un incarico così importante proprio a me. Un giorno ripagherò la tua bontà!” – e la figura umana che portava il nome di Omnius ri- spose senza distogliere lo sguardo dalla sfera abbagliante – “Va. Illumina il mondo circostante con la luce della tua vita fino alla fine di tutti i tempi.” Così dicendo se ne andò piano e pensieroso. Dopo aver camminato per un po’, Omnius si fermò all’improvviso e disse: “Le stelle da sole non basteranno ad illuminare il mondo nel periodo in cui il sole riposa, pertanto io dico a te, luna, esisti! È il tuo signore che te lo chiede!” – e come per magia si materia-lizzarono dal nulla delle pietre lunari che unificandosi formarono una grandissima sfera biancastra anch’essa assai luminosa. E la luna parlò: “Dimmi Omnius, qual è il compito che dovrò svolgere per te?” “In assenza del tuo amato fratello sole, illumina le oscure ore dei miei figlioli, sii per loro musa e conforto nei momenti di difficoltà, fa che si sentano rassicurati dal tuo fascino, porta loro consiglio e veglia su di loro nel meritato riposo.” – la luna, colpita da tanta pacatezza e amore che ha notato in quella divinità disse commossa – “Così sia, Omnius.” In seguito il dio plasmò il Pianeta e così facendo notò che al suo interno non vi vera altro che terra arida e sassi, quindi vi creò tutti gli altri elementi: l’aria, essenziale per i mortali, l’acqua, con cui creò i mari, gli oceani, i fiumi, i ruscelli e meravigliose casca-te; ma egli vide che ciò non era abbastanza, così creò vaste pianure, folte foreste, enormi montagne e fece in modo che sul Pianeta, lì dove i raggi del sole non avrebbero fatto da padroni, vi fosse una lunga distesa di ghiaccio. Quindi arricchì il tutto con i beni necessari ai viventi per vivere e prosperare, Fu così che Omnius creò i primi esseri viventi: popolò i cieli dai volatili di ogni tipo, nelle acque si formarono creature marine di ogni tipo, dopodiché creò tutto il resto del mondo animale infine la terra rivolse la parola ad Omnius: “Hai creato un bellissimo mondo, o dio. Rispetto e lode a te!” Ma Omnius replicò: “Questo è solamente l’inizio. Io ho semplicemente creato tutto ciò che era necessario per vivere nei con-fronti di coloro che vivranno sopra di te. Il vero lavoro inizia a partire da adesso.” Il dio infatti diede vita ai primi esseri umani e li fece a immagi-ne e somiglianza delle divinità stesse, costoro vedendosi nudi ini-ziarono a vergognarsi e coprirsi, così Omnius diede loro delle ve- sti color della terra e li fornì di un cappuccio, così che potessero ripararsi in tempi di pioggia e freddo; questi individui verranno poi ricordati in futuro dai figli del Pianeta col nome di ‘Antichi Stregoni’ in quanto la divinità diede loro la capacità tale di saper usare l’arte magica, poiché assolutamente incapaci di difendersi dagli ostacoli della vita terrena; ma dato che gli uomini di quel tempo erano ingenui Omnius decise che non era ancora tempo per loro di vivere in autonomia in un mondo così grande, così decise di creare altre creature che non fossero né superiori agli uomini né inferiore a questi ultimi: quindi diede vita alle fate, crea-ture tanto piccole quanto sagge che fungessero da oracolo ai mortali dell’epoca e alle future generazioni. Poi creò gli elfi, affascinanti creature simili agli uomini che ben presto appresero anche loro le arti magiche ed impararono ad avere giudizio nelle loro azioni quotidiane, in quanto erano allievi degli uomini e delle fa-te; dagli elfi vi furono varie scissioni in quanto si stanziarono in molti territori del Pianeta essendo in soprannumero. Creò poi i nani che al contrario degli elfi che erano alti e di bell’aspetto, erano bassi e barbuti e contrariamente agli elfi, che erano un popolo per natura elegante e di buone armiere, i nani erano di indole rozza e per niente gentile; ma ciò non toglie che tutti loro, nonostante le razze miste impararono a vivere in pace e armonia tra loro; infine Omnius, al fine di evitare che nascesse in queste creature arroganza e superbia diede vita ad altre come i centauri, che erano esseri dal corpo di cavallo e dalla testa alla vi-ta avevano sembianze di uomini; formò poi i folletti, molto simili agli elfi la cui statura però era inferiore a quella dei nani. Plasmò poi gli gnomi, creature dall’aspetto poco avvenente di statura pari a quella dei folletti; quindi Omnius creò altri tipi di creature che trovarono il loro habitat nei mari e negli oceani, come le sirene, esseri metà donne e metà pesci, e le loro antitesi, i tritoni. Tutti i popoli continuavamo a vivere pacificamente e prospera-vano insieme, felici di ciò che Omnius aveva loro donato e difatti il dio era assai contento e compiaciuto del suo operato, ma poi-ché egli era una divinità piena di precauzioni si rivolse ai titani: “Immensi esseri! Io vi dò responsabilità su tutto ciò che succede al Pianeta: ognuno di voi sarà guardiano di un’area del Pianeta e farete in modo che i viventi continuino ad amarlo e rispettarlo così come fa il Pianeta nei confronti dei miei figli.” I titani, esseri giganteschi dal volto pieno di comprensione e misericordia disse-ro: “Ogni tua parola è legge, eccelso Omnius!” Detto così, Omnius, dando un’ultima occhiata di gioia e felicità terrena, disse tra sé: “È tempo di raggiungere le altre divinità. A quest’ora mi staranno aspettando.”
  14. nico.adiletta

    Strawberry Point [1/7]

    Ciao, innanzitutto ti faccio i miei complimenti per la tua storia e se a te fa piacere volevo esprimerti le mie umili impressioni su questa parte della storia. L'incipit per quanto non sia nulla di eccezionale colpisce comunque il lettore catturando la sua attenzione grazie alla scorrevolezza del testo che invita il lettore stesso a volerne sapere di più su Tristano Tristone; a tal proposito ho potuto notare che sebbene quest'ultimo non fa parte della "gente comune" (nel senso che è una persona molto facoltosa di famiglia e che a differenza di tanti altri ha le possibilità di avere un futuro agiato perchè agevolato dall'attività svolta dal padre) è comunque un personaggio che ha dei sogni che riguardano il campo artistico come la scrittura a cui una persona della sua posizione difficilmente si dedica. E' una storia (fin qui) che in realtà non offre nulla di realmente nuovo, tuttavia come ho già detto sopra, la sua scorrevolezza tende ad incoraggiare il lettore a continuare a leggere; per quanto concerne la grammatica c'è qualche virgola di troppo e il testo presenta delle ripetizioni, ma nulla di particolarmente grave. Se posso dare un modesto giudizio ritengo che è una storia carina e per quanto non innovativa (o almeno finora) vale comunque la pena di leggere
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