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PinoP

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  1. PinoP

    Le arti femminili

    Non posso non apprezzare questi versi, ancor più che il tuo "io" collima con il mio. Che il risalire sia femminile posso condividerlo e mi piace considerarlo come un maggior punto di sensibilità. Ci vuole coraggio a godere delle opportunità della vita, che possiamo chiamare gioco solo quando la si vive a pieno, nel bene e nel male. Altro atto di coraggio, ben descritto, parte fondante della natura dei generosi E qui l'epilogo trionfa come uno schiaffo benevolo, un buffetto per chi prudentemente o vigliaccamente si nasconde. Non ho gli strumenti per commentare poesie ma la tua @Elisa Audino mi ha davvero colpito. Complimenti sinceri
  2. Grazie mille @ElleryQ. In effetti l'autore è giovane e vivo (37 anni). Mi sarebbe piaciuto tributargli la mia ammirazione, ammesso che l'avrebbe gradita. Inserirò un personaggio nuovo anche se ha le stesse caratteristiche. Saluti
  3. Non è confortante doverlo supporre per un aspirante scrittore, ma chiedo: non sono stato chiaro?
  4. Ciao a tutti. Prima di postare questa richiesta di consiglio ho provato a effettuare una ricerca ma senza risultato. Spero di non aver sbagliato sezione. Mi sto accingendo a scrivere un nuovo romanzo, o perlomeno ci provo . Si tratta di un thriller su sfondo storico che implica il coinvolgimento di servizi segreti vari. È un genere che mi appassiona e ho letto in passato diversi libri del genere. Nel pensare ad alcuni personaggi, utili alla mia storia, mi si è disegnato un profilo molto simile a un personaggio secondario di un altro libro che mi è piaciuto molto. Mi piacerebbe poterlo inserire nel mio racconto, anche inserendo il riferimento all'autore e alla serie. L'idea non sarebbe del tutto originale perchè, non prendetemi per presuntuoso per l'accostamento che segue , Maurice Leblanc lo ha fatto nelle avventure di Arsenio Lupin mettendo in competizione il suo "eroe" con Sherlock Holmes, di Arthur Conan Doyle, anche se il nome dell'investigatore diventa Herlock Sholmes. Un po' come fare incontrare Poirot con il commissario Maigret che seguono la stessa indagine. Vi chiedo: 1) è corretto? 2)l'autore, invece di gradire l'omaggio, potrebbe considerarlo plagio o furto d'ingegno? Grazie anticipatamente
  5. PinoP

    Richieste abilitazione Narrativa over 18

    Classe '61. E' Permesso?
  6. PinoP

    Delos Digital

    Qualcuno sa cortesemente indicarmi il nome di chi cura la collana "Narrazioni" della DD? Grazie anticipatamente.
  7. PinoP

    Sellerio

    @Mirtillasmile Nessuna tempistica. Questo il testo: "Gentile Giuseppe xxxx, la ringraziamo per la fiducia nei nostri confronti. Sottoporremo la sua proposta preferibilmente completa ad una accurata valutazione senza s 'intende alcun impegno reciproco. Soltanto nel caso in cui l'editore riconoscesse la possibilità di inserire il suo testo nei nostri programmi editoriali, la contatterà personalmente Le specifichiamo altresì che l'invio presso di noi non la vincola in alcun modo nei confronti di altre casa editrici. Con cordiali saluti"
  8. PinoP

    Sellerio

    Domenica mattina, ho inviato via e-mail anche alla CE Sellerio la sinossi, i primi due capitoli e la stringata nota biografica (sono esordiente) del romanzo il cui incipit voi amici avete gentilmente commentato costruttivamente. Ieri, lunedì, alle ore sedici ho ricevuto la conferma di ricevimento con l'invito a inviare il lavoro completo. Ovviamente senza alcun reciproco impegno, mi avvisavano che avrebbero sottoposto il mio lavoro a "un'accurata valutazione". Questa mattina ho inviato il romanzo in formato rtf ritenendolo più versatile di altri. Non m'illudo di certo ma ricevere un cenno di riscontro, qualunque esso sia, mi fa sentire quantomeno considerato.
  9. PinoP

    Marsilio

    Ieri mattina, domenica, mi sono deciso e ho inviato alla CE Marsilio la sinossi, i primi due capitoli e la stringata nota biografica (sono esordiente) del romanzo il cui incipit voi amici avete gentilmente commentato costruttivamente. Oggi, lunedì, alle ore dieci ho ricevuto il doc in risposta che mi avvisa che è stato affidato al gruppo di lettura, con il solito termine di due/tre mesi per il responso. Sono positivamente sorpreso. Non mi faccio illusioni ma... hai visto mai...
  10. PinoP

    La ragazza di Lucania

    Non rompi mai @Kyuss Ho molto da imparare e per questo umilmente mi rimetto al giudizio dei più esperti. Anche a me piaceva di più prima anche se devo ammettere che era un po' un mattone. Ho lavorato a lungo nei ristoranti e fatto lunghi studi sulla storia della gastronomia e schietto è l'aggettivo che indica il prodotto spontaneo senza sofisticazioni o "agevolazioni" artificiali. Spero vorrai perdinarmi se deciderò di lasciarlo lì, ma seguirò sempre i consigli di chi ne sa più di me. Grazie P.S.: Ho già postato il seguito del primo capitolo e se avessi suggerimenti... affonda pure
  11. PinoP

    La ragazza di Lucania

    In effetti quel "ognuno" sono io, ma qualcuno mi ha suggerito di eliminare il commento dello "scrivente" Grazie @Poeta Zaza
  12. PinoP

    La Ragazza di Lucania (seconda puntata)

    Pardon: Ambientato e NON Ambienteto alla Banfi
  13. PinoP

    La Ragazza di Lucania (seconda puntata)

    Ambienteto nel 1980. È domenica pomeriggio e gli uomini del paese son riuniti scambiandosi, come sempre, aggressivi giudizi su arbitri, allenatori e stelle del calcio, la cui brillantezza non è mai stata più ferma del pendolo dell’orologio a cucù appeso al muro del bar di Tore. Fulvo e di corpacciuto aspetto, Salvatore Tavoino, detto Tore, accoglie tutti e serve birra e vino ai tavoli, corredati di posacenere Cinzano e carte da gioco napoletane, mentre la radio trasmette Tutto il calcio minuto per minuto. Tore, con amichevole sollecitudine, assiste gli ospiti riuniti in una sorta di Tribuna Politica prestata al calcio. Dà torto a tutti, anche a sé stesso, quando i pareri impudentemente espressi sviano dal pensiero del venerato mest’ Antonio, o mastro Antonio, che dir si voglia. Questi, fabbro storico del paese, priore della Confraternita della Misericordia, era stato nominato, ad perpetuam, direttore del coro parrocchiale della chiesa di Sant’Antonio Abate, sebbene riservasse democratica ignoranza nei confronti di qualsivoglia pentagramma. Nessuno sa se avesse mai fatto il militare a Cuneo, acquisendo così lo status di “uomo di mondo”, ma sta di fatto che non si era mai sottratto al gravoso onere di illuminare chiunque, incoscientemente, si sentisse autorizzato a formulare una, benché sommessa, indipendente ipotesi. Ma vi è pure, vivaddio, chi di tanta presupposta sapienza si fa beffe. Egli è Nicola Varasano, o Zi’ Nicola, come lo chiamano i suoi compaesani, riservato e dai modi ruvidi, infaticabile lavoratore, acuto osservatore e mente indipendente. Nicola frequenta il bar, unendosi a pochi amici, per dover di comunanza, e per ossequiosa riverenza verso qualche buon bicchier di vino. Stimato da tutti, in paese, ha conosciuto il costo del sacrificio allontanandosi dalla giovane moglie, Santina, per cinque lunghissimi anni. Partito, in cerca di fortuna nella lontana Pampa, riponendo le sue speranze di fortuna nel progetto di sviluppo economico argentino, andando a “popolare il deserto”, come si disse allora. Curando con il sole la terra e con la luna il bestiame. Pulir le stalle e sognar le stelle. Voleva procurarsi il denaro sufficiente a comperare una bella casa, per dare un sereno futuro alla moglie e all’anelato figlio, maschio. Fin quando una nervosa giumenta decise di scalciare, per protesta, alla vista di un sorcetto, proprio quando Nicola, in lotta con la stanchezza, fu colto impreparato. Si trovò giusto a tiro dello sciagurato zoccolo che, colpendolo al ginocchio, lo rese zoppo. Non potendo più sostenere ancora quegl’inumani carichi di lavoro, decise di far convalescenza a casa, dove non poté che stabilirvisi definitivamente. Furono, comunque, sufficienti gli sforzi fin lì profusi per acquistare una modesta casa e un piccolo terreno nel suo paese. Perseveranza e pazienza riuscirono a fornirgli la necessaria sussistenza di un’onesta vita. Una vita, però, fin troppo semplice per teneri germogli di popolo, sempre intenti a vagheggiar la propria, negli angoli più fecondi della Terra, a volte vicini e troppe volte lontani, in cui scovare la più dorata fetta di Fortuna a loro riservata. Coltivano sogni, lenti da sbocciare, vivi come il mare e preziosi come l'oro. Sogni coronati da pochi eletti, mentre molti, prudentemente, resteranno. Gli uomini guidando i penetranti vomeri nella fertile terra, quali energici falli a propiziare miracolose semine di strabilianti messe, accendendo di fierezza i paterni occhi. Così anche docili fanciulle impareranno l’arte di curare il focolare, per feconde inedite stagioni, sotto languidi sguardi materni. Per molti. Ma non per Filomena...
  14. PinoP

    Ventiquattro. La Vigilia

    È bellissima la descrizione dell'affetto familiare e dell'atmosfera della sera di Natale in una famiglia felice. Bello il preludio al dramma che si sta per consumare. Sono solo alle prime armi, come aspirante scrittore, ma ti faccio i miei complimenti per la narrazione e le descrizioni sobrie, da cui posso solo imparare. Complimenti @Rica
  15. PinoP

    La ragazza di Lucania

    Sottopongo a voi, più esperti, le correzioni fatte dopo i vostri suggerimenti. Preciso che della vecchietta non vi sarà più traccia, in quanto elemento descrittivo di un ambiente. Inoltre l'incipit è il pezzo più articolato di tutto il racconto, scritto più di vent'anni e un'ottantina di libri fa (Lettinon scritti). Voglio ringraziare per la loro amichevole attenzione tutta la comunità, e in particolare: @Kyuss @Poeta Zaza @Roberto Ballardini @Lord Paranoia "Una vecchia attraversava di buona lena il vicolo, tenendosi premuto sotto il naso un lembo dello scialle nero che l’avvolgeva. Il paese era situato in cima a un piccolo promontorio del meridione italiano, sotto un cielo color piombo di un dicembre inoltrato. Giornata fredda di un giovane inverno che alitava impietoso per i vicoli di un placido paese, dell’entroterra Lucano, popolato da poche migliaia di anime, rare per le scoscese strade. Un dì come tanti, di quelli che si è impazienti di rincasare e chiudere la porta, sperando di proteggersi dal gelo e dai problemi. La neve, fiocco a fiocco, aveva ammantato di baluginante candore il paese e le sue campagne, ma senza insidiare i riti di una vita parca, e come tale irriducibile, di gente semplice e ostinata come le regole orgogliosamente tramandate e che dettano i comportamenti di una comunità che non riconosce che tre punti fermi: il lavoro, la famiglia e la messa alla domenica. Invita, tutt’al più, ad accostarsi al calore del domestico focolare, dove mani esperte han sapientemente trasformato verdure schiette e carni genuine, in fumanti trionfi di gustosa tradizione, accompagnati da fragrante pane e liquoroso vino. Vitto della più italica delle fatture, del cui fervente ricordo ognuno ancora si compiace."
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