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Lauram

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Tutti i contenuti di Lauram

  1. Lauram

    Una taglia per il Tagliatore - parte 1

    Ciao @Mario I., iscritto da pochissimo e all'attivo una presentazione, un commento e un incipit di un lavoro più lungo? Che dire, complimenti. Oh beh, direi di sì, hai postato poche battute, commentare senza conoscere nulla della storia, risulta difficile. Provo a farlo, non volermene. Un incipit. Ci si gioca molto nelle prime righe. Cosa c'è di rilevante da mettere in primo piano? Un incidente provocato da un figlio di papà. Il resto non è fondamentale. Da lettrice vorrei trovare l'informazione più succosa all'inizio, il circondario dopo. (Premetto che non sono un'esperta e che non ho mai pubblicato, le mie sono osservazioni di una lettrice) Es.: Forse così sembra un po' didascalico, ma arrivi al punto. L'incidente avvenne su una strada secondaria alle 8 di mattina, di martedì. Un Audi sportiva tampono' un furgone fermo al semaforo. L'autista, un giovane facoltoso, aveva assunto durante la notte un mix di alcool e cocaina, oltre a una generosa dose di Viagra, preso per soddisfare tre prostitute. Non è che mi convinca anche cosi. È tutto troppo narrato. Secondo me dovresti farle vivere le scene, non descriverle. Il pdv è distaccato, la voce narrante è fuori e si sente. Ma come ti ho detto all'inizio non ho gli elementi per poter valutare, forse l'inizio è descritto e poi non lo sarà più? Il Ducato è stato incidentato, giusto? Ma poi l'autista che lo guida scappa a velocità sorprendente...nonostante l'urto forse ci stava bene. La scena è forte, ecco un elemento da valorizzare. Un sacco nero, (penso alla spazzatura, che fa la spazzatura? Anche il cadavere puzza allo stesso modo?) La donna così martoriata era irriconoscibile. Senza la testa, lo era ancora di più. Asciugare aiuta, togli gli aggettivi e gli avverbi per mettere in risalto ciò che conta. Aspetto il seguito, ok? Ciao
  2. Lauram

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Kueffe: ancora una notte al maniero e potrebbe essere il suo prossimo nome. Che dici @qfwfq? KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  3. Lauram

    Compleanni nel WD

    Auguri capitano @flambar
  4. Lauram

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Freddy Gruber: ha ustioni su tre quarti del corpo. KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  5. Lauram

    Ciao a Tutti!

    Ciao @teotode così giovane e leggere "fin da piccolo" . Ti auguro il meglio e una buona permanenza qui.
  6. Lauram

    A modo tuo

    Ciao @Nicholas Lodigiani un racconto tenero, come lo sono i primi approcci. Mi sono piaciuti i dialoghi, ho avvertito l'imbarazzo di entrambi, hai caratterizzato bene lui e ne ho sentito la timidezza. Una storia piacevole da leggere. Asciugherei un po' le descrizioni, non è fondamentale dire tutto, bastano pochi elementi per mostrare una scena. Quest'uomo per esempio, non ha molta importanza nel racconto, eppure lo descrivi neanche fosse il protagonista. Questa frase fatico a capirla. Forse manca un ne (se ne avesse avuto bisogno). La scena del bacio è molto bella. Il finale invece? Può un ragazzo sparire in un secondo? Può lei non essersi accorta dei suoi movimenti mentre si allontana? È frutto della sua immaginazione? Se così fosse, mancano gli elementi per giustificarlo. Ciao e alla prossima
  7. Lauram

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Ho chaccio: l'esclamazione di chi non ha ancora imparato a usare l'acca. KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  8. Lauram

    28 Settembre

    Un racconto che è un frammento. Ricordo la prima notte bianca, da romana non ero a Roma quella sera . I miei amici mi hanno raccontato quello hai descritto tu in questo brano. La tua è una bella prosa, delicata, purtroppo ho potuto vederla solo nelle descrizioni, mi sono manacati gli stati d'animo dei protagonisti, i loro pensieri. Si preoccupavano solo di tornare a casa? Si limitavano a guardare? Credo che un racconto debba comunicare qualcosa, non solo mostrare delle situazioni, ecco perchè ho esordito dicendo che secondo me ho letto un frammento, non vedo una storia. Scusa se ti dico questo, ma è solo per riflettere, ok? Pensa al black out, mettilo in relazione anche con una sola frase a lui, a lei, o a loro due, così facendo secondo me già comunichi di più. Nel finale ho sentito i sentimenti, una bella chiusa. Ciao, a presto
  9. Lauram

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    Che bello. Sappi che non c'ho visto niente di negativo nella visione degli amanti, anzi. Ti rinnovo i complimenti, è prorpio una bella poesia. :)
  10. Lauram

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    Caspita, qui lei lo cerca ancora... Avevo sperato di no. Non toglie nulla al commento di prima, anzi forse rende la poesia ancora più potente. Ciao
  11. Lauram

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    Secondo me è stupenda @Elisa Audino Un lui che è passato e che lei finalmente sente con distacco. Tanto da permettersi di parlare con altri, di buttare asciugamani in terra dopo la doccia e il sesso, non sente più il bisogno di cercarlo attraverso un cellulare. Sembra una poesia di Carver.
  12. Lauram

    Macerie - Claudio Piras Moreno

    Non so cosa sia accaduto, ma posso dirti che solo leggendo la quarta di copertina ho capito che c'è un oltre che va da solo, che comunica la voglia che hai di credere nel tuo lavoro. Ti faccio gli in bocca al lupo @Claudio Piras Moreno
  13. Lauram

    Storm Tropicali (R)

    È una bellissima riflessione, sarebbe bello poterla trovare in un prossimo tuo racconto. Buone cose capitano
  14. Lauram

    Troppo entusiasmo, imperdonabile mancanza

    Non sei l'unica, su questo forum ce ne sono tante. Una di questa ti dà il benvenuto e ti augura una buona permanenza Ciao
  15. Lauram

    Salute e Prosperità!

    Il benvenuto te lo do senza dubbi Qui puoi sempre pubblicare, in officina però Ciao e buona permanenza.
  16. Lauram

    [Sfida 24] Caterì

    https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/44609-mediterraneo/?do=findComment&comment=789144 Il giorno che al circo Caterì ebbe le crisi, mamma piangeva. Era il 1914 e avevo cinque anni. Le esibizioni non erano iniziate, ma sugli spalti mia sorella dava spettacolo. Per terra sbatteva la testa alle sedie e rigurgitava. Si dimenava come una coda di lucertola. «Su Antò, muoviti.» Mamma mi tirava per il polso. Ero rimasto in piedi a guardare il cerchio di sabbia al centro del tendone. E gli elefanti? pensavo. «Povera figlia. Povera donna» Erano le voci che non sentivamo. Mamma le copriva con le sue grida disperate, mentre io annusavo forte: volevo portarmi dietro l’odore degli animali che quel giorno non avrei visto. Quanto a Caterì, non si contorceva più. Tra le braccia del signore che la portava fuori, sembrava ora pelle di rettile afflosciata dopo la muta, ma senza colore. Usciti, iniziammo a correre per le strade del centro. L’uomo, che poi scoprii essere un medico, sapeva dove condurci. Mia madre si tirava su la gonna per non inciampare. Ogni tanto si girava a controllare che ci fossi. Io al contrario, ogni tanto guardavo avanti. Correvo con gli occhi al circo che alle mie spalle si allontanava sempre più, finché Napoli con i suoi vicoli, non me lo nascose del tutto. Nelle narici, le lacrime non uscite avevano preso il posto dell’odore degli animali, era rimasto invece quello acre del vomito di Caterì. Erano mesi che aspettavo quel giorno, mesi che ne parlavo con lei di sera. Si infilava nel mio letto. Sotto le coperte, mi prendeva il braccio e se lo portava sulla pancia. Mi raccontava di papà e degli animali che aveva incontrato in Africa, gli stessi che insieme avevano visto al circo. Dalla posizione di spalle, la sua voce mi arrivava adulta. Lo era. A dodici anni mi faceva da mammina. Mi sgridava, ma mi baciava pure. I capelli di Caterì profumavano d’oliva. Lasciavo che mi tappassero il naso e mi soffocassero la bocca. Poi avvicinavo la pancia alla sua schiena e mi facevo trasportare dalla fiaba fatta dei suoi ricordi, per me. Ogni tanto liberavo il fiato dal groviglio della sua chioma. «Ma papà com’era?» le chiedevo dell’uomo che non ricordavo. «Bello. Io sono uguale a lui.» Allora si voltava e mi faceva una smorfia. Sul suo volto la boccaccia durava poco e Caterì scoppiava a ridere. Le sue lentiggini mi saltellavano addosso e io felice me le prendevo tutte. «È ora di dormire», diceva mamma dalla cucina. Caterì usciva dal letto. Senza farsene accorgere dava un calcio al calzino che lasciavo per terra per mandarmelo chissà dove nella stanza. Pregustava il suo scherzetto innocente, immaginando me cercarlo l’indomani mattina. Per questo forse, il bacio che mi dava prima di andare via era più forte degli altri. «Buonanotte Antò.» E diventavamo bui come il resto della casa. Prima che il sonno mi prendesse, sovrapponevo le immagini di Caterì a quelle dell’uomo che mi aveva messo al mondo. Nella mia mente papà era come lei, ma con la barba. Sul letto dell’ambulatorio, Caterì aveva gli occhi aperti. Neri come quelli di mamma, ma opachi e spenti come un qualsiasi oggetto lì intorno. I colpi che aveva dato durante le convulsioni - le aveva chiamate così il medico - le avevano procurato dei graffi. Con la testa fasciata, sembrava un soldato, ma non assomigliava a papà. Lei era ferita, mentre lui in guerra c’era morto. «Ma papà»,chiedevo a cena.«Che faceva in Libia?» «La guerra.» Mi rispondeva mamma. «E che è?» «Mang’ Antò,» mi diceva, mentre lei smetteva di farlo. «Ma è morto per le bombe?» «No, di malaria,» rispondeva Caterì. «E che è?» «Una malattia». «E si attacca?» «No.» Solo allora riprendevo a mangiare. Insieme a Caterì nella stanza c’era un bambino, più sottile del materasso e giallo come la coperta. L’uomo davanti a lui stava in piedi, nonostante le sedie. «Gennarì… » diceva a bassa voce. Ogni tanto si avvicinava al piccolo per sentirne il respiro. Il rantolo era il segnale che il figlio era ancora vivo. Rantolo. Silenzio. Si avvicinava. Rantolo. Silenzio. E ricominciava. Erano i suoi passaggi, nei quali per un momento entrai anche io. «Ha la febbre gialla?» gli chiesi. «Antò, va fuori.» Mi sgridò mamma, cacciandomi con un gesto della mano. «Lo deve scusare, è un bambino.» L’uomo non rispose. «Gennariiì» disse solo, trascinando il suo dolore nell’ultima vocale. Il dottore fece uscire mamma dalla camera per visitare Caterì. Nel corridoio ora, era con me. Con l’abito sgualcito e il fazzoletto in testa, non mi guardava, presa com’era a camminare avanti e indietro nell’androne. «Ma le convulsioni si attaccano?» le chiesi. Mamma mi guardò e i suoi occhi mi passarono da parte a parte. Solo prima di ritornare da Caterì, mi rispose arruffandomi i capelli. «Non si attaccano.» E sulla sedia ritornata comoda, ripresi a pensare ai cammelli. Quando infastidivo Caterì, lei urlava. Quando non infastidivo Caterì lei urlava. Caterì urlava sempre. «Vai a cambiarle il bavaglino,» mi dicevano e io andavo. A otto anni avevo più paura dei suoi movimenti improvvisi che del buio nel rifugio. Davanti alla finestra, Caterì con i suoi occhi impolverati, guardava fuori. Cosa l’attraeva? Mi domandavo. Il gatto si leccava il pelo sopra una maceria. La vecchietta sulla sedia impagliata, diceva il rosario. Le case avevano i segni dei bombardamenti. I muri, più bassi più alti, segnavano contorni di punte che bucavano il cielo. La grande guerra la chiamavano, per noi che ogni cosa si era fatta più piccola. Lo stomaco per primo e poi il corpo, incurvato dalla paura degli spazi vuoti che il conflitto avrebbe creato, nella testa, nel cuore e per le strade. Trafficavo con i lacci del bavaglino cercando di fare il prima possibile. Non volevo che Caterì si accorgesse di me. Con lo sguardo andavo a finire sempre lì: ai lati della sua bocca dove il rivolo di saliva scendeva fino al mento. Dopo averle messo la pezza nuova, a volte non ci pensavo e alzavo la voce per farmi sentire da mamma. «Sta bene!» gridavo, disturbando così la quiete di mia sorella. Caterì allora urlava e mi guardava coi suoi occhi satinati di nero oltre il nero e io scappavo. La sera che uccisero Caterì, mamma piangeva. Al rifugio tutto era buio e Caterì odiava il buio. Nello stanzone i nostri corpi tremavano, come echi ai boati di fuori. Anche il silenzio spaventava, come le bombe. E Caterì era entrambe le cose. Nel buio era l’animale in agguato che gridava all’improvviso. «Pazza,» diceva chi saltava sulle sedie più degli altri. Quando dopo il rumore dei passi e dei sospiri soffocati, seguì un lungo silenzio, tutti nel rifugio avevano capito cosa era accaduto. Anche mia madre. La sirena che segnava la ripresa della vita normale riportò la luce nella stanza. Caterì con il bavaglino troppo stretto intorno al collo non urlava più. A urlare era rimasta solo mamma, china sul cadavere di mia sorella a terra. Saranno le ultime grida queste? Ringraziavo chi, approfittando del buio aveva compiuto il crimine. Vergognandomi del mio pensiero raggiunsi mia madre. Le donne intorno la consolavano. Infine restai solo io. L’abbracciai e mi bagnai col suo pianto, poi per il volere di mamma, baciai Caterì. La bava sulla sua guancia era fredda. Io mi pulii la bocca senza farmi vedere. Il giorno che partii soldato, mamma piangeva, così mia moglie con Nino in braccio. Le mie figlie Anna e Filumè dormivano. Loro le avevo salutate la sera prima. Le avevo portate in giro per casa sulla schiena, giocando a fare l’elefante. Li avrei visti anche io in Etiopia gli elefanti. «Più veloce,» mi dicevano e io le accontentavo. Col braccio facevo la proboscide che andava a scovare i punti critici per far loro il solletico. Ridevamo. «Sta’ attent’.» «Sì ma’.» Ora che sono in mezzo al deserto, rimpiango di non aver trovato parole migliori. Ogni poro del mio corpo, chiuso dalla durezza del sole, vuole acqua. Sulla sabbia siamo rimasti in pochi a marciare. A marcire. «Cos’è la guerra?» «Nun ci pensà.» La guerra ma’, sono le grida che ho sentito e le orecchie che ho tappato. È la carne degli uomini che non rivedranno i propri figli. La guerra è nu circ, fatt d’ommn. Nun fa rider’ se sim’ nui’ l’animal’.
  17. Lauram

    [Sfida 24] Caterì

    Ma che bel commento @queffe, (shhh, non dirò niente allo Stregone ) Grazie :), non sai quanti finali ho cambiato: lui in mezzo a un plotone d'esecuzione, oppure Anto' che vede gli animali ma solo in un miraggio. Ma poi è arrivato il finale che ho scritto e non ho avuto dubbi. Le metto nella zuppa insieme alle dita di @Edu (che taggo e saluto :)) Grazie ancora per il tempo impiegato in questa sfida.
  18. Lauram

    Unpopular opinion

    E io sono un elfo? È lui? Bello sul serio. Non so se lo fanno ancora ma quando i miei figli erano più piccoli con loro vedevo Charlie e Lola e che dire di Leone cane fifone?
  19. Lauram

    Storm Tropicali (R)

    @flambar i tuoi racconti sono così affascinanti. Dalla pesca alla tempesta, dall'addio alla mamma all'equivoco sulla bonaccia, poi dal calamaro e a come verrà cucinato. Che dire, sono rimasta incollata al racconto fino alla fine. Flambar caro, di errori ce ne sono, ma voglio commentare la storia, perché è questa che risalta, insieme a te protagonista. Per tranquillizzare i tuoi uomini hai recitato la parte del capitano tranquillo, quando immagino, avrai avuto paura anche tu. Il passaggio della telefonata e quello che ne è derivato è stata la nota alta della storia, seguita poi dalla scena del tentacolo (Davvero ne esistono di così grandi?) Grazie per aver condiviso. Buona serata e a presto
  20. Lauram

    [Off Topic] Telecronaca delle Sfide

    @Poeta Zaza ma quanto horror vuoi?
  21. Lauram

    Off topic. Ti taggo.

    A furia de chiamallo non è che se diventa ciechi? @simone volponi
  22. Lauram

    [Off Topic] Telecronaca delle Sfide

    Bravissima. Il 21 inizia Halloween, fai i conti. Qualcosa mi dice che accetterai il 21. Qualcosa mi dice che mi verrà in mente una traccia allo scadere della settimana successiva. Qualcosa mi dice che così facendo... Daje, non ci troviamo ingolfate per partecipare al contest dello Stregone. Grazie @Emy crudelemy
  23. Lauram

    [Off Topic] Telecronaca delle Sfide

    Diciamo che secondo me ora i panni li sta stirando, non vedi che vapore ha intorno. Grazie @Joyopi
  24. Lauram

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Delphono: mammifero dal grande sfiatatoio. KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  25. Lauram

    [Sfida 24] Caterì

    @Kuno il tuo commento mi ha fatto molto piacere, il voto pure Grazie
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