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lauram

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lauram ha vinto il 3 agosto 2019

lauram ha inserito il contenuto più apprezzato di quel giorno!

Reputazione Forum

866 Magnifico

Su lauram

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    Sognatore
  • Compleanno 25/09/1978

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  • Genere
    Donna
  • Provenienza
    Roma
  • Interessi
    Mantenere alto il morale e il metabolismo.

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  1. lauram

    Jonas

    Ti presenti per la prima volta in officina con un bel racconto, davvero ben scritto. Piaciuto molto. Bravo. Forse qui, i due aggettivi non si legano molto bene con le descrizioni che seguono. Cioè sì, le richiamano, ma non mi sembrano molto dirette. Grassa e gonfia di alcool puzzolente, non so, vedi tu. Era pomeriggio. Ho notato che chiami l'uomo, orco o mostro, non saprei... Mi sembra che l'autore onnisciente si cali nel testo per dare giudizi. Diverso, se fosse il protagonista a chiamarlo orco, in questo caso l'autore userebbe - nel continuare a chiamarlo in quel modo - un appellativo che non è suo, ma del personaggio. Per quanto riguarda la svolta paranormale nella seconda parte del testo; il tuo è un brano davvero ben scritto, mi ha ricordato Panino al prosciutto di Bukowski, e di fronte a un bel testo il lettore è soddisfatto. Pensa però se nella parte introduttiva inserissi un dettaglio, anche piccolo, in grado di predisporre il lettore verso una svolta paranormale, il brano - già bello - sultarebbe ancora più bello. A mio avviso. Ciao 😊
  2. lauram

    Il giorno più bello

    Sei stato molto gentile a passare e a lasciare un commento, e che commento. Grazie 😊 Credo tu abbia ragione. Mi fa piacere che ti abbia colpito il passaggio che mi hai evidenziato... Emh, scrivo spesso tutt'altro. Non mi ricordo, ti ho già detto grazie? 😅 A presto
  3. lauram

    Il giorno più bello

    Ciao @Alberto R, sei stato molto carino a leggere il racconto e a soffermarti a commentarlo. Grazie. Sì, ricordo la canzone degli Equipe 84 , è bello che tu l'abbia accostata al mio brano. Oh no. Lei sta benissimo. Mangia, ride, si fa bella per il suo uomo. È il padre che la vorrebbe diversa. Lei è una "Ciaciona" per dirla alla Bonolis, sensibile, genuina, dolce, è un piatto di spaghetti Grazie mille per tempo che mi hai dedicato. (Prova a taggare, solo col tag arriva la notifica all'utente che hai chiamato in causa. Fai la chiocciola, poi inizi a scrivere il nome dell'interessato, ti si apre un menù a tendina, tra le opzioni cerchi il nome e lo selezioni). Non avrei potuto trovare parole migliori @Poeta Zaza, grazie per l'attenta analisi. Grazie, grazie, grazie 😘.
  4. lauram

    Notte Nero Inchiostro 2020 - Off Topic

    M: accoglienza clienti dopo lo sbarco dei partecipanti al contest. Ehi, voi, per il maniero. Seguitemi. Allo @Stregone puzza l'alito, io ne so qualcosa.
  5. lauram

    L'altezza del carro

    Bella! Che bella! Come sopra. Quoto mentre leggo. Se continuo così, va a finire che il mio commento si ridurrà a dire: bella frase o bel pezzo. Complimenti. Sei proprio bravo. Che dire. Il tuo racconto mi è piacuto tutto. Nonostante una prosa fatta di frasi brevi, il ritmo della storia non mi è apparso spezzato, anzi; lo definirei cavalcante. Con semplici e mirate immagini hai descritto non solo scene, ma tratteggiato psicologie e suscitato riflessioni. Credo che la difficoltà maggiore - quando si ha a che fare con uno stile del genere - sia quella di inserire gli allacci al momento opportuno. Nel tuo racconto niente è casuale, tutto si ripresenta. Bravo!
  6. lauram

    Aporema Edizioni

    Ho letto la discussione. Da esterna, non mi è sembrato che la CE sia stata irrispettosa. Nelle risposte ho visto solo attaccamento al proprio lavoro. Ho avuto modo di conoscere Alessandro, il titolare di Aporema, è una persona sensibile e professionale (chi è che ti motiva un rifuito per filo e per segno e dopo due giorni ti chiama per sapere come stai, incoraggiandoti a non perderti d'animo?). Due qualità che sul piano lavorativo non necessariamente procedono di pari passo. Se a una mamma, la più calma del mondo, gli si toccano i filgi, magari s'inalbera. Se a un imprenditore, il più serio del mondo, gli si mette in discussione il modo di lavorare che gli dà da mangiare, magari si difende. @TuSìCheVale spero tu abbia chiarito il tuo dubbio :) Lo dico sinceramete. Sei molto presente sul forum e i tuoi contributi in altri topic sono d'aiuto per tutti.
  7. lauram

    Cent’anni di Rodari

    Ma che bello questo topic! L'ho riempito di punti reputazione. Quanti "Brava" ho ricevuto quando - dopo aver imparato in cameretta la poesia - andavo a recitarla a mia madre in cucina. Smetteva di apparecchiare e mi ascoltava, muoveva le labbra senza fiatare, mi veniva dietro, conosceva le parole. Ditemi se questa non è immortalità. Grazie per la bella idea @Befana Profana
  8. lauram

    Mi presento!

    Benvenuto @Matteo__79, anch'io mi sono iscritta dopo non so quanti: Mi dispiace, hai terminato le tue visite... O una roba del genere. Bene, stai per pubblicare Se ti fa piacere, puoi condividere la tua esperienza - nella sezione dedicata all'editoria - parlando della casa editrice con cui hai firmato. Ti ricordo inoltre che qui nel forum potrai promuovere il tuo libro una volta uscito. In bocca al lupo
  9. lauram

    Il giorno più bello

    https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/48134-la-mattina-in-cui-tutto-cambia/?do=findComment&comment=865948 Come un peluche su una poltrona, Gemma si lascia fare tutto. La cugina le spolvera il seno di cipria. «Oggi il trucco pure qui» le dice, mentre Gemma ride. In quel punto del corpo non è abituata al solletico, ma alle smanie del suo uomo. Armando per lavoro impasta cemento; per diletto, nei pochi momenti che ha a disposizione, i suoi seni. Li stringe come fossero panetti lievitati, e li impolvera con i resti della calce che gli rimane sulle dita. A Gemma piace, e lo lascia giocare a fare il pizzaiolo di quelle curve che però Armando può condire solo con baci e carezze. Per mangiarsi Gemma, il suo piatto preferito, deve aspettare il matrimonio: lei vuole così, perché suo padre vuole così. «Ma io ti amo» le dice durante la pausa pranzo quando la ragazza va a trovarlo. I baci al sapore di panino al prosciutto non si trasformano mai in nient’altro, e Armando le poggia la testa sul maglione. «Manca poco» lo rassicura lei accarezzandogli la chioma, sporca di polvere di cantiere – e bianca – perché Armando ha cinquant’anni, il doppio dei suoi. Quando l’uomo poi, le infila il naso nella fessura dei seni per sentirne l’odore, Gemma gli entra nei pensieri. Sa di essere l’immagine che lo accompagna durante il lavoro. Armando sfonda intonaci, e quando i muri cadono nella stanza accanto vede lei. Nel prendere gli arnesi, la maglietta gli si sfila dai pantaloni e pensa a lei che lo abbraccia da dietro per scaldargli i reni. Quante volte mi avrà immaginato su di lui, pensa Gemma, avvertendo il vigore che ora Armando le fa sentire sulla pancia, e che tanto vorrebbe scendere giù. Avvampata da quelle riflessioni, si guarda allo specchio e si piace. La peluria ai lati delle orecchie si vede pochissimo, il neo sul mento pure. Sorride. Ogni strato di trucco sembra partecipare alla sua felicità. Continua a ridere al fotografo e ai parenti. «Sono carina?» dice alla sorellina che la guarda a bocca aperta. Sorride poi all’autista quando le apre lo sportello. Gemma solleva la gonna e nell’entrare in macchina si dà una leggera spinta. Lo strascico la intralcia nei movimenti, e lei si ribalta sul sedile. È goffa, e non per colpa dell’abito voluminoso, ma perché lei, voluminosa, lo è sempre stata. Il padre sale in macchina subito dopo. Mentre la figlia è ancora scomposta nel tulle, le nota la giarrettiera che, come un laccio emostatico, le stringe la coscia. L’uomo corruga la fronte. Gemma, in bilico sul sedile, si copre all’istante. Sa a cosa il padre sta pensando. Nell’espressione torva del suo volto c’è il disappunto di avere una figlia grassa e brutta, e per giunta con indosso biancheria sexy. Ho aspettato papà, come tu volevi. T’infastidisce pensarmi con Armando? Lui mi ama, e mi sfilerà il reggicalze per liberare le sue pulsioni su di me. Con questa idea nella mente, Gemma si mette comoda sul sedile e ritorna a sorridere. Durante il percorso verso la chiesa guarda avanti e a sinistra. Evita di incrociare lo sguardo dell’uomo che le è accanto: sa che non troverà il suo stesso sorriso, ma una faccia spenta; ferma forse all’immagine di poco prima: quando Gemma ha mangiato incurante del rossetto la sfogliatella, che le ha sporcato il decollette di zucchero a velo facendo sorridere tutti, tranne lui. Procede ora verso l’altare, col petto non più ricoperto di zucchero, ma solo di velo: un leggero strato di pizzo da cui s’intravedono i brillantini del trucco. Armando all’altare è al buio. Il seno di Gemma brilla di cipria, e a ogni passo sembra portare luce al suo uomo. La scollatura mostra di poco le forme generose, quel tanto che basta per non tentare il prete e non indispettire Gesù sulla croce, ma per far felice Armando che diventerà rosso nel guardarla. Non è tutto seno quello che le spunta dalla scollatura. È seno con la ciccia intorno. con una taglia quarantadue sarebbe entrato in una coppa di champagne ma Gemma con una taglia cinquantaquattro riempie un boccale. Ma quanto piace ad Armando accompagnare la pizza con la birra; da bere calda, fredda, non importa. Purché strabordi dal reggiseno con tutto il luppolo. Cosa penseranno di me? Gemma ce l’ha con gli invitati che la guardano percorrere la navata. Immagineranno la mia notte di nozze? Come farà lo sposo con lei sopra? I parenti invece le sorridono, alcuni battono le mani nel vederla. Legge i labiali: «Sei bellissima» le dice la mamma, così come la zia e tutto il fronte che le vuole bene. Se lei è grassa, Armando è vecchio: la loro unione accontenta tutti, persino suo padre. Evita ancora gli occhi dell’uomo, intreccia il suo braccio nel suo, ma non si sente sorretta. Sono solo i tessuti a far contatto tra loro, cotone con cotone, pizzo su seta, ma la carne nelle maniche si tiene a distanza. Come distante è ancora lo sguardo del padre; forse – pensa Gemma – rimpiange di non essere sul divano a guardare la tv. L’uomo è serio, avanza osservando le persone intorno. Spera non sia arrivato nessuno estraneo alla famiglia a curiosare nel suo mondo. Custode di un grande palazzo è abituato a farsi gli affari degli altri, ma non vuole che gli altri entrino nei suoi, soprattutto se le cose che ha da mostrare non gli piacciono, come sua figlia: venticinque anni che moltiplicati per sei, fanno centocinquanta chili. Diverse sono le equivalenze che l’uomo vede nel suo lavoro: tutte hanno le stesse unità di misura. Bello con bello, ricco con ricco e artista con artista. E lui ama quei risultati così perfetti, senza sforzi di calcoli e perché. Armando sull’altare sussulta appena Gemma gli si mette accanto. Il padre della sposa invece, con gli occhi bassi per non inciampare sul tappeto, raggiunge il suo posto in prima fila. Non sente quello che Armando dice alla ragazza: «Sei stupenda.» C’era un tempo in cui anche lui lo pensava di sua figlia. A sei anni Gemma era magra. A sei anni era brava a scuola. Dieci, erano i voti che prendeva sulle paginette di a e o. Dieci, sulle paginette di puntini e cerchietti. «Come sei brava amore, diventerai qualcuno» gli diceva il padre fiero di lei. Ma dalle vocali poi, Gemma era passata alle consonanti, e dai riassunti alle analisi logiche. E quando le guance paffute le erano rimaste paffute anche dopo lo sviluppo, e i brufoli arredavano il suo volto insieme agli occhiali e all’apparecchio per i denti – all’aumentare delle taglie dei pantaloni – diminuiva l’aspettativa del padre nei suoi confronti. Gemma cambiava, come le persone che l’uomo vedeva a lavoro: anche loro crescevano, ma sempre e solo in meglio. Da ricchi a più ricchi, da quadri a dirigenti, dalla vacanza a New York dell’anno prima, al mese alle Fiji dell’anno dopo. La Roma bene gli passava davanti tutto il giorno, indossava stivali da equitazione e apriva cavalletti. Col violoncello a tracolla o la ventiquattrore in mano. Con gli acquisti nelle buste di carta e i cappotti fino ai piedi. «Buongiorno. Buonasera» questo era quello che diceva durante il turno; insieme ai “sì” delle richieste che mai, né lui né nessuno della sua famiglia, avrebbe potuto avanzare: «Luigi, mi sposti la Maserati?» «Mia figlia aspetta un pacco importante, avvisami appena arriva il corriere». «Conosci qualcuno di fidato per fare le pulizie?» Sì, mia figlia, pensava, ma senza dirlo. «M’informo» diceva invece. Poi tornava a casa a non parlare più. Papà, io sono un piatto di spaghetti. Perché vuoi che io sia caviale, se neanche ti piace. Si chiedeva Gemma quando lo guardava mangiare. E lo pensa anche ora, mentre il prete prepara l’omelia si volta verso il genitore. Fammi questo regalo, papà; guardami come mi guardavi a sei anni. L’uomo invece fissa l’ora. Sono le dodici e mezza. Avrai fame, sei abituato a mangiare presto, pensa Gemma. Che ti tocca fare eh? Povero il tuo stomaco costretto ad aspettare. La sorellina Miriam, vicino al padre, le fa ciao con la mano. Da piatto prelibato, anche lei si sta trasformando in pasta incollata. Ha sette anni e i segni della trasformazione in corso. Verrai a stare da me, piccolina. Se avrai bisogno la mia porta sarà sempre aperta, pensa, e le ricambia il saluto con un bacio. «Amen» dice Armando alzando la voce e dando una leggera gomitata a Gemma per riportarla con la mente al loro matrimonio. «Amen» segue lei imbarazzata, e rossa in volto, sorride al prete e al suo uomo. Armando si era innamorato di lei da subito. Nel condominio che ristrutturava con la sua squadra, la vedeva pulire le scale e stendere il bucato in terrazzo. Che dolce che era, quando timida, portava loro il caffè nel termos. «Ti porto io le buste della spesa» le aveva detto un giorno. «Te le porto io anche oggi» le aveva detto il giorno dopo. E ora? Tra poco avrebbe portato tutta lei in braccio, nella loro casa; per costruire con i mattoni del suo corpo un forno a cupola in cui infilarsi dentro. Il momento è arrivato. Con le braccia intorno alla vita della ragazza, Armando forma un terzo anello oltre ai due che ora hanno al dito. Gemma è sua. Finalmente. Dopo di lui, tutti vogliono baciare la sposa. «Auguri. Felicità. Figli maschi». Quello che la coppia si sente dire. «Congratulazioni» è una voce sconosciuta che proviene alle spalle di Gemma. La ragazza, curiosa, si volta a vedere a chi appartiene. La baronessa De Carolis è venuta al matrimonio per conoscere di persona gli sposi. Il padre con la fronte corrugata per l’imbarazzo è al fianco di quella donna. «Come è bella tua figlia, Luigi. Non ce l’hai mai fatta vedere» dice la nobile. «Che bella famiglia che hai» continua. Gemma sa che dietro alle parole possono nascondersi bugie, ma negli occhi della donna vede solo sincerità. Anche il padre deve averci letto le stesse cose e una nuova espressione compare sul suo volto. È preoccupato. Teme che la figlia gli faccia fare brutta figura, che possa dire qualcosa in dialetto. «Grazie» risponde lei. E come una bambina di sei anni che ricorda la battuta della recita, libera dalla tensione il genitore. L’uomo si rilassa e le sorride. Brava, sembra dirle ora con gli occhi. Finché morte non ci separi. È quello che gli dice Gemma nel suo sorriso.
  10. lauram

    La mattina in cui tutto cambia.

    Ciao @niccat13 :) non ho letto i commenti precedenti, spero di non ripetermi. La difficoltà dell'autore sta nel mostrare al lettore quello che lui vede nella testa. All'inizio per esempio c'è un po' di confusione. Nella stanza al piano di sopra, Viola, diciassette anni, ecc. Ho messo di sopra perché poi parli di scale. Primo piano potrebbe sembrare il primo piano di un condominio che nell'appartamento non ha scale. Diciassette anni l'ho messo come inciso, perché tra due punti fermi mi sa di necrologio. Federico, il fratello minore, bussò alla sua porta. - Hanno suonato. Cè qualcuno di là con papà. Scusa, sono solo annotazioni le mie, non sono certo un'esperta. Se dai dei chiari riferimenti al lettore sarà più facile descrivere il seguito della storia. Per esempio, perché i due fratelli si allertano? Io non mi agito se suonano alla porta, potrebbe essere il vicino, il postino o il venditore ambulante. Se sono le tre di notte be', il discorso cambia. Manca però questo elemento. Manca il perché il padre non si sia preoccupato del fatto che alle dieci di sera la moglie non fosse rincasata. Mi rendo conto che è un frammento, magari la moglie era un medico e faceva il turno di notte; nel caso mancasse una giustificazione, ti invito a trovarla. E' bene prendere in considerazione più circostanze per creare coinvolgimento. Scesero mezza rampa di scale. Si misero seduti vicini, sullo stesso gradino come facevano da piccoli, quando videro il padre parlare con un uomo in divisa. Doveva essere un poliziotto. Ho tolto la ripetizione del poliziotto e ho risaltato il verbo vedere. A un primo approcccio, sembra che i due fratelli dalla loro postazione possano solo ascoltare. Poi parli di vedere e la situazione si fa più chiara. (Io faccio i tuoi stessi errori, nella mente di chi scrive è tutto così nitido ). L'ultimo paragrafo lo metterei al posto del penultimo, per mantenere una cronologia. Hanno scoperto di aver perso la mamma solo un rigo prima, credo sia prematuro parlare di reazione alla morte nel paragrafo che segue, nell'ultimo invece, dopo aver descritto la dinamica dell'incidente, forse sarebbe più appropriato. Un saluto, Ciao
  11. lauram

    Qui devo metterci il titolo?

    @dyskolosquesto frammento è delizioso. Scrivere è intrattenere, e tu l'hai fatto. Ahahah Ciao, :)
  12. lauram

    Pluviofobia

    @Deborah Zan., ciao :) Immagino sia un frammento di qualcosa di più lungo perché in questa parte del brano noto delle contraddizioni.Te le indico, nel caso tu non le abbia giustificate nella parte di testo che non ci hai mostrato. Premetto, non sono una scrittrice esperta :) Mi piace come si apre la storia, la descrizione della pioggia e delle sue sfaccettature come "prologo" al frammento, funziona. Credo però che la coerenza sia fondamentale, l'autore non può dire alla quarta riga il contrario di quello che ha scritto nella seconda, crea confusione. l'ultima citazione è in contraddizione con le altre. O la elimini, o la inserisci alla fine della frase in cui è collocata spiegando che è raro che i bei ricordi facciano capolino nella testa e che preferisci che ciò non accada perché la pioggia comunque te li scaccia via. E' solo un esempio, spero di esseremi spiegata :) Ho capito cosa vuoi dire, è una bella immagine; ma forse non è immediata. Soddisfatta d'avermi appesantito i capelli con l'umidità e infreddolito le ossa (una roba del genere, vedi tu :)). Che ne diresti di raccontare un aneddoto? Dire che i rimpianti sono i peggiori dice tutto e non dice niente. Se parlassi di quella volta che, invece, rendersti il lettore partecipe, lo faresti immedesimare mostrandogli una scena che rimarrebbe più impressa delle parole. Altra contraddizione. Come può la tua protagonista sorridere e sentirsi al sicuro dopo che la pioggia descritta come un mostro ha visto dov'è? Il suo sorriso potrebbe essere un ghigno, o una risata sarcastica di sfida. Rivedrei la frase. Il letto è comodo, finché non mi ci legano sopra per infilarmi l'ago nel braccio e sedarmi. Alla luce di questo, il suo era un sorriso di sfida. Da vittima a carnefice Un saluto e a presto :)
  13. lauram

    Lo Specchio - Capitolo 1

    Ciao @Woziee. non hai ancora un commento, provo a lasciartene uno io. Il tuo brano mi ha incuriosito.Credo che l'oggetto sia molto valido. La sveglia porta il protagonista indietro nel tempo? E' per questo che l'incipit inizia con una descrizione statica e non con la scena dinamica che hai presentato successivamente? A questo proposito, non saprei, ma forse non è stata la scelta migliore scambiare le due situazioni. Premetto, non sono una scrittrice esperta, anzi. Prendi dei miei suggeriementi solo ciò che ti farà comodo :) Una scena dinamica arriva prima al lettore rispetto a una descrizione statica. Credo che un incipit debba catturare, non dico che il tuo non funzioni, hai una bella scrittura, ma prova a pensarlo così: e prosegui coi comportamenti che hai elencato; tutto ciò, cioè, che il lettore si aspetta che il personaggio faccia. Nell'incipit invece, Il tuo protagonista si ritrova chiuso di punto in bianco in una stanza e pensa a come è la stanza. Chiunque in quella situazione disperata si farebbe uscire quanto meno delle eslamazioni. La mancanza di veridicità nell'incipit (a volte l'autore si gioca tutto in quelle righe) potrebbe non invogliare il lettore ad andare avanti nella lettura. Gli avverbi in mente non sono il massimo. Ti riporto quello che ho imparato in due anni di officina :) Per rendere movimentata la scena, potresti far vedere il personaggio che si alza per andare alla parete, e quando la tocca la sente ruvida. Sudavo freddo, ecc... Cerca di evitare l'elenco, però :) Un'ultima riflessione e poi ti lascio: hai pensato d'inserire nel testo anche i pensieri diretti del protagonista? Hai una bella trama e una bella scrittura. Spero di esserti stata utile.
  14. lauram

    Lupo e Nina in pizzeria [frammento]

    Oh mamma, che responsabilità commentare dopo le tue richieste in spoiler;) Premetto che non sono esperta, anzi. Manco da un po' in officina e, dopo essermi fatta un esame di coscienza, sono arrivata alla conclusione che mi conviene ritornarci. Commentando gli altri, noto gli errori che poi commetto io :) Il tuo è un frammento (è un po' strano trovarlo in questa sezione; di solito qui ci sono testi autoconclusivi. Nel caso, potresti postare i tuoi prossimi lavori nella sezione racconti a capitoli), se uno degli obiettivi di un racconto è far riflettere il lettore, in un frammento è raro che ciò accada; questo per dirti che analizzare una porzione di testo è più diffcile, perchè nel commento mancherà la parte che riguarda la trama. Non so se si tratta del tuo stile, ma scrivere: disse e rispose - ho scoperto da quando frequento l'officina - è la miglior cosa. Il consiglio è di non aggiungere ogni volta che si chiude una battuta di dialogo il gesto che fa l'uno o l'altro personaggio. Credo che l'attenzioni si mantenga più viva col botta e risposta. Il lettore ha la sua mente, entra nel gioco delle parti e vede senza bisogno che gli si dica tutto. vero?" aveva risposto, bevendo un sorso dal bicchiere ecc... aveva continuato: " ecc... aveva fatto un gesto, come a scacciare una mosca. So che la prosa potrebbe sembrare appesantita, ma in questo caso è sempre chiaro chi dei due personaggi parla o continua a dialogare. Inoltre - dicono - la mente estromette da sola il disse e tutte le sue declinazioni :) prima di inviare il manoscritto a un editore, correggi e metti l'accento. La E accentata la trovi nel menù inserisci, e poi caratteri speciali. Al limite scrivi è a capo, e il correttore automatico te la trasforma in E con l'accento. mi pare che avessi usato il trapassato. Come mi piace questo passaggio :) Credo che dopo il che, in questo caso, ci vada il congiuntivo. Nella seconda parte della frase ribadisci il concetto due volte, è una ripetizione. Per quanto riguarda la parte nello spoiler, sì, hai ottenuto quello che volevi ottenere, e non ho percepito "piacione" il tuo protagonista, mi sembra più uno che sa il fatto suo. Ti domando una cosa: ai fini della storia nel complesso, tutte le informazioni che hai fornito sono necessarie? Nel caso, togli il superfluo. Hai un intero manoscritto per delineare il carattere dei personaggi, perché mettere tutto in una scena? Un saluto, Laura
  15. lauram

    La sinossi: discussione madre

    Il mio suggerimento al quando è mirato a definire un periodo. Es.: è un romanzo storico? In quale epoca si svolge? È un romanzo di fantascienza? Ci troviamo nel XXXI secolo o nel XXV? È ambientato ai nostri giorni? Sì. Tra l'inizio della seconda guerra mondiale e i primi del secolo, ecc. Confermo i consigli di chi prima di me: lascia riposare il manoscritto e riposati anche tu. Scrivi altro, racconti, poesie; poi - tra un mesetto - grazie alla pausa di riflessione che ti porterà a essere più obiettivo, scrivere la sinossi ti risulterà più facile.
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