Vai al contenuto

yub

Scrittore
  • Numero contenuti

    21
  • Iscritto

  • Ultima visita

Reputazione Forum

0 Neutrale

Su yub

  • Rank
    Sognatore

Informazioni Profilo

  • Genere
    Maschio
  1. yub

    Scrittura collaborativa?

    @Ljuset Sì in effetti l'ho pubblicata in Ingresso dato che mi presento anche velocemente. Forse è meglio spostarla in un'altra sezione. Interessanti i renga, te ne sei occupato (se posso chiedere) nel senso che ne hai scritti? Hai trovato difficoltà dal lato della collaborazione? 20lines secondo me era carina ma troppo caotica per dare risultati di buon livello, nel senso che chiunque continuava qualunque storia. Suppongo sarebbe più efficace fare gruppo con una o due persone ... Non tanto una "storia aperta", quanto una storia "di squadra". Che in teoria si potrebbe fare con qualunque struttura, ma mi sembra sia quasi sempre stato un approccio minoritario in letteratura e mi chiedo perché. Sospetto la più grande difficolta sia nell'integrare bene lo stile di diverse persone (almeno questa è la più grande difficoltà per me), ma non credo sia un ostacolo insormontabile. Grazie di nuovo per la risposta!
  2. yub

    Scrittura collaborativa?

    @Ljuset Grazie della risposta Sì 20lines sarebbe un esempio, ma c'è un mare di modi diversi per scrivere collaborativamente. Per quanto riguarda la paternità, in ambiti come quello accademico o anche giornalistico mi pare risolta tranquillamente - per esempio tutti i nomi degli autori, in ordine di "importanza" o alfabetico. Chiederò allo Staff, ma dato che stavo anche sondando interessi individuali lascerei il commento anche qui. Tu hai mai provato? PS: Come mai mi rimandi al Regolamento del Forum?
  3. yub

    Scrittura collaborativa?

    Buongiorno, Scrivo da sempre e da giovane sono perfino arrivato a pubblicare. Nel caso interessasse a qualcuno, professionalmente mi occupo dello sviluppo di sistemi informatici per migliorare la qualità dei testi /creatività degli scrittori. Mi piace molto la struttura del Writer's Dream, che esploro solo come lettore, ma spesso mi sento un po' perso nel sistema ad autore unico a cui di solito ci uniformiamo. Recentemente mi sto interessando alla scrittura collaborativa: ha il vantaggio dell'unione delle forze, e la presenza di almeno un altro autore mi spinge a continuare anche quando la pigrizia mi farebbe smettere. Certo non è semplice, ma credo sia un modus di scrittura molto interessante. Esiste su questo sito una sezione per la scrittura collaborativa? O sarebbe qualcuno interessato, almeno in teoria, a provare un po' di collaborazione? Grazie mille per l'attenzione Yuri
  4. yub

    I Dromedari Neri - Parte 1

    Grazie della rimozione!
  5. yub

    I Dromedari Neri - Parte 2

    Loredana si alzò e camminò fino al distributore. Dentro c’erano le più svariate bibite a un prezzo da interno. C’erano ovviamente anche le acque minerali Yupie, un sottomarchio della A&W. Il tempo passava lentamente ma già si vedeva la fine della pausa. “Ma secondo te …” “Eh”. “Ma non potremmo avere qualche falda acquifera ancora più profonda, ancora nascosta? Non inquinata?” disse lei. “Ah, forse. Potremmo avere anche un mare potabile sconosciuto, sotto terra”. “E perché non rendiamo un po’ di soldi alla ricerca delle falde sotterranee?” “Ma chi? Noi dell’A&W??” “Ah, l’A&W no di sicuro”. “L’hai detto. D’accordo la filantropia, però …” “Ma non potremmo avere un modo più semplice per la produzione dell’acqua? Alla portata anche dei Paesi?” “Cosa?! E come possiamo avere l’elettrolisi dell’idrogeno a basso costo?!” “No, certo, come possiamo?” “Come possiamo avere un processo Radajiti alla portata di tutti con la reattività dell’ossigeno? E con un carburante come l’idrogeno?” “No, certo non possiamo”. “Possiamo andare all’altro mondo, quello sì, senza le misure adeguate”. “Certo”. “Cioè, all’A&W possiamo. Ma proprio per il monopolio. Proprio perché l’acqua, l’H2O, è nostra”. “Certo”. “Se c’è anche mezza concorrenza, addio convenienza economica. Addio produzione dell’acqua!” “Sì, è ovvio. Ma puta caso che ti hanno portato via il lavoro, senza garanzie sociali, e non riesci a riaverlo”. “Se ti hanno portato via anche le garanzie sociali …” “Puta caso. Aspettiamo migliori tempi economici, per l’acqua? Figli cari, vedremo un po’ l’anno prossimo?” “Così vieni ai casi estremi – disse Ludovico. – Non devi sentirti in colpa per un caso su dieci milioni”. “Però mi sento in colpa – disse Loredana. – Non lo so. Da un giorno all’altro potremmo ordinare … boh … il ritiro dell’A&W dai mercati dell’Argentina. E poi? Gli argentini?” “Il ritiro dai mercati …? Ma no, devi capire che …” “Capisco la legge del profitto e tutto. Però un giorno potremmo stare in guerra con l’Argentina”. “Ma chi? L’A&W? Da sola?”. Per un po’ sedettero in silenzio e Ludovico guardò da un’altra parte mentre lei guardava il computer. “Devi capire – disse Ludovico - voglio solo che tu non faccia un passo troppo grande per ragioni ideologiche … anche se ora magari non vuoi più questo lavoro. Sono cose stupide: il tuo licenziamento non significa niente per un’azienda del genere”. “No, non significa niente per l’azienda. Però per me sì”. “E cosa?” “Che ce la potremmo cavare anche senza l’A&W”. “Questo significa? E se voglio una bottiglia d’acqua? E se voglio un po’ di monossido di diidrogeno?” “Lo so che è così!” “Ecco, lo sai che è così”. “Certo”. “Se hai voglia di parlare di queste cose …” “Sì lo so. Tu non lo faresti mai, eh?” “Il licenziamento? No, ora come ora non lo farei”. “E … quell’altra cosa? Un processo Radajiti alla portata di tutti?” “Io?! E come!?” “Ma lo vorresti? Un processo di creazione dell’acqua a costi contenuti. Magari sostenibili anche da una piccola azienda. Dalla nostra azienda, di noi due, in proprio?” “Mhh … ma perché?” “Per il piacere dell’elettrolisi dell’idrogeno in laboratorio”. “No”. “Per il piacere della detonazione controllata dell’ossigeno con l’idrogeno, tutta sotto il nostro controllo, facile come un sogno”. “No”. “Per il piacere della ricerca sull’acqua polimerica”. “L’acqua polimerica?! Hahahaha … no”. “Per il piacere della struttura cristallina del ghiaccio puro, quello di un tempo, fatta da te, solo nel tuo laboratorio”. “No”. “Per il piacere del vapore acqueo, senza problemi economici, senza calcoli, solo la bellezza del vapore, libero, nell’atmosfera”. “No”. “Per il piacere di una piscina di acqua pura, tutta per te, e una vasca di acqua pura, e un ruscello di acqua pura, e senza copyright”. “No”. “Per il piacere di una fontanella come quelle del secolo scorso, in mezzo alla strada, e tutta la gente intorno con le bottiglie e i secchi. Una fontanella di acqua pura”. “N … mh”. “Allora?” “Mh”. “Proibito smettere di parlare”. Invece Ludovico non disse altro e guardò l’orologio. Le lancette erano ormai quasi attaccate all’altezza del 3: avevano passato la pausa. “Non voglio che tu faccia un passo troppo grande per te” disse Ludovico, “non mi importa del resto”. “Oh. Cavalleria all’ultimo grido, eh?” disse lei. Dalla porta uscì il signor Rigoli e depose alcuni fogli sulla scrivania di Loredana. “Tra poco arriva quell’altro fascicolo” disse. “Come ha detto?” chiese Loredana. “Tra poco arriva l’altro fascicolo, quello …” “Ah sì”. Il signor Rigoli rivolse un cenno di saluto a Loredana a ringraziarla. “Ormai sarà ora che porti i risultati della mattina al super capo” disse Loredana. Ludovico le sorrise. “Sì, prima della riunione. Che sennò torna alle sette di sera come l’altra volta e qui non finiamo più”. Ludovico raccolse il luminoso schermetto flessibile con i dati della mattina e girando intorno alla scrivania si portò verso l’uscita. Nel tragitto per il silenzioso corridoio guardò per l’ennesima volta lo schermo super leggero ma non riuscì proprio a scorgere alcuna differenza con un semplice foglio di carta patinata. Tornando dall’ufficio del capo passò per la stanza di Mauro, dove Mauro e la nuova collega con i capelli rossi stavano bevendo una Yupi aromatizzata. La nuova ne bevve mezza bottiglietta e lo guardò con un dolce sorriso. Aspettavano la prossima ora d’aria i due fannulloni. Uscì dalla stanza di Mauro. La guardia di controllo del settore era seduta come una statua antica vicino al distributore del corridoio e gli sorrise di sghembo. “Vecchio Ludovico, come ti senti?” gli chiese. “Ah, beh, mi sento – disse lui. – Almeno l’udito ce l’ho ancora. Mi sento proprio benissimo”. FINE
  6. yub

    Se cadi 7 volte, rialzati 8 volte!

    Mi rifaccio alla nota dei precedenti commenti sul passaggio da un tono aulico a uno colloquiale: "Le sovvennero alla memoria alcune immagini dell'incubo da cui si era risvegliata, pregna di sudore." Eviterei ´pregna´. "Alle sue terga, però, pareva tutto tranquillo anche se aveva la greve impressione di essere pedinata". ´greve´e ´terga´: a mio parere stonano molto. "Insieme ad altre due donne era stata rinchiusa in un recinto in mezzo al bosco, come degli animali agresti." 'animali agresti'. "La testa le pulsava ferocemente, come se un mostro di infinite proporzioni si fosse insediato nelle sue cervella e avesse cercato di farle esplodere il cranio." 'cervella' "Sentendo il suo corpo arroventato da tutte quelle afflizioni puramente psicosomatiche avrebbe voluto arrendersi al pianto." 'afflizioni puramente psicosomatiche' Non ho niente contro il lessico aulico, ma qui viene continuamente affiancato a uno stile molto basso e colloquiale (" come chi ha incassato un pugno in faccia", "La nausea era indecentemente forte" etc.) : il risultato stride. A mio parere puoi tentare di mettere tutto su piano "alto", ma non e' facile, oppure abbassare questi picchi imprevisti. Altrimenti rischi un effetto parodico. Buon lavoro Ciao
  7. yub

    I Dromedari Neri - Parte 1

    Link al commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/18518-la-leggenda-della-strega-rossa/ I DROMEDARI NERI I corridoi che attraversano tutti i palazzi amministrativi (cosiddetti “Dromedari Neri” per la loro caratteristica cupola scura al centro) delle immani Industrie A&W erano monotoni. Non c’era neanche un suono e l’unica aria era quella condizionata. Ludovico Gittes era sulla sedia, con l’aria di tener il posto a qualcun altro. Era in pausa con Loredana Mulray e sedevano di fronte agli schermi. Faceva fresco lì dentro; ma l’estate doveva ancora arrivare a Chinatown. Lo screen saver del computer, un gioco di molecole di H2O in 3D, si fermava ogni cinque minuti e poi proseguiva. “Cosa prendiamo, Ludo?” chiese Loredana. Si era tolta il cappello e lo aveva messo da un lato del tavolo. “Secondo me una Coca fa al caso nostro” disse Ludovico. “Bene. Allora ci beviamo una Coca in due?”. “D’accordo” disse Ludovico. “Light?” chiese una volta arrivato al distributore a tre zampe dall’altra parte della stanza. “No. Una Coca normale”. Ludovico portò la Coca con due bicchieri di carta Polanski. Mise i bicchieri per bene sul tavolo e guardò Loredana. Lei stava guardando lo screen saver. I due atomi di idrogeno di ogni molecola erano bianchi; l’atomo centrale, d’ossigeno, rosso. “Sembrano giocattoli – disse Loredana. – Non atomi”. “Beh, per la sincerissima verità, un atomo non l’ho mai visto” disse Ludovico bevendo. “Comunque perfino tu potresti averlo fatto più realistico, invece di quella palla colorata buffa”. “D’accordo, potrei – disse lui. – Checché ne dica la gente, la scienza non prova mica l’esistenza di minuscole palle”. Loredana guardò sulla parete di fronte. “Ma perché hanno dipinto il marchio della A&W su tutte le pareti? – disse. - Ormai non mi dice più niente quella sigla”. “La A&W? È pur sempre il padrone”. “Già. Per colpa nostra; perché non assaggiamo mai niente di diverso”. “Ehi! – gridò qualcuno dal corridoio, rivolto a qualcun altro, lontano. – Senta …”. Dal distributore uscì un ronzio cupo. “Qualcosa di diverso?”. “Sì”. “Mah … Forse vogliamo solo un posto di lavoro, alla fine”. “Appunto”. “Non vuoi un posto di lavoro?”. “Eh, io non lo so più eh – disse Loredana. – La A&W alla fine … è un grande ricatto”. “Un grande ricatto?”. “Volete l’acqua? L’H2O? Fuori i soldi. No?” chiese Loredana. “Eh sì, più o meno sì …”. “Chi altro sa il processo Radajiti?” disse Loredana e depose il suo bicchiere di Coca. “Ah, il processo Radajiti è di pubblico dominio”. “Pubblico dominio!” disse Loredana. “Il processo sì, lo sa anche un professore del liceo. Il problema sono i soldi; le tecnologie; altrimenti che aspettate? No? La legge del mercato”. “Ma smettila, quale mercato?”. “Il nostro”. “Appunto. Quando hai cominciato il lavoro qui?” disse lei. “Nel … 2014. Tu?” “Nel 2016, in tutto un altro settore. Proprio nei laboratori, con la creazione dell’acqua sottomano. Mi divertivo proprio. Me la spassavo con le esplosioni controllate dell’idrogeno e tutto il resto”. “Cerchiamo di spassarcela anche qui, però, no?”. “Come no. Almeno, fino a qualche anno fa ci stavo provando”. “E poi?” “E poi alla fine mi dicevo che gli atomi dello screen saver sembravano proprio dei giocattoli. Però la creazione dell’acqua non è stata un gioco, vero?”. “Forse ai primi tempi …”. “Io all’inizio volevo assaggiare il Laboratorio, no? Il processo Radajiti, la creazione dell’H2O, dopo tanti anni di Chimica all’Università. È pure bella come idea: Facciamo l’acqua, la vita. In laboratorio”. “Ah sì bellissimo”. “Acqua pura, appena fatta: da guardare e assaggiare, non quella naturale vecchia stravecchia”. “Sì sì. Ci credo. Idrogeno fresco di elettrolisi con ossigeno appena ionizzato, uniti or ora in legame covalente. Mmmh, che freschezza”. Loredana guardò le bollicine della Coca Cola. “E poi le acque naturali non sono praticamente più potabili – disse Ludovico. – Sembrano bava di marziano”. “Bava di marziano?” “Alludevo solo a quelle delle falde acquifere”. “Ah, sì, quelle sì”. Loredana si spinse un po’ indietro sulla sedia girevole. “Solo qui c’è acqua vera ormai” disse Ludovico. “Appunto, Ludovi’” disse lei. “Nessun altro è economicamente in grado” disse Ludovico. “Beh, forse la Francia …”. “La Francia? Non si può mica chiamare in causa la Francia per una cosa del genere. Le multinazionali francesi, casomai”. Loredana guardò il poster alla parete dietro di lui. Tre monti sotto la neve poggiavano su una distesa d’acqua. “So che faresti le valigie da un momento all’altro, Loredana. Se è per l’A&W … O ti serve di passare più tempo in Sud America?”. “Be’ - disse lei, – no, per l’A&W”. “Allora verrò con te, ecco; non ci starò in quest’ufficio senza Loredana. Fanno entrare sempre un sacco di pischelli incretiniti, è gente insopportabile. Rampanti”. “Ah sì? Con me? e che faremo?”. “Fuori dall’A&W? Ah, staremo una meraviglia. Come non stavamo da anni!” “Cosa te lo fa credere?” “Perché l’A&W è il padrone: questo ti preoccupa, no? L’A&W è l’unica multinazionale che ha reso la molecola dell’acqua un prodotto industriale, soggetto a copyright”. Guardò i monti sotto la neve con le cime tese verso l’alto e si impadronì di nuovo del bicchiere. “Ci pensi? Ce ne staremo in qualche paradiso tropicale e saremo soli con i bambini del luogo. E niente acqua, solo Campari”. “Ha-ha”. “Non lo so. Secondo me devi aver davvero le idee più chiare. Conosco molta gente che ha fatto il passo più lungo della gamba”. “Sì, eh? – disse Loredana. – E di che azienda erano?” “Aziende, ministeri, ma anche in proprio – disse lui. – Un sacco di volte non vuoi più il tuo lavoro, che ti obbliga a tutti gli orari e la routine. Cioè, anche io ogni lunedì mattina vorrei un lavoro diverso, neanche facessi lo spalatore di cacca. Tu non vuoi un’altra vita il lunedì? Però eh … è difficile”. “Perché vuoi un’altra vita, tu?” “Credo che sia così, una cosa normale. Per gli orari e la loro routine. Voglio anche una faccia diversa, una casa diversa, tutto un mondo diverso. Tu non vuoi una faccia diversa, spero?” “Io non lo faccio solo per la routine: tu magari il venerdì sera sarai contento della fine della settimana, no, e finché non torneranno la domenica e il lunedì mattina, vorrai sempre questo lavoro. O no?” “Beh … sì, certo, in un certo senso. Lo voglio, il lavoro, tutto sommato. Lo sai che lo voglio, un lavoro”. “Lo so. Però se faccio le valige non sarà per la routine o cose così”. “E perché allora?” “Perché dico: ma quelli, secondo te, sono un bene di lusso?” “Che? Gli screen saver?” “Gli H2O”. “Ah, l’acqua? Beh, ormai in un certo senso … di lusso no, eh, però sicuramente un bene”. “Un marchio. Un marchio privato”. “Eh sì, ormai sì”. “E per quanto ti farà piacere così?” “Ma non mi farà mai piacere. Non mi fa piacere, ma riesco a non pensarci. Lo sai che sennò divento scorbutico, se sono preoccupato per il mondo”. “E se faccio le valige sarai preoccupato per me?” “Sarò super preoccupato, perché è una cosa troppo pericolosa”. “Beh forse non lo farò. Però a te non importa di questo fatto?” “Questo dell’H2O? mmh, a volte. Ogni tanto”. “E quando sarebbe?” “Beh, se per esempio una Nazione povera non importa abbastanza acqua … abbastanza acqua dell’A&W …” “Se non la importa …?” “Niente. Povera nazione povera. Però non farò certo un gruppo rivoluzionario per l’acqua libera, come quelli della AQQ”. “E perché no?” “Perché non andrà mai in porto! Il processo Radajiti fatto da un gruppo di guerriglieri? Ma cosa? Ma con quali soldi? Ma con quali tecnologie? E quali misure di sicurezza, poi?” “Tranquillo, non voglio che tu faccia un gruppo rivoluzionario”. “Ma non la pensi così, tu?” “Sì … forse”.
  8. yub

    La leggenda della strega rossa

    I commenti precedenti mi sembrano molto esaustivi sulle singole frasi e non ho molto da aggiungere. Vorrei invece farti un'annotazione di 'voce narrante': quanti anni ha Elisa? Non è detto con chiarezza ma dalle frasi della strega sembra una bambina o poco più, forse non oltre i dodici-tredici anni? Mi sembra che parli in un modo un po' irrealistico per la sua età: "No, quello è quotidiano come la colazione" "L’acqua bollente è solo un fatto…però una volta ho visto le sue manacce avvicinarsi al collo della mamma per un attimo…io…io non so come andrà finire" Neanche questa battuta mi convince appieno. Se fossi in te toglierei le 'manacce', che mi sembra stonino. Toglierei anche le 'unghiacce' della strega: ho l'impressione che questi peggiorativi colloquiali non stiano nel tono medio del narratore. Stai attenta anche ai pensieri: se il contenuto è sensato, spesso sono troppo didascalici: "Devo dare una lezione a quella puttanella, poi dovrò far sparire i corpi, ma bene, perché i vicini curiosi potrebbero vedere." Non credo si pensi così, almeno in momenti di stress e confusione. Metterei qualcosa di molto più sincopato, oppure in indiretta: "avrebbe dovuto far sparire i corpi...". Per il resto mi rimetto all'analisi di qfwfq, che mi sembra molto sensata. A parte questo mi piace l'idea di concentrarsi sul lato 'numerico' delle streghe, che spesso viene trascurato o dimenticato. Anzi ti suggerirei di potenziarlo ancora! Spero di esserti stato utile!
  9. yub

    I Dromedari Neri

    Link al commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/18390-la-distrazione/ I DROMEDARI NERI I corridoi che attraversano tutti i palazzi amministrativi (cosiddetti “Dromedari Neri” per la loro caratteristica cupola scura al centro) delle immani Industrie A&W erano monotoni. Non c’era neanche un suono e l’unica aria era quella condizionata. Ludovico Gittes era sulla sedia, con l’aria di tener il posto a qualcun altro. Era in pausa con Loredana Mulray e sedevano di fronte agli schermi. Faceva fresco lì dentro; ma l’estate doveva ancora arrivare a Chinatown. Lo screen saver del computer, un gioco di molecole di H2O in 3D, si fermava ogni cinque minuti e poi proseguiva. “Cosa prendiamo, Ludo?” chiese Loredana. Si era tolta il cappello e lo aveva messo da un lato del tavolo. “Secondo me una Coca fa al caso nostro” disse Ludovico. “Bene. Allora ci beviamo una Coca in due?”. “D’accordo” disse Ludovico. “Light?” chiese una volta arrivato al distributore a tre zampe dall’altra parte della stanza. “No. Una Coca normale”. Ludovico portò la Coca con due bicchieri di carta Polanski. Mise i bicchieri per bene sul tavolo e guardò Loredana. Lei stava guardando lo screen saver. I due atomi di idrogeno di ogni molecola erano bianchi; l’atomo centrale, d’ossigeno, rosso. “Sembrano giocattoli – disse Loredana. – Non atomi”. “Beh, per la sincerissima verità, un atomo non l’ho mai visto” disse Ludovico bevendo. “Comunque perfino tu potresti averlo fatto più realistico, invece di quella palla colorata buffa”. “D’accordo, potrei – disse lui. – Checché ne dica la gente, la scienza non prova mica l’esistenza di minuscole palle”. Loredana guardò sulla parete di fronte. “Ma perché hanno dipinto il marchio della A&W su tutte le pareti? – disse. - Ormai non mi dice più niente quella sigla”. “La A&W? È pur sempre il padrone”. “Già. Per colpa nostra; perché non assaggiamo mai niente di diverso”. “Ehi! – gridò qualcuno dal corridoio, rivolto a qualcun altro, lontano. – Senta …”. Dal distributore uscì un ronzio cupo. “Qualcosa di diverso?”. “Sì”. “Mah … Forse vogliamo solo un posto di lavoro, alla fine”. “Appunto”. “Non vuoi un posto di lavoro?”. “Eh, io non lo so più eh – disse Loredana. – La A&W alla fine … è un grande ricatto”. “Un grande ricatto?”. “Volete l’acqua? L’H2O? Fuori i soldi. No?” chiese Loredana. “Eh sì, più o meno sì …”. “Chi altro sa il processo Radajiti?” disse Loredana e depose il suo bicchiere di Coca. “Ah, il processo Radajiti è di pubblico dominio”. “Pubblico dominio!” disse Loredana. “Il processo sì, lo sa anche un professore del liceo. Il problema sono i soldi; le tecnologie; altrimenti che aspettate? No? La legge del mercato”. “Ma smettila, quale mercato?”. “Il nostro”. “Appunto. Quando hai cominciato il lavoro qui?” disse lei. “Nel … 2014. Tu?” “Nel 2016, in tutto un altro settore. Proprio nei laboratori, con la creazione dell’acqua sottomano. Mi divertivo proprio. Me la spassavo con le esplosioni controllate dell’idrogeno e tutto il resto”. “Cerchiamo di spassarcela anche qui, però, no?”. “Come no. Almeno, fino a qualche anno fa ci stavo provando”. “E poi?” “E poi alla fine mi dicevo che gli atomi dello screen saver sembravano proprio dei giocattoli. Però la creazione dell’acqua non è stata un gioco, vero?”. “Forse ai primi tempi …”. “Io all’inizio volevo assaggiare il Laboratorio, no? Il processo Radajiti, la creazione dell’H2O, dopo tanti anni di Chimica all’Università. È pure bella come idea: Facciamo l’acqua, la vita. In laboratorio”. “Ah sì bellissimo”. “Acqua pura, appena fatta: da guardare e assaggiare, non quella naturale vecchia stravecchia”. “Sì sì. Ci credo. Idrogeno fresco di elettrolisi con ossigeno appena ionizzato, uniti or ora in legame covalente. Mmmh, che freschezza”. Loredana guardò le bollicine della Coca Cola. “E poi le acque naturali non sono praticamente più potabili – disse Ludovico. – Sembrano bava di marziano”. “Bava di marziano?” “Alludevo solo a quelle delle falde acquifere”. “Ah, sì, quelle sì”. Loredana si spinse un po’ indietro sulla sedia girevole. “Solo qui c’è acqua vera ormai” disse Ludovico. “Appunto, Ludovi’” disse lei. “Nessun altro è economicamente in grado” disse Ludovico. “Beh, forse la Francia …”. “La Francia? Non si può mica chiamare in causa la Francia per una cosa del genere. Le multinazionali francesi, casomai”. Loredana guardò il poster alla parete dietro di lui. Tre monti sotto la neve poggiavano su una distesa d’acqua. “So che faresti le valigie da un momento all’altro, Loredana. Se è per l’A&W … O ti serve di passare più tempo in Sud America?”. “Be’ - disse lei, – no, per l’A&W”. “Allora verrò con te, ecco; non ci starò in quest’ufficio senza Loredana. Fanno entrare sempre un sacco di pischelli incretiniti, è gente insopportabile. Rampanti”. “Ah sì? Con me? e che faremo?”. “Fuori dall’A&W? Ah, staremo una meraviglia. Come non stavamo da anni!” “Cosa te lo fa credere?” “Perché l’A&W è il padrone: questo ti preoccupa, no? L’A&W è l’unica multinazionale che ha reso la molecola dell’acqua un prodotto industriale, soggetto a copyright”. Guardò i monti sotto la neve con le cime tese verso l’alto e si impadronì di nuovo del bicchiere. “Ci pensi? Ce ne staremo in qualche paradiso tropicale e saremo soli con i bambini del luogo. E niente acqua, solo Campari”. “Ha-ha”. “Non lo so. Secondo me devi aver davvero le idee più chiare. Conosco molta gente che ha fatto il passo più lungo della gamba”. “Sì, eh? – disse Loredana. – E di che azienda erano?” “Aziende, ministeri, ma anche in proprio – disse lui. – Un sacco di volte non vuoi più il tuo lavoro, che ti obbliga a tutti gli orari e la routine. Cioè, anche io ogni lunedì mattina vorrei un lavoro diverso, neanche facessi lo spalatore di cacca. Tu non vuoi un’altra vita il lunedì? Però eh … è difficile”. “Perché vuoi un’altra vita, tu?” “Credo che sia così, una cosa normale. Per gli orari e la loro routine. Voglio anche una faccia diversa, una casa diversa, tutto un mondo diverso. Tu non vuoi una faccia diversa, spero?” “Io non lo faccio solo per la routine: tu magari il venerdì sera sarai contento della fine della settimana, no, e finché non torneranno la domenica e il lunedì mattina, vorrai sempre questo lavoro. O no?” “Beh … sì, certo, in un certo senso. Lo voglio, il lavoro, tutto sommato. Lo sai che lo voglio, un lavoro”. “Lo so. Però se faccio le valige non sarà per la routine o cose così”. “E perché allora?” “Perché dico: ma quelli, secondo te, sono un bene di lusso?” “Che? Gli screen saver?” “Gli H2O”. “Ah, l’acqua? Beh, ormai in un certo senso … di lusso no, eh, però sicuramente un bene”. “Un marchio. Un marchio privato”. “Eh sì, ormai sì”. “E per quanto ti farà piacere così?” “Ma non mi farà mai piacere. Non mi fa piacere, ma riesco a non pensarci. Lo sai che sennò divento scorbutico, se sono preoccupato per il mondo”. “E se faccio le valige sarai preoccupato per me?” “Sarò super preoccupato, perché è una cosa troppo pericolosa”. “Beh forse non lo farò. Però a te non importa di questo fatto?” “Questo dell’H2O? mmh, a volte. Ogni tanto”. “E quando sarebbe?” “Beh, se per esempio una Nazione povera non importa abbastanza acqua … abbastanza acqua dell’A&W …” “Se non la importa …?” “Niente. Povera nazione povera. Però non farò certo un gruppo rivoluzionario per l’acqua libera, come quelli della AQQ”. “E perché no?” “Perché non andrà mai in porto! Il processo Radajiti fatto da un gruppo di guerriglieri? Ma cosa? Ma con quali soldi? Ma con quali tecnologie? E quali misure di sicurezza, poi?” “Tranquillo, non voglio che tu faccia un gruppo rivoluzionario”. “Ma non la pensi così, tu?” “Sì … forse”. Loredana si alzò e camminò fino al distributore. Dentro c’erano le più svariate bibite a un prezzo da interno. C’erano ovviamente anche le acque minerali Yupie, un sottomarchio della A&W. Il tempo passava lentamente ma già si vedeva la fine della pausa. “Ma secondo te …” “Eh”. “Ma non potremmo avere qualche falda acquifera ancora più profonda, ancora nascosta? Non inquinata?” disse lei. “Ah, forse. Potremmo avere anche un mare potabile sconosciuto, sotto terra”. “E perché non rendiamo un po’ di soldi alla ricerca delle falde sotterranee?” “Ma chi? Noi dell’A&W??” “Ah, l’A&W no di sicuro”. “L’hai detto. D’accordo la filantropia, però …” “Ma non potremmo avere un modo più semplice per la produzione dell’acqua? Alla portata anche dei Paesi?” “Cosa?! E come possiamo avere l’elettrolisi dell’idrogeno a basso costo?!” “No, certo, come possiamo?” “Come possiamo avere un processo Radajiti alla portata di tutti con la reattività dell’ossigeno? E con un carburante come l’idrogeno?” “No, certo non possiamo”. “Possiamo andare all’altro mondo, quello sì, senza le misure adeguate”. “Certo”. “Cioè, all’A&W possiamo. Ma proprio per il monopolio. Proprio perché l’acqua, l’H2O, è nostra”. “Certo”. “Se c’è anche mezza concorrenza, addio convenienza economica. Addio produzione dell’acqua!” “Sì, è ovvio. Ma puta caso che ti hanno portato via il lavoro, senza garanzie sociali, e non riesci a riaverlo”. “Se ti hanno portato via anche le garanzie sociali …” “Puta caso. Aspettiamo migliori tempi economici, per l’acqua? Figli cari, vedremo un po’ l’anno prossimo?” “Così vieni ai casi estremi – disse Ludovico. – Non devi sentirti in colpa per un caso su dieci milioni”. “Però mi sento in colpa – disse Loredana. – Non lo so. Da un giorno all’altro potremmo ordinare … boh … il ritiro dell’A&W dai mercati dell’Argentina. E poi? Gli argentini?” “Il ritiro dai mercati …? Ma no, devi capire che …” “Capisco la legge del profitto e tutto. Però un giorno potremmo stare in guerra con l’Argentina”. “Ma chi? L’A&W? Da sola? Per un po’ sedettero in silenzio e Ludovico guardò da un’altra parte mentre lei guardava il computer. “Devi capire – disse Ludovico - voglio solo che tu non faccia un passo troppo grande per ragioni ideologiche … anche se ora magari non vuoi più questo lavoro. Sono cose stupide: il tuo licenziamento non significa niente per un’azienda del genere”. “No, non significa niente per l’azienda. Però per me sì”. “E cosa?” “Che ce la potremmo cavare anche senza l’A&W”. “Questo significa? E se voglio una bottiglia d’acqua? E se voglio un po’ di monossido di diidrogeno?” “Lo so che è così!” “Ecco, lo sai che è così”. “Certo”. “Se hai voglia di parlare di queste cose …” “Sì lo so. Tu non lo faresti mai, eh?” “Il licenziamento? No, ora come ora non lo farei”. “E … quell’altra cosa? Un processo Radajiti alla portata di tutti?” “Io?! E come!?” “Ma lo vorresti? Un processo di creazione dell’acqua a costi contenuti. Magari sostenibili anche da una piccola azienda. Dalla nostra azienda, di noi due, in proprio?” “Mhh … ma perché?” “Per il piacere dell’elettrolisi dell’idrogeno in laboratorio”. “No”. “Per il piacere della detonazione controllata dell’ossigeno con l’idrogeno, tutta sotto il nostro controllo, facile come un sogno”. “No”. “Per il piacere della ricerca sull’acqua polimerica”. “L’acqua polimerica?! Hahahaha … no”. “Per il piacere della struttura cristallina del ghiaccio puro, quello di un tempo, fatta da te, solo nel tuo laboratorio”. “No”. “Per il piacere del vapore acqueo, senza problemi economici, senza calcoli, solo la bellezza del vapore, libero, nell’atmosfera”. “No”. “Per il piacere di una piscina di acqua pura, tutta per te, e una vasca di acqua pura, e un ruscello di acqua pura, e senza copyright”. “No”. “Per il piacere di una fontanella come quelle del secolo scorso, in mezzo alla strada, e tutta la gente intorno con le bottiglie e i secchi. Una fontanella di acqua pura”. “N … mh”. “Allora?” “Mh”. “Proibito smettere di parlare”. Invece Ludovico non disse altro e guardò l’orologio. Le lancette erano ormai quasi attaccate all’altezza del 3: avevano passato la pausa. “Non voglio che tu faccia un passo troppo grande per te” disse Ludovico, “non mi importa del resto”. “Oh. Cavalleria all’ultimo grido, eh?” disse lei. Dalla porta uscì il signor Rigoli e depose alcuni fogli sulla scrivania di Loredana. “Tra poco arriva quell’altro fascicolo” disse. “Come ha detto?” chiese Loredana. “Tra poco arriva l’altro fascicolo, quello …” “Ah sì”. Il signor Rigoli rivolse un cenno di saluto a Loredana a ringraziarla. “Ormai sarà ora che porti i risultati della mattina al super capo” disse Loredana. Ludovico le sorrise. “Sì, prima della riunione. Che sennò torna alle sette di sera come l’altra volta e qui non finiamo più”. Ludovico raccolse il luminoso schermetto flessibile con i dati della mattina e girando intorno alla scrivania si portò verso l’uscita. Nel tragitto per il silenzioso corridoio guardò per l’ennesima volta lo schermo super leggero ma non riuscì proprio a scorgere alcuna differenza con un semplice foglio di carta patinata. Tornando dall’ufficio del capo passò per la stanza di Mauro, dove Mauro e la nuova collega con i capelli rossi stavano bevendo una Yupi aromatizzata. La nuova ne bevve mezza bottiglietta e lo guardò con un dolce sorriso. Aspettavano la prossima ora d’aria i due fannulloni. Uscì dalla stanza di Mauro. La guardia di controllo del settore era seduta come una statua antica vicino al distributore del corridoio e gli sorrise di sghembo. “Vecchio Ludovico, come ti senti?” gli chiese. “Ah, beh, mi sento – disse lui. – Almeno l’udito ce l’ho ancora. Mi sento proprio benissimo”. FINE
  10. yub

    La Distrazione

    Lo stile mi è sembrato leggermente anonimo, anche se il testo ha ritmo, mi sembra, e non annoia. Credo che rischi di essere uno stile dimenticabile, che ne ricorda altri senza colpire abbastanza da rimanere in memoria per conto proprio. "Così, giusto per non attirare troppo l'attenzione, per non morire prima del previsto." Questo distacco calcato del protagonista da tutte le cose - tranne i vaghi piaceri sadici sul lavoro - mi sembra troppo scoperto e ripetuto: sicuramente è un atteggiamento interessante ma qui, a parere mio, rischia di diventare macchiettistico: Forse se lo asciugassi un po' e provassi a inserire qualche contraddizione caratteriale nel suo racconto il personaggio sarebbe un po' più realistico: adesso sembra un attore perfetto, nella sua parte fino alla fine, ma piuttosto impossibile. "Che sfiga. Per me è troppo tardi." Non è un automa e un pensiero del genere in punto di morte, anche se "gli piacerebbe", è difficile da credere. A parte questo il registro secondo me tiene bene e riesce ad essere sub-standard/colloquiale senza sbavature e senza sbalzi. Il ritmo anche si mantiene bene ed evita di diventare troppo sincopato, un difetto in cui mi sembra si rischi di cadere spesso in questo genere di racconto. La storia, come hanno detto anche gli altri utenti, è quasi assente, ma io non credo ci sia nulla di male. Si può raccontare una trama diabolica in modo da renderla banale e viceversa. Forse il finale può effettivamente sembrare sbrigativo ma, secondo me, è un effetto della poca tridimensionalità del personaggio: se si risolvesse questo nella parte precedente, il finale presenterebbe pochi problemi di suo - anche perché la morte piomba all'improvviso e mi pare che sia volutamente imprevista, giusto? Spero di leggerti spesso criticare i miei racconti, Grazie comunque dell'attenzione Yub
  11. yub

    Su un binario diverso

    Linee guida: quando commenti, cerca di analizzare i seguenti punti: trama, contenuti, grammatica, personaggi, stile. Aggiungi poi un tuo commento finale. Non essere stringato, ma cerca di essere il più approfondito possibile. Scusate, come all'altro utente mi è scappata la mano. Ormai che ci sono tento un commento. Trama: Non trovo la trama veramente originale, anche se questo non significa che sia un brutto racconto. Voglio dire che in effetti il colpo di scena finale è inaspettato anche se l'idea degli amici immaginari non è nuova. Lo svolgimento è molto stringato, immagino per il limite degli 8mila caratteri, ma questo credo sia un vantaggio: rende meno probabili cadute e sviamenti per una situazione di complicata gestione come un doppio amico immaginario in una coppia. In effetti ho dovuto rileggere l'inizio. Contenuti: Trattandosi come ribadito dall'autore più sopra di una favoletta non credo di dover riscontrare particolari messaggi: è solo un piccolo gioco di specchi, giusto? Come dice decimo, le visioni degli schizzofrenici non sono contagiose e una situazione del genere non verrebbe a prodursi facilmente nella realtà. Tuttavia non credo che turbi particolarmente il lettore; eventualmente puoi informarti su eventuali casi di schizzofrenici che hanno "messo in comune" i loro sdoppiamenti ... Non credo ma potresti cercare. Grammatica: Non mi pare, anche se non sono un correttore di bozze, che vi siano problemi. Personaggi: Mi sembrano costruiti passabilmente, sempre contando il limite di caratteri che impedisce grandi sviluppi psicologici. Ti consiglierei solo nei primi due paragrafi di inserire per ciascuno una caratteristica facile da ricordare, magari un tratto fisico con una similitudine. Non per fare virtuosismi ma perché all'inizio, quando non ci si aspetta il rivolgimento, temo si tenda un po' a sorvolare la distinzione tra i personaggi il che rischia di creare confusione in finale; o forse sono io ... Stile: E' molto piano, è semplice, non ha pretese. Usi frasi brevi, usi un vocabolario assolutamente nella media, mi sembra soprattutto nella prima parte. Quando comincia la parte sull' "abboccamento" che prepara la cena a 4 rivedrei un poco lo stile. Mi pare che ci sia un lieve scarto, che la sintassi si faccia un po' più complessa. Non c'è problema ovviamente ma potrebbe dare un lieve fastidio al lettore, intendo almeno a livello inconscio. In generale ci vedrei bene uno stile alla Stefano Benni, che secondo me è molto adatto a questo genere di racconti; l'hai mai letto? Commento finale: Non mi ha impressionato ma non l'ho neanche trovato brutto: secondo me è "abbastanza piacevole". In fondo mi sembra che il racconto non abbia altre pretese: che sia un divertissement.
  12. yub

    Su un binario diverso

    Linee guida: quando commenti, cerca di analizzare i seguenti punti: trama, contenuti, grammatica, personaggi, stile. Aggiungi poi un tuo commento finale. Non essere stringato, ma cerca di essere il più approfondito possibile.
×