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Patrik

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  1. Patrik

    Cosa cercate in una poesia?

    Più di qualcuno ha detto che la poesia non deve essere riservata alle élite. Devo dire che nel 2019 questa cosa non ha molto senso, visto che la cultura è totalmente gratuita. Basta andare in biblioteca. Queste considerazioni erano valide quando la lingua madre era il dialetto; e paradossalmente adesso che tutti potrebbero leggere e comprendere l’italiano standard ci si domanda come rendere il contenuto intelligibile. Per non parlare del fatto che usare la frase semplice vuol dire praticamente non essere umani; dunque non essere divisi. Qualcuno ricorda Montale? “Non chiederci la parola che squadri da ogni lato / l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco / lo dichiari e risplenda come un croco / perduto in mezzo a un polveroso prato”. L’individuo è prismatico. Questa è la mia opinione. Io almeno mi sento così, estremamente frammentato. Pertanto credo sia più sincera una poesia dove non si capisce nulla (se non dopo una discesa orfica) che una fatta da un pensierino ben scritto e già obsoleto nell’atto stesso della scrittura. Posso dire amore senza odio? Posso dire ricuso il peccato senza desiderare di volermi sporcare le mani nella merda? O siamo diventati uomini senza inconscio, dunque la poesia smette di esistere all’istante, oppure smettiamo di avere paura e torniamo a misurarci con la morte.
  2. Perfetto, post sbagliato. Chiedo scusa, a Bologna ci sono 41 gradi.
  3. Non capisco perché uno debba avere delle idee così rigide su qualcosa che per definizione è inesauribile. Il post non chiede “cosa è una poesia”, ma “cosa cercate in una poesia”. Se volessimo nessuno ci impedirebbe di provare a definire il motivo fondamentale della poesia; solo che anche Freud ha dovuto deporre le armi in questo senso, e non ci resterebbe che costruire una nuova Torre di Babele. Dal momento che io la tracotanza umana di chi rivendica per sé il sapere assoluto la aborro, potrei anche decidere di aspettarvi sulla terra ferma.
  4. Patrik

    Cosa cercate in una poesia?

    Sicuramente chi conosce la prosodia sa come superarla. Chi invece non ne sa niente rimane intrappolato e continua a girare attorno. Chiaro. Tutti devono partire da qualcosa per fare poesia. Se non ci fosse stata la metrica barbara di Carducci non ci sarebbe stata la strofe lunga dannunziana. Senza d’Annunzio non ci sarebbe stato Gozzano e così via. La letteratura come afferma Sanguineti è fatta di colpi a posteriori; solo che bisogna sapere dove colpire.
  5. Patrik

    Edizioni Ensemble

    Buonasera, riporto la mia esperienza tentando di dare qualche utile chiarimento. Ho pubblicato con loro nel 2018 da esordiente, ho fatto due presentazioni canoniche, una presentazione in radio e un firmacopie in una libreria Mondadori. Le presentazioni sul territorio le organizzano loro, altrimenti deve farlo l’autore; il relatore può essere o uno della redazione o qualcuno scelto dall’autore. Il fatto delle 300 copie non è presente nel mio contratto. Percepisco una percentuale su ogni copia dalla prima copia. Hanno partecipato a molte fiere della piccola e media editoria. Il mio libro è stato presente ed è ancora presente nella sezione di poesia di cinque librerie di Bologna. Sicuramente un’esperienza formativa. Genere: poesia.
  6. Patrik

    Cosa cercate in una poesia?

    Ah, grazie per aver risposto. Si vede che siete sinceramente interessati all’argomento. Vi auguro una buona giornata.
  7. Patrik

    Cosa cercate in una poesia?

    Si, in sostanza quel che dico non è molto diverso da quanto espresso da voi con parole diverse. Non dico che la cultura sia tutto ma che sia la condizione necessaria: tutti essendo esseri umani proviamo sentimenti umani, ma non possono essere solo quelli a fare della poesia una poesia. D’altronde l’assenza di regole è per un poeta la maggiore delle gabbie immaginabili. Chi non conosce i limiti non può evaderli. Chi non ha legge non conosce desiderio. Poi, riguardo alla questione sollevata da @Elisa Audino. Ovviamente ho fatto quattro nomi fra mille, ma mi riferivo più che altro a delle correnti e all’utilizzo di determinati stilemi. Non pretendo che tutti prendano come esempio i poeti presenti nell’antologia di Mengaldo o in quella di Sanguineti; va benissimo anche capire e fare tesoro di un capolavoro come l’Antologia di Spoon River, basta che si entri in contatto con la prosa in versi, – in questo caso. Poco importa che uno lo faccia con Pavese o con qualcun altro.
  8. Patrik

    Cosa cercate in una poesia?

    Vorrei riprendere questo vecchio topic, – per chi volesse ascoltare – in quanto, ultimamente, leggendo alcune poesie ed ascoltando una vecchia intervista di Alda Merini, ho avuto modo di riflettere nuovamente sul tema in oggetto. Alla domanda dell’intervistatore, il quale chiede alla Merini di spiegargli cosa sia una poesia e cosa invece poesia non è, ella risponde che la differenza sta nella cultura; per cui, tutti possono scrivere pensieri amorosi e scrivere il loro stato d’animo, ma quella non è poesia. In altre parole la condizione necessaria è la cultura; non la ferita, il sentimento, l’ispirazione, l’amore. Il poeta è un operaio del pensiero, un filosofo, un giornalista, un intellettuale, un osservatore attento e soprattutto uno studioso. Così, leggendo alcune poesie di aspiranti poeti, mi rendo conto del fatto che, al di là dei consigli che si possono dare entrando di volta in volta nel merito del singolo componimento, potrebbe valere l’invito generale a leggere di più e con maggior selettività. Tout court, c’è gente che non ha mai letto una poesia di Palazzeschi o di Govoni, che non sa chi sia Amelia Rosselli o Andrea Zanzotto, e dice di scrivere poesie. Se non altro si tratta di un fenomeno che andrebbe interrogato ulteriormente; basti pensare che durante la stagione d’oro della poesia italiana, per uno che avesse voluto scrivere poesia, questa ignoranza sarebbe stata inammissibile. Cosa ne pensate? Capita spesso di trovarsi dinanzi a poesie edite che sono dei papponi di linguaggio da social network; eppure, non dovrebbe essere la poesia l’unica vera alternativa al linguaggio mercificato? Vi lascio con questa domanda e vado a dormire.
  9. Patrik

    La festa

    Ciao, ad una prima lettura quel che emerge in maniera subitanea è l’assenza di un nucleo semantico ben definito; difatti passare dalla strada agli scogli e al mare in quel modo indelicato potrebbe anche essere divertente se l’intento fosse ironico, ma penso che tu volessi cimentarti con una similitudine di stampo simbolista (per definizione “divertente” dal crepuscolarismo in poi, con tanto di comparativo “come”), per far slittare il discorso vero un altrove di qualche tipo. A mio avviso bisognerebbe creare una allegoria ben costruita, come quelle di Montale – per cui gli uomini sono sargassi, ed il moto ondoso li trascina per il mare come una schiera di incappati, immagine che richiama la città moderna e l’impossibilità di evadere la condizione degli uomini-capra –, esempio fra mille, oppure lo si fa con intento ironico. In alternativa ci si dovrebbe astenere rimanendo nell’orbita semantica di quanto si sta raccontando. Poi parlare di Leopardi in una poesia così simbolista non è preciso. Come dice Mengaldo “Leopardi non è un poeta metaforico”.
  10. Patrik

    Cielo del Nord

    Commento brevemente. I primi quattro versi sono in linea, seppur peccando di incisività, con il gusto antinovecentesco per la descrizione di un singolo frammento (ma anche di più frammenti) senza tracce di un Io macilento e francamente insopportabile. Il resto della poesia fa un passo indietro clamoroso nell’superomismo dell’800; per cui, colui che scrive riesce a fare cose che gli permettono di trascendere il dato fenomenico in maniera assurda, – almeno da D’Annunzio in poi. C’è luce nel sole del nord anche quando la sera cala: Le nuvole sfumano dal viola all’ardesia d’indaco crepate. Così mi avrebbe detto qualcosa, soprattutto per la forte inarcatura fra il primo e il secondo verso. Però farei ancora fatica ad apprezzare un verso che contenga il sintagma nominale “dal viola all’ardesia” perché è eccessivo. Già le nuvole “sfumano”; perché dirci anche tutti i passaggi cromatici? Non sarebbe meglio lasciare qualcosa a chi legge? Poi sulla necessità di dare dei poteri demiurgici al poeta mi sono già espresso. L’uomo è cosciente di non essere al centro dell’universo ormai da tempo. Come fa a respirare il sale e il freddo? È simbolismo. L’Io scrivente della tua poesia sostanzialmente è come Adamo e crede di poter dare il nome alle cose. Buona domenica a tutti.
  11. Patrik

    Edizioni Ensemble

    @Rototom confermo il fatto delle 300 copie, era anche nella mia prima bozza di contratto; ho chiamato al direttore commerciale dopo 20 minuti, gli ho detto che il contratto andava limato in alcuni punti. In conclusione mi ha mandato il contratto escludendo quella clausola e mi ha spiegato il resto dei punti. Ho firmato in giornata. Ah per me le soglie erano diverse. Insomma i contratti secondo me vanno sempre discussi, dopotutto anche l’autore ha potere contrattuale. Ciao e buona domenica a tutti.
  12. Patrik

    Cosa cercate in una poesia?

    Anzitutto grazie del tag; ho dato una letta veloce è ho visto che ci sono opinioni molto diverse e non mi stupisce. Inoltre oggi ho passato cinque ore su due poesie di Zanzotto; quindi vengo da un’immersione totale nel discorso metapoetico. Allora, cosa dev’esserci in una poesia; difficile a dirsi. Sicuramente posso dire cos’hanno in comune tutte le poesie degli autori più importanti del ‘900 italiano: il motivo della giustificazione della poesia. Dunque, un dato di fatto è che la poesia parla sempre di se stessa; e vale per tutti, almeno da d’Annunzio fino a Caproni, Sanguineti Zanzotto Etc. Detto questo potremmo estrapolare la conclusione che una poesia (o una poetica) per essere considerata tale dev’essere metapoetica. Questa almeno è la condizione necessaria; ed io sono d’accordo fino in fondo con questa considerazione. Tuttavia, il solo pensiero di costruire una poetica sull’idea stessa della poesia è qualcosa che non è minimamente inquadrabile negli argini della nostra durata psichica (di noi gente moderna intendo). Quella contemporanea è poesia slegata o comunque tenuta insieme da legami superficiali, – a riprova di questo il fatto che fino a non troppo tempo fa non era pensabile concepire una poesia al di fuori di un’opera unitaria. Poi possiamo anche pensare che Pascoli volesse veramente parlare della morte del padre e Ungaretti della guerra, ma forse non renderemmo giustizia ad autori che hanno voluto lasciarci riflessioni ben più profonde: giustificare la propria poetica in ogni singola lirica vuol dire farlo in base alla società, al soggetto, ai cambiamenti dell’essere, al ruolo del poeta nella società stessa. In altre parole è quello che rende un pezzo di carta una testimonianza.
  13. Avete travisato, io non parlavo del farcela o mano grazie a qualcuno, ma della tendenza a leggere gli altri autori in virtù di un senso di comune appartenenza; non semplicemente per “essere pubblicati” ma per tentare di smuovere le acque, innovare e imporsi all’editoria. Attualmente la tendenza è quella di andare ognuno per la sua strada.
  14. Un tempo si scriveva con uno sguardo alla collettività, ci si riuniva e si parlava di come stravolgere la tradizione, ci si interrogava tutti insieme sul senso dell’arte in un mondo che aveva preso altre strade; si è andati avanti così per un secolo. Adesso l’arte non ha più un ruolo nella società (chi sostiene il contrario evidentemente non conosce il dibattito che si è consumato sull’argomento) e gli scrittori non sono scrittori. Tutto qua. Questo declino fa parte dell’inevitabile dissiparsi della stessa natura umana. Pascoli è stato scoperto da d’Annunzio; Sanguineti è stato recensito la prima volta da Pasolini e da Ungaretti; Ungaretti emerse grazie alle prime pubblicazioni su Lacerba, diretta da Soffici e Papini; poi c’erano i vociani, i crepuscolari, gli ermetici, i futuristi, poi le neo avanguardie Etc. Adesso su chi dovremmo fare affidamento, su gente che viene pubblicata non per la qualità della scrittura ma per il numero di follower su Instagram? Certo che c’è arrivismo e egoismo; Ed indovinate, non è colpa di nessuno.
  15. Patrik

    Ancora

    @dirk ciao, per cose attuali intendo cose che riguardino la collettività; ad esempio Sanguineti in Laborintus parla di “Ellie”, che era una sua compagna di liceo di cui era molto innamorato, ma in quella figura c’era il sole e la luna, l’uomo è la donna, la vita e la morte ma anche la compenetrazione dei corpi; tutto inserito in una struttura di collisioni continue fra le cose come fluttuanti. Insomma, sì oggetto del desiderio, ma senza dimenticarsi della guerra fredda, del mondo che esplode e della bomba atomica, dello smembrarsi della sintassi, della disintegrazione del Io. Per questo lui era un poeta; approfittava del nuovo. Quando scrive “Palus putredinis” lo fa col preciso intento di iniziare a rappresentare una discesa all’inferno partendo da un mare lunare in cui si verifica un ritorno al caos originario (molto simile a quello in cui viviamo) dal quale può originarsi nuovamente la materia. Un esempio di tanti. Questo non è per scoraggiare ma per invogliare a ricordarsi cos’è poesia no? Inserirsi nella tradizione del ‘900 vuol dire solo prendere una strada. Un tempo fra poeti si faceva a gara a chi sfasciava più canoni, e io personalmente vorrei che si ritornasse a questo tipo lavoro. Ricerca linguistica, metrica, stilistica Etc.
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