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Coloroilmiorespiro

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  1. Coloroilmiorespiro

    E' morte e nascita continua

    Ciao @paolati, Ti ringrazio per i complimenti e per aver lasciato un commento. Mi dispiace ti siano piaciuti meno gli ste, sto, e sta, purtroppo il gergo nei miei testi trovo sia quasi una firma. Tendenza che non so da cosa provenga. A presto! @Floriana, capisco perfettamente le tue difficoltà nel comprendere il testo, è molto metaforico. Parla di un feto, ma come metafora di tutt’altro, rimanendo su una spiegazione superficiale quindi posso spiegarti un paio di cose che hai riportato. Se esprimersi fa male, si parli almeno della necessità di farlo. Infatti sto facendo questo. Com’è che io vedo tutto rosso, dentro quest’utero, mentre c’è chi riesce a vedere i colori del mondo, perché il mondo è a sfumature di grigio, mi hanno detto. Per rispondere alla tua ultima domanda, no, non sono romana. Sono siciliana in realtà, ma ste, sto e sta fanno parte di un gergo molto diffuso in Italia. Conosco moltissimi milanesi che nel parlato ne fanno uso, per esempio. Mi piace usare il gergo nei miei testi, come ho già detto sopra. Ho l’impressione che renda tutto più spontaneo, meno pulito, crudo e vero, in più mi sembra abbia una certa musicalità. Eppure è anche vero che sono gusti, capisco perfettamente il tuo punto di vista. Spero tornerai a leggermi, magari i racconti che sono molto più semplici e meno metaforici. Grazie per aver lasciato un commento, a presto!
  2. Coloroilmiorespiro

    Carbone e Diamanti - Il Funerale

    Pardon, ne parla Platone. Errore imperdonabile. @Midgardsormr Grazie per i complimenti, e per aver avuto la bontà di leggere e lasciare un commento!
  3. Coloroilmiorespiro

    Carbone e Diamanti - Il Funerale

    Consigli utilissimi. Quello sui capelli è un piccolo refuso, grazie per avermelo fatto notare. Complimento molto particolare ahahahah Ma ti ringrazio, soprattutto per essere passata a leggere e aver lasciato un commento. A presto!
  4. Coloroilmiorespiro

    [Editor] Ambra Rondinelli

  5. Coloroilmiorespiro

    [FdI 2018-3- Fuori concorso] Loretta ha freddo Pt.3

    Credo di essermi spiegata male. Per "Loretta e l'eroina" non intendo il buco, forse anche, ma non esattamente quello. Ho letto molti testi che affrontano il mondo della droga. Prendo l'esempio più banale, Trainspotting. All'interno della trama, tra il romanzo e il film che vi hanno adattato, le vicende che a distanza di anni ricordo ancora sono (cito pochissimi esempi): una madre eroinomane che per errore lascia il neonato morire, il protagonista che cerca una supposta nella sua stessa merda in un bagno pubblico, la quasi morte per overdose del protagonista. Raccontare vicende di questo genere è quello che definivo con "affrontare Lucifero". Forse per mia assuefazione alla tematica sono quelle che mi lasciano un reale turbamento. La vicenda con la barbona per esempio in questo senso funziona. Ripeto, è solo una mia opinione dettata dal gusto personale. La tua bella scrittura e la potenza del tema che affronti riempiono la pagina, e rendono la lettura piacevole. Era solo un piccolo appunto, una considerazione personale sulla trama.
  6. Coloroilmiorespiro

    Carbone e Diamanti - Il Funerale

    Mi viene in mente Zeno: magari l’avessi mancato io sto mortorio. Un lapsus, una piccola azione sottomessa al principio di piacere, o il cavallo nero di cui parla Aristotele che prende le redini, e via nella chiesa sbagliata. O ancora meglio, al bar. A me queste cose non succedono. No, sono tra due donne di mezz’età nella fila in fondo. In piedi, mani conserte, schiena dritta. Rispetto per il morto. Rispetto di cosa? Perché s’è liberato d’un peso, ecco perché. Allora abbasso il capo davanti alla sua bara. Non lo conoscevo il vecchio, è ovvio. Mi sento d’avere la faccia da schiaffi, accanto a tutta la gente che soffre. La messa non l’ascolto. Bestemmio da una vita, non sto ad ascoltare le parole dei funzionari di Dio. Una volta ho provato a crederci, seduto su un aereo in atterraggio che sembrava saltasse da una nuvola all’altra. Mani sudate che afferravano i braccioli. Lì che mi sentivo vicino alla morte avevo pensato “Dio, ti prego.” Non ho detto nient’altro, ho immaginato che il resto lo avrebbe capito da sé, con l’onnipotenza e tutto il resto. E’ successo solo una volta, ma dentro di me l’ho detto forte. Hanno abbassato il carrello, abbiamo toccato terra e la mia spiritualità l’ho lasciata lì. Dio non è più venuto a cercarmi, e figuriamoci se mi sono preoccupato di trovare il suo nascondiglio. Ora qua stanno cantando, ma io non le so le parole. Non mi preoccupo di niente, passo il tempo immerso nei miei pensieri, il mare che preferisco. Bagnato abbastanza da non sentire le lacrime appiccicarsi alle guance, profondo abbastanza da affondarci dentro. Come tutti, io sto qui in piedi e penso alla morte. Disperata comunista lei si prende tutto: non vi è merito davanti alla morte. Severa con la stessa dolcezza di una madre. Lavoro in un azienda, l’abito che porto lo dimostra. Il mio capo è un pezzo di merda, e mentre guardo il prete penso a lui. Con quel suo ufficio da frocio, le piantine allineate sui davanzali, assieme alle penne. Le strofina con quei panni per pulire le lenti degli occhiali da sfigato che porta sul naso, l’ho visto farlo. Rabbrividisce quando piazzo le mani sulla sua scrivania brillante. La prossima volta che mi chiama nel suo cazzo di ufficio mi sparo in testa. “Ora brutto stronzo pulisci gli spruzzi del mio cervello dal laminato.” Penso che queste sarebbero le mie ultime parole prima di morire. Sì, ne vale la pena. Scommetto che il poveraccio dentro questa bara è morto e basta, in ospedale per una malattia magari. Io non vedo l’ora di morire, e voglio farlo per bene. Voglio far strofinare a quattro piedi il pavimento a quel rotto in culo del mio capo. Oppure, quale soddisfazione più grande di morire l’istante dopo aver partorito la più grande, la più soddisfacente, la più liberatoria cagata della propria vita. Quelle ne sono l’essenza. Gli occhi roteano al cielo, e caghi via la giornata. E anche se è stata una giornata del cazzo, io prima di andare a letto mi libero di tutta la merda che ho ingoiato. Proprio mentre penso a quanto preferirei essere sul cesso di casa mia, mi sento osservato, in mezzo a tutti questi corpi vestiti di nero. Nello stesso momento un pianto di bambino irrompe nei timpani di tutti, ma in quel silenzio religioso il pianto m’è vibrato dentro al petto, forse pure al prete, che singhiozza un po’ le parole. Poi riprende solenne, a braccia aperte e mento alto. I preti sono i migliori cantastorie. Giullari di corte. Questo suo lungo monologo non m’arriva manco alle orecchie, quel suono acuto invece ha infilzato i miei timpani come una lama, i capelli mi si rizzano sulle braccia e sulla cute. Mi rendo conto d’esserlo veramente, osservato: la donna accanto a me mi fissa dal basso, comodamente seduta. “Allora sto piangendo”, penso. Il bambino che piange viene dal mio petto infuocato, penso. Improvvisamente la realtà mi investe, ed è che sono l’unico rimasto in piedi. Il bambino che piange non sono io, è dietro di me tra le braccia della madre. Il resto del tempo credo di essere pazzo. Credevo di star piangendo, di avere la voce d’un neonato. Invece c’ho ancora la faccia da schiaffi e ho portato il culo sulla panca di legno. Non lo guardo nemmeno il prete, ho gli occhi fissi sulle mani congiunte. Solchi sulle sopracciglia mentre le unisco e piego in confusione, in contemplazione. Ho confuso quel pianto con quello che mi risuona dentro le orecchie da una vita, il mio. Sospiro, ma tengo vivi i miei pensieri. Pure quelli che mi uccidono, tanto non sono io quello nella bara. Dopo un po’ tutti si alzano e m'alzo anch’io. Rimango per un attimo impietrito quando la donna alla mia destra mi porge la mano, la stessa che mi ha fissato quando sono rimasto in piedi. Non so perché, questo funerale mi confonde, mi sento intorpidito. Non lo capisco che vuole da me, con quella mano condita d’anelli e smalto perlato. Mi guardo intorno e tutti si danno la mano. “Pace” dicono. Pace? La pace è per i morti, ho ancora troppa vita da affrontare io. Mi risveglio dai miei pensieri e muovo riluttante il braccio verso la donna, ma lei si è già girata e ora sta per risedersi. La gente ha finito di scambiarsi i segni di pace e io sono rimasto senza. Le ginocchia mi tremolano un po’, tentenno in piedi pensando che qualcuno mi stia ancora porgendo la mano, ma tutti si siedono e allora io mi affretto a fare lo stesso. Ancora una volta, sono lo stronzo con la faccia da schiaffi e col pensiero tutt’altro che vicino al povero defunto.
  7. Coloroilmiorespiro

    [FdI 2018-3- Fuori concorso] Loretta ha freddo Pt.3

    Ciao @Nightafter, Come sai trovo la tua scrittura sempre molto precisa, giusta. Scrivere su queste tematiche ti riesce da Dio, rendi partecipi di un mondo che può esserci più o meno lontano. Lo padroneggi, e invece molto spesso capita di esserne sovrastati. Di non esserne all'altezza insomma. Come quando Dante Alighieri tentava di scrivere del paradiso ed invocava tutti gli dei del cielo perché gli dessero un mano a trovare le parole. Trovo che l'Inferno di cui parli tu sia ben più esigente. Trovo la tua scrittura quasi fotografica. Bellissimo periodo, il mio preferito. Un incipit secco, breve, ma morbido. Per quanto riguarda la trama, da tua fan, preferirei cambiassi un po' la musica, non gli Skunk Anansie per carità quelli lasciali. Ma come avevo già detto in un vecchio commento, rischia di essere un po' ripetitivo come capitolo. Assomiglia molto al primo. Non so quante parti hai in programma di scrivere, e finora sono state tutte molto originali ed incisive, ma il mondo che vuoi continuare a descrivere gira tutto intorno a una cosa. Quella che secondo me è la portata principale, cioè Loretta e l'eroina, non l'hai ancora fotografata. Tutto può essere d'impatto, e ovviamente ciò che hai raccontato finora funziona, ma credo sia arrivato il momento di smettere di giocare col fuoco e "affrontare Lucifero". Perché tu puoi. E' sempre un piacere leggerti e commentarti, Un abbraccio.
  8. Coloroilmiorespiro

    Il mondo

    Ciao @void, Ho letto che in molti hanno trovato poco funzionale la scelta di scrivere un testo del genere. Eppure io mi rivedo molto nel tuo stile, in più è ciò che più apprezzo leggere. Ti dirò, mi hai strappato un sorriso di simpatia. Proprio nel senso greco del termine, mi sono sentita vicina con l'anima al tuo personaggio. Comunque ho l'impressione che il protagonista non ti sia poi così lontano. Leggendo il testo ho pensato ci fosse una necessità forte di raccontarsi nella tua scrittura. La passività dell'uomo davanti alla vita, è questo di cui parli. Ma può non essere un sonno intellettuale, i pensieri svegli e il corpo che dorme, come dici tu. E' una sensazione che conosco, forse per questo non ho trovato il tuo racconto inefficace come ho letto nei commenti precedenti. Il mio è un parere più che soggettivo e ti dico che in realtà ho apprezzato molto il pezzo. Mi piace la tua scrittura, la trovo grezza ma personale. Sento i tuoi pensieri mentre leggo. Forse non è efficace per tutti, ma per me lo è stato. Ogni piccola imperfezione mi è piaciuta. La trama non c'è, in effetti, ma è un flusso di coscienza. Se dovessi pensare ad un racconto con una trama vera e propria, un pezzo del genere all'interno io ce lo metterei. Racconta il personaggio, e per quante belle o affascinanti trame si possano costruire, raccontare un personaggio è cosa assai più importante e difficile, dal mio punto di vista. Tu me l'hai raccontato. L'unica cosa che posso consigliarti è di dare più immagini. Mi sarebbe piaciuta una descrizione del corpo per terra, qualcosa che rendesse tutto vero o papabile. Che ne so, mi viene in mente il dolore pungente alla nuca appoggiata al pavimento duro così a lungo. Trovo siano queste a rendere un testo potente, e per quanto io l'abbia potuto apprezzare credo tu possa/debba esserlo ancora di più. A presto!
  9. Coloroilmiorespiro

    Respira

    Figurati. Non posso entrare nella descrizione o dare giudizi quindi?
  10. Coloroilmiorespiro

    Respira

    @Vestnik Proposta interessante. Puoi chiarirmi questi due punti?
  11. Coloroilmiorespiro

    Respira

    @Vestnik, al contrario, li trovo tutti molto preziosi. Ti prego, se hai un parere al riguardo mi piacerebbe molto sentirlo.
  12. Coloroilmiorespiro

    Respira

    Ciao @Nightafter, ti ringrazio infinitamente per il tuo commento costruttivo. Hai ragione, non ho ancora nessun controllo sulla mia scrittura. Sono reduce di un buon anno e mezzo da "blocco dello scrittore", se vogliamo definirlo così, e ora che ho ripreso a scrivere la necessità è così forte che probabilmente scrivo più per me che per il lettore. Riguardando il brano ho capito che non deve essere affatto semplice da leggere, e nemmeno troppo comprensibile. Sono felice che tu abbia condiviso con me quell'episodio. Mi rivedo nel ragazzo che ha deciso di voler stupire tutti con quel disegno. Tendo a voler essere di forte impatto, ma terribilmente contorta, e forse sì, anche un po' supponente. Che questo si legga dal mio scritto credo sia inevitabile. Sono una super principiante nella scrittura, e come hai detto tu per me lo è davvero, una necessità. Ho conseguito il diploma l'anno scorso, e le parole della mia professoressa di letteratura sono ancora fresche. Lei non mi consegnava mai il compito in classe, mi chiamava alla cattedra e mi chiedeva di rileggerglielo ad alta voce, davanti a tutti. Esordiva sempre con la stessa frase "la tua scrittura mi innervosisce", trovava che il mio modo d'esprimermi e il contenuto dei miei saggi fosse arrogante. Lei era senza dubbio una grandissima stronza, queste sue critiche però quasi mi lusingavano. Mi dava sempre quel sei stentato, con lo sgomento di tutti i compagni di classe che s'aspettavano almeno un nove. Però aveva ragione lei, il mio voler essere contorta, o irriverente, non può che strappare un misero sei stentato ad un lettore. Non mi faccio capire. Grazie per aver avuto la bontà di lasciare un commento, spero di non deluderti nella prossima pubblicazione. Un abbraccio!
  13. Coloroilmiorespiro

    Respira

    Freddo e duro. St’argento tutt’intorno mi ricorda i disegni di luna e stelle dei bambini. Attaccati alle pareti delle classi, o nel reparto pediatrico qua sotto. Sono nel futuro, quello in cui m’incontro con sta madre puttana. Ci penso a Lei, mentre sto qui con la schiena appiattita ad un piano solido. Freddo. Le mani che sputano e lo imbrattano l’argento futuristico che mi ricorda tanto i bambini. La vita è un serpente dai denti aguzzi che s’ingoia la coda: sto vicino alla morte e penso al primordiale, ai bambini. Esserini tutti cartilagine e ossicini piccoli, molli. “Mamma.” E’ un sussurro, perché ora che sto vicino al creatore, lei dovrebbe sentirmi più forte. Ma, “è tutto una puttanata”, penso, mentre il respiro avanza e potrei sentire le ciglia raggelarsi, che pure le mie estremità lo sentono sto freddo di morte. Puzza d’ospedale e disinfettante, puzza d’eroi e fallimento di vita. Un corpo che s’ammala. Dio, ti ho incastrato la morte in sto ingranaggio perfetto che m’hai dato, un pezzetto per volta. Non c’ho manco l’età per morire io. Non respiro più, l’ansia m’appanna il cervello. Aspetto la luce. No. Ancora sto metallo macchinoso. Tutt’a un tratto però la vedo. Vento leggero, soffio di vita. Si schianta sulla sua pelle, poi cade sul mare come fosse pesante velluto che viene scagliato. Contro di lei nulla può il soffio del vento. Il velluto crea onde sulla superficie del mare ai suoi piedi, e lei l’accarezza con le dita. Sta coi piedi sospesi in aria, come tutti quelli che sanno che ancora la vita non l’hanno vissuta tutta. Mani attaccate alle catene d’un altalena sul mare. Vento e salsedine tutt’intorno a lei, forza della natura. Pelle ambra contro l’azzurro cielo e verde bagnato. Capelli miele che come piccoli serpenti fluttuano in aria. Il serpente dai denti aguzzi che s’ingoia la coda. E sono ancora in sta morte latente d’un macchinario d’ospedale. E’ curabile. Ma loro non lo sanno quanti pezzettini sono, quelli che c’ho incastrato io. Da sempre li raccolgo e mi costruisco sta morte d’una vita vissuta male. Malissimo. Sdraiato qui lo ammetto. Io non ho mai fatto nulla, e quello che ho fatto m’è successo per caso. Per caso è stata lei che fluttua libera, che non s’è mai lasciata contaminare da st’infinita angoscia di vita. Sta tragedia. Si muove sull’altalena. Si lascia scivolare giù, e poi sembra che s’arrampichi sul cielo. La vedo ora come la vedevo lì, seduto sulla spiaggia bagnata e dura, quella che le è rimasta attaccata alle spalle. A lei sta bene. La vita le dona, l’adorna bene come la cavigliera di conchiglie che porta. M’ha ridato la vita, quando io l’ho data a lei, ma sono subito corso via dall’unica madre che conosco. “Sta morte mi salverà, lo so”, penso dentro a sta macchina che mi scava affondo per trovarmi il male dentro. Nudo ai suoi occhi. Lo saprà ormai, le vede le viscere aggrovigliate che c’ho, i bronchi sporchi e chiusi. Il fegato sfigurato. Il cuore che sospira stanco. M’ha stancato. Che venga sta madre puttana. “Ti sto aspettando.” Ma nel frattempo lascia che io la guardi ancora un po’, il frutto della mia vita. Lei è viva, respira. Guardo com’è cresciuta bella. Sono stato io. “Sì”, penso, “sono stato io”.
  14. Coloroilmiorespiro

    I want you back

    Ciao! Il racconto mi piace. Soprattutto nello stile. C'è un salto dalla descrizione del canto della ragazza, all'amica che consiglia al protagonista di scrivere il diario. Nemmeno un punto e a capo. Ma non lo trovo sgradevole, per quanto mi riguarda definisce il concetto di flusso di coscienza. E' semplice e scorrevole da leggere. Un contenuto non credo ci sia, e personalmente avrei preferito ci fosse. Mi spiego meglio: sembri molto concentrato più sull'estetica che sul contenuto in questo brano. Il che ha assolutamente un senso, sono gusti. Si possono comunque conciliare le due cose. E' che cose belle e basta, per quanto mi riguarda, spesso lasciano il tempo che trovano. Negli ultimi due periodi sembri voler lasciare un messaggio, il tutto è un climax di farneticazioni per poi arrivare ad un punto che hai solo sfiorato. Sono rimasta un po' con l'amaro in bocca. Credo che il flusso di coscienza non stia tanto nello scrivere con un certo ritmo, ma più nei pensieri liberi, vivi, puoi andare a fondo nella testa del personaggio, divertirti con i tanti temi che puoi affrontare, senza censura. Quello che credo sia oggettivo, comunque, è che il tuo brano intrattiene, è piacevole da leggere. lo stile lo rende appetibile. Potresti scrivere la lista della spesa e otterresti comunque l'attenzione del lettore. Per il resto, è solo una mio opinione.
  15. Coloroilmiorespiro

    Carbone e Diamanti - Il Vicolo

    Grazie per i validi consigli! Sono contenta che il racconto ti sia piaciuto.
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