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Coloroilmiorespiro

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  1. Coloroilmiorespiro

    Autodisciplina Futurista

    Grazie @Anglares, per esserti materializzato! Provo a chiarire la mia visione riguardo la disillusione di cui parli. Perché la considero in realtà centrale, non tanto ad un livello stilistico ma contenutistico. La disillusione è infatti del personaggio, come credo emerga. L'autodisciplina futurista a cui faccio riferimento è intesa come una sorta di "forma mentis" del personaggio. La scelta stilistica che viene fuori ovviamente trae ispirazione dal contenuto. Parlo infatti di strategie mentali e matrici (ovvero schemi). Tutto ciò che leggi dopo accade, o meglio, lascio che accada. Descrivo uno stato della mente a pugni chiusi, la sofferenza e la precarietà. Il Futurismo è una pretesa che possa scandire il malessere, circoscriverlo, ignorarlo. Qualcosa che possa controllare l'aspetto introspettivo che, come giustamente scrivi, è bandito dalla concezione futurista. Come ho già detto è però una linea sottile e precaria. Questo è quello che accade nel testo, non ho voluto tirare le redini, se capisci cosa intendo. Alla prossima!
  2. Coloroilmiorespiro

    Autodisciplina Futurista

    Autodisciplina futurista. Solo punti. Nessuna virgola. Concreta vita d’obbiettivi fondamentali. A nervi saldi e tesi. Non crollare. Tutta una questione di testa. Sì. Mi serve una strategia per combattere il malessere. Se lo sento arrivare corro. Il naso fuori dalla porta. La voglia di vivere bene. Il brivido che m’ha accarezzato una vita di affogare nell’angoscia ora si libera in scosse elettriche alle gambe. E vado verso la vita. M’allontano dalla morte. La matrice è: via da e verso. Al centro solo Io. Dottore, ho una strategia giusta per me. Eppure barcollante. Ma Dottore… Questo vivere a pugni chiusi Caro Dottore… Lei non lo sa. Nessuno lo sa. Oggi mi è successo che è tornata la sublime carezza di morte. L’ho assecondata un po’. Ora sta di nuovo nell’osso occipitale. E lì la lascio. Giuro. La paranoia mista ad angoscia Dottore. Parlo di quella. Ma io la matrice l’ho tutta in testa. Lo scelgo io quando andare verso e quando via da. Al centro solo Io. Dottore, oggi volevo lasciarmi andare, poi ho visto che sciagura. Non s’immagina nemmeno. Ancora peggio poi quando a parte la Marlboro non c’era nessuno a prendermi. Sta cattiva abitudine che ho preso di combattere io per me. Ma Dottore mi basta solo un po’ d’azzurro tra il grigio paffuto e mi risveglio dall’oscuro. Mi nutro della forza del Sole. L’appartenenza alla notte la lascio alle mie fondamenta. Lì è e lì mi piace, lo sa. Sto risorgendo dalle ceneri caro Dottore. Ho la forza dell’Universo intero.
  3. Coloroilmiorespiro

    La rivolta dei WC.

    Ciao @Per aspera ad astra! Ho trovato il racconto molto interessante. Provo a fare un commento che possa esserti d'aiuto. Tieni comunque in considerazione che è solo la mia opinione. I primi due periodi catturano l'attenzione. Se l'intenzione è "spiazzare" il lettore direi che ci sei riuscito. Capovolge in una situazione assurda, descritta con una semplicità che trovo funzionale e pertinente. L'unico appunto che ho è su "cantante-chitarrista", che mi ha un po' fatto storcere il naso. Ho notato che utilizzi un lessico molto franco, ma per un mio gusto personale forse avrei cercato altre parole per descrivere il suo ruolo. Questa frase è stata fondamentale nella mia visione d'insieme. Ho pensato che il protagonista stesse immaginando tutto, che fosse realmente scappato da un manicomio. Rende curiosi di voler arrivare alla fine e scoprire la realtà dei fatti. Trovata molto intelligente. Quest'ultimo pezzo l'ho dovuto rileggere più volte. La scrittura qui ha un tono molto diverso e credo stoni col resto del racconto. Ti converrebbe alleggerirlo un po'. In conclusione, trovo che l'esperimento sia ben riuscito. Avrei solo voluto sapere qualcosa in più sul personaggio, per potermi immedesimare meglio. A rileggerti, ciao!
  4. Coloroilmiorespiro

    E' morte e nascita continua

    Ciao @paolati, Ti ringrazio per i complimenti e per aver lasciato un commento. Mi dispiace ti siano piaciuti meno gli ste, sto, e sta, purtroppo il gergo nei miei testi trovo sia quasi una firma. Tendenza che non so da cosa provenga. A presto! @Floriana, capisco perfettamente le tue difficoltà nel comprendere il testo, è molto metaforico. Parla di un feto, ma come metafora di tutt’altro, rimanendo su una spiegazione superficiale quindi posso spiegarti un paio di cose che hai riportato. Se esprimersi fa male, si parli almeno della necessità di farlo. Infatti sto facendo questo. Com’è che io vedo tutto rosso, dentro quest’utero, mentre c’è chi riesce a vedere i colori del mondo, perché il mondo è a sfumature di grigio, mi hanno detto. Per rispondere alla tua ultima domanda, no, non sono romana. Sono siciliana in realtà, ma ste, sto e sta fanno parte di un gergo molto diffuso in Italia. Conosco moltissimi milanesi che nel parlato ne fanno uso, per esempio. Mi piace usare il gergo nei miei testi, come ho già detto sopra. Ho l’impressione che renda tutto più spontaneo, meno pulito, crudo e vero, in più mi sembra abbia una certa musicalità. Eppure è anche vero che sono gusti, capisco perfettamente il tuo punto di vista. Spero tornerai a leggermi, magari i racconti che sono molto più semplici e meno metaforici. Grazie per aver lasciato un commento, a presto!
  5. Coloroilmiorespiro

    Carbone e Diamanti - Il Funerale

    Pardon, ne parla Platone. Errore imperdonabile. @Midgardsormr Grazie per i complimenti, e per aver avuto la bontà di leggere e lasciare un commento!
  6. Coloroilmiorespiro

    Carbone e Diamanti - Il Funerale

    Consigli utilissimi. Quello sui capelli è un piccolo refuso, grazie per avermelo fatto notare. Complimento molto particolare ahahahah Ma ti ringrazio, soprattutto per essere passata a leggere e aver lasciato un commento. A presto!
  7. Coloroilmiorespiro

    [Editor] Ambra Rondinelli

  8. Coloroilmiorespiro

    [FdI 2018-3- Fuori concorso] Loretta ha freddo Pt.3

    Credo di essermi spiegata male. Per "Loretta e l'eroina" non intendo il buco, forse anche, ma non esattamente quello. Ho letto molti testi che affrontano il mondo della droga. Prendo l'esempio più banale, Trainspotting. All'interno della trama, tra il romanzo e il film che vi hanno adattato, le vicende che a distanza di anni ricordo ancora sono (cito pochissimi esempi): una madre eroinomane che per errore lascia il neonato morire, il protagonista che cerca una supposta nella sua stessa merda in un bagno pubblico, la quasi morte per overdose del protagonista. Raccontare vicende di questo genere è quello che definivo con "affrontare Lucifero". Forse per mia assuefazione alla tematica sono quelle che mi lasciano un reale turbamento. La vicenda con la barbona per esempio in questo senso funziona. Ripeto, è solo una mia opinione dettata dal gusto personale. La tua bella scrittura e la potenza del tema che affronti riempiono la pagina, e rendono la lettura piacevole. Era solo un piccolo appunto, una considerazione personale sulla trama.
  9. Coloroilmiorespiro

    Carbone e Diamanti - Il Funerale

    Mi viene in mente Zeno: magari l’avessi mancato io sto mortorio. Un lapsus, una piccola azione sottomessa al principio di piacere, o il cavallo nero di cui parla Aristotele che prende le redini, e via nella chiesa sbagliata. O ancora meglio, al bar. A me queste cose non succedono. No, sono tra due donne di mezz’età nella fila in fondo. In piedi, mani conserte, schiena dritta. Rispetto per il morto. Rispetto di cosa? Perché s’è liberato d’un peso, ecco perché. Allora abbasso il capo davanti alla sua bara. Non lo conoscevo il vecchio, è ovvio. Mi sento d’avere la faccia da schiaffi, accanto a tutta la gente che soffre. La messa non l’ascolto. Bestemmio da una vita, non sto ad ascoltare le parole dei funzionari di Dio. Una volta ho provato a crederci, seduto su un aereo in atterraggio che sembrava saltasse da una nuvola all’altra. Mani sudate che afferravano i braccioli. Lì che mi sentivo vicino alla morte avevo pensato “Dio, ti prego.” Non ho detto nient’altro, ho immaginato che il resto lo avrebbe capito da sé, con l’onnipotenza e tutto il resto. E’ successo solo una volta, ma dentro di me l’ho detto forte. Hanno abbassato il carrello, abbiamo toccato terra e la mia spiritualità l’ho lasciata lì. Dio non è più venuto a cercarmi, e figuriamoci se mi sono preoccupato di trovare il suo nascondiglio. Ora qua stanno cantando, ma io non le so le parole. Non mi preoccupo di niente, passo il tempo immerso nei miei pensieri, il mare che preferisco. Bagnato abbastanza da non sentire le lacrime appiccicarsi alle guance, profondo abbastanza da affondarci dentro. Come tutti, io sto qui in piedi e penso alla morte. Disperata comunista lei si prende tutto: non vi è merito davanti alla morte. Severa con la stessa dolcezza di una madre. Lavoro in un azienda, l’abito che porto lo dimostra. Il mio capo è un pezzo di merda, e mentre guardo il prete penso a lui. Con quel suo ufficio da frocio, le piantine allineate sui davanzali, assieme alle penne. Le strofina con quei panni per pulire le lenti degli occhiali da sfigato che porta sul naso, l’ho visto farlo. Rabbrividisce quando piazzo le mani sulla sua scrivania brillante. La prossima volta che mi chiama nel suo cazzo di ufficio mi sparo in testa. “Ora brutto stronzo pulisci gli spruzzi del mio cervello dal laminato.” Penso che queste sarebbero le mie ultime parole prima di morire. Sì, ne vale la pena. Scommetto che il poveraccio dentro questa bara è morto e basta, in ospedale per una malattia magari. Io non vedo l’ora di morire, e voglio farlo per bene. Voglio far strofinare a quattro piedi il pavimento a quel rotto in culo del mio capo. Oppure, quale soddisfazione più grande di morire l’istante dopo aver partorito la più grande, la più soddisfacente, la più liberatoria cagata della propria vita. Quelle ne sono l’essenza. Gli occhi roteano al cielo, e caghi via la giornata. E anche se è stata una giornata del cazzo, io prima di andare a letto mi libero di tutta la merda che ho ingoiato. Proprio mentre penso a quanto preferirei essere sul cesso di casa mia, mi sento osservato, in mezzo a tutti questi corpi vestiti di nero. Nello stesso momento un pianto di bambino irrompe nei timpani di tutti, ma in quel silenzio religioso il pianto m’è vibrato dentro al petto, forse pure al prete, che singhiozza un po’ le parole. Poi riprende solenne, a braccia aperte e mento alto. I preti sono i migliori cantastorie. Giullari di corte. Questo suo lungo monologo non m’arriva manco alle orecchie, quel suono acuto invece ha infilzato i miei timpani come una lama, i capelli mi si rizzano sulle braccia e sulla cute. Mi rendo conto d’esserlo veramente, osservato: la donna accanto a me mi fissa dal basso, comodamente seduta. “Allora sto piangendo”, penso. Il bambino che piange viene dal mio petto infuocato, penso. Improvvisamente la realtà mi investe, ed è che sono l’unico rimasto in piedi. Il bambino che piange non sono io, è dietro di me tra le braccia della madre. Il resto del tempo credo di essere pazzo. Credevo di star piangendo, di avere la voce d’un neonato. Invece c’ho ancora la faccia da schiaffi e ho portato il culo sulla panca di legno. Non lo guardo nemmeno il prete, ho gli occhi fissi sulle mani congiunte. Solchi sulle sopracciglia mentre le unisco e piego in confusione, in contemplazione. Ho confuso quel pianto con quello che mi risuona dentro le orecchie da una vita, il mio. Sospiro, ma tengo vivi i miei pensieri. Pure quelli che mi uccidono, tanto non sono io quello nella bara. Dopo un po’ tutti si alzano e m'alzo anch’io. Rimango per un attimo impietrito quando la donna alla mia destra mi porge la mano, la stessa che mi ha fissato quando sono rimasto in piedi. Non so perché, questo funerale mi confonde, mi sento intorpidito. Non lo capisco che vuole da me, con quella mano condita d’anelli e smalto perlato. Mi guardo intorno e tutti si danno la mano. “Pace” dicono. Pace? La pace è per i morti, ho ancora troppa vita da affrontare io. Mi risveglio dai miei pensieri e muovo riluttante il braccio verso la donna, ma lei si è già girata e ora sta per risedersi. La gente ha finito di scambiarsi i segni di pace e io sono rimasto senza. Le ginocchia mi tremolano un po’, tentenno in piedi pensando che qualcuno mi stia ancora porgendo la mano, ma tutti si siedono e allora io mi affretto a fare lo stesso. Ancora una volta, sono lo stronzo con la faccia da schiaffi e col pensiero tutt’altro che vicino al povero defunto.
  10. Coloroilmiorespiro

    [FdI 2018-3- Fuori concorso] Loretta ha freddo Pt.3

    Ciao @Nightafter, Come sai trovo la tua scrittura sempre molto precisa, giusta. Scrivere su queste tematiche ti riesce da Dio, rendi partecipi di un mondo che può esserci più o meno lontano. Lo padroneggi, e invece molto spesso capita di esserne sovrastati. Di non esserne all'altezza insomma. Come quando Dante Alighieri tentava di scrivere del paradiso ed invocava tutti gli dei del cielo perché gli dessero un mano a trovare le parole. Trovo che l'Inferno di cui parli tu sia ben più esigente. Trovo la tua scrittura quasi fotografica. Bellissimo periodo, il mio preferito. Un incipit secco, breve, ma morbido. Per quanto riguarda la trama, da tua fan, preferirei cambiassi un po' la musica, non gli Skunk Anansie per carità quelli lasciali. Ma come avevo già detto in un vecchio commento, rischia di essere un po' ripetitivo come capitolo. Assomiglia molto al primo. Non so quante parti hai in programma di scrivere, e finora sono state tutte molto originali ed incisive, ma il mondo che vuoi continuare a descrivere gira tutto intorno a una cosa. Quella che secondo me è la portata principale, cioè Loretta e l'eroina, non l'hai ancora fotografata. Tutto può essere d'impatto, e ovviamente ciò che hai raccontato finora funziona, ma credo sia arrivato il momento di smettere di giocare col fuoco e "affrontare Lucifero". Perché tu puoi. E' sempre un piacere leggerti e commentarti, Un abbraccio.
  11. Coloroilmiorespiro

    Il mondo

    Ciao @void, Ho letto che in molti hanno trovato poco funzionale la scelta di scrivere un testo del genere. Eppure io mi rivedo molto nel tuo stile, in più è ciò che più apprezzo leggere. Ti dirò, mi hai strappato un sorriso di simpatia. Proprio nel senso greco del termine, mi sono sentita vicina con l'anima al tuo personaggio. Comunque ho l'impressione che il protagonista non ti sia poi così lontano. Leggendo il testo ho pensato ci fosse una necessità forte di raccontarsi nella tua scrittura. La passività dell'uomo davanti alla vita, è questo di cui parli. Ma può non essere un sonno intellettuale, i pensieri svegli e il corpo che dorme, come dici tu. E' una sensazione che conosco, forse per questo non ho trovato il tuo racconto inefficace come ho letto nei commenti precedenti. Il mio è un parere più che soggettivo e ti dico che in realtà ho apprezzato molto il pezzo. Mi piace la tua scrittura, la trovo grezza ma personale. Sento i tuoi pensieri mentre leggo. Forse non è efficace per tutti, ma per me lo è stato. Ogni piccola imperfezione mi è piaciuta. La trama non c'è, in effetti, ma è un flusso di coscienza. Se dovessi pensare ad un racconto con una trama vera e propria, un pezzo del genere all'interno io ce lo metterei. Racconta il personaggio, e per quante belle o affascinanti trame si possano costruire, raccontare un personaggio è cosa assai più importante e difficile, dal mio punto di vista. Tu me l'hai raccontato. L'unica cosa che posso consigliarti è di dare più immagini. Mi sarebbe piaciuta una descrizione del corpo per terra, qualcosa che rendesse tutto vero o papabile. Che ne so, mi viene in mente il dolore pungente alla nuca appoggiata al pavimento duro così a lungo. Trovo siano queste a rendere un testo potente, e per quanto io l'abbia potuto apprezzare credo tu possa/debba esserlo ancora di più. A presto!
  12. Coloroilmiorespiro

    Respira

    Figurati. Non posso entrare nella descrizione o dare giudizi quindi?
  13. Coloroilmiorespiro

    Respira

    @Vestnik Proposta interessante. Puoi chiarirmi questi due punti?
  14. Coloroilmiorespiro

    Respira

    @Vestnik, al contrario, li trovo tutti molto preziosi. Ti prego, se hai un parere al riguardo mi piacerebbe molto sentirlo.
  15. Coloroilmiorespiro

    Respira

    Ciao @Nightafter, ti ringrazio infinitamente per il tuo commento costruttivo. Hai ragione, non ho ancora nessun controllo sulla mia scrittura. Sono reduce di un buon anno e mezzo da "blocco dello scrittore", se vogliamo definirlo così, e ora che ho ripreso a scrivere la necessità è così forte che probabilmente scrivo più per me che per il lettore. Riguardando il brano ho capito che non deve essere affatto semplice da leggere, e nemmeno troppo comprensibile. Sono felice che tu abbia condiviso con me quell'episodio. Mi rivedo nel ragazzo che ha deciso di voler stupire tutti con quel disegno. Tendo a voler essere di forte impatto, ma terribilmente contorta, e forse sì, anche un po' supponente. Che questo si legga dal mio scritto credo sia inevitabile. Sono una super principiante nella scrittura, e come hai detto tu per me lo è davvero, una necessità. Ho conseguito il diploma l'anno scorso, e le parole della mia professoressa di letteratura sono ancora fresche. Lei non mi consegnava mai il compito in classe, mi chiamava alla cattedra e mi chiedeva di rileggerglielo ad alta voce, davanti a tutti. Esordiva sempre con la stessa frase "la tua scrittura mi innervosisce", trovava che il mio modo d'esprimermi e il contenuto dei miei saggi fosse arrogante. Lei era senza dubbio una grandissima stronza, queste sue critiche però quasi mi lusingavano. Mi dava sempre quel sei stentato, con lo sgomento di tutti i compagni di classe che s'aspettavano almeno un nove. Però aveva ragione lei, il mio voler essere contorta, o irriverente, non può che strappare un misero sei stentato ad un lettore. Non mi faccio capire. Grazie per aver avuto la bontà di lasciare un commento, spero di non deluderti nella prossima pubblicazione. Un abbraccio!
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