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Giusy D'Alò

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  1. Giusy D'Alò

    Dove sei?

    Inizia a scrivere la tua storia... Provo a chiamarti ma non rispondi, provo a cercarti ma non riesco a trovarti, sembra di ritornare a giocare a nascondino, ma questa volta sono sola, ma ancora non lo so. Dove sei? Io sono qui, ti sto aspettando. Sono ferma al nostro posto, sono immobile cercando di capire. Ho urlato il tuo nome ma il vento lo ha portato via, così lontano da me. Provo a gridarlo di nuovo, ma questa volta nemmeno lo sento. Il vento mi travolge e mi sconvolge, mi svuota e mi riempie e non mi fa pensare. Mi hai sempre preso in giro per questo, mi hai sempre ridicolizzato perché ritenessi il vento un mio amico. Non mi credevi quando ti dicevo che lui c’è sempre, che ogni volta che mi capita qualcosa, lui è presente e che cambia anche in base al momento. Oggi lui c’è, tu no. Dove sei? IL vento è impetuoso, soffia forte, ti sta cercando, adesso siamo in due. Squarcio il tempo con la mia voce, nessuno risponde. Ti vedo, sei arrivato, finalmente. Hai lo stesso sorriso di papà e li stessi occhi della mamma, sei così uguale a loro. Sta succedendo qualcosa, ma non riesco a capire cosa. Stai andando via, qualcuno ti ha chiamato più forte di me. Hai cambiato strada, non vieni più verso di me. Hai perso il tuo sorriso, una lacrima ti riga sul volto. Perché mi saluti? Dove vai? Ritorna. Sto urlando, ti prego, torna da me. Ho paura, sono sola, avevi detto per sempre. Ti ricordi? Eravamo soli, io ne avevo 6 e tu 12, avevi detto :<<Sono l’unico di cui potrai fidarti. Io ci sarò sempre, non andrò mai via. Mi prenderò cura di te, SEMPRE>>. Dove sei? Perché mi hai fatto questo? Era il nostro patto, niente e nessuno avrebbe superato il nostro amore, così si era detto, così si era sempre fatto ma ora non capisco. Lui urla, piega alberi, sparpaglia foglie, muove oggetti, sembra spostare i palazzi. E’ arrabbiato. Come biasimarlo? Ci hai abbandonati, ma per chi, per cosa? C’è la mamma, anche lei ti chiama. La sua voce è rotta, non fa altro che bisbigliare. I suoi sibili sono assordanti, sono come lame che ti trafiggono il cuore. E’ lì in un angolo, rannicchiata con il so rosario in mano. Sta pregando, prega per te, prega affinché tu torni. Qui nessuno ha capito che non tornerai. Forse lo sappiamo tutti, ma fa troppo male e così facciamo finta che una speranza esiste. Continuiamo a guardarci, sperando che un nostro sguardo ti materializzi davanti ai nostri occhi. Papà non c’è, ormai non c’è mai. Ti chiamo per nome, il vento si è fermato ma tu non sei tornato. Sto correndo, ma non lo sapevo, guardo avanti. Dinanzi a me solo campi. Corro, corro ancora e ancora. Vedo qualcosa, spero che sia tu, aumento la velocità. Lo vedo, sono delusa, rallento. Non è un essere umano quello, cos’è quella cosa deforme? Non dirmi che sei tu. Mi avvicino lentamente, ho paura. La cosa non si muove, ormai nemmeno io. Ha una lettera in mano, c’è scritto il mio nome. Il cuore mi sta scoppiando, Eolo è ritornato all’azione. Ho deciso, prenderò la lettera. Lo faccio? L’ho fatto. E’ tra le mie mani, la apro, mi blocco. E’ la tua grafia, la riconosco subito. Sto tremando, ho il sangue gelato, non lo sento scorrere, il cuore si è bloccato. Ho due fontane al posto degli occhi. Il mio volto è deformato dal dolore. Come puoi dirmi queste cose? Come puoi darmi questo compito? Perché hai scelto me? Sai che non posso. Sono in ginocchio, sulla terra umida che mi avvolge le ginocchia. Mi sento sprofondare. Guardo meglio la ‘’cosa’’. Ha qualcosa di famigliare, ma non capisco. Sono sicura di una cosa, non sei tu, ma chi è? Glielo chiedo, quasi sottovoce. E’ arrivato in soccorso il vento, ora lo so. Non ho più paura, la guardo e le sorrido. Le prendo la mano e le accarezzo il viso, adesso sembra così tenera, non è poi così terrificante. La guardo e non riesco a capire perché non ci sono arrivata prima. Sono io, era palese. Sono tutta sudata, ho il fiatone e il volto rigato dalle lacrime. Mi guardo intorno, capisco che è un sogno, è tutto normale quasi sorrido. Mi giro, guardo il tuo letto, è vuoto. Non ci sei, ma dove sei?
  2. Giusy D'Alò

    TORMENTI

    Ansia e paura mi prevalgono. Panico e angoscia si fanno strada dentro di me. Cosa mi sta succedo? Chi sono diventata? Non mi riconosco più, mi guardo allo specchio e non riesco a chiamami per nome. Sono così diversa, sono così cambiata. Non sono più io. A chi devo questo stravolgimento? A ME o a LORO? Ho cercato più volte di darmi una spiegazione, ma non ci sono mai riuscita. Non riesco a darmi pace. Tutta questa sensazione mi destabilizza, mi stravolge, mi sconvolge, mi svuota e mi riempie senza farmi capire nulla. Voglio comprendere, andare avanti e scoprirmi. Nella mia vita ho sempre avuto un’unica certezza, quella di essere diversa. Per anni questa consapevolezza mi ha tormentata, facendomi sentire inappropriata, sbagliata, inadatta. Adesso è tutto diverso, questa diversità che ancora ora mi porto dietro, è la mia forza, il mio marchio di fabbrica, il mio IO. Forse, non sono mai stata diversa, avevo solo voglia di distinguermi da tutto il resto, di sentirmi unica. No, non sono diversa,non lo sono mai stata. Volevo semplicemente emergere, uscire da quella corazza che ormai mi stava sempre più stretta, che mi opprimeva, che non mi faceva respirare. La cosiddetta ''diversità'', era solo un'arma per non ammettere a me stessa che stavo soffocando, che stavo morendo e che non facevo nulla per fermare tutto questo. Era facile puntare il dito verso la società, attribuire la colpa a 'LORO', ma loro chi? Non c'era nessuno da incolpare se non me stessa, nessuno da commiserare se non quella ragazza che ora non ha più paura di parlare, nessuno da giudicare perché ormai tutti, io compresa, erano stati giudicati. Per la prima volta nella mia vita ho deciso di espormi, di mostrarmi senza veli, di essere sincera e soprattutto di essere ME STESSA. Caro lettore, sono qui per chiederti aiuto. Tranquillo, non ti chiederò la luna ma di percorrere con me la storia della mia vita, perché so che almeno in minima parte è anche la tua. Se deciderai di continuare questo viaggio con me, devi essere pronto ad incontrarti a scoprire quella parte più profonda di te che forse non conoscevi, oppure se non tocca a me fare le presentazioni, dovrai imparare ad accettarla e assumere in parte anche le tue colpe. Caro amico, se sei pronto, dammi la mano e vieni ad ascoltare i miei tormenti.
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