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Ace

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  1. Ace

    Consigli di scrittura di Chuck Palahniuk

    Un altro scrittore che mi piace. Molti consigli ho cercato di farli miei nel corso degli anni, ma so di esserci riuscito solo in parte. Del resto, quello che può andare bene per un autore potrebbe non funzionare per un altro. In ogni caso, quello che trovo più utile in assoluto è il numero undici. Materiale su Palahniuk ne ho ancora, in parte da tradurre, in parte da sistemare/riscrivere. Non appena troverò il tempo cercherò di pubblicare anche quello. Ventuno consigli di scrittura di Chuck Palahniuk 1. Quando non avete voglia di scrivere, programmate un timer da cucina su un’ora (o mezz’ora) e sedetevi a scrivere finché suona il timer. Se ancora odiate scrivere, siete liberi dopo un’ora. Ma normalmente, giunti al momento in cui suona il timer, sarete così coinvolti dal vostro lavoro, vi piacerà così tanto che continuerete. Invece di un timer da cucina, potete fare un carico di vestiti nella lavatrice o nell’asciugatrice e usare quello per dare un tempo al vostro lavoro. Alternare il compito cerebrale della scrittura con il lavoro meccanico della lavanderia o del lavaggio dei piatti vi darà le pause necessarie perché giungano nuove idee e ispirazioni. Se non sapete cosa seguirà nella storia… pulite il bagno. Cambiate le lenzuola. Cristo Santo, fate le polveri al computer. Un’idea migliore arriverà. 2. Il vostro pubblico è più intelligente di quanto crediate. Non abbiate paura di sperimentare con strutture narrative o salti temporali. La mia personale teoria è che le giovani generazioni di lettori si tengano a distanza dalla maggior parte dei libri – non perché questi lettori siano più stupidi di quelli delle generazioni passate, ma perché il lettore di oggi è più intelligente. Il cinema ci ha reso molto sofisticati in merito alla narrazione di storie. E il vostro pubblico è più difficile da colpire di quanto possiate immaginare. 3. Prima di sedervi a scrivere una scena, rimuginatela nella vostra mente e chiarite a voi stessi lo scopo di quella scena. Quali eventi precedentemente iniziati saranno interessati da questa scena? Quali basi saranno poste per scene successive? Come potrà questa scena contribuire allo sviluppo della vostra trama? Mentre lavorate, guidate, fate ginnastica, mantenente questo solo problema nella vostra mente. Prendete qualche appunto quando vi vengono delle idee. E solo quando avete stabilito l’ossatura della scena – allora, sedetevi e scrivetela. Non mettetevi a quel noioso, polveroso computer senza aver qualcosa in mente. Non affaticate il vostro lettore con una scena in cui poco o niente accade. 4. Sorprendete voi stessi. Se riuscite a portare la storia – o a far sì che la storia porti voi – a un punto tale da sconvolgere voi stessi, allora potrete sorprendere il vostro lettore. Laddove voi vedrete delle sorprese ben pianificate, è molto probabile che anche il vostro sofisticato lettore le vedrà. 5. Quando arrivate a un punto morto, tornate indietro e leggete le vostre scene precedenti, cercando personaggi abbandonati o dettagli che potete resuscitare come “pistole sepolte”. Quando stavo scrivendo il finale di Fight Club, non avevo idea di che cosa fare con il palazzo di uffici. Ma rileggendo la prima scena, ho trovato il commento che avevo lasciato cadere a proposito di combinare nitroglicerina e paraffina e di come fosse un metodo dall’esito incerto per fabbricare esplosivo plastico. Quella frasettina stupida (… la paraffina non ha mai funzionato per me…) fece risorgere la perfetta “pistola sepolta” alla fine e salvò il mio culo di racconta storie. 6. Usate la scrittura come la vostra scusa per indire un party alla settimana – anche se chiamerete quel party “workshop”. Ogni istante che passate con altre persone che stimano e supportano la scrittura, quegli istanti controbilanceranno tutte le ore che passate da solo, scrivendo. Persino se un giorno venderete il vostro lavoro, nessuna cifra di denaro vi ricompenserà per il tempo che avete speso in solitudine. Perciò, prendetevi subito la vostra “ricompensa”, fate della scrittura una scusa per stare fra la gente. Quando raggiungerete la fine della vostra vita – credetemi, non vi guarderete indietro per assaporare i momenti che avete passato da soli. 7. Imparate a convivere con il Non Conoscere. Questo piccolo consiglio è giunto passando per un centinaio di personaggi famosi, attraverso Tom Spanbauer fino a me e ora, a voi. Più a lungo permettete a una storia di prendere forma, migliore sarà la sua forma finale. Non affrettate o forzate il finale di una storia o di un libro. Tutto ciò che dovete conoscere è la prossima scena, o le prossime scene. Non dovete conoscere ogni momento dal principio alla fine, infatti, altrimenti sarà noioso come l’inferno da realizzare. 8. Se avete bisogno di maggiore libertà nel muovervi nella storia, di revisione in revisione cambiate i nomi dei personaggi. Cambiandone arbitrariamente i nomi, prenderete la distanza necessaria per poter veramente torturare un personaggio. O peggio, eliminate un personaggio, se è quello che la storia richiede. 9. Ci sono tre tipi di discorso – non so se sia VERO, ma l’ho sentito a un seminario e mi è sembrato sensato. I tre tipi sono: Descrittivo, Istruttivo, ed Espressivo. Descrittivo: “Il sole si era alzato…” Istruttivo: "Cammina, non correre…" Espressivo: "Ahi!" la maggior parte degli scrittori di narrativa usano solo una – al massimo, due – di queste forme. Quindi usatele tutte e tre. Mischiatele fra loro. La gente parla così. 10. Scrivete il libro che vorreste leggere. 11. Fatevi scattare adesso le fotografie da mettere sulle sovra copertine, finché siete giovani. E procuratevi i negativi e i diritti su quelle fotografie. 12. Scrivete delle questioni che vi toccano. Sono le sole cose di cui vale la pena scrivere. Nel suo corso, intitolato "Scrittura Pericolosa," Tom Spanbauer insiste sul fatto che la vita è troppo preziosa per spenderla scrivendo piatte, convenzionali storie nei confronti delle quali non provi nessun attaccamento. Ci sono così tante che di cui Tom ha parlato ma che ricordo solo per metà: l’arte della “manomissione”, che non saprei ripetere con precisione, ma che ho capito riferirsi all’attenzione da prestare nello spostare il lettore attraverso i vari momenti della storia. E "sous conversation," che ho capito intendere il messaggio nascosto, sepolto al di sotto della storia ovvia. Poiché non mi sento a mio agio a descrivere argomenti che ho capito solo a metà, Tom ha accettato di scrivere un libro sul suo workshop e sulle idee che insegna. 13. Una storia su di una vetrata natalizia. All’incirca tutte le mattine, faccio colazione nello stesso locale, e questa mattina un uomo stava dipingendo la vetrata con decorazioni natalizie. Pupazzi di neve. Palle di neve. Campanelli. Babbo Natale. Se ne stava sul marciapiedi, dipingendo nel freddo assiderante, il suo fiato fumante, alternando pennelli e rulli con vari colori di vernice. Dentro il bar, clienti e camerieri lo guardavano stendere vernice rossa e bianca e blu sul lato esterno della vetrata. Dietro di lui, la pioggia divenne neve, che cadeva di traverso spinta dal vento. I capelli del pittore erano di tutte le sfumature di grigio, e la sua faccia era cadente e rugosa come il sedere vuoto dei suoi jeans. Tra un colore e l’altro, si fermava per bere qualcosa da un bicchiere di carta. Guardandolo dall’interno, mangiando uova e pane tostato, qualcuno disse che era triste. Questo cliente disse che l’uomo era probabilmente un artista fallito. C’era probabilmente whiskey nel bicchiere. Probabilmente aveva uno studio colmo di dipinti che nessuno ha voluto e ora si guadagna da vivere decorando le vetrine di ristoranti che puzzano di formaggio e di negozi di alimentari. Proprio triste, triste, triste. Questo pittore continuava a stendere il colore. Tutta la bianca “neve”, prima. Poi qualche macchia di rosso e di verde. Poi qualche contorno che ha trasformato le chiazze di colore in calze e alberi di Natale. Un cameriere si aggirava, versando caffè alla gente, e dicendo, “E’ così pulito. Mi piacerebbe saperlo fare io…” E sia che invidiassimo o compatissimo questo tipo al freddo, lui continuava a dipingere. A aggiungere dettagli e strati di colore. E non sono sicuro di quando accadde, ma a un certo momento non era più lì. I disegni erano in sé così ricchi, si adattavano alle vetrine così bene, i colori erano così luminosi, che il pittore se n’era andato. Sia che fosse un fallito o un eroe. Era scomparso, andato chissà dove, e tutto ciò che noi vedevamo era il suo lavoro. 14. In sei secondi mi odierai. Ma in sei mesi sarai uno scrittore migliore. Da adesso in poi, almeno per la prossima metà dell’anno, non devi usare verbi come: Pensare, Sapere, Capire, Comprendere, Credere, Volere, Ricordare, Immaginare, Desiderare e centinaia di altri che tu ami usare. La lista dovrebbe anche includere Amare e Odiare... Invece di un personaggio che vuole qualcosa, descrivi la cosa in modo che sia il lettore a volerla. Anziché scrivere: “Adam sapeva di piacere a Gwen” tu dirai: “ Tra una lezione e l’altra Gwen era sempre appoggiata al suo armadietto quando lui andava ad aprirlo. Ruotava gli occhi e dava una spinta con un piede, lasciando un segno nero col tacco, ma lei lasciava anche l’odore del suo profumo. La serratura sarebbe stata ancora calda del suo culo. E al prossimo intervallo, Gwen sarebbe di nuovo appoggiata là”. Uno dei più comuni errori commessi da chi inizia a scrivere è lasciare i propri personaggi soli. Scrivendo, devi essere solo. Leggendo, il tuo lettore è solo. ma il tuo personaggio dovrebbe passare pochissimo tempo da solo. Perché un personaggio solitario inizia a pensare o preoccuparsi o a meravigliarsi. Ad esempio: “Aspettando il bus Mark iniziò a preoccuparsi sulla durata del viaggio...” Un’analisi migliore sarebbe: “L’orario diceva che il bus sarebbe arrivato a mezzogiorno, ma l’orologio di Mark diceva che erano già le 11.57. Potevi vedere l’intera strada fino al mall e non vedere un bus. Non c’era dubbio. L’autista era parcheggiato al capolinea a schiacciare un pisolino. L’autista si era addormentato e Mark stava per essere in ritardo. O peggio, l’autista stava bevendo e tornerà ubriaco addebitando a Mark settanta cinque cents per morire in incidente stradale con tanto di fiamme...” Anche un personaggio solo deve cadere in fantasie o ricordi. Ma anche allora non usare verbi di pensiero. E già che ci sei dimentica anche di usare i verbi dimenticare e ricordare. Mai più: “Wanda ricorda come Nelson era solito pettinarle i capelli” ma piuttosto “ Tornando al loro anno di università, Nelson era solito pettinarle i capelli lisci con lunghi colpi della mano”. Altro suggerimento di Chuck Palahniuk è non prendere scorciatoie, spacchetta, disfa, invece. E ancora, metti il tuo personaggio con un altro personaggio, mettili insieme e fai partire l’azione. lascia che siano le loro azioni e le loro parole a mostrare i loro pensieri. Tu resta fuori dalle loro teste. E intanto che eviti i verbi di ‘pensiero’, sii molto cauto con l’uso dei verbi blandi “è” e “ha”. Prova invece a nascondere i dettagli su quel che un personaggio è o ha, in gesti o azioni. Mostrerai la tua storia anziché raccontarla. E una volta che avrai imparato a ‘spacchettare’ i tuoi personaggi, odierai per sempre lo scrittore pigro di “Jim sedeva vicino al telefono, chiedendosi perché Amanda non chiamasse”. 15. Le parti peggiori della narrativa sono le declamazioni auto ossessionate dei personaggi solitari. Se devi proprio essere introspettivo, passa a una scena retrospettiva. Ma ancora una scena fisicamente tangibile. Oppure dai al tuo personaggio solitario un compito che dimostri qualche spinta non detta o una motivazione. 16. Trova un modo per raccontare la tua storia in UNA pagina. Poi in due pagine. Aggiungi quello di cui hai bisogno. Cerca di rendere la tua storia il più breve possibile - con poche o nessuna descrizione - solo un sacco di azione fisica. Fidati che il lettore seguirà l’azione e inventerà la sua argomentazione dietro quella. La gente seguirà l’azione. Poi fidati e smetti di provare a controllare troppo. Ma prima di tutto, TU sai cosa succede nella storia? Troppo spesso gonfiamo la storia perché stiamo nascondendo una mancanza di eventi. O perché questi eventi non sono forti abbastanza per reggere una storia intera. Questo è il perché buone short stories fanno buoni film, perché l’azione è compressa e succede bam-bam-bam in breve tempo. 17. Tu sei una macchina fotografica. Anche nella vita reale, prova a vivere senza imporre tanti dialoghi interni nel tuo mondo. Smetti di giudicare e preoccuparti, presta solo attenzione e studia come la gente muove le mani mentre parla, spesso è una storia migliore di quella che raccontano le loro bocche. Puoi sempre tornare indietro al “pensare” e inventare significati segreti per il mondo attorno a te. 18. La prima bozza, provo ad averla giusta nella mia testa. Poi, quando temo di dimenticarla, e perché odio star seduto fermo, scrivo la cosa in una stesura. Solitamente cinque o sei pagine, cucendo insieme le mie note e i miei pensieri rapidamente. La stampo e la porto con me, leggendola e rileggendola. Cercandone i punti deboli. Nel mondo esterno cerco i dettagli fisici di cui avrò bisogno per la prossima stesura. E faccio rimbalzare le idee sulla gente, per trovare nuovi modi di dimostrare i temi. Al momento in cui mi siedo per la seconda bozza, la prima è coperta di note. Ne faccio una copia rivista e ripulita e ripeto questo processo molte altre volte. 19. Imitare è un buon modo di imparare e poi evolvere il tuo stile. Nel workshop di Tom Spanbauer, a un certo punto, tutti gli studenti sembrano cattive copie di Tom. La maggior parte avanza incorporando aspetti dello stile Minimalista di Tom alla propria, unica, voce. Io... io ho iniziato a scrivere copiando Stephen King. Poi Steinbeck. Poi Dorothy Parker. Per copiare qualche stile hai bisogno di sezionarlo. Studiarlo. Solo allora tu puoi riprodurlo e prendere in prestito da quello. 20. Sulla paura che qualcuno rubi il tuo testo: Ma per favore... non mi sono mai preoccupato così tanto se non di rendere la storia il più efficace possibile. Nessuno oserebbe rubare “The Lottery” di Shirley Jackson. La tua voce, la tua trama, questa è la tua migliore protezione. 21. Grande Voce contro Piccola Voce. Molto di quello che succede in questo workshop è stabilire la Grande Voce è quando il personaggio parla direttamente al lettore, facendo osservazioni sul mondo. NON descrivendo una scena fisica. È chiamata "Grande Voce" per essere differenziata dalla "Piccola Voce", che è quella descrizione dettagliata di una scena chiamata anche "angelo registratore". La "piccola Voce" registra chi fa cosa, come la scena appare, come si sente il corpo del narratore. Tutti i dettagli obiettivi che creano la scena nella mente del lettore. Ma la "Grande Voce", quella fa sì che il personaggio salga su di un palchetto improvvisato e faccia un piccolo discorso. Quello è Tyler Durden quando proclama "Quel che vedi al fight club è una generazione di uomini allevati da donne". O le declamazioni di Carl Streator sull'inquinamento acustico. O le speculazioni filosofiche su Dio in Invisible Monsters. Queste asserzioni della "Grande Voce" non devono per forza essere vere, devono esserlo per quel personaggio. Cazzo, non devi sempre credere a queste affermazioni, ma il tuo personaggio deve dimostrare l'esattezza delle sue tesi e difendere ogni dichiarazione. E presentare abbastanza evidenza in modo che l'affermazione risuoni sul pubblico. Un personaggio interessante fa cose, commette errori, ha necessità ed esprime forti opinioni. Qualche volta opinioni stupide, ma anche queste tirano fuori qualcosa da un personaggio passivo senza un'idea in testa. Più importante , spostarti a declamazioni in "Grande Voce" ti permette di creare effetti diversi. E creare inoltre un miglior personaggio. Dunque la "Grande Voce" può essere uno strumento che forma, concepisce. Come all'inizio de "il grande Gatsby", il primo capitolo, dove Nick, ora adulto, sfinito e amareggiato, parla di come perse l'innocenza. Solo allora... quando questo tono di perdita è stabilito, cadiamo nel lungo flashback che il romanzo in realtà è. Ora pensa alla serie televisiva "Sex and the city" e il personaggio principale, Carry, che digita al computer mentre sentiamo le sue osservazioni da fuori campo. Ancora una volta la "Grande Voce" in azione. Ma qui agisce come cuscinetto tra le scene fisiche in "Piccola Voce". Ancora: è uno strumento costituente. Ma il suo più grande utilizzo è separare le scene e spaziarle a parte nel tempo. Pensa ora al film "Citizen Kane", là la "Grande Voce" è letteralmente la voce dei reporter del cinegiornale che stanno in profilo, le loro facce perse nell'oscurità e fumo di sigaretta, che si domandano: " Chi era Charles Foster Kane? Quali erano i suoi sogni? Che cos'era Rosebud? Essi fanno tutte le domande della "Grande Voce". Stabilendo i temi e il clima della storia, senza mai diventare personaggi. Inoltre, noi torniamo a loro per stabilire un posto per ogni segmento dei flashback della "Piccola Voce". Ogni reporter racconta di qualcuno che prossimamente visiteremo. Questo compone la storia da luogo a luogo, da intervista a intervista in modo che lo spettatore non è mai lasciato indietro in confusione. Bene, la "Grande Voce" fa tutto questo. Sviluppa la visione del mondo del personaggio, permettendogli di avere un'opinione e di essere controverso. E filosofico. Inoltre, non devi essere d'accordo col tuo personaggio. Infatti è più interessante se tu non sei d'accordo affatto, ma devi comunque rendere forte, dimostrabile e convincente la sua tesi. La "Grande Voce" sviluppa lo stato d'animo e dispone la scena: "Sul monte Walton, durante la Grande Depressione, raramente avevamo le scarpe ma i nostri cuori erano sempre rigonfi d'amore gli uni per gli altri"... e così la vacca trotterellava via a partorire. La "Grande Voce" crea anche un senso di tempo che passa. In questo modo, molte ore o giorni sembrano trascorrere in poche pagine. Passare alla "Grande Voce" ti può aiutare ad avviare la tua prossima scena. In più, se non altro, la "Grande Voce" dà un altro texture di informazioni alla storia, aiuta a variare la voce narrativa. E adesso, ciò che non devi fare con la "Grande Voce". Non usarla troppo a lungo. Sembra funzionare meglio nei passaggi brevi, interrotta da azione fisica e sensazione. Prendi ad esempio il capitolo 3 di "Ninna nanna", lì la "Grande Voce" è intagliata in una scena con poca azione fisica. Il narratore sta costruendo un modellino composto da un miliardo di piccoli pezzi. L'odore di colla. Il rumore della porta a fianco. Tutto questo aiuta a fissare la scena fisicamente in modo che le lungo discorso della "Grande Voce" non schiacci il lettore. Qui il narratore è solo, situazione sempre terribile per creare tensione. Ma il compito fisico, più il discorso della "Grande Voce" creano abbastanza interesse per il lettore. D'altra parte qui non succede nulla. Un uomo costruisce una casa di plastica e la calpesta. Fine. Capitolo 6 di "Fight Club", stessa cosa. Qui abbiamo un uomo seduto a una noiosa riunione d'affari. Non sta nemmeno facendo andare il proiettore delle diapositive. È in un angolo buio. Ma la sensazione fisica della sua bocca piena di sangue, oltre alle sue declamazioni in "Grande Voce", permette alla sua storia di saltare nel tempo e luogo. Quindi, la "Grande Voce", tienila al guinzaglio. L'unica possibilità di tenerla più lunga dovrebbe essere una parlata di chiusura ma anche questa può uccidere l'energia della trama se tenuta troppo lunga. La parlata di chiusura in "Grande Gatsby" è fottutamente spacca cuore. E breve. Un'altra avvertenza sulla "Grande Voce" Riconsiderate anche il fatto di aprire con questa. Questa è solo la mia noiosa idea personale, ma raramente mi piace un libro o un racconto che apre con un pensiero, un'osservazione o un proclama. Ho bisogno di essere catturato da un'azione trascinante, poi ascolterò la "Grande Voce". Ecco perché il primo capitolo del "Grande Gatsby" mi fa sempre incespicare. Come lettore io non conosco Nick Carraway, non ancora almeno, così ho sempre opposto resistenza al suo lungo, distratto e complicato parlare. No, la mia preferenza è sempre quella di usare una rapida scena trainante, quella che al cinema chiamano 'gripper', che afferra, prima di rischiare la "Grande Voce" nel secondo capitolo. L'eccezione a questo è "Diary", e l'ho fatto solo per amore del cambiamento. La mia prima scelta è sempre aprire con un'irresistibile scena in "Piccola Voce". Si può usare la Grande Voce da una prospettiva in terza persona, ma (nella mia opinione fossilizzata) non regge troppo peso perché colui che parla non è presente come personaggio. Nel migliore dei casi, chi parla è l’autore nascosto. Di certo non è Dio, racchiuso nella terza persona. Ad eccezione forse della Bibbia o simili: Se il lettore non sa chi sta facendo queste affermazioni in Grande Voce, senza che sia un personaggio a dirle, sembreranno aria fritta. Come proclami dell’autore, e il tuo intero lavoro è nascondere quell’autore (tu). Dovresti far sentire il lettore come se la storia stesse accadendo a lui...Come se le affermazioni in Grande Voce fossero state dette direttamente a lui da un grande personaggio.
  2. Ace

    Consigli di scrittura di Joe Lansdale

    Spiacente, è proprio su Facebook che lo ha pubblicato.
  3. Ho appena saputo della morte di Ruben Rueda, barman di Musso & Frank Grill, lo storico ristorante di Hollywood. Ruben era una celebrità che oltre a Charles Bukowski, del quale era amico, per anni ha servito giganti come Steve McQueen, Gore Vidal, Raymond Burr, Keith Richards e mille altri personaggi famosissimi. Ho scoperto Ruben quando ero ancora un ragazzino irrequieto che suonava tutto il giorno e non appena lasciava la sala prove si immergeva nei libri di Bukowski. È grazie ai libri di Hank che ho conosciuto Ruben, nelle sue storielle sporche ce lo ha infilato più di una volta: diceva che era un gran barman e una grande anima.

     

    Ho incontrato Ruben per la prima volta nel 2012 e con lui parlai a lungo, dopo avere cenato da Musso. Su Bukowski raccontò un sacco di aneddoti e mi mostrò qual era il suo tavolo preferito: "Quello lontano dai fottuti turisti." lol. 😂😂😂 Ruben lo aveva riaccompagnato a casa un sacco di volte, dopo che aveva bevuto troppo, ed era emozionante sentirmi ripetere cose che già sapevo per averle lette nei racconti di Hank. Mi dispiace solo che all’epoca avevo già smesso di bere, Ruben non disdegnava di farsi qualche cicchino pure sul lavoro e mi sarebbe piaciuto farmi un goccio con lui. Quando gli dissi che avevo chiuso con l’alcol, Ruben mi guardò brutto: "Sicuro di essere un fan di Hank?" Si consolò servendo un Four Roses a mia moglie, a me allungò una Coca prendendomi per il culo, disse che per fortuna Hank ormai era andato, se fosse stato ancora vivo gli avrebbe detto di raggiungerci per prendermi a calci nelle palle. Ruben era un gran bel muso, intelligente, un vero mattacchione.

     

    L’ho rincontrato – sempre da Musso – un paio di anni dopo, e per quanto sembri incredibile, si ricordava di me: "In realtà mi ricordavo di tua moglie", ridacchiò. In entrambe le occasioni si dimostrò alla mano, down to the earth. Proprio come diceva Buk. Quella sera gli chiesi di raccontarmi qualcosa su Keith Richards e Ruben rivelò che negli anni '70 chiese a “Keef” di firmargli una chitarra che teneva in soffitta, uno strumento vecchio e male in arnese. "Non ci penso neanche ad autografare il tuo cesso di chitarra", disse Richards. "La prossima volta che passo di qui te ne porto una io." E un paio di anni dopo si presentò con una Gibson del ’68 e gliela autografò, stesa sul bancone del bar.

     

    La vita corre in fretta e i bei ricordi bisogna tenerseli stretti. RIP, Ruben: the greatest bartender ever on Hollywood Boulevard.

     

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  4. Ace

    Consigli di scrittura di Joe Lansdale

    Chiedo scusa per la ripetizione, lunedì postai la discussione che avevo i secondi contati e me ne accorgo soltanto adesso. Grazie a te, Butch. Penso sia la strada giusta, funziona così anche nella musica. L'auspicio è che ciò che piace all'autore piaccia anche a chi legge. Non fare parte di una determinata "scena" o tendenza, proprio come dice Joe, credo sia altrettanto importante. Personalmente, cerco di scrivere i libri che mi piacerebbe leggere.
  5. Ace

    Consigli di scrittura di Joe Lansdale

    Seguo da parecchio Lansdale, Joe è uno scrittore che mi piace parecchio e quello che segue è un contenuto che ha pubblicato non più tardi di un paio di ore fa. Ne ho tradotto al volo le parti più significative e ve le posto qua: contengono una quantità di buoni trick che io stesso utilizzo da anni e sono certo potranno fare di voi degli scrittori migliori. Enjoy. Consigli di Joe Lansdale Io non delineo trame, tranne inconsciamente, scrivo solo, correggendo ogni pagina il giorno stesso in cui è stata scritta. Poi il mattino successivo rileggo il lavoro del giorno prima e ritocco qua e là. Quando arrivo più o meno a metà romanzo rileggo tutto per riprendere slancio, lucido dove necessario, poi scrivo il resto, rileggo tutto e lucido ancora. Ora, questo potrebbe non funzionare per tutti. Non c'è un modo giusto, ma questo è il mio modo. Posso offrire come prova una carriera lunga quarantasei anni. Cerco di scrivere da tre a cinque pagine al giorno. In questo modo sono un eroe ogni giorno e quelle pagine sono facilmente modificabili, perché sono poche. La mia unica legge è che scrivo ogni mattina per circa tre ore per scrivere da tre a cinque pagine. Quando viaggio, potrei dover scrivere piccole session mentre sono su un aereo, in un hotel, o da qualunque altra parte. Ciò che ha cambiato la mia vita di scrittore per me è stata la coerenza, mi aspettavo di scrivere piccoli brani in un tempo ragionevole ed eliminando quella bozza di idea, che può essere utile per alcuni, ma può essere fuorviante per gli altri, che sentono che stanno scrivendo meglio perché hanno un sacco di bozze, o perché ci lavorano un sacco di ore. La scrittura è meglio alimentata dalla vita e dalla biblioteca, non solo dalla biblioteca. Mi piace anche smettere ogni giorno quando sento che ho ancora un po' di storia dentro di me, e poi non penso alla storia fino a quando non mi alzo la mattina dopo, almeno non di proposito. Fermandomi quando penso di avere ancora un po' di più da dire, il mio subconscio aumenta l'attesa. Non parlo del libro al di fuori di qualcosa del tipo, "Sì, è un libro del crimine nei primi anni sessanta con un venditore di auto usate". Scrivi semplicemente, il che non significa che le parole debbano essere disposte come stronzi messi in fila. Hanno bisogno di scintilla e hanno bisogno di poesia, e se hai bisogno di una frase che dia movimento per dare alla tua storia la sensazione di cui ha bisogno, fanculo la grammatica, ma sappi quali regole stai infrangendo, e perché, anche se ne senti solo il motivo. Scrivere non riguarda le buone maniere, ma non dimostrare di esserne privo. Mi riferisco ai personaggi della storia, ai dialoghi e la sensazione di una storia subliminale esistente sotto la storia. Che c'è di più nella foresta rispetto agli alberi. Scrivi come tutti quelli che conosci fossero morti. Al diavolo l'opinione di tutti quando scrivi. Scrivi per te. Non ho in mente un lettore perfetto. Questo funziona per alcuni, ma mi fa scrivere per loro, il che significa che potrei non scrivere per me. Non ho idea cosa piacerà a tutti gli altri. So solo cosa mi piace, quindi scrivo per me. È un momento meravigliosamente egoista. Quando ho finito, e il libro o la storia sono là fuori, allora spero che a molti piaccia. Ma affrontalo: non puoi essere universalmente ammirato, quindi non cercare di esserlo. Scrivi chiaramente e visivamente ed evita i tag per la parola "dire". Se devi spiegare come parlano i tuoi personaggi, non hai scritto la scena giusta. Imposta la scena e mostra come parlano, e se lo spieghi, fallo in modo intelligente in modo da rivelare il carattere. “Parlava come se avesse appena mangiato un cucciolo e si fosse goduto ogni boccone”. Questo in realtà dice come ha parlato, ma ti dà un'idea di come pensa il narratore e di cosa pensa di chi stanno parlando. Stai lontano dai punti esclamativi. Sono permessi, certo, ma usali con parsimonia. Recentemente mi sono ritrovato a punto e virgola, e mi piace pensare che si adattino al tono del narratore, una specie di discorso formale. Di solito riscrivo se inizio a usare un punto e virgola, lo trasformo in due frasi, o spesso una virgola farà al posto di un punto e virgola. Non unirti agli scrittori per diventare membro di club come Splatterpunk, Noir, Cyberpunk, ecc. Diventa il tuo stesso club. Non appena queste cose possono essere identificate, sono praticamente finite e, se sei membro di un club, inizi a scrivere per il titolo del club o dei membri del club, non te stesso. Inoltre, diventa meccanico, quindi inizi a scrivere in un modo che annoia il lettore, e te stesso. Una nota. Ti è permesso dire ciao e uscire con coloro che amano essere membri dei club. Ma, non appena entri in un club, hai probabilmente limitato le tue possibilità di scrittore. Non importa quanto tu ami qualcosa, se ti aggrappi ad esso abbastanza a lungo, rompi le sue ossa o soffocalo. Accettalo, vai avanti. Potresti tornare indietro e accarezzarlo di nuovo, ma non devi renderlo il tuo compagno costante. Se inizi qualcosa che ancora non ti è chiaro, scrivi qualcos'altro. Generalmente il motivo per cui la tua mente si sposta su qualcos'altro è perché quello su cui stai lavorando si sta facendo duro. Quindi impara a finire ciò che inizi. Abbandona se si tratta di un fallimento, ma se è solo difficile, continua fino alla fine. Tutte le regole sono suggerimenti, e tutti sono fatti per essere infranti. Eccetto questi: per essere uno scrittore devi leggere, leggere molto e leggere dalla tua zona di comfort. Non leggere solo, horror, e Fantascienza. E scrivi regolarmente. Buona fortuna.
  6. Ace

    Premio DeA Planeta [28/02/19]

    Grazie a te, buona discussione a tutti.
  7. Ace

    Premio DeA Planeta [28/02/19]

    Non ho detto questo, ma capisco che così potrebbe sembrare. Riconosco che forse ho esagerato, avrei dovuto misurare maggiormente quanto scritto. È stata una giornata terribile e credo di avere perso il polso della situazione. Chiedo scusa a tutti voi, buon proseguimento.
  8. Ace

    Premio DeA Planeta [28/02/19]

    Iniquo permettere ad autori già affermati di concorrere con gli aspiranti, chi ha già pubblicato con Einaudi ne sa di più di chi non ha mai pubblicato. I partecipanti non concorrono ad armi pari, ecco perché è ingiusto. Tanto valeva dire: aspiranti, non ce la potete fare, partecipano pure gli scrittori navigati e noi sceglieremo uno di loro.
  9. Ace

    Punti esclamativi

    Troppo gentile, Marcello. È mia convinzione che i punti esclamativi, inoltre, creino dipendenza. L'uno tira l'altro, come i biscotti della nonna.
  10. Credi bene, costa molto di più, i costi sono proibitivi. A suo tempo per il mio primo romanzo commissionai diversi preventivi e la forbice oscillava tra i 5 e i 7.000€ per un totale di circa 300 cartelle. Sul vendere l'autore all'estero, il rilievo della tua agente è corretto. Penso al romanzo della Tuti che è stato venduto in venticinque Paesi diversi, a fronte di 60.000 copie vendute in Italia.
  11. Ace

    Cosa state leggendo?

    Finito Educazione di una canaglia, starring: Edward Bunker. Bunker al fresco dei peggiori penitenziari californiani, a imbrogliare spacciatori e a derubare i gonzi di Los Angeles, a correre dietro alle sottane. Un crudo romanzo sulla vita dietro le sbarre, Bunker ne è il cantore insuperato e indiscusso. Faide tra galeotti, lo spettro della camera a gas, insurrezioni carcerarie sull’acuirsi della questione razziale. Coltellate, eroina, cocaina e cannoni di maria, strategie di sopravvivenza, guardie carcerarie aguzzine, le fortune di Edward grazie a una madrina straricca che nonostante tutto non riuscirà a strapparlo dalla detenzione causata dalle intemperanze e da una rabbia che consuma dentro e condanna a una vita al limite. Poi la rinascita, grazie alla scrittura: Bunker è ancora in carcere quando finalmente il suo sesto romanzo viene accettato da un editore, la scrittura è salvifica e non tutto è perduto. Pollice su, gran bel romanzo.
  12. Ace

    Punti esclamativi

    Penso proprio di sì, io non lo utilizzerei mai: sarebbe un incauto autogol. Ti dirò di più: il punto esclamativo andrebbe utilizzato molto-molto di rado, questo per attribuirgli il peso che merita e che gli compete [e che si è perso per un uso troppo disinvolto ed errato, quello di abbondare].
  13. @JPK Dike: Parte di quello che dici lo condivido, ma si parlava di narrativa che presenta elementi di rottura, di come l'impressione che tutto ciò che non è omologato a quello che va al momento possa portare al rifiuto da parte degli editori. In Italia come all'estero. Come Moravia e Calvino non vengono dall'Alabama, Palahniuk non è nato a Roccella Ionica e tutto il mondo è Paese.
  14. @JPK Dike: Parte di quello che dici lo condivido, ma si parlava di narrativa che presenta elementi di rottura, di come l'impressione che tutto ciò che non è omologato a quello che va al momento possa portare al rifiuto da parte degli editori. In Italia come all'estero. Come Moravia e Calvino non vengono dall'Alabama, Palahniuk non è nato a Roccella Ionica e tutto il mondo è Paese.
  15. Chuck afferma sia così pure in America. E il ritmo veloce al quale mi riferivo era quello utilizzato negli script delle serie televisive, quindi Moravia e Calvino che c'azzeccano?
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