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Ace

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    Uomo
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    Los Angeles

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  1. Ace

    Consigli di scrittura di Joe Lansdale

    Un altro paio di consigli dispensati da Joe di recente: La domanda che spesso mi fanno è: Se non ho un'idea abbastanza forte da utilizzare per scrivere un nuovo romanzo, che faccio per trovarne una? Risposta: potresti prendere un'idea che non è così forte e scrivere delle persone intorno all'idea, lasciare che la loro vita sia la storia. Forse devi leggere di più in modo da guardare le vecchie idee con occhi nuovi. Leggi fiction, ma anche saggistica. Leggi opere e sceneggiature, fumetti, saggi. Prenditi del tempo libero per non leggere affatto. Il modo migliore per trovare idee, è presentarti quotidianamente alla tua postazione di lavoro e scrivere, anche se non hai idea di cosa stai per scrivere, di cosa stai scrivendo o di cosa scriverai. Smetti di preoccuparti di passare dal punto A al punto Z e preoccupati solo di mettere in fila le lettere dell’alfabeto. Scoprirai che la tua mente inizierà a generare idee proprio in quel modo. Io per mettere in moto la creatività leggo saggistica, parlo con gli amici, guardo film, pratico arti marziali (durante l'attuale pandemia non quanto vorrei) e provo a scoprire qualcosa di interessante ogni giorno. Non sempre ci riesco, ma spesso sì. Così, quando mi siedo per scrivere e non sto a pensarci troppo, tutti gli interessi e gli stimoli entrano in gioco e la storia nasce con lo scorrere delle idee. Adesso stacco: l’idea è quella di prendermi una tazza di caffè.
  2. Ace

    Raccontare la propria storia

    Un'autobiografia personale, e così ogni genere di testo, dovrebbe avere una visione e una finalità. Quindi la prima domanda alla quale dovresti dare risposta è: perché? E subito dopo: la mia storia avrà collocazione? Mercato? Lettori? A chi è rivolta? Oppure: la scrivo per ristabilire una connessione con parti di me che altrimenti rischierebbero di perdersi? La scrivo perché rielaborerò alcuni eventi passati che non sono stati metabolizzati, tra essi si annidano scorie e tracce nocive, sottotrame personali irrisolte che fanno ancora male? In quel caso sì, scrivere e riscoprire la propria storia potrebbe aiutarti a ritrovare equilibrio e serenità e puoi farlo slegata da finalità tese alla pubblicazione. Altrimenti; la tua è una vita straordinaria? Ha senso, scrivila. Ancora: la tua non è una vita straordinaria, ma è il come hai in mente di scriverla che la renderà tale? Ha senso, scrivila. Ancora: hai un background che merita di essere raccontato? Esempio: eri sulla Costa Concordia quando è affondata? Ha senso, scrivi la tua storia e tieni l'incidente come pezzo forte. Ti trovavi a bere un caffè al quarantunesimo piano di una delle torri del World Trade Center quando l'aereo ha colpito l'edificio e ti sei salvata? Vale la pena raccontarlo. C'è un'ulteriore possibilità: nella tua vita c'è una verità scomoda, scabrosa, che può far parlare di sè? Potresti avere una possibilità; prendo come esempio Febbre, il romanzo di Jonathan Bazzi. Una biografia comune, niente di che, ma l'operazione che fa Bazzi è quella di sbattere in faccia al lettore come una persona normale scopre di essere sieropositiva. Un'operazione spregiudicata, che però richiede consapevolezza, stomaco e grande forza.
  3. Testimonianza preziosa e di monito, in un ambiente nel quale troppo spesso anche negli autori vi è ritrosia nello svelare la propria sfera di rapporti con le CE. Ciò è comprensibile, tuttavia, a maggior ragione, stima per chi condivide le proprie esperienze mettendoci la faccia. Chiusa perfetta della narrazione, è un viaggio dell'eroe quello che ci hai raccontato. Il personaggio Grandis ha affrontato varie prove e ne è uscito maturato, gli eventi lo hanno reso più forte e in lui è avvenuta una mutazione. Sei pronto per il sequel, che giocherai senz'altro più a modo tuo, ormai lontano dal canto delle sirene. Un sincero in bocca al lupo.
  4. Ace

    IoScrittore

    Straquoto. Tarlo che negli ultimi tempi si è impadronito totalmente di me, pure io faccio una fatica che non ti dico.
  5. Quoto. Riscontro spesso una mediocrità diffusa, l'incapacità di mettere nel mirino le proprie carenze, peggio: la volontà di non farlo mista alla pretesa di essere a posto, già a fuoco nella propria proposta artistica. Ti dicono: Oh, la mia scrittura va bene così. Sono gli editori che non capiscono, inoltre il mondo è un posto brutto e triste e poi le raccomandazioni, gli amici degli amici, il venerdì 17... Nel cestino, devi stare. Il cestino è il tuo habitat, lì presso gli editori, belli e buoni, brutti e cattivi, piccoli e grandi, pagatori e non, hai domicilio e residenza. Però c'è un però; in genere quella è una fase, dopodiché quel genere di autore o individua le sue carenze e lavora per migliorare, oppure si chiude a riccio e muore del suo stesso veleno.
  6. Ace

    Noia

    Quoto le parole di Alex. Quello che un autore deve fare è sviluppare una sorta di shit-detector che vada a caccia dello sbadiglio. Lo shit detector deve poi ambire a diventare multifunzione: una volta lo setti sullo sbadiglio, il passaggio successivo sulle infodump, quello dopo su... Su quello che ti pare, ci siamo capiti. Lo sbadiglio si insinua tra le righe di chi lo teme e al tempo stesso di chi si autocompiace, figure antitetiche al quale il diavolo sussurra allo stesso modo. Chi scrive deve emanciparsi da quella bolla illusioria di auto compiacimento che ti si apposta sulla spalla quando rileggi un capitolo/periodo che ti pare ben riuscito. Esci dalle tue miserabili carni, autore: diventa il tuo più acerrimo critico, non concederti sconti, nessuna pacca sulla spalla. Leggiti sempre come se le pagine che hai scritto fossero quelle dell'autore che più detesti.
  7. Ace

    Chi vi piace del WD?

    Visto che siamo in tema di teste a motore senti questa: quando Kilmister era ancora vivo io stavo a Los Angeles, West Hollywood. Mia moglie e io vevevamo in una bicocca dietro l'Hollywood Boulevard, mentre Lemmy viveva in una strada alle spalle del Sunset, un trecento metri dal Rainbow, che era il locale preferito di Ian. Lui spesso stava lì e passava ore alle macchinette ciucciasoldi. Non sai quante volte m'infilavo al Rainbow per vedere se lo beccavo. Una volta la tizia al bancone, che ormai aveva imparato a conoscermi, mi disse: vedi la cicca nel posacenere che ancora fuma? Se n'è appena andato. Sono schizzato fuori dal locale e mi sono guardato intorno da tutte le parti: eccolo lì, Lem, che saliva su un'auto insieme a un tizio. Lem era in full regalia: cappellaccio stile secessione, di nero vestito con i jeans scuri a sigaretta ficcati negli stivali Lucchese bianchi. Ma l'auto è partita e non sono riuscito ad avvicinarlo come invece ero riuscito a fare fuori dal teatro Variety a Firenze parecchi anni prima. Questo ti fa capire come la scelta del mio nick non sia casuale; è un tributo a Lemmy e a Ace Frehley. Torno on topic: chi mi piace del forum? Ce ne sono alcuni, ma mica tantissimi. In genere sui forum ci si annusa, come i vecchi cani, ci si riconosce tra simili. Però fare i nomi equivarrebbe a una leccata di culo infinita e quindi preferisco astenermi. Rock on, my pal.
  8. Ace

    IoScrittore

    Bisognerebbe leggere il pezzo incriminato per dare un parere obiettivo, ma quando dici: Ecco, qui sono con te al 100%. Se non lo avessi letto, ti consiglio l'ultimo saggio di Bret Easton Ellis, Bianco. Il saggio verte sul come, in virtù di un politicamente corretto esasperato, stiamo perdendo la strada per tornare a casa, come si dice dalle mie parti. Non te la prendere, farsi strada nell'editoria porta a delusioni di ogni genere, devi farci il callo se vuoi andare avanti.
  9. I motivi per finire nel cestino di un editore sono ben più di dodici, ma il manoscrittaro d'assalto è bene che li scopra sulla sua pelle e così la smetta di importunare. Comunque no, non lo comprerei. Ho già letto l'ottimo I 21 modi di non pubblicare un libro di Fabio Mauri. Comprerei più volentieri un libro che s'intitola: Come trovare un editore indecente in sole tre mosse! Capitolo 1. L'editore che non offre contratti capestro. Capitolo 2. L'editore che paga le royalty. Capitolo 3. L'editore che ti chiama perché ha detto che ti chiama e quindi ti chiama. Capitolo 4. L'editore così generoso da offrirti il 50% sui diritti secondari. Capitolo 5. L'editore che si dice pronto a pubblicarti e te lo comunica su Facebook con messaggio privato Capitolo 6. L'editore che mette su il broncetto perché lo hai snobbato dicendogli che no, non se ne parla di andarlo a trovare a Milano Così vedi come lavoriamo. Capitolo 7. L'editore strangolatore. Capitolo 8. [...] Continuate voi.
  10. Ace

    Descrizioni fisiche dei personaggi

    Argomento caldo. Per il mio personalissimo gusto estetico, molti autori esagerano con le descrizioni. Vale anche per i più scafati. Emerge la loro fatica, una generale mancanza di equilibrio che determina spesso risultati confusi e contradditori nel mondo costruito a beneficio del lettore. Ma forse io non sono lo scrivente, l'autore o il lettore migliore per dare un parere che sia a sua volta equilibrato. Amo i libri dove i tratti di un personaggio sono appena delineati, ancora di più quelli che sorvolano sulla faccenda che troppo spesso viene rappresentata in maniera davvero leziosa, scolastica. Lasciatelo sognare, al povero lettore. Dategli spazio, responsabilizzatelo e mettetelo al lavoro. Che faccia la sua parte, che se li immagini un po' lui, i benedetti personaggi, è quello che vuole. Chi cerca la pappa scodellata si guarda un film, non legge un romanzo. Leggere è forma attiva e compartecipativa speculare allo scrivere, una sorta di patto tra autore e lettore, una società dove i ruoli dovrebbero essere ben suddivisi. L'autore ci mette creatività e architettura e il lettore completa con la sua fantasia, il lettore colma i buchi che un autore dovrebbe saper bene disseminare per ingraziarsi chi legge. È così che un autore si conquista il lettore, è così che quella società regge. Per quanto riguarda la mia sfera di lettore: che gli autori si spertichino quanto vogliono nel rappresentare un personaggio, io darò a lui le sembianze che desidero, a discapito delle loro descrizioni. Spesso affibbio loro volti di attori noti e in maniera assoluta e arbitraria: l'autore me lo ha rappresentato alto, di bell'aspetto e con capelli corvini e occhi verdi? Ecco che io magari invece lo vedo con i tratti di John Malkovich. Mica lo faccio per dispetto, eh, sia chiaro. Mi viene naturale così. Per l'autore, perlomeno nel mio caso, tanta fatica sprecata.
  11. Ace

    Cercasi Beta Reader

    Perdonami, ma se tu per primo reputi noioso il tuo romanzo, perché non corri ai ripari? Un romanzo noioso è un fallimento in partenza.
  12. Il manoscritto rientra nelle linee/collane editoriali della CE ed è ben scritto e ben strutturato: lo si legge tutto. Il manoscritto non rientra nelle linee/collane editoriali e quindi che sia scritto bene o male è irrilevante: cestino. Il manoscritto rientra nelle proposte della CE ma non è ben scritto, spesso bastano davvero poche righe per capirlo, l'autore è acerbo e dimostra scarsa consapevolezza generale: cestino. Cestino - Proposta editoriale: 2-1 Il cestino è come il banco: vince [quasi] sempre lui.
  13. Qualche mese prima dello scoppio della pandemia un autore abbastanza conosciuto mi confidò che il suo nuovo romanzo sarebbe uscito attraverso un noto sito di crowdfunding. Conoscendolo, gli dissi che non ce l'avrebbe fatta, che avrebbe perso la faccia, che tutta la fatica fatta sin lì sarebbe stata vanificata, che si sarebbe messo sullo stesso piano dei pivelli [quando lui ha già pubblicato una decina di romanzi], che sarebbe stato costretto a spammare, a elemosinare interesse sui social. Peggio ancora: tutti avrebbero visto come scriveva davvero perché i pochi che avrebbero acquistato, avrebbero potuto leggere il romanzo prima di essere editato. Tocca ferro quanto vuoi, ma finirà così. E infatti è finita esattamente così, allo scadere del tempo limite, neppure il 20% delle prenotazioni raggiunte. Questo per quanto riguarda il lato autore, sul lato piattaforma preferisco astenermi, tanto ciò che penso lo si intuisce con faciltà.
  14. Ace

    Distrazioni elettroniche [e non solo]

    Quanti di noi hanno letto On Writing dello zio Steve? Vado a memoria senza neppure riaprirlo, sono certo che nel suo decalogo vi sia scritto: “Quando lavorate al vostro romanzo tenete spento il pc e il telefono ecc.” o qualcosa di simile. Come figlio del mio tempo, devo ammettere che il suo è un consiglio al quale non ho mai prestato attenzione. Mentre scrivo, io spalanco le finestre. García Márquez diceva sempre di avere scritto Cent’anni di solitudine con le finestre aperte e che le voci e i suoni che arrivavano dalla strada erano finiti tra le sue pagine. Le mie finestre sono diverse da quelle di García Márquez, ma allo stesso modo a me piace essere toccato, intaccato e contaminato da tutto ciò che trovo sui social, informazione, musica, commenti di ogni genere, oppure quello che urla il mio bambino mentre gioca a tirare giù a colpi di mazza le pareti del mio studio, ecc. Ogni genere d'interferenza esterna può influenzare e sviluppare il raggio d’azione di ciò che scrivo. Non è una regola perché poi arriva anche il momento del silenzio e della concentrazione, ma avete capito cosa intendo. Torniamo però allo zio Steve. Io allo zio voglio bene, ma se lo conoscete almeno un pochino saprete che è un tipo al quale piace predicare bene e razzolare male. Ad esempio, da sempre sostiene di tagliare senza pietà gli avverbi in-mente. Ma voi prendete in mano qualsiasi suo romanzo, sventolatene le pagine ed ecco che vi serviranno scopino e paletta per raccogliere tutti gli avverbi in-mente che si sono ammucchiati sul pavimento. Bando alle ciance, torno on topic. Oggi leggo sul Corriere una bellissima intervista allo zio Steve dove dice: “Ho sviluppato una vera e propria dipendenza dal mio profilo Twitter, è cambiato il modo in cui lavoro. Magari sto scrivendo e mi interrompo perché mi serve qualcosa su un modello di pick-up e così mi siedo al pc e non scrivo più un rigo perché mi perdo a guardare i vari modelli di pick-up in voga nel 2000. La distrazione oggi è sempre in agguato». Lo zio ha cambiato metodo di lavoro! Voi quando scrivete fate come lui [e come me], oppure spegnete tutto ed esiste solo la scrittura? E secondo voi le distrazioni sono produttive?
  15. Ace

    Le grandi case editrici leggono gli invii spontanei?

    Scriveva Umberto Eco nella prefazione di un libro di Fabio Mauri: “Chi invia manoscritti a una casa editrice è condannato ipso facto alla non pubblicazione. Scrivere richiede tempo, umiltà e pazienza. Cosa che il manoscrittaro d’assalto non ha. Non accetta l’idea che Kant abbia pubblicato la Critica della ragion pura quando si approssimava alla sessantina. Perché non sa quanto Kant avesse scritto prima, dapprima in sordina, poi per circoli di lettori specializzati sempre più ampi, umilmente, senza pretendere subito di essere l’autore della rivoluzione copernicana della filosofia moderna. Mandare manoscritti a una casa editrice significa dichiarare ad alta voce che si è meritatamente ignoti. Ma per fortuna la gente manda manoscritti, condannandosi alla rovina.”
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