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Ace

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  1. Ace

    L'incubo più grande

    In linea di massima, non dilungarsi troppo aiuta ad intrippare; tradotto: a coinvolgere il lettore. Evita perciò di indugiare in descrizioni eccessive o scolastiche di personaggi e ambienti. Consiglio: cerca di leggere di più e con l'attenzione dovuta, la lettura, come sempre, insegna. Pensa ai romanzi che ti hanno catturato di più e riprendili in mano con il corretto spirito critico, cerca di capire quali scelte ha operato l'autore in termini di flusso; a grandi linee non ci sono regole perché il come è sempre più importante del quanto. In concreto: fai rotolare la palla ed evita periodi prolissi che rischiano di annoiare il lettore.
  2. Ace

    A 'caccia' di Editore

    Se la tua scrittura è matura, un piccolo editore lo trovi senza difficoltà. Spesso gli autori ritengono di presentare una buona opera narrativa, ma così non è. Servono anni e anni e molta determinazione per scrivere un romanzo davvero buono – a meno che tu non sia un genio. inoltre: scrivere è riscrivere. E riscrivere. E riscrivere. Come dico sempre, la pubblicazione è l'ultimo step. Prima serve leggere centinaia, ancora meglio, migliaia di romanzi, leggerli con attenzione e spirito critico, l'attenzione dovrebbe sopravanzare di spanne quella del lettore medio. È necessario imparare a leggere con l’intento di capire come un autore è riuscito a costruire un impianto che funziona davvero, capire come quel romanzo è riuscito a conquistare il lettore, quale sia la sua magia. Nei romanzi riusciti ritrovi sempre il tuo. Se leggi con l'attenzione che ricordavo, ti si riveleranno le criticità della tua opera: un’occasione straordinaria per porvi rimedio. Questo è un altro discorso ancora; per la mia esperienza, nella piccola editoria devo dire di non averne conosciuti molti. Senza generalizzare, perché di certo vi sono anche piccoli editori onesti e rispettabili, per la loro stessa natura le piccole CE sono spesso costrette a spennare l’autore, se vogliono sopravvivere. Quindi ecco i contratti capestro, la tendenza smaccata a imporre una posizione di forza fin dall’inizio [by bye ho sempre detto loro], l’irrigidirsi dinanzi a domande sul contratto che ti hanno sottoposto, a seguire, telefonate alle quali non rispondono, royalties che non arrivano e intanto si fa sera, dopodiché: sipario, game over. Su questo stesso forum, le testimonianze drammatiche di autori presi alla tagliola da questi “editori”, si sprecano. Vale la pena? Il consiglio che mi sento di darti, se vuoi, è questo: per il momento, fregatene di pubblicare. Ami scrivere? Scrivi. Impegnati, cerca di migliorare e di capire se davvero scrivere fa per te. Nel frattempo, leggiti tutte le discussioni sulle CE che trovi sul forum. Ti si aprirà un mondo, poi si vedrà.
  3. Meglio farebbero i Vigili del Fuoco a dirigere su superficiali e refrattari alle regole getti d'acqua fresca erogata da idranti a pressione. Hai visto mai, potrebbe funzionare.
  4. Ace

    Avverbisti anonimi

    Condivido il tuo pensiero, con entusiasmo. Giusto bacchettare le dita di chi ne abusa, al tempo stesso, almeno per il mio senso estetico, a volte non c'è niente di meglio di un avverbio. Lo sanno tutti, a cominciare da chi da anni ha mosso guerra agli avverbi, specie quelli in-mente. Non voglio fare nomi, anzi sì: Stephen King [e non è il solo]. Ora voi provate a mettete mano al primo romanzo di King che trovate in casa, mettetelo a testa in giù e scrollatelo ben bene; ditemi poi se per raccogliere tutti gli avverbi finiti in terra non vi serviranno scopa e paletta.
  5. Il rapporto tra autore e CE deve essere alla pari, ma spesso succede che l'editore sin dall'inizio si dimostri incapace di mantenere fede a un impegno preso e altrettanto spesso accade che l'autore dinanzi a costui si presenti con il cappello in mano, come un nano al cospetto di un gigante -- e in questi casi, l'editore si prende tutto il tempo che vuole e fa il bello e il cattivo tempo. Vietato generalizzare, ma molti editori lavorano in maniera disordinata, oppure sono delle banderuole. Ne conosco che dopo avere letto qualche capitolo di un manoscritto saltano su dicendo: "La luce! Ho visto la luce! Finalmente uno scrittore che merita!" Allora ti chiamano e ti dicono di volerlo pubblicare [per ieri], poi scoprono un nuovo manoscritto e il tuo lo mettono da parte e prendono tempo accampando scuse e ritardi. Quindi successivamente riprendono in mano il tuo romanzo e sai che c'è? "All'inizio mi pareva meglio." E lì interrompono la lettura. '"Spetta eh, ho bisogno di tempo." E passano settimane a sfogliare petali dalla margherita: "Lo pubblico, non lo pubblico, lo leggo, non lo leggo, lo pubblico, non lo pubblico. Lo pubblico? Boh, ci penserò." -- dicono sulla scia di una nuova eccitazione per un ulteriore nuovo manoscritto appena arrivato e che [solo per il momento] pare più promettente. Il mio consiglio è questo: scrivigli ora, subito, in maniera educata ma ferma. Chiedi: A che punto siamo? Non lo avete letto? Forse se ancora non lo avete letto non vi interessa così tanto, quindi chiudiamola qui. Se il buongiorno si vede dal mattino...
  6. Ace

    Aspettative di vendita

    Su questo hai ragione. D'accordo. Tu nel frattempo preparati a chiudere bottega, lol.
  7. Ace

    Aspettative di vendita

    Quando è passione, la si coltiva al di là del risultato. Ma se la passione deve alimentarsi di un riscontro in termini di vendite, passione non è. Chiamalo, se vuoi, business. Non mi ero posto la questione, ma ora che mi ci fai pensare la risposta è sì. È solo una battuta, sto scherzando. D'accordo su tutta la linea, Francesco. E condivido quello che dici sui cosiddetti scrittori privi di umilità, empatia, ecc. Anch'io li trovo imbarazzanti.
  8. Ace

    Aspettative di vendita

    Trovo tristissimo che il movente che ti spinge a scrivere si fondi su ragioni che paiono esclusivamente utilitaristiche. Non vendo? Okay, chiudiamo il negozio. Che ne è dell'amore per la scrittura? La scambi per un taxi che deve portarti dove vuole. Non funziona così. Da quando? Ci sono ottimi libri che non vendono e ciofeche che vanno a ruba. Per ovvi motivi.
  9. Ace

    Editing professionale

    Tralasciamolo pure, mica è questione di Stato. Però: idealismo congenito? Ohibò. No, proprio no, ma quale idealismo. Il mio pensiero è semplice: cerchi un editor? Benissimo, cerca quello che fa per te. Non esiste no, l'editor perfetto, ma ne esiste uno che faccia al caso tuo più di un altro. E nessuno pretende che un editor di genere -- e ce ne sono, Renato, ce ne sono -- ricordi infallibilmente i bestseller di genere degli ultimi trent'anni. Però, oh, la materia la deve conoscere bene, se no di cosa stiamo parlando? E nessun editor può trasformare il bruco autore in meravigliosa farfalla, mai detto, mai pensato. Nel mio primo commento ricordavo le domande che un bravo editor, già in prima battuta, ancora prima di leggere il testo, deve/dovebbe porre all'autore. Mi obiettavi: Domande come quelle qua sotto. Domande tese a far venire a galla i perché dell'autore e che hanno a che fare con:
  10. Ace

    Editing professionale

    Be', a me il forum pare invece molto generoso nel condividere ogni genere di info. Non so come concepisci l'interazione, ma, come sai, lo spirito d'adattamento è sempre una condizione necessaria per ambire a un'interazione vera. Se hai domande o necessità precise credo che qui troverai sempre chi cercherà di risponderti.
  11. Ace

    Editing professionale

    Ciao Renato, nel mio precedente post qua e là sono stato forse un po' troppo colorito e se qualche passaggio ti ha urtato me ne scuso, non era mia intenzione mancarti di rispetto. Come sai, ti ho sempre stimato. Ne abbiamo parlato in pubblico, in privato e perfino per telefono, come sono certo ricorderai. Per quanto mi riguarda, i tuoi commenti sono il meglio del meglio che questa piattaforma sa dare [non me ne perdo mai uno] e li seguo con l'attenzione dovuta perché mi arricchiscono e spesso mi fanno pensare e rimettere in discussione ciò che so, che non so, e che anelo a sapere. Spesso la pensiamo in maniera diversa, ma il tuo valore è fuori discussione. E meno male che la pensiamo in modo diverso, quello che conta è che entrambi siamo appassionati della parola scritta, per la parola scritta dunque ci accaloriamo e nell'agone del confronto cerchiamo di fare pesare le nostre convinzioni che sono a volte prudenti e a volte, sì, vero, categoriche. Convinzioni che rimarchiamo non, spero, per questioni di ego personale, ma perché vissuto e agire si fondono e confondono proprio con il pensiero e le ragioni che fanno da propulsore al nostro errare nel mondo. A mio avviso, grado di attenzione e spirito critico di un tecnico devono sopravanzare di spanne quelli esercitati dal lettore -- ma dire sopravanzare è dir poco -- e andare ben oltre il coinvolgimento personale. Un buon tecnico, è mia opinione, non dovrebbe lasciarsi troppo andare al piacere della lettura di un testo sul quale deve lavorare: nessun coinvolgimento, please, quello teniamolo ben stretto al guinzaglio. L'editor che mi piace deve guardarsi bene dal canto delle sirene, specie se l'autore è un buon narratore. Non dico che dovrà arrivare al punto di sopprimere il piacere che la lettura di un buon testo può procurargli, ma deve, anche in questo caso, privilegiare una visione dello scritto che esuli dal proprio piacere. Il piacere è riservato al lettore e non al tecnico; per lui ci sono le magagne e le possibili migliorie da applicare al testo. Compito dell'editor, così la penso, è verificare se lo scafo del romanzo sul quale è chiamato a lavorare resisterà alle profondità di acque agitate, sarà lui la figura chiamata a fissare la cerimonia di varo, celebrazione che dovrà soddisfare requisiti estetici e qualitativi, si spera, che esprimano e fissino standard perlomeno medio-alti. Assolutamente sì. Manca un ultimo passaggio al tuo ragionamento, però. Manca la parolina magica: rielaborazione. O reinterpretazione e rilettura, comunque la vogliamo chiamare. Tutto è lecito e tutto è concesso, quando si conosce la materia, soprattutto se di genere. Picasso per toccare i vertici della propria magnificenza ha dovuto disimparare tutto ciò che sapeva. Ma prima di disimparare bisogna imparare e questo vale per tutti. Abbraccione, Renato. Respect.
  12. Ace

    Editing professionale

    Carissimo Renato, tu per me sei l'eroe del forum, il maestro di tutti i maestri -- lo dico senza ironia, beninteso -- e per me quindi è un piacere risponderti. Al contrario: quando dico che un autore deve trovare un editor compatibile con ciò che scrive, è proprio affinché vi siano le basi per il rapporto dialettico-costruttivo che ricordavi. Forse sei stato sfortunato. Però scusami tanto; l'autore viene da te e paga per godere di quanto tu offri, mica ti cerca per insegnarti qualcosa. Altrimenti dovresti essere tu a pagarlo, non credi? Prima con cheguevara ruzzavo sulla musica Trap. Ti rispondo così; se sei un produttore di musica pop, non hai la più pallida idea idea di cosa sia un album di Death Metal, non ne conosci contenuti e sonorità, stilemi e modelli, ne ignori il background, non sapresti produrlo, non sapresti neppure dove sbattere la testa, non riusciresti a distinguere il growl da un rutto, né riconosceresti un capolavoro da una ciofeca. Ogni piede ha la sua scarpa, diceva mia nonna -- e forse anche la tua. D'accordissimo con te al 100%, che te lo dico a fare. Ma anche tu: che me lo dici a fare? È ovvio, no? Dovrebbe conoscere ambito/modello/stilemi nel quale l'autore si muove. Ma non ti fossilizzare su Wallace, era solo un esempio. [hai letto Infinite Jest? Prova a leggerlo e poi se ne riparla] Un autore maturo quelle capacità deve/dovrebbe averle e coltivarle. Poi se l'autore è così confuso da ricorrere a un editor per battibeccarci e non per crescere/ascoltare/confrontarsi, allora sta veramente messo male, lol. Sei uno zuzzurellone di talento a cui piace giocare a nascondino con la retorica, Renato. Sai bene che l'autore è così immerso nelle sue pene scrittorie da perdere di vista la pletora di elementi che costruisce quel determinato romanzo, c'è dentro con i piedi sino al collo e gli manca l'aria e quindi la lucidità, quella che, appunto, un editor capace deve/dovrebbe sollecitare e richiamare e resucitare nell'autore per fargli comprendere e focalizzare punti di forza e di debolezza di quel benedetto testo. Un autore è un carcerato, è un condannato segregato in una cella buia, l'autore sta ai topi, Renato. E un editor capace deve portare luce in quella lurida cella dall'aria stagnante; in quella stramaledetta gabbia un editor deve portare aria nuova e fresca. Perché è grazie a quella luce e all'aria nuova che l'autore "riconsidera" la propria opera scorgendo orizzonti che prima non aveva neppure immaginato [anche qui parlo di contenuti, della discussione degli stessi, e non solo di forma]. Ed è mia convinzione che ti sbagli di grosso. Facciamo l'esempio di un editor di thriller; ti dirò come la penso: per quanto mi riguarda (non è rivolto a te, eh, Renato), se tu editor di thriller o wannabe editor di thriller, non ti sei letto perlomeno i bestseller degli ultimi trent'anni, potrai editare al meglio la forma ma non i contenuti -- perché tu Renato parli sovente di forma e mai di contenuti -- né potrai maneggiare gli elementi e la trama di un romanzo thriller [immagino saprai che vive e si alimenta di gabbie/convenzioni e modelli ben precisi]. L'autore nella sua opera potrebbe, tanto per portare avanti l'esempio, avere plagiato inconsciamente/inconsapevolmente una trama, avere abusato di cliché insiti nel genere, reso macchiettistico un suo personaggio, che magari è il ritratto sputato di Robert Langdon -- e un editor di thriller magari farebbe meglio a sapere chi è Langdon senza servirsi di Google. In tal caso, tu, editor wannabe di thriller, come farai a mettere in guardia l'autore dal plagio, come lo consiglierai al meglio, come potrai salverlo dal ridicolo? E come salverai pure te stesso, dal ridicolo, quando tutti sapranno che hai editato un romanzo infarcito di cliché triti e rifritti già vecchi ai tempi di mio nonno? Magari oh, scritti da Dio dal punto di vista della forma; ma: che ne è dei contenuti? Il romance; il tanto vituperato e bistrattato romance; credo non esiste un genere più soffocante, i modelli sono così precisi, chirurgici, dogmatici, non se ne esce. Ma se un editor wannabe di romance non conosce quelle gabbie e quei modelli, se non li legge, quei benedetti libri lì, secondo te potrà mai fare un buon lavoro? Mhm... mi sa di no.
  13. Ace

    Editing professionale

    È monnezza sonora impoverita dall'autotune a palla, quella che se ti capita di ascoltarla -- e purtroppo la si sente ovunque -- ti porta a rivalutare Biagio Antonacci scambiandolo quasi per Stockhausen o per musicisti all'avanguardia al livello di Robert Fripp e Brian Eno. Torno on topic: 1. Intanto bisognerebbe capire di quante cartelle consta la tua creatura. 2. Quali le reali necessità del testo. 3. Parliamo di editing sulla forma o sulla sostanza? 4. Magari entrambi? Il mio consiglio è il seguente: come prima cosa, un editor non è mai per tutte le stagioni [a meno che un autore sia proprio a zero e abbia così tanto da imparare che allora sì, all'inizio può andare bene chiunque]. Se scrivi thriller e ti rivolgi a un editor ferrato sul romance [è solo un esempio], commetti un errore. È quindi necessario capire con chi si ha a che fare, importante rendersi conto dell'ambito nel quale quel determinato editor si muove di consueto, quale la sua sensibilità, quali dei romanzi che tu ami lui abbia letto oppure no, se ne capisce del genere a te caro. Poniamo che tu scriva horror e ipotizziamo che tu ti rivolga a un editor che non conosce gli stilemi dell'horror, peggio: non ama l'horror. Se non lo apprezza, di conseguenza, non ne conoscerà il linguaggio e le convenzioni, non sarà quindi in grado di comprendere se quanto hai scritto è la solita solfa trita e rubacchiata in giro, non ne riconoscerà i cliché, non distinguerà Adamo da Eva e di conseguenza non sarà in grado di fare un buon lavoro. Altro esempio: facciamo che tu sia un autore in fissa con David Foster Wallace; se l'editor al quale ti rivolgi non ha mai letto Wallace, non capirà un'acca di quello che hai scritto; in quel caso potrebbe addirittura danneggiarti suggerendoti, che so io, di stralciare una parte del romanzo che invece un editor avveduto e capace di riconoscere la materia avrebbe riconosciuto come buona. Magari quella parte era proprio il fulcro sul quale ricostruire, addensare, il contenuto e il senso più profondo di quanto avevi scritto, forse quella parte era perfetta per cavare dal buco un signor romanzo. Altre domande a seguire: l'editor al quale ti stai rivolgendo è bravo? Ci sono feedback, opinioni/recensioni su di lui? Che dicono gli autori con i quali ha lavorato? Inoltre: è persona disponibile? Se si presterà a rispondere in maniera esaustiva alle tue domande, capirai se lo è oppure no. Il buon editing, per la mia esperienza personale, è fatto soprattutto di domande che un professionista deve maturare già in prima battuta, prima ancora di avere letto il romanzo. Intendo domande capaci di scavare in profondità sulle ragioni dietro al tuo romanzo, interrogativi che vadano nella direzione di comprendere le motivazioni dell'autore, ponendo quesiti tesi a investigare. La qualità di quelle domande dovrebbe spingere l'autore a considerare il suo testo da una o più angolazioni diverse, dovrebbe illuminarlo d'immenso facendolo fin da subito spaziare in direzioni da lui mai neppure immaginate. E quel genere di domande dovrebbero seguire e moltiplicarsi in corso d'opera. Quale editor, a mio avviso, scartare: 1. Quello che la prima cosa che ti dice è quanto prende a cartella. 2. Quello che glissa su quale sia l'ambito di genere nel quale è ferrato oppure no. 3. Quello poco disponibile, che non risponde in maniera chiara e immediata alle tue domande. 4. Quello che ti faccio sapere domani -- e si rifà vivo dieci giorni più tardi. Il costo a cartella: ci sono editor bravissimi che lavorano per 4€ a cartella e pessimi editor che ne chiedono 6 o più. Ci sono editor che chiedono sino a 10€+iva al 22%. Al posto tuo non li chiamerei mai. Per chiudere: si dice un gran bene di chi edita gratuitamente 3/5 cartelle per farti saggiare la bontà del servizio offerto. A mio avviso è uno strumento sul quale non fare troppo affidamento, non è sull'editing di un numero così esiguo di cartelle che deciderei se affidarmi a un editor oppure no. Le criticità di un romanzo -- super ovvio -- è evidente che non si possano evincere da un campione tanto ridotto, di conseguenza l'autore non è in grado di sapere quanto l'editor possa essere determinante su un così vasto terreno di incognite legate a costruzione/ambientazione/personaggi/incongruenze/falle su trama e intreccio e struttura/storytelling, ecc. Al posto tuo, ripeto, sceglierei l'editor che mi pone domande di qualità e al tempo stesso dà le risposte giuste alle domande che faccio. Prenditi il tuo tempo, contattane uno per volta finché non sentirai di avere trovato quello che davvero fa per te.
  14. Ace

    Editing professionale

    Hai appena descritto la genesi della Trap.
  15. Ace

    Incubo che impedisce di scrivere: La grammatica.

    La lettura fa miracoli. Specie a una certa età, si acquisice la tecnica e si risolvono i deficit grammaticali leggendo molto. Le norme grammaticali sono come una musica che puoi imparare senza studiare il solfeggio e senza leggere spartiti. Leggendo impari senza accorgertene, l'orecchio interiore è uno strumento meraviglioso che tradisce raramente. Ma devi leggere molto.
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