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Ace

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  1. Ace

    Premio DeA Planeta [28/02/19]

    Grazie a te, buona discussione a tutti.
  2. Ace

    Premio DeA Planeta [28/02/19]

    Non ho detto questo, ma capisco che così potrebbe sembrare. Riconosco che forse ho esagerato, avrei dovuto misurare maggiormente quanto scritto. È stata una giornata terribile e credo di avere perso il polso della situazione. Chiedo scusa a tutti voi, buon proseguimento.
  3. Ace

    Premio DeA Planeta [28/02/19]

    Iniquo permettere ad autori già affermati di concorrere con gli aspiranti, chi ha già pubblicato con Einaudi ne sa di più di chi non ha mai pubblicato. I partecipanti non concorrono ad armi pari, ecco perché è ingiusto. Tanto valeva dire: aspiranti, non ce la potete fare, partecipano pure gli scrittori navigati e noi sceglieremo uno di loro.
  4. Ace

    Punti esclamativi

    Troppo gentile, Marcello. È mia convinzione che i punti esclamativi, inoltre, creino dipendenza. L'uno tira l'altro, come i biscotti della nonna.
  5. Credi bene, costa molto di più, i costi sono proibitivi. A suo tempo per il mio primo romanzo commissionai diversi preventivi e la forbice oscillava tra i 5 e i 7.000€ per un totale di circa 300 cartelle. Sul vendere l'autore all'estero, il rilievo della tua agente è corretto. Penso al romanzo della Tuti che è stato venduto in venticinque Paesi diversi, a fronte di 60.000 copie vendute in Italia.
  6. Ace

    Cosa state leggendo?

    Finito Educazione di una canaglia, starring: Edward Bunker. Bunker al fresco dei peggiori penitenziari californiani, a imbrogliare spacciatori e a derubare i gonzi di Los Angeles, a correre dietro alle sottane. Un crudo romanzo sulla vita dietro le sbarre, Bunker ne è il cantore insuperato e indiscusso. Faide tra galeotti, lo spettro della camera a gas, insurrezioni carcerarie sull’acuirsi della questione razziale. Coltellate, eroina, cocaina e cannoni di maria, strategie di sopravvivenza, guardie carcerarie aguzzine, le fortune di Edward grazie a una madrina straricca che nonostante tutto non riuscirà a strapparlo dalla detenzione causata dalle intemperanze e da una rabbia che consuma dentro e condanna a una vita al limite. Poi la rinascita, grazie alla scrittura: Bunker è ancora in carcere quando finalmente il suo sesto romanzo viene accettato da un editore, la scrittura è salvifica e non tutto è perduto. Pollice su, gran bel romanzo.
  7. Ace

    Punti esclamativi

    Penso proprio di sì, io non lo utilizzerei mai: sarebbe un incauto autogol. Ti dirò di più: il punto esclamativo andrebbe utilizzato molto-molto di rado, questo per attribuirgli il peso che merita e che gli compete [e che si è perso per un uso troppo disinvolto ed errato, quello di abbondare].
  8. @JPK Dike: Parte di quello che dici lo condivido, ma si parlava di narrativa che presenta elementi di rottura, di come l'impressione che tutto ciò che non è omologato a quello che va al momento possa portare al rifiuto da parte degli editori. In Italia come all'estero. Come Moravia e Calvino non vengono dall'Alabama, Palahniuk non è nato a Roccella Ionica e tutto il mondo è Paese.
  9. @JPK Dike: Parte di quello che dici lo condivido, ma si parlava di narrativa che presenta elementi di rottura, di come l'impressione che tutto ciò che non è omologato a quello che va al momento possa portare al rifiuto da parte degli editori. In Italia come all'estero. Come Moravia e Calvino non vengono dall'Alabama, Palahniuk non è nato a Roccella Ionica e tutto il mondo è Paese.
  10. Chuck afferma sia così pure in America. E il ritmo veloce al quale mi riferivo era quello utilizzato negli script delle serie televisive, quindi Moravia e Calvino che c'azzeccano?
  11. Seguo da tempo il blog di Palahniuk e ricordo che lui stesso anni fa denunciava 'sta cosa. In sostanza, diceva che le nuove generazioni non leggono perché ormai abituati al taglio delle nuove serie televisive -- dove ritmi e narrazione hanno fatto passi da gigante. Presumo che non si osi, né si sperimenti, perché è più comodo attenersi a ciò che va qui e ora. Riduce, immagino, i margini di rischio. Ma ciò produce stagnazione ed ecco che anche un testo innovativo può andare incontro sempre al medesimo risultato: il rifiuto.
  12. Io uso lo pseudo da sempre; sul lavoro, sui social, nei forum come questo. E lo faccio per Cambierà, sono trend, mode. Chi le ha cavalcate, le disconoscerà, i diktat si ammorbidiranno, alcuni scompariranno. Da tempo si è obbligati a scrivere con frasi millimetriche; sembra che l'imperativo sia: scrivi per i bambini in prima elementare! Basti vedere i libri che vincono lo Strega: nessuno spazio per tecnicismi e subordinate. Oggi uno scrittore come Gadda verrebbe additato come esempio da non seguire. A calci nei maroni, lo prenderebbero, parecchi editor delle mie calosce.
  13. Peggio che squallida, discriminante e stupida. Chi scrive non è chiamato a una gara di atletica, si può iniziare a scrivere a qualsivoglia età e uno scritto andrebbe sempre valutato per potenzialità, bontà, contenuti e qualità. Credo che purtroppo, però, a volte ci sia del vero, che quel pregiudizio ci sia. In effetti, mi pare di ricordare un paio di CE che già nel form di invio manoscritti richiedevano l'età. Sull'appiattimento; ciò spesso è da attribuirsi alla scuola -- discutibile -- di editing rampante che tende troppo a uniformare. @Riccardo e Tempesta Edit. Sul metterci la faccia: lo si può fare benissimo con uno pseudonimo, non vedo il problema. Molti autori hanno uno pseudo, è sempre accaduto, anche in passato. Accade ancora oggi e a mio avviso sarà sempre più frequente in futuro.
  14. I motivi per cui un editore non ti pubblica possono essere molti. Un autore scrive da solo, a fargli compagnia durante la lunga traversata che comporta lo scrivere un romanzo, solo un'infinità di dubbi. Puoi essere un autore di valore, così come potresti non esserlo. Potresti avere scritto un ottimo romanzo, ma al momento per la tua opera non c’è spazio. Peggio ancora: potresti avere già scritto dei buoni romanzi, ma non è detto che anche quest’ultimo lo sia. L’unica cosa che ti può salvare è l’amore per i libri e cercare di scrivere al massimo, senza risparmiarti. Serve trovare un metodo e serve ostinazione, con l’età si possono scrivere solo cose migliori – @Mattia Alari condivido quello che hai scritto. Poi è necessario alimentare la speranza. A questa discussione mi pare manchi un po’ di speranza, e allora voglio introdurre l’estratto di un romanzo che ho appena finito di leggere. Ho eliminato titoli e riferimenti perché credo -- non ne sono certo, ma penso le cose stiano così -- che con le nuove norme di recente approvate in materia di copyright non sia permesso riportare interi stralci. In ogni caso, questo è il pezzo, se volete titolo e autore, chiedetemelo in privato. "Tagliai il venti per cento del libro cui stavo lavorando, pagina, paragrafo, frase o parola, presi in considerazione tutto ciò che era superfluo. Era quanto mi aveva chiesto di fare __. 
Finii il mio sesto romanzo e lo spedii. Diciassette anni, sei romanzi non pubblicati, decine di racconti non pubblicati, senza vedere una sola parola stampata su una pagina. La scrittura era diventata la mia sola possibilità di uscire dal pantano in cui era scivolata la mia vita. Avevo perseverato anche quando la candela della speranza si era completamente consumata. Avevo perseverato per abitudine, perché non avevo la minima idea di che altro avrei potuto fare. Oggi, in ventiquattr'ore, nel tempo di una telefonata, una delle riviste più prestigiose e un editore di qualità avevano accettato di pubblicare il mio primo saggio e il mio sesto romanzo." L’auspicio è che queste parole vi diano forza e vi scaldino il cuore. Come diceva il vecchio John, è quando il gioco si fa duro che i duri iniziano a giocare.
  15. Hai ragione, siamo finiti OT. E condivido, bella discussione.
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