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samuele

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samuele ha vinto il 1 gennaio 2014

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Su samuele

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  • Compleanno 26/10/1988

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  • Sito personale
    http://www.dudemag.it/author/SamueleMaffizzoli/

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    Maschio
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    Torino
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    meno di zero

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4.007 visite nel profilo
  1. samuele

    Raccontare luoghi

    Mi trovi perfettamente d'accordo. Secondo me raccontare a lungo senza annoiare è difficilissimo, a volte salto pagine intere di alcuni libri che leggo, lo ammetto.
  2. samuele

    Raccontare luoghi

    Intanto grazie a tutti. La questione è una: non annoiare. E per non annoiare bisogna essere mooolto bravi a descrivere. Penso dipenda da quello e che continuerò a prediligere l'azione, descrivendo il necessario e magari soffermandomi quando è propedeutico ad un avvenimento in particolare. In ogni caso concordo con The Ash.. Grazie ancora a tutti!
  3. samuele

    Raccontare luoghi

    Buongiorno, è tipo una vita e mezza che non entro qui, spero stiate tutti bene. Ho sempre seguito le vicissitudini del forum e vi trovo belli in forma Arrivo alla mia domanda.. sto scrivendo una storia raccontata all'estero, in Regno Unito. Ora premesso che ci vivo e voglio far respirare a chi leggerà l'aria della mia città volevo chiedervi questo consiglio: come rendere possibile questo, o comunque curare bene l'ambientazione? Vi piace leggere accuratamente di posti nuovi (intendo quando leggete un romanzo) o preferite che vengano lasciati in secondo piano e accompagnino solo la narrazione? Cosa usereste per far calare il lettore in una realtà nuova (clima, monumenti, piazze conosciute, eventi che richiamino la località)? Ora vado a spulciare altre discussioni per capire se posso essere utile Grazie e spero di essere stato esaustivo.
  4. samuele

    Come posso migliorare?

    Come hanno detto in molti devi solo leggere, compatibilmente ai tuoi impegni ma ritagliati del tempo per sederti e affrontare un libro. Anche il buon Zuckerber ha consigliato due libri al mese, suvvia ce la possiamo fare tutti Nonostante sia vero che prima o poi dovrai affrontare dei classici ti consiglio di iniziare e dare priorità a libri che veramente ti interessano. Poi che dirti? Scrivere non è una scienza esatta, non esistono formule per il libro perfetto, per la storia che verrà accettata con entusiasmo da editore, pubblico e critica. Possiamo solo dare il massimo, essere coerenti ed esaustivi, penso che sia già molto. E ricordati che c'è sempre tempo per migliorarsi, per raccontare nuove storie e scoprirne altre che non avevi mai sentito prima. In bocca al lupo per tutto
  5. samuele

    Presentazione Damiano

    ciao!
  6. samuele

    hola

    ehilà
  7. samuele

    Improbabile saluta con improbabile saluto

    benvenuto
  8. samuele

    Ciao a tutti!

    benvenuto
  9. samuele

    Amazon Unlimited

    Non ho visto se si fa riferimento a titoli concordati con le CE: allora potrebbe essere un modo per rilanciare libri magari vecchi e/o dimenticati. Però anche lì: se per caso in un mese il mio libro viene letto tremila volte non mi entra un euro? Comunque penso-spero che sia autori che CE siano tutelati in qualche modo.
  10. samuele

    Amazon Unlimited

    Torno dopo una lunga assenza e vi porto questa (buona? Cattiva?) notizia. http://www.ipresslive.it/comunicates/2211/amazon-presenta-kindle-unlimited-lettura-illimitata-a-999-al-mese Che ne pensate come autori o potenziali tali? Se a qualcuno interessa qui i titoli:http://www.amazon.it/gp/aw/s?i=digital-text&n=4723290031 Ora sono al lavoro, stasera vi dirò la mia.
  11. samuele

    Corsi di scrittura creativa a Milano

    Ciao El Lupo. Io di corsi di scrittura a Milano non ne conosco, ma mi permetto di darti un consiglio. Valuta bene il tipo di scuola che andrai a frequentare. Mi spiego: ultimamente i corsi di scrittura sono molto inflazionati, ma a volte purtroppo sono tenuti da persone che si improvvisano maestri. Insegnare a scrivere è molto difficile già per le persone competenti in materia, autori o studiosi che siano, figuriamoci per altri. Il mio suggerimento è: cerca di capire cosa cerchi da un corso: contatti? Migliorarti? Ci sono molte occasioni diverse, fiere, reading in cui puoi fare queste cose, almeno iniziare. Valuta i profili di chi andrà ad insegnarti, uno scrittore avrà sicuramente uno stile diverso da un altro, scegli quello che ti è più vicino. Buona fortuna!
  12. samuele

    Cancellare il superfluo

    Grazie a tutti, mi trovo d'accordo. Il punto penso sia chiedersi "cosa è superfluo", quindi inserire qualcosa che sia funzionale al racconto, sempre.
  13. samuele

    Cercasi Beta Reader

    Certo, grazie! Vi contatto domani!
  14. samuele

    Suerte capitolo 2 parte 2/3

    http://www.writersdream.org/forum/topic/21880-che-fine/?p=382876 Avevo conosciuto Madeline a Madrid, in uno dei bar de copas che adornavano il centro storico della capitale, beveva caipirinha in compagnia di due amiche senza argomenti. La luce rossa del tramonto entrava nel locale e le illuminava il viso. Ero seduto in un angolo vicino all'entrata, ascoltavo la musica suonata da un gruppetto di ragazzi sorseggiando sangria. Atterrato da pochi giorni andavo al bar per non stare solo e con la speranza di capire se partire era stata la scelta giusta. Il programma che avevo faticosamente preparato prima di incontrarla era semplice: conoscere la città, ambientarmi e iniziare a frequentare i corsi ad ottobre. Ma quando mi alzai dal tavolino e le passai vicino per la prima volta cercando un qualsiasi tipo di pretesto per un contatto accidentale con la sua pelle qualcosa cambiò. Vidi nel suo sguardo e nei suoi occhi le mie emozioni. Sentii nel suo marcato accento americano che faticava per farsi capire dalle amiche basche una richiesta di comprensione. Ma non mi degnò di uno sguardo. Camminai fino in fondo al locale, feci finta di andare in bagno e mi girai. «Allora vorrei...» iniziai guardando la lavagnetta dietro la barra con scritto il listino. Ero appoggiato al bancone continuando a voltare lo sguardo nella sua direzione. Era seduta a pochi metri con le gambe scoperte. «Que quieres?». Aveva risposto un barista calvo pulendo un boccale. «Vorrei..». Cercavo un disperato contatto visivo. «Que quieres gringo?». «Nada, desculpame». Mi alzai di fretta e avvicinandomi per la seconda volta annusai nuovamente l'odore di sigaretta che trasudava la sua pelle abbronzata. Mangiava tapas e beveva caipirinha. Dal canto mio avevo solo estremo desiderio di compagnia, di qualcuno che potesse capirmi, e affidai il mio bisogno ai suoi occhi. Fino ad allora avevo perso le giornate in solitaria tra i vicoli del centro: rimbalzavo da vecchi locali in stile spagnolo a negozi di griffe, da Plaza de Toros al Bernabeu. Quando le sue amiche andarono in bagno e rimase sola trovai il coraggio di avvicinarmi. “O adesso o quando deciderai di parlarle avrà bevuto una vasca di caipirinha e non capirà un cazzo”, ragionai. Era alticcia, quando mi piantai di fronte alla sua sedia sorrise. Respirava forte come in preda ad una specie di ansia incontrollata. «Hola. Ehm, sono Raimundo». «Ciao!» rispose squillante. Accavallò le gambe e cambiò posizione. Mi guardò per qualche secondo il lobo con attaccato l'orecchino di cocco. Appoggiò i gomiti sul tavolino, mentre la musica tagliava l'imbarazzo. «Sono nuovo qui, sono argentino». Non parlava. Gli occhi sgranati mi analizzavano dalla testa ai piedi. «Mi farebbe piacere vederti fuori da qui, magari beviamo un caffè». «Io sono di El Ei..». Disse distratta. Prese una gomma da masticare e un fazzoletto dalla borsetta in pelle. Segnò un numero di telefono e scrisse in corsivo il suo nome. L'inchiostro sfumò e temetti subito diventasse illeggibile in poco tempo. Tastai le tasche ma non trovai traccia del cellulare. «Stasera sono con le mie amiche, ma domani possiamo fare colazione, chiamami». Sorrise disincantata, bellissima e forestiera. Appoggiò il fazzoletto sulla mia mano e fece un cenno per salutarmi mentre le sue amiche uscivano dal bagno parlottando con la mano davanti alla bocca. La mattina fui svegliato dal russare fastidioso di uno dei miei compagni di stanza. Sembrava una grossa locomotiva ansimante. Decisi che era giunto il momento di iniziare a battere le agenzie immobiliari alla ricerca di un posto tutto per me, ma prima avrei fatto un tentativo nel chiamare la ragazza americana della sera prima. Non nutrivo particolari speranze che il numero di telefono fosse giusto. Non credevo nell'empatia tra sconosciuti, ma il mio animo malinconico si aggrappava a quella flebile speranza. Mi arrotolai una sigaretta appena fuori dall'ostello e tirai fuori dalla tasca dei jeans il fazzoletto. “Chissà chi cazzo mi risponde”, pensavo tenendo il cellulare tra l'orecchio e la spalla. Ero in un quartiere rumoroso e quando una voce femminile disse: «Hello» rimasi di stucco. «Sono Raimundo, ti ricordi di me? Il ragazzo di ieri al bar, mi hai lasciato il numero». Mi grattavo i capelli nervosamente. «Yes! Raimondo!» disse storpiando il mio nome. «Che fucking headache! Caffè?». «Ok, quando?» chiesi. «Tra venti minuti a Lavapiès? Ce la fai?». «Certo!» risposi senza avere la minima idea di dove fosse. «Amazing! A tra poco!» riattaccò. Tornai velocemente all'interno della hall per cercare una cartina della metropolitana. La chiesi al ragazzo della reception, ma non conosceva la città. «No sè», continuava a ripetere scrollando le spalle e facendo andare l'indice da sinistra a destra davanti al naso. Corsi guardando l'orologio nella prima stazione metro che avevo visto a poche decine di metri da lì, Plaza de Espana. Notai che fortunatamente la linea era quella giusta e non richiedeva cambi. Presi al volo la metro gialla in direzione Legazpì, la maglietta rimase incastrata tra due vagoni, bestemmiai ma riuscii a toglierla senza romperla. Dopo qualche fermata arrivai e corsi verso l'uscita. Ricordavo perfettamente Madeline, non fu difficile intravederla ad aspettare con i grandi occhiali scuri mentre guardava l'orizzonte. Quando incrociò il mio sguardo li tolse per guardarmi meglio. «Hola!» disse mostrando il suo sorriso. Mi portò a spasso per Madrid, camminammo in riva al Manzanarre, fianco a fianco con giovani in pantaloncini blu che facevano jogging ascoltando musica dalle cuffie, coppiette in vacanza che si tenevano la mano scambiandosi tenerezze e ragazzi solitari che suonavano la chitarra seduti contro un muro cercando di racimolare i soldi per una birra. Era lì da qualche mese ma si vedeva che la città le era entrata nel cuore, la conosceva alla perfezione. Veniva da una famiglia molto ricca, studiava a Madrid ma se la prendeva con calma, ovvero si era persa nei ritmi di un paese nuovo dove il suo fascino hollywodiano le aveva fatto stringere molte amicizie. «Nel tempo libero faccio pablic relescion per i clab». Mi aveva detto mostrando i biglietti da visita di vari locali. Bevemmo un caffè in un piccolo bar senza pretese e continuammo a camminare, senza sosta né meta. Ci sedemmo sul prato del Parque Juan Carlos I, dopo aver fatto due passi nel Giardino delle Tre Culture. Si sdraiò e chiuse gli occhi. Aveva la pelle scura, i jeans sgualciti e un braccialetto giallo al polso sinistro. I capelli erano stesi sull'erba tagliata corta e io la guardavo senza parlare. Si addentrò in una serie di confidenze insolite per due sconosciuti: «Quando ero piccola una volta ho cercato di ammazzarmi, volevo buttarmi giù da un tetto». «Ero anoressica, anzi bulimica. Mangiavo, mi ingozzavo di hamburger, poi andavo in bagno e mi infilavo due dita in gola. Non piacevo a nessuno, non avevo amici». «Avevo problemi a relazionarmi con gli altri, non riuscivo a dormire. Quando un ragazzo mi era vicino più di un metro iniziavo a prenderlo alle sberle, tipo tu dovresti allontanarti di almeno due passi». Mise la mano sulla fronte per coprirsi dal sole e sorrise. «Non mi buttai mai dal tetto, ma obbligai Kate a dire a tutti i miei compagni che l'avevo fatto». «Quando la chiamavano per sapere com'era potuto succedere, se ero morta, le facevo mettere il viva voce, ero felice a sentire la loro disperazione». Avevo posato il mio sguardo su dei ragazzini in camiseta blanca che prendevano a calci un pallone, tornai con la mente tra le sicurezze di casa e smisi di ascoltare quella pazza. «Allora?». Disse ad un certo punto. Aveva le gambe incrociate e aspettava una risposta. «Està loca chica» dissi facendo girare il mio indice vicino alla testa. Iniziò a ridere in maniera scomposta. Si rotolò sul prato sotto gli alberi sporcandosi il vestito di cotone. La gente si voltava a guardarla. Si appoggiò alla mia spalla con la testa. «Fuck Raimundo, ci credevi sul serio?» «Sei fuori di testa». «Sono sola Raimundo, fottutamente sola e distante».
  15. samuele

    Che fine

    Inizio con un consiglio: i caporali si fanno con alt+174 « e alt+175 » se hai il tastierino numerico laterale Così non mi piace visivamente, a quel punto usa - .. - al freddo e al gelo mi sembra "Tu scendi dalle stelle" lo cambierei. Squarciagola tutto attaccato. Poi metterei "la folla di persone che si era accalcata" C'è una sequenza dove utilizzi troppo capitano, magari è una scelta stilistica però non mi convince. penso siano due sensazioni difficili da esprimere contemporaneamente Una nota sul testo: mi sembra che vari poco vocabolario, prova a rileggerlo magari sbaglio ma la sensazione che mi hai dato è questa. Per il resto mi è piaciuto, è un'ironia ben costruita e non forzata. Hai unito più racconti disparati ma unendoli nel contesto direi che ci hai azzeccato in pieno. Ti consiglio di dare un'occhiata alla struttura generale perché secondo me ci sono tante parole usate e ripetizioni che lo rendono meno bello di quello che potenzialmente è.
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