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Mauro86

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    Oltre, ovviamente, alla lettura, adoro il cinema, particolarmente quello d'azione americano degli anni '80.
    Mi piace molto viaggiare e sogno gli Stati Uniti.

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  1. Mauro86

    Sfregiare un cristiano con poco

    Caro @AndC, ciao! Grazie per i tuoi complimenti... davvero di cuore! - Il "LA" maiuscolo iniziale non è un refuso, ma una scelta stilistica, presa da alcune impostazioni grafiché dei libri. Me ne sono convinto dopo aver letto "L'Istituto", di Stephen King. Se proprio devo essere sincero, non so se sia molto utile, ma credo possa servire a catturare l'attenzione del lettore. - Preferisco "Bene celava" proprio perché si adatta allo stile scelto. - Per le parole in corsivo, beh... diciamo che è una scelta ragionata, "copiata" dai fumetti americani, nei quali sono spesso utilizzate. Ragionerò meglio sul fatto se continuare ad utilizzarle così spesso, o meno. - "Parafilie".......... Sei il primo a soffermarsi su tale termine, e devo dire che mi sarei aspettato lo facessero già altri! Senza voler aprire polemiche, si riferisce proprio a certe deviazoni sessuali... Non me ne voglia chi è gay o lesbica, per carità (io sono per il rispetto di certi diritti fondamentali dell'essere umano)... ma l'immaginazione che mi ha portato a scrivere questo racconto, mi ha lasciato ipotizzare si possa arrivare, un giorno, a nuove (e tante) di queste... E alla fine, tutti si accorgeranno che, in effetti, non si era trattato altro che di qualcosa all'infuori della natura... Ho temuto molto ad utilizzare il termine, ma ho lasciato vincere il mio coraggio, una volta tanto... Molto gentile. Grazie.
  2. Mauro86

    Sfregiare un cristiano con poco

    Ciao, @Adelaide J. Pellitteri! Un fantasy... reale! Si può dire? Come appena scritto a bwv, non escludo tutto ciò possa accadere, in un futuro - si spera - estremamente remoto. Una motivazione per ogni racconto? Diciamo che questo aveva un seguito, che però io ho tagliato, per il momento. Non è un progetto a capitoli, quando vedrà la luce. Esattamente, perché hai stretto gli occhi un paio di volte? Ottimi i suggerimenti che mi hai dato. Era già previsto io entrassi ancor più nello specifico. Per ora, se la buona volontà mi sostiene, sono focalizzato su altri progetti, ma quando riprenderò questo, ne terrò assolutamente conto. Grazie!
  3. Mauro86

    Sfregiare un cristiano con poco

    Ciao, @bwv582! No, non è un'arena medievale il luogo teorico d'ambientazione, ma una landa desolata, di una imprecisata parte del mondo. I cavalieri possiedono più di un significato, ma non posso qui rivelarlo. Grazie per gli apprezzamenti sul particolare! Sì, c'è molta delusione non soltanto nei "protagonisti", ma anche in chi scrive, che non trova impossibile si possa arrivare, un giorno (si spera estremamente lontano), a situazioni simili................. Grazie mille!
  4. Mauro86

    Sfregiare un cristiano con poco

    Ciao, @Domenico S., grazie per aver commentato il mio racconto! Il titolo è l'unica cosa che mi ha lasciato incerto fino all'ultimo, e non è escluso che il racconto stesso io possa rinonimarlo in altro modo, magari in "Lo sfregio", semplicemente. Si riferisce non solo ai cristiani puri ma a tutti, sebbene sia un po' difficile la cosa da spiegare. Questo perché tale racconto FAREBBE parte di una raccolta di racconti ambientati in un mondo allo sbando totale, dove, ormai, tutto ciò che è contrario ai principi cristiani ha vinto. I corsivi sono un po' la mia caratteristica: può darsi io ne faccia troppo uso, magari vedrò di ridurlo, se sarà possibile. Interessante il consiglio sulla punteggiatura: terrò a mente anche questo! Lo stile è una via di mezzo proprio tra il fantasy e qualcosa che non escludo possa realmente accadere (fra millenni e millenni - se non milioni di anni -, spero!), con un tocco di epicità del passato. I personaggi sono abbozzati, sì, perché in questo racconto si fa più caso a ciò che accade, piuttosto che chi la fa accadere. In altri, magari, l'enfasi verrà data sui personaggi. Dipende, appunto. Ho scelto "abbandonar" perché ritengo suoni meglio e mi ricollega meglio a certa letteratura del passato, come scritto qualche riga fa. Sul giudizio finale che dai, accetto pienamente ogni critica, però non credo combaci molto con quanto, invece, hai scritto prima... O sbaglio? In ogni caso, grazie per aver gentilmente utilizzato il tuo tempo al fine di commentare il mio racconto. Apprezzo molto, credimi! Buona domenica e grazie ancora!
  5. Mauro86

    Sfregiare un cristiano con poco

    LA maschera in ferro del cavaliere nero bene celava il volto sbigottito al constatare della piccola folla imprecante, radunatasi spontanea e senza timore dinnanzi la sua fulgida aura, una mattina come tutte. Alla fine dei tempi. Uomini, donne, parafilie di ogni età, tutti inverosimilmente deperiti nel corpo ma, soprattutto nello spirito. Essi si strattonavano e perfino lottavano per catturare l’attenzione di chi, da decadi immemori, vantava tra le mani l’autorità del mondo, sotto egida costante del demonio. «MORTE!» gridavano a gran voce. «MORTE! MORTE!» nient’altro che «MORTE!» al che il nero incontrò per la prima volta il dubbio, egli che di certezze fu cresciuto, nel ritenere invocassero sentenza nei suoi riguardi. Osate davvero? pensò, in un crescendo di collera interiore mentre, immobile, li fissava. Lo avrebbe chiesto loro direttamente, con la sua voce rauca e possente, non fosse stato proibito il dialogo “semplice” tra realtà giudicate assai distanti. Finché, d’un tratto, i suoi occhi scorsero la figura particolare di una giovane donna, la quale, a fatica, teneva un neonato al suo seno con un braccio, e con l’altro mimava, ripetutamente, il gesto del pugnale che trafigge. Il proprio cuore. Fu allora che il nero venne a capo del paradosso: che, ovvero, non per lui la folla domandasse morte, ma per sé stessa. Spiazzato ma rabbonito, l’avamposto del male si sentì pronto a soddisfare, con passione indomabile, l’insana richiesta, quando sentì la punta di un’enorme lancia battere due volte sulla sua spalla armata. Un commilitone fuoriuscì, oscuro e silente, dalla polvere terrosa mossa da un singolare alito di vento. Su cavallo anch’egli, andò a frapporsi alle sue torve intenzioni, e tuttavia la maschera medesima non si rivelò garanzia sufficiente perché le sardoniche risa venissero coperte. Questi lo prese da parte e gli pronunciò qualcosa all’orecchio, rendendo la folla volutamente estranea, nonché ora muta e ansiosa, in attesa di risposta. Attimi che apparvero interminabili per quello che, in realtà, non fu più di un breve conciliabolo tra mostri. Una volta concluso, tornarono ambedue a fissare il branco di pulci diseredate, e lo fecero per vari minuti, come a scherzare la loro tensione. Fianco a fianco, quei due parevano giganti… giganti di ferro corvino dalla testa ai piedi e privi di nome, per quanto fosse concesso saperne. Poi, lentamente, il primo indirizzò la mano sinistra verso l’elsa della spada, palesando l’intenzione di estrarla dal fodero sulla coscia. Bastò quel gesto, quel minuscolo gesto perché, notandolo, i presenti si rallegrassero, si abbracciassero… convinti che, finalmente, fosse giunta la liberazione. Ma dovettero abbandonar presto ogni speranza, constatato che la spada non venne oltre che sfiorata. Trattavasi di… uno sfregio. E nient’altro. Gli abietti li avevano soltanto sfregiati. «Perché?» depressa, la folla si chiedeva. «Non vogliamo altro che andare…» azzardò un anziano, aprendo simbolicamente le mani e avvicinandosi ai due qualche passo ulteriore. Ma dei neri, stavolta, non ebbe a muoversi un muscolo. Risate feroci a parte, che – ora sì – udirsi potevano manifeste. A dispetto di altrui lacrime, eppur composte. Quanto accadde fu che, “semplicemente”, avevano deciso per il niente. E gli inferiori, così, sarebbero sopravvissuti. Nell’era dimenticata, era questa la più tremenda delle sentenze. Goduto a sufficienza, i neri si voltarono per andar via, non prima che uno dei cavalli alzasse la zampa posteriore e, con disprezzo e coscienza (dis)umana, gettasse del terriccio ad indirizzo del popolo miserabile, livellandone la dignità a quella di un verme. Sconcertati e illusi, i presenti si guardarono tra essi, in cerca di una risposta ad una vita non richiesta. E altro non poterono che disperdersi. Pian piano.
  6. Mauro86

    ...

    Ciao. Non ho capito precisamente questo passaggio? Intendi dire che la quarantena durerà ancora MOLTO tempo, oppure la frase sta ad indicare che le cose, essendo cambiate, danno idea di un trauma subito da parte dei più adulti...? Leggendo il finale, mi pare proprio di capire siano passati anni dalla "liberazione", giusto? Ovvero? Le nostre vecchie cattive abitudini? Rimanere incinta certo non è il massimo in questi periodi, anche se è un'esagerazione che nessun ospedale accoglierebbe donne gravide (ho un'amica che dovrebbe partorire proprio a giorni ed è stata ricoverata oggi!). Eppure, sai che, tecnicamente, perfino il contatto fisico tra persone che vivono nella stessa casa è sconsigliato? Così mi ha detto un altro amico che ha chiesto ad un dottore... Errore di distrazione: "e il tempo cHe" Concordo con quanto ha scritto un utente prima di me: mi sembra ben scritto, sostanzialmente, sebbene sembra più un frammento che un vero e proprio racconto. Secondo me, con un po' più di cura e passione, può venir fuori qualcosa di meglio. Sempre se non lo si vuole - ripeto - tramutare in frammento, che credo sia la categoria ad esso più adatta.
  7. Mauro86

    (S)fortuna volle [Capitolo 2 di 6]

    Entrò. L’ambiente non era il suo. Chiaramente. Ma il profumo dei soldi, espresso da tutti quegli inviti a “provare” che leggeva ogni dove, diede lui sollievo. Rari com’erano a Foro, singolare trovò la presenza del giovane a precederlo, il quale, carico di tatuaggi e spento negli occhi, faceva incetta di sigarette. Arrivato il suo “turno” (erano in due…), si ritrovò faccia a faccia con l’anziana (eccola lì la normalità che ritorna) titolare. Egli temeva quell’incontro… temeva la signora Maria, l’eterna padrona del locale e amica d’infanzia della sua famiglia. Perché lei lo adorava, letteralmente. E appena scorto, non esitò un istante a valicare il bancone per fargli le feste. Lo abbracciò, baciò, intrise dei più sfarzosi complimenti. Come un figlio (fosse stata più giovane…) di ritorno dagli orrori della guerra. Per forza di cose, da casa lo vedeva uscire spesso, senza che questi mai si fermasse oltre il secondo di orologio per dedicarle due parole o un saluto. Ecco, al nostro tutto ciò non piaceva. Non tanto per lei, nello specifico, ma perché da tali dimostrazioni d’affetto ricavava un senso di familiarità tutto suo che lo ricollegava – ancora di più – alla tragedia del fallimento, nel non esser riuscito a evadere, tornando a sentirsi come la rana in un pozzo, con la differenza che di mari e oceani egli sapeva. Si ripulì la guancia col disprezzo di chi non gradisce una pur sincera manifestazione d’affetto. Un gesto sgarbato che lei non notò, perché girata, diretta dove prima si trovava. C’è da star certi, tuttavia, che, l’avesse anche fatto, lo avrebbe perdonato. Finalmente, si giunse al dunque. Completamente inusitato al gioco, si era presentato, il nostro, senza sapere a quale tra i tanti giocare, al che, sempre con aria infastidita, dovette aprir bocca per chiedere lei consiglio. Sentita la richiesta, Donna Maria disapprovò con una smorfia, provocando lui stupore giustificato (contraria lei…?!?). Contrariamente al ruolo, infatti, avrebbe preferito saperlo non avvezzo all’azzardo, che ben conosceva. Ma non solo con lui, ella storceva il naso con tutti, quando le si presentavano esprimendo la medesima volontà, e chissà che non fosse tale atteggiamento a tener lontane le persone dal farlo, e dal negozio in generale. Tenendo a lui maggiormente, gli dedicò un breve sermone, con a tema la dipendenza. Visibilmente spazientito, non lasciò che finisse, e prese la prima scheda sui cui l’occhio gli cadde, quella che, nemmeno a farlo apposta, metteva in palio il montepremi più alto: un milione e mezzo. Il gioco consisteva nell’indicare una serie di numeri per una delle città proposte, per poi attendere il fine settimana e l’estrazione, che sarebbe stata trasmessa in diretta alla televisione. Maria, un che sconfortata, altro non poté che sospirar di amaro e sottostare al dovere. In una lotteria, in genere, prassi non scritta vuole si punti su numeri già decisi e ben precisi, derivanti, magari, da una qualche ricorrenza, propria o di persona amata. Ma di piacevole ricorrenza egli non ne aveva alcuna, tantomeno persona amata. Non era stato sempre solo, in fondo? Diede un’ulteriore, rapida letta alle regole, per poi ricordarsi di essere anch’egli persona di buon cuore, e, un po’ pentito della sua freddezza, volle “ringraziare” la donna lasciando lei facoltà di scelta sui numeri da giocare. Con un unico punto fermo: Roma. Assolutamente, doveva esser quella la ruota. La capitale non lo attraeva più di tanto (non ci era mai stato…), ma in quel frangente la investì di una valenza particolare, come apice ideale di quanto credeva avrebbe potuto. In passato… ma anche in futuro. Sì, non aveva ancora abbandonato la volontà di sognare, per quanto improbabile potesse risultare un suo successo. Non si sarebbe recato lì, altrimenti! Maria, in parte rifocillata dalla purezza di quel gesto, compilò la scheda e gliela diede. Egli fissò quest’ultima per attimi che sembravano ore, domandandosi, tra sé e sé, cosa diamine gli fosse saltato in mente. Infine, se ne andò, “degnando” la donna di un saluto col volto, mentre ancora guardava la scheda fra le sue mani. Non si era trattato di maleducazione, stavolta, ma di testa altrove. Tornò a casa immediatamente, e vi si rinchiuse per tutto il giorno, di nuovo in guerra con la ragione. Non aveva l’animo del tirchiaccio, ma quanto gli pesava essersi separato dal suo verdino per un colpo di testa… per quel clamoroso abbaglio che lo aveva portato ad illudersi di un’assurda possibilità di riuscita. Già non gli bastavano i pochi denari che aveva, perché, dunque, oltre che d’irrequietudine, divenir schiavo del gioco? Non mangiò, né bevve, timidi sorsi d’acqua a parte, giusto per bagnar le labbra. In balia dei nervi, scagliò un diretto sul muro dietro il letto, e subito i fantasmi si fecero vivi… Per almeno diecimila volte maledisse loro, la vita, le difficoltà. E chi, dall’Alto, le aveva create. Questo fu l’andazzo dei giorni seguenti, nei quali lo si vide uscire ancor più di rado. Fino al sabato importante, quello dell’estrazione.
  8. Mauro86

    (S)fortuna volle [Cap. 1]

    Buongiorno. Una minuscola premessa: il mio racconto non prevede una suddivisione in capitoli, ma non essendoci una sezione adatta ad ospitarne di circa trentamila ( ), mi è stato suggerito, appunto, di suddividerlo, per poterlo pubblicare. --- C’ERA questo tizio. Poverino, non aveva nulla… da lustri disoccupato, con un unico, palpabile conto aperto: quello con Dio, il quale, a suo giudizio, lo aveva condannato ad una vita da reietto, mostruosamente al di sotto di quanto credeva avrebbe meritato. Per questo, lo malediceva spesso, facendo sfoggio di un ragguardevole repertorio d’improperi, abile a provocare al Papa un mancamento. Stiamo parlando, in fondo, di uno che – come dice la canzone – pensava tanto all’America, ma in realtà mai oltrepassava i facili confini della piccola città di Foro (…e poi dicono esserci nulla di scritto!), un vero e proprio buco di circa mille abitanti, degno del suo nome. Non li oltrepassava, i confini, un po’ per soldi, appunto, un po’ perché apatico, conseguenza grave, nonché spesso naturale, di un male intriso ormai nell’animo. Beh, a dire il vero “qualcosina” aveva: la proprietà di un, pur modesto, appartamento (hai detto niente! Di questi tempi, poi…) al primo piano di un antico edificio in pieno borgo “storico”, lasciatogli dai genitori. Con essi, suo malgrado, aveva condiviso l’intera esistenza, ma da due anni – a poca distanza l’uno dall’altra – gli avevano detto addio per passare a miglior vita (e quanto spesso li ha invidiati, per questo…). Grazie a loro, se non altro, godeva di un tetto sopra la testa, in aggiunta agli spiccioli che ancora gli rimanevano del suo vecchio lavoro di portalettere, dal quale si era lui stesso licenziato, causa pesante mancanza di stimoli. E menomale che, almeno, aveva acquisito spontaneamente la virtù del risparmio e della previdenza, altrimenti chissà su quale strada si sarebbe trovato a mendicar centesimo! Dai genitori, in particolare, è doveroso far presente uno degli aspetti ereditati che più lo avrebbero contraddistinto: il buon valore, ovvero, della giusta riservatezza, portata da lui all’estremo, al punto da ripudiare amicizie e diffidare di semplici chiacchiere. Nessuno mai, infatti, poté vantarsi di saper granché di egli. Voci non controllate sostenevano si vergognasse… vergognasse della sua condizione. Ecco, dunque, l’anonimo spazio di vita in cui, pian piano, andava consumandosi l’esistenza di questa triste anima h24 rimuginante, prossima alla mezza età. In quelle quattro mura a lui fredde e indifferenti dove, da qualche tempo, il demonio lo tentava alla fine. Una mattina, non si sa come, si era svegliato dal solito un po’ curioso. Dall’interno del suo letto cigolante, che male faceva riposare lui e quei fantasmi dei vicini (li vedessi mai, se non per lamentarsi…) ogni notte, estese spontaneamente il braccio verso il comodino al suo fianco, per prendere il portafoglio in pelle su di esso gettato con noncuranza. Nell’aprirlo, stranamente, non fu assalito dal classico magone, faccia a faccia col verdino da cinque, unico compagno di “valore” davvero con lui da sempre e amico fedele in caso di emergenze. Subito, invece, andò alla finestra e, a dispetto del sole ad importunarlo, posò lo sguardo sulla tabaccheria (l’unica in paese…) sfigata che aveva dieci metri davanti casa, ma dove mai era entrato, e in cui la gente, al massimo, si riuniva per qualche chiacchiera salutare, di rado assai per altro. Fu allora che un’idea lo contemplò, un’idea per lui del tutto nuova, potenzialmente pericolosa: della fortuna al gioco. Perciò scese. Prima ancora di far colazione, senza nemmeno lavarsi… limitandosi a mettere indosso, in tutta fretta, i pantaloni grigi di tuta “d’ordinanza” e la camicia blu a quadri di flanella, oltre ad un paio di scarpe sportive non poco consumate da almeno tre anni di utilizzo quasi quotidiano. Il fatto è che la fortuna, secondo lui, non gli era mai stata amica, per questo volle sfruttare il momento con tal veemenza, per sfuggire al ripensamento. Ciò nonostante, giunto a due passi dall’entrata, fu di nuovo assalito dal dramma cronico dell’indecisione. Tanto forte e palese che un’anziana coppia l’osservò esterrefatta, nel momento in cui dondolava avanti e indietro sul posto, e, credendolo pazzo, volle allontanarsi da lui di scatto (di scatto… diciamo il tempo intercorrente tra prenotazione e visita in ospedale). Difficile biasimarli: non potevano mica immaginare trattarsi, più “semplicemente”, dell’interiore contrapposizione tra l’angelo della coscienza e il demone della lusinga! Il primo lo tirava indietro verso casa, il secondo lo spingeva all’interno della tabaccheria. E come a molti troppo spesso accade, ebbe a vincere la tentazione. Troppo ghiotta risultò l’occasione perché, a quel punto, vi rinunciasse. Fosse anche andata male, di cos’altro si sarebbe trattato, se non di un giorno come un altro?
  9. Mauro86

    Il velo nero della notte

    Ciao. Prima di commentare il tuo racconto, ho letto alcuni di coloro che già lo hanno fatto ed anch'io, adesso, mi trovo un po' in soggezione, nel considerare tu essere un Operatore editoriale... Forse è proprio per questo che sei riuscito a trasmettere interesse e linearità in un racconto pur semplice, il quale, infatti, a me è piaciuto. Sempre ripetendo il termine "infatti", posso dirti che più che il racconto a sé, personalmente proprio il modo in cui riesci a rendere interessante la semplicità è il punto, a mio giudizio, migliore. Dato che le regole me lo impongono, gli unici dubbi sono pressoché i medesimi degli altri utenti: anche a me, ad esempio, ad una prima lettura (rileggendolo una seconda, magari, potrei spiegarmi la cosa da solo), vien da chiedere come mai le scarpe siano nuove e tirate a lucido... Anche per quel che riguarda la punteggiatura, mi allineo ai primi commenti altrui: eviterei certa cacofonia e, qui aggiungo io, aggiungerei qualche virgola subito dopo la chiusura delle virgolette di un dialogo: Però può anche essere una tua scelta precisa, non errata a prescindere. Concludo dicendo (come già scritto, in fondo) che ho letto il tuo racconto una sola volta, ad una seconda potrei autonomamente eliminare i piccoli dubbi che ho. Nel frattempo, bravo.
  10. Mauro86

    Non il classico bastardo [Capitolo 6 di 12]

    Ciao, @AndC! Vergognosamente, rispondo soltanto adesso. Mi sto dedicando alla (infinita, a quanto pare...) realizzazione del mio secondo racconto e, purtroppo, mi sto connettendo poco al forum... Ti chiedo perdono ma, nel frattempo, ti ringrazio per il gentile commento!!!
  11. Mauro86

    Non il classico bastardo [Capitolo 12 di 12]

    Grazie, carissimo... Purtroppo non è previsto per ora, dato che vorrei prima vedere come andrà il mio secondo racconto, il quale procede a rilento, porca miseria............ Christian ha in qualche modo a che fare con Gesù, è vero. Pensa che proprio Christian doveva essere il nome del protagonista del romanzo di cui parlo, ma poi ne ho trovato un altro. Di conseguenza, ho voluto darlo al protagonista del mio primo racconto, in modo che avesse una qualche valenza "storica". :)
  12. Mauro86

    Non il classico bastardo [Capitolo 3 di 12]

    Ciao! Non riesco a taggare il tuo nome, perdonami! Grazie per i complimenti. Il termine "sinapsi" anch'io ho faticato nel decidere se utilizzarlo o meno, ma alla fine ho optato per il sì. D'accordo sulla possibilità di "allungare" determinate descrizioni. Grazie!
  13. Mauro86

    Non il classico bastardo [Capitolo 12 di 12]

    @gmela, centro!!! 😁 È un indizio verso un progetto di romanzo futuro, che ho in mente da anni... 👻
  14. Mauro86

    Non il classico bastardo [Capitolo 8 di 12]

    Ciao, @Vincent Effe! Se posso permettermi (pur accettando assolutamente la tua critica), in questo racconto la suspance credo sia forse proprio l'unica cosa che non manchi. XD Sui dettagli riguardanti la vita del protagonista, invece, da una parte può esser così, dall'altra, come dico - purtroppo - anche agli altri, devo obbligatoriamente rimandarti alla fine del racconto. Sempre se avrai voglia di leggerlo! Un abbraccio e grazie per i complimenti!!!
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