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1.110 Più unico che raro

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    Scrittore maledetto

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  1. Edu

    [MI 135] Luna a scacchi

    Molto divertente, @Macleo. Ho avuto l'impressione di una chiusura un po' precipitosa, forse per questione di caratteri, Magari, potendolo ampliare, coinvolgerei di nuovo gli ospiti dell'orgia con cui apri le danze creando un siparietto simpatico, ma che poi lasci lì senza riprendere. Ecco, potendo allungare, pescherei il sostituto condannato da lì
  2. a cazz... ehm, dopo estenuanti ricerche storiche. Grazie @AnnaL.. Sì, magari era meglio il voi. Vabé, è andata
  3. Edu

    [MI 135] L'appuntamento

    No no, ma più di un pochino, tranquilla . Ok, se avevi in mente un tredicenne allora sì, l'età che viene in mente è quella. Solo che ci porti un po' fuori strada con tutti quei riferimenti all 'adolescenza. È vero che i genitori tendono a esagerare:conosco mamme che impropriamente evocano quell' età per descrivere dinamiche di bambine di dieci anni. Allora, forse, basterebbe dare giusto qualche dettaglio in più per chiarire l'equivoco
  4. Edu

    [MI 135] La prima notte degli uomini

    Sempre simpatico e immaginifico. @Lo scrittore incolore. E sempre molto colorato, a dispetto del tuo nome. Toglimi una curiosità, ti sei documentato sulla nascita della consapevolezza giorno-notte nella specie umana?
  5. Edu

    [MI 135] L'appuntamento

    Ciao @Kikki. Il racconto, in verità, è molto carino (nonostante lo sfondo dell'essere costretti a casa stia diventando un po' troppo un ossessione. Bastaaaaa!). C'è qualcosa che non mi convince, però, nel come descrivi l'età del personaggio. A me sembra più un dodicenne, che un adolescente. Mi sembra più un amore delle medie, lui ancora molto bambino. Alcune cose - tipo il ragionare sulla propria condizione adolescenziale - non mi sembrano tanto da adolescenti. Sono più gli adulti che descrivono così quella fase. Ma ci può pure stare; quello che ci sta meno è l'impiego a ciel sereno di alcuni termini, come quel semantico, che cozzano un po' con il linguaggio da adolescente tendente al preadolescente che hai adottato. Sono cose che però possono aggiustarsi facilmente, e che comunque non impediscono di apprezzare il racconto. Ciao, alla prox
  6. Edu

    [MI 135] Andiamo a scuola

    Ciao Cetti. Un po' ce l'ho con te, perché non ne posso più di questo argomento e almeno nella fantasia vorrei un po' di evasione. Però tu l'evasione qui ce l'hai messa, lo sgarro che per quanto non sia giustificabile è umano, e fa tenerezza. Come non comprenderli i tuoi personaggi? Anche io voglio andare a scuola P.s. piaciuto. Mai scontata tu, e hai sempre qualcosa da dire. Brava! e così ti taggo e ti saluto
  7. Grazie @M.T., per i complimenti ma ancor di più per le osservazioni sulla punteggiatura. Beh, la mia contessa può tutto questa però mi è scappata grazie carerrima! @Kikki grazie, anche per le indicazioni, che recepisco
  8. Edu

    Mezzogiorno d'inchiostro 135 - Topic ufficiale

    Traccia di mezzanotte
  9. https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/46668-mi134-silenzio/?do=findComment&comment=826028 Traccia di mezzanotte Lo ricordo come fosse ora: quando alzai gli occhi dallo schermo realizzai che era notte e che tutti – mio padre, mia madre, mio fratello e il gatto – erano andati a dormire. Peccato, perché avevo una gran voglia di leggere a qualcuno il capolavoro che avevo appena terminato. E invece avrei dovuto aspettare l’indomani: un supplizio mica da poco. Avrei passato la notte insonne, in preda all’eccitazione. Quel romanzo era un ca-po-la-vo-ro, non c’erano altre parole, mi commuovevo al solo pensiero di averlo scritto. Presi a gironzolare per la cucina, attorno alla cesta del gatto, facendo qualche rumorino di proposito. Macché, niente, quella obesa palla di pelo russava come non ci fosse un domani. La gioia è davvero tale se non è condivisa? Mi veniva l’ansia. Avessi potuto leggerlo almeno a Rufus! Era il meno severo dei miei critici, di solito si piazzava sulla pancia, assorto, indifferente solo all’apparenza, ad ascoltare le mie storie. Al limite, se proprio si stancava, mi rifilava una zampata e pace. Non come mio padre e mia madre, per non parlare di mio fratello, che pur di demoralizzarmi arrivavano all’insulto. Lo avrei letto a me stesso, non avevo alternative. Così feci. Quei personaggi erano cosa viva. Li avevo descritti talmente bene, ma talmente bene, che sembravano in carne e ossa. La contessa Bellabona si sollevava dallo schermo, nella sua imponente figura di donnone pettuto, le vesti gonfie tipiche dell’aristocrazia settecentesca, il parruccone bianco che la faceva apparire alta non meno che larga, il neo dipinto sulla guancia sinistra. E presto mi accorsi che non solo emergeva dallo schermo, ne usciva proprio, prendeva a muoversi per la casa e parlava! Lei e il marchese Guastafaldo. «Marchese, non mi dia tedio, è stato il vezzo di una notte. Il mio cuore non è fatto per appartenere a questo o quello: la nobiltà è tanta, le contee e i possedimenti pure, lasci allor che io ne goda». «Contessa, con quale cecità i suoi occhi guardano la mia pena! Ella vuole il mio tormento, e irride il mio pianto!». Guardavo i miei personaggi inscenare il loro dramma nel mio salotto. Che dialoghi, che pathos, che trasporto! Al risveglio, il mondo avrebbe saputo della mia grandezza, della perfezione della mia scrittura: io meglio di Michelangelo, non avrei dovuto pronunciare la frase: “perché non parli”. «Le sue pene mi affliggono il cuore. Ma però pure quelle del duca di Cappellonia e del barone di Poggiogallo». «Allora… Ah, Geronzio! Filipperto! Brutte merdacce!». Il marchese si stava agitando. Lo avevo concepito così, geloso, frignone e un po’ villano. Era più basso della contessa di un buon mezzo metro. La parrucca non si sviluppava verso l’alto, ma verso il basso, dandogli da fisionomia di un cocker. E se non alzava le mani su Bellabona non era per educazione, ma per la certezza di avere la peggio. Prese a camminare in tondo borbottando come zio paperone, finché, a un tratto, trasalendo, sbarrò gli occhi. Mi aveva visto. «Ma… ma…», balbettò. «Ma quello è il demiurgo!», fece la contessa. E poi, per reverenza, si genuflesse allargando la gonna e portando il busto in avanti, in modo tale da mostrare tutta l’abbondanza del seno. Questo era un fuori programma. Questo, io, non l’avevo mica scritto. Però, in effetti, risultava coerente con le caratteristiche della contessa: dovevo sembrarle una divinità, altro che duchi, marchesi e baronetti, e mi bramava. Prese a civettare. Io non ne fui proprio entusiasta, perché mi ero dovuto documentare sulla fauna che abita nelle parrucche dei nobili settecenteschi, sulla loro scarsa attenzione all’igiene, su pitali, profumi per coprire la puzza e schifezze varie, per cui, ecco, un po’ entrai in agitazione. Tanto più che il marchese Guastafaldo l’aveva presa malissimo, aveva sfoderato il bastone da passeggio e, fattosi improvvisamente impavido – bella forza prendersela con un romanziere! – voleva difendere il proprio onor leso puranche contro il proprio fattore. Così la scena era questa: la contessa che mi braccava da sinistra, il marchese da destra. «Villanaccio», gridava, e spaccava vasi e soprammobili. Quel cazzo di Rufus, in tutto questo baccano, continuava a dormire. Mangiacrocchette a tradimento, mai che facesse il suo dovere da gatto da guardia. Si era svegliata invece mia madre. «Mamma, ho finito il romanzo!», le dissi, vedendola strascicare i piedi verso la cucina, e poi presi il colpo sulla testa. Quando rinvenni, mi ritrovai sul petto della contessa Bellabona. Aveva forse approfittato di me? Feci un balzo, allontanandomi da quel coacervo vivente di malattie veneree e poi, quello che vidi, mi fece rimpiangere di aver ripreso i sensi. Quello stronzo di Guastafaldo aveva presto accantonato il suo immortale amore per la contessa, e giaceva sul tappeto persiano di casa mia, con mia madre, mentre mio padre dormiva nella stanza accanto. Era troppo. Ingrati: li crei, gli dai vita, li descrivi così bene da farli uscire dal computer e loro che fanno? Ti trombano la mamma! Quando si dice che la scrittura regala più dolori che gioie… Mannaggia a me che li avevo concepiti così stronzi. Ma forse ben mi stava, avevo peccato di arroganza verso la natura. Come Prometeo, come l’apprendista stregone, pagavo il fio di aver forzato le leggi che reggono il mondo. Se le opere d’arte non parlano, evidentemente, c’è una valida ragione. «Guastafaldo, teniamo fuori le mamme!», gridai, e mi buttai nella zuffa. Mia madre prese presto le parti del marchese, e iniziò a tirarmi schiaffi. «Ma lo sai da quanto tempo non provavo un… sì, insomma, che credi? Che ne sai dei patimenti di una mamma!». Il marchese, coerentemente col suo aspetto di cocker, mozzicava. La contessa era sparita, e non voglio pensare in quale camera da letto si fosse infilata. Il colmo fu sentirmi le unghie di Rufus nella carne. Stronzo pure il gatto. Che bel sogno che stavo facendo, avevo scritto un romanzo fantastico, con dei personaggi così ben delineati che prendevano vita. Scagliai il gattaccio giù dalla mia pancia e dal letto, e posai lo sguardo sul sole rosso e nascente: questa vana e sciocca trama non era nulla più di un sogno di una notte di mezza est… Non finii di formulare il pensiero che il sangue mi si gelò nelle vene: la principessa Clamidia, la più racchia delle mie invenzioni, ronfava sul mio stesso cuscino.
  10. Edu

    [MI134] Silenzio

    Ciao, @Joyopi, non sono riuscito a commentarti la scorsa tornata, pongo rimedio adesso, e con pulci Let's go! Ok, ti ho avvisato, sto a spaccare il capello. Non c'è nulla di scorretto in questo periodare, però, forse, potrebbe essere alleggerito con poche accortezze evitando qualche relativa. Ad esempio "eppure Carlo ebbe la sensazione di accorgersi solo allora dell'accaduto". Ma magari è meglio la tua Ooooook, credo proprio che il crogiolarsi in queste immagini così strampalate sia una precisa e consapevole scelta. Il contro è un certo appesantimento e il rischio che suonino, appunto, strampalate. Ma voglio vedere dove vai a parare, quindi sospendo il giudizio. Però ti segnalo il refuso: cousine. Qui, secondo me, o "né la voce dell'uno né quella dell'altra" o "non poteva sentire la voce né dell'uno né dell'altra". Davvero? Circola questa cosa sui Carli? Mi ha fatto strano, avrei omesso la preposizione. Però sono andato a cercare sulla Treccani e, sì, effettivamente è corretto in entrambi i modi. A orecchio però non mi piace... vabbé, problema mio Abitando in città e avendo un unico affaccio su un cortile interno, mai come in questo periodo questa maledizione la sento mia! Ecco, appunto Mmm... mmm... è sordomuto? A voler essere pignoli dei cinque sensi ne ha perso solo uno, tatto, vista, olfatto e gusto ce li ha... degli odori ci sta, del tatto un po' meno, anzi, penso si tocchino più cose in casa che fuori. Ecco, questo sì! Buona la chiusa! Allora, @Joyopi. Nel complesso il racconto mi è piaciuto, e mi è piaciuta l'idea di immaginare coma questa situazione la viva un sordomuto. La si potrebbe immaginare da tante prospettive; sai che in questi giorni c'è un problema enorme con le persone autistiche, con persone che hanno malattie mentali, e molto più banalmente con i bambini, che a lungo andare ne soffrono. Saranno tempi davvero difficili, speriamo proprio che non duri 14 mesi! Ho paura che il disaggio sociale, a lungo andare, diventi inostenibile. Beh, un buon esercizio il tuo, quello di immaginare cosa provi una persona con disabilità. Secondo me, nel tuo immaginare, qua e là, qualche piede in fallo lo hai messo, e sono le parti che ti ho evidenziato, che non mi tornavano tanto. Ma ripeto, apprezzo l'idea e lo trovo un buon e non facile esercizio di uscita da se stessi (ora mi dirai che sei davvero sordomuto e dovrò rimangiarmi tutto). Sei riuscito a non scadere nel retorico, ma a tratti, tuttavia, corri il rischio, soprattutto nelle parti del ricordo, di un rivangamento un po', come dire? Non mi viene il termine, retorico sarebbe troppo, ma diciamo che è verso qella sfumatura che rischi di andare nel tracciare la figura del povero sordomuto che mai si aspetterebbe l'amore di Carla, e invece... Ok, ok, ho fatto la mia parte di rompiscatole, posso andare Alla prossima
  11. Edu

    Guanto di Sfida

    Mmm, bello!
  12. Edu

    Nani!

    Nano della quarantena sia, @H3c70r
  13. Edu

    Nani!

    1114 - Dildolo, nano dirottato, come tanti, per ovvie ragioni, verso la versione per adulti della favola GUCROEZPB D QALIHVTMFNS
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