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Ton

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  1. Ton

    [MI 138] L'ombra dei suoni

    Alla fine si svegliò. La stanza era stipata stretta che non ci si stava tutti e dovemmo metterci in fila, entrare uno a uno come fossimo in udienza privata, nel sacro riserbo di un confessionale. Io ero la quarta dietro Michele, Simona e la mamma. Avrei preferito entrare con lei, ma la stanza era davvero stretta dicevano. Le settimane precedenti erano state un miscuglio di umori sbilenchi e altalenanti e avevano contribuito a caricare l’attesa di uno spesso strato d’afa che in casa non si respirava più. Io indossavo il vestito buono della comunione, bianco e trasparente che mamma non se n’era accorta quando aveva comprato la stoffa dalla signora difronte e sotto il sole di Giugno pare che il parroco si era fatto tutto rosso a vedere le mie tettine non ancora formate, e papà se n’era accorto prima di tutti, che lui ascoltava con gli occhi e non si era mai fatto stordire dalle litanie cantilenate dal pulpito. Ci avevo pensato parecchio a cosa avrei detto per prima cosa a papà una volta entrata nella stanza. Avevo pensato anche a cosa avrebbero detto Michele, Simona e mamma che sarebbero entrati prima di me e non volevo che fosse qualcosa di simile a quello che gli avrebbero potuto dire loro. Volevo che fosse qualcosa di speciale. All’inizio me l’ero presa parecchio per quel quarto posto: ero sicura che se papà avesse potuto scegliere mi avrebbe fatto entrare per prima, ma mamma diceva che già soffriva abbastanza ad entrare dopo Michele e Simona e che non sarebbe entrata per ultima, fa la brava per favore. Il corridoio dell’ospedale era bianco sporco e le monache nere che correvano dappertutto sembravano macchie d’unto che si espandevano nell’aria come un brutto male. Lo so, a sentirmi parlare così non sembro una bambina. Me lo dicevano anche i ragazzini a scuola e pure la maestra, tanto che se la pigliava a male se parlavo così davanti agli altri perché lei a dire il vero parlava uno schifo. Ma voi che cavolo ne sapete di quello che facevamo io e papà? Anche a me sarebbe piaciuto guardare la TV come tutti e rincretinirmi come quei ragazzini bavosi che sgranano gli occhi e fissano le soubrette con la bocca aperta. Cioè forse non mi sarebbe piaciuto quello, ma magari avrei voluto sapere cosa si sussurravano all’orecchio quei due attori prima del bacio appassionato, o anche solo che tempo avrebbe fatto domani secondo quel tizio in giacca e cravatta che muoveva le mani a casaccio e sembrava facesse una danza della pioggia. Va bene lo ammetto: qualche volta sgattaiolavo in camera di Michele quando lui era fuori e accendevo un po’ l’unica TV che c’era in casa. Qualcosina l’ho vista anch’io. Ma più che altro, io e papà le cose da vedere ce le creavamo noi. Leggevamo tutte le sere, e la domenica tutto il giorno, tanto che la mamma doveva venire a sgridarmi per farmi fare qualcosa di utile in casa. Papà allora sorrideva e mi lasciava andare con una carezza. Ho imparato così tutte queste parole da grandi: leggendo a voce alta tutto quello che papà mi metteva sotto agli occhi. All’inizio ogni tanto leggeva anche lui, o almeno ci provava, ma veniva sempre fuori un suono strano che somigliava a quella volta che ho messo sotto il gatto della signora difronte con la bici. A me comunque non importava e gli chiedevo di leggere, ma lui non si fidava e voleva che leggessi sempre io. Non capisco perché papà doveva venire proprio qui. Sarà almeno un anno che aspettiamo in fila per entrare e non si fa vivo nessuno ad aprirci la porta. La mamma ha detto che se non arriva il dottore non possiamo entrare perché magari papà è mezzo rincoglionito e gli piglia paura a vederci sfilare come ombre. Ogni tanto chino la testa di lato per sbirciare se si muove qualcosa, macché. S’è fatta sera e il sole ha smontato dal turno di lavoro e ora c’è la luna. Meglio così, a me la luna piace di più, ma le gambe cominciamo a formicolarmi dappertutto. Avrei preferito andare in un bell’ospedale, sono sicura che anche a papà sarebbe piaciuto di più. Un bell’ospedale candido e silenzioso come quello dove è morta la nonna, coi fiori freschi alla finestra e una luce bianca talmente forte che persino le ombre si andavano a nascondere per non disturbare nessuno. La mamma però ha detto che un posto così non ce lo possiamo permettere, che la nonna prima di morire ha scritto una cosa dove purtroppo i soldi che aveva li ha usati per morire il più comoda possibile e a noi non ce n’è rimasto niente. E allora papà si è dovuto accontentare di un letto alla casa dei matti dove ogni tanto lavora anche il suo dottore. Finalmente Michele e Simona hanno finito. Li guardo uscire a testa bassa dalla stanza, uno dopo l’altro, col dottore che li accompagna all’uscio e subito richiude la porta alle spalle. Quando entra mamma ormai dietro di me c’è solo una monaca che spazza il corridoio e allora mi arrischio a origliare. Sento che il dottore spiega a mamma dell’impianto che hanno messo in testa a papà, o nelle orecchie, non ho capito. Ha un nome come uno scarafaggio, cochlear, e io inizio a preoccuparmi. Non è che a papà hanno messo degli scarafaggi in testa? Anche mamma esce e tocca a me. Siccome che occupo poco spazio il dottore rimane in camera con me. Forse ha paura che salti addosso a papà e gli tiri via gli scarafaggi dalle orecchie. Papà è seduto su di una sedia accanto alla finestra. Pensavo di trovarmelo steso a letto, mezzo rincoglionito come diceva mamma, invece mi guarda appena entro e ha gli stessi occhi di quando leggiamo la sera: occhi che ti ascoltano tutta. – Papà? – Mi ero preparata tutta una serie di cose belle da dire me a vederlo così mi sono spaventata e non ho spiccicato altro. La cosa che mi ha spaventata di più, comunque, è che papà mi ha risposto. – Ciao tesoro. – Papà mi sente. Ci sente. – Cosa fai alla finestra? – Ascoltavo. – Cosa? È tutto silenzioso. Papà mi guarda come quando leggo qualcosa e non scandisco bene con le labbra e lui non ha capito e io allora so che devo ripetere più lentamente. – Non è silenzioso. Non capisco. Io non sento niente. – Ho capito papà! Non ci sei abituato, ecco tutto. Senti. Questo è il “silenzio”. – Uhm… no, non è il silenzio che conosco io. Non so che dire. Rimango imbambolata come quando aspettavo in fila. All’improvviso, dal fondo del corridoio una matta attacca ad urlare e papà drizza la testa. – Ecco. Questo è il silenzio che conosco. ----- Traccia di mezzogiorno
  2. Ton

    Mezzogiorno d'Inchiostro 138 - Topic ufficiale

    Complimenti ai vincitori, e soprattutto alla superba @Ippolita2018 che ho votato, assieme ad @Elisabeth e @Befana Profana (che voto troppo spesso ultimamente, soffro il caldo). Grazie a chi mi ha votato. Riceverete il bonifico come concordato. Alla prossima
  3. Ton

    [MI 138] L'ombra dei suoni

    @Ippolita2018 e chissà perché anche tu, come @Macleo, sei una di quelli che aspetto con più curiosità (e ansia) ad ogni racconto. Non mi sento apposto se non trovo un tuo commento. Grazie mille, come sempre
  4. Ton

    [MI 138] L'ombra dei suoni

    @Alba360 Mi date da riflettere, visto che a me sembra sempre che il mio modo di scrivere in realtà dica troppo poco e con troppi caratteri, mentre più volte mi avete segnalato un scrittura densa. Comunque, se questo racconti ti ha fatto fermare un po' a riflettere e a pensare sui personaggi e sulla storia, mi ritengo molto soddisfatto Grazie mille
  5. Ton

    [MI 138] L'ombra dei suoni

    @Garrula grazie mille per il passaggio
  6. Ton

    Cosa state leggendo?

    Circa dieci anni fa lo lessi per la prima volta (in inglese). È arrivata l'ora di vedere quali mondi mi aprirà la versione italiana. Per il prossimo anno e mezzo dovrei essere apposto
  7. Ton

    Cosa state leggendo?

    18 anni di saluto alla bandiera. Ti paresse niente
  8. Ton

    Cosa state leggendo?

    Siete delle adorabili cacchine Tranne @Ippolita2018 che è adorabile e basta Non ho potuto riprendere la lettura oggi, ma fino a pagina 121 tutto fila liscio P.S. ancora non ho capito quella cosa dell'americano. Suppongo sia un insulto ma a me suona tanto come complimento
  9. Ton

    Cosa state leggendo?

    @mercy c'è sempre la terza opzione: Ton pensa di averci capito qualcosa ma, come al solito, non c'ha capito niente
  10. Ton

    [MI 138] L'ombra dei suoni

    @Rhomer grazie mille Ci ho pensato un po' al discorso diretto che la bimba fa per "giustificare" il linguaggio, visto che non sei l'unico che me l'ha fatto notare. Resto convinto che abbia un senso e una sua utilità all'interno del testo (la bambina mostra un senso di protezione nei confronti di tutto ciò che riguarda il suo rapporto col padre, e subito dopo contestualizza la spiegazione con l'esempio della maestra e dei compagni, che contribuisce al senso di solitudine della bimba, come se esistessero due mondi: quello dove ci sono lei e il padre, e quello dove ci sono tutti gli altri). Ma sicuramente poteva essere scritto meglio eh
  11. Ton

    Cosa state leggendo?

    È un tema complesso sviscerato in modo altrettanto complesso e approfondito, ma i concetti sono molto lineari e immediati, ed è proprio una delle cose che sto apprezzando di più. Appena trovo qualcosa che non ho capito vi faccio un fischio così mi aiutate
  12. Ton

    [MI 138] L'ombra dei suoni

    @Macleo sei uno dei miei lettori preferiti, e non perché mi fai sempre un complimento, ma perché leggi oltre la struttura del racconto e dentro il senso di quello che cerco di esprimere sotto la superficie del linguaggio. Grazie, è sempre un piacere
  13. Ton

    Cosa state leggendo?

    Mi sa che non hai idea della robaccia che leggo io sotto l'ombrellone Comunque sarà che mi sono abituato a Manganelli, o che sicuramente mi perdo qualcosa, ma non mi pare tanto complicato fino ad ora
  14. Ton

    Cosa state leggendo?

    @Ippolita2018 era una citazione da un film in cui compare il libro ma con quel titolo
  15. Ton

    Cosa state leggendo?

    @mercy @Ippolita2018 è forse il primo autore italiano che leggo in materia, ma mi sta piacendo parecchio. Cioè, non è Russell, ma per ora è interessante. Se continua così dovrò aggiungerlo alla lista assieme a Manganelli... Mannaggia la miseria quanti libri da comprare
  16. Ton

    [MI 138] L'ombra dei suoni

    @Befana Profana @AnnaL. @RomBones grazie mille per il passaggio e per le belle parole Vi risponderei nel dettaglio ma ne verrebbe un racconto a capitoli, quindi mi limito a citare il commento di cui, personalmente, sono più fiero. Perché è poi quello che vorrei sempre trasmettere a chi legge i miei racconti (che sì, sono complessi, astrusi e forse anche troppo oscuri a volte. Amo la letteratura che gioca con la letteratura, e non si limita alle convenzioni), ma che alla fine faccia dire, almeno a una persona che mi legge: Grazie
  17. Ton

    Cosa state leggendo?

    Per alternare con un po' di saggistica: Essenza del nichilismo di Emanuele Severino, meglio noto come "Mattone polacco minimalista di scrittore morto suicida giovanissimo", copie vendute: 2
  18. Ton

    [MI 138] L'ombra dei suoni

    @Lo scrittore incolore ti ringrazio per i complimenti mi dispiace sia risultato troppo oscuro, anche se poi in realtà non più di tanto, ma di sicuro voglio che al lettore qualcosa arrivi. Direi che, se per le atmosfere sembro avere una certa predisposizione, per tutto il resto non ho ancora capito dove mettere mano Grazie e alla prossima
  19. Ton

    [MI 138] L'ombra dei suoni

    @Almissima scusa, ho dimenticato di risponderti. Probabilmente il dettaglio del cochlear era esagerato: avevo pensato al paragone sonoro con la parola cockroach (scarafaggi) per rimarcare sulla sottotraccia psichiatrica (alcune domande da porsi: perché il dottore resta nella stanza? Perché la bambina pensa che abbiano messo gli scarafaggi in testa al padre?) Vabeh, giusto per
  20. Ton

    [MI 138] L'ombra dei suoni

    @mercy forse ho esagerato, hai ragione Riguardo lo spoiler Non volevo imbrogliare o prendere in giro nessuno, ma creare appunto un narratore inaffidabile e bilanciare aiutando il lettore con qualche indizio qui e la (di ambientazione o di racconto). Caspita, grazie! Devo capire cosa significa ora e come migliorare il resto Se mi insegni come rivisitare volentieri Come sempre (vedi a che servono i tuoi commenti?)
  21. Ton

    [MI 138] L'ombra dei suoni

    @m.q.s. grazie mille Diciamo che ogni tanto mi lascio andare troppo al discorso sciolto e alla sperimentazione Faulkneriana, e non sempre riesce bene o è efficace quanto vorrei in lettura. In particolare, qui la forma doveva aggiungere dissonanza al racconto, mostrando l'inaffidabilità del punto di vista della narratrice in relazione al suo comprendere/non comprendere la condizione del padre. Guardo il lato positivo: mi ritengo soddisfatto della dissonanza visto che ha già dato fastidio a tutti
  22. Ton

    [MI 138] L'ombra dei suoni

    @Almissima acc... ho perso un voto per un minuto pare Al di là di questo, ti ringrazio per essere passata e per il commento positivo che fa sempre piacere riguardo questo punto: Ho cercato di evitare ogni conferma effettiva della sordità del padre proprio per questo motivo non è detto che sia sordo (trovandosi appunto in un manicomio e visto il finale)... è possibile che la "sordità" sia solo la soluzione a cui è giunta la bambina, ma non è detto che sia effettiva
  23. Ton

    Mezzogiorno d'Inchiostro 138 - Off Topic

    Vedete di ammetterla che mi ha già promesso il voto
  24. Ton

    [MI 138] L'ombra dei suoni

    @ivalibri grazie per essere passata e per il commento approfondito Ho provato a bilanciare la voce da bambina per evitare di uscirmene con un racconto monocorde, anche per evidenziare il rapporto speciale tra la bambina e il padre sordo che motiva questo modo di parlare ("maturo" solo a tratti come quello di una bambina in quel caso). Per quanto riguarda il finale, aspetto di vedere se qualcun altro lo capisce prima di arrendermi
  25. Ton

    Mezzogiorno d'Inchiostro 138 - Topic ufficiale

    Traccia di mezzogiorno. @Poeta Zaza oh, anche quando fai tardi arrivi comunque un attimo prima di me. Dì la verità, mi spii
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