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Stefano75

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Stefano75 ha vinto il 17 marzo 2012

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Su Stefano75

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  • Compleanno 12/08/1975

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    Maschio
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    Tra Venezia e Padova

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  1. Stefano75

    La scoperta

    Molto carino, complimenti Ginevra. Nemmeno io c'ero arrivato se non all'ultima parola, e mi hai strappato un sorriso. Stile scorrevole e lineare, perfetto per il tipo di racconto. Ok anche l'utilizzo dei nomi, invece mi stridono un po' le poltrone.
  2. Stefano75

    Non andare via

    Ciao Danica e grazie per averlo letto. Non volevo dare l'impressione che lui sapesse tutto. La tua idea di aggiungere un elemento fuorviante mi piace e avrebbe forse dato più equilibrio al racconto. Grazie del suggerimento.
  3. Stefano75

    Non andare via

    Grazie Ginevra per l'attenzione e per il tuo commento. Sì, la digressione toglie ritmo alla narrazione. Chissà perché ci casco sempre...
  4. Stefano75

    Non andare via

    Perché solo suo? qui non mi è chiaro il riferimento. Lei non era pronta a cosa? poco chiara come frase: il passato non ti dice chi sei ma ti ricorda origini e radici. Ma perché chi dovresti essere se non radici e passato? Noi siamo il risultato del nostro passato. Tu mi potresti dire che il protagonista la pensa in maniera diversa ma il problema è che io non riesco a capire, in questa frase, cosa il protagonista voglia dire. Ciao Sissi, grazie per le correzioni e i suggerimenti. Rispondo alle tue domande: Privilegio solo mio perché il poterla fissare a lungo, da una certa angolazione e da distanza ravvicinata lo può fare solo il suo amante. Ecco, mancava il da distanza ravvicinata. Lei non era pronta a cosa? Il giorno prima erano stati al cimitero per il primo anniversario della morte di sua nonna. Non era pronta ad affrontare un sogno con lei protagonista la notte stessa della visita. il passato non ti dice chi sei ma ti ricorda origini e radici. Ma perché chi dovresti essere se non radici e passato? Noi siamo il risultato del nostro passato. Non sono d'accordo con te, mi sembra troppo riduttivo. Se fossimo solo radici e passato non avremmo la capacità di cambiare. La possibilità di reagire in modo diverso agli stessi stimoli è una caratteristica che non può essere ricondotta - a mio parere - solo a ciò che siamo stati fino a ieri.
  5. Stefano75

    Non andare via

    Ciao Unius, grazie per la tua attenta analisi. Non riesco a determinare - avendolo scritto - se la conoscenza di lui del passato di lei possa essere invadende o esagerata. Però penso che l'unicità del singolo possa essere preservata anche se si conosce tutto dell'altro. Perché il conoscere non significa necessariamente capire. Concordo con te che, tirando le somme, il vero protagonista del racconto sia lui. È lei la figura forte, nonostante la sofferenza per la nonna. Lui "usa" la sua forza e ne fa la sua radice, il suo unico punto fermo. Il racconto è stato scritto di getto, senza troppi ripensamenti sui contenuti. Effettivamente non si sa cosa lei sappia di lui, ma nella mia "immagine mentale" del racconto anche lei sa tutto sul suo passato, dolori e desideri.
  6. Stefano75

    Non andare via

    ti sciogli immagino. Le piccole imperfezioni le ha già tutte evidenziate enrikus. Speravo di poter sviscerare dotte bacchettate su un racconto in cui vi era un solo commento. E invece,,, Stupendo. Ogni donna vorrebbe avere nel letto e al suo fianco un uomo come il protagonista. Sei riuscito a cogliere l'essenza di entrambi i personaggi in maniera superba. Bravo Ciao bibì, grazie per averlo letto e per il commento. Mi hai fatto arrossire...
  7. Stefano75

    Non andare via

    Ciao Enrikus, grazie per averlo letto. Concordo con te che la digressione spezza un po' il ritmo e stona con il resto della narrazione. Cado spesso in questo in questo tipo di errore. Grazie per questa e le altre segnalazioni grammaticali.
  8. Stefano75

    Non andare via

    Commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/20261-i-contorni-del-cuore/ Riemergo dal sonno, forse svegliato dal colpetto sul fianco che farai finta di avermi dato per sbaglio. Perché, in fin dei conti, lo fai sempre: quando non riesci a dormire mi svegli e mi fissi, non puoi sopportare che io dorma e tu no. Mi giro ed eccoti lì, non appena riesco a mettere a fuoco la vista. Ogni mattina guardarti è una sorpresa, perché riesco a scorgere particolari sempre nuovi. Quelle efelidi ad esempio, appena pronunciate in inverno, ma che in estate esplodono in un gioco unisci i puntini fino all’infinito, o quel naso appena storto, che si nota solo fissandoti a lungo da una certa angolazione, privilegio solo mio. E quella bocca dal taglio nobile, che tanto mi ricorda alcuni ritratti di donne del ‘500. Ma oggi c’è qualcosa di diverso. Hai qualcosa di troppo grande per tenertelo dentro, te lo leggo negli occhi, e io mi sento utile perché sono sempre e comunque la tua prima scialuppa di salvataggio; che qualche volta fa acqua, e magari non ti porta in salvo ma, nonostante tutto, la tua prima scelta. Ora che i miei sensi cominciano ad assestarsi, mi concentro sui tuoi occhi, che non sono gonfi solo dal sonno. E infatti mi basta un gesto per vedere la prima lacrima bagnare il cuscino. Ti accarezzo una guancia e ti scogli, sembri voler scomparire dentro il mio abbraccio. E io mi sento così egoisticamente e meravigliosamente utile ad essere lì con te e per te in questo momento. “Ho sognato di mia nonna”, sussurri. Mi devo sforzare per capire cosa questo significhi per te, e in particolare oggi. Perdere i nonni in età adulta fa parte dell’ordine naturale delle cose, è un appuntamento spiacevole a cui non vorremmo andare, ma che sappiamo già fissato. Quando purtroppo accade, è come se la fase del lutto fosse già elaborata. Forse è solo un modo che abbiamo per sentire meno male. E di solito funziona. Ma non per te, non in questo caso. Di solito gli eventi vissuti durante il giorno non entrano nei sogni la notte seguente, la nostra mente ha bisogno di elaborare le informazioni, interiorizzarle secondo meccanismi tuttora sconosciuti. Ma stavolta sono entrati spalancando prepotentemente la porta, facendo entrare un freddo che ti penetra nelle ossa. E tu non eri ancora pronta; anche se, in fondo, non lo sarai mai, perché il tempo non altera i ricordi più vividi. Il tempo non guarisce, indurisce semmai. Solo perché non riusciamo ad accettare di cascarci un’altra volta, e poi un’altra ancora, semplicemente impariamo a reagire diversamente a determinati stimoli e percezioni, e ogni volta non cadere nel vortice della malinconia diventa un po’ più facile. Ieri era il primo anniversario della morte di tua nonna, e siamo andati insieme al cimitero a salutarla. È passato solo un anno, anche se, in realtà, se n’era già andata molto prima, chiusa in quel male terribile che ti toglie i ricordi e rende estraneo tutto, persone e cose. Quel male il cui nome ricorda più un attaccante tedesco del Bayern Monaco che una malattia. Ho avuto la fortuna di conoscerla quando ancora aveva qualche lampo di lucidità; ricordo ancora lo sforzo che fece per alzarsi dalla sedia la prima volta che mi vide. Non per me, ma per cosa io rappresentassi per te: il compagno della sua nipote prediletta. La nipote che, assieme a tua madre, aveva cresciuto. Era più di una nonna, era il metronomo che scandiva le tue giornate. A voce bassa, scandendo le parole, mi racconti il sogno. Forse per controllare il pianto, o forse perché lo stai rivivendo anche ora, da sveglia. Una giornata come tante, in cui dopo cena scendevi al piano sotto, dove abitava con tuo nonno, a guardare la televisione. Forse era la serata di Dallas, non ricordi bene, ma ciò che ti rimane impressa è l’immagine di te e lei sul divano. Lei che ti accarezza le gambe, per ore, ininterrottamente. Quando eri piccola, davanti alla televisione, come quando eri grande e andavi all’università, davanti ai libri. Forse è per questo che schiavizzi me, ora, sul divano: non posso sedermi se non con le tue gambe sopra le mie. Ora lo capisco, e sono contento che tu abbia scelto me per soddisfare questo tuo bisogno primario. Ma è la frase che ti ha fatto svegliare di soprassalto a farti male, una frase che non riesci a dimenticare. È tardi, e tua madre, come faceva sempre, dal piano di sopra batte il mestolo sul pavimento per ricordarti che è ora di andare a dormire. Tu scatti in piedi, ma tua nonna ti blocca e ti guarda. “Non andare via”. Solo tre semplici parole, ma non è difficile capire cosa ti stiano scatenando dentro. Il sogno ti ha travolto perché era una replica di quelle giornate lontane, semplici e vere. Così vivido da darti l’illusione di poter correre da lei, ora, come se fosse ancora lì, nel piano inferiore, ad aspettare la sua nipotina. Solo ora posso capire quanto male ti faceva quando, nell’ultimo periodo, non ti riconosceva nemmeno più. Ieri, al cimitero, siamo stati qualche minuto davanti alla sua tomba. Le hai parlato in silenzio, poi ti ho accompagnato da tuo nonno, sepolto qualche metro più in là. Non ho fatto in tempo a conoscerlo, ma dalla foto sulla lapide sembrava un tipo simpatico. Io non vado mai al cimitero, e nel non vederli insieme, vicini, ho provato una profonda tristezza. Mi hai spiegato che è normale, che se non acquisti uno spazio per una tomba di famiglia non puoi pretendere che i tuoi parenti possano essere sepolti uno accanto all’altro. Ricordo di aver pensato che una coppia, che è stata insieme per così tanti anni, forse, vorrebbe restarlo poi per l’eternità. Forse è veramente così, o forse ci piace solo pensarlo. Perché il cimitero è per i vivi, per chi resta, non per chi se n’è andato; loro, probabilmente, hanno altro a cui pensare. Poi abbiamo girovagato tra le tombe, tra altri tuoi parenti e conoscenti. Abbiamo ricostruito la storia degli ultimi decenni del tuo paese, come scorrere un album di un’unica grande famiglia, narrato tra un “questo è il nipote di quell’altro” e “questo aveva il negozio di generi alimentari dove ora c’è la gelateria”. Ricordo il mio sentirmi spaesato, in quel contesto. Estraneo a quello scenario fatto di continuità e ricordi, in questo come in qualsiasi altro album di famiglia. Non ho mai voluto pensare troppo al passato, non perché il mio sia particolarmente doloroso, ma perché concentrato su presente e futuro. E per non rimpiangere le cose che non avevo avuto ed essere pronto ad accettare nuove sfide. Ma ieri ho capito una cosa: il passato non potrà certo dirti chi sei, ma ti ricorda quali sono le tue origini, le tue radici, ed è un buon punto di partenza. Io vedo le tue, così profonde e radicate, e capisco perché sei così attaccata alla terra. Cerco le mie, e faccio fatica a scorgerle. Per scelte non mie, più volte ho dovuto cambiare casa, luoghi e amici. Ricominciare ogni volta da capo era diventato normale. Ho sempre pensato di poter vivere in ogni luogo. La malinconia di lasciare qualcosa o qualcuno veniva sempre vinta dalla curiosità per il nuovo che mi si presentava davanti. Ho sempre scelto di ricominciare da capo. Ma ora ricomincerei sempre da te, scegliendoti ogni giorno. Ti guardo ancora, nel letto, mentre cerchi una posizione più comoda. Ti fisso, lascio che il tempo passi senza rendermene conto. In questo momento sono così fragile che potresti distruggermi, farmi in mille pezzi se solo lo volessi. Forse l’amore è proprio questo: il sapere di potersi abbandonare, mettere le proprie debolezze nelle mani di un’altra persona sperando che non se ne approfitterà mai. Ti osservo mentre lentamente ti calmi. I tuoi respiri si fanno più regolari e profondi. Continuo ad osservarti finché ti riaddormenti, perché in fin dei conti è domenica e chi se frega se la mattinata se ne andrà così. Ti annuso, cercando la sicurezza del tuo odore, che saprei riconoscere ovunque. E ora, solo ora che sei inoffensiva mi lascio andare anch’io. Perché dei due sono l’uomo e ci tengo al mio ruolo, vero o presunto. Perché anche la paura fa parte dell’amore, in barba ai luoghi comuni. La paura di perderti, o di non essere all’altezza. La paura di non riuscire a leccare via tutto il sangue dalle tue ferite. E senza che riesca a controllarlo, anche i miei occhi si gonfiano di pianto. Ti annuso ancora, e sai di buono, sai di casa. E finalmente ne comprendo il mio significato personale: per me casa saranno tutti i luoghi del mondo in cui potrò riconoscere il tuo odore.
  9. Stefano75

    I contorni del cuore

    Bel racconto, struggente e malinconico, che trasmette la sofferenza e l'amarezza del protagonista. Bella la rappresentazione delle due amiche, in particolare di quella bruttina. Il "barbetta" mi ha fatto sorridere: tanta autorevolezza che vacilla davanti al semplice sguardo di una biondina (triste verità!). La lettura è scorrevole, salvo alcuni punti, che riporto di seguito, dove è invece poco fluida. Sono frasi che sanno di già sentito e appensantiscono la lettura. L'unico errore è quello già segnalto da Bradipi: il ragazzo non poteva sapere del trasferimento in Emilia, dal momento che non conosceva direttamente la ragazza né suoi amici o conoscenti. Personalmente avrei preferito non sapere del trasferimento. Mi spiego meglio: di punto in bianco la ragazza sparisce e il protagonista di lei non sa più nulla. Sarebbe stato, a mio parere, più in linea con lo stile del racconto.
  10. Stefano75

    Un aspetto comune

    Mi è piaciuto. Racconto gradevole, scritto in maniera abbastanza scorrevole. Bella la caratterizzazione del protagonista: un contrasto tra gentile e sadico che, forse, avrebbe meritato di essere più approfondito. Hai privilegiato le azioni alle riflessioni, il che aiuta il lettore a vivere la scena, ma lascia un che di incompiuto. Giunto alla fine, è come se mi aspettassi ancora qualcosa. Al di là dei tanti validi commenti e suggerimenti che hai già ricevuto, un unico appunto: Durante la lettura mi sono chiesto: "quale ragazzina? Mi sono forse perso qualcosa?" Non ero riuscito a legare "un'altra persona" a "la ragazzina". Questo passaggio forse poteva essere descritto più chiaramente. Al prossimo!
  11. Stefano75

    Il Fuoco nell'anima

    Bruna, è stato un vero piacere scriverla. Un bacio a te e Michele
  12. Stefano75

    La gabbia invisibile - Stefano Baldoni

    Buongiorno a tutti! Segnalo l'intervista che mi ha fatto Sharma nel suo blog, che va a integrare la recensione: http://lepaginedisharma.it/la-gabbia-invisibile/
  13. Stefano75

    I personaggi più odiati

    Come darti torto? Stava sulle p.... anche a me. Però un personaggio del genere in un romanzo a quel tempo era una novità.
  14. Stefano75

    La gabbia invisibile - Stefano Baldoni

    Buonasera a tutti! Segnalo due nuove e belle recensioni de La gabbia invisibile: Nel blog Contorsionista di Parole Book Blog http://francescast84.blogspot.it/2013/07/la-gabbia-invisibile-recensione.html E nel blog Libro-Mania http://www.libro-mania.com/la-gabbia-invisibile/
  15. Stefano75

    Fantasia 3000 - AA.VV - a cura di Verdecammino Forum

    Bellissima la copertina!
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