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Miss_B

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  1. Miss_B

    Cosa state leggendo?

    Marina - Zafon Qualcuno l'ha letto?
  2. Miss_B

    Haunted- Capitolo I

    Grazie a tutti quelli che mi hanno risposto per cominciare! e naturalmente grazie dei consigli che ora provvederò a mettere in atto: ho visto che siete tutti dello stesso parere per quanto riguarda la consecutio temporum e anch'io mi sono accorta di questa pecca. Anche per quanto riguarda la storia dell'incidente devo descrivere meglio; il fatto che la madre Ivonne non si ritrovi ha una sua spiegazione che approfondirò negli altri capitoli, in effetti questo prologo mi serve per dare un'introduzione e un pò di mistero alla faccenda visto che come avrete capito non sono persone molto "normali". Questo senz'altro sarà una cosa che sistemerò, grazie ancora Eheh bella domanda... dopo spiegherò tutto ma per come si evolverà la storia, quando approfondirò ciascun personaggio, capirete perchè NON possono essere trovati dei corpi ^_^ Sarei curiosa di sapere il perchè diciamo che mi rendo conto che la storia sembri con un inizio banale, in effetti un pò lo è ma come si dice è solo l'inizio... Approfondirò ... Thanks Che dire grazie a tutti, ho segnato ciò che devo cambiare e migliorare e mi è venuta anche un'altra idea! A presto
  3. Miss_B

    Hopeless- Introduzione

    Non mi piacciono questi punti di sospensione, prova a cambiare forma. Un solo punto esclamativo molto è una ripetizione; introversa e chiusa sono sinonimi Stai urlando? Non so, trovo inutile che tu scriva ciò; in ogni caso PAZZIA, lo stai urlando? Un solo punto esclamativo! perchè inaspettato? spiega. la sofferenza che si prova" è meglio. Senza la virgola dopo perso; alla sofferenza PER la morte o PER la perdita di un parente. dopo uscire il punto e virgola. senza ma. Riformula la parte sottolineata, sembra una frase fatta e anche male. Un solo punto interrogativo! No,no, no! sembra una favola per bambini... "..." i dialoghi vanno scritti così! A capo ogni volta che cambia il personaggio che parla. 2 si scrive a lettera PEr sempre minuscolo un punto esclamativo Io ti direi di rivedere proprio tutto, a partire dalla stessa trama, alquanto monotona. Cambia le parole, sono troppo semplici e scontate! Cambia l'impostazione sintattica... e poi riposta!
  4. Miss_B

    Lunghezza Capitoli

    Renderlo noioso è quello che non voglio fare... poi molte cose sono lasciate volutamente con un punto di domanda perchè vorrei approfondirle in seguito, in modo da rendere la situazione interessante e spingere chi legge ad andare avanti nella lettura
  5. Miss_B

    Haunted- Capitolo I

    ~Field of Innocence~ «Clare! La mia bambina» disse Ivonne prendendo la figlioletta in braccio e accarezzandole i morbidi ricci biondi che le ricadevano sulle spalle. La bambina le sorrideva sempre ed era raggiante quando la madre la prendeva in braccio e la faceva volare in alto come una farfalla. Aveva i suoi stessi occhi verdi, velati da un alone di malinconia, quella stessa malinconia che aveva da sempre caratterizzato la vita di Ivonne, fin dalla sua nascita. Fece sedere la bambina sul soffice prato che circondava la loro casa in Lousiana e entrò in casa per prendere un giubbino per la figlia: l'aria si stava irrigidendo. «Aspettami qui, Clare. Non piangere, la mamma arriverà presto» le disse per tranquillizzarla. Presto entrò in casa e presa la giacca si diresse nuovamente in giardino dove vide la bambina in lacrime e un temporale in arrivo. «No, Clare. Quante volte ti ho detto che non devi piangere? No, piccola mia, non devi fare così» le disse Ivonne riprendendola in braccio e calmandola. Pian piano anche il temporale prese a svanire e il sole ricomparve dietro le nuvole grige. Con il tempo la bambina aveva imparato a placare i suoi istinti e le sue passioni, aveva imparato l'arte della pazienza nonostante il suo temperamento aggressivo ereditato dalla madre. Agli altri appariva come una bambina tranquilla, e molto bella; tutti i genitori la invidiavano. Invidiavano la sua bellezza, la sua intelligenza, la sua tranquillità e Ivonne non avrebbe potuto che esserne fiera ma in realtà non lo era affatto. Avrebbe preferito senz'altro che la sua bambina non fosse al centro delle attenzioni dei vicini, che fosse lontana dagli sguardi estranei, che la sua continua fuga finisse una volta e per tutte, ma Clare, ancora piccola, non era in grado di capire ciò e non voleva altro che essere apprezzata da tutti i conoscenti, non voleva altro che i regali che le facevano e le attenzioni che riceveva. «Ivonne, come sta la piccola? E' molto che non la vedo» le dicevano spesso i vicini. Era vero: Ivonne non amava mostrare la sua bambina, sempre spaventata che qualcuno di troppo pericoloso la notasse. Si potrebbe pensare che Ivonne fosse una madre fin troppo apprensiva: in effetti lo era, ma aveva i suoi buoni motivi. Da quando era rimasta incinta di Clare aveva cambiato cinque cittadine, i primi due mesi di gravidanza aveva vissuto a Saint Louis, e nei mesi seguenti aveva fatto la spola tra Nashville, Jackson, Seattle e Boise senza mai riuscire a trovare tregua. Infine aveva dato alla luce la sua tanto attesa bambina a Kentwood, un piccolo paesino della Lousiana, convinta che lì non l'avrebbero mai trovata. Le diede il nome di Clare, colei che decide, e già il nome faceva intuire il carattere che l'avrebbe caratterizzata: una bambina ardente e flemmatica che dirige a bacchetta il suo piccolo mondo. Ma da cosa scappava quella mamma tanto premurosa? «Oh, Evie, Clare ha la febbre, è malata» mentì Ivonne. «Quanto mi dispiace, spero guarisca presto, mandale tanti baci da parte mia» le rispose la vicina. Ivonne e la figlia passarono tanti bei momenti felici, momenti importanti per il rapporto di una madre e di una figlia fin dalle prime poppate al primo giorno di scuola. Peccato che questo periodo fu molto più che breve. Una mattina fresca di aprile Ivonne uscì con la sua piccola per andare a fare compere ma da quella gita in macchina non tornò mai più. La macchina fu trovata in fiamme e i corpi della donna e della figlia non furono mai ritrovati. Molti dissero che era impossibile che la donna e la figlia si fossero salvate, eppure non si riusciva a spiegare come mai i corpi non fossero stati ritrovati: questo fu archiviato come caso irrisolto. Non vi fu mai uno scontro automobilistico come i giornali scrissero per tentare di trovare una soluzione al caso, eppure la macchina era completamente distrutta quasi fosse stata travolta da un tir. Non vi si trovarono tracce di benzina, e ciò non spiegava il fatto che la macchina fosse completamente carbonizzata. Il tragico incidente era avvenuto in una strada solitaria vicino al bosco. Quest'ultimo fu perlustrato nel caso in cui la donna, in fin di vita, avesse condotto la figlia lontano dalla macchina in fiamme per salvarla, ma di loro non si trovò nessuna traccia. I vicini si rattristarono molto di questo terribile evento e non vi fu abitante di quella piccola cittadina che non conoscesse la triste storia di Ivonne e la piccola figlia anche a distanza di anni. Tutti si domandavano chi mai avrebbe potuto fare del male a quella donna tanto amabile e alla sua dolce figlia, bella come il sole e amata da tutti. Quello che temeva Ivonne era avvenuto e lei non aveva potuto evitarlo. Si cercarono informazioni sui parenti delle vittime ma non ne risultava neppure uno; si poteva adesso confermare il fatto che, come era impressione dei vicini, fossero sole al mondo: non un parente, non un padre né un marito. Si sa, nelle piccole cittadine si parla molto: alcuni credevano che Ivonne fosse una ragazza madre, altri che il marito l'avesse abbandonata quando la bambina era ancora neonata, altre credevano che Clare fosse solo una figlia adottiva. Non si seppe mai più nulla su quel tragico incidente, fu archiviato e da allora passò alla storia come il primo caso irrisolto di Kentwood. In realtà in quel terribile incidente vi fu un superstite ma nessuno mai ne venne a conoscenza: per il mondo intero erano morte, o forse scomparse. La bambina si salvò, o meglio fu salvata. Poco prima che la macchina fosse distrutta, qualcuno, che forse sapeva che qualcosa di terribile sarebbe successo di lì a poco, aveva portato via, lontano da quel terribile luogo, Clare. «Salvala, portala lontano da qui» aveva detto Ivonne in punto di morte al misterioso salvatore. Così, fredda come il ghiaccio, dopo anni, si era spenta. Quel misterioso giovane, perché dall'aspetto sembrava un ventenne, aveva portato in salvo la bambina, lontano da quel luogo, lontano da quella città, lontano da tutto quello che poteva collegare Ivonne alla piccola Clare. Il cielo era in tempesta, pioveva e un vento turbinoso muoveva i rami degli alberi quasi che li volesse abbattere. E il pianto di Clare cresceva: una densa foschia circondò il bosco e alcuni rami caddero al suolo conficcandosi verticalmente nel terreno. Anni dopo quella tempesta fu ricordata come la peggiore accorsa negli ultimi secoli a Kentwood: anche il cielo piangeva per questa terribile perdita.
  6. Miss_B

    Lunghezza Capitoli

    Ecco, il mio problema era appunto di non stancare il lettore. Io di solito quando leggo preferisco capitoli non troppo lunghi così riesco a tenere meglio il segno e non interrompere a metà un capitolo. Adesso posto il mio capitolo, il mio dubbio è sempre quello: devo allungarlo per fare brodo?! Spero che gli darete un'occhiata
  7. Miss_B

    Lunghezza Capitoli

    Salve a tutti Avrei una domanda da porvi: Se scrivo 3 pagine di word, arial a 12, quante pagine sarebbero in un libro? Per capire se il capitolo è troppo breve grazie infinite! ps. per voi, è meglio un capitolo piuttosto lungo o meglio breve? smack!
  8. Miss_B

    un sogno

    Allora, presumo che il fatto di scrivere frasi brevi e semplici sia voluto per dare impatto a ciò che stai raccontando, come una cronaca dei fatti, forse. io proporrei -Donne e uomini. Ciascuno è per me colpevole... (che siamo in un sogno già lo hai annunciato all'inizio del componimento. - di comportamenti scorretti nei miei confronti. -intera - intera- con agilità, cercando di togliermi da dosso il peso di quel disprezzo senza appello (senza nel frattempo). Beh, che dire, il pezzo sostanzialmente mi è piaciuto, certo essendo un sogno non posso che prenderne atto senza approfondire nei commenti. Struttura sintattica semplice.
  9. Miss_B

    Ars Goetia- I Capitolo

    Allora... come avevo già detto all'inizio questa cosa è stata scritta un pò di tempo fa, quando andavo al quarto ginnasio (avevo 13 anni) xD L'ho postato per capire se rielaborandolo potesse venirci fuori qualcosa di interessante, se la trama non sembrava ricordare nulla. Credo proprio che lo rielaborerò e lo posterò per vedere che ve ne pare Vi ringrazio tanto, spero che quando lo posterò (da 16enne) vi piaccia di più. Domanda: avevo pensato di trasferirlo in prima persona, non so se sia una buona idea.
  10. Miss_B

    La pddm (ancora!)

    Vero! La pddm sta bevendo l'acqua
  11. Miss_B

    Ars Goetia- I Capitolo

    Ciao a tutti! Per la prima volta posto qualcosa in narrativa... questo che posterò è un testo che ho scritto un bel pò di tempo fa che non ho neppure riletto, vorrei vedere un pò che ne pensate, se magari è qualcosa che può avere una continuazione, come sono le idee. Voglio dirvi solo una cosa: siate cattivissimi! Ho bisogno di consigli. E number 2: non è un fantasy, anche se può sembrare... Era Notte, madre di discordia e inganno, e il bosco era silenzioso. La luna era coperta da grosse nuvole nere e, come aveva previsto, il temporale sarebbe cominciato tra qualche ora. Il momento non era ideale, l’aria pizzicava e il terriccio era umido ma Megan entrò lo stesso nella radura facendo attenzione ai rami che ostruivano il passaggio, spostandoli man mano che avanzava; lentamente si diresse verso la rocca centrale dove avrebbe incontrato Miranda. Improvvisamente si sentì tirare verso il basso e cadde per terra provocando uno scoppio di risa. Era Puck. «Puck! Dannazione, che diavolo fai? Prima o poi ti stacco quelle ali da fata!» sbottò Megan alzandosi e togliendosi di dosso le foglie che si erano impiastricciate con il terriccio. Puck era uno spiritello di carattere mutevole che aveva l’abitudine notturna di attirare persone nel bosco attraverso strane luci e suoni seducenti. Spesso entrava nelle case altrui e rubava latte e panna, la sua vivanda preferita. Viveva nel bosco e senza vederlo era possibile riconoscerlo dalla sua irritante risata, poteva trasformarsi in tutto ciò che voleva, in un orso che balla, in un cane, in un porcospino perfino in una fiamma, ma in condizioni normali, da intendersi quando non era impegnato a organizzare un qualche malvagio scherzo agli abitanti della zona, ovvero mentre riposava, aveva le sembianze antropomorfe, piccolo di statura e con un viso angelico, era solito indossare vecchi abiti verdi che riuscivano a farlo camuffare con il bosco e aveva delle ali che con la luna piena si illuminavano. «Non paragonare le mie ali con quelle di disgustose fate! Io sono Puck, il diavolo del bosco» rispose emettendo quell’irritante suono, alias, sua risata. Cominciò a svolazzare intorno a Megan rilasciando lucciole che illuminarono il luogo. «Che ci fai qui, fanciulla?» proseguì ridendo. «Puck, lasciaci sole, sono stanca dei tuoi giochetti» comparve da dietro una rupe Miranda. «Meg, seguimi, sembra proprio che Tania avesse ragione, sta arrivando» disse cominciando a camminare senza preoccuparsi di alzare l’abito arancio che strofinando per terra si stava macchiando. «Miranda, fata Miranda. Addio Meg, vado a rubare un po’ di latte» disse Puck allontanandosi velocemente. Megan seguì Miranda cercando di capire di cosa stesse parlando, cercando nella sua mente un motivo per cui Miranda avrebbe voluto parlarle proprio nel bosco, a quell’ora della notte. Giunsero in un luogo che Meg non conosceva, era uno spazio pianeggiante al centro del quale si trovava un lago; attorno vi erano delle rocce ad altezza d’uomo e Miranda si avvicinò ad una di queste sfiorandola con una mano come se stesse tracciando i contorni di un qualche disegno. «Miranda, perché mi hai fatto chiamare e perché proprio qui?» domandò Megan curiosa ma al tempo stesso spaventata della risposta. La sua vita non era mai stata facile, troppe cose da nascondere, troppe bugie, ma era un periodo che le cose si stavano sistemando e non voleva abbandonare quella strana pace, quella strana possibilità di dimenticare la sua vera natura. «Sta tornando… Tania ha visto qualcosa, ci sarà un eclisse e tutto ciò non fa ben sperare. Durante l’eclissi il Drago divora il Sole» disse Miranda voltandosi e guardando dritta negli occhi Meg. «Non possiamo permettere che torni» proseguì con gli occhi sbarrati. «Miranda, sono solo leggende cinesi, non esistono i Draghi e questo lo so per certo, sebbene chiunque vedendo te e Puck potrebbe ricredersi sull’esistenza di certe creature» rispose Megan prendendola per un braccio e tentando di rassicurarla. Come poteva lei, rassicurare un essere così potente come Miranda? «Il Drago è la personificazione del Demone che aspettiamo da secoli. Fin dall’inizio dei tempi si è scritto di questa creatura dalle fattezze di un rettile per non invocare il suo nome. Sta tornando, è pronto a vendicarsi, mieterà vittime al suo ritorno e non potremmo farci nulla. La storia ormai è stata scritta, Meg» disse Miranda spostandosi a velocità impressionante dall’altra sponda del lago. «Non è stata una buona idea tornare qui» «Ma come fai ad esserne sicura? Come lo riconosceresti in ogni caso?» chiese Megan stringendosi nel suo impermeabile nero: il freddo cominciava a diventare davvero intollerabile. «Stà attenta, Meg. Questo non è più un posto sicuro per te» disse Miranda allontanandosi fino a scomparire attraverso una fitta nebbia. «Miranda! Spiegami il perché, non andare!» urlò, ma furono parole al vento, Miranda già era scomparsa e Meg era rimasta sola con il suo impermeabile nel bosco, indifesa e senza nessuno che le indicasse la strada per uscire da quel luogo che non aveva mai visto prima d’ora. Miranda non aveva risposto alle sue domande e adesso si ritrovava a scappare da qualcosa di cui non conosceva nemmeno l’esistenza. Era chiaro: la sua vita da normale cittadina di Santa Barbara era ufficialmente terminata. Si voltò verso il bosco, chiuse gli occhi e si rese conto che per quanto lei avesse voluto evitare quell’aspetto che la rendeva unica, adesso era il solo mezzo per uscire da quel posto. Si formò un cerchio infuocato intorno a lei e improvvisamente si ritrovò nella sua stanza. Si accorse di aver lasciato il telefono sul comodino e nonostante fossero le quattro del mattino aveva un messaggio non letto: Dean. Stavano insieme da quasi un anno e grazie a lui Megan era riuscita, almeno in parte, a dimenticare ciò che era, ciò che voleva non essere, ciò che, purtroppo, sarebbe stata per sempre. Megan era una ragazza semplice, aveva dei lunghi capelli castani che si ostinava a lisciare, aveva due grandi occhi azzurri, un piccolo nasino e una bocca carnosa. Era elegante nei movimenti e non faceva nulla per attirare l’attenzione su di sé. Ma evidentemente qualcosa attirava in lei, e non c’erano occhi che non si fermavano sul suo bel corpo, perfetto come una Dea. Era sicura di sé e non si faceva intimorire da nessuno, rispondeva educatamente ma sapeva far sentire chiunque più insignificante di lei, se voleva. Dean era stato colpito immediatamente dalla sua bellezza ma con il tempo aveva capito che c’era qualcosa di più di quelle battutine pungenti e di quella sicurezza, qualcosa che forse per carattere non voleva mostrare a nessuno. Così, quando si erano messi insieme, Dean aveva creduto di aver scoperto tutti i segreti di quella ragazza tanto misteriosa: in realtà non era affatto così. Meg aveva quasi sempre mentito a Dean, sulla sua vita, sulla sua infanzia, sulle sue enormi conoscenze eppure si era abituata a quel modo di vivere, stava per convincersi che tutto ciò che aveva detto durante quell’anno era reale, tutto meno che lei e il suo essere. “Non so cosa mi sia preso, sono appena le quattro e io sono sveglio, ti penso” era il testo del messaggio. Dean era molto dolce con lei, non era affatto geloso, forse perché lei non gliene dava modo; tuttavia non avrebbe avuto motivo di esserlo. Era bello, alto, aveva larghe spalle e faceva nuoto da più di dieci anni, aveva occhi color cioccolato e un carattere semplicemente perfetto, forse perché non immaginava minimamente di quanto la ragazza che conosceva fosse lontana dalla realtà. Dopo essersi spogliata si distese a letto per cercare di recuperare almeno tre ore di sonno. Si svegliò improvvisamente accorgendosi di essere in ritardo, si vestì velocemente e quando arrivò al corso di letteratura medievale la lezione era iniziata da un pezzo. Lì le solite facce, tutte più o meno simpatiche ma con le quali non aveva voluto più di tanto stringere amicizia, dopotutto erano solo dei secchioni. Si appoggiò con le mani sul tavolo e cominciò a fissare un punto imprecisato dell’aula, non prestando molta attenzione alle parole dell’insegnante. Dopotutto sapeva già tutto. Improvvisamente divenne tutto scuro, non si intravedeva più nessuno, non aveva mai visto un buio così opprimente, così tetro, così malvagio. Si drizzò in piedi e vide che la stanza non era deserta come invece le era parso: i suoi colleghi erano nelle posizioni in cui li aveva lasciati, immobili, provò a toccarli per un momento ma sentì un brivido, erano ghiacciati. Intravedeva il maestro, immobile anche lui. Tutto si era fermato, tutto ciò era quasi inquietante. Cominciò a scendere gli scalini per raggiungere la postazione dell’insegnante e iniziò a pensare che involontariamente avesse provocato lei stessa tutto ciò, ma no, non poteva essere, lei riusciva a fermare il tempo per attimi, secondi, al massimo minuti ma non era in grado di cambiare l’atmosfera, far calare la notte o far sorgere il sole. Un vento gelido le attraversò il corpo, la sua anima era ghiacciata: c’era qualcun altro nella classe. «Signorina Dawson» la richiamò l’insegnante. «Che ci fa accanto la mia cattedra?» domandò stupito. Ancora più stupita era Megan. Era accanto la cattedra del signor Pitt, tutto era illuminato, era pieno giorno e tutti erano di nuovo ‘vivi’. Si guardò più volte attorno: non poteva essere un sogno, era stato tutto reale, il buio, il freddo, la notte.
  12. Miss_B

    Salve^^

    Benvenuta! Anch'io ho 16 anni Un bacio!
  13. Miss_B

    Il sommelier-- Introduzione/Prologo

    -Trama: Allora, chiaramente è un prologo e non posso dare chissà quali giudizi. Penso però che sarebbe interessante andare avanti e vedere la continuazione della storia. -Contenuti: secondo me come ho detto prima si può sviluppare bene il tema. -Personaggi: Ancora non c'è una descrizione dettagliata, spero provvederai. -Stile: Scorrevole e fluido, forse fin troppo semplice ma mi piace, una lettura leggera. Bravo! Aspetterò la continuazione
  14. Miss_B

    Oops... non avevo visto il richiamo

    Benvenutoo
  15. Miss_B

    Presente!

    Benvenuto! DI che parla il tuo libro? Dimenticavo... piacere Miss_B (Lory)
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