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WildG

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  1. WildG

    Dimmi perché lo faccio

    @Rominaqu Ti ringrazio molto per il tuo tempo! Farò sicuramente tesoro delle tue indicazioni!
  2. WildG

    Dimmi perché lo faccio

    Grazie a tutti per il vostro tempo e per i vostri commenti davvero lusinghieri ! @stefia: il cambio di registro nelle due pseudo-parti del racconto che hai giustamente individuato, dovrebbe avere proprio lo scopo di sottolineare la velocità con cui il ragazzo vuole sbrigare la cosa, velocemente per non pensarci più. Col senno di poi forse è troppo veloce! La faccenda del thè aveva una ragione: Adam non vuole perdere lucidità, almeno la poca che gli era rimasta usando dell'alcool; immagino che ti sia sembrato strano @flambar Grazie per i complimenti, sei stato gentilissimo; @stefia grazie mille anche a te
  3. WildG

    Il volo del sognatore

    Ciao @DinamoMatt, ho letto tutto il racconto e tutto d'un fiato. Alla fine ho avuto come la sensazione che fosse tutto molto impersonale, senza empatia se vogliamo dirla così. Mi sarei aspettato qualcosa sulle sue emozioni, su cosa provasse in quel momento per poter "sentire" io di riflesso queste emozioni. Mentre si cade magari il cuore batte veloce, il respiro si spezza e la forza del vento fa chiudere gli occhi. A livello di scrittura, a parte qualche imperfezione come già ti hanno fatto notare, nulla da evidenziare. Nomea non mi sembra adatto in questo contesto. Avrei preferito magari "etichetta". Nomea a più a che fare con la fama che si possiede. Che fosse una follia è implicito. Avrei lasciato al lettore questa esternazione, rendendo più fluida la narrazione. Stavi già mostrando, quindi non serviva dire. Al di la di tutto, il racconto ha delle buone chances, basterebbe a mio giudizio, potenziare il lato umano ed empatico del personaggio.
  4. WildG

    Dimmi perché lo faccio

    Commento Purtroppo ci sono 300 caratteri in più del previsto, spero non sia un grosso problema ! ---------------------------------------------------------------------- “DIMMI PERCHE’ LO FACCIO !” urlò Carl mentre stringeva la pistola nella mano sinistra e la gola di uno sconosciuto nella destra tenendolo col suo peso steso a terra. Portò poi con gesto rabbioso la canna della pistola a contatto con la fronte dell’uomo a terra, stringendola fino a far diventare bianche le nocche. “Dimmelo … ORA!” , disse avvicinandosi alla faccia dello sconosciuto che poteva vedere ora distintamente il suo volto, nonostante la penombra che celava quasi tutto nel vicolo; dimenandosi e cercando di sottrarsi inutilmente alla stretta di Carl, il malcapitato riuscì solo a pronunciare qualche parola, soffocata dalla mancanza di ossigeno: “Non lo so … ti prego lasciami …”, mentre il colorito del volto virava verso il rosso. La vista si stava annebbiando a causa della morsa con cui Carl gli serrava la gola, e il respiro si faceva sempre più affannoso; il freddo della canna della pistola che premeva sulla fronte si stava facendo insopportabile e il punto di contatto iniziava a bruciare. Carl si sollevò leggermente per permettergli di respirare e tolse la mano dalla gola; rimase accovacciato lateralmente all'uomo a terra , con il braccio sinistro penzoloni fra le gambe e la pistola che toccava il terreno. Guardò l’uomo che aveva sotto di sé che respirava avidamente tossendo ancora e ancora, mentre gli occhi si riempivano di lacrime dallo sforzo. Tentò di mettersi seduto ma le braccia non gli ressero e ricadde steso a terra; un altro tentativo e vi riuscì. Si portò una mano alla gola massaggiando delicatamente mentre cercava di respirare in modo regolare; guardò Carl con timore e rabbia dicendo: “Ma chi diavolo sei tu? Cosa vuoi da me?” . Carl lo guardò un attimo sollevando il capo , e disse: “Come ti chiami?”, con voce bassa e tremolante. “Mi … mi chiamo Adam, e se le ho fatto un torto mi dispiace, vede io …”, ma Carl lo interruppe facendo segno di stare zitto portando la canna della pistola a contatto con la bocca. Adam ora poteva vederlo bene in volto: occhiaie profonde, scure che gli segnavano il volto scavato e con la barba incolta ormai da giorni; grossi occhi celesti umidi e arrossati dal pianto. Una felpa e un paio di jeans sdruciti gli davano l’aspetto di un senzatetto drogato. “Se le ho fatto un torto mi dispiace … Non volevo”, disse Adam mentre guardava Carl con gli occhi sbarrati; il suo aspetto trasandato e il suo sguardo quasi assente gli serravano le budella in una morsa di gelida di paura. “Guardami …” disse Carl come ridestato da un sogno ad occhi aperti; “Non lo senti questo respirare affannoso?” guardandosi attorno come a cercare qualcuno nascosto nella penombra. Gli occhi di Adam si riempirono di lacrime e si rannicchiò portandosi le ginocchia al petto. “Non sento nulla … Mi dispiace …” tirando su col naso. “Se non smetterà di respirare in questo modo io impazzirò …” disse Carl guardando Adam dritto negli occhi. “Si ferma soltanto quando una vita si spegne … Ma solo per poco … Solo per poco …” A quelle parole Adam trasalì, come se gli avessero dato un calcio nelle costole. Ora era tutto chiaro; ora era tutto maledettamente chiaro. Così come era ormai evidente che non sarebbe sopravvissuto a quell’incontro notturno. Carl restò immobile a fissare Adam come a cercare di leggergli l’anima. Poi con uno scatto improvviso Carl si portò le braccia a coprire le orecchie, stringendo gli occhi ed increspando la bocca in una smorfia di sofferenza. Un sibilo acuto, violento, come un gigantesco stridio di metallo, aggredì le sue orecchie, facendolo quasi cadere stordito a terra. Adam lo guardò impietrito, senza proferire una parola. Carl gemette fino a che il sibilo cessò e guardò Adam dicendo: <<Lo hai sentito vero? VERO?>> guardandolo ora con uno sguardo supplichevole. Adam scosse velocemente la testa, con le lacrime che gli offuscavano la vista e gli facevano colare il naso. <<Io non sento nulla …>> tirò sul col naso <<Non sento nulla …>> abbassando la testa rassegnato oramai al suo destino. Carl si avvicinò ad Adam, mettendo le sue labbra vicino all'orecchio destro di lui, per non farsi sentire, quasi a condividere un segreto inconfessabile: <<Lo sento respirare nella mia testa, sempre … Giorno e notte … Perché lo faccio? Perché accetto di farlo smettere al prezzo di una luce che si spegne? Sembra finita poi ecco … Lo senti? Sta ricominciando... e io mi sto perdendo>>. Adam tremava mentre l’alito caldo di Carl colpiva ad ondate il suo orecchio, non sapendo poi cosa dire ad un uomo in preda ad una evidente follia. <<Una luce dovrà spegnersi, adesso. ADESSO …>> disse Carl afferrando violentemente la mano destra di Adam e mettendogli in mano la pistola. Gli serrò la mano intorno al calcio della pistola, gli mise l’indice sul grilletto e la puntò alla tempia, mentre Adam si dimenava nel vano tentativo di lasciare la presa. <<Una luce si spegnerà, ora… Io non posso più decidere … Fallo tu … Scegli quale luce si spegnerà adesso … E lui smetterà di ansimare nella mia testa.>> La stretta di Carl sulla mano di Adam si fece più forte. <<Dimmi perché lo faccio, oppure decidi per me, ORA!>> Carl strinse più forte la mano di Adam; il grilletto scivolò indietro ed un colpo assordante scosse il silenzio quasi lugubre della notte. Il contraccolpo violento ed inaspettato fece volare la pistola dalla mano di Adam, mentre Carl venne sbalzato all'indietro dalla forza del proiettile. <<NO!>> gridò Adam mentre vedeva Carl steso a terra, ed il sangue formare una striscia rosso, argento scuro e nera, mentre attraversava la lama di luce del piccolo lampione nel vicolo. Adam si portò le mani alla bocca, incredulo a quella scena di puro terrore. Si guardò le mani, le vide sporche del sangue di Carl; si guardò il vestito, e la giacca e la camicia erano pieni di schizzi di sangue e di terra. Iniziò a dondolare leggermente avanti e indietro, sussurrando appena: <<Morto … E’ morto … Oddio e adesso cosa faccio… La polizia, No, no, meglio di no; cosa gli dirò? Agente ho sparato ad uno sconosciuto! Oddio, chi mi crederà… Perderò tutto, tutto.>> Poi guardò la pistola a terra a poca distanza da lui; si guardò attorno circospetto. <<Forse non ha sentito nessuno, è notte.>> Si avvicinò gattonando sull'asfalto fino alla pistola e la nascose nella tasca interna della sua giacca e cercò di pulirsi dagli schizzi di sangue in faccia. Si chiuse il cappotto ed iniziò a camminare svelto. <<Casa mia è a soli 5 minuti, posso farcela… posso farcela>> ripeteva a sé stesso a bassa voce mentre il cuore gli pulsava forte fino nelle orecchie e la testa iniziava a girare. <<Ecco , sono arrivato. Dove sono? Dannate chiavi.>> Mentre rovistava in tasca, le chiavi caddero a terra e con le mani che tremavano le raccolse e riuscì ad aprire. Entrato in casa, si tolse subito i vestiti gettandoli nella spazzatura e si infilò nella doccia. Respirava profondamente cercando di calmarsi mentre l’acqua calda gli scorreva addosso. Uscito dalla doccia si mise un asciugamano intorno alla vita e si mise davanti allo specchio. <<E’ morto, ma non potevo fare nulla… quegli occhi… oddio… pazzo … sì, sì … era pazzo.>> disse a sé stesso per poi passarsi una mano sulla faccia. <<Ho bisogno di un tè per calmarmi e poi deciderò cosa fare di quella maledetta pistola.>> A piedi nudi si recò in cucina, ed accese il bollitore. Dopo pochi minuti iniziò a fischiare ad indicare che l’acqua era pronta. Il sibilo del bollitore lo fece trasalire e lo guardò con terrore aggrottando le sopracciglia. Il sibilo sembrò aumentare di intensità fino a farsi insopportabile. Adam cadde in ginocchio gridando dal dolore e tenendosi le mani alle orecchie. Poi dopo pochi ma interminabili secondi il sibilo cessò. Adam si guardò intorno ansimando come se avesse corso inseguito da un branco di cani feroci. <<Calmo, calmo>> disse a sé stesso <<E’ finita … E’ finita …>> Sentì una voce flebile provenire dalla stanza da bagno. <<Chi c’è? CHI C’E’?>> quasi urlò dirigendosi nella stanza da bagno; con la mano tremante accese la luce. Niente, nessuno. Fece un sospiro di sollievo e si avvicinò allo specchio fissandosi negli occhi. Sentì un respiro sempre più prepotente e realizzò che non era il suo. Una goccia di sudore freddo gli imperlò la fronte e le mani si fecero dannatamente fredde ed insensibili. Poi udì una voce roca, fredda e senza espressione, eppure proprio per questo terrificante: <<Finalmente sono tornato a casa>>
  5. WildG

    Stella

    Ciao @Adelaide J. Pellitteri , ho letto con molto piacere il tuo racconto. Non ho trovato particolari problemi da segnalarti eccetto delle migliorie che,dal mio opinabilissimo punto di vista, potrebbero migliorare il racconto che ho trovato molto leggero; la scrittura scorre fluida senza singhiozzi o brutti "stop" dovuti a punteggiatura posizionata in modo malsano. Alcuni vocaboli li avrei sostituiti per dare maggiore impatto alla descrizione del personaggio; sostituirei "la cartamoneta" con quattrini; conferirebbe una connotazione più squallida alla cosa, a marcare il contrasto tra i sogni di lei e la realtà che sta vivendo. Essi è ridondante e toglie scorrevolezza alla frase. Già il plurale che usi è sufficiente a far capire che parli degli avventori del locale Bella frase! Al posto di "da sapere" avrei usato saperlo; bello l'uso che fai della negazione a fine frase Andrebbe sostituito con "pur avendolo" oppure "ammesso di averne" Per il resto, tendo a catalogare il tutto come impronta e stile personale. Credo che avrebbe giovato al racconto una caratterizzazione più forte di stella, magari con dei piccoli dialoghi, dei botta e risposta con un cliente; in questo modo l'empatia con Stella sarebbe aumentata così come lo "struggimento" del lettore sul finale della storia, in cui sveli le tristi vicissitudini della ragazza. Nel complesso ottimo lavoro !!! :-)
  6. WildG

    The nowhere man

    Buona sera a tutti dreamers ! Ho trovato questo forum solo per un caso fortuito cercando informazioni nei meandri di internet. Ho deciso di presentarmi per poter iniziare a 'vivere' il forum! Sono sempre stato appassionato di scrittura; intorno ai dieci anni di età iniziai tenendo una specie di diario delle mie giornate: vi scrivevo delle cose che mi emozionavano e che magari facevano anche un po' paura :-) Crescendo ho sviluppato una vera passione per il genere thriller/horror/giallo ed alcune tinte del noir ma a piccole dosi. Ho in stesura il mio primo romanzo con il famoso 'cassetto' pieno di scritti gettati dentro ad occhi chiusi :-) Prima di essere scrittore sono un lettore appassionato: Stephen King , Stuart McBride, la bravissima Karin Slaughter (della quale sbaglio sempre il cognome); senza disdegnare gli eccezionali Agatha Christie ed E.A. Poe. A scriverci in giro per il forum !! :-)
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