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mercy

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  1. mercy

    Ciao!

    Ciao, @Chiara Proietti, benvenuta! Ottima decisione! Siamo in tanti a sognare, qui, vedrai che ti troverai bene. Se vuoi farci leggere qualcosa di tuo, puoi approfittare della sezione "Officina", dove ci commentiamo e correggiamo a vicenda. link all'Officina In ogni caso, buone letture e buone scritture!
  2. mercy

    Il gioco del "se fosse"

    Giusto! Grazie @Poeta Zaza. Se tu fossi un tipo di carta?
  3. mercy

    Il gioco del "se fosse"

    Dot Warner degli Animaniacs.
  4. mercy

    [MI 130 - peccato essersi persi il concorso] Istina

    Nella prima stesura la città si chiamava "Verdad", ma mi sembrava troppo scontato. Mi piaceva inoltre l'idea che il nome sembrasse un nome di donna, come quelli de Le città invisibili. Se a questo aggiungiamo la mia fascinazione per l'Europa dell'est e la possibilità di sfruttare Emy, la scelta era quasi obbligata. La tentazione c'era, ma temevo di allungare il brodo. E poi Calvino, raccontando le sue città, è telegrafico. Il bello di quei racconti è (secondo me) proprio il non detto che traspare. Calvino riesce a scrivere mille caratteri dove altri dovrebbero scriverne diecimila. Io ci ho provato... Ci si prova, grazie @Thea Se consideriamo che ne ho corretto uno io dopo la pubblicazione e un altro (nel titolo) l'ha corretto lo Staff, credo che questo racconto abbia un rapporto caratteri/refusi da guinness dei primati. Mi piacciono un casino le morali nei racconti, che ci posso fare? Grazie delle belle parole, @julia1983, fiori per te Hai ragione (come sempre): a volte scado nel parlato senza neanche accorgermene. L'idea era quella di presentare l'incapacità di mentire come una vera e propria invalidità... cosa che in effetti sarebbe. La vita di tutti i giorni sarebbe un casino! Sempre grazie per i commenti, @AndC,
  5. mercy

    Le vie della rapina.

    Ci provo, perché non ho alcuna competenza tecnica. Tieni conto che a me le prose ridondanti e dense piacciono, anche se la tendenza in narrativa predica la semplificazione. A me piacciono anche i dialoghi ad effetto, anche se qualcuno potrebbe dire che fanno un po' film di serie B. Non mi sembra tu sia stato scurrile e in generale ho gradito. Credo dovresti lavorare un po' in due direzioni: - più show e meno tell. Faccio un esempio concreto: Non dirmi che era affranto. Dimmi, che so, che sentiva lo sterno schiacciato e dolorante come se lo avessero preso a calci sul petto. Dimmi che era cosciente del fluire dell'aria nei polmoni e che sentiva le membra pesanti, arrugginite. Dimmi che il buio sembrava ancor più buio di quanto non fosse. Dimmi che non si sentiva così terrorizzato nemmeno quando da bambino [inserire breve evento traumatico infantile]. Roba così. Un po' trita forse, ma secondo me adatta al racconto. Tutta questa parte, ad esempio, è molto raccontata e non aggiunge nulla. La toglierei e userei i caratteri risparmiati per la caratterizzazione del personaggio. - ritmo delle frasi. Leggendo, a volte mi sono persa a causa della mancanza di virgole (o punti e virgola, o due punti) che mi avrebbero aiutato a orientarmi. Credo dovresti scegliere se usare una punteggiatura più corretta (che dia ritmo alle frasi) oppure osare un uso palesemente creativo. La seconda è un'opzione rischiosa, ma tanto siam qui per tentare, giusto?
  6. mercy

    [MI 130] Neda

    Peccato che ti abbia già accalappiato @Thea, ti sposerei volentieri anch'io, @Komorebi. Calvino sarebbe fiero di te.
  7. mercy

    Richieste correzione titolo di una discussione o racconto

    Sono riuscita a infilare un refuso nel titolo di un racconto. https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/45273-mi-130-peccato-essersi-persi-il-concorso-itsina/ "Itsina" dovrebbe essere "Istina" Grazie in anticipo, Staff.
  8. commento. Al viaggiatore assonnato che arrivi alla stazione prima dell’alba, la città non lascia alcuna impressione peculiare. Istina riposa in un anfiteatro di colline, nella valle del Čista reka: nient’altro che una manciata di lucine che baluginano nella foschia intorno al fiume. Lasciandosi alle spalle i campi e le ciminiere ancora spente, ci si addentra nelle strade lastricate con il peso della valigia che dondola lungo il fianco; le fiammelle dei lampioni sono l’unica compagnia, allungano e rimpiccioliscono l'ombra al ritmo dei passi, almeno finché non si incontra un lampionaio che risponde al saluto con un cenno silenzioso. Ma Istina si sveglia appena sorge il sole: risuonano voci e passi dietro le imposte chiuse, aprono i caffè. Dalle le serrande delle panetterie si diffonde l’odore pungente e caldo del lievito che cuoce e quello pastoso delle focacce. Uomini con il berretto in testa e mollette sul fondo dei calzoni pedalano zigzagando tra le diligenze e i carretti; i commessi puliscono le vetrine dei negozi e, agli angoli delle strade, donne con grandi ceste di uova o frutta appoggiate al fianco lanciano richiami ai passanti. - Uova di gallina che hanno al massimo due giorni! – ripete una. - Prugne appena colte! Costano poco perché sono aspre, ma se ne può fare un’ottima marmellata. Prugne appena colte! – esclama un’altra. Allora il viaggiatore si rivolge a uno strillone che offre giornali sotto ai portici. Chiede: - Sono pazze quelle donne? - Perché mai, signore? - risponde il ragazzo. - Vuole comprare la Gazzetta, anche se le notizie di oggi sono più o meno quelle di ieri? Ci si allontana decisi a ripartire con il prossimo treno, mentre la giornata degli istinesi procede come di consueto. - Non ho studiato, - confessa un alunno alla maestra. - Questo scollo cade davvero male, - mormora desolata la sarta a una cliente. - Dovrò rifarlo. - Oggi finisco il turno alle due, ma credo passerò il pomeriggio all'osteria, - dice l’operaio salutando la moglie. Gli abitanti di Istina, insomma, non sono capaci di mentire alla luce del sole. Solo la notte potrebbero nascondersi dietro il silenzio e le bugie, ma proprio per questo nessuno accetta promesse né tratta affari dopo il tramonto: neanche gli innamorati si incontrano al buio, quando chiudono persino i teatri e le famiglie comunicano a gesti. Quale sia la causa della loro menomazione, gli abitanti di Istina non sanno dirlo. Potrebbe dipendere dalla limpidezza delle acque del Čista reka, o da un incantesimo del progettista, l’architetto-alchimista Vojnović. - Forse il Re, - dicono i vecchi seduti a prendere il fresco sulle soglie prima del tramonto. - Forse il Re e i suoi Ministri conoscono il segreto di Istina. Ma, non essendo di Istina, possono tenerlo per sé.
  9. mercy

    Le vie della rapina.

    Direi "avesse", anche se mi sono trovata spesso in dubbio con l'uso del congiuntivo nelle interrogative indirette. In realtà l'indicativo non è un errore in assoluto, ma a me suona male. Anche qui non ci sono errori, ma due verbi riflessivi così vicini impastano la lingua. Varierei "come capacitarsi del fatto che si trovava..." oppure in altro modo. "Accoccolarsi" significa "piegarsi sulle ginocchia quasi sedendosi sui calcagni, rannicchiarsi, raggomitolarsi" [Treccani]. Essendo un verbo che descrive uno "stato in luogo", non credo si possa usare con "verso l'ingresso". Direi "accoccolato accanto all'ingresso", oppure "con il volto rivolto verso l'ingresso". Perché il soggetto in fondo alla frase? Mi sembra inusuale e un po' farraginoso. " chiese Saverio dal lato più oscuro della grotta". Anche più avanti nel racconto. Dato che il racconto è scritto al passato, le azioni precedenti al momento della narrazione dovrebbero andare al trapassato. Se ho capito bene, la fuga di cui si parla è quella avvenuta in seguito alla rapina e prima che i due si rifugiassero nella grotta ---> anche per lui la fuga non era stata facile. Non conoscevo il termine "groviera" (se non al maschile "il groviera", che è un formaggio con i buchi) e non l'ho trovato sul dizionario. che significa? Raccontando come i due rapinatori siano finiti nella grotta (come in un flashback) cominci con il trapassato prossimo e poi passi al passato remoto. Io (come ho già detto) userei il trapassato per tutto il paragrafo. Mi chiedo anche: tutto questo passaggio è necessario? Tempi verbali: come sopra. Non ho mai sentito "formati" usato in questa accezione, nel senso di "addestrati" o "abili" o "esperti". Credo sia un linguaggio parlato, o gergale. In generale, trovo che tu sia avaro con le virgole. Io ne userei almeno il doppio. Non è detto che io abbia ragione, ma le tue frasi sono molto lunghe e dettagliate, qualche piccola pausa che ne individui il ritmo e la struttura forse renderebbero la lettura più semplice. Refusi: "sì" e "lì". "Uscire fuori" è pleonastico, dato che non si può certo "uscire dentro". Accettabile nel linguaggio parlato che usi in tutto il racconto, ma io lo trovo fastidioso. Ciao, Folletto, scusami per le pulci ma il commento mi serve per pubblicare. Immagino che questo racconto sia una sorta di esercizio di stile oppure un frammento perché, a fronte di una trama poco originale, lo stile è particolare: denso di aggettivi, con periodi molto lunghi e strizzate d'occhio al linguaggio parlato che è tutt'altro che facile usare quando si scrive. A fronte delle descrizioni pulp (mi veniva continuamente in mente "Le Iene", leggendo), non sono riuscita a dispiacermi per la morte di Nicola, perché non ho fatto a tempo a conoscerlo un poco. So che è spaventato e dolorante, cioè, ma non so nulla del suo passato, dei suoi pensieri, dei suoi sentimenti eccetera. Far sanguinare un personaggio a cui il lettore non è affezionato, può al massimo fare schifo, repulsione, cose così. Questo, il tuo racconto lo fa. Ma per sentire il dolore, la paura, la rabbia credo che il lettore debba riuscire ad immedesimarsi in qualche modo nel personaggio, e per questo l'autore deve lavorare di lima. Altrimenti rimane solo un po' di repulsione fine a sé stessa. Questione di psicologia, questione di pensiero. Non vorrei essermi spiegata male: non intendo dire che dovresti raccontare la storia dell'infanzia infelice di Nicola o della fidanzata che l'ha mollato. Potresti benissimo mostrarmi semplicemente un suo ricordo, un suo pensiero, dei gesti che lo caratterizzano. Qualsiasi cosa faccia di lui "Nicola", diverso da un qualsiasi piccolo criminale di borgata. Faccenda difficile, eh? soprattutto in un racconto. Io per esempio non ne sono assolutamente capace. Però penso valga la pena provarci. A rileggerti.
  10. mercy

    Case editrici senza un settore distributivo

    Ciao @Cryterio, benvenuta e in bocca al lupo per la tua tesi! Qui sul WD troverai contatti e notizie su diverse case editrici che non si avvalgono di distributori "tradizionali". Le case editrici sono censite nella sezione a questo link e divise in tre categorie (purtroppo dovrai spulciare un poco, ma vedrai che ne vale la pena!) Già che ci sono ti lascio il link alla pagina di benvenuto con i collegamenti alle diverse aree del forum e al regolamento e ti invito (se vuoi) ad aprire una discussione nella sezione "Ingresso", dove puoi raccontarci qualcosa di te e farti accogliere "ufficialmente". Ho già detto "in bocca al lupo?" Va be', lo dico di nuovo!
  11. mercy

    [Gioco] Catena musicale

    Sheryl Crow_Run, baby, run
  12. mercy

    Scrivere storie "sbagliate"

    Ossignore. Va bene che mala tempora currunt tra rigurgiti di nazionalismo e analfabetismo funzionale, ma. Davvero non si può scrivere che un soldato delle SS ha compiuto una buona azione perché potrebbe essere interpretato come apologia del regime nazista/revisionismo storico? Difficile per il pubblico separare l'azione meritevole di un singolo dall'orrore del regime?
  13. mercy

    Scrivere storie "sbagliate"

    @Silverwillow, discussione interessantissima in cui però posso solo fare domande. Per esempio, quando dici: mi sembra sia un problema diverso da "Mistificare" significa più o meno alterare la realtà dei fatti, ed è ben diverso dal dire una verità scomoda. Quindi non capisco bene quale dei due sia il problema della CE. Poi: in un mondo ideale (almeno nel mio) alle verità scomode bisognerebbe dare spazio. Invece ho l'impressione che le uniche verità (ma anche le uniche opinioni) "scomode" che si pubblicano siano quelle che in realtà conosciamo (abbiamo) tutti (quasi tutti). Comunque, se credi nel tuo lavoro e questa è la prima CE che ti risponde, aspetterei prima di buttare via tutto, magari punterei su realtà piccole e specializzate...
  14. mercy

    Off topic. Ti taggo.

    "Io non sono buona, è che mi disegnano così..." (semicit.)
  15. mercy

    Off topic. Ti taggo.

    @luka ku, pensavo che con Scassaluca c. avessi dato il meglio di te, e invece... Bentornato!
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