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Andrea D'Angelo

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  1. https://it.wikipedia.org/wiki/Cazzatura Cazziamooo!
  2. Tu vai lì. Cazza la randa! Ecco, tu vai là. E cazza ‘sta randa! Allora, vuoi venire o no? Ho bisogno di qualcuno che mi cazzi la stramaledetta randa! Nessuno mi fa caso… Pero adesso ore 10 calma piatta. 😁 Forza ciurma! 💪🏾
  3. Ecco. Non a caso navigo verso altri lidi…
  4. Con un'editoria tradizionale — i grandi gruppi — che hanno osteggiato in ogni modo possibile la crescita dell'ebook? Poi è scoppiata una pandemia e allora "benedetto sia l'ebook!". A me quello che fa specie è vedere la piccola editoria italiana, schiacciata dalla medio-grande, che attacca chi pubblica in self, invece del loro acerrimo nemico: la lobby. Non solo, fa ridere leggere le accuse di scarsissima qualità agli autori indie e allo stesso tempo di "concorrenza sleale". La domanda che mi verrebbe da porre è: ma tu, piccola CE, che denigri e punti il dito alla scarsità degli autori self, com'è che credi così poco alla qualità del tuo lavoro? Non credi più al fatto che la qualità paga? Che emergerà rispetto alla massa di azzeccagarbugli? Oppure, forse — e quando mi viene il sospetto allora sì comincio a incazzarmi — quello che si vuol fare è eliminare concorrenti diretti fomentando il pregiudizio, perché sotto sotto ci si sta rendendo conto che sempre più buoni autori, snobbati dall'editoria tradizionale (o addirittura usciti dall'editoria tradizionale: io sono un caso, infatti), che curano il prodotto libro, investono, stanno emergendo come piccole isolette in un oceano di spazzatura? Se quanto si sta difendendo è la comodità di galleggiare grazie all'assenza di concorrenza, be', mi spiace ma la realtà li spazzerà via: non esiste il modo di fermare il futuro che avanza. Per lo stesso motivo evito pure le zuffe verbali: non merita. La falce calerà comunque. Come dicevo altrove, negli Stati Uniti fior fiore di scrittori pubblica in self e nessuno osa dire che sono scarsi per il metodo usato. Ho frequentato un corso per Medium (non-fiction) con un paio di scrittori, uno dei quali pubblica in self ed ha scritto su Time Magazine ed è un giornalista della CNBC. Qui siamo ancora alla guerra tra poveri! Mi spiace, ma non mi schiero. Vado avanti per la mia strada.
  5. In Italia siamo molto bravi a non saper accettare che il mondo cambia, sono d'accordo.
  6. Direi che il 5% è sufficiente per non dire che tutto il self-publishing cede i diritti. Non era una precisazione sul tuo testo, @Franco Digital, ma sull'affermazione generica di @TuSìCheVale – che sicuramente stava parlando nel solco di quanto hai scritto tu, ma mi piaceva l'idea di precisarlo, ecco, a beneficio di chi arriva qui e legge la discussione. Esiste un'altra via. Ecco, questo m'interessava sapere, perché sei piuttosto ferrato. Volevo chiedertelo direttamente, ma poi me ne sono dimenticato e non si può editare il messaggio. Grazie per la risposta puntuale.
  7. Sicuramente hai ragione, @cheguevara (anche se non ho dati in merito; ma lo ritengo verosimile, ecco). Ciò detto, se il discorso è comparare editoria tradizionale e self-publishing, secondo me sarebbe bene parlare del self-publishing serio, non ti pare? Se stiamo qui a parlare di gente rifiutata, che decide di pubblicare su Amazon una cosa che non si riesce nemmeno a leggere, allora compariamola alla EAP. È una battuta, ma davvero vorrei che si prendesse sul serio il self-publishing e non lo si può fare se continuiamo a partire dal presupposto che self-publishing equivale a sciatteria, incapacità o qualsiasi altra cosa negativa a prescindere. Non trovi?
  8. In realtà anche questo non è proprio esatto, così come enunciato, @TuSìCheVale. Se io decido di rendere disponibile online i miei scritti in formato ePub sul mio sito web, montando un e-commerce, senza appoggiarmi ad alcuna piattaforma, non cedo alcun diritto. Quindi sì, diventerei editore di me stesso — che poi è la stessa cosa che fa un blogger, quando scrive all'interno del suo sito web. Eppure, anche in quel caso, se mi si permette, sarei in totale disaccordo con la formula "concorrenza sleale". Mi scapperebbe da ridere. La chiamerei di più "libera impresa". A me sembra esattamente il contrario, @cheguevara. Se vuoi fare self-publishing bene, i costi sono abbastanza alti. Una buona copertina costa. Un buon editor ancora di più. Se non sei capace di fare marketing da solo, ti devi affidare a qualcuno che lo faccia, e costa pura lui. I costi ammontano a qualche migliaio di euro, direi – come già disse @Niko altrove, mi pare. Sia chiaro, io ritengo siano soldi ben spesi, se vuoi fare sul serio. Anzi, che l'unico modo per fare self seriamente sia d'investire denaro. Del resto, come predicano gli anglosassoni, se non credi in te a sufficienza da puntare soldi su te stesso, ma dove pensi di arrivare? La vera differenza è che il self-publisher si paga pure la promozione, mentre chi va con una CE non dovrebbe – l'unico "dovere" dell'autore che pubblica con l'editoria tradizionale (che dovrebbe essere un piacere) è quello di essere disponibile a partecipare alla promozione organizzata dalla CE. Se, invece, per self-publishing intendi che io me ne sbatto di far fare l'editing a qualcuno di esterno, non ne voglio sapere di valutazioni e pareri altrui, e quindi non devo affrontare quei costi, allora anche tu rientreresti tra coloro i quali denigrano il self-publishing – perché dai per scontato che chi pubblica in "self" sia sciatto e scelga la via facile. Uso il condizionale, non lo so. Personalmente penso che la via del self-publishing sia assai più complessa. E lo dico dopo essere passato attraverso l'editoria tradizionale per ben quattro volte, con piccola-media e grande casa editrice, come sai. So di cosa parlo: è molto più comoda la via tradizionale. Molto. Il problema è che è un percorso quasi interamente tracciato all'interno di un penitenziario, se mi si permette la metafora. Ciò detto, già risposi a suo tempo, quindi si sa come la penso in merito a quell'affermazione. Sarei incapace di scrivere un'analisi come quella di @Franco Digital, ma l'ho letta con attenzione. C'è sempre da imparare e lo ringrazio per la disanima.
  9. Andrea D'Angelo

    Non perdiamoci di vista

    Il mio cervello? Può essere… Quando se ne va non avvisa mai. Ah, una cosa: MERAVIGLIOSA la versione dark!
  10. Andrea D'Angelo

    Non perdiamoci di vista

    Forum che al momento è sparito…
  11. Andrea D'Angelo

    Idee per un nuovo sito per aspiranti scrittori (e lettori)

    No, a me piacerebbe che anche in Italia, finalmente, si capisse cosa significa "super partes". Per ora è un latinismo che non trova riscontri, se non rari. Questa logica per cui si accetta in modo passivo l'incapacità imprenditoriale italiana sta alla base di molti dei fallimenti dell'editoria nostrana. Non è quasi mai un crescere tutti assieme, pur se nella sacrosanta acqua al proprio mulino (e ci mancherebbe!). È un tutti contro tutti. Personalmente questa logica mi ha nauseato già nel 2005 ed è per questo motivo, più altri, che sono sparito dalla scena per quindici anni. E con molta cautela mi riaffaccio. Alla prima, vera rottura di palle sparisco di nuovo. Preferisco vivere. Invece di accettare una logica sbagliata – e sì che è dimostrato che può funzionare altrimenti; non in Italia? La responsabilità è degli italiani – perché non proviamo a sognare una logica migliore per il futuro? Se devo vivere cose che già so vanno nella direzione sbagliata, preferisco non viverle. E, in tutta sincerità, spero si possa fare di meglio.
  12. Andrea D'Angelo

    Idee per un nuovo sito per aspiranti scrittori (e lettori)

    Aaargh! M'è scappato, scusate. Sono costretto a correggermi e aggiungere. Edigin è come chiamano l'editing sul Pianeta Ditastorte. E, @Gianfranco P, volevo aggiungere un minimo di spiegazione quando m'è partito il messaggio. Con super partes intendo dire che in uno spazio libero si dovrebbe poter criticare in negativo chiunque, senza sconfinare nella maleducazione. Persino gli stessi proprietari dello spazio. Questo secondo me significa "super partes" quando parliamo di un forum. Impossibile? Non direi. Scrivo su Medium in inglese. Tu sai quanta gente critica, anche aspramente Medium? Li bannano? Li osteggiano? C'è censura? Nulla di tutto ciò. Le regole sono: no a certi tipi di discorso. Odio, razzismo, classismo, denigrazione… Molto semplice. Se sei civile, puoi dirmi che non ti piace per nulla ciò che faccio. Questo secondo me significa super partes.
  13. Andrea D'Angelo

    Idee per un nuovo sito per aspiranti scrittori (e lettori)

    Sì, ho visto, Linda. Lo sai. Già sono un transfugo… Grazie per rispondere e chiarire! La questione, secondo me, è assai più diretta alle CE. Sono quelle che scass… Servizi editoriali come l'edigin sono un'altra cosa. È fastidioso non poter esprimere la propria opinione in libertà, purché non offensiva. Negativa si dovrebbe poter esprimere, sempre. Le case editrici?
  14. Andrea D'Angelo

    Idee per un nuovo sito per aspiranti scrittori (e lettori)

    Grazie per la risposta, Eudes. Mi chiedo, però: qui siamo in dittatura, che non si può dire qual è? "Di là" ancora non mi risponde. Vado a cercarlo… Fra tutte le cose che mi piacerebbe sottolineare, questa è forse quella più importante: un forum gestito da qualcuno che è parte in causa, e non super partes, non è un luogo di discussione libera. La cosa mi sembra piuttosto grave, dato che la scrittura è anzitutto libertà d'espressione. Comincio a credere che sia un bene chiudano tutto. La domanda successiva sarebbe: ma l'altro forum è di nuovo in mano a una parte in causa? Perché se sì, eviterei di trasferirci tutti lì, in massa per fare la stessa fine di oggi fra qualche anno.
  15. Andrea D'Angelo

    Idee per un nuovo sito per aspiranti scrittori (e lettori)

    Ho letto tutto quello che vi state dicendo. Mi spiace questa cosa, era un bel luogo d'incontro. Eppure, tra tutte le cose lette, questa è quella che attrae maggiormente la mia attenzione: quale sarebbe questo sito fotocopia che c'è già?
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