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Mene

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  1. @DSZucco96 in effetti anche io avevo pensato più a una donna che a un uomo.
  2. Io penso a qualcuno profondamente legato a uno dei pazienti che sono morti (non un genitore, potrebbe essere un insegnante o un medico). Questa persona vuole vederci chiaro e si infiltra nell'istituto sotto mentite spoglie per scoprire la vera causa della morte del bambino, solo che una volta dentro scoprirà tutto il resto. Non gli farei svolgere un ruolo di primo piano, potrebbe essere un inserviente, il cuoco, il giardiniere.
  3. Mene

    Meucci Agency

    I tag puoi trovarli nella sezione catalogo sul suo sito, sono identici a quelli del form. Quando compilerai il form non serve scorrere tutto l'elenco, ti basterà mettere la prima lettera e automaticamente ti comparirà quello che cerchi. Il limite dei caratteri per la sinossi è di 2000. Il domicilio fiscale (se sei in Italia) è Italia. Anche qui non scorrere l'elenco, ti basterà scrivere le prime lettere e comparirà Italia.
  4. Mene

    Meucci Agency

    Anche io sono riuscita a inviare.
  5. Mene

    La spazzasfilata

    @Adelaide J. Pellitteri Vero, non lo avevo visto in quest'ottica, sono d'accordo! @Kikki Ottime scelte ma mi fa morire!
  6. Mene

    La spazzasfilata

    @Kikki anche secondo me andrebbe bene solo Agostino, delfino algerino, ma non mi convince perché c'è già Luigi che è un pinguino argentino. Mi sono divertita un po' a cercare altro Io propongo: Agostino, delfino ballerino Rosa, la foca sciantosa (per via del tubino verde, ma ho trovato anche giocosa, vanitosa, capricciosa, formosa, generosa, radiosa, golosa) Uga, la tartaruga in fuga (con Uga si riesce a fare pochino come rima) Ne ho trovati anche due non richiesti (mi stavo divertendo troppo): Gorgonella, la sirena più bella Ciro, il granchio da capogiro Ho pensato pure a Caterina, l'orca assassina (l'ho detto che mi stavo divertendo?)
  7. Mene

    Erano solo piante...

    @stefia grazie per il tuo commento! Non le separerei con un punto ma con una virgola: "Non che non le venisse in mente niente da dire, ne aveva di argomenti che le frullavano per la testa, ma aveva ragione Carla, erano tutte cose di cui avevano già parlato fino alla nausea" A parte che non so se è corretto iniziare una frase con un "Ma", io trovo che starebbero meglio se stessero insieme. In effetti hai ragione, la virgola ci sta proprio bene. Ho questa tendenza a fare frasi brevi, forse a volte esagero. Ti ringrazio tanto per la segnalazione del "ma" a inizio frase, anche perché lo uso spesso. Ho controllato e, se ho capito bene, si può usare. Ho tirato un sospiro di sollievo. Beh, non è rassicurante trasformarsi in un vegetale, io un po' di panico ce l'avrei per quanto adori le piante. L'idea è che le piante abbiano silenziosamente preso il sopravvento creando una foresta impenetrabile intorno alla cittadina. Gli umani non sanno di preciso quali siano le loro intenzioni, del resto sono piante e non parlano. Sanno soltanto che quando qualcuno ha provato a ribellarsi apertamente è stato trasformato in un albero. Per quanto riguarda quello che succede a quelli che tengono un profilo basso si ritrovano queste piante che gli crescono addosso senza sapere cosa succederà. Le piante che crescono sui corpi cambiano di continuo in modo imprevedibile, perciò Barbara fa questa domanda. Non so se riuscirò mai a rinunciare ad almeno una battuta finale, è più forte di me! Grazie ancora! @chesterfield Grazie anche a te! Devo ammettere che mi è venuta voglia di sviluppare bene questa storia, sono troppo curiosa di scoprire come finisce! L'immagine del bar è fantastica, mi è venuta voglia di birra!
  8. Mene

    La spazzasfilata

    @Kikki Racchiuderei uno per uno tra due virgole. Ho fatto casino perché ho quotato e le ho aggiunte io, era impossibile da capire!
  9. Mene

    Nello spazio nessuno può sentirti urlare

    @stefia Ciao! Questo racconto è un vero incubo! Nel senso più bello che si possa intendere. L'ho letto qualche giorno fa e ancora ci penso e mi sento camminare insetti addosso! Tra l'altro ero molto stanca, subito dopo mi sono addormentata e l'ho rivissuto nel sogno. Brava!
  10. Mene

    Erano solo piante...

    @Adelaide J. Pellitteri Ciao, grazie per il tuo commento! La trama è quella che hai descritto. Rimangono molti punti oscuri su quello che è successo prima, quello che succederà dopo, come le piante abbiano preso il potere ecc. L'ho considerato un po' come un'istantanea in una storia più ampia in cui il lettore è libero di fantasticare. Non voglio sostenere che sia stata una buona idea, in realtà sono io la prima a voler capire se può funzionare o meno. Non sono abituata a scrivere racconti brevi e faccio un po' fatica a prendere le misure. Il fatto che possa essere considerato autoconclusivo o meno era il mio dubbio principale, quello a cui volevo trovare una risposta qui. Quindi ho davvero apprezzato il tuo commento, mi hai detto esattamente quello che volevo sapere. Grazie!
  11. Mene

    Erano solo piante...

    Barbara era nervosa quando bussò all’uscio di Carla. Sentì una voce arrivare dall’interno della casa: «È aperto, Barbara.» Lei sussultò e aprì la porta. Carla era in piedi davanti al grande tavolo della cucina, stava impastando qualcosa dall’aspetto appiccicoso. «Scusa se non sono venuta ad aprire. Non mi andava di sporcare tutto», le disse mostrandole le mani impiastricciate. Barbara andò a sedersi vicino a lei: «Come facevi a sapere che ero io?» Carla alzò un sopracciglio: «Sono mesi che vieni ogni giorno a dirmi le stesse cose e ogni giorno bussi nello stesso, identico modo.» Barbara si mise sulla difensiva: «In che modo?» Carla fece un sospiro: «Barbara, non possiamo fare sempre la stessa conversazione, te ne rendi conto?» L’amica si limitò a rimanere seduta, con un’espressione neutra sul volto. Non che non le venisse in mente niente da dire, ne aveva di argomenti che le frullavano per la testa. Ma aveva ragione Carla, erano tutte cose di cui avevano già parlato fino alla nausea. Anche se non riusciva proprio a rassegnarsi. Allungò la mano soprappensiero e si mise a giocherellare con le briciole sfuggite dall’impasto. «Dai, ora non fare l’offesa, Barbara. Mi farai sentire in colpa.» Lei si limitò ad alzare le spalle. Carla si concentrò sulla pasta del pane. La divise in cinque parti e diede a ognuna una forma arrotondata con pochi, abili gesti delle mani. Sistemò con cura le pagnotte su una spianatoia infarinata e le ricoprì con una tovaglia. Prese una manciata di farina e se la strofinò tra le dita per ripulirle dai pezzetti di impasto rimasti attaccati. Poi andò al lavandino e le lavò, soffermandosi sulle unghie, senza fretta. Quando ebbe finito prese un canovaccio e, asciugandosele, andò a sedersi accanto all’amica. «Barbara, non puoi continuare così, andrai fuori di testa.» A Barbara non piacque il tono con cui aveva detto quelle parole, le suonò un po’ troppo paternalistico. Era risentita e non fece niente per nasconderlo: «Secondo me siete voi che siete andati tutti fuori di testa. Non capisco come possiate accettare tutto questo.» «Va bene, sentiamo allora. Cosa dovremmo fare, secondo te?» «Non lo so, ma dovremmo combattere, di questo sono certa. E invece voi vi siete arresi, ma come fate?» «Come fai tu a chiedermi una cosa del genere. Sai bene quanto me cosa è successo a chi ha cercato di ribellarsi. E sai cosa? No, grazie, non ci sto a fare quella fine.» Tacquero per un po’. Fu Barbara a rompere il silenzio: «Credi che fuori stia succedendo la stessa cosa?» «Mi sono fatta tante volte questa domanda, mi chiedo se ci sia ancora un fuori.» «Ma se, per ipotesi, riuscissimo a fuggire, a oltrepassare la foresta...» «Zitta!» Carla la interruppe bruscamente. «Non devi parlare di queste cose, non con me, non in casa mia. Mai. Hai capito? Mai.» Barbara si guardò intorno circospetta: «Pensi che ci possano sentire?» Carla si alzò in piedi: «Seguimi.» L’amica le andò dietro. Si fermarono davanti alla grande finestra del soggiorno. Carla scostò la tenda e, indicando un albero al centro del prato, le chiese: «Lo vedi quello? Lo riconosci?» Barbara scosse la testa, sapeva solo che fino al giorno prima quell’albero non c’era. «Eppure dovresti, ha abitato qui di fronte per anni.» Guardò meglio, sul suo viso si dipinse un’espressione di orrore. Riuscì a malapena a sussurrare: «Giorgio.» A prima vista sarebbe potuto sembrare un albero di noci, eppure tra i nodi della corteccia riusciva a distinguere i lineamenti contratti del volto del vicino. Ormai sapeva che niente poteva più essere dato per scontato quando si trattava di uomini e di piante. Ogni giorno le capitava di ripensare alla sua maestra delle elementari che spiegava la differenza tra il regno vegetale, animale e minerale. La consolava ripensare a quell’epoca in cui la razza umana poteva ancora trincerarsi dietro a solide certezze. Altri tempi, l’albero Giorgio ne era l’esempio macabro e concreto. Gli occhi le si riempirono di lacrime. Carla richiuse la tenda: «Anche lui ultimamente se ne andava in giro a fare discorsi come i tuoi. Andiamo, ribelliamoci, abbattiamo le piante e creiamo un varco per fuggire. Ma lo sapeva lui, come lo sappiamo noi, che quelli che ci hanno provato ora sono lì a infittire la foresta. E piangono, li ho sentiti con le mie orecchie. Sembrano alberi, ma lì dentro ci sono ancora esseri umani, condannati a essere proprio quello che stavano cercando di combattere.» «È orribile, le piante non dovrebbero tenere prigionieri gli uomini, non è giusto.» «Ci puoi scommettere che non è giusto, ma questi sono i fatti. Ora comandano le piante e noi siamo inermi di fronte al loro potere. Barbara, o trovi il modo per sconfiggerle o è meglio che tu la smetta di torturarti, credimi.» «Quindi tu pensi che dovremmo...» «Fare finta di niente, questo dobbiamo fare. Io non voglio ritrovarmi albero, almeno finché riuscirò a evitarlo. Solo così sento di poter coltivare ancora una speranza che un giorno tutto questo finisca.» Barbara si asciugò le lacrime: «Ci posso provare.» Carla le diede una pacca affettuosa sulle spalle. Ritrasse istintivamente la mano, qualcosa l’aveva punta. Si guardò il dito, sulla pelle affiorò una goccia di sangue. «Ma che diamine è?» chiese sgranando gli occhi. Barbara si sbottonò la camicetta, se la sfilò e mostrò la schiena all’amica: «Mi dispiace, avrei dovuto avvertirti. Questa settimana sono nate le rose.» Carla guardò ammirata i boccioli di un rosa tenero. «Posso?» chiese. Barbara fece cenno di sì. Avvicinò il viso ai fiori e ne aspirò l’aroma, indugiando a lungo. «Accidenti, sono le rose più profumate che abbia mai annusato», le disse con lo sguardo pieno di ammirazione. «E tu? Hai qualche fiore nuovo questa settimana?» Carla sospirò, si abbassò i pantaloni, scoprendo le gambe verdi: «Macché, io questa settimana solo gramigna.»
  12. Mene

    La spazzasfilata

    @Kikki Ciao! Complimenti, davvero un bel racconto, a me è piaciuto molto. Ho apprezzato il tono leggero con cui hai affrontato un tema tanto drammatico. Paradossalmente questa presentazione dei vari personaggi in maniera "divertente" mi ha fatto sentire ancora di più il contrasto con quella che è l'amara realtà. Un piccolo appunto lo farei sui nomi, ma è di carattere strettamente personale. Questi li ho trovati adorabili. Gli altri, senza le rime, non mi suonano altrettanto bene. Intendiamoci, li ho trovati molto gradevoli, non è che siano brutti. Ma il gioco che hai fatto con questi quattro è talmente carino che avrei voluto lo avessi esteso a tutti. Metterei una virgola tra magro e magrissimo. Non voglio infierire, hai tutta la mia solidarietà. Divertente! Sbattono, refuso. Aggiungerei le virgole. Tutti, refuso I dialoghi mi sono piaciuti molto, li ho trovati ben strutturati e "realistici", a parte i due punti esclamativi già segnalati, anche io li aggiungerei. Bello il modo in cui la storia è tutta raccontata dai protagonisti in modo molto equilibrato. Per come è scritta la storia la trovo adatta sia a bambini che ad adulti e questo è davvero un ottimo risultato. Sei riuscita a non esagerare mai, il tono scherzoso, mai eccessivo, è spalmato lungo tutto il racconto, l'ho apprezzato. Tra l'altro per essere un racconto breve ci sono un mucchio di personaggi, ma non ho fatto alcuna fatica a seguirli tutti. Per quanto riguarda il titolo a me è piaciuto molto. Credo che dipenda dal fatto che ne ho subito afferrato il senso, ma potrei aver avuto una botta di fortuna in questo senso, onestamente non te lo so dire. Grazie per questo bel racconto!
  13. Mene

    Le mosche hanno un'anima?

    @Floriana Ciao! Grazie per essere passata anche qui, mi ha fatto molto piacere. Ti chiedo scusa per non averti risposto subito, non ho avuto tempo in questi giorni. Ma no, tranquilla, anche io ho fatto lo stesso nel primo commento che ho postato Grazie! Anche secondo me l'incipit può essere migliorato, solo mi piacerebbe mantenere Claudia protagonista da subito, non mi convince partire col postino. Pezzo scorrevole. Sottolinerei di più ciò che scrive inserendo o i trattini oppure i punti caporali e (magari anche il corsivo) Sai che non ho capito dove dici di mettere i trattini o i caporali? Esagerata per un minuscolo animale? Sono odiosa ma in un testo bisogna essere coerente. Qui mi hai strappato una risata! In effetti il racconto è tutto un po' surreale eppure questa descrizione è reale. Quelle racchette sono micidiali e ti assicuro che la mosca letteralmente "frigge" con tanto di fumo puzzolente. Io avrei scritto: tenerli impegnati tutto il giorno. Buona idea, mi piace. In effetti ero indecisa se aggiungere le virgolette, temevo di esagerare ma credo che le metterò. L'idea è che Claudia prenda una racchetta già fatta e la modifichi aggiungendo il collegamento alla app per realizzare il prototipo. Poi se le fa costruire in serie con le personalizzazioni. Intendevo proprio che allevavano insetti per poi poterli accoppare con la racchetta per fare punti nel gioco. esagerazione! Esageratissimo! Sono andata a capo per distinguere le varie fazioni dei contrari a Claudia. Mi è sembrato che così diventasse meno difficile da seguire. Ritmo troppo veloce. L'intenzione era rendere il modo di parlare della parrucchiera, cioè di getto come è nella sua natura di chiacchierona. L'ho immaginata come una di quelle signore di una certa età che dicono pane al pane e vino al vino. Forse ho esagerato. La frase non mi convince. La frase vuole essere spontanea, parlata. Claudia è emozionata e impacciata mentre spiega. Inoltre non è sicura che la sua interlocutrice sia in grado di comprendere termini tecnologici, perciò cerca di parlare semplice. Qui non riesco a comprendere quello che vuoi dire Intendo che è il classico pezzo grosso con la puzza sotto il naso, perciò evita di dare confidenza a chiunque. Uno che guarda gli altri dall'alto in basso. Non ripetere ragazzo La ripetizione era voluta ma rileggendo ora la frase devo ammettere che verrebbe bene anche senza ripetere. Credo che terrò solo il primo ragazzo, mi piace di più. Se prima la temeva , tutto ad un tratto più? Sì, non lo teme più perché ha un aspetto innocuo. Personalmente trovo la frase macchinosa. Un po' lo è, è innegabile. Secondo me, il ritmo è veloce In effetti è veloce, ma lei sta scappando a gambe levate. Nel senso che erano tutti talmente presi dalla faccenda da perdere il lume della ragione, totalmente appassionati. Ancora mille grazie!
  14. Mene

    La casa

    @Floriana Ciao! Grazie per aver avuto la pazienza di leggere il mio racconto. Cancellerei: noi due Sostituirei: soli con sole perchè i soggetti sono femminili Perché femminili? La casa è femminile ma il protagonista è un uomo. Sempre riferito al protagonista. Non ho capito perché mi suggerisci il corsivo e i trattini, non mi sembra una frase che meriti di essere messa in risalto. Le presenze. Intendi un inciso? Se sì, trovo che renda le frasi meno scorrevoli, in genere lo uso solo se è proprio indispensabile. Se mettessi "reale" dovrei poi togliere "in carne e ossa" alla fine della frase successiva. Mi sembra un po' forte la parola reale riferita a una persona che lui sa essere vera, ma con cui non riesce a interagire. Segue vuol dire che compie un rituale ben preciso. In questo caso, visto che il protagonista ha un'idea piuttosto vaga di quello che fa Lucia preferisco usare un termine più generico. Questa frase può sembrare superflua ma serve, a mio sindacabilissimo parere, a dare spessore al personaggio. Lui è diffidente, non vuole dare confidenza al prete, pur percependolo come una figura da rispettare. Pretino ha un senso blandamente dispregiativo, una volontà di sminuire la sua figura da parte del protagonista. Si trova di fronte a una persona giovane e dubita che possa essergli d'aiuto. Contengono qualcosa di irresistibile: lui è un uomo rimasto in sospeso tra due realtà e questo gli crea un profondo conflitto interiore. Le parole sono irresistibili perché in fondo quello che vuole è tornare al suo posto accanto alla moglie e agli amici. Ma in questo momento del racconto non ha ancora preso atto della sua natura e vive un tormento, si oppone al suo destino ma comincia a intuire qualcosa. Per quanto riguarda l'ultima frase, forse non sono stata chiara. Il prete, nel momento in cui avviene la scena, è anziano. Il protagonista lo vede giovane come quando lo frequentava ai tempi della disgrazia (si conoscevano, più in là dirò che ha battezzato suo figlio). Nel momento in cui comincia a prendere coscienza della realtà (ovvero che sono passati tanti anni e che anche lui è un fantasma) gli appare così com'è, anziano. Rimane spiazzato perché riconosce gli stessi occhi grigi nel giovane e nell'anziano e non sa spiegare una trasformazione così radicale in un attimo. Sì, esatto. Che vuol dire stizzito? Infastidito, seccato, spazientito. Il prete sente di avere svolto una missione importante, ha aiutato un'anima a tornare al suo posto. Qualcosa di altamente spirituale che cozza con l'atteggiamento un po' troppo pratico dei nuovi proprietari che vogliono solo la risoluzione del loro problema. determinata. La moglie segue il marito che è determinato. Sì, mi rendo conto quanto sia difficile seguire un racconto lungo. Devo imparare a racchiudere in meno parole una storia sensata, ci proverò. Sicuramente ho bisogno ancora di molto esercizio! Grazie ancora per il tuo commento.
  15. Mene

    La casa

    @AndC Grazie di nuovo! Perfetto, mi ci divertirò un bel po'! Grazie per le dritte. Questo mi fa davvero piacere perché è un aspetto a cui tengo moltissimo, sia in quello che scrivo che in quello che leggo. Sì, questo è chiaro, non prendo le tue parole come oro colato ma come base da cui partire per migliorare. Questa esperienza sul forum si sta rivelando preziosa perché ho notato che le parti che convincono di meno gli altri sono le stesse su cui ho avuto dubbi o incertezze. E questo mi fa capire che, tutto sommato, ho una capacità di giudizio migliore di quanto pensassi, è una bella conferma. Fermo restando che la verità universale non esiste, adoro libri che ad altri fanno accapponare la pelle e rimango basita quando qualcuno parla di un libro che io definisco passabile come di un capolavoro. Grazie ancora!
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