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Steamdoll

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    Cyborg Storyteller

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    Donna
  • Provenienza
    Nirvana meccanico di Mechanus

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  1. Steamdoll

    Lorem Ipsum

    Non sono un agente letterario, però se in due anni (dato tutto da dimostrare, chiaramente) l'agenzia non è riuscita a piazzare neanche un manoscritto con le grandi ce con cui ha contatti, di certo ci sono dei problemi. Ci sono diverse esperienze sul WD che testimoniano che è tutt'altro che impossibile arrivare alle grandi CE (il caso più recente è quello di matrai) anche da esordienti; è molto difficile, ma non impossibile, e questo è un dato di fatto. L'agenzia, secondo la concezione comune, dovrebbe essere un tramite che facilita dando più garanzie di pubblicazione con editori ardui da avvicinare, ma al momento le probabilità dicono che non è questo il caso. Non con Lorem Ipsum, almeno. Pubblicare con le ce citate, non di prim'ordine, non è certo una sconfitta. Tuttavia, dopo un anno e mezzo di attesa le cose cambiano prospettiva. Se un testo rimane in lettura per un anno (perché "è meritevole", perché "vogliono pensarci bene" e altre motivazioni addotte durante la discussione) è chiaro che arrivare alla fine del percorso e ritrovarsi piazzati con una casa editrice di media-piccola grandezza lasci l'amaro in bocca. Non è facile essere agenti letterari. Non è facile essere editori. E di certo non è facile essere scrittori. Ognuno si pone i suoi obiettivi e li persegue come preferisce ma, dati alla mano basandomi su ciò che mi avete risposto, se ne deduce che Lorem Ipsum ha una sfortuna scellerata perché propone sempre testi che non vengono accettati oppure... si devono considerare anche altre possibilità. Perché una volta che loro hanno presentato il manoscritto non ha senso che un autore lo invii a sua volta e risulta un testo bruciato. Se è vero che il tasso di pubblicazione con grandi CE (con cui hanno i contatti) gira attorno allo 0%, allora l'accento va posto sulla selezione fatta. Sulla qualità di questi contatti. Il periodo storico e la situazione editoriale saranno anche sfavorevoli, ma credo che aggiornare i profili degli autori con questi dati darebbe un'impressione meno illusoria di quali siano le reali possibilità di pubblicazione con LIAE. Lasciando a ognuno la scelta di dove mirare, ma con consapevolezza e senza stupirsi, dopo tanto tempo di attesa, di aver ricevuto un contratto che con buona probabilità si sarebbe trovato anche da solo.
  2. Steamdoll

    Lorem Ipsum

    Dato come vengono spesso interpretati interventi del genere, la mia non vuol essere un'accusa verso qualcuno, solo manifestare le mie perplessità. Credo che siamo tutti dalla stessa parte, in questo contesto, e sono certa che l'accumularsi dei problemi rischi di dare un'immagine più negativa di quanto non sia. Mi scuso per la lunghezza dell'intervento, ho cercato di ridurlo all'indispensabile per argomentare a dovere. Purtroppo, la piega (probabilmente inevitabile) che ha preso la discussione mi suscita il timore di un ragequit più o meno lontano da parte degli interessati, quindi ne approfitto per cercare un punto della situazione. Pur avendo letto le ultime pagine, ormai non si parla in effettivo degli autori da un po' perché, a buon diritto, ci sono gravi problemi da tutte le parti che hanno ritardato di molto i tempi di lettura, a quanto mi pare di capire sia quelle gratuite che quelle offerte tramite il servizio 3mium. Sempre cercando di ricapitolare le puntate precedenti: • ritardi, ritardi, ritardi: l'agenzia risponde sempre in ritardo, per vari problemi sorti all'interno dell'organico e per il numero soverchiante di manoscritti. O forse perché i comitati di lettura non ce la fanno. Forse per tutti questi motivi; • nel frattempo sorge un'iniziativa, sasso/carta, che seppur inizialmente riceva una spinta da parte dell'agenzia, ora è a carico di persone totalmente diverse ed esterne (ma i cui testi vengono comunque filtrati in toto o in parte dall'agenzia?) • almeno un'autrice che non riceve una rappresentazione, nonostante un testo giudicato promettente, accetta un servizio di editing a pagamento che tuttavia non viene portato a termine e scopre solo sul WD che il suo testo, ancora in fase di editing, era stato presentato a case editrici (a questo punto, suppongo prima che si intervenisse sul testo, se ho ricostruito bene la cronologia dei fatti). Riuniti, questi sono fattori piuttosto negativi per l'immagine dell'agenzia verso i suoi potenziali autori, perché fanno pensare a una disorganizzazione interna o poca efficienza in termini di tempo: per quanto gli autori si siano ormai abituati a eoni di attesa in cui persino la morte può morire, mi sembra comprensibile che ci si stanchi di attendere per qualsiasi cosa: i concorsi, gli agenti, gli editori, le interminabili file alle poste... In tutto questo, eventuali pareri positivi si disperdono come lacrime nella pioggia, quindi sono andata a controllare le biografie degli autori sul sito della LIAE per avere un po' di chiarezza. Per chi come me fosse, a questo punto, interessato alle effettive pubblicazioni: • Alberto Forchielli: "il suo prossimo volume, Datevi una mossa! uscirà per Baldini&Castoldi ad aprile 2018". Va detto che ha già pubblicato con lo stesso editore in passato, quindi non so quanto possa essere merito dell'agenzia che un ulteriore libro sia edito; • Leonardo Malaguti: "Il suo primo romanzo, Dopo il diluvio, già finalista al Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza, uscirà per ExOrma Edizioni ad aprile 2018". Di nuovo, l'essere finalista a un premio così prestigioso immagino abbia dato una grossa mano a trovare un editore, difficile sapere se l'editing del testo sia stato a carico dell'autore o dell'agenzia; • Livio Milanesio: "La verità che ricordavo, suo romanzo d'esordio che ripercorre la storia vera di suo padre attraverso le atrocità della Seconda guerra mondiale, uscirà per Codice Edizioni il 25 gennaio 2018." Insegnare narrazione all’Istituto Europeo di Design e linguaggi digitali alla Scuola Holden non so quanto possa averlo aiutato con gli agganci già di suo; • Giorgio Pirazzini: "Ha pubblicato due romanzi, I cattivi pensieri (Las Vegas edizioni, 2013) e Gattoterapia (Baldini&Castoldi, 2016) e altri due usciranno nel corso dei prossimi mesi". Al momento non trovo questi romanzi, ma ci troviamo davanti a un autore che, nuovamente, non è di certo alle prime armi. Il resto della scuderia presentata sono quasi tutti autori già editi alle prese con la scrittura, in attesa di pubblicazione imminente o esordienti apparenti (ovvero: io non sono riuscita a trovare qualcosa in merito, quindi do per assodato che lo siano ma potrei sbagliarmi) che tuttora non hanno segnalato pubblicazioni o editori. Non ho seguito LIAE con la dovuta attenzione negli ultimi mesi, ma mi pare di ricordare più o meno gli stessi autori a gennaio, l'ultima volta che ho controllato. Quindi, la domanda è: alla fine di tutte queste attese, qualcuno ha davvero ottenuto una rappresentanza? Dei risultati? Una pubblicazione? Perché è meritevole riuscire a raccogliere autori già esperti e pubblicati, ma questo contrasta con quanto dichiarato nella sezione manoscritti: Questa nuova voce narrativa è stata trovata? Esiste? Lorem Ipsum è ormai sul WD da quasi due anni, quindi credo sia lecito porsi questa domanda. Comprendo quanto sia molto importante avere un agente che non solo ci degna di una risposta, ma si prodiga persino a chiarire le situazioni e io spero, per questo, che Jav non decida di interrompere questo rapporto. Però gli chiedo anche, in tutta sincerità, se le loro aspettative si stiano rivelando un po' troppo speranzose e se la brutta piega assunta dalla situazione corrente non sia dovuta a un sistema editoriale che incombe tanto su di noi, quanto sulle agenzie, masticando esordienti e veterani tra gli ingranaggi di un macchinario che, stanco e arrugginito, arranca, non più solo in salita. È importante per noi autori saperlo. Trasparenza, in fondo, significa anche questo. Capire se vale la pena investire del tempo e farlo investire a voi. Quanti esordienti, o autori già pubblicati, che hanno inviato nell'ultimo anno siete riusciti ad aggiungere alla vostra rosa di talenti? E, soprattutto, quanti di questi hanno ricevuto un contratto con una casa editrice? Trarre questi dati è impossibile dalle biografie poste sul sito o dalle testimonianze sul WD, considerando che non penso siano gli unici a inviare. Penso che le polemiche sorte ultimamente siano soprattutto frutto di una sfiducia che sta aumentando nei confronti dell'agenzia, che interviene più per difendersi che per promuovere annunci con entusiasmo come faceva nelle prime pagine. Questa sfiducia, forse, potrebbe essere arginata con qualche dato promettente. Gli ultimi dati risalgono a febbraio, ma sono piuttosto puntuali: Trenta testi meritevoli collocati all'esterno dell'agenzia, quanti all'interno? Qualcuno del WD è tra questi testi meritevoli e io me lo sono perso nella cinquantina di pagine?
  3. Steamdoll

    Premio DeA Planeta [28/02/19]

    Io, invece, ho degli enormi dubbi sulle modalità del tutto. Al di là delle controversie sollevate su alcune delle edizioni straniere del premio, concentrandomi esclusivamente sul bando leggo cose come: In genere, per me non è un problema. Eppure, consideriamo che tante cose possono cambiare durante un concorso, penso solamente alle mille rimostranze sorte su IoScrittore, sulla pubblicazione in ebook, sull'insoddisfazione di alcuni e la gioia di altri. Che cosa significa "impegno a non ritirarla"? Che succede se poi lo faccio? Quali conseguenze ha questo atto? Andando avanti: Ora: so benissimo che nessuno di noi si crede l'erede di Stephen King, ma poniamo davvero che dall'opera che inviamo si possano trarre un audio libro, una serie televisiva o un film. A livello legale, questo cosa significa? Che è la DeA Planeta a decidere se si faccia o meno? So che molti mi diranno: ma in qualsiasi contratto editoriale è così! La mia risposta è che i contratti editoriali si possono contrattare, situazione che non mi pare invece prevista in questo caso. Non comprendo cosa significhi: che dopo i 10.000 download si ottiene il 25% dei ricavi netti di tutti i download, oppure che si riceveranno da quel punto in poi? So benissimo che sono numeri enormi e che la maggior parte di noi non si aspetta un simile riscontro, ma: Questo significa probabilmente una promozione senza precedenti. Giustamente, la DeA Planeta che ha investito quei soldi iniziali li vuol veder fruttare e, quindi, sceglierà un'opera che secondo loro, con una grande distribuzione, può anche raggiungerli. Quindi ci ritroviamo con un editore che si aspetta un grande riscontro di pubblico, che trattiene tutti i diritti secondari di un'opera opzionata per quindici anni e mi tornano in mente tutti quegli autori che sentiamo lamentarsi di come è stato trattato il loro materiale in seguito. Non ci piove che l'autore dovrà presentare un romanzo che praticamente vada in stampa appena giunto tra le mani del Comitato di Lettura senza bisogno di neanche un intervento di editing, ma quello che mi preoccupa è quello che avviene dopo. 150.000 euro sono stati soldi, per una categoria che spesso viene bistrattata, pagata poco quando non del tutto privata dei ricavi a cui avrebbe diritto. Siamo certi, tuttavia, che quest'oro non sia troppo lucente per essere vero? Forse sono io a essere troppo diffidente dei concorsi. Magari qualcuno con più esperienza potrebbe offrirmi delucidazioni sui punti che per me sono critici, ma in realtà potrebbero non esserlo affatto!
  4. Steamdoll

    IoScrittore

    Scusate, però, partiamo da un presupposto: a volte le case editrici hanno delle restrizioni sugli invii dei manoscritti. Meno di un certo numero di caratteri, più di un certo numero di caratteri, che sia inedito e così via. E noi, teoricamente, le rispettiamo. Se un romanzo è meritevole, ma edito, può usare altri canali per trovare la via della pubblicazione, non uno che richieda che sia inedito. È una regola, non ho detto che sia una buona regola, ma lo è. Questo significa che se il romanzo meritevole, ma edito, arriva in finale, non verrà (nella teoria) pubblicato lo stesso. Poi magari viene notato dagli editor (non lo so, sono ipotesi purtroppo) e verrà pubblicato lo stesso, ma stando alla logica verrà scartato comunque dal concordo perché, a quel punto, qualcuno un controllo lo farà. Il regolamento di IoScrittore non prevede l'obbligo di segnalare, offre lo strumento per farlo (ho controllato, dato che ricordavo male o forse nel tempo è cambiato. Non è importante). Se qualcuno lo fa, definirlo "cane da guardia" o "segugio" mi sembra del tutto gratuito. E personalmente non partecipo ai concorsi sul cui regolamento non concordo, ma anche su questo ognuno ha - per fortuna - totale libertà. Però attenzione: il meccanismo del torneo prevede che in seconda fase si legga l'intero romanzo. E se qualcuno è fortunato e può leggere così un romanzo che (secondo regolamento) non dovrebbe esserci ma che gli piace, altri potrebbero ritrovarsi a fare un'enorme fatica a leggere qualcosa che non apprezzano per poi vederla squalificata per la regola del fatto che sia già edito. Certo, anche questo fa parte del gioco, è chiaro. Tuttavia, è su questo presupposto che io baso la mia poca simpatia per questo genere di ragionamento: se io che (esempio generico) detesto i libri sul secondo conflitto mondiale, me ne ritrovo uno intero da leggere che, poi, viene anche squalificato perché già edito e qualcuno se ne accorge arrivato in finale (perché poniamo che sia meritevole) allora avrò buttato le mie giornate a leggere qualcosa che avrei potuto evitare e che nemmeno mi piaceva. Non è un meccanismo che condivida a prescindere, ma visto che le cose stanno così almeno mi premurerei di evitare questa "tortura". Ovviamente scelta personale.
  5. Steamdoll

    Adelphi

    Io comprendo benissimo: il problema è proprio quello, Aspirante Scrittore. Innanzitutto, che continui a offendere gli altri utenti senza neanche rendertene conto (poco male, ma non stupirti se poi i tuoi interventi vengono presi come provocazioni, dato che neanche sottilmente mi stai accusando di non saper comprendere la nostra lingua, al momento); in ogni caso, Tu hai inviato il manoscritto ad Adelphi. Ti hanno risposto: hanno pubblicato solo due esordienti italiani in vent'anni, facendo due nomi. Poi ti hanno detto: se hai scritto un romanzo come quello, allora sì potrebbero pubblicarti. Tu affermi non solo di non aver scritto romanzi come quello, ma che secondo te è anche un romanzo "carino" ma non eccezionale. Insinuando anche di aver scritto di meglio, ma passeremo oltre a quel punto. Le strade a questo punto non sono molte: evidentemente Adelphi, nonostante a tuo dire non selezioni romanzi "eccelsi" non è interessata (come sostengono anche altri) agli esordienti. E a quel punto nessuno ti vieta di mandare, ma a che pro lamentarti qui che non rispondano? Come disse qualcuno tempo addietro: siamo anche liberi di inviare il manoscritto a indirizzi casuali, tanto "non si sa mai". Più o meno, è la stessa cosa. Non ho capito perché tu ti sia accanito su quel romanzo in particolare, dovendo sottolineare che il tuo ha avuto persino recensioni migliori, ma non cambia i dati di fatto: che sia la casa editrice per te o meno, molto probabilmente non ti selezionerà (e non l'ha fatto). Sono la prima ad augurarti diversamente, ma non capisco quale sia il punto di questa crociata. Se ritieni che dovrebbero cambiare la dicitura di quella pagina, scrivi ad Adelphi e vedi cosa ti rispondono sul perché la tengono. Magari ti diranno esattamente ciò che ha detto Marcello, magari no. Tienici informati.
  6. Steamdoll

    IoScrittore

    Al di là del fatto che non partecipo da anni a questo concorso perché non riscuote la mia simpatia, sinceramente non comprendo questo passaggio. Se lo può controllare quando? Chi avrebbe i mezzi per controllare centinaia di scritti quando arrivano e, di conto, controllarlo alla fine non è un po' inutile, dato che si è fatto perdere tempo a chi invece poteva leggere qualcosa di regolamentare? Trovo singolare questo rigetto delle regole. Non vi hanno chiesto di fare la spia, vi hanno esposto: se ci sono infrazioni del regolamento, segnalatele. Non c'è un tasto per segnalare gli interventi irregolari in questo forum, per esempio? E quando lo guardate pensate forse "Beh, se le può controllare Niko tutte le discussioni, perché devo farlo io?" Se non rispettassimo (o pretendessimo) il rispetto delle regole, allora a poco vale poi lamentarsi chi le aggira, visto che lo facciamo per primi. Io la troverei una mancanza di rispetto nei miei confronti, da altri aspiranti autori, se nella seconda fase mi trovassi a leggere un romanzo che poi viene cestinato perché non rispettava il regolamento da principio e avrebbe potuto essere scremato facilmente da chi l'ha letto in prima fase. Se accetto di partecipare un concorso di solito è abbastanza implicito che ne accetti anche il regolamento. Se non ci si crede, non vedo il punto di partecipare.
  7. Steamdoll

    Adelphi

    ... e la conclusione logica del ragionamento sembra essere che quindi, visto che uno dei pochi esordienti dell'Adephi a tuo parere ha scritto libri "carini" ma non eccelsi, non sia l'editore adatto a te. Così come non è l'editore adatto a me, a conti fatti. Tutti contenti.
  8. Steamdoll

    Adelphi

    Non comprendo: è una provocazione fine a se stessa o un intervento serio? Non ha, comunque, alcuna attinenza con le scelte di scouting della casa editrice in sé, specie perché questo paragone che cosa dovrebbe significare? Che la casa editrice in questione sceglie autori peggiori di chi in ben venti pareri non ha trovato nessuno di insoddisfatto (o nessuno interessato a dichiararlo, a ben vedere)? Mi sembra che parliamo di campionati ben diversi, in ogni caso. E anche se fosse non vedo come potrebbe aiutare un aspirante autore sapere che gli esordienti Adelphi di vent'anni fa hanno avuto delle recensioni negative. A meno che non si voglia minare la credibilità dell'editore in sé, poco ha a che fare con le abitudini esposte da Marcello.
  9. Steamdoll

    Fratelli Frilli

    Non ne sono convintissima, però. Intendo dire: non sono un'esperta, ma un giallo ambientato in una cittadina immaginaria del Wessex rimane un giallo, non diventa un fantasy solo perché la cittadina non trova riscontro nella cartina. Molti scrittori inventano un luogo fittizio, ma comunque collocato nel mondo "reale" e non necessariamente con presenza di sovrannaturale, cosa che lo renderebbe di genere fantastico. Un esempio su tutti: Cabot Cove. Se poi non rientra negli interessi dell'editore d'accordo, ma il genere rimane quello.
  10. Steamdoll

    Che sta succedendo all'editoria?

    Io non capisco perché si imputino al cinema, ai videogiochi, ai social network e alle nuove generazioni il problema del declino dell'editoria. A me sembrano tanti luoghi comuni messi in fila per piangere di una situazione che non mi sembra, in realtà, diversa da dieci anni fa, se non per due fattori: lo spreco generale di risorse nel pubblicare cloni di cloni di cloni nelle librerie e il fatto che, di conseguenza, il pubblico sviluppi un certo rigetto delle tematiche. La gente non legge. Benissimo: siamo così sicuri che un tempo leggesse molto di più di oggi? Prendiamo un fattore: i libri di Stephen King vendono. I libri di G.R.R. Martin vendono. I libri di Bradbury vendono. I libri di E.L.James vendono. Ho citato letteratura di genere perché è quella che conosco meglio e, nella teoria, quello che vende meno in Italia. La cosa che mi lascia un po' basita è il rifiuto che a volte traspare da alcuni utenti di questa piattaforma per il cambiamento, per il mutamento (molto veloce) del mondo intorno a noi. Eppure noi ne stiamo parlando su un forum di internet, non al bar. È così strano, quindi, che la letteratura passi dalle librerie alla forma online? Ed è così strano, anche, che cambi nella modalità di fruizione? E ancora, che forse la figura dell'editore serve fino a un certo punto e dovrebbe cambiare modo di vedere la distruzione dei testi? Ancorarsi al mito della carta e delle librerie alla Notting Hill non ci porta da nessuna parte. Siamo alla stregua dei registi che si lamentano di Neflix che rischia di rovinare il cinema, oppure del fatto che la gente non ascolta più la radio perché la televisione, signora mia! E i ragazzini sono tutti rimbecilliti dai videogiochi! Gli stessi ragazzini che dopo aver giocato a The Witcher vanno a comprare la saga da cui è tratto, però. Come facciamo in Italia a non aver ancora capito che semplicemente il modo di veicolare le storie può essere diverso e che affidarsi al marketing di una presentazione televisiva da Fazio (che nessuno under trenta guarda minimamente) sia una strategia fallimentare? Ricordo ancora quando la Mondadori tentò di realizzare quel videogioco del Mondo Emerso, fallendo miseramente. Quello avrebbe rinverdito le vendite di Licia Troisi? Probabilmente sì, se fosse stato un videogioco all'altezza. I film e le serie televisive spingono gli editori a ristampare Altered Carbon, a far tradurre nuovamente persino classici come Scarface e Il Grande Gatsby. Oggi la cultura viene assorbita diversamente da una volta: la lettura non è solo un gesto singolo, ma che si accompagna anche a prodotti paralleli, cinematografici, multimediali, che si affida anche a come il fandom interagisce con qualcosa. L'editoria sta fallendo perché quando un tempo uscivano le mode avevano tempo di piazzare trenta libri con una storia identica, ora invece tutto fluisce più velocemente e bisogna dimostrarsi dinamici e reattivi, cosa che la pesante, lenta editoria che si trascina nei debiti non riesce a fare. La rete è uno spazio che ci unisce tutti e che può trasformarsi in uno strumento virtuoso, se non siamo solo disposti a piangere come prefiche di fronte alla lapide dell'editoria tradizionale. Forse parte di noi è proprio come l'editoria: monolitica, ancorata a un tentativo disperato di accanimento terapeutico di un cadavere troppo pesante da trascinare ancora. Ricordo ancora le spiegazioni, alle fiere, sempre del Gruppo Mondadori che voleva convincermi che è difficile farsi tradurre in inglese, nessuno li vuole i nostri libri, che loro li hanno mandati anche ai giornali stranieri ma nessuno ci ha voluti! Ammettendo che tale storiella sia vera, oggi le scuse si riducono a zero. Traducendo il libro, qualunque azienda può metterlo personalmente online in store raggiunti dai clienti di mezzo mondo che leggono in altre lingue, esattamente ciò che intende fare Amazon Crossing. Che sta succedendo all'editoria italiana, quindi? È un cavallo stanco, zoppo, che non trascina neanche se stesso, figuriamoci chi ci vuole salire in groppa. Che guarda al passato come, purtroppo, anziché riuscire a voltarsi in direzione del futuro. E lo so, perché il mio compagno attualmente ha completato il suo secondo corso in merito promosso a Roma da diverse case editrici del settore, che hanno detto più o meno le stesse cose, anche se non in maniera - secondo me - consapevole, ma sempre con l'atteggiamento del "il mondo è andato avanti in una direzione sbagliata". Questa ostinazione non può che portare a fondo, quest'incapacità di distaccarci da un modello tradizionale ormai terribilmente inadeguato con il resto dei nostri vicini internazionali. L'editoria deve crescere, evolversi, sganciarsi dai costi esorbitanti e dal balletto dei resi, approcciarsi a un modo di fare cassa più adatto e che punti a un mercato più ampio di quello a cui si è rivolta sinora. L'Italia è troppo piccola, in un mondo così vasto e a portata di click, in cui si può introdursi anche senza la necessità di chiedere il permesso a qualcuno.
  11. Steamdoll

    Edizioni Scudo

    Sono un po' stanca di affermazioni come "gli aspiranti scrittori che credono di essere come la Rowling all'inizio sono degli illusi" o "gli scrittori sono vanitosi e non si rendono conto che tagliare un terzo del loro romanzo è giusto perché sono inutilmente prolissi", questo detto per altro da uno dei primi vincitori del premio Urania. Sento questo genere di pareri in particolare nell'ambiente di chi scrive e legge fantascienza e credo che sia ora di finirla di chinare la testa e accettare qualsiasi cosa come se chi scrive fantascienza non fosse degno della stessa visibilità degli altri. In Italia è un genere in declino da almeno trent'anni, perché non viene nemmeno importata la fantascienza attuale, se non in casi piuttosto rari. E questo è un discorso generico, per arrivare al punto che non credo ci sia nulla di male a scegliere di affidarsi a tali Edizioni Scudo e la propria ambizione è di rimanere nell'ambito del fandom che si rigira in una pozzanghera: non è un problema. Ognuno ha le proprie aspettative. Tuttavia, la maggior parte degli scrittori cerca una cada editrice per raggiungere quantomeno una decente diffusione online, se non addirittura le librerie. Purtroppo Edizioni Scudo non sembra puntare su nessuna delle due cose e soprattutto non dimostra, almeno a una prima occhiata, la minima professionalità. Intendiamoci: non sto parlando della competenza di editor, traduttori (ammesso ne abbiano) o degli scrittori in sé che aderiscono a quest'iniziativa, bensì proprio alla presentazione che fanno della loro casa editrice. Agli scrittori viene richiesta tale professionalità sia alla base che al culmine della piramide: i testi devono essere scritti correttamente, gli autori devono avere padronanza di stile e linguaggio, la storia deve risultare interessante e non guasterebbe nemmeno che fosse adatta alle richieste del mercato editoriale odierno. Di contro, Edizioni Scudo cosa offre? un sito realizzato con wix, ovvero una piattaforma di sviluppo web che non necessita dell'intervento di un programmatore. E già qui possiamo capire quante risorse/impegno intendono spendere per il proprio progetto; una pagina facebook completamente vuota (o ne esiste forse una che non ho trovato?) una frase come questa: "Un lavoro di diffusione della letteratura fantastica italiana che – con le nostre edizioni sempre totalmente illustrate, sia quelle elettroniche sia quelle stampate, curate il più professionalmente possibile e con la promozione più diffusa possibile – negli ultimi anni ha avuto un certo seguito, tanto da farci apparire alla stregua di una casa editrice medio/grande distribuita in libreria." che mi fa capire che nemmeno loro si identificano come casa editrice, ma come un'associazione che è alla stregua di una casa editrice. Sono due cose ben diverse; oppure: "Pubblichiamo romanzi e racconti tramite un “accordo tra gentiluomini” con gli autori, i quali per altro (ed ovviamente) mantengono l’esclusiva dell’opera – tanto che specifichiamo o nel corpo del testo o nel colofon che i testi sono copyright degli autori stessi" che mi sembra l'equivalente di inserirli su Wattpad (che, francamente, penso raggiunga ben più visite e contatti rispetto alle Edizioni Scudo); "Se un autore ci invia un elaborato per essere pubblicato, noi reputiamo che con questo atto egli automaticamente ci dia mandato di farlo senza ulteriori passaggi o formalità". Attenzione quindi: da questo passaggio io deduco che non venga nemmeno richiesta una conferma (del resto, non esistendo un contratto...) e una volta ricevuto un elaborato possono inserirlo un po' dove preferiscono, quando preferiscono, senza neanche chiedervi se siate d'accordo. In potenza, certo, magari è diverso, ma posta in questo modo mi sembra piuttosto chiaro il concetto; "NON ci sono compensi per gli autori e NEMMENO copie omaggio, e di questo essi vengono informati prima di avviare ogni tipo di collaborazione. Se gli autori non sono d’accordo su questo punto, li preghiamo di NON INVIARE le proprie opere. Per ora i pochi guadagni realizzati vengono reinvestiti nell'Associazione". Questa frase è piuttosto emblematica: giustamente l'associazione deve essere mantenuta. Quindi il frutto del vostro lavoro andrà a mantenere l'associazione, senza alcun ritorno. Anche peggio: sul sito esiste uno spazio di donazione per mantenere online il sito stesso, se ne deduce che con le pubblicazioni non si riesca nemmeno a mantenere il costo annuale del server. Che, in genere, non sono esorbitanti; "I libri digitali, che forniamo gratuitamente ai lettori, a maggior ragione NON danno luogo a compensi per gli autori su un ricavato pari a 0. Il loro vero scopo è di promuovere autori e idee, sfruttando la possibilità quasi infinita di diffusione via internet (siti e posta elettronica) – lo stesso autore, se vuole, può diffonderli facilmente in centinaia o anche migliaia di copie" Di nuovo: si sta dicendo che l'autore potrebbe farlo da solo senza problemi. Perché affidarsi quindi a Edizioni Scudo? "I libri su carta, anche se molto meno diffondibili a causa di una ritrosia del lettore italiano ad acquistare libri non mostruosamente reclamizzati, hanno lo scopo di dare soddisfazione agli autori e ai lettori che amano il libro in quanto tale. Che amano toccarlo e persino annusarlo." Questa è una giustificazione. Esistono numerose case editrici che riescono a dare a questo lettore medio, che vive solo di pubblicità come se fossimo in un futuro distopico degno di Carpenter, anche libri non mostruosamente "reclamizzati", lusso che in ben poce ce possono permettersi; "Se l’autore, per propria volontà, desidera un certo quantitativo di copie, Edizioni Scudo è in grado di fornirle a un prezzo ridotto rispetto a quello di copertina". Quindi l'autore non solo non riceve compensi, ma anzi! È tenuto a pagarsi le copie, però a un prezzo ridotto. Un'attività quindi totalmente in perdita per l'autore, che no, non usufruisce di un servizio a pagamento, ma di certo non riceve alcun genere di compenso che non sia (forse) la gratificazione personale; "La promozione che offriamo è, per la nostra storia, più che altro diffusa nel mondo degli appassionati della letteratura fantastica, se pure pubblichiamo libri di altro genere in apposite collane. Ci sono molti siti letterari che diffondono le nostre informative, che recensiscono o ripubblicano i nostri libri; le grandi case editrici ci tengono d’occhio". Questo è fumo negli occhi: non c'è nessun dato a supporto di queste affermazioni. Quali sono questi siti letterari? Quali sono quelli che effettuano la recensioni? Quali sono quelli che ripubblicano i libri? E soprattutto: quale autore partito dalla Edizioni Scudo è approdato a una grande casa editrice? Non c'è un solo nome. Questa frase non significa nulla, se non ci sono delle prove a supporto che sia vera. L'impressione che io ricavo da tutto questo è di una struttura piuttosto antiquata, di circolo letterario chiuso tra pochi appassionati che si commentano le opere tra loro e si stringono la mano, complimentandosi l'un l'altro senza alcuna vera intenzione di cambiare lo stato delle cose. L'editoria, brutta e cattiva, è un mostro che fagocita solo opere commerciali e non riconosce il vero talento, però è anche quel mostro che ogni tanto butta un occhio da loro, quindi chissà! Io non riconosco alcuna vera caratteristica di casa editrice in tutto questo atteggiamento. Non ci sono le risorse per alcun genere di iniziativa: se non riescono a tenere online un sito, non penso possano organizzare presentazioni, presenziare a fiere, uscire da quello che è un circolo piuttosto chiuso e che non vi porterà da nessuna parte. Se cercate un gruppo di "amici virtuali" che possano leggere e commentare le vostre opere, se questa è la vostra mira, credo che Edizioni Scudo faccia per voi, se avete il miraggio (perché vi credete la Rowling, poveri illusi!) di fare della vostra scrittura un'attività professionale, non è il caso di rivolgercisi. E quando parlo di mancanza di professionalità, intendo anche la mole gigantesca di refusi che c'è nel loro catalogo 2018. Sono davvero tantissimi, tanto da spingermi a pensare che nessuno abbia riletto quanto scritto. Che non è proprio di buon auspicio, se queste sono le persone che dovrebbero editare il vostro romanzo o racconto, che sia. Le "dE eufoniche si sprecano, fatto che potrebbe anche essere identificato come una scelta di stile, se non fosse che nel sito (voce "Scritti") viene indicato diversamente. E a proposito di quella pagina, esiste una frase come questa: La motivazione di una scelta grafica è per imitare le più grandi case editrici! Tornando al catalogo, la maggior parte dei libri non più disponibili ha la parola esurito anziché esaurito, ma non è l'unico refuso presente, solo quello più evidente. Non fosse per un altro refuso che dovrebbe spingere a riflettere: tutti i libri hanno questa dicitura "EBOOK PER KIDDLE". E Kiddle è questo, non questo. Volete davvero affidarvi a qualcuno che non sa come si scrive lo "strumento informatico" (come sono da loro definiti nel sito) con cui si propone di diffondervi? Ognuno tragga le proprie considerazioni. Per chi volesse replicare che sono solamente troppo pignola, che sarà mai sbagliare una parola o due a fronte del cuore e della passione, rispondo subito che agli autori non viene quasi mai richiesto di mostrare cuore e passione, ma competenza e attenzione. L'editoria cattiva è quella che lo richiede, quella che scarta i nostri testi non perché "non siamo la Rowling" ma perché li inviamo con le modalità sbagliate, senza correggerli perché tanto "l'importante è la storia". Credo che anche la selezione delle Edizioni Scudo (nonostante tutto) si basi su criteri di correttezza formale, pertanto avere una simile pretesa con un catalogo del genere è quantomeno singolare.
  12. Steamdoll

    Amazon Crossing

    Io, che non avevo mai sentito prima questo servizio, ho trovato questo: Sottoscrizioni I traduttori, invece, hanno la necessità di passare una selezione diversa, effettivamente, ma mi pare di aver capito che i testi possano essere sottoposti attraverso il modulo che ho messo prima senza restrizioni; non ho ancora capito se si deve aver pubblicato con Amazon; ho tentato di comprenderlo analizzando il caso del libro di Amabile Giusti, ma tuttora non so se i diritti siano di Mondadori o suoi, perciò diventa difficile.
  13. Steamdoll

    19 considerazioni sparse

    Mat, io non parlavo di questo. Io non dicevo che ci sia qualcosa di male a pubblicare con Mondadori o che chi manda a Mondadori debba sentirsi in qualche modo immorale; di contro, ribattevo anche che c'è chi può avere questo genere di pensieri. Tutto qui: la mia scelta di non aderire al concorso Urania per motivazioni personali, per esempio, non rende tutta Mondadori una casa editrice da evitare. Tu, come tutti gli altri, fate benissimo a spedire a Mondadori. E il cielo voglia che vi prenda tutti. Il mio discorso verteva su chi invece sosteneva che fosse impossibile rifiutare il contratto di Mondadori. Ecco, questo io non lo ritengo così fantascientifico, ma è tutto qui. Quindi, mi dispiace che si sia inteso diversamente, ma non era una critica né verso chi decide di pubblicare con Mondadori, né verso chi pubblica attualmente con Mondadori. Era un discorso molto diverso, che non aveva a che fare né con la tua dignità di scrittore, né con la dignità della casa editrice in sé. Credo solo che presupporre cosa sia bene e giusto per gli altri in assoluto sia un discorso pericoloso. In ogni caso mi rendo conto che non è il topic adatto: le tue considerazioni vertevano su altro, quindi non ha senso trascinare l'off topic da parte mia.
  14. Steamdoll

    19 considerazioni sparse

    Non sono d'accordo. Ognuno risponde ai propri principi e i limiti non sono assoluti: io per esempio non mi farei mai incatenare a un albero per combattere la deforestazione, ma c'è chi lo fa. Questo va ben oltre i miei limiti, ma non di chi tiene molto più di me a queste tematiche ecologiste. Pensare che tutti abbiano la stessa prospettiva etica (deduco nessuna, dalla tua risposta in realtà!) mi sembra un po' semplicistico. Senza considerare che sì, Mondadori sarà una casa editrice generalista e sicuramente la più grande in Italia, ma questo autorizza qualsiasi comportamento? Qualsiasi scelta? Magari come autore mi dà molto fastidio che i romanzi degli esordienti vengano passati con venti colini, escludendo anche testi validi per numero, e poi vengano pubblicati trecento biografie di youtuber e calciatori tutti uguali. Non è forse mio diritto pensarlo? Senza considerare che pubblicare con una grande case editrice non è sinonimo automatico di successo. Quindi, ammettendo che esistano, butterei i miei ipotetici ideali dalla finestra per una possibilità che si aggira intorno all'un per cento, che a sua volta non è sicurezza di grandi vendite. Una volta messo sul piatto della bilancia tutto questo, uno può decidere di non voler partecipare al gioco. Rimane quanto detto: se non credo in Mondadori, non spedisco a Mondadori. Eppure. Eppure io volevo partecipare al premio Urania prima di "scoprire" leggendo in rete certe politiche della collana, come la mutilazione sistematica dei libri a fini commerciali o che i concorsi Urania short chiedano una cessione gratuita dei diritti. Se avessi spedito a Urania, avessi vinto (molto improbabile, ma ammettiamo che succeda) e mi avessero chiesto di pubblicare tagliando parte del testo perché non rientra appieno nei limiti economici, che avrei detto? Sì, no? Non sono così ipocrita da dire con certezza che la mia integrità mi avrebbe spinto a rifiutare, diciamo che mi limito a sperare che l'avrei fatto. Questa è la mia posizione, Chiunque altro sarebbe pronto a vendere familiari e amici per la pubblicazione? Non sarò io a giudicarli. Dico semplicemente che dare per scontato che tutti siamo a fissare dal basso la Mondadori come i poveracci in attesa dell'acqua di Immortan Joe è presumere troppo non conoscendo i pensieri degli altri.
  15. Steamdoll

    19 considerazioni sparse

    Mh. Però esiste anche una posizione etica: a qualcuno può non piacere come Mondadori conduca le cose. Per voi saranno sicuramente matti, ma esistono. Certo, rimane la domanda: se non ti interessa e non condividi la linea editoriale, come mai hai sottoposto il tuo testo a Mondadori? Perché dubito che vadano a pescare molto a strascico all'esterno, tranne le testimonianze degli autopubblicati di successo. Però credo sia ampiamente possibile che qualcuno vedendo, chessò, la linea "Webstar" della Mondadori rabbrividisca e dica "non voglio foraggiare questo genere di editoria". Certo, se si pensa in ottica individualista di autore no, pubblicare col colosso è sicuramente una grande opportunità. Gli idealisti non si sono ancora estinti. Oppure sono davvero la volpe e l'uva, chi lo sa. Io stessa ho visto cambiare sotto i miei occhi la CE dei miei sogni che ora è irriconoscibile e mi fa male ogni volta scorrere il catalogo e leggere certi titoli, per cui sono molto indecisa se mandare o meno. Perciò trovo solo improbabile che qualche esordiente rifiuti Mondadori, non impossibile. Farei le congratulazioni a Mat ma non ne ha bisogno, visto quelle che sono già piovute sinora. Lo ringrazio, tuttavia, per aver mitigato la leggenda del "parti col piccolo editore o abbi un parente nell'editoria" che era alquanto desolante e oppressiva negli ultimi tempi.
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