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Steamdoll

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    Cyborg Storyteller

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    Donna
  • Provenienza
    Nirvana meccanico di Mechanus

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  1. Steamdoll

    Coronavirus, Covid19 o come diavolo si chiama quel coso

    Abisso. The eyes of darkness. Coronavirus: il romanzo della profezia (Timecrime) #Etica editoriale
  2. Steamdoll

    Lorem Ipsum

    Hai ragione, si tratta di un OT che infatti chiuderò semplicemente dicendo: ognuno può pensare (e sostenere) quello che vuole. Così com'è ovvio che ognuno trae le sue conclusioni da quello che legge e reagisce di conseguenza; non ho nemmeno asserito che tu abbia torto, magari hai scritto un capolavoro incompreso, io non posso saperlo. Tuttavia, è più facile pensare che si sbaglino gli altri in genere che essere critici verso se stessi (che non è il caso, stando alle tue parole, quindi non è un attacco personale); ma attenzione, perché mi sembra che dare dei "frustrati" alla gente come fa Bambola non sia molto meglio di esprimere dissenso in un modo legittimato dal forum, quindi mi sembra un discorso scivoloso e che sì, personalmente chiudo qui perché non c'entra niente con l'agenzia.
  3. Steamdoll

    Fanucci Editore

    Non è risolto per niente: anche se un nome suona anglofono, basta controllare se sia citato un traduttore o meno per sapere se sia scritto da un italiano. E poi rimane il punto: Fanucci ha fatto questa manovra e il tentativo è fallito comunque? Fermo restando che io non la trovo né efficace, né necessaria (per me stessa, s'intende), né credo sia poi così diffusa oggi come si potrebbe credere. Vero, a cui forse Fanucci ha concorso in parte, però è azzardato secondo me mettere il peso sulle spalle di Fanucci in sé, quando è palese che anche le altre case editrici non abbiano raggiunto un simile risultato all'infuori di Licia Troisi. Ma credo che stiamo scivolando in un discorso più ampio che, se si vuole affrontare, meriterebbe una discussione a parte in un'altra sezione, essendo queste tutte supposizioni - le mie per prime - non supportate da dati effettivi.
  4. Steamdoll

    Lorem Ipsum

    Penso sia per l'intrinseca umiltà del precedente intervento, in cui si deduce che se il testo editato che hai scritto non è piaciuto può avere solo tre motivazioni da te individuate: 1. il testo è buono, ma al momento i gusti e le mode tendono da altre parti; 2. il testo è buono, ma chi l'ha letto non solo non capisce nulla, ma non avendo potere decisionale è da non considerare; 3. il testo è buono, addirittura precorre i tempi. Pur comprendendo l'amarezza di un rifiuto dopo tanto lavoro, direi che sia davvero difficile credere sulla fiducia al fatto che i motivi del rifiuto risiedano solo nella sfortuna e nell'incapacità altrui.
  5. Steamdoll

    Fanucci Editore

    Questo potrebbe dipendere da molti fattori, però. Non per difendere la Fanucci, di cui non conosco il percorso editoriale recente, ma sappiamo per certo che molti lettori sono ostili agli scrittori italiani di genere con pochissime eccezioni, che per altro vengono prese in considerazione solo dagli appassionati del genere stesso; chi compra di genere di solito compra libri di autori già affermati (a meno che non venga folgorato da quarta di copertina e illustrazione, che non credo bastino da soli per creare un best seller) e chi deve regalare un libro di genere si affida alla pubblicità che può vedere in televisione o al nome del momento di cui parlano tutti quanti, vedasi fenomeni di A Song of Ice and Fire e The Witcher). Non credo che darei al fiuto di Fanucci per il fantasy il demerito di questo eventuale insuccesso, onestamente, ammesso poi che la selezione proceda davvero come detto. Melissa P., che tu citi per Fazi, non ebbe di certo successo per meriti letterari.
  6. Steamdoll

    Lorem Ipsum

    Non sono un agente letterario, però se in due anni (dato tutto da dimostrare, chiaramente) l'agenzia non è riuscita a piazzare neanche un manoscritto con le grandi ce con cui ha contatti, di certo ci sono dei problemi. Ci sono diverse esperienze sul WD che testimoniano che è tutt'altro che impossibile arrivare alle grandi CE (il caso più recente è quello di matrai) anche da esordienti; è molto difficile, ma non impossibile, e questo è un dato di fatto. L'agenzia, secondo la concezione comune, dovrebbe essere un tramite che facilita dando più garanzie di pubblicazione con editori ardui da avvicinare, ma al momento le probabilità dicono che non è questo il caso. Non con Lorem Ipsum, almeno. Pubblicare con le ce citate, non di prim'ordine, non è certo una sconfitta. Tuttavia, dopo un anno e mezzo di attesa le cose cambiano prospettiva. Se un testo rimane in lettura per un anno (perché "è meritevole", perché "vogliono pensarci bene" e altre motivazioni addotte durante la discussione) è chiaro che arrivare alla fine del percorso e ritrovarsi piazzati con una casa editrice di media-piccola grandezza lasci l'amaro in bocca. Non è facile essere agenti letterari. Non è facile essere editori. E di certo non è facile essere scrittori. Ognuno si pone i suoi obiettivi e li persegue come preferisce ma, dati alla mano basandomi su ciò che mi avete risposto, se ne deduce che Lorem Ipsum ha una sfortuna scellerata perché propone sempre testi che non vengono accettati oppure... si devono considerare anche altre possibilità. Perché una volta che loro hanno presentato il manoscritto non ha senso che un autore lo invii a sua volta e risulta un testo bruciato. Se è vero che il tasso di pubblicazione con grandi CE (con cui hanno i contatti) gira attorno allo 0%, allora l'accento va posto sulla selezione fatta. Sulla qualità di questi contatti. Il periodo storico e la situazione editoriale saranno anche sfavorevoli, ma credo che aggiornare i profili degli autori con questi dati darebbe un'impressione meno illusoria di quali siano le reali possibilità di pubblicazione con LIAE. Lasciando a ognuno la scelta di dove mirare, ma con consapevolezza e senza stupirsi, dopo tanto tempo di attesa, di aver ricevuto un contratto che con buona probabilità si sarebbe trovato anche da solo.
  7. Steamdoll

    Lorem Ipsum

    Dato come vengono spesso interpretati interventi del genere, la mia non vuol essere un'accusa verso qualcuno, solo manifestare le mie perplessità. Credo che siamo tutti dalla stessa parte, in questo contesto, e sono certa che l'accumularsi dei problemi rischi di dare un'immagine più negativa di quanto non sia. Mi scuso per la lunghezza dell'intervento, ho cercato di ridurlo all'indispensabile per argomentare a dovere. Purtroppo, la piega (probabilmente inevitabile) che ha preso la discussione mi suscita il timore di un ragequit più o meno lontano da parte degli interessati, quindi ne approfitto per cercare un punto della situazione. Pur avendo letto le ultime pagine, ormai non si parla in effettivo degli autori da un po' perché, a buon diritto, ci sono gravi problemi da tutte le parti che hanno ritardato di molto i tempi di lettura, a quanto mi pare di capire sia quelle gratuite che quelle offerte tramite il servizio 3mium. Sempre cercando di ricapitolare le puntate precedenti: • ritardi, ritardi, ritardi: l'agenzia risponde sempre in ritardo, per vari problemi sorti all'interno dell'organico e per il numero soverchiante di manoscritti. O forse perché i comitati di lettura non ce la fanno. Forse per tutti questi motivi; • nel frattempo sorge un'iniziativa, sasso/carta, che seppur inizialmente riceva una spinta da parte dell'agenzia, ora è a carico di persone totalmente diverse ed esterne (ma i cui testi vengono comunque filtrati in toto o in parte dall'agenzia?) • almeno un'autrice che non riceve una rappresentazione, nonostante un testo giudicato promettente, accetta un servizio di editing a pagamento che tuttavia non viene portato a termine e scopre solo sul WD che il suo testo, ancora in fase di editing, era stato presentato a case editrici (a questo punto, suppongo prima che si intervenisse sul testo, se ho ricostruito bene la cronologia dei fatti). Riuniti, questi sono fattori piuttosto negativi per l'immagine dell'agenzia verso i suoi potenziali autori, perché fanno pensare a una disorganizzazione interna o poca efficienza in termini di tempo: per quanto gli autori si siano ormai abituati a eoni di attesa in cui persino la morte può morire, mi sembra comprensibile che ci si stanchi di attendere per qualsiasi cosa: i concorsi, gli agenti, gli editori, le interminabili file alle poste... In tutto questo, eventuali pareri positivi si disperdono come lacrime nella pioggia, quindi sono andata a controllare le biografie degli autori sul sito della LIAE per avere un po' di chiarezza. Per chi come me fosse, a questo punto, interessato alle effettive pubblicazioni: • Alberto Forchielli: "il suo prossimo volume, Datevi una mossa! uscirà per Baldini&Castoldi ad aprile 2018". Va detto che ha già pubblicato con lo stesso editore in passato, quindi non so quanto possa essere merito dell'agenzia che un ulteriore libro sia edito; • Leonardo Malaguti: "Il suo primo romanzo, Dopo il diluvio, già finalista al Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza, uscirà per ExOrma Edizioni ad aprile 2018". Di nuovo, l'essere finalista a un premio così prestigioso immagino abbia dato una grossa mano a trovare un editore, difficile sapere se l'editing del testo sia stato a carico dell'autore o dell'agenzia; • Livio Milanesio: "La verità che ricordavo, suo romanzo d'esordio che ripercorre la storia vera di suo padre attraverso le atrocità della Seconda guerra mondiale, uscirà per Codice Edizioni il 25 gennaio 2018." Insegnare narrazione all’Istituto Europeo di Design e linguaggi digitali alla Scuola Holden non so quanto possa averlo aiutato con gli agganci già di suo; • Giorgio Pirazzini: "Ha pubblicato due romanzi, I cattivi pensieri (Las Vegas edizioni, 2013) e Gattoterapia (Baldini&Castoldi, 2016) e altri due usciranno nel corso dei prossimi mesi". Al momento non trovo questi romanzi, ma ci troviamo davanti a un autore che, nuovamente, non è di certo alle prime armi. Il resto della scuderia presentata sono quasi tutti autori già editi alle prese con la scrittura, in attesa di pubblicazione imminente o esordienti apparenti (ovvero: io non sono riuscita a trovare qualcosa in merito, quindi do per assodato che lo siano ma potrei sbagliarmi) che tuttora non hanno segnalato pubblicazioni o editori. Non ho seguito LIAE con la dovuta attenzione negli ultimi mesi, ma mi pare di ricordare più o meno gli stessi autori a gennaio, l'ultima volta che ho controllato. Quindi, la domanda è: alla fine di tutte queste attese, qualcuno ha davvero ottenuto una rappresentanza? Dei risultati? Una pubblicazione? Perché è meritevole riuscire a raccogliere autori già esperti e pubblicati, ma questo contrasta con quanto dichiarato nella sezione manoscritti: Questa nuova voce narrativa è stata trovata? Esiste? Lorem Ipsum è ormai sul WD da quasi due anni, quindi credo sia lecito porsi questa domanda. Comprendo quanto sia molto importante avere un agente che non solo ci degna di una risposta, ma si prodiga persino a chiarire le situazioni e io spero, per questo, che Jav non decida di interrompere questo rapporto. Però gli chiedo anche, in tutta sincerità, se le loro aspettative si stiano rivelando un po' troppo speranzose e se la brutta piega assunta dalla situazione corrente non sia dovuta a un sistema editoriale che incombe tanto su di noi, quanto sulle agenzie, masticando esordienti e veterani tra gli ingranaggi di un macchinario che, stanco e arrugginito, arranca, non più solo in salita. È importante per noi autori saperlo. Trasparenza, in fondo, significa anche questo. Capire se vale la pena investire del tempo e farlo investire a voi. Quanti esordienti, o autori già pubblicati, che hanno inviato nell'ultimo anno siete riusciti ad aggiungere alla vostra rosa di talenti? E, soprattutto, quanti di questi hanno ricevuto un contratto con una casa editrice? Trarre questi dati è impossibile dalle biografie poste sul sito o dalle testimonianze sul WD, considerando che non penso siano gli unici a inviare. Penso che le polemiche sorte ultimamente siano soprattutto frutto di una sfiducia che sta aumentando nei confronti dell'agenzia, che interviene più per difendersi che per promuovere annunci con entusiasmo come faceva nelle prime pagine. Questa sfiducia, forse, potrebbe essere arginata con qualche dato promettente. Gli ultimi dati risalgono a febbraio, ma sono piuttosto puntuali: Trenta testi meritevoli collocati all'esterno dell'agenzia, quanti all'interno? Qualcuno del WD è tra questi testi meritevoli e io me lo sono perso nella cinquantina di pagine?
  8. Steamdoll

    Premio DeA Planeta [28/02/19]

    Io, invece, ho degli enormi dubbi sulle modalità del tutto. Al di là delle controversie sollevate su alcune delle edizioni straniere del premio, concentrandomi esclusivamente sul bando leggo cose come: In genere, per me non è un problema. Eppure, consideriamo che tante cose possono cambiare durante un concorso, penso solamente alle mille rimostranze sorte su IoScrittore, sulla pubblicazione in ebook, sull'insoddisfazione di alcuni e la gioia di altri. Che cosa significa "impegno a non ritirarla"? Che succede se poi lo faccio? Quali conseguenze ha questo atto? Andando avanti: Ora: so benissimo che nessuno di noi si crede l'erede di Stephen King, ma poniamo davvero che dall'opera che inviamo si possano trarre un audio libro, una serie televisiva o un film. A livello legale, questo cosa significa? Che è la DeA Planeta a decidere se si faccia o meno? So che molti mi diranno: ma in qualsiasi contratto editoriale è così! La mia risposta è che i contratti editoriali si possono contrattare, situazione che non mi pare invece prevista in questo caso. Non comprendo cosa significhi: che dopo i 10.000 download si ottiene il 25% dei ricavi netti di tutti i download, oppure che si riceveranno da quel punto in poi? So benissimo che sono numeri enormi e che la maggior parte di noi non si aspetta un simile riscontro, ma: Questo significa probabilmente una promozione senza precedenti. Giustamente, la DeA Planeta che ha investito quei soldi iniziali li vuol veder fruttare e, quindi, sceglierà un'opera che secondo loro, con una grande distribuzione, può anche raggiungerli. Quindi ci ritroviamo con un editore che si aspetta un grande riscontro di pubblico, che trattiene tutti i diritti secondari di un'opera opzionata per quindici anni e mi tornano in mente tutti quegli autori che sentiamo lamentarsi di come è stato trattato il loro materiale in seguito. Non ci piove che l'autore dovrà presentare un romanzo che praticamente vada in stampa appena giunto tra le mani del Comitato di Lettura senza bisogno di neanche un intervento di editing, ma quello che mi preoccupa è quello che avviene dopo. 150.000 euro sono stati soldi, per una categoria che spesso viene bistrattata, pagata poco quando non del tutto privata dei ricavi a cui avrebbe diritto. Siamo certi, tuttavia, che quest'oro non sia troppo lucente per essere vero? Forse sono io a essere troppo diffidente dei concorsi. Magari qualcuno con più esperienza potrebbe offrirmi delucidazioni sui punti che per me sono critici, ma in realtà potrebbero non esserlo affatto!
  9. Steamdoll

    IoScrittore

    Scusate, però, partiamo da un presupposto: a volte le case editrici hanno delle restrizioni sugli invii dei manoscritti. Meno di un certo numero di caratteri, più di un certo numero di caratteri, che sia inedito e così via. E noi, teoricamente, le rispettiamo. Se un romanzo è meritevole, ma edito, può usare altri canali per trovare la via della pubblicazione, non uno che richieda che sia inedito. È una regola, non ho detto che sia una buona regola, ma lo è. Questo significa che se il romanzo meritevole, ma edito, arriva in finale, non verrà (nella teoria) pubblicato lo stesso. Poi magari viene notato dagli editor (non lo so, sono ipotesi purtroppo) e verrà pubblicato lo stesso, ma stando alla logica verrà scartato comunque dal concordo perché, a quel punto, qualcuno un controllo lo farà. Il regolamento di IoScrittore non prevede l'obbligo di segnalare, offre lo strumento per farlo (ho controllato, dato che ricordavo male o forse nel tempo è cambiato. Non è importante). Se qualcuno lo fa, definirlo "cane da guardia" o "segugio" mi sembra del tutto gratuito. E personalmente non partecipo ai concorsi sul cui regolamento non concordo, ma anche su questo ognuno ha - per fortuna - totale libertà. Però attenzione: il meccanismo del torneo prevede che in seconda fase si legga l'intero romanzo. E se qualcuno è fortunato e può leggere così un romanzo che (secondo regolamento) non dovrebbe esserci ma che gli piace, altri potrebbero ritrovarsi a fare un'enorme fatica a leggere qualcosa che non apprezzano per poi vederla squalificata per la regola del fatto che sia già edito. Certo, anche questo fa parte del gioco, è chiaro. Tuttavia, è su questo presupposto che io baso la mia poca simpatia per questo genere di ragionamento: se io che (esempio generico) detesto i libri sul secondo conflitto mondiale, me ne ritrovo uno intero da leggere che, poi, viene anche squalificato perché già edito e qualcuno se ne accorge arrivato in finale (perché poniamo che sia meritevole) allora avrò buttato le mie giornate a leggere qualcosa che avrei potuto evitare e che nemmeno mi piaceva. Non è un meccanismo che condivida a prescindere, ma visto che le cose stanno così almeno mi premurerei di evitare questa "tortura". Ovviamente scelta personale.
  10. Steamdoll

    Adelphi

    Io comprendo benissimo: il problema è proprio quello, Aspirante Scrittore. Innanzitutto, che continui a offendere gli altri utenti senza neanche rendertene conto (poco male, ma non stupirti se poi i tuoi interventi vengono presi come provocazioni, dato che neanche sottilmente mi stai accusando di non saper comprendere la nostra lingua, al momento); in ogni caso, Tu hai inviato il manoscritto ad Adelphi. Ti hanno risposto: hanno pubblicato solo due esordienti italiani in vent'anni, facendo due nomi. Poi ti hanno detto: se hai scritto un romanzo come quello, allora sì potrebbero pubblicarti. Tu affermi non solo di non aver scritto romanzi come quello, ma che secondo te è anche un romanzo "carino" ma non eccezionale. Insinuando anche di aver scritto di meglio, ma passeremo oltre a quel punto. Le strade a questo punto non sono molte: evidentemente Adelphi, nonostante a tuo dire non selezioni romanzi "eccelsi" non è interessata (come sostengono anche altri) agli esordienti. E a quel punto nessuno ti vieta di mandare, ma a che pro lamentarti qui che non rispondano? Come disse qualcuno tempo addietro: siamo anche liberi di inviare il manoscritto a indirizzi casuali, tanto "non si sa mai". Più o meno, è la stessa cosa. Non ho capito perché tu ti sia accanito su quel romanzo in particolare, dovendo sottolineare che il tuo ha avuto persino recensioni migliori, ma non cambia i dati di fatto: che sia la casa editrice per te o meno, molto probabilmente non ti selezionerà (e non l'ha fatto). Sono la prima ad augurarti diversamente, ma non capisco quale sia il punto di questa crociata. Se ritieni che dovrebbero cambiare la dicitura di quella pagina, scrivi ad Adelphi e vedi cosa ti rispondono sul perché la tengono. Magari ti diranno esattamente ciò che ha detto Marcello, magari no. Tienici informati.
  11. Steamdoll

    IoScrittore

    Al di là del fatto che non partecipo da anni a questo concorso perché non riscuote la mia simpatia, sinceramente non comprendo questo passaggio. Se lo può controllare quando? Chi avrebbe i mezzi per controllare centinaia di scritti quando arrivano e, di conto, controllarlo alla fine non è un po' inutile, dato che si è fatto perdere tempo a chi invece poteva leggere qualcosa di regolamentare? Trovo singolare questo rigetto delle regole. Non vi hanno chiesto di fare la spia, vi hanno esposto: se ci sono infrazioni del regolamento, segnalatele. Non c'è un tasto per segnalare gli interventi irregolari in questo forum, per esempio? E quando lo guardate pensate forse "Beh, se le può controllare Niko tutte le discussioni, perché devo farlo io?" Se non rispettassimo (o pretendessimo) il rispetto delle regole, allora a poco vale poi lamentarsi chi le aggira, visto che lo facciamo per primi. Io la troverei una mancanza di rispetto nei miei confronti, da altri aspiranti autori, se nella seconda fase mi trovassi a leggere un romanzo che poi viene cestinato perché non rispettava il regolamento da principio e avrebbe potuto essere scremato facilmente da chi l'ha letto in prima fase. Se accetto di partecipare un concorso di solito è abbastanza implicito che ne accetti anche il regolamento. Se non ci si crede, non vedo il punto di partecipare.
  12. Steamdoll

    Adelphi

    ... e la conclusione logica del ragionamento sembra essere che quindi, visto che uno dei pochi esordienti dell'Adephi a tuo parere ha scritto libri "carini" ma non eccelsi, non sia l'editore adatto a te. Così come non è l'editore adatto a me, a conti fatti. Tutti contenti.
  13. Steamdoll

    Adelphi

    Non comprendo: è una provocazione fine a se stessa o un intervento serio? Non ha, comunque, alcuna attinenza con le scelte di scouting della casa editrice in sé, specie perché questo paragone che cosa dovrebbe significare? Che la casa editrice in questione sceglie autori peggiori di chi in ben venti pareri non ha trovato nessuno di insoddisfatto (o nessuno interessato a dichiararlo, a ben vedere)? Mi sembra che parliamo di campionati ben diversi, in ogni caso. E anche se fosse non vedo come potrebbe aiutare un aspirante autore sapere che gli esordienti Adelphi di vent'anni fa hanno avuto delle recensioni negative. A meno che non si voglia minare la credibilità dell'editore in sé, poco ha a che fare con le abitudini esposte da Marcello.
  14. Steamdoll

    Fratelli Frilli

    Non ne sono convintissima, però. Intendo dire: non sono un'esperta, ma un giallo ambientato in una cittadina immaginaria del Wessex rimane un giallo, non diventa un fantasy solo perché la cittadina non trova riscontro nella cartina. Molti scrittori inventano un luogo fittizio, ma comunque collocato nel mondo "reale" e non necessariamente con presenza di sovrannaturale, cosa che lo renderebbe di genere fantastico. Un esempio su tutti: Cabot Cove. Se poi non rientra negli interessi dell'editore d'accordo, ma il genere rimane quello.
  15. Steamdoll

    Che sta succedendo all'editoria?

    Io non capisco perché si imputino al cinema, ai videogiochi, ai social network e alle nuove generazioni il problema del declino dell'editoria. A me sembrano tanti luoghi comuni messi in fila per piangere di una situazione che non mi sembra, in realtà, diversa da dieci anni fa, se non per due fattori: lo spreco generale di risorse nel pubblicare cloni di cloni di cloni nelle librerie e il fatto che, di conseguenza, il pubblico sviluppi un certo rigetto delle tematiche. La gente non legge. Benissimo: siamo così sicuri che un tempo leggesse molto di più di oggi? Prendiamo un fattore: i libri di Stephen King vendono. I libri di G.R.R. Martin vendono. I libri di Bradbury vendono. I libri di E.L.James vendono. Ho citato letteratura di genere perché è quella che conosco meglio e, nella teoria, quello che vende meno in Italia. La cosa che mi lascia un po' basita è il rifiuto che a volte traspare da alcuni utenti di questa piattaforma per il cambiamento, per il mutamento (molto veloce) del mondo intorno a noi. Eppure noi ne stiamo parlando su un forum di internet, non al bar. È così strano, quindi, che la letteratura passi dalle librerie alla forma online? Ed è così strano, anche, che cambi nella modalità di fruizione? E ancora, che forse la figura dell'editore serve fino a un certo punto e dovrebbe cambiare modo di vedere la distruzione dei testi? Ancorarsi al mito della carta e delle librerie alla Notting Hill non ci porta da nessuna parte. Siamo alla stregua dei registi che si lamentano di Neflix che rischia di rovinare il cinema, oppure del fatto che la gente non ascolta più la radio perché la televisione, signora mia! E i ragazzini sono tutti rimbecilliti dai videogiochi! Gli stessi ragazzini che dopo aver giocato a The Witcher vanno a comprare la saga da cui è tratto, però. Come facciamo in Italia a non aver ancora capito che semplicemente il modo di veicolare le storie può essere diverso e che affidarsi al marketing di una presentazione televisiva da Fazio (che nessuno under trenta guarda minimamente) sia una strategia fallimentare? Ricordo ancora quando la Mondadori tentò di realizzare quel videogioco del Mondo Emerso, fallendo miseramente. Quello avrebbe rinverdito le vendite di Licia Troisi? Probabilmente sì, se fosse stato un videogioco all'altezza. I film e le serie televisive spingono gli editori a ristampare Altered Carbon, a far tradurre nuovamente persino classici come Scarface e Il Grande Gatsby. Oggi la cultura viene assorbita diversamente da una volta: la lettura non è solo un gesto singolo, ma che si accompagna anche a prodotti paralleli, cinematografici, multimediali, che si affida anche a come il fandom interagisce con qualcosa. L'editoria sta fallendo perché quando un tempo uscivano le mode avevano tempo di piazzare trenta libri con una storia identica, ora invece tutto fluisce più velocemente e bisogna dimostrarsi dinamici e reattivi, cosa che la pesante, lenta editoria che si trascina nei debiti non riesce a fare. La rete è uno spazio che ci unisce tutti e che può trasformarsi in uno strumento virtuoso, se non siamo solo disposti a piangere come prefiche di fronte alla lapide dell'editoria tradizionale. Forse parte di noi è proprio come l'editoria: monolitica, ancorata a un tentativo disperato di accanimento terapeutico di un cadavere troppo pesante da trascinare ancora. Ricordo ancora le spiegazioni, alle fiere, sempre del Gruppo Mondadori che voleva convincermi che è difficile farsi tradurre in inglese, nessuno li vuole i nostri libri, che loro li hanno mandati anche ai giornali stranieri ma nessuno ci ha voluti! Ammettendo che tale storiella sia vera, oggi le scuse si riducono a zero. Traducendo il libro, qualunque azienda può metterlo personalmente online in store raggiunti dai clienti di mezzo mondo che leggono in altre lingue, esattamente ciò che intende fare Amazon Crossing. Che sta succedendo all'editoria italiana, quindi? È un cavallo stanco, zoppo, che non trascina neanche se stesso, figuriamoci chi ci vuole salire in groppa. Che guarda al passato come, purtroppo, anziché riuscire a voltarsi in direzione del futuro. E lo so, perché il mio compagno attualmente ha completato il suo secondo corso in merito promosso a Roma da diverse case editrici del settore, che hanno detto più o meno le stesse cose, anche se non in maniera - secondo me - consapevole, ma sempre con l'atteggiamento del "il mondo è andato avanti in una direzione sbagliata". Questa ostinazione non può che portare a fondo, quest'incapacità di distaccarci da un modello tradizionale ormai terribilmente inadeguato con il resto dei nostri vicini internazionali. L'editoria deve crescere, evolversi, sganciarsi dai costi esorbitanti e dal balletto dei resi, approcciarsi a un modo di fare cassa più adatto e che punti a un mercato più ampio di quello a cui si è rivolta sinora. L'Italia è troppo piccola, in un mondo così vasto e a portata di click, in cui si può introdursi anche senza la necessità di chiedere il permesso a qualcuno.
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