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Alessiomantelli

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  1. Alessiomantelli

    L'essenza dell'amore

    Ciao @nemesis74, ho letto il tuo racconto. Ritengo sia scritto bene senza particolari refusi, c'è solo una frase che mi stona un po' Io cambierei in:"Entrò diretto in una stanza semibuia e familiare in cui era già presente la coppia che cercava" Devo ammattere anche che l'incipit non mi ha colpito, quella parola nosocomio stona anche con il resto e la trovo fuori posto. E poi queste questioni filosofiche sono davvero importanti? Trovo che sia una frase un po' slegata dal resto del corpo. Il racconto in sé mi ha incuriosito, mi ha ricordato, non so se lo hai letto, il romanzo Non lasciarmi di Ishiguro, per le atmosfere e per certi versi anche per la tematica trattata. Tuttavia penso che nella seconda parte, da qui diventi qualcosa di diverso. In questo brano che conclude il racconto racconti l'antefatto e l'obiettivo dei tuoi protagonisti. Sembra quasi una sinossi romanzata di un ipotetico romanzo. E ciò rovina l'atmosfera e, perché no, anche il mistero che avevi costruito bene all'inizio. Non sembra più un racconto con un'identità precisa, ma è come se avessi voluto sbrigare la pratica per finire in fretta. Questa la mia personale opinione. Spero che i miei occhi ti siano stati d'aiuto. A presto.
  2. Alessiomantelli

    Telepatia

    Ciao @Domenico S., ho letto il tuo racconto, non ho riscontrato particolari errori o sbavature. Ti faccio solo delle mie personali annotazioni. Personalmente non mi piace il "quasi", per me non ha un significato specifico. Vuol dire tutto e niente, lo toglierei. Qui manca un che dopo aspettò. Il racconto in sé, sinceramente non mi ha lasciato molto. Complice, a mio modo di vedere, questo stile a singhiozzo, con frasi brevi e con poche subordinate. Questo ritmo sincopato non è molto in linea con l'atmosfera del tuo racconto. Poi non è molto ben spiegato il motivo e il come della telepatia, è buttata lì senza che venga sostenuta da qualcosa. E anche il finale per questo giunge in modo frettoloso e confuso. Ad esempio: Quel non dovrai ecc chi lo dice? Il fratello? Se così fosse quel "eccetto me" non andrebbe in questa frase. Questo è quanto, spero di esserti stato d'aiuto. A presto!
  3. Alessiomantelli

    Il libro vuoto della Bellezza

    Ciao @Milarepa, il tuo racconto mi è piaciuto, specialmente il finale che riesce nell'intento di includere in un racconto (il tuo) il mondo e l'universo intero. Mi è piaciuto quindi questo esercizio metaletterario che ho trovato ben riuscito. L'unico appunto che ti faccio è che, soprattutto all'inizio del racconto, scrivi delle frasi molto lunghe. Ho provato a leggerlo ad alta voce e in alcuni punti sono arrivato alla fine senza fiato. A mio modo di vedere dovresti asciugare un po'. Ad esempio qui, io toglierei "nelle usanze della" e metterei semplicemente "nella comune apatia", poi cancellerei quel "un giorno" e anche "della vita". Qui sono un po' confuso: cos'è l'impermanenza? "Nel sogno della dimenticanza" non lo ritengo necessario, basta anche solo "nel silenzio". Asciuga, perché sennò rischi di ingarbugliarti con tutte queste parole. E infatti il termine parole lo ripeti spesso, all'inizio va bene perché un racconto è fatto di queste, però dopo un po' ripeti sempre lo stesso concetto. Anche in questo caso taglia. Spero di esserti stato d'aiuto. A presto!
  4. Alessiomantelli

    Il fiato del drago

    Ciao @Marissa1204, ho letto il tuo racconto, scritto bene, senza errori. Ti faccio solo alcune segnalazioni Ho notato che usi un po' troppo spesso il punto e virgola, ad esempio, qui in questo caso va più che bene solo la virgola. Quella similitudine la trovo ridondante e la toglierei. Questo pezzo finale lo toglierei, sappiamo già che la casa è stata distrutta dal drago. A livello di trama ti faccio queste due annotazioni: Qui a inizio frase dici "sembrava", ma subito dopo appare il drago. Queste due frasi sembrano contraddirsi, perché se dici sembrava allora so che quella cosa è simile ma è diversa da. Quindi cambierei il modo in cui introduci la figura del drago. Qui non capisco, rimangono intrappolati sotto le macerie, ma i vigli del fuoco trovano solo l'orsacchiotto. Mi chiedo: dove sono finiti? Quindi non sono più intrappolati? C'è un mistero dietro? Comunque mi è piaciuto e hai scritto bene. Lo definirei più un brano che un racconto conclusivo. E secondo me per dare struttura al tutto e rendere ciò che hai scritto in un racconto compiuto, basta cambiare l'inizio, perché quel "aveva tremato di nuovo" mi sa di riferimento a qualcosa che è successo in passato e che sarei curioso di sapere.
  5. Alessiomantelli

    La materia dei sogni

    Ciao @Massimiliano Marconi, il tuo racconto non ha particolari problemi di refusi, toglierei un po' di puntini di sospensione come in questo caso: Non abusarne troppo, appesantiscono la lettura; come anche i due punti uno dietro l'altro qui ci vuole la virgola. Togli il quasi. Il quasi è una particella che non dà indicazioni sicure e precise al lettore. Io la userei poco. Nel complesso l'idea che sta alla base di quello che hai scritto mi è piaciuta molto. Il fatto che delle persone vadano da questo signore per sognare mi stuzzica, è davvero interessante e apre a molti scenari. Tuttavia, ed è qui la mia critica, a mio modo di vedere ti sei fermato alla base, ma non sei andato avanti a svilupparla. Nel senso che io da lettore mi aspetto di più: hai la mia attenzione e ora? Perché la gente va lì a sognare? Per insonnia? Perché il signore "sente" i sogni? E perché vuole dare dei buoni sogni? Forse perché questo tuo racconto è ambientato in un mondo dove è impossibile sognare? E qual è il rapporto tra lui e il ragazzo? Inevitabile quindi che queste domande (sono solo esempi miei) irrisolte portino a un finale forzato, brusco. Poi magari il tuo è un esercizio di stile che non si aspetta granché e va bene. Però l'idea c'è ed è molto valida, sarebbe bello svilupparla. A presto.
  6. Alessiomantelli

    Turno di notte

    Ciao @Kasimiro, ho letto il tuo racconto. Un bell'affresco sulle case di riposo, su chi ci abita e su chi ci lavora. Hai creato molto bene due situazioni vivide e persino divertenti in qualche maniera. Ti segnalo solo alcune cose: Io questo sottotitolo lo toglierei, basta lasciare la spaziatura tra un paragrafo e l'altro. L'una di notte senza i due punti Qui ho una domanda: perché usi questo termine? Immagino che stia per rumore o urlo. Ritengo che sia un po' fuorviante. Bel racconto. A presto!
  7. Alessiomantelli

    Il velo nero della notte

    Grazie del commento @Leoc
  8. Alessiomantelli

    Qualcosa ti disturba?

    Ciao @Malice, ho letto il tuo racconto, ti faccio alcune annotazioni: Ci sono troppe ripetizioni, sudore/sudare, mezz'ora/mezz'ora. Io inizierei semplicemente con Il sudore le imperlava la fronte. superfluo, togli padre minuscolo. Una goccia di traspirazione suona male, capisco quello che vuoi dire, ma non va bene. "Dalla fronte una goccia cadde sul pavimento", qualcosa del genere andrebbe meglio. avrebbe fatto male, metterei Qui è un po' confuso. Metterei: che aveva accatastato da una parte in modo da creare uno spazio per l'allenamento. dopo uscì ci vuole una virgola sé togli il punto interrogativo acqua sei scritto in lettere non in numero più per lui che per lei Il racconto mi è piaciuto, solo che il finale è scritto in modo un po' confuso Ad esempio, questa frase è lapalissiana e contorta. La toglierei. Anche perché il resto del finale va bene, fai occhio solo alla punteggiatura che in qualche parte, non solo in questa, scarseggia. si tirò su Io penserei anche a un titolo diverso, non mi convince quello che hai messo. Spero di esserti stato d'aiuto. A presto!
  9. Alessiomantelli

    Il velo nero della notte

    Ciao @Adelaide J. Pellitteri, non esiste giusto/sbagliato, quello che conta è ciò che hai provato leggendo il racconto, ma ancor di più è importante la tua onestà. Non ti è piaciuto, e lo accetto. Ho voluto creare un'atmosfera più che una storia classica, ho volutamente lasciato vari elementi in sospeso per dipingere un quadro misterioso e pieno di angoscia. Puoi trovare tu le risposte alle mie domande irrisolte e come ho già scritto non esistono categorie di giusto e sbagliato. Sta a te, lettrice, entrare in questo mio mondo: vuoi? Grazie per il tuo sguardo. Grazie @L@ur@, grazie per il commento. Ho visto Il pianista, ma non sono sicuro del riferimento a cui hai accennato.
  10. Alessiomantelli

    Il velo nero della notte

    @AndC ciao e grazie per aver letto il mio racconto, ma soprattutto grazie delle tante annotazioni e dei consigli. Saranno sicuramente utili in fase di riscrittura. Per quanto riguarda la cassetta, non l'ho volutamente descritta, in quanto molta dell'atmosfera misteriosa che si respira deriva appunto dal contenuto di essa. Se la descrivessi più nel dettaglio, direi troppo. Grazie ancora, a presto! Ciao @Mauro86, come vedi serve sempre una lettura esterna, anche agli operatori editoriali servono consigli, editing e quant'altro. Quindi nessuna soggezione. Grazie della lettura e dei consigli. Ciao @don Durito, grazie di essere passato qui e di avermi lasciato alcune note sul mio racconto. Ne farò tesoro. Grazie, e a presto!
  11. Alessiomantelli

    Il velo nero della notte

    Ciao @Olly, grazie per essere passato a leggere il racconto e per il tuo commento. Hai centrato molto bene l'idea che sta sotto a questa storia. Volevo dare al lettore proprio un senso di inquietudine che partisse in sordina e poi crescesse fino ad esplodere nel finale. Il velo, quindi, non è nient'altro che la sintesi di quest'angoscia che permea il tutto. Non volevo però fare un racconto senza via d'uscita, nel senso che ci sono alcuni elementi, tra cui anche i due personaggi, che non sono unidimensionali, ma hanno anche una componente misteriosa che può portare il lettore a farsi altre domande, e queste domande danno altra vita al racconto. Esattamente come hai notato tu: le scarpe sono un simbolo che è un punto di partenza per altre strade narrative, queste nella mente del lettore. E il bello, a mio modo di vedere, è che non esiste un giusto/sbagliato. Grazie ancora delle belle parole. A presto.
  12. Alessiomantelli

    Il velo nero della notte

    @EscoPocoParloMeno Grazie per aver letto il mio racconto e grazie per il tuo commento
  13. Alessiomantelli

    Il velo nero della notte

    @Ospite Rica ahah ma figurati, anzi, serve sempre un paio d'occhi esterno per migliorarsi, infatti: Hai fatto bene a farmi notare questo appunto. Avevo scelto un altro termine al posto di casa, avevo messo villa, ma poi all'ultimo ho cambiato: scelta infelice. Grazie anche per le altre segnalazioni, sono molto pertinenti e puntuali e ovvimante grazie per i complimenti. Ciao @bwv582, sì esatto hai colto il senso del racconto. Mi sono sempre piaciuti i racconti "dentro e fuori" che tentano di trascinare il lettore in una situazione capace di impattare emotivamente in modo brusco e veloce. Grazie che sei passato qui a leggere e ti ringrazio del tuo parere. Dici @m.q.s.? A me non sembra così male, ma ci rifletto su. Grazie del tuo bel commento. A presto!
  14. Alessiomantelli

    Il velo nero della notte

    commento Il velo nero della notte Qualche giorno dopo aver preso possesso della sua nuova casa, Enzo Alticheh, rincasando, avvistò da lontano un uomo che con una cassa sulle spalle si guardava furtivo attorno. Era un signore di mezz’età, magro, con la barba incanutita. Portava una semplice maglietta bianca, sporca, forse di grasso, come se avesse trafficato a qualche macchinario, e dei jeans sbiaditi. Ma la cosa più strana che faceva da contrasto all’aspetto generale dell’uomo erano le scarpe: nere, nuove, tirate a lucido. Enzo aveva già sentito parlare di quell’uomo, ma non l’aveva mai visto. Giù al paese, giravano molte voci: alcuni pensavano fosse un padre di famiglia caduto in disgrazia, altri che fosse un semplice disoccupato con poche rotelle a posto, altri dicevano avesse avuto una grossa vincita che l’avrebbe mandato fuori di testa. Nessuno sapeva la verità, ma tutti erano concordi sul fatto che fosse una persona strana. Enzo continuava a osservarlo incuriosito e gli andò incontro. Ora l’uomo aveva posato la cassa nell’aiuola all’angolo della strada, e aveva tirato fuori una piccola zappa. Cominciò a scavare, dapprima in modo ritmico, con calma, poi via via sempre più freneticamente. Enzo capiva che la situazione era strana e per certi versi assurda, ma la curiosità era troppa. Continuò, circospetto, ad avvicinarsi, quando l’uomo, accortosi della sua presenza, si bloccò di colpo. L’uomo dopo pochi secondi, che sembrarono ore, si girò e si asciugò la fronte. Nonostante gli occhi allucinati e disperati dell’uomo, Enzo non riusciva a distogliere lo sguardo dalle scarpe: erano ormai sporche di terra. “Ho dovuto farlo” disse l’uomo con voce rauca e stanca. “Come?” riuscì solo a dire Enzo, dopo aver tentato invano di deglutire. “Ho dovuto farlo” ripeté l’uomo. Enzo era confuso. Pensò a qualcosa da dire, ma non gli venne in mente niente. Si strofinò il mento, guardandosi attorno nervosamente. E poi vide la cassa. Era una semplice cassa in legno, coperta da un panno grigio. Si avvicinò lentamente seguito dallo sguardo dell’uomo che era rimasto immobile vicino alla fossa. Quando fu vicino alla cassa, prese un bel respiro e con mano tremante tolse il panno. Al suo interno c’era un cane di piccola taglia con la testa spaccata a metà. Un liquido giallastro usciva da un buco nero che un tempo doveva essere stato il muso dell’animale. Gocce di sangue rappreso come bacche decoravano il pelo della bestiolina. Il fetore lo colpì come un pugno ben assestato, facendolo indietreggiare. Aprì la bocca nel tentativo di emettere un qualche suono, ma non riuscì. Intanto l’uomo, indifferente, riprese a scavare. E il velo nero della notte scese a coprire tutto e tutti.
  15. Alessiomantelli

    Rosmarino

    Ciao @Ospite Rica, ho letto il tuo racconto e devo dire che mi ha colpito molto. Mi sono immerso nel mondo che hai evocato e descritto molto bene. Complimenti per la storia perché hai toccato un tema molto serio come quello della perdita del figlio senza cadere nella retorica o nel sentimentalismo. Un racconto che non è affatto pesante, che emoziona senza essere ricattatorio. Se la storia è scritta bene è anche perché sei riuscita a creare una protagonista con una personalità presente, ben costruita e non banale. Interessante il personaggio di Naso, e a questo proposito ho apprezzato il fatto che tra di loro non si sia instaurata la solita storia d'amore deus ex machina che risolve il tutto. Un racconto ben scritto, con l'inizio paratattico che lascia spazio poi alle parole evocatiche per dare una descrizione completa del mondo dove è ambientato il racconto. giardini in minuscolo oversize e trekking li metterei in tondo Qui metterei un articolo. "La" grande festa Molto bella questa frase Devo ammettere che ho cercato il termine non conoscendolo, però come parola non mi piace lo stesso. La trovo cacofonica, opterei per un sinonimo: sonaglio? Campanello? Toglierei quello Cento sonetti d'amore, tutto in corsivo Toglierei buco, lascerei la frase "insieme a questo". Toglierei i tre punti, metterei un punto. Molto bello il finale, come tutto il racconto del resto. Complimenti ancora. A presto!
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