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Avv.Lenti

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  1. Avv.Lenti

    Editoria a pagamento e legge: cosa sarebbe auspicabile?

    Basterebbe, come giustamente dice Ellery, leggere il contratto con attenzione. E ogni volta che si chiede all'autore di sborsare qualcosa, a qualsiasi titolo, per consentire al libro di essere pubblicato (con l'unica eccezione dell'iscrizione per la partecipazione ai concorsi di selezione, la relativa tassa NON è EAP mascherata, lo fa anche Mondadori per alcune collane, per es) capire che si è semplicemente di fronte a un 'EAP. Dopodiché ci sono autori che - mi è capitato - pur messi in guardia hanno comunque firmato il contratto perché l'EAP era comunque ben introdotta in determinati ambienti. Pentendosi poi col senno del poi. Ci sono inoltre settori, come quello accademico, dove l'EAP è la regola, ma agli autori non interessa perché la pubblicazione serve per fare carriera, non per diventare bestsellerista. L'importante è avere chiaro il proprio obiettivo e poi regolarsi di conseguenza. Se si sceglie un'EAP, comunque, si abbia cura di sceglierne una non esosa, certe richieste sono davvero fuori dal mondo. Da questo e qualsiasi altro parallelo.
  2. Avv.Lenti

    Se i libri del catalogo li ha scritti... l'editore

    In editoria non va mai bene assolutizzare. Ci sono anche CE che hanno iniziato per dare modo all'autore di pubblicarsi (quando non esisteva ancora il self pub come lo si conosce oggi) e che poi sono diventate vere e proprie CE. L'esame del catalogo serve a capire se la nostra Opera nel cassetto è in lena ma i parametri per soppesare un editore sono altri.
  3. Ma certamente che anche l'editore deve fare il suo, ma qui si stva parlando di non essere permesso all'autore di autopromozionarsi, cosa ben diversa. E cmq un autore intraprendente può rimediare lui stesso contatti giornalistici e presentazioni. Poi naturalmente non è obbligato, ma il punto è che la sinergia paga. Sempre. E anche la Sua testimonianza qui sopra lo attesta.
  4. Ma dove sta scritto, scusi? E' completamente fuori strada.
  5. Semplice: può sublicenziarli se il contratto lo prevede, la legge non vieta pattuizioni contrarie. Se non lo prevede, ma l'affare è buono, l'autore e il primo editore possono sempre accordarsi modificando successivamente la clausola del primo contratto affinché possa avvenire il passaggio: si può prevedere la sublicenza oppure accordarsi per una risoluzione consensuale del primo contratto.
  6. Ehilà, buongiorno a Lei! Dare dei titoli assoluti non terrebbe conto delle disparità di livello di ciascun autore, perché c'è quello che deve partire da zero e quello che invece sa già un po' di cose, per ci il consiglio che darei è di spulciare Amazon con chiavi di lettura tipo "marketing per scrittori" , "web marketing, "social media marketing". Se poi si ha la fortuna di conoscere anche l'Inglese, lì il mercato è ancora più ricco
  7. non è questione di essere mago dei social. Anzitutto, in una situazione ottimale, l'autore dovrebbe iniziare a parlare del libro (e a farsi un sito, che sarebbe una buona cosa) prima dell'uscita e poi continuare a promuovere il libro anche se va avanti a pubblicarne altri (troppi autori smettono di promuovere i libri più vecchi). In secondo luogo è importante la costanza (e capisco che è gravoso perché gli altri impegni ci sottraggono quasi tutto il tempo), ma la costanza conta. In terzo luogo, in rete non esistono solo i social e nel mondo non esiste solo il virtuale. Dopodiché dipende anche dal tipo di libro (fiction, non fiction etc) e dal momento in cui esce. Dieci anni fa era senz'altro più facile rispetto a oggi, anche perché l'offerta è aumentata esponenzialmente, non da ultimo a causa del self pub, ma non solo) e perché le tasche dei lettori sono diventate purtroppo sempre più piccole per ragioni indipendenti dalla loro volontà. Per un esordiente odierno con un piccolo editore, 500 copie sono più che onorevoli, non ci sputerei sopra. Le partenze col botto sono sempre più rare (specie in Italia) e ritengo comunque che la soddisfazione di pagarsi anche solo "una birretta" coi proventi del proprio diritto d'autore sia una grandissima soddisfazione. Così come lo è sentirsi dire, anche da una sola persona: il tuo libro mi ha fatto volare/pensare/svagare. Da ultimo, ribadisco che promozione non significa rompere le scatole, c'è un errore concettuale di fondo.
  8. PS Preciso anche che è stata Lei a richiedere espressamente il mio parere, taggandomi. E io non solo Le ho dato il mio parre ma anche la mia esperienza. Poi ci faccia quello che crede.
  9. No, io non parteggio con nessuno, parlo egualmente con molti autori (e ho molti clienti autori) e vi dico solo come gira il settore. Poi liberi di credere altrimenti, ci mancherebbe. Non devo convincere nessuno, cerco solo di dare indicazioni utili per chi le voglia seguire e di combattere alcune leggende metropolitane che, proprio nell'interesse degli autori, se non combattute rischiano di 'zavorrarli'. Come ho detto, ho la fortuna, rispetto a tanti colleghi, di essere in grado di valutare aspetti che vanno al di là delle mere questioni legali, proprio perché ci ho vissuto in mezzo e li ho toccati con mano per tanto tempo (e in parte ci vivo tuttora). Il fatto che tutto il mondo sia collegato a FB etc non significa proprio nulla, la maggior parte degli autori li usa per i cavoli propri e non per promozionare i propri libri (il che non significa continuare a postare COMPRATE IL MIO LIBRO, naturalmente)
  10. Sì, sono la stessa cosa, fermo restando che potreste incontrare contratti (o accordi) definiti di edizione che invece nel merito non sono tali (e appunto prevale il merito, non il titolo,). Per esempio i contratti delle Eap.
  11. Molti editori non si fidano a dare i pdf in mano ai blogger. Un conto sono le testate, un conto i blogger (anche se può accadere che un blog sia più scrupoloso di una testata, per carità). Forse è stato questo il deterrente. In ogni caso promozione non è solo ricerca di recensori, potete benissimo fare dei post sull'argomento del vs libro e cercare presentazioni dal vivo o virtuali, per esempio.
  12. Lei è naturalmente libera di credere ciò che vuole ma che per promuoversi ci voglia una laurea in marketing è affermazione risibile. Certo se uno ha competenze di marketing (e ci sono splendidi manuali proprio tagliati su questo tipo di promozione, senza dover conseguire un titolo accademico) tanto meglio, ma per fare presentazioni ed essere attivi sui social (che è diverso dal "rompere le scatole a parenti e amici") non sono fondamentali. Io non ho mai detto che saranno garanzia di far decollare le vendite, non mi metta in bocca parole che non ho pronunciato. Preciso che avendo molti interessi, oltre a fare il legale, nella mia vita ho fatto anche tante cose collaterali, compreso collaborare con uffici stampa in ambito musicale prima (per 25 anni, quindi anche in era pre internet, dove tutto era molto più difficile) e poi librario (per 16). Quindi ritengo di conoscere un po' entrambi i settori al di là della mera teoria. Dopodiché, se via spettate che l'editore faccia tutto da sé, auguri. Quando vedrà che la situazione è questa, lascerà il vs titolo al suo destino e si concentrerà sui titoli dove l'autore è attivo (io con gli editori ci parlo tutti i giorni).
  13. E' chiaro il discorso che fa Lei, ma non è corretto. Nell'era di Internet, all'autore basta volere per essere un po' proattivo e non ha senso sentirsi dei Calimeri. Qualunque cosa facciate è sempre più di niente no? . L'autore da solo non va da nessuna parte (è il caso del self senza un piano che descrivevo sopra), ma l'editore senza l'autore ha le armi spuntate, sia perché i piccoli non hanno comunque tutti questi cannoni, sia perché i grandi puntano solo su pochi autori selezionati fra tutti quelli che pubblicano e se chi non ci rientra non si muove per conto suo, resta comunque al palo anche con l'editorone (ne ho conosciuti). Senza contare che l'editorone può sparare tutte le cartucce che vuole, ma se si trova con un autore refrattario, nemmeno questo è sufficiente, è logico
  14. Lo sfruttamento economico dell'Opera significa semplicemente che l'editore trae profitto dalla commercializzazione della stessa (diritto che all'origine appartiene all'autore e che, appunto, viene licenziato per un tot di tempo a un operatore della filiera che ha ben maggiore potenza di fuoco ed esperienza per poter ricavare denaro dal libro, oltre che impiegare denaro e mezzi per stamparla). Ma non vuol dire che l'autore non possa fare promozione, sono due cose estremamente diverse. E certamente che voglio incoraggiare gli autori a promuoversi. Aggiungo che voglio scoraggiarli a impegnarsi con un editore che li voglia tenere fuori: senza sinergia il libro non va da nessuna parte!
  15. No ragazzi, facciamo un po' di ordine I diritti che avete licenziato all'editore non c'entrano nulla col vs diritto a promuovere l'Opera. E' certamente più funzionale se editore e autore si coordinano, lavorando in sinergia (pensate ad es se non si parlassero, ed entrambi organizzassero una presentazione lo stesso giorno in archi di tempo non compatibili, magari perché in due luoghi troppo distanti o perché in orari sovrapponibili). Tuttavia nessuno può impedirvi di fare autopromozione ed è la prima volta che sento il caso riportato da cheguevara, il che testimonia che possono esistere senz'altro CE dalle politiche imbecilli, ma questo non è un motivo per affondare con loro. Ad ogni modo, nel 99,9% dei casi, le CE sono contentone se l'autore si rimbocca le maniche. Alcune addirittura si spingono IMO troppo in là pretendendo contrattualmente l'organizzazione di un tot di presentazioni, che è una clausola eccessivamente impegnativa (che vi sconsiglio di accettare) per un autore che abbia anche impegni familiari e lavorativi, specie se gravosi. Ma è l'altro raro estremo rispetto alla CE che non vuole ingerenze. Quanto alle rece non gradite, nessuno può prevederle e se metti in gioco il libro devi correre il rischio. Certo, anni fa mi è capitato di recensire negativamente un romanzo per una testata con cui collaboravo e di ritrovarmi poi con il relativo editore - persona assai umorale - che per quello ha troncato i rapporti con la redazione. Per una testata, che voglia mantenere la propria reputazione di obiettività presso i lettori, questi comportamenti sono a danno zero. L'editore si fa solo male da solo perché si preclude un canale, oltre a dimostrare di non essere professionale e a esporsi al ridicolo. Un paio di anni dopo è fallito e per me non è stata una sorpresa. Di nuovo, comunque, è stato un caso unico in 30 anni di collaborazioni giornalistiche. Le eccezioni ci sono ovunque. Riguardo alle difficoltà del sistema di selfpub, ci sono comunque servizi di assistenza apposita per chi non ha capacità o tempo o voglia di studiarne i meccanismi. IMO il self pub andrebbe adottato solo se si è determinati a investire tempo, energia e soldi nel libro, sia in termini di qualità (e quindi il testo va sottoposto a un editing professionale, così come professionale deve essere impaginazione e grafica) sia in termini di organizzazione di una promozione professionale. Senza questo si resta nel mare magnum senza alcuna visibilità. anche perché c'è da tenere presente la generale diffidenza, verso questa modalità, da parte del pubblico e degli addetti ai lavori.
  16. qui non sarei così pessimista. Ci sono alcune CE che sicuramente inseguono gli influencer, indipendentemente dal fatto che sappiano tenere una penna in mano, ma la circostanza va meglio precisata per tanti altri piccoli e medi editori: non si tratta del numero di follower, bensì di quanto è disposto a sbattersi l'autore per pubblicizzare il libro, che è un concetto diverso. Ed è posizione condivisibile, non siamo più ai tempi di Jane Austen, oggi con Internet un autore che voglia fare seriamente non può più dire "ecco il manoscritto, ora pensateci voi". Se non coadiuva l'editore dandosi da fare con presentazioni, blog post o attività social (e meglio ancora tutte e tre), il libro non si farà conoscere e resterà al palo. E allora, a parità di qualità di due buoni manoscritti, l'editore prediligerà quello dell'autore che è attivo in Rete (il che non vuol dire essere un influencer). Questo posso certamente confermarlo da parte di molti operatori del settore con cui parlo ogni giorno.
  17. Avv.Lenti

    Pubblicare interviste fatte ad artisti, in un libro

    Prego! (ma sono una femminuccia 8))
  18. E' una sublicenza, ma il nuovo editore subentra semplicemente nell'accordo e l'autore non percepisce nulla a meno che non sia stabilito contrattualmente Peraltro il diritto stesso di sublicenza deve essere pattuito contrattualmente, altrimenti è escluso per legge. In mancanza di pattuizione espressa è possibile solo in caso di cessione dell'azienda
  19. Avv.Lenti

    Pubblicare interviste fatte ad artisti, in un libro

    Questione spinosa... I diritti sull'intervista spetterebbero all'intervistatore qualora il suo contributo soddisfi il requisito della creatività , ma nella maggior parte dei casi le domande degli intervistatori sono piuttosto standard e raramente imprimono alla conduzione del discorso direzioni che possano qualificarsi creative. L'ideale sarebbe quindi farsi rilasciare le liberatorie, anche perché sono un criterio molto più certo e solido rispetto allo stabilire il grado più o meno presente di creatività. Sarebbe ottima cosa utilizzarle d'ora in poi anche per il blog, comunque. Un po' di scartoffie preventive in più da parte non danneggiano di certo
  20. Lei sa che anche i tamponi non sono affidabili perché danno un sacco di falsi negativi e di falsi positivi? Se non lo sa glielo comunico io ;) Ripeto,, guardatevi le interviste a gente che non passa in tv, ho fatto più sopra due dei tanti nomi possibili. che mettono in prospettiva le cose. E per cortesia, non usate il termine negazionista, è un'operazione giornalistica scellerata, disgustosa e vigliacca, si mette sullo stesso piano chi contesta semplicemente le proporzioni della faccenda rispetto alla narrazione governativa (il che non significa negare che il virus esista) con gente che ha posizioni esecrabili verso uno dei grandi genocidi della Storia.
  21. E' più complesso di così purtroppo: non è questione di guadagnare più visibilità, è questione che la recessione porterà ancora meno denaro nelle tasche della gente, che li riserverà all'indispensabile per sopravvivere. Il vaccino è un'altra coperta di Linus, i coronavirus mutano e ci sono varie alter questioni che non sto qui a dire perché di nuovo partirebbe un OT, oltretutto direi cose - dette da ricercatori onesti - che la gente non vuole sentirsi dire, quindi non conterei su questo. Conterei sul buonsenso che inquadri il problema nelle giuste proporzioni, cosa che non è stata fatta, e sul fatto che prima o poi smammerà come tutti i covid. Ma nel frattempo - siccome no, nessun aiuto è stato dato dal governo alle CE - bisogna vedere come si fa ad arrivare a questo futuro.
  22. se anche altri hanno fatto schifo nella gestione del Covid non è un buon motivo per salvare Conte. Su inutilità di mascherine e distanziamento hanno parlato molti ricercatori, ma certo quelli non vengono ospitati da Fazio e Vespa, perché non portano avanti la narrazione mainstream alla Ricciardi (e non è complottismo, ripeto, basta uscire dalla vulgata). Capisco che pensare che stoppino il virus possa tranquillzzare psicologicamente, ma restacomunque una coperta di Linus. Quanto alla movida, ripeto: i maggiori focolai sono partiti dagli ospedali e se fosse la movida allora i supermercati dovrebbero essere cronicari. Cmq credete quello che volete, però considerate che anche se tutti i morti ascritti al Covid fossero tali (con azzeramento di morti per tutte le altre patologie, il che è una narrazione che fa già ridere) parliamo dello zero virgolazero zero in rapporto con la popolazione dell'intero Paese. E tenete conto che non si muore solo di Covid, si può morire, con ben altre percentuali, oltre che di malattie ben più gravi anche di disperazione da devastazione economica. Fare distinzioni manichee serve solo a danneggiare il Paese più di quanto non sai già stato fatto.
  23. Non solo. Bastava emettere titoli. cosa che il ns governicchio ha fatto (IMO deliberatamente) con ritardo e in maniera insufficiente
  24. Etichettare politicamente qualcuno che non si conosce è una grave presunzione, e ancora di più lo è etichettarlo perché critica Conte. Conte ha fatto semplicemente un disastro epocale (ma i governatori di dx si sono accodati, quindi non ne faccio una questione di colore, tutt'altro) e non capisco come possa essere d'accordo col mio post e salvare il presidente del consiglio. Ha chiuso un Paese (cosa che mai era stata fatta nella Storia) contro lo stesso parere del suo altisonante comitato tecnico scientifico, come è provato dai verbali desecretati per ordine della magistratura, contro cui però il trasparente Conte ha fatto ricorso (perché se non ha niente da nascondere?) e comunque ha desecretato solo 5 verbali su decine e decine. Che non si fosse preparati è un falso, già a gennaio aveva tuttelee info e infatti ha fatto incetta di mascherine, respiratori etc ma per palazzo Chigi , non per gli ospedali (è un fatto acclarato, cercate in Rete). Ancora a inizio febbraio andava in giro dicendo che non c'era pericolo (di nuovo, ci sono i video in rete). Ma non ha importanza, perché ci sono sempre più ricercatori (es il dr.Montanari e la Dssa Bolgan, ancora intervistata giusto oggi in merito) i quali spiegano che le misure di carcerazione (chiamiamola col suo nome vero), il distanziamento e le museruole non servono a un fico secco, perché il virus era nell'ambiente già a marzo 2019 (avete letto bene, con già un quintale di polmonite sospette a BS) e quindi ormai è nell'acqua, nel terreno, ovunque (fermo restando che le mascherine non impediscono il suo passaggio e un metro di distanza non è un semaforo per cui il virus si stoppa). Questa la debacle dal punto di vista sanitario e quanto ai morti, giusto ieri Zaia ha ammesso che chiunque entri in ospedale per una patologia e diventi positivo al tampone viene conteggiato come malato Covid, a questa stregua si fa presto a raggiungere numeri impressionanti. Dal punto di vista del Diritto, il caro professorino ha fatto cose da accapponare la pelle, che non sto qui a dettagliare perché sono già OT, ma come avvocato sono allibita, disgustata e imbufalita come un facocero dalla compressione inaudita e ingiustificata (sì, ingiustificata, i più grossi focolai sono stati gli ospedali e lo sono stati non solo per il taglio dei posti,ma anche perché si è impedita la cura domiciliare e si sono applicate profilassi sbagliate - complice il fatto che il ministro della santità aveva sconsigliato le autopsie, altra cosa inaudita!!) di diritti fondamentali costituzionalmente garantiti. E ancor più lo sono considerando il fatto che Conte sarebbe un avvocato, il che è un'aggravante terrificante. Veniamo allora al punto di vista economico, che è quello che rileva ai fini di questo thread: non metti ai domiciliari una intera popolazione senza sovvenzionarla e Conte è ancora lì che aspetta i ridicoli e vessatori aiuti UE (che prima dobbiamo pagare con tasse, per avere poi indietro forse, l'anno venturo, in misura ridotta e oltretutto spendere come ci dicono loro). Il tanto criticato Trump per lo meno ha immesso da subito liquidità nel sistema (cosa che sta continuando a fare) e ha fatto accreditare denaro sui cc dei cittadini tramite la banca centrale. Conte non solo ha fatto anticipare la CIG agli imprenditori, non solo ha messo su di loro l'onere di non licenziare, non solo ha fatto gli umilianti Hunger Games coll'Inps per una fetta ridicola della platea di liberi professionisti , ma ha emesso titoli di Stato sul mercato in ritardo e in quantità insufficiente, nonostante quando finalmente l'ha fatto ci siano stati compratori ben volenterosi di acquistarli e già solo continuando a fare quello avrebbe potuto dire marameo a quello schifo di fondi UE che alla fine ci daranno il colpo di grazia. Io sono furibonda da quando è iniziata questa storia, perché mi è stato insegnato che certi diritti non si barattano MAI e perché purtroppo vedo cosa ci aspetta e il peggio non è certamente quello che abbiamo attraversato. E non mi curo se ciò che dico è di dx o di sinistra, perché è un discorso che non ha senso e chi lo fa vuole solo strumentalizzarlo. Conte e il suo governo (e anche l'opposizione molle come un fico, tranne pochissimi singoli) sono stati tutti fallimentari sulla linea della sanità, del Diritto e dell'economia. Non a caso siamo l'unico Paese europeo dove perdura lo stato di emergenza, nonostante i numeri dicano che l'emergenza è cessata (guardate il sito dell'ISS invece dei titoloni di Repubblica e affini e poi rapportateli a una popolazione di 60mln di Italiani), perché questo permette al governo di sopravvivere scaricando su altri i frutti di scelte scellerate e di portare avanti la sua altrettanto scellerata agenda politica. Quindi mi spiace ma non venite a difendermi il peggior presidente del consiglio che l'Italia abbia mai avuto (ed era una competizione non facile, guardando ai precedenti) perché mi imbufalisco ancora di più. Se volete farvi prendere in giro da TV e giornali, tutti allineati (fra l'altro notizia di oggi che chi detiene il gruppo GEDI ha avuto l'appalto per la produzione di museruole, poi ditemi se non è conflitto di interessi scrivere sui suoi giornali quanto sono fondamentali), fate pure, ma per cortesia, evitate di spacciarmele per verità, quando sono solo verità orwelliane. Ci sono fior di donne e uomini liberi che in questo mesi hanno parlato attraverso canali non gettonati, le informazioni autentiche ci sono basta volerle cercare e ascoltare senza pregiudizi o paraocchi. Mi scuso coi Mod per il lungo OT, ma era necessariamente prodromico al succo del discorso di questo thread: l'editoria libraria era già in crisi NERA per via dell'avvitamento dell'economia (di cui la moneta unica è il principale responsabile, ho abbastanza anni sul groppone per ricordarmi come si girava bene con la vituperata 'liretta' e sono andata a scuola quando ancora il Pensiero Unico neoliberista dell'UE non era il tema dominate dei programmi ministeriali, purtroppo le generazioni successive non sono state così fortunate), e finora ha resistito stoicamente facendo salti mortali, specialmente i piccoli che hanno sovvenzionato l'attività con un secondo lavoro (proprio o di un familiare o entrambe le cose), spesso andando in perdita . Siccome i più deboli sono sempre i primi a essere spazzati via, prima cadrà la piccola editoria, che è il bacino che assorbe più esordienti in assoluto, poi sarà la volta dei medi (alcuni già hanno iniziato). Cadrà perché la CE sarà un'attività ancora più in perdita perché non tutti conserveranno il primo lavoro con cui finora l'hanno mantenuta. Non so se i tre o quattro grossi poli editoriali resisteranno, probabilmente sì, magari perdendo qualche pezzo, ma sarà comunque pianto e stridore di denti e sapremo chi ringraziare anche per questo. E con le CE cade la filiera (ho fatto una lunga disamina sul mio blog qualche mese fa inseguendo tutte le tessere del domino). Ripeto, dodici punti di PIL. Se a qualcuno, di fronte a questo numero, non tremano i polsi, è solo perché non si rendete conto di cosa significa tradotto dalla carta alla realtà. E per questo lo invidio, io ho il mal di fegato da marzo. Se può aiutare ad afferrare l'idea, con l'altro 'bel' governo di Monti eravamo poco più della metà di questo numero (il 'salvatore ci ha regalato 13 trimestri di recessione) e fosse qualcuno si ricorda cosa ha significato (fallimenti, suicidi, esodati, licenziati in massa, ulteriore svendita di aziende all'estero con marchi storici presi per 4 soldi). La mia unica speranza è che accada una i quelle variabili impreviste dell Storia per cui un percorso chiaramente avviato verso un burrone, improvvisamente cambia traiettoria (e naturalmente non parlo solo dell'editoria ma del Paese intero). Non so immaginare quale possa essere, posso solo incrociare le dita.
  25. Mi spiace fare la Cassandra, ma la situazione è ben più grave a livello generale. Se lo Stato non immetterà liquidità nel sistema, subito (che è già comunque tardi) il settore - già allo stremo - non ce la farà. Non sarà solo il fatto di non avere i soldi da investire ma anche i mancati introiti dei mesi di chiusura imposta e la mancanza di soldi da spendere, da parte dei lettori, perché la crisi non sarà solo quel settore, l'autunno sarà un brusco risveglio per gli Italiani, purtroppo. Finora non c' è stata raffica di licenziamenti solo perché vietata. In alcuni casi è stata sdoganata lo scorso 18 agosto, ma per il resto il governo scarica ingiustamente questo peso sugli imprenditori fino al 31 dicembre. Il che provocherà un sacco di fallimenti e la gente andrà a spasso comunque. La gestione Covid è stata scellerata. Non solo da noi, ma specialmente da noi. Si stima un -12 di PIL: un'economia da dopoguerra.
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