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Avv.Lenti

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Tutti i contenuti di Avv.Lenti

  1. Se parliamo di autore che si muove da solo, è' possibile per la saggistica, ma in Italia è una pratica che ha scarso successo, perché non c'è la forma mentis degli editori. E' adottata più nei Paesi anglofoni.
  2. Avv.Lenti

    Contratto di edizione per traduzione

    Nei casi in cui non è chiaro dal testo, ci vuole l'occhio di un legale. Mi sono capitati casi in cui l'autore non aveva compreso di aver firmato un contratto d'opera ed era convinto di aver formato un contratto di edizione. Da quello che riferisce, sì, dovrebbe essere un contratto di edizione (ma attenzione, potrebbe essere non di edizione a termine ma di edizione per edizione, anche se si tratta di casi rarissimi perché quello a termine è più elastico) e, sì, la tiratura nel primo caso va dichiarata, nel secondo, in assenza di dichiarazione, si presume di 2000 copie.
  3. Avv.Lenti

    Analizzando il successo letterario di Eragon

    E' passato tanto di quel tempo che non ricordo più bene i tutti dettagli, comunque a grandi linee Paolini autopubblicò il testo come si faceva prima dell'avvento delle piattaforme: con una casa editrice ondata ad hoc, in questo caso quella die genitori. Poi mi pare di ricordare che il passaggio a una big avvenne perché il figlio di uno dei pezzi grossi della suddetta si era ritrovato in mano, per caso, il libro e se ne era innamorato. E'un po' la stessa storia (senza la parte dell'autopubblicazione) di Harry Potter: la spinta decisiva all'acquisto da parte di Bloomsbury venne dall'entusiasmo della figlia del boss (che comunque, all'epoca, non era ancora una big). Diciamo che nel secondo caso la bimba ha visto molto meglio, il sensazionalismo di Eragon l'ho sempre trovato fuori luogo (ma forse perché ero già adulta e con letture di genere alle spalle, magari a un ragazzino può sembrare strepitoso) Tuttavia ogni libro fa storia a sé e pensare di replicare queste vicende editoriali in laboratorio non porta da nessuna parte.
  4. Avv.Lenti

    Contratto di edizione per traduzione

    Beh, dopotutto è quasi Halloween, è la stagione di noi fantasmi ... La risposta è che dipende: se viene fatto un contratto di edizione bisogna rispettarne i canoni (communique alcuni dettagli spesso presenti nei contratti sono automaticamente previsti per legge, quindi potrebbero anche essere sorvolati, per es il fatto che il prezzo di copertina è fissato dall'editore) . Se invece viene fatto un contratto d'opera bisognerà che abbia gli elementi essenziali tipici di quel contratto.
  5. Avv.Lenti

    Usare nomi di personaggi reali in un romanzo

    Finalmente riesco ad avere un po' d tempo per postare. Come è stato giustamente fatto notare, è pieno di bio non autorizzate (specifica che è meglio indicare inequivocabilmente). Chiaramente devono avere per oggetto persone famose, non Pinchipallini qualunque. Il problema di tali biografie è triplice: da un lato, come altresì è stato giustamente detto, eventuali dichiarazioni diffamatorie; dall'altro l'eventuale violazione di diritto d'autore di terzi e dall'altro ancora lle questioni di privacy. Il paletti del primo profilo sono abbastanza intuitivi (e contrariamente alla vulgata, la verità non è requisito sufficiente a escludere la diffamazione). Per quanto riguarda la violazione di diritti d'autore di terzi, può accadere ad es,, perché si copia bellamente da un altro testo, oppure perché si viola il diritto di inedito altrui (è successo con una bio non autorizzata su Salinger, in quanto il biografo sfruttò carte erano parte di collezioni d'archivio aperte al pubblico, ma questo ovviamente non gli dava alcun diritto di pubblicarne stralci). Per l'ultimo problema bisogna tenere presente l‘essenzialità dell’informazione fornita. In particolare, all’art 137 del Codice privacy si, statuisce che “In caso di diffusione o di comunicazione dei dati per le finalità giornalistiche a altre manifestazioni del pensiero, restano fermi i limiti del diritto di cronaca a tutela dei diritti di cui all’articolo 2 (e cioè i diritti e delle libertà fondamentali, nonché della dignità dell’interessato, con particolare riferimento alla riservatezza, all’identità personale e al diritto alla protezione dei dati personal) e, in particolare, quello dell’essenzialità dell’informazione riguardo a fatti di interesse pubblico”. Inoltre il Codice stabilisce che “Possono essere trattati i dati personali relativi a circostanze o fatti resi noti direttamente dagli interessati o attraverso i loro comportamenti in pubblico”.
  6. Avv.Lenti

    Modifica contratto

    Non sta né in cielo né in terra. Fugga.
  7. mi scuso del ritardo con cui rispondo al tag ma ogni tanto arriva un'onda un po' più alta del solito e la mia presenza social diventa, per forza di cose, sottile come una sogliola... Vedo che la discussione è andata avanti moltissimo e al momento non ho tempo di recuperare perciò mi limito al quote qui sopra. Sì, l'EAP non fa contratti di edizione perché per definizione il contratto die dizione e quello a spese dell'editore. Nel caso di un EAP siamo nell'appalto.
  8. Avv.Lenti

    Usare nomi di personaggi reali in un romanzo

    Buonasera ragazzi, scusatemi ma sono state due settimane infernali, - questa e quella passata: - infatti devo ancora un sacco di risposte in un altro thread dalla settimana scorsa. Non ho tempo di capire di cosa state parlando, ho visto solo che c'entrano le biografie. In attesa di poter intervenire con calma rispondo telegraficamente a Ellery dicendo che non mi è capitato il blocco di una biografia, però mi sono occupata della questione in ambito giornalistico (ma le osservazioni valgono anche per un libro). Ci avevo scritto un post che però non posso linkare perché contrario alla policy del forum, per cui devo chiedervi di pazientare, sorry. Prometto di tornarci sopra con calma e raccontarvi anche un po' di aneddotica
  9. Andrea, io tutti sti fenomeni self che fanno tremare i polsi a Penguin, Harpercollins o Bloomsbury francamente non li conosco. I grandi player competono fra loro e attualmente il loro problema sono le restrizioni Covid, come ovunque nel mondo.
  10. Avv.Lenti

    Caratteristiche dell'editoria "media"

    Fatturato, n. persone e n. libri pubblicati all'anno. A meno che non abbia avuto strepitosi stravolgimenti negli ultimi tempi, Nottetempo però lo metterei fra i piccoli, non fra i medi
  11. Avv.Lenti

    Editoria e Legge

    CORSO DI DIRITTO EDITORIALE (ONLINE) A STRANIMONDI 2020 http://www.avvocatomarinalenti.it/corso-di-diritto-editoriale-a-stranimondi-2020/
  12. Maremma ragazzi quanto scrivete, non riesco a starvi dietro Peccato perché state mettendo un sacco di carne al fuoco, ma purtroppo non ho abbastanza tempo per continuare a intervenire... Per prima cosa ringrazio Niko per le spiegazioni del quoting, il 'cita' in fondo a destra era appunto quello che ho usato finora, ma non consente il multiple quoting; proverò con la seconda opzione allora. Per quanto riguarda quello che ha scritto sul romanziere e provetto auto promotore, è davvero un peccato che in questo forum non si possano fare riferimenti a libri, perché sarebbe stato un interessante case-study. Una sola domanda: aveva un seguito sui social prima di uscire con i romanzi o se l'è creato dopo? Rispondo poi a Cheguevara, che ringrazio per i suggerimenti sul tagging, ma è appunto quello che ho fatto, come si vede dal mio messaggio precedente. Solo che - non so perché - non mi sono comparse le scritte in blu. Forse perché uso un browser un po' particolare che non ha nessuno dei tre più gettonati. Quanto al merito della Sua risposta ("Se la piccola CE non può permettersi un apparato ad hoc, [...] dovrebbe permetterselo uno scrittore esordiente?), continua a non capirla. Non si chiede alle esordiente di pagarsi un ufficio stampa, si chiede semplicemente di sbattersi un po' per aiutare a vendere. Se poi non lo vuoi fare, ripeto, nessuno lo obbliga, ma poi non mugugni se le vendite languono. Magari anche coi suoi sforzi languirebbero lo stesso, ma almeno saprà di non aver lasciato nulla di intentato. Vengo a te, Andrea: guarda che non sto cercando di convincerti a non pubblicare in self , sto solo dicendo che anche se fai tutti i compiti, a volte non è abbastanza e, ovviamente, mi e ti auguro che NON sia il tuo caso. Il mio discorso sul conoscere la filiera era in riferimento alla risposta che hai dato a Riccardo. Tu continui ad assolutizzare la tua esperienza, desumendo che se è andata così vuol dire che la storia va sempre così e quello che sto cercando di dirti e che non è vero. A maggior ragione quando hai fatto l'esperienza quattro volte, ma solo con lo stesso editore. Mi va benissimo se dici " non mi interessa, non voglio esperire oltre". Nessuno ti contesta questo diritto. Quello che ti contestavo è appunto la risposta che hai dato a Riccardo, perché anche se insisti nel dire che parli per te, la reazione sembrava assolutizzare la tua esperienza e quindi l'ho semplicemente rimarcato. Tutto qui. Dopodiché può anche essere impressione falsata dal dialogo via Internet ,come spessissimo succede, ma quella è l'impressione che mi ha dato e quindi te l'ho comunicato. E non perché voglio fare la pignola, ma perché, in generale, c'è un acrimonia di fondo verso gli editori che non è sempre giustificata e quindi metterci dei paletti ogni tanto a me sembra doveroso. Esistono delle realtà editoriali che non prevaricano. Sono poche ma ci sono. Quello che gli esordienti devono capire è che il piccolo editore non è il piantatore di cotone georgiano che sfrutta lo schiavo. Di norma è solo un tizio che, come l'autore, ha passione per la scrittura e cerca di farne un mestiere. E come l'autore, e secondo solo a questo, è quello che sul libro si sbatte di più e che guadagna meno. Ripeto, sto parlando di piccola editoria, lasciamo stare i colossi, gli autori vip e i contratti capestro. Poi anche nella piccola editoria ci sono le mele marce come ovunque, ma dare un messaggio univoco di questo tipo, secondo me, non solo è un errore che fa torto ai piccoli onesti, ma dà anche una falsa descrizione della realtà. Sarebbe come dire che tutti gli autori hanno la mania di protagonismo e vogliono gigantografie e cartonati in libreria, oltre a torri di volumi. Autore ed editore non devono essere due entità che si contrappongono, altrimenti non vanno da nessuna parte, né loro, né il libro.
  13. Ecco, a quanto pare qui dentro non solo non so fare quote multipli, ma non so neanche taggare. Annamobbene...
  14. @Nico volentieri, se mi insegnate come fare a fare molti più quote in uno stesso messaggio: il sistema che usate è diverso da tutti i forum che ho frequentato da quando esistono i forum Nell'attesa taggherò. Relativamente agli esempi che ha fatto, la manualistica e una parte di saggistica sono comunque un mercato molto diverso e molto più facile rispetto a quello dei romanzi e mi sembra che qui sul Writer's la maggior parte degli scrittori scriva narrativa, che è la più difficile da vendere @cheguevara: io non ho mai parlato di autore che deve Investire soldi, non ho mai caldeggiato l'EAP, al cotnrario! Quindi non mi metta in bocca parole che non ho mai pronunciato. Ho detto che deve investire tempo e fatica, una cosa molto diversa! E l'ho già detto, l'impresa della CE consta nel pubblicare a spese proprie l'opera, non necessariamente fare promozione a tappeto, specialmente se è così piccola da non potersi permettere un apparato ad hoc. L'alternativa che avete e aspettare che la grossa CE si interessi del vostro manoscritto, non vedo altra scelta (a meno del self pup, che però va saputo fare e non è comunque una garanzia) @AndreaD'Angelo: sicuramente il self pub ben fatto aumenta le probabilità di vendere meglio, ma non è comunque garanzia di riuscita al 100% e sono pochi quelli che, anche avendo fatto i compiti, riescono emergere. Ti auguro naturalmente di essere fra questi, ma il problema è che nessuno può predire se e quanto un libro venderà, né con il normale circuito CE, né col self pub. L'unica cosa certa è che con l'EAP non si va da nessuna parte e credo che su questo siamo tutti d'accordo.ù Comunque non ho mai detto che "la tua operazione commerciale assieme all'editore è fallita perché non ti sei promosso abbastanza". A volte sia autore che editore si fanno un mazzo tanto e pure il libro resta al palo. Ripeto: misteri librari. Inoltre, tu ragioni esclusivamente in base alla tua esperienza, per di più negativa, ma le differenze fra grossa e piccola CE sono abissali: per esempio, nessun piccolo ti fa attendere 18 mesi per pubblicare. O per esempio quando scrivi "l'editore fa la differenza nel momento in cui ti mette sul mercato e cominci a vendere perché il romanzo piace, non perché abbia fatto promozione. Salvo rarissimi casi, comincia a investire sul serio su di te soltanto dopo. Se vendi perché piaci, allora si vede la differenza (con una CE medio/grande): puntano su di te, perché vedono che vendi", stai di nuovo parlando di grosse CE, che per la maggior parte hanno smesso di fare scouting (cosa che invece fanno tuttora i piccoli) Un'altra cosa Andrea: io so benissimo la tua esperienza, ma guarda che un autore non si rende conto di tutte le dinamiche del resto della filiera, indipendentemente dal numero di libri che ha pubblicato. Per fare questo dovrebbe parlare con editori (e non solo il proprio), agenti, distributori, librai, i valutatori, i traduttori, illustratori, i grafici, gli editor, i direttori di collana per rendersi conto dei problemi che ciascuno di loro incontra nel proprio segmento che poi compone la filiera. E ti assicuro che, anche quando pensi di essere arrivato a conoscerla, questa filiera, ogni tre per due scopri un risvolto nuovo che ti sorprende. Io imparo cose nuove di continuo, perché ti arriva sempre sulla scrivania il caso mai incontrato, oppure ti viene riferita l'esperienza mai sentita prima. Dopodiché - parere personale formatosi nell'arco di 16 anni, sia vedendo dal di dentro che vedendo le esperienze di tutte le mie conoscenze - resto dell'idea (e nulla finora mi ha convinta del contrario) che è sempre meglio appoggiarsi a un editore, purché onesto. Meglio un editore del self pub, perché due forze unite sono meglio di una (come ha giustamente ha rilevato anche @RiccardoZanello, quando ha scritto "A questo punto, però, il nuovo autore della CE arriverà con un suo bagaglio di conoscenze e contatti dovuti alla sua vita e al suo lavoro che se affiancati alla struttura organizzativa della CE daranno sicuramente un valore aggiunto notevole"). E meglio un medio o un piccolo scelto con cura che un qualsiasi grosso, perché per i primi due non sei un numero per il secondo lo sei su quasi sempre. Naturalmente siete liberi di dissentire e del resto ognuno deve fare esperienza diretta, l'esperienza altrui no insegna mai a nessuno.
  15. Guardi che non può dire con certezza che la conversione non ci sia. Magari una manciata di copie l'hanno spostata, o magari li ha visti qualche altro operatore della filiera che poi li chiama per fare qualcos'altro. Non state solo portando avanti il vs libro ma voi stessi in quanto scrittori. Che poi se c'è qualità il libro cammina da solo, anche qui ci può essere l'eccezione, m conosco bizzeffe di autori di qualità che invece vendono poco. Al contrario, conosco un sacco di casi in cui la fuffa ha venduto milioni di copie. Se bastasse la qualità avremmo risolto tutti i problemi, non ci sarebbero più libri pessimi in giro e i cataloghi di tanti piccoli editori veleggerebbero alla grande.
  16. se voi per prime non ritenete opportuno investire tempo e fatica nella promozione della vs Opera (e contemporaneamente della vs immagine di autore) perché un lettore dovrebbe investire i suoi soldi nella stessa? E ancora prima, perché dovrebbe investirci sopra un editore? Dopodiché se non non volete farlo, chiaramente nessuno vi obbliga, ma poi non lagnatevi se il libro non va da nessuna parte e la vostra carriera autoriale anche. Non vi resta che sperare nel colpo di fortuna che, ogni tanto, pure lui capita. E se però non capita, da capo a dodici come sopra. Quanto alle vacche da mungere, è un discorso che si può senz'altro fare per la EAp, ma i stiamo parlando di editori veri
  17. Il self però non è la panacea, Andrea. Se non hai figure professionali attorno a te (editor, grafico e ufficio stampa), rischi di restare al palo peggio. Certo, ci sono le eccezioni di chi ha veduto un botto, ma la maggioranza resta fra le 50 e le 200 copie. Ti auguro comunque di non aver mai bisogno bisogno dei miei servigi , il medico e la'avvocato è sempre meglio non doverli frequentare
  18. Avv.Lenti

    Editoria a pagamento e legge: cosa sarebbe auspicabile?

    Io più che dare le informazioni sul mio blog e ai miei seminari (e quando avrò finalmente finito di scrivere il manualino, anche lì) non posso fare Lo ripeto, sono pochi gli autori che, come Lei, cercano di capire come funziona la filiera. Le info ci sono, basta cercarle. Ma vedendo anche dagli altri thread (I punti oscuri dell'editoria), emerge chiaramente che nella percezione della maggioranza il lavoro dello scrittore si ferma con la fine stesura del libro. Ai tempi di Jane Austen forse. Nella società di oggi non è più così e il primo grande assaggio è arrivato dalla musica post Napster. Se gli scrittori non imparano dai musicisti, è solo peggio per loro, fanno un dispetto solo a se stessi e a nessun altro.
  19. sarà così solo quando la gente smetterà di vedere le trasmissioni alla "mariadefilippica" e affini. O meglio ancora, quando spegnerà definitivamente la tv. E, magari, incomincerà a leggere qualche buon libro. Tuttavia, anche allora ci sarebbero ancora in giro generazioni cresciute con quello schema, per le quali sarà enormemente difficile scardinarselo dal cervello
  20. No Andrea, tutto il mondo è Paese. Anche con le CE big. Ho visto prepotenze e vessazioni da fare accapponare la pelle e con la complicità dell'agente che, in teoria, avrebbe dovuto rappresentare gli interessi dell'autore, invece ha fatto quelli della Ce, presumo lautamente ricompensato (se no oltre che farabutto, sarebbe pure cretino se l'ha fatto gratis) No, non ho mai visto casi di reverse clause di questo tipo, solo casi - nei contratti esteri - in cui una previsione analoga è introdotta se il libro smette di essere stampato entro un certo limite di tempo anche se l'editore non ha ancora posto fuori catalogo. Ma questo non vuol dire che non lo si possa proporre. Tieni anche presente che i contratti li negoziano o gli autori o gli agenti e nessuno dei due ha una preparazione giuridica per vedere certe minuzie (anzi, ho visto anche agenzie BIG fare degli errori CLAMOROSI, da principianti proprio). Mi chiedi che prospettive di accettazione ci sono. Non lo so, come ho detto in uno dei post precedenti, vale comunque la pena tentare e poi, dinanzi al rifiuto, sta all'autore accettare o passare avanti. ma se invece vi dicono di sì? Se non tentate, è un no sicuro Attenzione che il diritto di cui parli in chiusura non è la prelazione ma l'opzione, la prelazione non ha una finestra temporale in cui sei vincolato, quella è appunto l'opzione. La prelazione vince solo a parità di offerta da parte della concorrenza (e anche qui si considera il contratto concorrenziale nel complesso, non eslusivamente con riguardo alle somme offerte all'autore)
  21. Ma quella che Lei descrive non è promozione, è appunto, spam disperato e a far quello è capace chiunque. La promozione si fa cercando spazi reali e virtuali dove presentare il libro, (e poi si posta il link al video, se c'è), cercando di farsi intervistare (e poi si posta il link), si blogga sull'argomento che è il tema del proprio libro, si creano iniziative originali che coinvolgano i lettori... Più sotto fa riferimento al fatto che l'editore dovrebbe far fare tutto questo a professionisti, ma un piccolo editore è di solito una 'one man band', al massimo due persone e ha margini così risicati che no può permettesi di pagare professionisti della promozione., a differenza dei grossi. Giova anche ricordare che il contralto di edizione è il "il contratto con il quale l'autore concede a un editore l'esercizio del diritto di pubblicare per le stampe per conto e a spese dell’editore stesso, l’opera dell’ingegno” . Certo, è anche interesse dell'editore fare promozione del libro, perché ha più possibilità di venderlo (fermo restando che il tasso di conversione è impossibile da misurare, troppe variabili, si può solo notare che, dopo l'azione/evento X, il titolo si è mosso sulle piattaforme e quindi quell'azione/evento è stato salutare e andrebbe ripetuto), ma è sbagliato pensare che sia un onere dovuto che poggia tutto sulle sue spalle, specialmente se si sa che è un piccolo e quindi i mezzi son quelli che sono. E' un lavoro duro e e lungo per entrambi, i successi in una notte sono rarissimi (come del resto nella musica) e spesso l'autore impiega anni e svariati libri (e relative faticose promozioni) prima di arrivare a una certa notorietà. Dimenticatevi storie alla Harry Potter o alla Twilight, a maggior ragione perché noi siamo Italiani e quindi la lingua ci fa da ulteriore barriera. Ho l'impressione che molti di voi ragionino da un punto di vista ideale, che sarebbe certamente bello, ma che nella realtà non ha riscontro. Perciò o si fa di necessità virtù e ci si rimboccale maniche, oppure si può protestare quanto si vuole, ma la realtà, per quanto antipatica, quella resta.. La maggior parte degli autori si ferma alla stesura del libro pensando che sia il traguardo. Quello è invece solo l' inizio di un lungo percorso e prima ne diventate consapevoli meglio è per la vostra carriera di scrittori.
  22. Avv.Lenti

    Editoria a pagamento e legge: cosa sarebbe auspicabile?

    Ma non c'è bisogno che sia nullo il 'nomen iuris'. Io posso anche chiamarlo Contratto Paperino, quello che lo definisce è il contenuto e secondo quel contenuto sarà regolamentato e infatti con un contratto EAP i diritti non sono validamente trasmessi. Non esistono contratti di edizione a pagamento, esistono contratti di edizione e contratti di appalto. Punto. Se poi un'EAP chiama il suo contratto in modi deliranti, la legge se ne frega
  23. Ciao Andrea, perdo i colpi, nella moltitudine dei post non mi ero accorta che eri tu, LOL! Anzitutto chiariamo a beneficio degli altri che tu avevi esordito con un grosso, che è più facile abbia agganci rispetto a un piccolo. Non so però quale sia stato il suo inadempimento e se era provabile (quest'ultima cosa ovviamente cruciale). Detto questo, l'autore può certamente tutelarsi con una clausola che lo garantisca: si può prevedere che, se dopo tot tempo l'editore non ha avviato azioni/contatti documentabili per la licenza del diritto/i secondario/i x o y, tale/i diritto/i secondari tornino all'autore, impregiudicati quelli di pubblicazione. PS Hai accennato al mercato estero. Per quello che ho visto tutto il mondo è Paese, non ci surclassano per serietà, è pieno di cialtroni anche là, ti assicuro
  24. Avv.Lenti

    Editoria a pagamento e legge: cosa sarebbe auspicabile?

    Non è il mio punto di vista, è la lettera della legge e anche giurisprudenza costante. Proprio in questi mesi sono in causa per una vertenza di questo tipo (ovviamente non posso nominare l'editore). L'ignoranza è dovuta al fatto che la filiera (autori, editori, agenti etc) si informa poco. Tuttavia attenzione a non fare confusione: se io, anziché un contratto di edizione, Le propongo un contratto di appalto di servizi, Le sto proponendo un contratto validissimo, perché dovrebbe essere nullo? E' valido, ma viene regolato secondo l'appalto e non secondo la disciplina del contratto di edizione, tutto qui. Ecco perché l'EAP non si può chiamare truffa, a meno che, per farvi firmare il contatto, usino gli "artifici e raggiri" che sono richiesti per integrare, appunto, la fattispecie della truffa, ma che vanno dimostrati (anche in questo caso sto trattando una vertenza del genere, dove le linee truffaldine sono vevidenti, anche se al momento è ancora in fase stragiudiziale, cioè non è ancora conclusa la fase fra le Parti che precede il giudizio).
  25. Seguirò il thread con interesse, perché ormai da 4 anni sto cercando di terminare un manualino guida pensato proprio per gli autori che però non riesco a terminare per mancanza di tempo (sono a 3/4) e le vostre domande mi saranno utili per verificare di aver trattato tutti i temi essenziali (compatibilmente con le battute concessemi dall'editore). Rispondo qui, al volo, a qualcuna: quali sono i limiti delle richieste che un autore può avanzare a livello di clausole contrattuali, di modo che possa essere anche risarcito in caso di negligenza? Premesso che vale sempre la pena negoziare un contratto (alla peggio vi dicono di no, ma almeno ci avrete provato; e se invece vi dicono di sì?), bisogna vedere la ragionevolezza delle richieste autoriali. Gli autori hanno quasi tutti un peccato originale: non si informano su come funziona la filiera e oggi, con Internet, questo non è giustificabile. Di conseguenza spesso avanzano pretese che risultano incompatibili col funzionamento della stessa perché l'editore passerebbe il tempo a notiziare l'autore, anziché a fare il proprio lavoro. Detto questo, per quanto riguarda la domanda sulla cessione di diritti poi non esercitati, certamente questa è una cosa da negoziare prima. Se l'editore vi chiede per es. i diritti cinematografici ma non ha mai piazzato uno straccio di film, significa che non ha i contatti (e i contatti cinematografici sono fra i più difficili da avere). Quindi, in questo caso, l'obiezione è legittima e il diritto andrebbe negato. Se poi l'editore si impunta, chiaramente l'autore non ha grandi possibilità di manovra: o china la testa o saluta e se ne va ma, di nuovo, almeno ci ha provato. Importante infine una precisazione: moltissimi autori considerano l'editore un antagonista che lo vuole fregare. L'editore chiaramente vuole assicurarsi i diritti nella maniera più solida possibile, in caso il libro sia un successo, ma è normale che chiunque curi i propri interessi . Ma tenete conto che, assieme all'autore, l'editore (parlo di quello onesto che fa ciò che deve e paga le royalty, poi certamente cene sono tanti disonesti,) è quello che lavora di più al libro e incassa meno di tutta la filiera. Nel 40% che gli ritorna, infatti (se gli ritorna, perché tantissime librerie non pagano), deve conteggiare la materia prima e la percentuale dell'autore. Alla fine, non è che gli resti tutto sto tesoretto, specialmente se il libro vende poco. Un'altra misconception degli autori è che solo l'editore debba fare promozione (ne abbiamo discusso anche di recente). Se non si combinano gli sforzi, è inutile partire, perché oggi un piccolo editore, per quanto si sbatta, ha solo internet come strumento; parte del quale – i social – sono stati quasi del tutto silenziati in quanto Zuckerberg e compagnia brutta limitano la visibilità dei post per costringere gli utenti ad acquistare pubblicità. E l'ho già detto altre volte in questo forum: negli ultimi anni molti, a parità di qualità di manoscritto, andranno a vedere quale autore è più attivo in Rete. Può non piacervi, potete non crederci, ma resta il fatto che così è, sappiatelo. Uno scrittore, anche tramite un abbonamento annuale a pagamento, dovrebbe avere il supporto di un professionista, per sottoporre tutti i quesiti relativi a degli obblighi contrattuali. Bisognerebbe, quindi, avere la facoltà di essere informati da persone competenti, che tutelano gli autori senza spennarli a loro volta. Per questa formula ci vuole un'organizzazione in grado, a fronte di un buon numero di iscritti, di finanziare una somma forfettaria da corrispondere al legale prescelto. Senza una tale organizzazione alle spalle, il legale non può agevolare più di tanto gli autori perché i singoli non garantiscono, a differenza dell'organizzazione, un flusso costante di business che gli permetta un margine, ancorché piccolo. Tuttavia le tariffe di consulenza sono molto meno stellari di quanto creda l'immaginario collettivo. E poi si possono sempre chiedere preventivi e, se risultano non accessibili, ringraziare e salutare. Nessun avvocato si offenderà.
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