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Avv.Lenti

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  1. Avv.Lenti

    Aspetti legali nella scelta di uno pseudonimo

    Il fatto che Dolby abbia dichiarato di ispirarsi ai Laboratories è ininfluente,gli avrebbero rotto le scatole comunque. Lei fa osservazioni anche giuste sulle parole di uso comune, che sono per questa ragione marchi cosiddetti deboli e d'altro canto il marchio deve avere fra i requisti la novità, quindi il discorso delle parole di uso comune è molto intricato, ma in realtà è tutto il discorso marchi a essere complesso (più del diritto d'autore) e bisogna tenere conto di una serie di variabili (per es. parole di uso comune in contesti slegati dalla semantica loro propria diventano marchi forti) . Ad ogni modo, perché ispirarsi a marchi potenzialmente deboli? Lavorate di inventiva e non sbagliate, non concordo sul fatto che ai tempi di Internet tutto sia già stato pensato (staremmo freschi ;)) Volevo fare un discorso più articolato, sul tema marchi (che è una disciplina affascinante, infatti ci ho fatto la tesi di laureai), tant'è che non Le ho risposto subito, ma per me sono giornate troppo frenetiche, e vedo che non riesco; magari mi riservo di tornarci quandola marea si sarà quietata In ogni caso, come regola generale, evitare per quanto possibile omonimie è sempre una buona bussola di navigazione, Oltretutto un conto sono le leggi marchi dei Paesi europei, ma quando si va oltremanica o oltreoceano alcune cose possono divergere sensibilmente, meglio non impelagarsi, se possibile.
  2. Avv.Lenti

    Come rescindere un contratto

    Secondo me la formulazione è incompleta e quindi questionabile. La clausola viene richiamata, magari assieme ad altre, in fondo al contratto?
  3. Avv.Lenti

    Aspetti legali nella scelta di uno pseudonimo

    Vero che un marchio viene richiesto per classi merceolgiche ma il discorso marchi è complesso e ancor più quando si intreccia con altri tipi di segni distintivi. quindi andrebbe valutato caso per caso, difficile e impreciso generalizzare. E comunque, spesso tali classi si incrociano: pensi a un brand di vestiti e a un musicsta omonimo che volesse creare il proprio merchandise. Perché complicarsi la vita? E a proposito di stilisti, nell'ambito di registrazione di nomi a dominio abbiamo avuto un signor Armani (nato proprio Armani all'anagrafe) che ha regsitrato per primo eppure ha dovuto cederlo al suo più famoso omonimo Giorgio (anche se si trattava delle prime sentenze e oggigiorno non penso che il giudice sceglierebbe questa soluzione). Non conosco casi italiani di conflitto fra nome d'arte e marchio, ma ne conosco almeno uno in UK, quello di Thomas Dolby, cui fecero casua gli omonimi famosi Laboratories (può leggere la storia sul mio blog, se è interessato). Vero che la sentenza fu un ex aequo, ma perché complicarsi la vita rischiando potenziali cause quando il regno della fantasia è tutto da esplorare? Oltretutto più un brand è fanatsioso, più è forte e proteggibile da contraffazioni e agganciamenti di concorrenza sleale.
  4. Avv.Lenti

    Aspetti legali nella scelta di uno pseudonimo

    In via prudenziale lascerei stare i marchi altrui. Il fatto che sia composto come descrive mi fa pensare a un marchio debole, tale per cui un piccolo scostamento differenziante potrebbe non configurare violazioni, ma perché rischiare di mettersi a discutere?
  5. Avv.Lenti

    self publishing con nome d'arte non registrato

    Cortesemente mi linka qui il thread cui si riferisce? grazie.
  6. Avv.Lenti

    self publishing con nome d'arte non registrato

    In tal caso secondo me si verte in materia di nome d'arte. Preciso comunque di nuovo che la distinzione che ho evidenziato è frutto di mia personalissima elaborazione dottrinale, dopo aver riflettuto a lungo sulla questione ponendo anche uno sguardo sul panorama letterario e musicale. Non sono a conoscenza né di dottrina né di giurisprudenza che abbia mai ponderato la questione in dettaglio e se naturalmente non è possibile che io possa aver letto tutto lo scibile in materia di diritto d'autore, è altrettanto vero che me ne occupo da molti anni e che sono perfettamente a conoscenza sia delle problematiche autoriali che dei meccanismi editoriali, il che forse mi consente un punto di riflessione privilegiato
  7. Avv.Lenti

    self publishing con nome d'arte non registrato

    Ritengo che per capire bene il discorso vada fatta una premessa. Il legislatore, sia nel testo della LdA sia nell'analogo articolo di cui al ns codice civile, a mio avviso accorpa - per mancanza, come spessissimo avviene, di conoscenza dell'operatività concreta del settore che va a normare ed è infatti poi la dottrina e la giurisprudenza chiarire successivamente le ambiguità e a colmare le lacune - uno stesso concetto (nome diverso da quello vero) sotto due diverse etichette (pseudonimo e nome d'arte). Personalmente ritengo che si tratti invece di due concetti distinti: il nome d'arte è sì uno pseudonimo nel senso etimologico del termine, cioè un falso nome, ma è parimenti noto al pubblico il vero nome dell'autore che vi si cela (es Sveva Casati Modigliani); lo pseudonimo è invece, per definizione, un falso nome a ogni effetto (es Elena Ferrante). Detto questo, il diritto patrimoniale solo in quest'ultimo caso - per cui esso non può essere paragonabile al nome vero ex art. 8 appunto perché nessuno, a parte agente/editore, per ovvi motivi contrattuali, lo conosce - può decorrere dalla data di pubblicazione (e vi sottostà sia l'autore che l'editore, indipendentemente dalla quota pattuita). Per quanto riguarda i diritti morali, restano certamente intatti nella teoria, ma nella pratica, se l'autore non si fa riconoscere, ovviamente non può nemmeno esercitarli. Come potrebbe far valere, per es, il diritto di paternità se non si fa prima riconoscere? La differenza è che per esercitare i diritti morali basta dimostrare, con qualsiasi mezzo, che Tizio è Caio. Per recuperare invece la piena durata dei diritti patrimoniali è necessario seguire un iter stabilito dalla legge. Per quanto riguarda invece il diminutivo del nome vero (Teo Rossi), si verte nel caso di nome d'arte.
  8. Avv.Lenti

    ISBN a pagamento.

    esatto
  9. Avv.Lenti

    Come rescindere un contratto

    Può postarmi il testo dell'intera clausola di opzione? Dalla Sua descrizione non riesco comunque a capire se è formulata correttamente. Anche in pvt se teme che l'editore passi di qua
  10. Avv.Lenti

    self publishing con nome d'arte non registrato

    Lo stabilisce la stessa legge sul diritto d'autore. Certamente poi l'autore può farsi riconoscere in ogni momento, ma per ottenere l'equiparazione alla usuale lunghezza vita+70 deve seguire una procedura ministeriale.
  11. Avv.Lenti

    Autore ballerino che pubblica con diverse case editrici

    A parte le vicende del rapporto fra autore ed editore, c'è un'altra semplicissima ragione per cui un autore può pubblicare con vari editori: un'Opera può non essere adatta al catalogo di uno e invece essere perfetta per un altro; oppure, semplicemente un editore può non essere convinto della validità di un'Opera, che invece può piacere a un altro. L'abitudine di legarsi a vita a un unico editore è qualcosa che accadeva fino agli anni '80, poi le dinamiche del mercato sono cambiate e anche per l'autore costituisce comunque un arricchimento entrare in più di una realtà editoriale, perché ogni editore ha i suoi metodi e le sue procedure.
  12. Avv.Lenti

    Come rescindere un contratto

    Anche se c'è l'obbligo di legge della PEC, ci sono comunque società che purtroppo se ne fregano e non ce l'hanno, quindi non è detto che anche sul sito la troviate. Quanto alla risoluzione dei contratti (attenzione, rescissione è un termine molto usato nel parlato ma non è corretto dal punto di vista legale, la rescissione di un contratto esiste, ma è limitata a pochi casi tipici), ci sono due strade percorribili: o il contratto ha qualche profilo di nullità in grado di travolgerlo tutto o in parte (ad es. potrebbero essere nulle quantomeno le clausole di opzione e prelazione, se non soddisfano i requisiti di legge), oppure potete contestare inadempimento dell'editore, che però in questo caso va dichiarato dal giudice; a meno che, contestandolo, troviate poi un accordo per separarvi amichevolmente senza dover andare in tribunale.
  13. Avv.Lenti

    Agenzie letterarie e Fantasy

    Grazie a te
  14. Avv.Lenti

    Agenzie letterarie e Fantasy

    Sconsiglio di far tradurre libri, specie se voluminosi, per tentare il mercato estero. Gli editori internazionali sono intasati tanto quanto quelli nostrani e perché dovrebbero considerare Opere tradotte, magari poi non in maniera eccelsa, quando possono pescare nel mucchio di madrelingua? Con un autore che dista mille miglia e quindi non può fare presentazioni in loco, frequentare gli eventi e - se magari non parla la lingua - neppure rilasciare interviste? Un conto è un autore straniero che è già un bestsellerista, ma uno sconosciuto che garanzie di vendite dà a fronte di queste scomodità? Anche sull'agente ha un'idea confusa del suo ruolo, che non è quello di pubblicizzare l'Opera, ma di piazzarla al migliore editore possibile. Il lavoro di pubblicità lo fa l'ufficio stampa. Il piccolo editore, di solito, non ce l'ha (fa lui quel che può), si inizia ad averlo col medio. Ma nulla vieta, che ci sia o non ci sia presso l'editore, di ingaggiarne uno per conto proprio. Anzi, forse sarebbe una buona cosa istituire qui sul WD una sezione apposita con segnalazioni per questo tipo di professionalità. Chiamo in causa @ElleryQ per valutare eventualmente la fattibilità, perché comunque è un problema molto sentito, soprattutto dopo che il self pub ha alzato di molto il rumore di fondo che era già alto di per sé.
  15. Avv.Lenti

    Cercasi agente...o no?

    Se il lavoro dell'agente (cercare e possibilmente trovare un editore), perché vuole privarsi del 15/20% di royalty cercandone uno ora che ha già una proposta in mano?
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