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  1. Avv.Lenti

    CORSO DI DIRITTO EDITORIALE

    Fino a

    Link per le prenotazioni: https://www.kickstarter.com/projects/stranimondi/stranimondi-2019
  2. Avv.Lenti

    CORSO DI DIRITTO EDITORIALE

    Fino a
    Corso generale della durata di due ore che, oltre a inquadrare la suddetta filiera sotto il profilo del Diritto, è focalizzato sulla contrattualistica e le sue problematiche. Si terrà nella mattinata di sabato 12 ottobre 2019 (con orario ancora da definire) all'interno della manifestazione Stranimondi, presso la Casa dei Giochi di Via Sant'Uguzzone 8 Milano. Il docente è l'Avv. Marina Lenti, avvocato del Foro di Milano con 15 anni di esperienza nelle problematiche legali relative all’editoria
  3. Avv.Lenti

    Editoria e Legge

    CORSO DI DIRITTO EDITORIALE A MILANO 12 OTTOBRE 2019 http://www.avvocatomarinalenti.it/corso-di-diritto-editoriale-a-milano/
  4. Avv.Lenti

    Editoria e Legge

    I SERVIZI LEGALI PIU’ RICHIESTI IN EDITORIA http://www.avvocatomarinalenti.it/i-servizi-legali-piu-richiesti-in-editoria/
  5. Avv.Lenti

    Quando ti copiano un'idea...

    Premesso che il plagio è una delle cose più difficili da dimostrare, se non è eclatante, è vero che le idee non sono protette dal diritto d'autore, ma non è vero che il plagio debba necessariamente essere un copiaincolla. Se per esempio viene ricalcata un'intera storia, anche con parole diverse quello è plagio. C'è un caso famoso che ha coinvolto Harry Potter e la pietra filosofale con un romanzo di un autore russo dove la protagonista faceva praticamente le stesse cose. L'autore ha tentato di difendersi sostenendo che fosse una parodia (e dunque un ricalco lecito), ma il giudice l'ha condannato.
  6. Avv.Lenti

    Ė tecnicamente possibile pubblicare in anonimato?

    La Ferrante non è un anonimo, è uno pseudonimo. E' possibile pubblicare in entrambe le modalità, ma la tutela dell'Opera avrà durata minore, almeno fino a quando l'autore non deciderà di rivelarsi secondo una determinata procedura prevista dalla legge.. E naturalmente il contratto con l'editore non potrà essere né anonimo né pseudonimo, lui sarà l'unico a sapere la vera identità dell'autore. Altrimenti si può usare un'agenzia letteraria , ma anche l'agenzia dovrà sapere chi è il vero autore. Insomma, non si può fare i Paperinik quando c'è un contratto di mezzo
  7. Avv.Lenti

    Eulama

    non mi risulta che questa agenzia rappresenti gente super famosa, ma è anche vero che uno scrittore agli inizi può benissimo fare da sé, se ha fatto prima 'i compiti a casa' Comunque, agenzie o editore, leggete sempre bene i contratti prima di firmare.
  8. Avv.Lenti

    Eulama

    La ringrazio per l'esempio riportato. Il che conferma una volta di più che hanno detto una sciocchezza
  9. Avv.Lenti

    Eulama

    questa che Le hanno riferito è una sciocchezza: conosco autori che hanno pubblicato all'estero pur avendo pubblicato in Italiano con medie o anche piccole case editrici. In editoria non si può mai generalizzare. Certo, non sono autori che hanno pubblicato con gli equivalenti esteri di Mondadori, ma hanno pur sempre trovato delle case di grandezza equivalente a quella di provenienza e qualche volta addirittura un po' più grande
  10. Avv.Lenti

    Data di pubblicazione di un'opera

    L'editing è una normale fase del processo editoriale, pertanto in un contratto di edizione non va assolutamente pagato, fa parte delle prestazioni dell'editore. Peraltro è stato lui a rendersi inadempiente, quindi mandate una diffida formale e se trascorso il termine non succede nulla, fine dei giochi (anzi, è lui che è passibile di risarcimento danni).
  11. Avv.Lenti

    Ritorno in possesso dei diritti d'autore

    Non è facile, ma non è impossibile e secondo me vale la pena sempre di tentare, specialmente se il primo editore era piccolino e la tiratura limitata. Conosco casi (italianissimi) in questo senso. L'autopubblicazione, se non è fatta seriamente (cioè in vestendo in autopromozione) è poco differente da lasciare il libro nel cassetto. C'è un invasione di libri autopubblicati e smerciati a 0,99 centesimi. Non è così che si autopubblica.
  12. Se la grossa CE non punta espressamente su di te e quindi finisci per essere solo un numero in scuderia, allora meglio la piccola, purché lavori come una vera casa editrice. La potenza di fuoco è minore, certo, ma il rapporto di collaborazione che si instaura è insostituibile rispetto a certi rapporti kafkiani in certe grosse CE. E una CE che ti ascolta, che ti segue, che cerca assieme a te soluzioni creative e ti sostiene nei tuoi tentativi promozionali anziché infrangerli contro la burocrazia di certi passaggi obbligati presenti nelle case megastrutturate (cosa che ha fatto scappare più di un mio cliente), è impagabile. Inoltre, una piccola CE ha l'obiettivo di crescere, così come l'autore. E il successo dell'autore le permette di farlo. Una grossa non ha bisogno di crescere, deve solo trovare qualche autore giusto per continuare ad alimentarsi. E quell'autore è raramente un esordiente o un emergente. Ritengo quindi che la grossa CE sia importante come un punto di arrivo di una carriera autoriale, non di partenza.
  13. Avv.Lenti

    Editoria e Legge

    UNA PRECISAZIONE SULLA CLAUSOLA DI OPERA CONCORRENTE http://www.avvocatomarinalenti.it/una-precisazione-sulla-clausola-di-opera-concorrente/
  14. Avv.Lenti

    self publishing con nome d'arte non registrato

    Non è obbligatorio registrare lo pseudonimo in SIAE. Tenga comunque conto che, SIAE o no, pubblicare sotto pseudonimo comporta una protezione del diritto d'autore più breve rispetto al pubblicare col nome vero.
  15. Avv.Lenti

    Quando un romanzo si confonde con la realtà

    Premesso che la notizia mi pare riportata dal giornale in maniera assai pedestre (l'appropriazione indebita non c'entra nulla con l'indebito sfruttamento dell'altrui immagine - quello che gli Americani chiamato 'right of publicity' - né, come sembra sia successo qui, con la violazione dell'immagine nel senso di reputazione, onore, decoro - che sono ciò che ne fanno parte - e quindi sostanzialmente una diffamazione) e premesso altresì che per commentare sensatamente una sentenza bisognerebbe basarsi su quella e non un articolo di giornale, se io scrivo una storia dove situazioni, personaggi e protagonista sono del tutto simili a quelli di una persona reale facilmente identificabile, non posso trincerarmi dietro il fatto che i miei fictional Peppo e Peppina che vivono a Peppolandia non sono Gino e Gina che vivono a Torino e quindi approfittare per dirne peste e corna. Si vede che qui la Johansson era facilmente identificabile. E' il problema che tormenta sempre, in special modo, biografie e memorie. Le tre pesti da evitare sono la diffamazione, la violazione della privacy, la violazione dell'altrui diritto d'autore (es riporto nel memoir, senza autorizzazione, la poesia che zio Gigetto scrisse quando aveva sei anni). Il caso di Orwell era diverso, non vi è diffamazione se il soggetto non è chiaramente identificabile, quindi il rifiuto a pubblicarlo fu semplicemente uno scrupolo (o chiamatela codardia, se preferite) degli editori preoccupati da eventuale pubblicità negativa e/o da perdita di appoggi in alto loco e/o ritorsioni di qualche tipo. Diverso ancora Il Codice da Vinci, che fu effettivamente oggetto di una causa, ma solo perché, secondo l'accusa, aveva ricalcato la ricostruzione della storia del Graal fatta in un saggio uscito anni prima (per i curiosi, questo). Il giudice però ha assolto Brown ritenendo che avesse utilizzato solo le idee e non la traccia della ricostruzione propugnata nel saggio che i saggisti avevano assimilato a una vera e propria trama, quindi la tesi era che loro avessero narrato una storia sotto forma di saggio e Brown avesse raccontato la stessa storia utilizzando però il format del romanzo). Ho letto solo il saggio, quando uscì, ma non ho mai letto Il Codice da Vinci, quindi non sono in grado di dire se l'accusa potesse essere fondata (fermo restando che il giudice ha ritenuto il contrario). Quindi questa era un vertenza sul diritto d'autore, quella della Johansson no, è una questione di reputazione. Chiudo dicendo che posso benissimo prendere un fatto realmente accaduto e farci un romanzo, se adopero le dovute cautele di cui sopra. Es: anni fa, in America, era venuto fuori che in una casa di riposo c'era un gatto che riusciva a identificare molte ore prima chi sarebbe deceduto e così gli si piazzava in stanza fino a quando il degente non moriva; da qui è stata tratta più di una storia per bambini. E no, non c'entra che fosse solo un gatto, perché attorno a lui ruotava comuqnue la clinica e le persone della clinica, ancorché inventate; ma nessuno ha diffamato la clinica o il personale o narrato la storia di un vero paziente della clinica).
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