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mollybloom

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  1. mollybloom

    Erotico Romance

    "Questa montagna è imponente, con l’abbraccio delle sue cime così diverse dalle nostre. Troneggia sulla valle, maestosa ma senza arroganza, come un grande saggio che da milioni di anni regoli la vita della sua tribù dispensando responsi solenni e quieti. Insieme al fascino dell’inesplorato ti restituisce il sapore di qualcosa di antico, di rassicurante. Forse per questo le rovine dello straordinario sito archeologico incastonato tra le giogaie sembrano così in armonia col contesto, adagiate senza timore sui fianchi del gigante, coi loro sentieri e le loro linee geometriche che si arrampicano agili sul precipizio con la sicurezza leggera di animali selvatici. È spettacolare e familiare nello stesso tempo. Si avverte ancora profondamente, dopo centinaia di anni, il sentimento di rispetto che ispirava gli abitanti, che vivevano in questi luoghi senza violarli e che li abbandonarono pur di non farli scoprire dagli stranieri, quando capirono che non potevano più difenderli. Per questo motivo, per rendere un tributo discreto alla loro scelta, non siamo venuti qui con una comitiva vociante di turisti ma camminando per chilometri a piedi, coi nostri zaini, lungo l’antica via. Non lo so, in realtà, quanto possiamo davvero illuderci di essere così diversi dagli altri e così estranei a questo sistema di cui anche noi facciamo parte, che lo vogliamo o no. Abbiamo equipaggiamenti moderni e costosi, e camere pagate in albergo. E al termine di tutto questo torneremo alle nostre vite, ai nostri computer, alle nostre strade asfaltate. Siamo venuti qui perché ci piace viaggiare, in fondo, prima di tutto. E non so quanto il nostro progetto di viaggiare portando un piccolo aiuto alle popolazioni locali possa contribuire davvero a migliorare le loro vite che avrebbero bisogno di ben altro, e che forse vorrebbero anche loro ben altro - la nostra vita, i nostri computer, le nostre strade asfaltate - o se non sia forse solo un modo per rassicurare noi stessi e per sentirci migliori. Può darsi che ci sia qualcosa di vero. Eppure non è questo, davvero, a muoverci nel profondo. Fin dalla prima volta che ci siamo ritrovati a percorrere insieme questi luoghi aspri e lontani, a condividere esperienze così forti e preziose, a prender parte all’esistenza reale di persone tanto distanti da noi, abbiamo sentito un autentico desiderio di restituire loro qualcosa. Dell’umanità, della crescita che ci donavano. Di essere anche noi qualcosa per loro. Come gli ospiti dell’antichità, che entravano nelle case degli altri portando con sé il loro rispetto, i loro doni, i loro piatti di ceramica spezzati in due metà combacianti a garanzia dell’impegno che li avrebbe legati per sempre. Ospite è una parola reciproca. Abbiamo una tabella di marcia stilata con scrupolo, ma non importa veramente l’itinerario preciso, il programma stabilito in tante tappe da compiere per arrivare alla destinazione finale. Anche perché, come per ogni viaggio, anche nel nostro la vera meta è il ritorno. Quello che vogliamo è il cammino, la ricerca sincera. Sentire con euforia umile lo spirito del luogo depositarsi come neve sulle nostre spalle. Siamo venuti su questa montagna senza bandiere da piantare, portando solo le impronte dei nostri passi, per farle cancellare dal vento."
  2. mollybloom

    Spin-off

    "Mi riscoprii pigra. Passavo pomeriggi senza muovere un dito, stesa su una sdraio all’ombra di un eucaliptus, dal dopo pranzo fino a pomeriggio inoltrato. Nemmeno concentravo la mente sulla lettura: mi limitavo a guardare il mare della baia, luccicante tra i rami distesi delle piante in rigoglio, guardavo le barche avvicinarsi lente alla fonda e lasciavo che il pensiero vagasse senza fermarlo. Era come se mi rendessi conto che non era possibile fermarlo veramente su nessuna cosa, che cristallizzarlo in idee dai contorni precisi sarebbe stato come farlo morire. Eppure non ebbi mai la sensazione che fosse tempo sprecato. Mi mancano, anzi, se ci penso adesso, quei lunghi momenti sospesi. Riuscivo quasi a sentire lo scorrere della vita nello stormire lieve delle foglie tra i refoli di vento tiepido, nel tamburellare fine e intermittente del picchio sull’albero vicino ai bungalow, nella risacca calma e fatale che mandava la sua voce cadenzata dalla scogliera. Sospiravo e mi sembrava che anche i suoni che io emettevo facessero parte di quel concerto silvestre e si integrassero nell’armonia spontanea del paesaggio in modo del tutto conforme. Era come sentire che la mia voce, per quel poco di cose che aveva ancora da dire, fosse naturalmente accolta nella voce del mondo. E questo mi faceva star bene."
  3. mollybloom

    Erotico Romance

    E finalmente comincia a scorrere del sangue, era ora... Be' che posso dire, se non che ognuno ha il diritto di tenersi le sue opinioni e che noi tutti abbiamo il dovere - come da regolamento condiviso - di lasciare che gli altri esprimano le proprie. Posso dire al limite che giudizi tanto assertivi e generalizzanti suonano un po' apodittici e sentenziosi di fronte alla lettura di tre soli brani, e che certo io sarei stata più prudente e garbata (che non vuol dire insincera) per non correre il rischio magari di sbagliarmi e di apparire immotivatamente mordace. Che andrò a dare un'occhiata a quello che scrivi tu per valutare se hai qualcosa da insegnarmi. E non temere, se troverò qualcosa che valga la pena, te lo dirò. Che avevo messo in conto anche reazioni del genere, dato l'argomento e la varietà delle teste in circolazione, ma pubblicare significa appunto esporsi al pubblico, e io lo faccio da tempo, quindi ne conosco le implicazioni e ne accetto i rischi. Anzi, mi fa molto piacere che se ne parli, perché se se ne parla vuol dire che il testo non ha lasciato indifferenti ma ha suscitato delle reazioni: e in te ha suscitato una reazione forte, cosa di cui non posso che rallegrarmi. Che "libro scritto benissimo" si può dire, tanto più se si sta citando Oscar Wilde ("Books are well written, or badly written. That is all". O merita la penna rossa anche lui? In tal caso mi accomodo con piacere in sua compagnia). Che il Satyricon di Petronio, almeno per ciò che ne rimane a noi, è un testo dal ritmo indiavolato, divertente, labirintico, ironico, dai molti registri e stili, su cui aleggia un senso di decadenza e di morte. Ed è una raffinatissima satira di costume, con pagine qua e là di scanzonato erotismo, rappresentato per lo più su registro basso e parodico. Per chi lo ha letto.
  4. mollybloom

    Richieste abilitazione Narrativa over 18

    Non penserete che una signora riveli così in pubblico quanti anni ha... D'accordo, più di 18, lo ammetto (ma non avrete altre confessioni da me).
  5. mollybloom

    Erotico Romance

    Grazie, è una di quelle che prediligo in tema di libri.
  6. mollybloom

    Erotico Romance

    Messaggio auto-promozionale domenicale "Erotico Romance", il mio romanzo, non piacerà a tutti quelli che lo leggeranno. Non piacerà, ad esempio, a chi pretende da un libro il rispetto della morale tradizionale in materia di sesso e amore. Non piacerà alle appassionate di romance erotico che si aspettano che alla fine arrivi sempre un alto straniero bruno che porti la sua bella nel lussuoso palazzo a lui intestato, bardata in abito bianco per vivere per sempre felici e contenti, e corrisponda al dono della sua giovane e intatta virtù con un congruo conto in banca, macchina fuoriserie e adeguati benefits. Forse anche per questo ho dato quel titolo al libro: per giocare coi meccanismi del genere. Perché, anche se gli ingredienti erotici e romantici c’erano indubbiamente tutti, il mio non è un romance erotico nel senso corrente dell’espressione. Umberto Eco diceva che un titolo deve confondere le idee, non irreggimentarle, come "I tre moschettieri", che è la storia del quarto. "Erotico Romance" non piacerà a chi pensa, come molte mogli tradite, che un tradimento sia tutta colpa della strega che ha sedotto loro il marito. Ma non piacerà neanche a chi spera, come molte amanti, che il fascinoso protagonista impegnato con un’altra le scelga e se le porti a casa cacciando la legittima consorte e mettendole al posto suo. Non piacerà a quelli che non amano il sesso: soprattutto alle donne – ormai poche, I guess – che pensano che il sesso sia un dovere un po’ fastidioso cui sottoporsi per far contento l’uomo con cui stanno. Non piacerà alle donne che non desiderano ardentemente far l’amore con l’uomo che amano ogni volta che ne hanno la possibilità. E vedere quindi descritto tutto ciò in un libro. Ma non piacerà neanche a quelli, per lo più uomini, che pensano che il sesso sia una cosa del tutto diversa dall’amore, magari addirittura opposta, che esso non abbia a che fare con le emozioni, e credono che la ginnastica erotica – per quanto buona essa sia – sia un capitolo a parte e possa intimamente appagare chi la fa, restando separata dai sentimenti. Ah, non piacerà nemmeno a chi non ride a questa frase di Woody Allen: “Il sesso è sporco solo se è fatto bene.” E con questo ho tagliato fuori una bella fetta di potenziali lettori, purtroppo per me. Invece "Erotico Romance" piacerà, credo, a chi non cerca altro, negli amori che gli capitano e quindi nella rappresentazione letteraria di essi - che è quello che mi preme di più -, che l’emozione diversa e irripetibile che ciascuno di essi può dargli. A chi comprende e non giudica, a chi accoglie la complessità della vita come un dono e non come un problema, a chi è consapevole della realtà e sa muoversi in essa. Piacerà a chi sa amare, a chi riconosce la forza del desiderio e la accoglie, e se ne fa guidare senza cercare di indirizzarla, di incanalarla in piani prestabiliti. A chi si dona e sa ricevere con rispetto, a chi gioisce dei momenti felici e sa accettare il dolore quando arriva, e capisce che anche il dolore, come la gioia, è parte di ciò che diveniamo ogni giorno. Piacerà a chi ha conosciuto il dubbio, a chi ha affrontato una prova e non sempre ha vinto, a chi si è confrontato con la propria imperfezione e ha capito che forse è proprio l’averla accettata che lo ha reso migliore, a chi per questo sa comprendere gli altri. Piacerà a chi conosce un po’ la letteratura e capisce, tanto per dirne una, perché la Medea di Euripide è un capolavoro, anche se parla di una donna che ammazza i suoi figli per vendetta sul marito che l’ha tradita, e poi la fa pure franca. Ma tranquilli, era solo un esempio: nel libro nessuno viene ammazzato (men che meno bambini), e tutti vivono felici e trombanti, scusate il francesismo. Piacerà a chi ama la rappresentazione del sesso, perché nel libro ce n’è tanto, tantissimo, ci sono tonnellate di sesso coinvolgente e appassionato, perché motivato e intenso. Ah, sì, fatto da maggiorenni consenzienti – due – che sfruttano con entusiasmo e piacere le molteplici geometrie dei loro corpi, nelle più svariate situazioni, e ne vivono con pienezza le implicazioni emotive. Il che comporta, indubbiamente, sul piano della storia, qualche problema per loro. Piacerà particolarmente a chi ha capito che il sesso, in tutte le sue declinazioni, vissuto nella libertà della condivisione e nel rispetto dell’altro, è il modo più autentico e bello per esprimere il bene che si vuole a qualcuno. L’amore che si ha per qualcuno. A chi ha scoperto la sorprendente verità che il sesso è, appunto, amore. Ma questi qui sopra sono tutti orpelli e motivazioni un po’ didascaliche, in fondo, che per promuovere il libro fanno appello a ragioni di contenuto, a riflessioni generali che d’altra parte andrebbero bene ovunque. Non sono le vere ragioni per cui un lettore dovrebbe leggere il mio libro, o quelle per cui esso potrà essere giudicato bello come opera letteraria. Non avrebbe nemmeno senso dire se il libro è morale oppure non lo è. Non esistono libri morali o immorali, come scriveva Oscar Wilde: i libri sono scritti bene o scritti male, ecco tutto. Allora, "Erotico Romance" andrebbe letto perché è un libro scritto benissimo.
  7. mollybloom

    Erotico Romance

    "Siamo a terra, insieme, quasi immobili ora. Ho gli occhi aperti sul soffitto chiaro e la tua mano stringe piano il mio braccio, mi accarezza il polso con dita lievi. Sei ancora dentro di me e non voglio che mi lasci, sospiro e mi accosto al tuo viso, lo sento vicino al mio, sento il tuo respiro. Non siamo ancora riusciti a guardarci negli occhi veramente, da fuori arriva attutito il rumore delle auto che passano anonime sulla statale. Mi sento come se fossimo come loro, come quelle vetture che passano e vanno via, qui adesso in questo momento presenti e reali, come se non esistesse tempo fuori da qui, e poi più nulla, in un istante solo, per scomparire e perderci per sempre, senza lasciare traccia nella memoria di nessuno. Avverto la sostanza fuggente di questo essere insieme a te, in questo spazio e in questo tempo isolato e raro, ritagliato eccezionalmente tra rischi e impegni, colto a fatica tra precauzioni e incombenze che hanno la precedenza. Senza richieste, senza posti assegnati, senza definizioni giustificate e integrabili. È il luogo del desiderio irrequieto che ci accomuna, della sete perenne dell’animo che fermenta sommessa sotto la superficie tranquilla, anche quando tutto sembra ragionevolmente sereno e regolarmente ordinato. L’ho capito subito, forse l’ho intuito tanto tempo fa, dalle prime volte che ti ho visto e parlato. L’ho riconosciuto nei tuoi messaggi, quando hai deciso di scoprirti e mettermi in mano alcune cose di te, come ho fatto io. L’ho percepito con l’evidenza di un fatto, fin da subito, in questi mesi. È per questo che sono qui, è per questo che siamo qui insieme ora, che ci incontriamo lungo strade virtuali quando vaghiamo nella notte come lupi affamati e inquieti in cerca di compagnia, che ci siamo cercati e trovati mille volte condividendo il tempo rubato senza farci scrupoli, e che dopo infiniti scrupoli ed esitazioni siamo venuti in questo luogo reale adesso, stasera, per la prima volta. Senza aspettative, senza promesse, senza progetti, questo incontro strappato nel disincanto non ha un posto centrale che si noti nel quadro: è come un dettaglio suggestivo abbozzato sullo sfondo, un particolare strano e senza contesto, l’intuizione di un concetto essenziale fuori portata."
  8. mollybloom

    Spin-off

    "Non so cosa mi prese, davvero non lo so, ma davanti a quel racconto, così commovente per me, feci l’ultima cosa che avrei dovuto fare. Invece di abbracciarlo, di consolarlo, di dirgli povero amore vieni qui che ora ci penso io a te, di fronte alla durezza di quella storia lasciai cadere le braccia, e scoppiai letteralmente in una risata. Un riso sconsolato, cinico, irrefrenabile, un riso senza speranza per la tragica iniquità della vita. E per come tutto quello che amiamo, che ci dà il respiro ogni giorno, sia così fragile, così illusorio, così traditore, e all’improvviso crolli e ci lasci soli, invece, senza conforto. Senza nessuno, nessuno, infallibilmente, che venga a rialzarci, a sollevare la nostra faccia da terra, a ripulirla dal fango. Reggendomi la pancia dal dolore, senza riuscire a contenermi, risi come una matta isterica di fronte al suo viso sempre più deluso, alle sue labbra che non pronunciavano una parola mentre mi fissava pieno di sorpresa amarezza, quasi di disgusto. Non riuscivo a fermarmi, e solo quando lo vidi voltarsi, offeso, e abbassare la maniglia per uscire, per lasciarmi per sempre, dissi: “Ti prego, no, scusa!” Non andare, scusa, mormorai in un ultimo singhiozzo, col capo chino. “Non è come pensi, scusa. Rido perché è successo anche a me di restare così sbalordita come te, quando mi è morto Michi da un giorno all’altro.” “E chi era, il tuo cane?”, rispose aspro. Lo guardai scuotendo la testa, col sorriso ancora sulle labbra, e dissi in modo un po’ frastornato: “Mio figlio...”
  9. mollybloom

    the ball [4.3.1]

    Grazie, è un piacere commentare quando si trovano cose che stimolano la voglia di leggere. E un super grazie per il resto!
  10. mollybloom

    Un anniversario di matrimonio da festeggiare

    Ciao, ho trovato il passo che hai postato ben scritto e non sono d'accordo su quasi nessuna delle critiche che ti hanno fatto , ma ovviamente sto solo dicendo la mia e non voglio certo polemizzare con chi mi ha preceduto. Siamo qui appunto per confrontare le idee... Non mi disturba il ripetersi della frase "E alla fine arrivò, come ogni anno, un anniversario di matrimonio da festeggiare". Sì, forse quattro volte è un tantino troppo, magari una di meno, ma la ripetizione non è fine a se stessa: evidenzia la stanchezza, il senso quasi di rassegnazione, l'inesorabilità dell'evento cui si va incontro senza entusiasmo. Le coppie che scricchiolano mi sembra molto chiaro e la metafora è più che evidente, almeno per me. Non penso, poi, che si debba spiegare tutto, il perché e il percome di una crisi di coppia, altrimenti si scrive un manuale terapeutico per analisti, non un romanzo. In generale, preferisco una scrittura che proceda per sottrazione e che non sia troppo didascalica. E non toglierei nulla di questo passaggio: "fino all’attacco decisivo in un momento qualsiasi, magari la domenica pomeriggio. Perché sì, la domenica pomeriggio è perfetta per litigare, magari dopo le quindici e trenta," che trovo ottimo e molto efficace nella sua lieve e amara ironia. "Sé stessi" si può scrivere anche con l'accento, non è sbagliato. Io lo scrivo senza, ma ci sono grammatiche che addirittura lo consigliano. Bella questa frase anche secono me (finalmente sono d'accordo su qualcosa!): "Quando c’è un problema, invece, si ricorre ai locali scintillanti. Tutto in proporzione con la propria miseria coniugale. È proprio una fantastica ossessione: più il matrimonio è marcio, più si festeggia." Magari toglierei il "fantastica" davanti a ossessione, che mi sembra un po' banale oltre che poco chiaro (e, non so perché, mi fa venire in mente "la magnifica preda"!), e aggiusterei un po' in quel punto. "Marcio" forse lo ammorbidirei: in "guasto", ad esempio. Anche perché dopo quattro anni... per carità, non è questione di merito, ci può stare benissimo, ma mi sembra ugualmente un po' carico come aggettivo. "Le coppie che scricchiolano sono così. Fuori sembrano tranquille e poi si sgretolano davanti a tutti, lasciando increduli i parenti, gli amici e sé stessi." "Sé stesse" (o "se stesse"), direi, visto che il soggetto sono le coppie. Mi è piaciuto molto questo passaggio: "restituivano la sensazione di essere nel mezzo di una foresta tropicale senza troppi pericoli", e anche il precedente, asettico ma denso di significato: "Fu lei a scegliere la Terrazza". E anche questo: «Lo vedi che abbiamo fatto bene a festeggiare il nostro anniversario, qui?» disse Valeria «Sei già più riflessivo»., che è una bella conclusione per questo passo. Il brano a mio parere è ben scritto e incuriosisce, facendo venir voglia di saperne di più. Forse darei una limatina qua e là a certi aggettivi, a qualche punto un pochino didascalico, ma l'insieme mi è piaciuto. E per fortuna sono andata oltre il titolo che hai dato al topic, perché il sentimentalismo napoletano mi fa venire lo sturbo (anche quello altoatesino, per carità). Ma eri autoironico, per fortuna. Buon lavoro!
  11. mollybloom

    the ball [4.3.1]

    Ciao, la parte che ho citato è quella che trovo migliore e d'effetto, secondo me. La battuta d'attacco potrebbe essere un ottimo incipit: se non di romanzo, di capitolo, almeno. Ma probabilmente lo è. La frase un po' faticosa che ti hanno già segnalato altri ("Riesamino mentalmente la parola che ho detto, mentre la signora si gira e scompare dietro agli scaffali, e determino come non mi paresse così offensiva, pur la sua comunicazione non verbale sembrasse rispondere a un mio insulto") potrebbe essere migliorata così: "Riesamino mentalmente la parola che ho detto, mentre la signora si gira e scompare dietro agli scaffali, e concludo che non mi pareva così offensiva, seppur la sua comunicazione non verbale sembrasse rispondere a un mio insulto"). Quel "pur", se me lo consenti, è proprio scorretto, e sicuramente ti riferivi a un "seppur". In compenso " perché vecchia peripatetica credo proprio di averlo solo pensato" è bellissimo e mi ha fatto fare una risata, al punto che ci finirei la frase e toglierei il "medito ancora" finale, che appesantisce. Bello anche questo passaggio: "Appoggio la carta di debito plastificata sul bancone, lei la inserisce nel lettore, preme sei tasti e lo rivolge verso di me: digito cinque cifre e schiaccio il pulsante verde." Bello perché volutamente scarno, simmetrico ed efficace. Asciugherei un po' il dialogo successivo, che si perde un tantino in chiacchiere e fa perdere la concisione del bel passaggio iniziale. Eccezion fatta per quel "dove sono tutti?" che è simpatico e per la storpiatura del Titante in lattante che è una bella trovata. Il brano che hai postato incuriosisce e invoglia a proseguire: gli ingredienti ci sono (il luogo nuovo, il trasferimento, la gente un po' strana, l'ambiente chiuso e il nuovo venuto...) e lo stile mi pare ben trovato, se riesci a mantenerti su questi toni disincantati e un po' ironici, mantenendo il giusto equilibrio, che è la cosa più difficile. Buon proseguimento!
  12. mollybloom

    Spin-off

    "Lui era tornato un po’ di tempo dopo quella prima volta nel parco. Non sapeva niente di me, non ci eravamo visti per molti anni. Mi aveva mandato un messaggio chiedendomi dove abitavo e si era presentato alla porta all’ora di cena con le pizze, senza avvisare. Rucola e parmigiano: aveva scelto lui, non mi aveva chiesto cosa preferivo e non si era premurato di andare sul generico con una margherita. Ci aveva preso, però, lo avevo fatto entrare senza troppi convenevoli, dicendogli a malapena accomodati, e avevamo mangiato in silenzio sul tappeto della sala, davanti alla televisione, bevendo birra a turno da una bottiglia. Poi aveva spostato i cartoni vuoti e mi era venuto addosso. Mi aveva sfilato veloce gli slip sotto la maximaglia che portavo in casa e si era aperto la cerniera senza neanche spogliarsi. Ma lo aveva fatto lentamente, a lungo, sopra di me, con il volume silenziato e i lampi isterici del quiz del giovedì a illuminarci mentre ci muovevamo piano sul tappeto. Mi aveva stretto a sé tenendomi forte le mani sul bacino e a un certo punto mi aveva baciato così tanto, così teneramente, che il gelo che sentivo nel petto si era sciolto tutto insieme, ed ero venuta all’improvviso, bagnandogli i pantaloni. Mi aveva baciato ancora senza smettere di prendermi, sempre più in fretta, fino alla fine, poi era uscito rapidamente e mi aveva preso la testa tra le mani, me lo aveva messo in bocca quasi di prepotenza sussurrando “ti prego”, e mi aveva eiaculato in gola. Un millimetro di più e mi sarebbe andato di traverso, ma ce l’aveva della misura perfetta per il mio cavo orale. Neanch’io sapevo niente di lui."
  13. mollybloom

    Erotico Romance

    "È per questo che sono qui adesso, in queste stanze silenziose e deserte, e che da mesi facciamo sesso virtuale via chat, scambiandoci messaggi roventi con lo smartphone, soddisfacendo con totale disinvoltura ogni desiderio che ci invade mentre parliamo. È per questo che da mesi percorro idealmente tutto il tuo corpo con labbra ansiose, che lo accarezzo con le parole, lo assaporo e lo prendo godendone, facendoti godere. Lo facciamo senza avere alcun limite, fin dalla prima volta che è successo, come se fosse una cosa del tutto naturale e ci venisse così bene insieme che non fosse neanche necessario stabilire un codice di comportamento comune, tracciare una mappa degli atti e delle fantasie condivise e condivisibili. Ti ho spogliato mille volte e mille volte ti ho preso in bocca nei nostri incontri notturni a distanza, io nella mia casa tu nella tua, sul divano, con segreti gemiti soffocati nel silenzio delle pareti buie, smorzati contro il dorso della mano per non farci sentire, per non farci scoprire. E spesso l'eccitazione è così forte, quando ti sento venire e so che sta succedendo davvero, che mi sembra di averti in bocca davvero, di averti davvero dentro, di poter respirare il tuo respiro, sentire il tuo piacere, e che tu possa sentire il mio. Mi fa impazzire il pensiero dei tuoi occhi chiusi, del tuo capo rovesciato all'indietro sul cuscino mentre ti lasci invadere dall'orgasmo che io, con le mie frasi spinte e intense, ti ho procurato. Che ti ho indotto a procurarti, toccandoti come se ti stessi toccando io. È talmente bello farti godere così che a volte penso che potrei farmelo bastare, perché quest'intimità raggiunta sprofondando nelle parole è quasi più grande di quella che potrebbe crearsi se ci toccassimo veramente. Mi sei entrato nella testa, e anch'io l'ho fatto con te."
  14. mollybloom

    Erotico

    Riprendo questa discussione, se posso, perché l'argomento mi interessa e mi sono cimentata col genere. Ritengo anch'io, come @MarcoG, che in una scena erotica non si debba trattare delle difficoltà di una prima volta, di eventuali disfunzioni erettili del protagonista eccetera. Non che non siano argomenti buoni per scrivere una bella pagina, ci mancherebbe, ma non di un romanzo erotico: piuttosto possono esserlo di un romanzo di formazione, umoristico, di una storia che tratta di questioni esistenziali, sociali... Ma erotico vuol dire erotico, e cioè che un buon racconto erotico non deve far riflettere sulla caducità delle umane cose - per lo meno mentre descrive il sesso, magari subito dopo ma non durante - e raggiunge il suo scopo, cioè è un racconto riuscito, se riesce a essere sul momento un valido succedaneo naturale del Viagra, passatemi la battuta. Altrimenti non rispetta più le regole del genere, no? Naturalmente non deve neanche far ridere, perché vorrebbe dire che è scritto male, e questo è il rischio in assoluto più grande nella scrittura di una scena erotica: ci vuole mano attenta e sicura, capacità di dosare emozioni e parole per descriverle, "sentire" ciò che si racconta ma avere anche tecnica per tradurre in linguaggio ciò che si sente. Ma non sto dicendo una cosa nuova, direi. Io trovo non solo divertente ma molto sensato e profondo scrivere di erotismo, purché l'eros sia sostenuto da una motivazione forte sottostante, sia l'espressione di uno stato d'animo, di un sentimento, di un'emozione. Non sto parlando del grande amore, del "vissero felici e contenti" con matrimonio finale, ma dell'esplorazione profonda e autentica di un sentire intimo, che trova nel sesso, nella relazione sessuale descritta, l'espressione più alta. E' strano vedere come spesso le due cose vengano separate, non solo dal pubblico maschile (ma senza generalizzare) che frequentemente ricerca il sesso puro e semplice, come se la ginnastica genitale rappresentasse poi tutto; ma anche e in larga misura da quello femminile, che apprezza gli infiniti e romantici onanismi mentali delle protagoniste fantasticanti ma rifiuta poi quelli fisici, come se le tenere circonvoluzioni della psiche ardente non andassero a parare poi, infine, lì, nel luogo in cui il sistema dei corpi presieduti dai loro innominabili Presidente e Presidentessa giunge alfine a stringere l'unico PATTO possibile tra uomo e donna. l'unica vera relazione che permette loro di comunicare autenticamente e con buona disposizione reciproca, cioè la relazione sessuale, sulla quale tutto il resto si costruisce; relazione fondata naturalmente sulla libera, responsabile e gioiosa scelta reciproca, senza coercizioni o violenze di sorta, talché i due fortunati si adoperano ardentemente, spinti da irrefrenabile, esclusivo e scambievole desiderio, per copulare quanto più possibile, traendo da ciò sublime e memorabile appagamento. Ciò significa che personalmente prediligo le storie con protagonisti maggiorenni e consenzienti che si avviluppano ripetutamente sfruttando le molteplici geometrie dei loro corpi, con tutte le implicazioni emotive e fisiche che ciò comporta, e mi diverto a leggere e scrivere quelle. Quindi no violenza, per quanto mi riguarda (personalmente mi urta e mi fa chiudere il libro: la trovo profondamente antierotica oltre che moralmente sbagliata ma questo è un altro discorso); no volgarità, ma non nel senso che non si possano usare anche parole forti, se ben calate nei punti giusti, o descrivere pratiche, diciamo così, ardite: nel senso, piuttosto, che si deve trovare il modo giusto di farlo, il perfetto equilibrio, il dosaggio sapiente delle parole e dei ritmi. La volgarità è una mancanza di senso dell'opportunità, sostanzialmente. E' sconcio ciò che è gratuito, inopportuno, fuori luogo, fuori sintonia con la situazione creata e col sentire del lettore prefigurato nel testo. Anche una parolaccia, se ben collocata, può produrre un'emozione estetica. Che è quello che a mio parere anche un racconto erotico deve produrre, come tutto quello che è letterario.
  15. mollybloom

    Spin-off

    "È stata una cosa davvero strana. Non avrei mai pensato che la mia vita, tutto quello che avevo fatto e costruito da quando ero nata, potesse essere spazzata via così, da un giorno all’altro. La mattina avevo un marito e un figlio di tredici anni che facevano colazione con me al tavolo della cucina, coi pancake, e dieci ore dopo ero sola. E la notte stessa la passavo in una casa deserta, con gli occhi aperti sul soffitto buio, così frastornata da non riuscire nemmeno a piangere. Ero... come dire... stupefatta. La cosa più strana era continuare a vedermi intorno tutti i loro vestiti, le loro cose, le scarpe che lasciavano a caso sul pavimento quando se le toglievano, la consolle dei videogiochi con le scatole dei dischetti aperti e i due joystick della partita della sera prima abbandonati sul tappeto, e pensare che quelle cose stavano ancora lì, esistevano ancora, esistevano al punto di doverle scavalcare per non inciamparci sopra camminando, al punto che ancora vederle in giro mi dava un moto d’irritazione istintivo, e loro due invece non c’erano più, non sarebbero più tornati a prenderle in mano. E allora non le raccoglievo, le lasciavo lì, le guardavo con amore nuovissimo aspettando che le raccogliessero loro. Non mi sembrava possibile: per settimane, a ogni tramestio sul pianerottolo, avevo alzato la testa verso il portone e avevo pensato, seriamente, che stessero rientrando a casa. Anche se ero stata io a riconoscerli, su quei tavoli di metallo, dopo l’incidente. La prima sensazione era stata che avessero freddo, lì sopra, così spogliati. Sul serio, Michi mi era venuto da coprirlo con il golf, mi faceva impazzire da tredici anni con le sue bronchiti. Aveva la pelle grigia come quando era nato: appena uscito da me con l’ultima spinta, insieme a uno schizzo di liquido amniotico che aveva fatto la doccia all’ostetrica, era proprio dello stesso colore, prima che la sua pelle diventasse rosa letteralmente a vista d’occhio. In sala parto ridevamo, eravamo tutti così di buonumore che mio marito aveva detto al dottore di ricucirmi bene, mi raccomando, e lui, mentre lavorava con ago e filo, aveva risposto sorridendo che mi faceva un ricamo georgette. Io tra l’anestesia e l’adrenalina a palla non sentivo più niente e chiacchieravo come se fossi a una riunione di vecchi amici. Ero stata io a volerli vedere, lo avevo preteso. Eppure, anche dopo averli visti morti, avevo continuato per mesi ad aspettare che tornassero, che il telefono suonasse e fosse uno di loro due che mi diceva di venirlo a prendere. Ero stata per settimane semplicemente a chiedermi come fosse possibile che due persone sparissero così, da un momento all’altro, che prima ci fossero e poi all’improvviso non ci fossero più. Non mi capacitavo. Passavo giorni a chiedermelo guardando lo schermo spento del televisore. Il momento peggiore era il pomeriggio verso le sei, in autunno c’è quella luce calda che ti entra dalle finestre e si allunga sul parquet, e avere tutto il tempo per osservarla, stando immobile, e il rumore delle auto che rientrano a casa dopo il lavoro, e in cucina nessun odore di cibo. E doversi alzare dal divano, prima o poi. Ero stata per settimane a ciondolare per casa come una povera idiota, in uno stato di torpore quasi inconsapevole, senza soffrire nemmeno troppo. Il vero dolore era venuto dopo, un tre mesi dopo. Avevo ritrovato sotto il divano un vecchio calzino puzzolente di mio figlio che era finito lì non so come: l’avevo preso, l’avevo annusato, e avevo pianto e gridato stringendomelo al petto con la faccia a terra, fino a seccarmi gli occhi e la gola."
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