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mollybloom

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  1. mollybloom

    Erotico Romance

    "Questa montagna è imponente, con l’abbraccio delle sue cime così diverse dalle nostre. Troneggia sulla valle, maestosa ma senza arroganza, come un grande saggio che da milioni di anni regoli la vita della sua tribù dispensando responsi solenni e quieti. Insieme al fascino dell’inesplorato ti restituisce il sapore di qualcosa di antico, di rassicurante. Forse per questo le rovine dello straordinario sito archeologico incastonato tra le giogaie sembrano così in armonia col contesto, adagiate senza timore sui fianchi del gigante, coi loro sentieri e le loro linee geometriche che si arrampicano agili sul precipizio con la sicurezza leggera di animali selvatici. È spettacolare e familiare nello stesso tempo. Si avverte ancora profondamente, dopo centinaia di anni, il sentimento di rispetto che ispirava gli abitanti, che vivevano in questi luoghi senza violarli e che li abbandonarono pur di non farli scoprire dagli stranieri, quando capirono che non potevano più difenderli. Per questo motivo, per rendere un tributo discreto alla loro scelta, non siamo venuti qui con una comitiva vociante di turisti ma camminando per chilometri a piedi, coi nostri zaini, lungo l’antica via. Non lo so, in realtà, quanto possiamo davvero illuderci di essere così diversi dagli altri e così estranei a questo sistema di cui anche noi facciamo parte, che lo vogliamo o no. Abbiamo equipaggiamenti moderni e costosi, e camere pagate in albergo. E al termine di tutto questo torneremo alle nostre vite, ai nostri computer, alle nostre strade asfaltate. Siamo venuti qui perché ci piace viaggiare, in fondo, prima di tutto. E non so quanto il nostro progetto di viaggiare portando un piccolo aiuto alle popolazioni locali possa contribuire davvero a migliorare le loro vite che avrebbero bisogno di ben altro, e che forse vorrebbero anche loro ben altro - la nostra vita, i nostri computer, le nostre strade asfaltate - o se non sia forse solo un modo per rassicurare noi stessi e per sentirci migliori. Può darsi che ci sia qualcosa di vero. Eppure non è questo, davvero, a muoverci nel profondo. Fin dalla prima volta che ci siamo ritrovati a percorrere insieme questi luoghi aspri e lontani, a condividere esperienze così forti e preziose, a prender parte all’esistenza reale di persone tanto distanti da noi, abbiamo sentito un autentico desiderio di restituire loro qualcosa. Dell’umanità, della crescita che ci donavano. Di essere anche noi qualcosa per loro. Come gli ospiti dell’antichità, che entravano nelle case degli altri portando con sé il loro rispetto, i loro doni, i loro piatti di ceramica spezzati in due metà combacianti a garanzia dell’impegno che li avrebbe legati per sempre. Ospite è una parola reciproca. Abbiamo una tabella di marcia stilata con scrupolo, ma non importa veramente l’itinerario preciso, il programma stabilito in tante tappe da compiere per arrivare alla destinazione finale. Anche perché, come per ogni viaggio, anche nel nostro la vera meta è il ritorno. Quello che vogliamo è il cammino, la ricerca sincera. Sentire con euforia umile lo spirito del luogo depositarsi come neve sulle nostre spalle. Siamo venuti su questa montagna senza bandiere da piantare, portando solo le impronte dei nostri passi, per farle cancellare dal vento."
  2. mollybloom

    Spin-off

    "Mi riscoprii pigra. Passavo pomeriggi senza muovere un dito, stesa su una sdraio all’ombra di un eucaliptus, dal dopo pranzo fino a pomeriggio inoltrato. Nemmeno concentravo la mente sulla lettura: mi limitavo a guardare il mare della baia, luccicante tra i rami distesi delle piante in rigoglio, guardavo le barche avvicinarsi lente alla fonda e lasciavo che il pensiero vagasse senza fermarlo. Era come se mi rendessi conto che non era possibile fermarlo veramente su nessuna cosa, che cristallizzarlo in idee dai contorni precisi sarebbe stato come farlo morire. Eppure non ebbi mai la sensazione che fosse tempo sprecato. Mi mancano, anzi, se ci penso adesso, quei lunghi momenti sospesi. Riuscivo quasi a sentire lo scorrere della vita nello stormire lieve delle foglie tra i refoli di vento tiepido, nel tamburellare fine e intermittente del picchio sull’albero vicino ai bungalow, nella risacca calma e fatale che mandava la sua voce cadenzata dalla scogliera. Sospiravo e mi sembrava che anche i suoni che io emettevo facessero parte di quel concerto silvestre e si integrassero nell’armonia spontanea del paesaggio in modo del tutto conforme. Era come sentire che la mia voce, per quel poco di cose che aveva ancora da dire, fosse naturalmente accolta nella voce del mondo. E questo mi faceva star bene."
  3. mollybloom

    Erotico Romance

    E finalmente comincia a scorrere del sangue, era ora... Be' che posso dire, se non che ognuno ha il diritto di tenersi le sue opinioni e che noi tutti abbiamo il dovere - come da regolamento condiviso - di lasciare che gli altri esprimano le proprie. Posso dire al limite che giudizi tanto assertivi e generalizzanti suonano un po' apodittici e sentenziosi di fronte alla lettura di tre soli brani, e che certo io sarei stata più prudente e garbata (che non vuol dire insincera) per non correre il rischio magari di sbagliarmi e di apparire immotivatamente mordace. Che andrò a dare un'occhiata a quello che scrivi tu per valutare se hai qualcosa da insegnarmi. E non temere, se troverò qualcosa che valga la pena, te lo dirò. Che avevo messo in conto anche reazioni del genere, dato l'argomento e la varietà delle teste in circolazione, ma pubblicare significa appunto esporsi al pubblico, e io lo faccio da tempo, quindi ne conosco le implicazioni e ne accetto i rischi. Anzi, mi fa molto piacere che se ne parli, perché se se ne parla vuol dire che il testo non ha lasciato indifferenti ma ha suscitato delle reazioni: e in te ha suscitato una reazione forte, cosa di cui non posso che rallegrarmi. Che "libro scritto benissimo" si può dire, tanto più se si sta citando Oscar Wilde ("Books are well written, or badly written. That is all". O merita la penna rossa anche lui? In tal caso mi accomodo con piacere in sua compagnia). Che il Satyricon di Petronio, almeno per ciò che ne rimane a noi, è un testo dal ritmo indiavolato, divertente, labirintico, ironico, dai molti registri e stili, su cui aleggia un senso di decadenza e di morte. Ed è una raffinatissima satira di costume, con pagine qua e là di scanzonato erotismo, rappresentato per lo più su registro basso e parodico. Per chi lo ha letto.
  4. mollybloom

    Richieste abilitazione Narrativa over 18

    Non penserete che una signora riveli così in pubblico quanti anni ha... D'accordo, più di 18, lo ammetto (ma non avrete altre confessioni da me).
  5. mollybloom

    Erotico Romance

    Grazie, è una di quelle che prediligo in tema di libri.
  6. mollybloom

    Erotico Romance

    Messaggio auto-promozionale domenicale "Erotico Romance", il mio romanzo, non piacerà a tutti quelli che lo leggeranno. Non piacerà, ad esempio, a chi pretende da un libro il rispetto della morale tradizionale in materia di sesso e amore. Non piacerà alle appassionate di romance erotico che si aspettano che alla fine arrivi sempre un alto straniero bruno che porti la sua bella nel lussuoso palazzo a lui intestato, bardata in abito bianco per vivere per sempre felici e contenti, e corrisponda al dono della sua giovane e intatta virtù con un congruo conto in banca, macchina fuoriserie e adeguati benefits. Forse anche per questo ho dato quel titolo al libro: per giocare coi meccanismi del genere. Perché, anche se gli ingredienti erotici e romantici c’erano indubbiamente tutti, il mio non è un romance erotico nel senso corrente dell’espressione. Umberto Eco diceva che un titolo deve confondere le idee, non irreggimentarle, come "I tre moschettieri", che è la storia del quarto. "Erotico Romance" non piacerà a chi pensa, come molte mogli tradite, che un tradimento sia tutta colpa della strega che ha sedotto loro il marito. Ma non piacerà neanche a chi spera, come molte amanti, che il fascinoso protagonista impegnato con un’altra le scelga e se le porti a casa cacciando la legittima consorte e mettendole al posto suo. Non piacerà a quelli che non amano il sesso: soprattutto alle donne – ormai poche, I guess – che pensano che il sesso sia un dovere un po’ fastidioso cui sottoporsi per far contento l’uomo con cui stanno. Non piacerà alle donne che non desiderano ardentemente far l’amore con l’uomo che amano ogni volta che ne hanno la possibilità. E vedere quindi descritto tutto ciò in un libro. Ma non piacerà neanche a quelli, per lo più uomini, che pensano che il sesso sia una cosa del tutto diversa dall’amore, magari addirittura opposta, che esso non abbia a che fare con le emozioni, e credono che la ginnastica erotica – per quanto buona essa sia – sia un capitolo a parte e possa intimamente appagare chi la fa, restando separata dai sentimenti. Ah, non piacerà nemmeno a chi non ride a questa frase di Woody Allen: “Il sesso è sporco solo se è fatto bene.” E con questo ho tagliato fuori una bella fetta di potenziali lettori, purtroppo per me. Invece "Erotico Romance" piacerà, credo, a chi non cerca altro, negli amori che gli capitano e quindi nella rappresentazione letteraria di essi - che è quello che mi preme di più -, che l’emozione diversa e irripetibile che ciascuno di essi può dargli. A chi comprende e non giudica, a chi accoglie la complessità della vita come un dono e non come un problema, a chi è consapevole della realtà e sa muoversi in essa. Piacerà a chi sa amare, a chi riconosce la forza del desiderio e la accoglie, e se ne fa guidare senza cercare di indirizzarla, di incanalarla in piani prestabiliti. A chi si dona e sa ricevere con rispetto, a chi gioisce dei momenti felici e sa accettare il dolore quando arriva, e capisce che anche il dolore, come la gioia, è parte di ciò che diveniamo ogni giorno. Piacerà a chi ha conosciuto il dubbio, a chi ha affrontato una prova e non sempre ha vinto, a chi si è confrontato con la propria imperfezione e ha capito che forse è proprio l’averla accettata che lo ha reso migliore, a chi per questo sa comprendere gli altri. Piacerà a chi conosce un po’ la letteratura e capisce, tanto per dirne una, perché la Medea di Euripide è un capolavoro, anche se parla di una donna che ammazza i suoi figli per vendetta sul marito che l’ha tradita, e poi la fa pure franca. Ma tranquilli, era solo un esempio: nel libro nessuno viene ammazzato (men che meno bambini), e tutti vivono felici e trombanti, scusate il francesismo. Piacerà a chi ama la rappresentazione del sesso, perché nel libro ce n’è tanto, tantissimo, ci sono tonnellate di sesso coinvolgente e appassionato, perché motivato e intenso. Ah, sì, fatto da maggiorenni consenzienti – due – che sfruttano con entusiasmo e piacere le molteplici geometrie dei loro corpi, nelle più svariate situazioni, e ne vivono con pienezza le implicazioni emotive. Il che comporta, indubbiamente, sul piano della storia, qualche problema per loro. Piacerà particolarmente a chi ha capito che il sesso, in tutte le sue declinazioni, vissuto nella libertà della condivisione e nel rispetto dell’altro, è il modo più autentico e bello per esprimere il bene che si vuole a qualcuno. L’amore che si ha per qualcuno. A chi ha scoperto la sorprendente verità che il sesso è, appunto, amore. Ma questi qui sopra sono tutti orpelli e motivazioni un po’ didascaliche, in fondo, che per promuovere il libro fanno appello a ragioni di contenuto, a riflessioni generali che d’altra parte andrebbero bene ovunque. Non sono le vere ragioni per cui un lettore dovrebbe leggere il mio libro, o quelle per cui esso potrà essere giudicato bello come opera letteraria. Non avrebbe nemmeno senso dire se il libro è morale oppure non lo è. Non esistono libri morali o immorali, come scriveva Oscar Wilde: i libri sono scritti bene o scritti male, ecco tutto. Allora, "Erotico Romance" andrebbe letto perché è un libro scritto benissimo.
  7. mollybloom

    Erotico Romance

    "Siamo a terra, insieme, quasi immobili ora. Ho gli occhi aperti sul soffitto chiaro e la tua mano stringe piano il mio braccio, mi accarezza il polso con dita lievi. Sei ancora dentro di me e non voglio che mi lasci, sospiro e mi accosto al tuo viso, lo sento vicino al mio, sento il tuo respiro. Non siamo ancora riusciti a guardarci negli occhi veramente, da fuori arriva attutito il rumore delle auto che passano anonime sulla statale. Mi sento come se fossimo come loro, come quelle vetture che passano e vanno via, qui adesso in questo momento presenti e reali, come se non esistesse tempo fuori da qui, e poi più nulla, in un istante solo, per scomparire e perderci per sempre, senza lasciare traccia nella memoria di nessuno. Avverto la sostanza fuggente di questo essere insieme a te, in questo spazio e in questo tempo isolato e raro, ritagliato eccezionalmente tra rischi e impegni, colto a fatica tra precauzioni e incombenze che hanno la precedenza. Senza richieste, senza posti assegnati, senza definizioni giustificate e integrabili. È il luogo del desiderio irrequieto che ci accomuna, della sete perenne dell’animo che fermenta sommessa sotto la superficie tranquilla, anche quando tutto sembra ragionevolmente sereno e regolarmente ordinato. L’ho capito subito, forse l’ho intuito tanto tempo fa, dalle prime volte che ti ho visto e parlato. L’ho riconosciuto nei tuoi messaggi, quando hai deciso di scoprirti e mettermi in mano alcune cose di te, come ho fatto io. L’ho percepito con l’evidenza di un fatto, fin da subito, in questi mesi. È per questo che sono qui, è per questo che siamo qui insieme ora, che ci incontriamo lungo strade virtuali quando vaghiamo nella notte come lupi affamati e inquieti in cerca di compagnia, che ci siamo cercati e trovati mille volte condividendo il tempo rubato senza farci scrupoli, e che dopo infiniti scrupoli ed esitazioni siamo venuti in questo luogo reale adesso, stasera, per la prima volta. Senza aspettative, senza promesse, senza progetti, questo incontro strappato nel disincanto non ha un posto centrale che si noti nel quadro: è come un dettaglio suggestivo abbozzato sullo sfondo, un particolare strano e senza contesto, l’intuizione di un concetto essenziale fuori portata."
  8. Ahahah! Fine, finissimo psicologo...
  9. mollybloom

    Spin-off

    "Non so cosa mi prese, davvero non lo so, ma davanti a quel racconto, così commovente per me, feci l’ultima cosa che avrei dovuto fare. Invece di abbracciarlo, di consolarlo, di dirgli povero amore vieni qui che ora ci penso io a te, di fronte alla durezza di quella storia lasciai cadere le braccia, e scoppiai letteralmente in una risata. Un riso sconsolato, cinico, irrefrenabile, un riso senza speranza per la tragica iniquità della vita. E per come tutto quello che amiamo, che ci dà il respiro ogni giorno, sia così fragile, così illusorio, così traditore, e all’improvviso crolli e ci lasci soli, invece, senza conforto. Senza nessuno, nessuno, infallibilmente, che venga a rialzarci, a sollevare la nostra faccia da terra, a ripulirla dal fango. Reggendomi la pancia dal dolore, senza riuscire a contenermi, risi come una matta isterica di fronte al suo viso sempre più deluso, alle sue labbra che non pronunciavano una parola mentre mi fissava pieno di sorpresa amarezza, quasi di disgusto. Non riuscivo a fermarmi, e solo quando lo vidi voltarsi, offeso, e abbassare la maniglia per uscire, per lasciarmi per sempre, dissi: “Ti prego, no, scusa!” Non andare, scusa, mormorai in un ultimo singhiozzo, col capo chino. “Non è come pensi, scusa. Rido perché è successo anche a me di restare così sbalordita come te, quando mi è morto Michi da un giorno all’altro.” “E chi era, il tuo cane?”, rispose aspro. Lo guardai scuotendo la testa, col sorriso ancora sulle labbra, e dissi in modo un po’ frastornato: “Mio figlio...”
  10. Grazie, ci tenevo però a sottolineare che non volevo dare giudizi di valore, solo notare una differenza. Quella che a volte a noi può sembrare superficialità, quello che pare distacco, spesso è solo un modo diverso di porsi davanti alle cose, che non è migliore o peggiore, solo differente. Anzi, io trovo molto affascinante e istruttivo questo tipo di esplorazione, non solo nella vita ma anche in letteratura. La sensibilità degli uomini è un terreno poco conosciuto forse perché da loro stessi tenuta celata e sottoposta a un rigido controllo, ma non vuol dire affatto che non ci sia, tutt'altro. E un'altra cosa che trovo affascinante è il loro modo... semplice... di affrontare le cose. "Semplice" non in senso negativo, ma lineare, diritto, aperto, spesso con molti meno retropensieri e circonvoluzioni di quelli che usano fare le donne e che come donna conosco bene (e che non valuto negativamente, però!) Trovo che questa differenza di genere sia estremamente stimolante per uno che scrive, e che comprenderla abbia molto a che fare con una buona capacità di relazionarsi e saper descrivere la relazione in un testo, che personalmente è la cosa che m'interessa di più.
  11. Ciao, anche secondo me non è questione di parità o di diritti, e non è che, se si dice che genere maschile e femminile sono diversi, si renda implicita la superiorità (o inferiorità) di uno dei due rispetto all'altro. Non è neanche una questione di stereotipi (maggior dolcezza, intuito eccetera le donne, vigore, asciuttezza e via dicendo gli uomini). Ma non credo ci sia niente di male nel dire che donne e uomini sono diversi, che hanno un'identità di genere che li caratterizza (e questo naturalmente a prescindere dagli orientamenti sessuali), e che questo si riflette sul loro modo di vivere le cose, quindi anche la scrittura. Pur nell'enorme varietà delle persone su questo mondo, per la quale sarebbe un assurdo qualsiasi generalizzazione, e al netto dei condizionamenti culturali che certo hanno un peso grandissimo, a me pare che questa differenza ci sia e in qualche modo entri nella scrittura. Con questo non sto dicendo affatto che sarei in grado di distinguere con certezza se una cosa l'abbia scritta un uomo o una donna. Dico, per riferirmi molto umilmente alla mia personale esperienza di vita e di scrittura, che io - pur essendo una donna anche piuttosto "maschile" nell'approccio alle cose, se così si può dire (mi realizzo nel lavoro e non nella cura della casa, suscito più reverenza che confidenza, mi occupo prevalentemente io delle questioni amministrative-organizzative-burocratiche di quelli che vivono con me, tengo a mente le scadenze, parlo con gli addetti e di solito ho l'ultima parola nelle decisioni); nonostante tutto questo, insomma, ho un'identità in tutto e per tutto femminile e non potrei distaccarmi da essa neanche volendo: penso come una donna, guardo come una donna, sento come una donna e, sì, anche, credo di scrivere come una donna. Fatico enormemente, ad esempio, a scrivere da un punto di vista maschile: quando ho provato a cimentarmi con un io narrante di sesso maschile, a dar voce a un uomo, insomma, sono stata assalita da una quantità di dubbi, dal timore di non scrivere cose vere, di non essere realistica. Perché, mentre non ho il minimo dubbio su come si porrebbe una donna di fronte a qualsiasi tipo di situazione possa immaginare (qualsiasi carattere o personaggio femminile abbia creato con la fantasia), chiedermi come la vedrebbe un uomo nelle stesse situazioni mi pone invece tantissimi problemi e incertezze. Gli uomini li descrivo benissimo da fuori, in quello che fanno, per come li vedo, ne so rappresentare molto bene i comportamenti, non le motivazioni. Sfuggono alla mia comprensione profonda le ragioni intime del loro agire: se ne devo scrivere spesso avverto l'esigenza di un punto di vista esterno e "competente" da ricostruire magari interpellando amici maschi a portata di mano con cui abbia qualche confidenza. E spesso le loro risposte mi sorprendono, perché trovo che abbiano un modo diverso di relazionarsi alle cose, spesso completamente diverso e inaspettato, per me. E dirò anche che questa cosa, oltre che sorprendermi, mi fa in una certa misura anche piacere: la trovo attraente, interessante come l'apertura di una nuova prospettiva possibile e di tante nuove altre possibilità di relazionarmi ad essa. Anche quando proprio non capisco, quando la risposta di un uomo è l'opposto esatto di quella che darei io, mi pare che questo non sia un limite ma una ricchezza grandissima. Che proprio la differenza e la diversità dell'approccio costituisca un bagaglio umano - e quindi anche letterario - prezioso e insostituibile. E che la scrittura possa fruttuosamente esplorare anche questa via.
  12. mollybloom

    the ball [4.3.1]

    Grazie, è un piacere commentare quando si trovano cose che stimolano la voglia di leggere. E un super grazie per il resto!
  13. mollybloom

    Un anniversario di matrimonio da festeggiare

    Ciao, ho trovato il passo che hai postato ben scritto e non sono d'accordo su quasi nessuna delle critiche che ti hanno fatto , ma ovviamente sto solo dicendo la mia e non voglio certo polemizzare con chi mi ha preceduto. Siamo qui appunto per confrontare le idee... Non mi disturba il ripetersi della frase "E alla fine arrivò, come ogni anno, un anniversario di matrimonio da festeggiare". Sì, forse quattro volte è un tantino troppo, magari una di meno, ma la ripetizione non è fine a se stessa: evidenzia la stanchezza, il senso quasi di rassegnazione, l'inesorabilità dell'evento cui si va incontro senza entusiasmo. Le coppie che scricchiolano mi sembra molto chiaro e la metafora è più che evidente, almeno per me. Non penso, poi, che si debba spiegare tutto, il perché e il percome di una crisi di coppia, altrimenti si scrive un manuale terapeutico per analisti, non un romanzo. In generale, preferisco una scrittura che proceda per sottrazione e che non sia troppo didascalica. E non toglierei nulla di questo passaggio: "fino all’attacco decisivo in un momento qualsiasi, magari la domenica pomeriggio. Perché sì, la domenica pomeriggio è perfetta per litigare, magari dopo le quindici e trenta," che trovo ottimo e molto efficace nella sua lieve e amara ironia. "Sé stessi" si può scrivere anche con l'accento, non è sbagliato. Io lo scrivo senza, ma ci sono grammatiche che addirittura lo consigliano. Bella questa frase anche secono me (finalmente sono d'accordo su qualcosa!): "Quando c’è un problema, invece, si ricorre ai locali scintillanti. Tutto in proporzione con la propria miseria coniugale. È proprio una fantastica ossessione: più il matrimonio è marcio, più si festeggia." Magari toglierei il "fantastica" davanti a ossessione, che mi sembra un po' banale oltre che poco chiaro (e, non so perché, mi fa venire in mente "la magnifica preda"!), e aggiusterei un po' in quel punto. "Marcio" forse lo ammorbidirei: in "guasto", ad esempio. Anche perché dopo quattro anni... per carità, non è questione di merito, ci può stare benissimo, ma mi sembra ugualmente un po' carico come aggettivo. "Le coppie che scricchiolano sono così. Fuori sembrano tranquille e poi si sgretolano davanti a tutti, lasciando increduli i parenti, gli amici e sé stessi." "Sé stesse" (o "se stesse"), direi, visto che il soggetto sono le coppie. Mi è piaciuto molto questo passaggio: "restituivano la sensazione di essere nel mezzo di una foresta tropicale senza troppi pericoli", e anche il precedente, asettico ma denso di significato: "Fu lei a scegliere la Terrazza". E anche questo: «Lo vedi che abbiamo fatto bene a festeggiare il nostro anniversario, qui?» disse Valeria «Sei già più riflessivo»., che è una bella conclusione per questo passo. Il brano a mio parere è ben scritto e incuriosisce, facendo venir voglia di saperne di più. Forse darei una limatina qua e là a certi aggettivi, a qualche punto un pochino didascalico, ma l'insieme mi è piaciuto. E per fortuna sono andata oltre il titolo che hai dato al topic, perché il sentimentalismo napoletano mi fa venire lo sturbo (anche quello altoatesino, per carità). Ma eri autoironico, per fortuna. Buon lavoro!
  14. mollybloom

    the ball [4.3.1]

    Ciao, la parte che ho citato è quella che trovo migliore e d'effetto, secondo me. La battuta d'attacco potrebbe essere un ottimo incipit: se non di romanzo, di capitolo, almeno. Ma probabilmente lo è. La frase un po' faticosa che ti hanno già segnalato altri ("Riesamino mentalmente la parola che ho detto, mentre la signora si gira e scompare dietro agli scaffali, e determino come non mi paresse così offensiva, pur la sua comunicazione non verbale sembrasse rispondere a un mio insulto") potrebbe essere migliorata così: "Riesamino mentalmente la parola che ho detto, mentre la signora si gira e scompare dietro agli scaffali, e concludo che non mi pareva così offensiva, seppur la sua comunicazione non verbale sembrasse rispondere a un mio insulto"). Quel "pur", se me lo consenti, è proprio scorretto, e sicuramente ti riferivi a un "seppur". In compenso " perché vecchia peripatetica credo proprio di averlo solo pensato" è bellissimo e mi ha fatto fare una risata, al punto che ci finirei la frase e toglierei il "medito ancora" finale, che appesantisce. Bello anche questo passaggio: "Appoggio la carta di debito plastificata sul bancone, lei la inserisce nel lettore, preme sei tasti e lo rivolge verso di me: digito cinque cifre e schiaccio il pulsante verde." Bello perché volutamente scarno, simmetrico ed efficace. Asciugherei un po' il dialogo successivo, che si perde un tantino in chiacchiere e fa perdere la concisione del bel passaggio iniziale. Eccezion fatta per quel "dove sono tutti?" che è simpatico e per la storpiatura del Titante in lattante che è una bella trovata. Il brano che hai postato incuriosisce e invoglia a proseguire: gli ingredienti ci sono (il luogo nuovo, il trasferimento, la gente un po' strana, l'ambiente chiuso e il nuovo venuto...) e lo stile mi pare ben trovato, se riesci a mantenerti su questi toni disincantati e un po' ironici, mantenendo il giusto equilibrio, che è la cosa più difficile. Buon proseguimento!
  15. mollybloom

    Spin-off

    "Lui era tornato un po’ di tempo dopo quella prima volta nel parco. Non sapeva niente di me, non ci eravamo visti per molti anni. Mi aveva mandato un messaggio chiedendomi dove abitavo e si era presentato alla porta all’ora di cena con le pizze, senza avvisare. Rucola e parmigiano: aveva scelto lui, non mi aveva chiesto cosa preferivo e non si era premurato di andare sul generico con una margherita. Ci aveva preso, però, lo avevo fatto entrare senza troppi convenevoli, dicendogli a malapena accomodati, e avevamo mangiato in silenzio sul tappeto della sala, davanti alla televisione, bevendo birra a turno da una bottiglia. Poi aveva spostato i cartoni vuoti e mi era venuto addosso. Mi aveva sfilato veloce gli slip sotto la maximaglia che portavo in casa e si era aperto la cerniera senza neanche spogliarsi. Ma lo aveva fatto lentamente, a lungo, sopra di me, con il volume silenziato e i lampi isterici del quiz del giovedì a illuminarci mentre ci muovevamo piano sul tappeto. Mi aveva stretto a sé tenendomi forte le mani sul bacino e a un certo punto mi aveva baciato così tanto, così teneramente, che il gelo che sentivo nel petto si era sciolto tutto insieme, ed ero venuta all’improvviso, bagnandogli i pantaloni. Mi aveva baciato ancora senza smettere di prendermi, sempre più in fretta, fino alla fine, poi era uscito rapidamente e mi aveva preso la testa tra le mani, me lo aveva messo in bocca quasi di prepotenza sussurrando “ti prego”, e mi aveva eiaculato in gola. Un millimetro di più e mi sarebbe andato di traverso, ma ce l’aveva della misura perfetta per il mio cavo orale. Neanch’io sapevo niente di lui."
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